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breve introduzione alla vita,le radici culturali,il velo ingannatore del fenomeno,tutto è volontà,i caratteri e le manifestazioni della volontà di vivere,il pessimismo, le vie di liberazione dal dolore,l’ascesi
Tipologia: Appunti
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Schopenhauer Vita NATO in Polonia viaggiò per l’Europa,frequento l’università e fu influenzato dalle dottrine di Platone, di Kant e Fichte. Si laureò a Jena con una tesi “sulla quadruplice radice del principio di ragion sufficienti”. Viaggio in Italia e insegno all’università Berlino poi tornò in Italia , di nuovo a Berlino e infine a Francoforte sul Meno dove morì nel 1860. Opere Scrisse sulla vista e i colori difendendo Goethe. La sua opera più famosa “il mondo come volontà e rappresentazione”. A Francoforte pubblico “sulla volontà nella natura” e “i due problemi fondamentali dell’etica”. Infine “prega e paralipomena”nel 1851 non ebbe successo poiché era antiidealistico e cupo per questo la sua fortuna si ebbe dopo il 1848 poiché un ondata di pessimismo colpo tutta l’Europa Radici culturali Il suo pensiero e il connubio di esperienze filosofiche tratte da :Platone, Kant, l’illuminazione,il romanticismo,l’idealismo e la spiritualità indiana. Fu attrattto dalla teoria delle idee di Platone, prese da Kant l’impostazione soggettivistica della gnoseologia. Attinse dal filone materialistico dell’ illuminismo, considerando la vita psichica come fisiologia del sistema nervoso e da voltaire desume una tendenza demistificatrice di tutte le credenze. Dal romanticismo desume il tema dell’infinito, dell’ irrazionalismo e la tesi secondo la quale nel mondo c’è la presenza di un principio assoluto e le realtà sono manifestazioni di questo. Un tema sempre romantico è quello del dolore e quindi una visione pessimistica della realtà. Il pensiero idealistico è da lui definito una bestia nera e una filosofia delle università perché al servizio di interessi quali successo e potere utili alla chiesa e allo stato. Hegel viene d a lui definito un sicario della verità e un ciarlatano pesante e stucchevole. Esprime l’esigenza della libertà della filosofia e si indigna con la divinizzazione di Hegel accusandolo di un impatto negativo sulla cultura e la formazione dei giovani. La Sapienza dell’antico Oriente, soprattutto quella indiana ha un posto di rilievo nel suo pensiero tanto che si parla di sintonia con questa filosofia più che di influenza. Schopenhauer fu il primo filosofo in Europa a recuperare motivi orientali, desumendone un repertorio di immagini suggestive di cui fece abbondante uso e fu definito un profeta del successo che avrebbe avuto La Sapienza orientale in Europa. Il velo ingannatore del fenomeno Egli distingue tra fenomeno (cosa così come appare) e noumeno(cosa in se). Sebbene tale distinzione si possa attributre a Kant, in realtà per Schopenhauer il fenomeno è solo parvenza, illusioni e sogno cioè il velo ingannatore o velo di Maya come nella tradizione indiana. Il noumeno è così la realtà che si nasconde dietro la trama ingannevole del. fenomeno e il filosofo deve scoprirlo. Il fenomeno per il filosofo è la rappresentazione soggettiva quindi esiste solo dentro la n ostra coscienza e come lui afferma “ il mondo è la mia rappresentazione”. L rappresentazione consta di due aspetti inseparabili: il soggetto rappresentante e L’oggetto rappresentato(esempio,se io non esisto non esiste neanche il mondo) pertanto egli nega sia il materialismo perché nega il soggetto riducendolo all’oggetto e nega anche l’idealismo perché per opposizione vorrebbe negare l’oggetto riducendolo al soggetto. Egli ritiene che la mente umana possegga delle forme a priori che sono: spazio, tempo e causalità. La causalità può assumere forme diverse, manifestandosi come necessità fisica, logica, matematica o morale cioè principio del divenire che regola i rapporti tra gli oggetti naturali, è principio del conoscere che regola i rapporti tra premesse e conseguenze, è principio dell’essere perché regola rapporti spazio-temporali e connessioni aritmetico-geometriche. È principio dell’ agire perché regola le relazioni tra un’azione e i suoi motivi. Le forme a priori per il filosofo non so non altro che vetri sfaccettati che deformano le cose pertanto la rappresentazione che noi facciamo del mondo è ingannevole e quindi conclude con “la vita è sogno” cioè una relazione di apparenze. La figura della vita come sogno è stata ripresa da: la filosofia dei Veda, Platone , pindaro ,Sofocle, Shakespeare e Calderón de la barsa. Oltre al fenomeno l’uomo può interrogarmi sulla realtà vera, poiché è un animale metafisico che, a differenza degli altri animali, si stupisce e si interroga sull’essenza ultima della sua stessa vita. Tutto è volontà S. Si vanta di aver superato Kant poiché ha individuato la via di accesso al noumeno(cosa in se). Egli fa l’esempio della testa d’Angelo alata senza corpo cioè di un essere che è solo conoscenza e
rappresentazione in grado di uscire dal fenomeno e da ogni tipo di rappresentazione esteriore. Poiché l’uomo è dotato anche di un corpo significa che noi “ci viviamo anche dal di dentro” ossia soffriamo e godiamo. L’esperienza ci permette di squarciare il velo del fenomeno e di afferrare la cosa in se o noumeno. Scopriamo cioè che la cosa in se o noumeno del nostro essere non è nient’altro che la volontà di vivere che ci spinge a vivere e ad agire. Noi non siamo solo conoscenza e intelletto ma anche volontà e il nostro corpo è l’esperto e o manifestazione inferiore dei nostri desideri interiori(apparato digerente è la volontà di nutrirsi, apparato sessuale volontà di riprodursi,ecc). Il fenomeno non è altro che il modo in cui la volontà di vivere si manifesta nella rappresentazione fenomenica spazio temporale, cioè “il mondo come volontà e rappresentazione”. La suroemazia della volontà sull’intelletto, sul corpo o sul fenomeno in generale è la stessa che intercorre nel rapporto tra padrone e servo ,cavaliere e cavallo, martello e fabbro. Servendosi del principio di analogia egli afferma che la volontà di vivere non è essenza solo dell’uomo, ma anche di tutti gli altri esseri viventi cioè dell’universo intero. Infatti gli esseri viventi hanno diversi gradi di consapevolezza della propria volontà di vivere: la materia organica si manifesta in maniera inconscia mentre l’uomo è l’essere che si manifesta in maniera pienamente consapevole. Dall’essenza del mio corpo all’essenza del mondo Se io riesco a vivere il mio corpo riesco a sottrarlo all’idea di fenomeno cioè lo sottraggo allo spazio, al tempo e alla causalità cioè l’essenza che ne ricavo non è più solo del mio corpo perché non è più soggetta ai limiti della mia individualità. È infatti più corretto parlare di fenomeni al plurale e di noumeno al singolare cioè i corpi sono tanti ma l’essenza è una sola cioè tutti gli esseri sono sospinti dalla volontà che è l’essenza dell’universo e dell’intera realtà. L’io per S. è fenomeno , è noumeno ma è anche consapevolezza di entrambi. In questo modo l’individuo viene rivalutato in tutta la sua interezza e nella pienezza delle sue facoltà. I caratteri e le manifestazioni della volontà di vivere La volontà di vivere ha delle caratteristiche opposte a quelle del mondo fenomenico o della rappresentazione perché si sottrae allo spazio al tempo e allla causalità. La volontà primordiale è inconscia poiché la consapevolezza e l’intelletto sono manifestazioni secondarie. Dobbiamo intendere che il termine volontà deve significare solo energia o impulso, infatti la volontà è tipica anche della materia inorganica e dei vegetali. La volontà è unica poiché sottratta alle forme di spazio tempo e causa che conferiscono molteplicità agli enti , non è sottoposta al principio di individuazione, quindi la volontà è eterna, è immutabile ed è sempre la stessa del passato, del presente e nel futuro. Libera quindi da ogni categoria di causa, la volontà é una forza libera è cieca che non ha né una causa ne un fine. Gli uomini infatti non sanno rispondere perché vogliono una cos ao un’altra, essi vogliono perché vogliono o meglio “Voglio perché c’è in me una volontà irresistibile che mi spinge a volere”. Gli esseri viventi, soprattutto quelli inconsapevoli del loro essere, vivono per vivere e solo per continuare a vivere senza altri scopi. Gli uomini hanno cercato di mascherare tale evidenza inventando un dio a cui finalizzare la propria vita e in cui trovare un senso per le loro azioni. Per S. Dio non può esistere poiché l’unico assoluto che esiste è la volontà stessa che ha caratteristiche di unicità, eternità e incausalità, come dio o come l’infinito postilato dai romantici. La volontà di vivere si manifesta in due fasi: la prima oggettivandosi in un sistema di forme immutabili, senza spazio e senza tempo chiamate idee che sono poi gli archetipi dei mondo. La seconda vede la volontà che si oggettiva nei diversi individui che popolano il mondo cioè la moltiplicazione delle idee vista attraverso il filtro dello spazio e del tempo. Quindi tra le idee e gli individui c’è un rapporto di copia-modello cioè gli individui sono riproduzioni di un’idea. Le diverse realtà che si trovano in natura si strutturano in gradi secondo un ordine crescente: al grado più basso di oggettivazione della volontà ci sono le forze della natura, poi L e piante e gli animali secondo una piramide cosmica alla cui cima c’è l’uomo poiché egli è pienamente consapevole della volontà. L’uomo però più coscienza e consapevolezza acquisisce, più perde sicurezza poiché la ragione é meno efficace dell’istinto in volontà di vivere e il filosofo afferma che l’uomo è “un animale malaticcio”. Il pessimismo La vita è dolore poiché il desiderio implica uno stato di tensione poiché manca qualcosa che si vorrebbe avere. Il desiderio è assenza, è vuoto e perciò dolore. Rispetto agli altri esseri viventi l’uomo ha una volontà più cosciente e quindi risulta più bisognoso e quindi più sofferente. Inoltre la gioia o il godimento non sono altro che la cessazione di un dolore, perché ci sia piacere è necessario che cessi il dolore. Lo stesso ragionamento non si può fare per il dolore che non è cessazione del piacere, infatti ci può essere una catena di dolore senza esser stati preceduti da altrettanti piaceri. “Non v’è rosa senza spine, ma vi sono parecchie spine senza rose”. Il dolore è la struttura stessa della vita mentre il piacere è solo un derivato del dolore. Il piacere può vincere il dolore solo a patto di annullare se
assumersi su se stessi il dolore cosmico. L’ascesi La morale rimane sempre attaccata alla vita e quindi il filosofo vuole approfondire tecniche per perseguire una liberazione totale dall’egoismo ma anche dalla volontà di vivere. Egli propone l’ascesi che è l’esperienza con cui l’individuo cessa di volere la vita è il volere stesso si propone di estirpare il proprio desiderio di esistere, di godere e di volere. Il primo gradi e dellascesi è la castità perfetta che libera dall’impulso alla generazione e quindi alla volontà di vivere. Si passa poi alla rinuncia ai piaceri, all’umiltà, al digiuno, alla povertà, al sacrificio e all’automacerazione. L’ascesi è l’unica tecnica in grado di sopprimere la volontà di vivere e l’unico vero atto di libertà possibile per l’uomo. Per i Cristiani l’ascesi si conclude con le stadi di dio ma per il filosofo che é ateo l’ascesi porta al nirvana buddhista cioè al nulla, un nulla che non è il niente MA un nulla relativo al mondo ossia la negazione del mondo stesso. Il nirvana è quindi il tutto, cioè un ocea di pace, uno spazio di serenità in cui io e soggetto si dissolvono.