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Scienze motorie - Risposte Aperte CORRETTO
Tipologia: Panieri
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96. Quale tipo e intensità di attività motoria viene consigliata dalle linee guida dell’American College of Sports Medicine e della Canadian Society for Exercise Physiology per i pazienti con carcinoma del colon? si raccomanda di praticare l’esercizio fisico per almeno 150 minuti a settimana, oltre che di inserire esercizi di rinforzo muscolare per almeno due volte a settimana. Diversi studi hanno mostrato che l’esercizio combinato e anche solo quello aerobico sono sicuri ed efficaci nei pazienti oncologici. Il programma di allenamento proposto prevede una fase iniziale di riscaldamento per i primi 10 minuti; seguita da una fase di esercizio aerobico nei successivi 20, alternata da altri 20 minuti di esercizi anaerobici. Questo nel periodo pre-chirurgico. Sono consigliate almeno 3 sedute a settimana di circa un’ora. Nel primo mese dopo la chirurgia si consiglia un protocollo aerobico per 40 minuti, per i pazienti operati in laparoscopia; nel secondo mese invece si alternano esercizi aerobici con esercizi anaerobici da 20 minuti ciascuno. Mentre per i pazienti operati di laparotomia si consiglia un protocollo aerobico in tutti e due i mesi post chirurgici. Indipendentemente dal tipo di protocollo alla fine di ciascuno si deve considerare una fase di defaticamento della durata di 10 minuti. Il programma potrà essere sospeso per problemi cardiovascolari, polmonari, traumatici. 97. Che cosa si intende per danza terapia? La danza terapia è una particolare arteterapia in cui il terapista sfrutta la musica, il corpo ed il movimento come mezzo, al fine di raggiungere gli obiettivi terapeutici preposti. Può essere dunque definita come una tecnica riabilitativa che aiuta a riequilibrare l’area cognitiva, emotiva, relazionale e psicomotoria del paziente, attraverso la quale lascia emergere il proprio mondo interiore con un linguaggio non verbale ). Nasce nel 1940, quando un gruppo di ricercatori volle comprenderne il potere psicologico, perché il movimento ed il gesto non solo sono il primo modello di espressione nella vita, ma continuano ad essere importanti per tutta l’esistenza. La danza terapia inoltre permette di modulare il corpo e quindi di migliorarne le capacità e vari parametri funzionali. L’idea di base secondo Levy è che corpo e mente si influenzino reciprocamente, di conseguenza: la danza è comunicazione; il movimento esprime emozioni; l'arte e l'espressione estetica sono risorse per la salute; la relazione terapeutica promuove la fiducia verso l’insegnante attraverso il mirroring e l'empatia cinestetica; il movimento anche se presimbolico è pieno di significato. Affinchè si ottengano questi risultati, Horowitz propose svariate strategie, prima fra tutti di promuovere un ambiente sicuro, sia dal punto di vista fisico che emotivo, che faciliti l'espressione individuale e la comunicazione con altre persone, che stimoli la creatività, la consapevolezza, la spontaneità del corpo e la crescita personale. Recentemente la danza terapia, diventata oramai oggetto di numerose discipline, viene considerata come uno strumento nel recuperofunzionale e psicologico delle sopravvissute al cancro al seno. 98. Fai almeno 2 esempi di attività non convenzionali e spiega perché sono adatte a pazienti oncologici. Per protocolli non convenzionali si intendono le attività ricreative o domestiche che aiutano durante la giornate e favoriscono la socializzazione. Essi producono benefici a livello funzionale, cognitivo e psicologico ma, poiché sono di difficile caratterizzazione, se non sono dosate in maniera corretta possono provocare danni, danno uno scopo ed un senso di utilità, attraverso ad esempio i semplici lavori domestici, o attività di giardinaggio. Con la malattia ed i trattamenti la sensazione di fatigue aumenta quindi il paziente potrà diventare meno attivo, ma è comunque importante mantenere un livello di attività giornaliera anche se minima. Un
modo ad esempio per stimolare la pratica motoria potrebbe essere quello di suggerire un tipo di attività che piace alle pazienti, qualcosa in gruppo, con l’assistenza di un animale (pet therapy), o anche attività che il paziente svolgeva in precedenza. La scelta chiaramente dipende dall’interesse, dalle capacità, dal tempo disponibile e dalle risorse finanziarie. Sono diverse le attività che si possono proporre alle pazienti, oltre quelli sopra citati: il ballo che stimola le capacità ritmiche e spazio temporali; la pittura che aiuta dal punto di vista psicologico. Per evitare che il paziente sia vittima di sconforto o depressione è importante assicurarsi che sia in grado di eseguire il compito, mantenere l’attività tra i 15-20 minuti ed interrompere al primo segno di stanchezza. Oltre che per i motivi già citati queste sono adatte ai pazienti oncologici poiché molte attività convenzionali scoraggiano i pazienti che, a causa di problemi cognitivi o difficoltà fisiche date dalla patologia, possono riscontrare difficoltà nell’esecuzione del gesto motorio. Se l’attività avrà anche uno scopo evidente, sarà meglio poiché potranno avere una maggiore soddisfazione.
99. Che cosa si intende per protocollo non convenzionale? Per protocolli non convenzionali si intendono le attività ricreative o domestiche che aiutano durante la giornate e favoriscono la socializzazione. Essi producono benefici a livello funzionale, cognitivo e psicologico ma, poiché sono di difficile caratterizzazione, se non sono dosate in maniera corretta possono provocare danni. Oltre che per i motivi già citati queste sono adatte ai pazienti oncologici poiché danno uno scopo ed un senso di utilità, attraverso ad esempio i semplici lavori domestici, o attività di giardinaggio 100. Che cosa si intende per esercizio clinico? L’esercizio clinico, attraverso un protocollo ben strutturato e definito, apporta dei miglioramenti adattati alla popolazione alla quale è proposto. 101. Che cosa si intende per Stomia? Il tumore del colon retto è la proliferazione incontrollata delle cellule della mucosa che riveste l’organo. Si distinguono tumori del colon vero e proprio; tumori del retto, ovvero dell'ultimo tratto dell'intestino. La terapia più utilizzata è la chirurgia che può essere: conservativa, demolitiva parziale, oppure totale nei casi più gravi, in cui si effettua l’asportazione del tratto interessato. Chiaramente il tipo di intervento verrà stabilito in base alla sede e all’estensione del tumore ma, nei tumori del retto per poter optare per un approccio conservativo, la chirurgia è spesso preceduta da chemio e radioterapia, questo perché si cerca (laddove sia possibile) di evitare la creazione della stomia: ossia un’apertura artificiale dell'intestino sulla parete addominale che consente di raccogliere le feci o l’urina con appositi presidi. Ne esistono 3 tipi: - Colostomia:quando viene rimosso il retto si crea un’apertura sull’intestino crasso per far transitare le feci. **- Ileostomia: quando viene rimosso oppure non può lavorare per un determinato tempo l’intestino crasso e si crea un’apertura in quello tenue per far passare le feci;
l’infiammazione sistemica determinata dalla neoplasia induce perdita di massa muscolare. Il trattamento fisico fortemente consigliato e raccomandato per i pazienti sarcopenici è quello supervisionato e combinato. Cruz Jentoft et al, valutando l’effetto dell’esercizio fisico e della nutrizione, hanno mostrato come soprattutto gli esercizi di rinforzo muscolare migliorino la forza muscolare e la performance fisica dei pazienti sarcopenici. Inoltre un recente studio sui mediatori dell’infiammazione, nelle pazienti sopravvissute alla neoplasia della mammella, mostra che l’esercizio fisico riduce la concentrazione ematica delle citochine infiammatorie IL-2, IL-6, IL-8 e TNF-a.
105. Quali effetti collaterali dovuti alla chirurgia e alle terapie possono riscontrare i pazienti affetti da carcinoma del colon e perchè? Dopo la chirurgia, solitamente il paziente torna in reparto e, per reintegrare i liquidi corporei, è sottoposto ad infusione endovenosa finchè non è in grado di mangiare e bere autonomamente, per 4- 5 giorni. Spesso viene messo un catetere per aspirare l'urina, ed un drenaggio per la ferita per farla cicatrizzare**. Dopo l'intervento il paziente può avere dolore o fastidio per qualche giorno, soprattutto in seguito all'amputazione addomino perineale stare seduti può provocare fastidio fino a quando la cicatrice guarisce; è per questo che quando torna a casa il paziente deve recuperare le energie fisiche e psicologiche rimanendo a riposo. Potrebbe soffrire di diarrea e quindi sarà necessario assumere farmaci o cambiare la dieta; chiaramente se i disturbi intestinali o digestivi persistono bisognerà chiamare il medico. Con le varie terapie i pazienti operati per il tumore al colon potrebbero avere problemi polmonari come:
106. Che cosa si intende per Pet therapy? La Pet Therapy nasce negli anni ’60 grazie allo psichiatra infantile Levinson. È una tecnica che sfrutta gli effetti positivi dati dalla vicinanza di un animale alle persone, che porta a miglioramenti a livello psicofisico, comportamentali ed emotivi in differenti patologie. E’ particolarmente indicata nei bambini con problemi cognitivi e affettivo-relazionali, negli anziani e in alcune categorie di malati e di disabili fisici e psichici. Il contatto che si stabilisce con l’animale è corporeo: bisogna adattarsi ai suoi codici comportamentali e la sua indiscrezione: non fa domande, non giudica anzi aumenta l’autostima, riduce ansie e paure ed in molti casi permette di riacquisire abilità psicologiche e motorie perse. Il principale obiettivo è quello di alleviare le sofferenze psicofisiche dei pazienti, per consentir loro di affrontare al meglio il percorso oncologico e di conseguenza l’intera loro vita. La presenza dell’animale stimola i pazienti a frequentare il percorso riabilitativo, che essendo in ambiente naturale, favorisce la conoscenza di sé e del proprio corpo, induce una migliore ri-organizzazione dello schema corporeo e promuove il benessere. In Italia è stata riconosciuta come cura ufficiale dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 28 febbraio 2003 , ma non esiste ad oggi una legislazione specifica in materia. Un animale particolarmente utile in questa terapia è il cavallo; l’essere trasportati sulla sua groppa favorisce stimolazioni psicomotorie e funzionali, ma aiuta anche a stabilire una relazione che diventa fondamentale nel percorso. Questa consente tre tipologie di intervento: - Ippoterapia: riservata a disabili incapaci di mantenere la posizione in sella e di condurre il cavallo in modo autonomo; - Rieducazione equestre e volteggio: il cavaliere conduce il cavallo, sotto il controllo del terapista, e mira a raggiungere quegli obiettivi tecnico-riabilitativi preposti;
migliori trattamenti che di solito hanno costi elevati. Le linee guida hanno concluso che: le strategie, per migliorare la QdV, includono attività fisica e nutrizione, dunque: mantenere costante il peso evitando un aumento durante le cure; evitare la sedentarietà; mangiare prodotti ricchi di fibre ed evitare il consumo di carni grasse o di cibi industriali ricchi di grassi saturi.
109. Che benefici apporta l'equitazione nelle pazienti con carcinoma del seno? L’equitazione porta benefici in diverse patologie, sia a livello fisico: Aumenta la forza muscolare; la muscolatura del tronco e del collo; Migliora la coordinazione semplice e complessa dei movimenti; l’equilibrio e la mobilità articolare. Sia a livello cognitivo e psicologico: migliora la self-efficacy; L’autostima; La ristrutturazione delle valenze adattative dell’Io; l’ansia; gli atteggiamenti ipocondriaci. Nelle sopravvissute al carcinoma mammario, numerosi studi hanno messo in evidenza altri effetti benefici che l’equitazione può portare. In particolare uno studio del 2014 a Roma ha preso in esame venti donne, che avevano concluso le terapie almeno 6 mesi prima del protocollo, il quale aveva una durata di 16 settimane e prevedeva 2 ore di attività a settimana. A tutte le pazienti è stato valutato, sia prima che dopo l’intervento: il VO2max, percentuale di massa grassa e di acqua corporea, 1RM dei principali gruppi muscolari e la qualità della vita, attraverso il questionario sulla valutazione funzionale della malattia cronica e l’affaticamento (FACIT-F). I risultati hanno evidenziato come il programma abbia portato un miglioramento della VO2max, una diminuzione della percentuale di massa grassa, un aumento della percentuale di acqua corporea totale e della forza, ed un miglioramento della qualità della vita. Inoltre, è chiaro che il carcinoma mammario altera l’identità, la funzione e la relazione sessuale nelle donne colpite, oltre che la loro femminilità, l’autostima, la fiducia in loro stesse. L’equitazione sembra avere effetti positivi sul benessere sia fisico che psichico, consentendo alle donne: recupero dell’immagine corporea e
della sessualità; miglioramento dell’autostima e della fiducia in loro stesse; predisposizione alla comunicazione; sviluppo delle capacità motorie fini, dell’equilibrio e della coordinazione; miglioramento dell’attenzione e della memoria.
110. Descrivi le 5 fasi di apprendimento del Nordic Walking. Il Nordic Walking è un tipo di attività motoria non convenzionale che si sviluppa principalmente nei paesi nordici : Scandinavia, Norvegia e Germania ed è caratterizzata dall’utilizzo di bastoncini che, con una tecnica ben precisa, aiutano ad aumentare l’ampiezza del passo e la spinta a terra, l’intensità e lo sforzo e permettono adattamenti a livello cardiocircolatorio e polmonare. Viene eseguita all’aperto in percorsi non troppo ripidi, o in parchi e boschi. Si effettua un gesto tecnico con il passo alternato: ovvero braccio e gamba controlaterale si muovono simultaneamente. Nello specifico la tecnica consta di 5 fasi, volte al recupero di una camminata il più funzionale possibile. Si inizia con esercizi di coordinazione per le braccia e per le gambe che poi porteranno ad esercizi più specifici per migliorare il gesto tecnico del passo alternato; successivamente si eseguono esercizi mirati ad aumentare l’ampiezza del movimento delle gambe e delle braccia, verranno quindi svolti esercizi per migliorare il range articolare dell’articolazione scapolo-omerale e di quella dell’anca, così come la flessibilità dei grandi gruppi muscolari coinvolti. La fase finale è invece incentrata su esercizi di rilassamento del tronco mediante la tecnica della respirazione, così da stimolare l’attivazione dei muscoli addominali. Verranno inoltre eseguiti esercizi volti a migliorare la postura, specialmente in posizione eretta necessaria per una buona deambulazione, ed esercizi per migliorare l’equilibrio anche necessario per una corretta esecuzione dell’esercizio. Infine esercizi specifici che compongono la rullata del piede, movimento dell’articolazione tibiotarsica durante il passo.
112. Quali sono i benefici a livello psicologico riscontrati dai pazienti oncologici dopo aver praticato Yoga? Lo yoga è una disciplina complessa che permette di lavorare sia a livello fisico che mentale e proprio per questo è un protocollo non convenzionale. Se perseguita in maniere completa, può anche diventare uno stile di vita che condiziona l’alimentazione e l’approccio alla vita. Inoltre è adatta a tutti ed il beneficio è immediato. Presenta svariati benefici: livello fisico (migliora forza equilibrio, concentrazione e capacità respiratoria; rallenta l’invecchiamento; cura il mal di schiena), ma soprattutto a livello psicologico per questo è adatto a persone che soffrono di diverse patologie, anche oncologiche. I pazienti che hanno sperimentato questa attività infatti riferiscono: una diminuzione dell’ansia e depressione; un miglioramento nel gestire attacchi di panico, stress ed emozioni, anche delle prestazioni sessuali e della concentrazione; aiuta a smettere di fumare, a controllare peso o eliminare cattive abitudini ed un migliora la qualità del sonno. L’evidenza più importante è stata rilevata da uno studio dell’ASCO attraverso cui i ricercatori hanno evidenziato che lo yoga migliora la fatica, correlata al cancro, e la qualità del sonno, ma soprattutto ciò che migliora è la sensazione diurna di sonnolenza quindi la stanchezza che i pazienti hanno in tutta la giornata. 113. Spiega la pratica del Dragon Boat. Il nome Dragon Boat proviene dalla caratteristica di questa canoa in legno con la testa di un drago posta sulla prua. È lunga circa 12 metri e larga 1 m, con un peso di 250 kg ed ha 20 posti. I rematori infatti sono 20 e pagaiano seduti su assi di legno con una pagaia monopala che, è più piccola di quella canadese ed è perciò fatta in fibra di carbonio e poi decorata,
mentre il timoniere sta in poppa e il tamburino a prua per dare il ritmo di remata. Tra i 20 si possono affiancare sia uomini e donne che giovani e anziani, l’importante è che abbiano la stessa potenzialità, ognuno dovrà sedersi al proprio posto, fare attenzione alla respirazione e concentrarsi sul massimo rendimento del gruppo. Questa disciplina sportiva prevede un’azione di spinta sulle gambe ed una torsione del busto in modo da incrementare la forza muscolare , in quanto si stimolano i muscoli dei principali gruppi muscolari come: quadricipite, addominali, obliqui, dorsali, bicipiti e tricipiti. Inoltre si riscontra un’influenza positiva sulle funzioni cardio-respiratorie che provocano una serie di adattamenti cardiaci e ventilatori, utili a migliorare la qualità della vita. La pratica di questo sport favorisce anche un miglioramento dal punto di vista mentale, in quanto si acquisisce un miglior equilibrio e una maggiore capacità di rapportarsi agli altri; si parla infatti di lavoro di “squadra”, perché nessuno è superiore e si può effettuare la pratica solo se il team è affiatato. La federazione europea di dragon boat nasce nel 1990, mentre in Italia la FIDB nel 1997. Le gare di Dragon Boat si svolgono sulle distanze di 200, 500, 1000 e 2000 metri. Le categorie sono: - Open: equipaggio maschile con la possibilità di comprendere anche atlete donne; - Femminile; - Misto: con almeno almeno otto pagaiatrici.
114. Che benefici apporta il Dragon Boat nelle pazienti con carcinoma del seno? Il Dragon Boat è una disciplina sportiva che comporta un incremento della forza muscolare (stimolando i muscoli dei principali gruppi muscolari); influenza positivamente le funzioni cardio-respiratorie che provocano una serie di adattamenti cardiaci e ventilatori; permette di acquisisce un miglior equilibrio e una maggiore capacità di rapportarsi agli altri. Inoltre stimola la circolazione negli arti superiori dei rematori dunque è anche un valido supporto per il recupero fisico ed emozionale delle donne operate di tumore al seno, in quanto aiuta nella
maggior parte dei paesi europei vengono oggi considerati sopravvissuti al cancro quei pazienti che hanno vissuto oltre i 3-5 anni dalla diagnosi, o dalla fine del trattamento, che si trovano in una condizione di remissione completa di malattia. In ogni caso, se il termine “sopravvissuto” non ha connotazioni positive, le persone lo percepiscono come un’etichetta negativa che le lega ad un evento traumatico di vita. In uno studio condotto nel Regno Unito su 40 pazienti, la cui diagnosi di cancro era avvenuta da almeno 5 anni, è stato chiesto se si ritenevano sopravvissuti al cancro. La maggior parte ha risposto di no poiché il termine, implicando un alto rischio di morte, li fa sentire legati ad un’entità che non li appartiene; inoltre si dà per scontato un buon risultato terapeutico che dipende chiaramente dalle caratteristiche del singolo. Altri pazienti invece hanno dichiarato di percepirlo come un termine irrispettoso per coloro che continuano a lottare, o per coloro che non ce l’hanno fatta. Infatti dal pensiero di questi ultimi nasce la proposta di sostituire il termine survivor con “persona che ha avuto il cancro”, così da riferirsi a tutte le categorie di pazienti; di conseguenza anche il termine “survivorship” viene sostituito con “vivere con e oltre il cancro”.
116. Che cosa si intende con il termine “survivorship” in oncologia? Nella maggior parte dei paesi europei vengono oggi considerati sopravvissuti al cancro quei pazienti che hanno vissuto oltre i 3-5 anni dalla diagnosi, o dalla fine del trattamento, che si trovano in una condizione di remissione completa di malattia. In ogni caso, se il termine “sopravvissuto” non ha connotazioni positive, le persone lo percepiscono come un’etichetta negativa che le lega ad un evento traumatico di vita. In uno studio condotto nel Regno Unito su 40 pazienti, la cui diagnosi di cancro era avvenuta da almeno 5 anni, è stato chiesto se si ritenevano sopravvissuti al cancro. La maggior parte ha risposto di no poiché il termine, implicando un alto
rischio di morte, li fa sentire legati ad un’entità che non li appartiene; inoltre si dà per scontato un buon risultato terapeutico che dipende chiaramente dalle caratteristiche del singolo. Altri pazienti invece hanno dichiarato di percepirlo come un termine irrispettoso per coloro che continuano a lottare, o per coloro che non ce l’hanno fatta. Infatti dal pensiero di questi ultimi nasce la proposta di sostituire il termine survivor con “persona che ha avuto il cancro”, così da riferirsi a tutte le categorie di pazienti; di conseguenza anche il termine “survivorship” viene sostituito con “vivere con e oltre il cancro”.
117. Cosa si intende per sopravvivenza relativa condizionale? Il rischio di morte per cancro è maggiore negli anni iniziali, subito dopo la diagnosi; mentre tende a diminuire progressivamente negli anni successivi, fino a diventare trascurabile. I pazienti raggiungono allora un’aspettativa di vita corrispondente a quella della popolazione generale di uguale sesso ed età. La sopravvivenza relativa condizionale è una misura clinicamente rilevante di mortalità in eccesso a lungo termine, in una gran parte di pazienti oncologici. Con questo termine si fa riferimento alla probabilità di sopravvivenza per altri 5 o 10 anni, dopo che il paziente si è sottoposto ed è sopravvissuto ad un determinato numero di anni di trattamenti e terapie oncologiche. Oggi i pazienti oncologici italiani in vita da più di 5 anni sono più di un milione e la lungovivenza è stata raggiunta nel carcinoma colon-rettale e nella cervice. Gli studi hanno dimostrato che la mancanza di eccesso di mortalità viene raggiunta in 8 anni circa. Intanto, la sopravvivenza a 5 anni ha raggiunto ed anche superato il 95% per i tumori della tiroide e del testicolo; per questi agli inizi degli anni 2000 la sopravvivenza a 10 anni ha raggiunto persino il 90%, suggerendo un’ottima prognosi e un’aspettativa di vita a lungo termine. Studi recenti inoltre dimostrano che la fascia di pazienti la cui diagnosi di cancro è avvenuta da non più di
intensità moderata, con 2-3 sessioni a settimana, ovviamente non consecutive, di potenziamento muscolare, per prevenire il rischio di recidive e di mortalità.
119. Vi è una differenza tra percentuale di sopravvivenza al carcinoma ed età? Commenta: Si, vi è una relazione tra percentuale di sopravvivenza al carcinoma ed età, in quando prendendo ad esempio il carcinoma alla prostata, che è uno dei tumori maggiormente diffusi in tutto il mondo, il principale fattore di rischio è rappresentato dall’età; i ricercatori infatti hanno dimostrato come il 70% degli uomini oltre gli 80 anni potrebbe avere un tumore alla prostata. Questo colpisce solo gli uomini a partire dai 50 anni di età. Agli inizi del 2000 l’incidenza è aumentata soprattutto dopo l’introduzione dell’analisi del PSA (antigene prostatico specifico) come screening preventivo. Il PSA è una proteina presente in minime quantità nel sangue ed è prodotta dalle cellule della prostata dove è maggiormente contenuta. Il test è prescritto per scoprire i primi segni di un ingrossamento della prostata, ghiandola dell’apparato genitale maschile la cui funzione principale è la produzione di liquido seminale. Il test indica quindi la presenza di possibili malattie della ghiandola come il tumore. L’esame dovrebbe essere eseguito ogni anno dagli uomini con un età compresa tra i 50 e i 70 anni, anche in assenza di disturbi o sintomi, perché questa assenza non esclude il fatto che non ci siano cellule cancerogene. In base alla tipologie di cellule che attacca può essere: adenocarcinoma, sarcoma, carcinomi a piccole cellule o a cellule di transizione. Molto frequenti sono anche le patologie benigne che colpiscono la prostata soprattutto dopo i 50 anni e che spesso provocano sintomi che potrebbero essere confusi con quelli del tumore maligno. Rispetto agli anni precedenti la sopravvivenza è in costante crescita e ciò grazie ai sistemi di screening e all’aumento di sovra diagnosi.
120. Quali sono i fattori protettivi del carcinoma del colon: commentane uno. Uno dei principali fattori protettivi del carcinoma del colon è rappresentato dall’attività fisica; molti studi mostrano infatti che i soggetti che aumentano la loro attività fisica possono ridurre il rischio di cancro del colon del 30/40%, perchè: riduce l’infiammazione, il tempo di transito intestinale, i livelli del fattore di crescita insulino simile, l’iperinsulinemia e una funzione immunitaria. Secondo uno studio del 2004 gli uomini e le donne inattivi dieci anni prima l’inizio della ricerca, che però hanno svolto attività fisica ricreativa nell’anno precedente, hanno un rischio inferiore del 16% di sviluppare carcinoma del colon; mentre, chi è stato attivo dieci anni prima, ma inattivo l’anno precedente, del 13%. Un altro studio condotto nel 2018 sulla popolazione tedesca ha esaminato una serie di comportamenti associati al cancro al colon: oltre l’attività fisica anche l’assenza di fumo, scarso consumo di alcol, dieta e grasso corporeo. Secondo i risultati la somma di questi porta ad un’incidenza sempre più bassa, inoltre si è mostrato che il 45% dei casi di cancro al colon potrebbero essere dato dalla mancanza di questi comportamenti. Si aggiungono poi vari studi che hanno dimostrato come gli uomini che effettuano una qualsiasi attività fisica della durata di un anno rilevano un rischio inferiore del 18%. Inoltre da varie ricerche si è evinto che chi pratica come attività solo la camminata ha la stessa possibilità di rischio di chi non svolge nessuna attività. Al contrario accade se si combina la camminata con altre. In conclusione si ha un effetto protettivo maggiore se si svolge attività fisica; bastano solo dai 30 ai 60 minuti di attività moderata vigorosa giornaliera, per avere un effetto protettivo contro il cancro al colon.
122. Che cosa si intende per Qualità di Vita nei pazienti oncologici? Dato che ciascun paziente percepisce il malessere ed il benessere in modo diverso, chiaramente non esiste un indice di benessere valido per tutti; una cosa è certa però: tutti i pazienti oncologici subiscono una riduzione della qualità di vita. La normale vita di tutti i giorni viene infatti turbata, modificata a causa delle nuove condizioni. Tutti i pazienti presentano disturbi e malesseri legati alla malattia che causano un deterioramento della QdV, sia a livello psico-sociale: angoscia e problemi emotivi quali depressione ed ansia, causati soprattutto dal rischio di morire; sia a livello funzionale: calo fisico, affaticamento e debolezza muscolare. Secondo l’OMS la qualità della vita è la percezione individuale della propria posizione nella vita, nel contesto culturale in cui si vive, in relazione alle proprie aspettative. Ovviamente è soggettiva ed individuale, proprio per questo gli operatori riscontrano difficoltà nel migliorarla nel singolo paziente, cercando di essere il più obiettivi possibili e calcolando: percezione della malattia e del trattamento; aspettative del sé; comprensione del rischio e del male. È tutto importante poiché in oncologia non si guarisce sempre. Esistono vari farmaci in grado di migliorare la QdV, ma soprattutto è fondamentale l’esercizio fisico poichè inibisce la crescita tumorale o ne controlla la progressione attraverso un effetto diretto sui fattori intrinseci tumorali. Inoltre migliora la QdV anche perché incrementa massa muscolare, forza e potenza muscolare, fitness cardiorespiratoria, funzione fisica, capacità del sistema immunitario; mentre riduce gli effetti avversi causati dalla malattia: Nausea, Grasso corporeo, Fatica, Frequenza cardiaca, Pressione sanguigna a riposo, Ospedalizzazione, Stress, depressione e ansia
123. Quali sono i fattori di rischio del carcinoma del colon: commentane almeno uno. Il tumore del colon retto è una proliferazione incontrollata delle cellule della Mucosa. I fattori di rischio del carcinoma del colon sono molteplici: fattori di rischio non modificabili : - l’età : la diagnosi avviene intorno ai 68 anni nell’uomo ed intorno i 72 nelle donne ; - sesso: che i tassi di incidenza sono circa del 30% più alti negli rispetto alle donne; - l’etnia : nei non ispanici di colore i tassi di incidenza sono circa il 20% più alti di quelli non ispanici bianchi, ed il 50% in più rispetto a quelli in Asia e nelle Isole del Pacifico. Fattori modificabili: - La dieta : consumo di carni rosse ed insaccati, farine e zuccheri raffinati, formaggi e grassi animali - la composizione corporea; - la ridotta attività fisica; - il fumo e l’eccesso di alcool (>30g/giorno di etanolo). Un altro fattore di rischio è rappresentato dalla **familiarità ascrivibile a suscettibilità ereditarie.