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Sbobine anno 2025/2026 scienze tecniche applicate alla medicina
Tipologia: Sbobinature
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Scienze e tecniche applicate alla medicina Prof Cutruzzolà LEZIONE 3 – 22/10/ SBOBINATORI: Piero De Vincenti (1A^ ORA); Federica D'Ambrosio (2A^ ORA) I parametri vitali sono i primi segni che il medico valuta durante la visita al paziente; anzitutto informano il medico della gravità del problema e in secondo luogo consentono di dedurre l'eziologia del quadro clinico. Frequenza cardiaca È normale quando è tra i 60 e 100 bpm. Si parla di tachicardia quando la FC è maggiore di 100 bpm. Si parla di bradicardia se FC è minore di 60 bpm. Alcuni medici valutano la frequenza cardiaca (FC) palpando il polso radiale, altri auscultando il cuore all'itto. Per evitare di incorrere in errori di misurazione, è necessario palpare il polso o auscultare il cuore per almeno 30 s e raddoppiare, così da avere il numero di battiti per minuto. Un conteggio della FC per 30 s per poi raddoppiare è più accurato di un conteggio per 15 s per poi quadruplicare. In un paziente che ha un’aritmia, per es. per una fibrillazione atriale, soprattutto con FC alta, monitorare la FC auscultando il cuore all'itto è più accurato di usare il polso radiale, e un periodo di osservazione di 60 s è più accurato di periodo di osservazione più brevi. Infatti, si potrebbero valutare intervalli di tempo in cui la FC è più bassa ma poi risale. È possibile riscontrare una differenza (deficit di polso) tra il numero di bpm misurato palpando il polso radiale (frequenza al polso radiale) rispetto a quello misurato auscultando il cuore (frequenza apicale). La frequenza al polso radiale è inferiore alla prima, poiché può succedere che un battito cardiaco non determini eiezione di sangue nei vasi in periferia; accade in caso di aritmie come la fibrillazione atriale e le extrasistoli ventricolari o nel caso in cui il polso periferico è debole. Il metodo auscultatorio, quindi, è da preferire a quello palpatorio. Esistono diversi polsi che possono essere palpati: carotideo, brachiale, radiale, femorale, popliteo, dorsale del piede, tibiale posteriore e pedideo. Polso radiale: è situato sull'arteria omonima, lungo il radio, nel lato interno del polso, in prossimità del pollice (lato flessore) Polso brachiale: è situato sull'arteria omonima, localizzata sul lato interno della piega del gomito, tra muscolo bicipite e tricipite (punto di riferimento dove appoggiare il fonendoscopio durante la misurazione della pressione). Polso femorale: è situato sull'arteria omonima, localizzata in corrispondenza dell'inguine nel triangolo femorale (nella depressione al di sotto della piega inguinale) La palpazione si effettua con secondo e terzo dito, eventualmente anche col quarto. Il polso carotideo si localizza sul collo a lato della laringe, tra la trachea e il muscolo sternocleidomastoideo. ( Fig. A) ARGOMENTI TRATTATI: Segni (parametri) vitali
Il polso popliteo è localizzato nella fossa omonima, dietro al ginocchio (incavo posteriore) lungo il lato esterno del tendine mediale. Per palparlo è possibile o piegare il ginocchio con decubito supino oppure con decubito laterale. (Fig. B e C) Il polso tibiale posteriore è situato sull'arteria posta dietro il malleolo mediale, osso interno della caviglia, nel solco tra malleolo e tendine d'Achille. È espressione della circolazione posteriore della gamba. ( Fig. D) Il polso pedideo è situato sull'arteria dorsale del piede, localizzata lungo la parte superiore del piede (dorso) lateralmente al tendine estensore dell'alluce. È espressione della circolazione anteriore della gamba. (Fig. E) Quando si palpa il polso si valutano diverse caratteristiche:
Pressione arteriosa ( in allegato il video che ne spiega la misurazione https://app.jove.com/embed/player?id=10083&access=4b58a44b70&t=1&s=1&fpv=1) Si misura la pressione sistolica, diastolica, differenziale ( quindi differenza tra sistolica e diastolica), media che si calcola come la somma della pressione sistolica e tre volte la pressione diastolica diviso tre [PSM= (PS+2PD)/ 3 ], che in condizioni fisiologiche misura 93. È importante effettuare tre misurazioni, di queste bisogna valutare le ultime 2 ( che hanno quasi sempre un valore più basso rispetto alla prima). Errori comuni:
all’emergenza dall’aorta. Quindi se ho un ostacolo al flusso di sangue come un restringimento succede che la pressione a valle ovviamente sarà più bassa, quindi avrò da un lato una pressione più bassa e dall’altro una pressione più alta. Per compensare questa stenosi il braccio richiamerà sangue dal circolo vertebrale che, come vediamo, è in comunicazione col circolo vertebrale dell’altro lato e quindi si crea un’ inversione del flusso dal lato stesso a9etto da questa sindrome. Vedremo quindi eventualmente facendo un’ecografia un flusso dell’arteria vertebrale invertito, diretto nella direzione opposta. Questa, quindi, è un’altra spia di questa sindrome. Quindi quando ci troviamo di fronte ad una di2erenza di pressione significativa tra le due braccia e a questo aggiungiamo per esempio il polso radiale da quel lato che ha un’ampiezza ridotta, quindi un polso debole, filiforme, assente se aggiungiamo ancora un so2io sistolico all’oscultazione in corrispondenza della succlavia allo stesso lato allora questo ci fa pensare a questa sindrome che chiaramente dovrà essere confermata con ulteriori esami. Un’altra condizione che giustifica una di2erenza di pressione è la dissecazione aortica. In questo caso il contesto clinico è quello di un paziente che si trova in un contesto emergenza-urgenza, che ha un dolore toracico acuto, trafittivo, lacerante e quindi andiamo a visitare e notiamo questa di2erenza di pressione. Questa di2erenza di pressione è legata al fatto che la dissecazione (cioè la rottura della parete del vaso) provoca un falso lume che può andare a comprimere sull’emergenza o del tronco comune, del tronco anonimo o dall’altro lato sulla succlavia e quindi premendo riduce il flusso di sangue dall’arteria che porterà il sangue a valle. In questo caso i reperti caratteristici sono altri; abbiamo questa di2erenza di pressione tra i due arti ma se ci mettiamo anche a palpare i due polsi radiali sentiremo che i polsi sono asincroni e asimmetrici , quindi avremo un ritardo dell’onda sfigmica nel lato interessato e ovviamente non saranno nemmeno simmetrici perché l’ampiezza dal lato interessato sarà minore.
Andando ad indagare potremmo avere uno slargamento del mediastino, che è quello spazio tra i due polmoni, dove sta l’aorta; e quindi se l’aorta è interessata da dissecazione sarà slargata e di conseguenza lo sarà anche il mediastino. In un contesto di paziente con dolore toracico acuto se notiamo questa di2erenza di pressione di oltre 20 mmHg e facciamo anche una radiografia osservando mediastino slargato, la presenza di questi tre segni diventa quasi patognomonica. Da soli questi segni hanno scarsa sensibilità quindi la loro assenza non ci consente di escludere la diagnosi ma anche la specificità è variabile, però se noi sommiamo questi segni allora arriviamo ad avere una specificità del 100%. Se tutti e tre sono presenti c’è la diagnosi che ovviamente dovrà essere confermata però siamo quasi sicuri. Se invece dovessimo trovare una di2erenza di pressione tra gli arti superiori e gli arti inferiori quali possono essere le condizioni patologiche che giustificano questo riscontro? l’ arteriopatia degli arti inferiori e la coartazione aortica. Dell’arteriopatia degli arti inferiori ne parleremo in un’altra lezione mentre della coartazione aortica diciamo ora brevemente qualcosa. La coartazione aortica è una patologia spesso congenita in cui c’è un restringimento dell’aorta e quindi ci troviamo di fronte ad un paziente piccolo, giovane, che è iperteso, perché c’è già una condizione di ostruzione
ortostatica fa ulteriormente spostare questa quantità ridotta di sangue in basso e quindi il valore di pressione sarà ridotto. Come possiamo distinguere questi due meccanismi quando ci troviamo di fronte all’ipotensione ortostatica? Ci possiamo fare aiutare da quello che accade a livello della frequenza cardiaca, quindi nel momento in cui noi valutiamo la pressione arteriosa valutiamo in maniera associata anche la frequenza cardiaca. Se c’è una disfunzione autonomica, quindi una forma neurogena, oltre all’ipotensione ortostatica si assisterà ad una frequenza cardiaca che non aumenta in maniera compensatoria, quindi quel normale incremento cronotropo di 10 bpm non lo osserveremo o sarà attenuato. Se invece si tratta di una forma da ipovolemia avremo addirittura un meccanismo di compenso aumentato perché in questo caso i nostri sistemi di compenso autonomici funzionano, il problema è legato all’ipovolemia (la frequenza, quindi, aumenterà di 10 o più bpm).
Un altro respiro anomalo è quello di Kussmaul, caratterizzato da atti respiratori rapidi e profondi, tipici dell’acidosi metabolica. Anche qui si tratta di un meccanismo di compenso legato al fatto che il nostro sangue è ricco di co2, che noi eliminiamo attraverso il respiro aumentando la frequenza respiratoria. Le cause che possono provocare questo respiro sono: