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Scienze tecniche applicate 2, Sbobinature di Medicina

Sbobine anno 2025/2026 scienze tecniche applicate alla medicina

Tipologia: Sbobinature

2025/2026

Caricato il 18/02/2026

mariarosaria0102
mariarosaria0102 🇮🇹

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Scienze e tecniche applicate alla medicina
Prof Cutruzzolà
LEZIONE 3 22/10/2024
SBOBINATORI: Piero De Vincenti (1A ORA); Federica D'Ambrosio (2A ORA)
I parametri vitali sono i primi segni che il medico valuta durante la visita al paziente; anzitutto informano il
medico della gravità del problema e in secondo luogo consentono di dedurre l'eziologia del quadro clinico.
Frequenza cardiaca
È normale quando è tra i 60 e 100 bpm. Si parla di tachicardia quando la FC è maggiore di 100 bpm. Si
parla di bradicardia se FC è minore di 60 bpm. Alcuni medici valutano la frequenza cardiaca (FC) palpando
il polso radiale, altri auscultando il cuore all'itto. Per evitare di incorrere in errori di misurazione, è
necessario palpare il polso o auscultare il cuore per almeno 30 s e raddoppiare, così da avere il numero di
battiti per minuto. Un conteggio della FC per 30 s per poi raddoppiare è più accurato di un conteggio per
15 s per poi quadruplicare. In un paziente che ha un’aritmia, per es. per una fibrillazione atriale, soprattutto
con FC alta, monitorare la FC auscultando il cuore all'itto è più accurato di usare il polso radiale, e un
periodo di osservazione di 60 s è più accurato di periodo di osservazione più brevi. Infatti, si potrebbero
valutare intervalli di tempo in cui la FC è più bassa ma poi risale. È possibile riscontrare una differenza
(deficit di polso) tra il numero di bpm misurato palpando il polso radiale (frequenza al polso radiale)
rispetto a quello misurato auscultando il cuore (frequenza apicale). La frequenza al polso radiale è inferiore
alla prima, poiché può succedere che un battito cardiaco non determini eiezione di sangue nei vasi in
periferia; accade in caso di aritmie come la fibrillazione atriale e le extrasistoli ventricolari o nel caso in
cui il polso periferico è debole. Il metodo auscultatorio, quindi, è da preferire a quello palpatorio. Esistono
diversi polsi che possono essere palpati: carotideo, brachiale, radiale, femorale, popliteo, dorsale del piede,
tibiale posteriore e pedideo.
Polso radiale: è situato sull'arteria omonima,
lungo il radio, nel lato interno del polso, in
prossimità del pollice (lato flessore)
Polso brachiale: è situato sull'arteria omonima,
localizzata sul lato interno della piega del gomito,
tra muscolo bicipite e tricipite (punto di
riferimento dove appoggiare il fonendoscopio
durante la misurazione della pressione).
Polso femorale: è situato sull'arteria omonima,
localizzata in corrispondenza dell'inguine nel
triangolo femorale (nella depressione al di sotto
della piega inguinale)
La palpazione si effettua con secondo e terzo dito, eventualmente anche col quarto.
Il polso carotideo si localizza sul collo a lato della laringe, tra la trachea e il muscolo sternocleidomastoideo.
( Fig. A)
ARGOMENTI TRATTATI: Segni (parametri) vitali
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Scienze e tecniche applicate alla medicina Prof Cutruzzolà LEZIONE 3 – 22/10/ SBOBINATORI: Piero De Vincenti (1A^ ORA); Federica D'Ambrosio (2A^ ORA) I parametri vitali sono i primi segni che il medico valuta durante la visita al paziente; anzitutto informano il medico della gravità del problema e in secondo luogo consentono di dedurre l'eziologia del quadro clinico.  Frequenza cardiaca È normale quando è tra i 60 e 100 bpm. Si parla di tachicardia quando la FC è maggiore di 100 bpm. Si parla di bradicardia se FC è minore di 60 bpm. Alcuni medici valutano la frequenza cardiaca (FC) palpando il polso radiale, altri auscultando il cuore all'itto. Per evitare di incorrere in errori di misurazione, è necessario palpare il polso o auscultare il cuore per almeno 30 s e raddoppiare, così da avere il numero di battiti per minuto. Un conteggio della FC per 30 s per poi raddoppiare è più accurato di un conteggio per 15 s per poi quadruplicare. In un paziente che ha un’aritmia, per es. per una fibrillazione atriale, soprattutto con FC alta, monitorare la FC auscultando il cuore all'itto è più accurato di usare il polso radiale, e un periodo di osservazione di 60 s è più accurato di periodo di osservazione più brevi. Infatti, si potrebbero valutare intervalli di tempo in cui la FC è più bassa ma poi risale. È possibile riscontrare una differenza (deficit di polso) tra il numero di bpm misurato palpando il polso radiale (frequenza al polso radiale) rispetto a quello misurato auscultando il cuore (frequenza apicale). La frequenza al polso radiale è inferiore alla prima, poiché può succedere che un battito cardiaco non determini eiezione di sangue nei vasi in periferia; accade in caso di aritmie come la fibrillazione atriale e le extrasistoli ventricolari o nel caso in cui il polso periferico è debole. Il metodo auscultatorio, quindi, è da preferire a quello palpatorio. Esistono diversi polsi che possono essere palpati: carotideo, brachiale, radiale, femorale, popliteo, dorsale del piede, tibiale posteriore e pedideo. Polso radiale: è situato sull'arteria omonima, lungo il radio, nel lato interno del polso, in prossimità del pollice (lato flessore) Polso brachiale: è situato sull'arteria omonima, localizzata sul lato interno della piega del gomito, tra muscolo bicipite e tricipite (punto di riferimento dove appoggiare il fonendoscopio durante la misurazione della pressione). Polso femorale: è situato sull'arteria omonima, localizzata in corrispondenza dell'inguine nel triangolo femorale (nella depressione al di sotto della piega inguinale) La palpazione si effettua con secondo e terzo dito, eventualmente anche col quarto. Il polso carotideo si localizza sul collo a lato della laringe, tra la trachea e il muscolo sternocleidomastoideo. ( Fig. A) ARGOMENTI TRATTATI: Segni (parametri) vitali

Il polso popliteo è localizzato nella fossa omonima, dietro al ginocchio (incavo posteriore) lungo il lato esterno del tendine mediale. Per palparlo è possibile o piegare il ginocchio con decubito supino oppure con decubito laterale. (Fig. B e C) Il polso tibiale posteriore è situato sull'arteria posta dietro il malleolo mediale, osso interno della caviglia, nel solco tra malleolo e tendine d'Achille. È espressione della circolazione posteriore della gamba. ( Fig. D) Il polso pedideo è situato sull'arteria dorsale del piede, localizzata lungo la parte superiore del piede (dorso) lateralmente al tendine estensore dell'alluce. È espressione della circolazione anteriore della gamba. (Fig. E) Quando si palpa il polso si valutano diverse caratteristiche:

  • Ritmo (uguali intervalli tra i battiti percepiti). Se il polso è aritmico è necessario fare un elettrocardiogramma. Le alterazioni del ritmo sono diverse: 1) mancato battito cardiaco ( pausa ) durante battito regolare; può dipendere da extrasistoli (comune), generate da una sede ectopica che anticipa il nodo seno-atriale; segue poi una pausa compensatoria; oppure può dipendere da blocco atrioventricolare o seno-atriale (non comune). Il polso è bigemino se la pausa insorge dopo 2 battiti; il polso è trigemino se la pausa insorge dopo tre battiti. Questo pattern che si ripete si manifesta quando ci sono extrasistoli. 2) Bradicardia regolare : può essere sinusale, quindi il nodo seno-atriale genera l'impulso elettrico con una frequenza più bassa; può essere causata da un blocco AV completo (terzo grado), in cui gli atri e i ventricoli si contraggono in maniera indipendente gli uni dagli altri: il battito percepito è quello ventricolare, che ha frequenza minore rispetto a quello atriale; può dipendere da un deficit di polso(da extrasistolia). 3) Tachicardia regolare : può essere sinusale, quindi il nodo seno-atriale genera l'impulso elettrico con una frequenza più alta; può dipendere da un'aritmia che genera un battito regolare
  • Durata ( tempo di incremento e decremento dell'onda sfigmica). Se il polso è celere è possibile riscontrare ipertiroidismo, quindi aumenta il metabolismo cellulare e di conseguenza aumenta anche l'attività cardiaca; febbre, che prevede una condizione di circolazione iperdinamica; fistole A-V; cirrosi; gravidanza. Una durata particolarmente ridotta ( unita ad ampiezza elevata) la si osserva per il polso scoccante, il quale è causato da valvulopatia aortica. La valvola aortica divide il ventricolo sinistro dall'aorta; quando il ventricolo sinistro si contrae durante la sistole la valvola si apre per consentire l'eiezione di sangue nell'aorta; quando il ventricolo sinistro si rilassa durante la diastole la valvola si chiude per impedire il reflusso di sangue. Se la valvola è incontinente, una quota di sangue ritorna nel ventricolo sinistro, sommandosi, di conseguenza, al volume di sangue che passa dall'atrio al ventricolo sinistro nel ciclo cardiaco successivo. Il volume telesistolico, quindi, si somma a quello telediastolico. Di conseguenza, la gittata cardiaca aumenta, ragion per cui l'ampiezza del polso aumenta. Inoltre, visto che una quota di sangue refluisce in ventricolo sinistro, la durata del polso diminuisce. Il polso è scoccante o a colpo di pistola, caratterizzato da un'onda sfigmica che incrementa e decrementa la sua ampiezza in breve lasso di tempo. La diminuzione della pressione diastolica nell'aorta, dovuta al reflusso di sangue, provoca aumento della pressione del polso. La pressione del polso è la differenza tra la pressione sistolica e quella diastolica. In caso di stenosi aortica severa, la valvola aortica si apre con difficoltà: il sangue impiega più tempo per passare dal ventricolo sinistro all'aorta ( quindi aumenta la durata); non aprendosi in modo adeguato, la valvola stenotica non consente l'eiezione di tutto il volume telediastolico, di conseguenza, si riscontra una piccola quantità di sangue nell'arteria che si palpa (polso ridotto in ampiezza). Il polso piccolo e tardo si percepisce a livello carotideo
  • Simmetria : uguaglianza tra polso di destra e polso di sinistra
  • Sincronia: contemporaneità tra polso di destra e polso di sinistra La valutazione del polso serve a verificare la presenza di tachicardie o bradicardie; a verificare i segni di vitalità in casi di emergenza; ad accertare il flusso ematico all'estremità, che potrebbe essere compromesso da patologia cardiaca a monte. La palpazione del polso fornisce una stima della pressione arteriosa. La sua assenza indica un'ipotensione importante. In pazienti con shock ipovolemico, il polso periferico fornisce al clinico una guida grossolana ma veloce a stabilire la pressione arteriosa sistolica. Con la progressiva riduzione della pressione arteriosa, scompare prima il polso radiale, poi quello femorale, ed infine quello carotideo. Nell'immagine sottostante si valuta la probabilità che la pressione sistolica sia maggiore di 6 0, qualora ci sia shock ipovolemico; se il polso femorale è presente, allora aumenta la probabilità che la sistolica sia maggiore a 60; se il polso radiale è assente, allora la probabilità che la sistolica sia maggiore di 60 si riduce del 15%; mentre, se il polso femorale è assente, la probabilità che la sistolica sia maggiore di si riduce del 45%

Pressione arteriosa ( in allegato il video che ne spiega la misurazione https://app.jove.com/embed/player?id=10083&access=4b58a44b70&t=1&s=1&fpv=1) Si misura la pressione sistolica, diastolica, differenziale ( quindi differenza tra sistolica e diastolica), media che si calcola come la somma della pressione sistolica e tre volte la pressione diastolica diviso tre [PSM= (PS+2PD)/ 3 ], che in condizioni fisiologiche misura 93. È importante effettuare tre misurazioni, di queste bisogna valutare le ultime 2 ( che hanno quasi sempre un valore più basso rispetto alla prima). Errori comuni:

  1. variazioni biologiche della pressione arteriosa sono comuni e sono legate all'attività fisica, allo stato emozionale, all'assunzione di caffeina o al fumo di sigaretta, alla temperatura della stanza, alla stagione; se la temperatura è bassa, ad esempio, c'è vasocostrizione, aumentano le resistenze periferiche e di conseguenza aumenta la pressione. Inoltre, una misurazione inaccurata può essere dovuta anche ad una tecnica inappropriata o ad una strumentazione inadatta;
  2. il manicotto deve essere proporzionale alla circonferenza del braccio. Se la circonferenza del braccio è superiore alla norma, quando si usa un manicotto regolare, i valori di sistolica e diastolica sono sovrastimati. Non bisogna premere troppo lo stetoscopio nella piega del braccio, perché la pressione esercitata contribuirà a collabire l'arteria; ad esempio, se si esercita con lo stetoscopio una pressione di 10 mmHg, anche se la pressione diastolica vale 80 mmHg, il tono scompare a 70 mmHg.
  3. La posizione corretta del gomito deve essere all'altezza del cuore (quarto spazio intercostale). Infatti, se il braccio è ad un'altezza superiore a quella del cuore, la pressione è più bassa e viceversa. Questi errori sono spiegati da un effetto idrostatico. Quando la pressione viene misurata con il braccio ad una posizione più bassa, alla pressione arteriosa si somma la pressione di una colonna di sangue Si parla di ipertensione se i valori superano 140/90 mmHg; sono necessarie tre o più misurazioni prese in 3 visite separate da settimane; la soglia si abbassa per alcune categorie di pazienti che hanno già un rischio cardiovascolare come i pazienti diabetici con malattia renale cronica (>130/ mmHg). Se già alla prima visita si riscontra una pressione estremamente alta o bassa, si può evitare di attendere la visita successiva e impostare la diagnosi già da subito. Molte volte il valore di pressione più attendibile è quello misurato a casa, non in ambulatorio, dove di solito è più alto. Si può chiedere al paziente di effettuare le misurazioni in autonomia oppure si può usare un holter pressorio, uno strumento che misura la pressione nelle 24 ore, ogni 15 min di giorno e ogni 30 min di notte

all’emergenza dall’aorta. Quindi se ho un ostacolo al flusso di sangue come un restringimento succede che la pressione a valle ovviamente sarà più bassa, quindi avrò da un lato una pressione più bassa e dall’altro una pressione più alta. Per compensare questa stenosi il braccio richiamerà sangue dal circolo vertebrale che, come vediamo, è in comunicazione col circolo vertebrale dell’altro lato e quindi si crea un’ inversione del flusso dal lato stesso a9etto da questa sindrome. Vedremo quindi eventualmente facendo un’ecografia un flusso dell’arteria vertebrale invertito, diretto nella direzione opposta. Questa, quindi, è un’altra spia di questa sindrome. Quindi quando ci troviamo di fronte ad una di2erenza di pressione significativa tra le due braccia e a questo aggiungiamo per esempio il polso radiale da quel lato che ha un’ampiezza ridotta, quindi un polso debole, filiforme, assente se aggiungiamo ancora un so2io sistolico all’oscultazione in corrispondenza della succlavia allo stesso lato allora questo ci fa pensare a questa sindrome che chiaramente dovrà essere confermata con ulteriori esami. Un’altra condizione che giustifica una di2erenza di pressione è la dissecazione aortica. In questo caso il contesto clinico è quello di un paziente che si trova in un contesto emergenza-urgenza, che ha un dolore toracico acuto, trafittivo, lacerante e quindi andiamo a visitare e notiamo questa di2erenza di pressione. Questa di2erenza di pressione è legata al fatto che la dissecazione (cioè la rottura della parete del vaso) provoca un falso lume che può andare a comprimere sull’emergenza o del tronco comune, del tronco anonimo o dall’altro lato sulla succlavia e quindi premendo riduce il flusso di sangue dall’arteria che porterà il sangue a valle. In questo caso i reperti caratteristici sono altri; abbiamo questa di2erenza di pressione tra i due arti ma se ci mettiamo anche a palpare i due polsi radiali sentiremo che i polsi sono asincroni e asimmetrici , quindi avremo un ritardo dell’onda sfigmica nel lato interessato e ovviamente non saranno nemmeno simmetrici perché l’ampiezza dal lato interessato sarà minore.

Andando ad indagare potremmo avere uno slargamento del mediastino, che è quello spazio tra i due polmoni, dove sta l’aorta; e quindi se l’aorta è interessata da dissecazione sarà slargata e di conseguenza lo sarà anche il mediastino. In un contesto di paziente con dolore toracico acuto se notiamo questa di2erenza di pressione di oltre 20 mmHg e facciamo anche una radiografia osservando mediastino slargato, la presenza di questi tre segni diventa quasi patognomonica. Da soli questi segni hanno scarsa sensibilità quindi la loro assenza non ci consente di escludere la diagnosi ma anche la specificità è variabile, però se noi sommiamo questi segni allora arriviamo ad avere una specificità del 100%. Se tutti e tre sono presenti c’è la diagnosi che ovviamente dovrà essere confermata però siamo quasi sicuri. Se invece dovessimo trovare una di2erenza di pressione tra gli arti superiori e gli arti inferiori quali possono essere le condizioni patologiche che giustificano questo riscontro? l’ arteriopatia degli arti inferiori e la coartazione aortica. Dell’arteriopatia degli arti inferiori ne parleremo in un’altra lezione mentre della coartazione aortica diciamo ora brevemente qualcosa. La coartazione aortica è una patologia spesso congenita in cui c’è un restringimento dell’aorta e quindi ci troviamo di fronte ad un paziente piccolo, giovane, che è iperteso, perché c’è già una condizione di ostruzione

ortostatica fa ulteriormente spostare questa quantità ridotta di sangue in basso e quindi il valore di pressione sarà ridotto. Come possiamo distinguere questi due meccanismi quando ci troviamo di fronte all’ipotensione ortostatica? Ci possiamo fare aiutare da quello che accade a livello della frequenza cardiaca, quindi nel momento in cui noi valutiamo la pressione arteriosa valutiamo in maniera associata anche la frequenza cardiaca. Se c’è una disfunzione autonomica, quindi una forma neurogena, oltre all’ipotensione ortostatica si assisterà ad una frequenza cardiaca che non aumenta in maniera compensatoria, quindi quel normale incremento cronotropo di 10 bpm non lo osserveremo o sarà attenuato. Se invece si tratta di una forma da ipovolemia avremo addirittura un meccanismo di compenso aumentato perché in questo caso i nostri sistemi di compenso autonomici funzionano, il problema è legato all’ipovolemia (la frequenza, quindi, aumenterà di 10 o più bpm).

Un altro segno,

un altro

parametro vitale,

è la temperatura

corporea.

Quando

parliamo di

temperatura corporea, abbiamo sempre un range di normalità oltre il quale, o

sotto il quale, parliamo di ipotermia, oppure di febbre, o addirittura di

ipertermia.

Se sale questa temperatura corporea parliamo di febbre. La febbre è

espressione spesso di una malattia infettiva, ma ci possono essere anche delle

febbri non infettive secondarie a malattie infiammatorie o onco-ematologiche.

Normalmente la nostra temperatura è di 36°C e mezzo e ha un andamento

circadiano, quindi vuol dire che nelle 24 ore non è sempre la stessa ma si

modifica raggiungendo il valore minimo alle 6 del mattino e il valore massimo tra

le 4 e le 6 del pomeriggio.

PROFESSORE: Chi mi sa dire perché?

àQualcuno ha detto periodo cortisolo? Esatto. Abbiamo, anche qui, i valori di

cortisolo, che è il famoso ormone dello stress ed è un ormone capace di

abbassare la temperatura, che variano nell'arco delle 24 ore. Infatti i valori

massimi di cortisolo siano nelle prime ore del giorno, quindi nell'ambito del

• La febbre da malaria invece, sapete, è una febbre che è legata poi alla

distruzione degli eritrociti da parte del plasmodio e quindi ha questo

andamento intermittente in cui si alternano giorni di febbre e giorni di

normale temperatura.

• La febbre tifoide è una febbre remittente.

• La febbre, invece, da ascesso è una febbre frenetica, imprevedibile.

Quando l'ascesso libera i germi che vanno in circolo o innesca il rilascio di

citochine infiammatorie si ha la febbre, quando invece l'ascesso è in una

fase di quiescenza si ha un periodo di apiressia.

Per capire e per orientarci

meglio su cosa causa la

febbre, è importante

soVermarsi sui sintomi e

sui segni che si associano

poiché la febbre

ovviamente è espressione

di qualcosa di generale, e

non ci fa orientare bene

nel nostro ricerco diagnostico. Diventa fondamentale la raccolta dell'anamnesi

e la ricerca dei sintomi che ci facciano orientare verso un determinato apparato

o sistema, e i segni all'esame obiettivo, quindi se per esempio all'auscultazione

cardiaca noi dovessimo sentire un soVio potrebbe essere espressione, in

presenza di febbre, di una endocardite, quindi di una malattia delle valvole

cardiache.

Se invece dovessimo sempre all'ispezione, durante l'esame obiettivo, notare

una tumefazione sottocutanea che però si presenta dolente e arrossata, questo

sarebbe, diciamo, tipico di un ascesso dei tessuti moli.

Tra i sintomi… Il paziente che riferisce ovviamente tosse e dispnea fa pensare a

qualcosa che origina dall'apparato respiratorio, quindi ci concentriamo sulle vie

respiratorie, mentre una disuria, quindi una minzione riferita come diVicoltosa e

dolorosa, ci fa pensare a un'infezione delle urinarie.

Quindi i segni e i sintomi associati ci aiutano a capire da dove può partire questa

febbre.

Dovete sapere che poi all'aumento di temperatura corporea, tipicamente, si

associa ad un aumento della frequenza cardiaca. Per ogni grado di

temperatura corporea in più abbiamo un aumento di 8-10 battiti per minuto

(vedete in questo schema come per ogni valore di temperatura abbiamo un

valore di frequenza cardiaca). Questo criterio vale per gli adulti, vale per valori

superiori ai 38 gradi centigradi

Ci sono delle condizioni in cui questa regola non vale. Per esempio, se un

paziente ha una terapia che rallenta farmacologicamente il battito cardiaco, per

esempio i beta-bloccanti, quindi ovviamente non si avrà questo incremento

della frequenza; oppure tutte quelle condizioni in cui il cuore ha una frequenza

cardiaca che non dipende più dalla sua attività normale del nodo del seno, ma è

sede di aritmie, di blocchi, o il ritmo indotto da pacemaker, in questo caso

questa regola si perde.

buona sensibilità e anche una discreta specificità (da vedete i valori).

È lo stesso quando la fronte stessa è sentita in maniera normale molto calda.

Anche qui vedete i valori di Likelihood Ratio positivo e negativo tendono a essere

lontani dal valore di uno, quindi ha un certo peso di riferire e di sentire, da parte

del paziente, la febbre.

Significa che probabilmente ha ragione, quindi dobbiamo andare a misurare la

temperatura corporea.

Parliamo di iperpiressia , poi se la temperatura corporea supera i 41 gradi. Ci

sono delle condizioni come il colpo di calore, per esempio, o l'emorragia

intracranica (perché in questo caso vengono colpiti i centri di regolazione, di

termoregolazione, quindi salta il sistema di termoregolazione).

Ovviamente se ci troviamo di fronte a temperature estreme, ci troviamo in una

situazione critica per l'organismo e quindi di fronte ad una prognosi peggiore;

quindi più è alta la temperatura, più è messo in crisi il sistema, più dobbiamo

essere rapidi a intervenire e a non sottovalutare la condizione.

L'altro parametro vitale, che è il più trascurato, è la frequenza respiratoria.

Misuriamo spesso e sempre la frequenza cardiaca, la pressione arteriosa, la

temperatura corporea, ma la frequenza respiratoria quasi mai.

Come si fa a misurare la frequenza respiratoria? Poiché, se noi ci facciamo caso,

possiamo anche controllare la frequenza dei nostri atti respiratori, il medico,

quando si mette al lato del paziente, può fingere di misurare il polso e guardare i

movimenti della cassa toracica per poter contare quanti atti respiratori il

paziente esegue al minuto.

Anche in questo caso, come per la frequenza cardiaca, almeno 30 secondi di

valutazione, se non 60, che è ancora meglio.

Quali sono i valori normali di frequenza respiratoria?

La frequenza respiratoria varia tra i 12 e i 20 atti per minuto.

Parliamo di tachipnea sopra i 25 atti respiratori al minuto quindi quando

abbiamo frequenza respiratoria aumentata.

Bradipnea , quando gli atti respiratori sono sotto i 12. Una causa di bradipnea,

l'assunzione di oppioidi, dei farmaci che deprimono il sistema nervoso centrale

determinando depressione respiratoria e riducono la frequenza respiratoria.

Un altro respiro anomalo è quello di Kussmaul, caratterizzato da atti respiratori rapidi e profondi, tipici dell’acidosi metabolica. Anche qui si tratta di un meccanismo di compenso legato al fatto che il nostro sangue è ricco di co2, che noi eliminiamo attraverso il respiro aumentando la frequenza respiratoria. Le cause che possono provocare questo respiro sono:

  • Acidosi metabolica nei bambini con malaria
  • Acidosi metabolica legata al diabete (chetocidosi diabetica) Possiamo vedere dei pattern in cui, più che la frequenza respiratoria, c’è comparsa di dispnea che si associa a particolari posizioni:
  1. Ortopnea , dispnea che compare quando il paziente è in posizione supina e migliora in posizione ortostica; è tipica dello scompenso cardiaco congestizio. Ma può essere anche espressione di quelle altre condizioni in cui la dinamica respiratoria peggiora quando il paziente è supino, quindi obesità-polmonite severa-versamento pleurico 2. Platipnea, situazione in cui il paziente sta meglio in posizione supina e peggiora in ortostatismo. È una condizione piuttosto rara, che si può verificare quando ad esempio c’è la sindrome epato polmonare (ci sono degli shunt al livello polmonare, questi shunt sono alle basi del polmone e quando arriva più sangue alle basi polmonari, quindi quando il paziente è in posizione ortostatica, si attivano gli shunt). Per evitare l’attivazione di questi shunt, la posizione supina facilita la ventilazione normale. Il professore fa sentire in video lezione dei pattern respiratori:
  • Normale
  • Con frequenza respiratoria aumentata
  • Con frequenza respiratoria ridotta
  • Respiro di Kussmaul
  • Respiro di cheysen-stokes I parametri vitali sono quattro:
    • Pressione
    • Frequenza cardiaca
    • Frequenza respiratoria
    • Temperatura corporea Nella valutazione generale si tende ad associare un quinto parametro: la pulsossimetria , che ci permette di avere rapidamente una stima della saturazione di ossigeno, attraverso la valutazione della trasmissione di una luce attraverso i tessuti viene valutata la saturazione di emoglobina. Ci sono delle situazioni in cui la misurazione della pulsossimetria può essere poco attendibile, per esempio se c’è troppa luce questo può falsare la pulsazione, o ad esempio in situazione in cui si hanno le mani fredde e si ha una bassa perfusione periferica che può falsare la valutazione della pulsazione. Si può rimediare scaldando la mano o in un paziente soggetto a tremore basta far poggiare la mano su una superficie ferma. Alle volte si può attaccare il pulsossimetro al lobo auricolare.