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Schema su Giorgio Caproni da Amor mi mosse 7
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
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Caproni nutre i suoi versi di figure, luoghi, situazioni e atti allegoricil’allegoria è un discorso figurato facilmente e totalmente comprensibili e traducibile in concetti razionali; la trasfigurazione allegorica conferisce una veste piacevole e suadente a una determinata idea, procedendo dall’astratto al concreto. Le scene allegoriche più ricorrenti nelle sue poesie sono legate ai motivi del viaggio, dell’ascensione, dell’osteria e della caccia: nei primi componimenti la materia viene attinta dalla realtà stessa sottoposta a un processo di trasfigurazione che la carica di un sovrasenso allegorico, successivamente rinuncia anche a questo legame con la vita quotidiana. L’allegorismo caproniano suggerisce verità universali di ordine metafisico e insinua anche l’idea che il mondo fenomenico sia un inganno. L’IMPORTANZA DEL MESTIERE Caproni vuole dare un ritratto di se stesso in chiave di modesto artigianoresta sempre fedele alla versione artigianale della poesia, mostrando perizia tecnica e conoscenza della tradizione lirica italiana e non solo: larghissimo uso della rima, adottamento di metri tradizionali (canzonetta, sonetti, litanie, stanze, epigrammi) ricorso frequente di enjambementversi spezzati, spazi bianchi e frantumazione testuale dell’unità testuale indicano un processo di decostruzione delle forme chiuse Riprende le forme tradizionali, ma le lacera fino ad arrivare alla parodia, per significare la perdita novecentesca di una visione d’insieme della realtà. LE OPERE IL PASSAGGIO D’ENEA (1956) Si tratta del canzoniere della propria vita, dalla giovinezza alla maturità, costruito sul modello di Saba. Si compone di tre libri: i primi due riuniscono tutte le raccolte poetiche precedenti disposte in ordine cronologico ( Come un’allegoria, Ballo a Fontanigorda, Finzioni, Cronistoria. Il Passaggio d’Enea ) e il terzo raccoglie i testi più recenti. COME UN’ALLEGORIA, BALLO A FONTANIGORDA, FINZIONI Queste tre opere delimitano la stagione della giovinezza in cui le brevi liriche, quasi sempre canzonette, evocano il tempo di chi affaccia e va incontro alla vita, tuffandosi in un mondo pieno di luce, un tempo che pone in risalto le sensazioni olfattive, ma anche un tempo segnato dalla morte di
Olga, donna amata, che lascia nell’autore il triste presentimento dell’estrema labilità dell’esistenza, poi mitigato dal fidanzamento e dal matrimonio con Rina. Caproni rivendica la potenza creatrice del linguaggio poetico capace di suscitare una realtà distinta della natura, una vera e propria altra realtà che è destinata a rimanere parallela a quella originariala poesia per Caproni genera una realtà. Adotta moduli tipici della lirica pura: linguaggio analogico, stilizzazione delle immagini e lessico di pertinenza poetica. Vige il modello petrarchesco di un vocabolario omogeneo, monostilistico, povero e ripetitivo costituito da un gruppo di parole tematiche a forte valenza evocativa che tornano di continuo. L’influsso della lirica pura si avverte nel gusto del frammento, nella metamorfosi degli oggetti, nei quadretti idillici di breve respiro e nell’incanto del paesaggio. Prevalenza di settenari e ottonari, tendenzialmente si predilige un verso minore dell’endecasillabo, presenti anche i versicoli, specie trisillabi. Libero impiego della rima. In Ballo a Fontanigorda e Finzioni la figura di Rina dilaga e viene ritratta secondo moduli stilnovisticiCaproni aveva cercato di soffocare il dolore incentrandosi su un nuovo amore. CRONISTORIA Olga Franzoni è la protagonista di questa raccolta: i diciotto Sonetti dell’anniversario, seconda parte della raccolta, sono interamente dedicati a lei, ma emerge anche nella prima sezione in cui il ricordo di lei si insinua ossessivamenteCronistoria è un piccolo canzoniere in morte della fidanzata strappata acerbamente al poeta dal destino crudele. Si tratta di un intenso e tardivo omaggio alla fidanzata di un tempo. IL PASSAGGIO D’ENEA In questa raccolta irrompe la violenza della storia. L’intera sezione Anni tedeschi incrocia il dramma della guerra e della lotta partigiana: la forma prediletta per questi testi è il sonetto che è l’indizio del peso che grava l’anima del poeta, egli abolisce la spaziatura tra terzine e quartine perché nei suoi sonetti ogni verso è strettamente legato a quello successivo, anche le rime nelle terzine sono solamente due, invece che tre, così il sonetto perde di ogni piacevolezza. La desolazione di Caproni trova sfogo nell’enfasi delle frequenti interiezioni e nel carattere duro e allucinato delle immagini suscitate dalla sua stessa pena. La parte più significativa è la seconda, Le stanze , d’impianto più disteso e narrativo. Il poeta non sceglie di seguire lo schema di tradizione toscana, ma importa lo schema d’oltralpe e d’oltremanica, a cominciare dalle Stanzas di Shelley: la stanza di Caproni è una strofa di 16 endecasillabi, rimati quartina per quartina in cui la rima è alternata nelle prime tre quartine e nell’ultima è incrociata. Questa sezione contiene tre poemetti: Stanze della funicolare, All alone e Il passaggio d’Enea in cui le stanze costituiscono il corpo centrale del poemetto incastonato fra due testi. I tre poemetti documentano il disincanto della coscienza, non più capace di scommettere sulla storia e sulla vita. L’Enea di Caproni è una pallida controfigura dell’eroe antico: l’uomo moderno si rende conto che ogni sforzo è vano e che fuggire non serve. Anche Stanze della funicolare trae spunto da un dato concreto legato alla Genova della giovinezza di Caproni: quando era bambino e abitava a Genova coi genitori, esistevano due funicolari e un trenino per raggiungere i quartieri più alti della città, ma questo tragitto tutto in salita diventa
Prende spunto dal titolo di un’opera in musica di von Weber, compositore romantico tedesco. A partire da quest’opera il tema della caccia diventa la metafora dominante della ricerca metafisica del poeta. La venatio Dei si capovolge: non è più Dio il cacciatore e l’uomo la preda, ma il contrario, infatti, ora è l’uomo che imbraccia il fucile per sparare al suo creatoresi tratta di una speranza disperata che insegue un obiettivo, cioè il fondamento divino delle cose, che la ragione respinge come un miraggio. Il poeta sa che tornerà a mani vuote da questa caccia, ma non può rassegnarsi all’insuccessoil deicidio è immaginario perché in realtà Caproni esclude che Dio esista. Caproni drammatizza la dialettica tra la ragione che nega l’esistenza di Dio e il desiderio che non cessa di postularlo. Il vagheggiato suicidio diventa una maniera paradossale per chiamare Dio all’esistenza. Nietzsche, maestro del nichilismo caproniano, aveva affermato che Dio è morto, ucciso dall’uomo che lo aveva inventato: Caproni vorrebbe tornare indietro al momento dell’uccisione in modo tale da avere la prova che esista davvero. Il processo di rarefazione della scrittura arriva a esiti definitivi come mostrano i versi brevi e frammentari, le frasi scarne ed epigrammatiche. testo p. IL CONTE KEVENHÜLLER (1986) Anche in quest’ultima raccolta in vita il tema della caccia è centrale. Lo spunto viene da un avviso del 1792 in cui si dava notizia della presenza di una bestia nei dintorni di Milano che aveva azzannato due fanciulli e stava seminando terrore nelle campagne e in calce all’avviso stava la firma del conte Kevenhüller, il funzionario austriaco responsabile della sicurezza della popolazione. La caccia, quindi, cambia bersaglio che diventa un’allegorica Bestia che può essere presa come simbolo del male in tutte le sue forme. Complice la data dell’avviso, Caproni associa la bestia, sul piano storico, al Terrore giacobino nella Francia rivoluzionaria e, sul piano fantastico, alla regina della notte e alle altre incarnazioni del male che avevano insidiato la via e la felicità del protagonista del Flauto magico di Mozart. Caproni lascia intendere che la bestia è dentro di noi non che meno che fuori. L’evocazione del Flauto magico conferisce al libro di Caproni la forma del melodramma messa in evidenza dai titoli delle prime due sezioni. RES AMISSA (1991 POSTUMA) In questa raccolta uscita postuma il tema preponderante è la caccia al bene perduto, magari identificabile con la Grazia che può essere perduta secondo S. Agostino. L’ultimo Caproni torna all’assunto cardine della sua ateologia: in versi di una semplicità scarnificata e disarmante, Res amissa intona a fior di labbra il motivo della perdita di Dio, l’unico bene che potrebbe salvare l’uomo dall’orrido abisso della morte.