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Nasce a Danzica nel 1788 , il padre lavora nel commercio, quindi Schopenhauer viaggia molto, fino alla morte del padre. In seguito, decide di intraprendere gli studi universitari e si laurea nel 1813. Morì a Francoforte nel 1860 , senza ottenere una vita di successo. Introduzione alla filosofia e contrapposizione a Hegel La sua riflessione si compone come un punto d’incontro tra differenti filosofie: pensiero platonico, kantiano e sapienza indiana. Si distanzia invece dall’idealismo , utilizzato solo per il successo accademico nelle università. Schopenhauer è particolarmente critico di questa concezione, utilizzata dal suo contemporaneo Hegel, al quale si contrappone su diverse posizioni. In primo luogo, nella storia gli uomini continuano a fare gli stessi errori ; quindi studiare storia serve solo a prendere atto che l’uomo ripete sempre gli stessi errori. In secondo luogo, bisogna sottolineare che Hegel era ottimista, la filosofia assume una funzione giustificatrice sugli eventi negativi e tristi della storia, mentre Schopenhauer ha una visione pessimistica. Il pensiero Prima abbiamo fatto riferimento all’ unione di tre diversi pensieri , quello di Platone, di Kant e della religione indiana attraverso il concetto del Velo di Maya. Platone : Schopenhauer si rifà alla sua idea di conoscenza : l'opinione, doxa , in antitesi con la verità, aletheia. Nel Mito della caverna ritroviamo questa dicotomia, dove le ombre sono intese come la verità che è solo un'illusione. Quindi ci si chiede qual è la verità di ciò che è e ciò che dovrebbe essere. Problema della dicotomia tra mondo delle idee (trascendente e verità delle cose) e il mondo delle cose (ingannevole e solo un'opinione). Kant: questo filosofo ha cercato di trovare una soluzione ad un'altra dicotomia: fenomeno (per Platone il mondo sensibile e per Kant ciò che appare) e noumeno (per Platone il mondo delle idee e per Kant ciò che è, l'essenza, la verità). Il velo di Maya : il fenomeno è per Schopenhauer la parvenza, illusione e segno, ciò che nella antica sapienza indiana viene chiamato il velo di maya, divinità indù creatrice che inganna , creando il fenomeno. Compito del filosofo è squarciare il velo di Maya per scoprire il noumeno. Per fare ciò l’uomo deve comprendere che il noumeno è volontà di vivere. Volontà e rappresentazione La realtà come la percepiamo è pura rappresentazione , inganno, ed illusione. Ha due aspetti essenziali e inseparabili : soggetto rappresentante oggetto rappresentato sono elementi imprescindibili della rappresentazione, e nessuno dei due piò sussistere senza l’altro. Le strutture conoscitive che ci fanno sembrare che la realtà è varia, che ci ingannano , sono: spazio tempo causalità Il mondo è la rappresentazione della volontà di vivere, il nostro mondo non è guidato dalla razionalità, ma da una volontà. Queste due termini, volontà e rappresentazione, vengono introdotti da Schopenhauer in “ il mondo come volontà e rappresentazione ” (1818), che otterrà consenso appena nel 1848.
La volontà di vivere è una forza assolutamente irrazionale , è una spinta, una tensione. È eterna, indistruttibile, senza scopo, senza fine, quindi irrazionale e inconscia. Gli uomini sono piccole volontà di vivere, prodotto di una volontà di vivere assoluta. Questa volontà agisce, e vive in noi, producendo la realtà fenomenica naturale in cui viviamo. È l’essenza segreta di tutte le cose , pervade ogni essere della natura. Per conoscere il noumeno bisogna rompere il velo di maya, e si può fare spogliandosi di tutte le apparenze, costruzioni non necessarie alla vita. L’ uomo spogliato di tutto , delle ideologie, sovrastrutture di pensiero, cultura, religioni, filosofia, politica, è puro desiderio di vivere , emerge l’essenza dell’uomo che è voglia di vivere. Noi siamo un corpo, poi siamo ragione, ma siamo soprattutto un corpo che pulsa, che desidera. Perché l’uomo è volontà di vivere? Perché dietro all’uomo che è volontà di vivere, dietro la pianta o l’animale che sono volontà di vivere, vi è la volontà di vivere assoluta che produce la realtà fenomenica. La realtà , quindi, è una produzione illusoria di una matrice che è la volontà di vivere. Il vivere per Schopenhauer è un impulso prepotente e irresistibile che spinge l'uomo a esistere e ad agire. Più che intelletto o conoscenza siamo vita e volontà di vivere, interpretando il mondo che ci circonda, e il nostro stesso corpo non è che la manifestazione esteriore dell'insieme delle nostre brame interiori (come l'apparato digerente rappresenta l'aspetto fenomenico della volontà di nutrirsi oppure l'apparato sessuale è l'aspetto oggettivato della volontà di accoppiarsi e di riprodursi). Fa un’altra considerazione sull’aspetto autocritico dell’uomo, l’uomo è un animale metafisico , si pone quesiti sulla sua natura, e sullo scopo della sua esistenza. Dolore, piacere e noia Il piacere , che sia godimento fisico , o piacere mentale , è solo una funzione derivata dal dolore. Il piacere vince il dolore solo a patto di annullare sé stesso, poiché appena viene meno lo stato di tensione del desiderio, cessa la possibilità di godimento. Vi è il dolore , realtà durevole , la gioia , momentanea , e la noia , che subentra quando viene meno il desiderio. La vita è come un pendolo che oscilla incessantemente tra dolore e noia, passando attraverso l’intervallo fugace del piacere e della gioia. Quando viene a mancare la novità, subentra la noia, poiché la si vive come un’assenza di tensione. L’illusione dell’amore L’ amore è la manifestazione di come la natura umana sia interessata soprattutto alla sopravvivenza della specie, il suo fine è solo l’accoppiamento. Dietro il fascino dell’amato, si nasconde il desiderio sessuale , che nell’innamoramento si traduce nel ciclo accoppiamento-procreazione. L’individuo viene quindi ingannato nuovamente dalla sua natura, è convinto di realizzare la propria personalità assieme al proprio godimento. Quindi non c’è amore senza sessualità. L’amore è, così, responsabile del maggiore dei delitti, cioè della procreazione di altre creature destinate a soffrire, l’unico amore di cui si può tessere l’elogio, non è quello generativo dell’éros, ma quello disinteressato della pietà o di compassione. Per Schopenhauer la vita è sostanzialmente dolore , arrivando anche ad affermare che l’esistenza , in virtù del dolore che la costituisce, risulta una cosa tale che si impara poco per volta a non volerla , nonostante ciò, condanna il suicidio , per due motivi: è un forte atto che proviene dalla volontà stessa , quindi nega la vita ma non la volontà il suicidio sopprime solo una manifestazione fenomenica della volontà , lascia intatta la cosa in sé, che anche se muore in un individuo, rinasce in mille altri. La vera risposta al dolore del mondo non consiste nell’eliminazione, tramite suicidio, di una vita o di più vite, ma nella liberazione dalla stessa volontà di vivere (noluntas). È con la presa di coscienza del dolore e