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Appunti completi e dettagliati su tutto il programma delle Scienze Umane del 5 anno di superiori. Perfetti per la maturità. (Voto finale 95/100)
Tipologia: Appunti
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La religione ha i caratteri di una realtà universale : non esiste società che non ne abbia elaborato una qualche forma. Studiando la geografia e la storia ci imbattiamo in religioni monoteistiche o politeistiche, culti animisti, concezioni panteista e così via.
Nonostante la grande varietà esistente nel programma delle religioni, possiamo individuare alcune caratteristiche salienti presenti in ciascuna di esse:
● Credenze riguardanti una dimensione che va oltre l’esperienza sensibile ● Pratiche di vita e rituali connessi alle credenze ● Gruppi, associazioni e organizzazioni ● Specialisti del sacro ● Oggetti e materiali funzionali alla pratica religiosa
L’esperienza religiosa è diventato oggetto di studio della sociologia.
Per Comte la religione rappresenta lo stadio primitivo della conoscenza del reale, in cui l’umanità affida al volere di esseri superiori la spiegazione degli eventi naturali e sociali. Lo studioso ipotizza quindi una religione dell’umanità, in cui Dio è sostituito dall’insieme degli esseri passati, futuri e presenti che concorrono liberamente a perfezionare l’ordine universale.
Per Marx la religione è una forma di alienazione, cioè una creazione dell’uomo che trasferisce fuori di sé, in un’entità trascendente, le caratteristiche e i valori che sono propri degli esseri umani. Tale processo non nasce però da bisogni intrinseci della natura umana, ma dalle condizioni storico sociali in cui gli uomini vivono, caratterizzate dalla presenza di rappresentazioni sociali in grado di giustificarlo. In questo senso è l’oppio dei popoli, uno degli strumenti di cui la classe dominante si serve per mantenere il proletariato in condizione di soggezione. Il superamento della religione non è richiede una trasformazione intellettuale, ma un cambiamento profondo. Con l’abbattimento del capitalismo, ipotizza Marx, l’umanità non avrà più bisogno di religione.
Un’analisi della religione come fenomeno sociale è condotta da Durkheim. Secondo Durkheim, sono due gli elementi che concorrono a definire la religione:
● La separazione tra sacro e profano , ossia tra due ambiti di realtà distinti ed eterogenei ● La tendenza a unire in una stessa comunità morale tutti coloro che condividono le stesse credenze intorno a ciò che è sacro. La religione è dunque un fenomeno sociale.
L’impossibilità di vivere l’esperienza religiosa se non inseriti in una dimensione di aggregazione interpersonale fa della religione stessa un potente collante per la vita sociale. Il contributo più noto della riflessione Weberiana sulla religione è costituito dal saggio l’età calvinista e lo spirito del capitalismo.
Il calvinismo è una dottrina sorta nell’ambito della riforma protestante. Il suo nucleo essenziale è la dottrina della doppia predestinazione, secondo la quale il credente non può né modificare né condizionare in alcun modo la scelta che Dio ha da sempre operato riguardo alla salvezza o alla dannazione della sua anima;
Questi assunti, secondo Weber, sono destinate ad alimentare una profonda inquietudine esistenziale, contro la quale l’unico rimedio per l’uomo di fede è costituito dal ricercare tracce dell’eventuale benevolenza divina nei suoi confronti nelle pieghe della vita quotidiana , in modo specifico nell’ambito lavorativo.
L’interpretazione del lavoro in chiave moralistico-religiosa conduce all’atteggiamento che Weber chiama ascesi intramondana , e cioè alla rinuncia a godere della ricchezza prodotta, nella convinzione che essa non sia finalizzata al soddisfacimento dei propri piaceri, ma al compimento di un dovere morale.
Studiando le diverse forme di aggregazione a cui l’esperienza religiosa da luogo , Troeltsch ha introdotto una distinzione tra chiesa e setta.
La chiesa è caratterizzata da una vocazione all’universalità che la porta ad accogliere come membri tutti coloro che nascono al suo interno e ad accettare la collaborazione e compromesso con il mondo; la setta è formata da persone che si sono aggregate volontariamente e che si pongono in posizione di critica nei confronti della realtà sociale e delle altre convinzioni religiose.
Successivamente questa distinzione è apparsa un po’ riduttiva. La ricerca empirica anche cercato di focalizzare le diverse dimensioni dell’esperienza religiosa, ossia le forme in cui essa può essere vissuta e interpretata. Il sociologo statunitense Glock ha individuato a questo proposito cinque distinte dimensioni della religiosità, che sono:
● La credenza ● L’esperienza ● La pratica ● L’appartenenza ● La conoscenza
Per comprendere il senso che la riflessione sulla religione può assumere nella società contemporanea, occorre chiarire i concetti di laicità e di globalizzazione.
Con il termine laicità si allude alla separazione della sfera religiosa dagli altri ambiti della conoscenza e dell’attività umana , in particolare dalla scienza e dalla politica. Con il termine globalizzazione si indica il fenomeno per cui i processi economici, politici e culturali tendono ad assumere una dimensione globale.
I dibattiti sulla religione nell’età contemporanea annoverano tra i contenuti più significativi il tema della secolarizzazione. Con questo termine storici e sociologi designano quel fenomeno dove diminuisce l’influenza che la religione ha sulla società.
È solo verso la metà del 900 che questo concetto diventa oggetto di esplicita trattazione. L’input decisivo viene da Cox che vede nella secolarizzazione un processo irreversibile con cui le diverse chiese devono in qualche modo a fare i conti.
Negli stessi anni il sociologo Acquaviva ha elaborato delle tesi che si possono sintetizzare in due idee di fondo:
● L’eclissi del sacro si identifica con la progressiva dissociazione tra storia sociale e storia religiosa L’eclissi si riferisce alla dimensione esteriore del sacro e della religiosità , ma lascia aperta la possibilità di una sua sopravvivenza come dimensione psichica dell’individuo
● Le testimonianze di sepolture individuali o collettive ● Le pitture e disegni su pareti di rocce e caverne ● Le statuette di divinità ● I monumenti megalitici
Uno dei problemi più discussi nell’ambito della storia delle religioni è quello della successione storica delle tre principali concezioni del divino:
● L’idea di un Essere supremo che ha dato vita all’universo ● La credenza in molti dei ( politeismo ) che reggono il mondo ● La fede in un unico Dio ( monoteismo )
Tra la fine dell’ottocento e gli inizi del 900 dominò la prospettiva evoluzionista dell’antropologo Tylor , secondo il quale il monoteismo sarebbe stato il punto di arrivo di un lungo processo che presuppone gli stati più arretrati dell’animismo e del politeismo.
In questi anni una voce diversa fu quella dello scrittore Lang che sostenne che il concetto di un Dio creatore, onnipotente e paterno, era presente anche nelle popolazioni primitive.
Riferendosi alla teoria di Lang, l’etnologo Schmidt elaboró la concezione del cosiddetto “ monoteismo primordiale ”. Schmidt voleva dimostrare che l’uomo è naturalmente portato al monoteismo; occorre però precisare che l’essere supremo può non coincidere con Dio creatore.
Secondo il grande studioso francese Dumezil , la presenza nei principali politeismi indoeuropei di una triade di divinità non è una coincidenza, ma riflette la struttura delle tre funzioni in cui erano articolate le più antiche culture indoeuropee: funzione sacrale e giuridica , funzione guerriera e funzione produttiva.
La terza importante concezione del divino è quella monoteista. Il monoteismo è puro quando la fede in un solo Dio è tale da non ammettere la credenza in altri dei. Ebraismo, cristianesimo e Islam sono esempi di monoteismo puro.
Un aspetto tipico delle religioni è la dimensione rituale. Tutte le religioni possiedono un repertorio di riti da compiersi in solitudine o insieme ad altri. L’insieme dei riti e delle pratiche devozionali tipici di una religione costituisce il culto. I riti possono essere individuali o collettivi, ma in entrambi casi esprimono dei significati sociali e condivisi.
Secondo la prospettiva ermeneutica di Geertz e Cassirer, il rito è il principale strumento di mantenimento dei veicoli sacri.
Nella realtà tutte le religioni, anche quelle filosofiche come il buddhismo, prevedono pratiche di vita e rituali individuali o collettivi.
I riti di passaggio furono studiati dall’antropologo Gennep. Secondo lui in ogni tipo di società l’esistenza comporta continui cambiamenti di condizione.
Questi passaggi sono accompagnati da cerimonia che li rendono pubblici e condivisi.
I riti di iniziazione comprendono una serie di prove e cui superamento è necessario per entrare a far parte di una comunità ristretta. L’iniziazione può essere pubblica e palese, oppure occulta: è questo il caso delle società segrete.
I riti funebri possono essere laici o religiosi. In entrambi casi, con il rito la morte viene socializzata: la comunità si stringe attorno ai parenti del defunto per partecipare alla loro sofferenza e non lasciarli soli. Il dolore reso pubblico e condiviso durante la celebrazione costituisce il primo momento del necessario processo di elaborazione del lutto.
Per quel che riguarda i riti patriottici e nazionalistici , è interessante notare la loro prossimità ai riti religiosi, che si esprime nella presenza di simboli sacri, nell’uso di vocaboli tratti dal lessico religioso, nei gesti lenti e studiati con cui si compiono certi atti.
Se pensiamo all’origine di certe manifestazioni patriottiche e nazionalistiche, emerge l’importanza del rito come fattore di integrazione sociale e di costruzione di una memoria collettiva.
Tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del novecento, in Europa e negli Stati Uniti vengono fondate le cosiddette scuole nuove.
Abbotsholme: la prima scuola nuova
Nel 1889 Cecil Reddie apre ad Abbotsholme la sua new school. Reddie istituisce una scuola convitto per l’educazione delle classi elevate, volta a formare persone ricche di cultura, capacità e spirito d’iniziativa.
Ad Abbotsholme la formazione umanistica è accompagnata da una più ampia formazione scientifica e linguistica, necessaria ai futuri membri della classe dirigente. La didattica è anti-nozionistica e basata sugli interessi e sull’esperienza.
La disciplina è rigida e vengono curati i rapporti con l’esterno anche per mezzo della pubblicazione di un giornale scolastico.
Baden-Powell
L’ex ufficiale dell’esercito Robert Baden-Powell fonda l’associazione dei Boy Scout.
Le ragioni del successo dello scoutismo sono legate al fatto che Baden-Powell istituisce un percorso formativo esterno a quello scolastico.
La diffusione delle scuole nuove in Francia
Le esperienze inglesi trovano un attento osservatore il sociologo francese Demolins , il quale fonda la società della scuola nuova. Acquistato il castello e la tenuta Des Roches in Normandia e vi allestisce un istituto scolastico. Il grande numero di studenti viene suddiviso in famiglie , che vivono in padiglioni separati. L’obiettivo del suo modello educativo è quello di formare giovani ben inseriti nella propria società. Sul piano didattico viene privilegiato l’insegnamento delle lingue vive.
La diffusione delle scuole in Germania
Lietz trapianta l’esperienza delle scuole nuove in terra tedesca, fondando numerosa case di educazione in campagna.
Nella scuola andrà favorito un rapporto democratico e partecipativo tra docente e alunno, per la realizzazione della democrazia politica e del diritto alla cittadinanza.
Inoltre secondo il pedagogista nella società preindustriale il fanciullo viveva attivamente le relazioni sociali ed era in grado di assistere e partecipare direttamente al lavoro di produzione e trasformazione dei beni; la rivoluzione industriale ha invece allontanato il bambino da questi processi: le meccanizzazione lo hanno separato dal lavoro e privato di numerose occasioni di esperienza e di formazione del carattere.
Per Dewey I bambini devono imparare a conoscere il progresso compiuto dall’umanità attraverso il modo in cui il lavoro ha modificato la realtà umana. Il percorso didattico può prendere le mosse dal modo in cui le materie prime sono state lavorate. Ciò porta ad analizzare l’evoluzione delle tecniche di elaborazione e le problematiche adesso collegate. Il pedagogista vuole che la scuola consenta anche di costruzioni sperimentali dei processi lavorativi, così da far vivere all’alunno esperienze dirette e concrete.
Kilpatrick e l’eredità di Dewey
Kilpatrick nella scuola primaria annessa all’università avvia la sperimentazione del cosiddetto metodo dei progetti.
In uno dei suoi scritti teorici il pedagogista esamina le trasformazioni sociali indotte dall’industrializzazione e le conseguenze che esse hanno per il ruolo formativo della famiglia e della scuola. Inoltre egli sostiene che l’interesse e la conoscenza si sviluppano attraverso le azioni dirette del soggetto e le sue interazioni con gli altri. La scuola deve dunque iniziare a privilegiare l’ordine psicologico del soggetto.
La realizzazione di quanto affermato da Kill Patrick a livello teorico avviene nel metodo dei progetti. Secondo il pedagogista statunitense l’alunno deve diventare primo e unico attore del proprio apprendimento, mediante la messa in opera di una serie di attività da lui stesso scelte e assistite dagli insegnanti. Le attività devono avere scopi definiti, e assumere così la forma di progetti che si realizzano attraverso le seguenti fasi:
Pankhurst e il Dalton Plan
Parkhurst si fa a sua volta promotrice di un approccio educativo nuovo, noto come “ piano dalton ” dal nome della grande città nella quale prende avvio.
Parkhurts sviluppa una serie di osservazioni empiriche sul bambino e sui suoi rapporti con la società.
In questo modo approda ad alcuni principi-guida:
● L’importanza di elaborare curricoli a misura di ciascun alunni, al fine di salvaguardarne l’autonomia ● La necessità di porre al centro dell’attenzione la responsabilità di ciascuno sul proprio percorso di apprendimento
Washburne e l’educazione progressiva
Un altro grande seguace dell’approccio Deweyano all’educazione è Washburne. Educazione progressiva si prefigge l’obiettivo di formare il carattere morale dell’autodisciplina. L’insegnante deve dunque guidare l’organizzazione di tempi, spazi e modalità di apprendimento in modo da renderli progressivi: quindi i ragazzi stabiliscono in collaborazione con l’insegnante che cosa devono fare, quello che devono studiare e come lo devono studiare.
Il pedagogista suddivide il programma scolastico in:
● Una parte minima, che riguarda le conoscenze e le tecniche mediante le quali cerchiamo di ottenere un comune livello tra tutti gli alunni, ed è formato da unità didattiche in successione da far svolgere secondo percorsi individualizzati ● Una parte di sviluppo, cioè gli stimoli e le occasioni offerte in vista di un lavoro creativo che interessa la collettività
Decroly
Decroly è il più insigne rappresentante dell’attivismo pedagogico belga. Decroly afferma che l’allievo è vittima della scuola tradizionale. La scuola invece deve essere organizzata in modo tale che l’alunno sia introdotto gradualmente alle attività pratiche sociali della propria vita reale.
Per l’attività didattica Decroly propone di scegliere un argomento relativo a uno degli interessi fondamentali e di farne il centro di tutta l’attività scolastica. L’insegnamento comincia con l’osservazione. In seguito i bambini potranno associare nello spazio nel tempo quanto osservato e quindi esprimere quanto acquisito mediante relazioni artistiche pratiche e linguistiche.
Per il pedagogista belga, il sistema educativo concepisce in modo errato l’ambiente: per questo nella scuola dell’Ermitage l’ambiente non è l’aula, ma la natura che circonda l’edificio. L’ambiente naturale del bambino è la campagna, poiché egli deve ripercorrere il cammino della specie umana a partire dalle proprie origini.
Montessori e le case dei bambini
Anche Maria Montessori ricava dalla propria formazione medica la convinzione che per impostare correttamente qualsiasi intervento educativo sia necessario studiare la psicologia del bambino. Montessori descrive un mondo sempre meno a misura di bambino, abitato da adulti troppo distratti e assenti per crescere i propri figli.
Di fronte a questo, il progetto educativo di Maria Montessori parte da una revisione dello spazio e dell’attività scolastica. I bambini sono responsabili di tutte le attività riguardanti la vita quotidiana, a partire dal mantenimento dell’ordine nell’aula. Come sostiene la Montessori, la casa dei bambini è una vera scuola di educazione , i cui metodi sono ispirati ai principi della pedagogia scientifica.
Inoltre la Montessori ritiene che il bambino abbia difficoltà a governare l’eccesso di stimoli che colpisce la sua mente assorbente. Infatti l’educazione deve solamente fornire contesti di esperienza che permettano al fanciullo di dare un ordine a questi stimoli e di auto-dirigersi nel corso di una crescita libera.
Binet È inoltre uno dei più convinti sostenitori della Psico pedagogia contemporanea. Secondo lo studioso francese tale disciplina dovrebbe affrontare i problemi tradizionali dell’educazione sulla base di procedimenti e metodi mutanti in gran parte della psicologia, e quindi dovrebbe fondarsi sull’osservazione , sull’esperienza e sull’indagine dei soggetti educanti mediante strumenti scientifici.
L’educazione intellettuale che ne scaturisce è una sorta di ortopedia mentale, ovvero di percorso formativo che dovrebbe attivare correttamente tutte le facoltà della mente attraverso l’esercizio.
Kerschensteiner e la pedagogia del lavoro
L’idea da cui il pedagogista è che il lavoro sia una forma essenziale, una legge del processo culturale. Per questo occorre una scuola incentrata sul lavoro, un lavoro utile e non spontaneo, per meglio realizzare la piena integrazione sociale dell’individuo nello stato.
Egli articola il proprio metodo in sei punti principali:
● Gli aspetti del lavoro sono l’aspetto fisico, l’aspetto spirituale e l’aspetto pedagogico ● L’insegnamento deve incentrarsi su di un interesse concreto, cioè su di un interesse che nasce da un bisogno sentito ● Nell’attività lavorativa lo spirito deve mantenere un atteggiamento di obiettività , cioè di impegno e di rigore ● La pedagogia individuale e la pedagogia sociale devono coincidere ● Il fine utilitario si identifica con il fine etico dell’educazione ● La scuola del lavoro è suddivisa in tre fasi: fase inventiva , fase esecutiva , fase autocritica.
Petersen e il piccolo piano di Jena
Il principio ispiratore del piccolo piano di Jena, è quello di organizzare un corso di studi unitario, in grado di fornire nell’arco di 10 anni una formazione integrale.
L’aspetto più significativo della sperimentazione di Peterson è la creazione di un sistema di gruppi a intervalli di tre anni ciascuno. In ciascun gruppo si lavora insieme. Ciò favorisce la socializzazione, lo stimolo reciproco, il mutuo insegnamento.
La libertà del gruppo di lavoro di disporre dei materiali didattici e di fare ricerche conduce gli alunni all’autodisciplina e a sentirsi parte integrante della comunità di appartenenza.
Tutti gli spazi dell’ambiente scolastico vengono sfruttati per raggiungere la massima funzionalità dell’esperienza educativa. I gruppi di lavoro si formano spontaneamente, anche se l’educatore gli osserva con attenzione e riconosce quali sono le strutture ottimali.
Cousinet e l’apprendimento in gruppo
Cousinet spiega che l’insegnamento tradizionale ha il doppio limite di impedire l’individualizzazione e di non favorire la socialità. Il lavoro scolastico dovrebbe invece essere compiuto in un ambiente stimolante per la
mente, ma anche adeguata allo sviluppo delle relazioni con gli altri: il metodo di lavoro libero per gruppi permette di raggiungere entrambi gli obiettivi. Con esso il pedagogista mira alla formazione di gruppi liberi ma non fissi. Il lavoro poi va svolto sia attraverso lo studio del reale per mezzo dell’analisi , sia attraverso attività creative, artistiche ed espressive.
Il metodo di Cousinet stabilisce che:
● I gruppi possono formarsi e sciogliersi liberamente ● Le attività da esercitare vengono scelte liberamente
Il pedagogista ritiene che un simile percorso debba compiersi in assoluta libertà e senza l’intervento dell’adulto, poiché è importante che ognuno prenda coscienza da solo delle proprie capacità e caratteristiche.
Freinet: un’educazione attiva, sociale e cooperativa
Freinet si occupa dell’educazione popolare e conferisce al tema una dimensione innovativa.
Il termine usato da frenet per designare l’apprendimento infantile, tâtonnement , È una delle parole più celebri in pedagogia. Secondo Freinet la mente del bambino è come acqua che scorre libera e che va a tentoni fino a quando non è finalmente indirizzata a una meta. Alla scuola spetta appunto questo compito di orientamento.
Il punto di partenza è costituito da bisogni e attività spontanea , mentre il punto di arrivo consiste in attività cooperative e organizzate che soddisfano i bisogni iniziali.
Freinet propone una scuola che rispetti la spontaneità e promuova l’attività , che favorisca la ricerca e la cooperazione , che superi ogni isolamento e individualismo, pur rispettando le radici comunitarie degli individui.
La cooperazione che deve instaurarsi tra gli alunni, tra gli insegnanti, e tra gli alunni e gli insegnanti di una stessa scuola deve amplificarsi anche ad altre comunità scolastiche e ad altri paesi, per favorire un lavoro comune in vista di obiettivi più ampi. L’educazione popolare diviene così educazione sociale.
Nella scuola di Freinet gli apprendimenti grammaticali, aritmetici, scientifici e storici ruotano attorno a una serie di laboratori pratici e al giornale scolastico.
I bambini compongono testi scritti liberi. Spesso i testi individuali vengono fusi in un testo comune, a correggere il quale sono gli alunni stessi e non il maestro. Le valutazioni vengono effettuate mediante votazione democratica e paritaria da parte di tutta la classe.
La stamperia scolastica trasformerà questi testi in un giornale. In questo clima l’insegnante non è più una figura autoritaria, ma assume le vesti di cooperatore nell’attività degli alunni. Egli deve soprattutto saper evocare le due energie espressive e creative, per poi incanalarle in centri di interessi sui quali organizzare la stesura dei testi.
Boschetti alberti e la scuola serena
Per Maria boschetti Alberti l’errore più grave che la scuola compie nei confronti dei fanciulli è quello di frustrare la loro libertà e la loro spontaneità. Il nuovo modo di fare scuola consiste invece nella creazione di un ambiente sereno.
L’attivismo Cattolico
Il documento ufficiale dell’attivismo cattolico è l’enciclica divini Illius Magistri , emanato da Papa Pio XI il 31 dicembre 1929.
In essa si afferma che è necessario che tutto l’insegnamento e tutto l’ordinamento della scuola siano governati dallo spirito cristiano sotto la direzione e la vigilanza materna della Chiesa.
attorno a questi principi si sviluppa l’attivismo cattolico, che contrappone un modello prevalentemente mistico, secondo il quale l’attività in potenza dell’alunno viene trasformata in atto dal maestro.
Devaud e la scuola attiva secondo l’ordine Cristiano
Tra i principali interpreti dell’attivismo Cristiano troviamo Devaud. Egli arriva la conclusione che la nuova educazione costituisce nella maggior parte dei casi un attacco alla scuola cattolica tradizionale. Egli propone un approccio all’attivismo coerente con l’insegnamento della Chiesa.
Le fondamenta sulle quali Devaud costruisce l’edificio dell’attivismo cattolico sono l’amore per il sapere e la verità.
Si passa così al secondo punto importante dell’attivismo Cristiano: vivere il vero. La scuola deve impartire un’educazione fondata sul vero e sul bene. Il fanciullo non deve essere educato per se stesso ma per Dio.
Maritain e l’umanesimo integrale
Un contributo più filosofico è offerto da Maritain.
Per il pedagogista bisogna superare la visione sia individualistico-naturalistica, sia sociale dell’educazione, nell’ottica di una pedagogia nuova capace di rinnovare completamente l’umanità.
Per il filosofo francese ciò che conta è la verità , di cui l’educatore deve considerarsi un devoto testimone.
L’educazione cristiana propugnata da Maritain si fonda sull’opera di Tommaso d’Aquino. Questa afferma la centralità dell’uomo come persona. Il significato di tale personalismo viene chiarito da Maritain; egli sostiene la necessità di passare da un umanesimo antropocentrico , incentrato sulle capacità dell’uomo di modificare il mondo, a un umanesimo teocentrico, che vede l’uomo dipendere da Dio.
L’attivismo marxista
Nel 1917 la formazione marxista dei bolscevichi guidava il popolo russo e la cosiddetta rivoluzione proletaria.
Makarenko con la sua pedagogia sociale ritiene che il cittadino sovietico non possa operare in solitudine. L’elemento che maggiormente caratterizza la sua pedagogia è il principio del collettivo. Con questo termine si intende la partecipazione generale al lavoro comune. Per Makarenko la scuola è intesa come collettivo pedagogico. L’insegnante si forma solo all’interno. La scuola come collettivo ha a capo un direttore e si suddivide nel collettivo degli insegnanti in quello dei ragazzi, a sua volta articolato in collettivi di base che promuovono il raggiungimento di una miglior identità di gruppo più organica divisione del lavoro.
Gramsci e il nuovo intellettuale
L’orientamento pedagogico degli studiosi italiani di ispirazione marxista ha una delle sue radici e fondamentali in Antonio Gramsci. La situazione scolastica in Italia, Secondo Gramsci, richiede di equilibrare il rapporto tra educazione umanistica e educazione scientifica , entrambe dotate di grande importanza formativa.
Per questo è necessaria la creazione di una scuola unica di base, culturale e disinteressata, ma anche tecnico-scientifica. La separazione tra educazione umanistica e formazione scientifico-tecnologica va dunque respinta.
L’attivismo idealistico
Tra la fine del XIX secolo e primi decenni del 20º in Europa negli stati uniti si sviluppano scuole filosofiche ispirato il pensiero di Hegel.
Giovanni gentile riduce il reale a puro atto del pensiero del soggetto, ad auto coscienza dello spirito che si realizza continuamente. Da questo assunto la sua posizione riceve l’appellativo di attualismo.
Per quanto riguarda il pensiero di Hegel, nell’educazione sono presenti le dimensioni della libertà , dello sviluppo e dell’autocoscienza : per gentile queste tre dimensioni sono caratteristiche di tutto il reale, il quale era il suo interezza un processo educativo.
Il maestro cessa di essere una figura esterna, la cui comunicazione educativa deve essere acquisita interamente dall’alunno: piuttosto del duca azione autentica vi è unita e immedesimazione del maestro dello scolaro e dello scolaro nel maestro.
In quest’ottica cessa di esistere il problema del rapporto tra autorità e libertà, poiché nell’ubbidire al maestro lo scolaro obbedisce la parte migliore di sé stesso.
Lombardo-Radice e la didattica viva
Lombardo-radice fa propria la concezione gentiliana secondo la quale l’educazione è sempre autoeducazione e il rapporto maestro-scolaro è costituito da una sostanziale unità spirituale.
Secondo Lombardo radice il bambino scopre la propria infantilità come limite e tende a superarla: una certa dipendenza sarà sempre necessaria per salire alla libertà ; come una certa libertà sarà sempre necessaria per salire alla consapevole obbedienza.
Per ben realizzare la propria funzione, l’istituzione scolastica deve garantire un lavoro educativo sereno e costruttivo, in cui la disciplina sia interiorizzata e la norma accettata in quanto fatta propria. La scuola è l’organismo educativo per eccellenza.
Secondo la concezione idealistica dell’educazione, non c’è spazio per una scienza pedagogica che possa dettare leggi immutabili riguardanti processi di apprendimento. La pedagogia si risolve nella filosofia, ovvero nella comunità e nella simbiosi culturale che si realizza tra docente e discente.
Sigmund Freud è il fondatore della “psicoanalisi”.
Tra coloro che prendono le distanze dal movimento psicoanalitico troviamo il medico e psicoterapeuta austriaco Alfred Adler.
Adler teorizza una concezione dello sviluppo differente da quella di Freud. Anziché ritenere che il bam bino cresca attraverso una serie di fasi psicosessuali, Adler concepisce lo sviluppo come processo organizzato intorno a un «sentimento di inferiorità» dell’Io e a un «ideale di perfezione» compensativo.
Il sentimento o complesso di inferiorità scaturisce dal desiderio del bambino di affermarsi nella realtà conseguendo i propri obiettivi ed esercitando la propria potenza sulle cose. L‘esperienza del limite e il fallimento nel perseguire i propri scopi generano frustrazione e senso di inferiorità ; il bambino cerca allora una compensazione plasmando un sé ideale.
Per questo l’intervento educativo diviene fondamentale al fine di favorire I’ individuazione delle strategie (anche sociali) necessarie per consentire a tutti la propria realizzazione.
ANNA FREUD
Particolarmente significativa l’opera di Anna Freud. La studiosa si preoccupa di analizzare il rapporto tra la psicoanalisi e la pedagogia.
Secondo Anna Freud lo sviluppo dei bambini è profondamente influenzato dalle relazioni familiari e sociali, e il compito della psicoanalisi consiste sia nel riequilibrare le condizioni psicologiche del bambino in crisi , sia nell'agire nei confronti dei genitori e degli educatori, perché a loro volta siano in grado di comunicare efficacemente e positivamente con lui.
Secondo Anna Freud il terapeuta deve accostarsi alla comprensione del bambino sia attraverso il linguaggio, sia attraverso l'analisi di una serie di comportamenti a contenuto simbolico.
Il ruolo dello psicoanalista prevede però anche un aspetto attivo, che consiste sostanzialmente nella comunicazione educativa c on il suo giovane paziente.
ERICKSON
Erik Erikson collega le teorie di Freud alla sociologia. Erikson estende le fasi psicosessuali freudiane all’arco di tutta la vita, trasformandole in otto «fasi di sviluppo psico-sociale» , ciascuna riconducibile a uno specifico momento dello sviluppo.
Ogni fase della vita è caratterizzata da una specifica dicotomia : fiducia/sfiducia; autonomia/vergogna e dubbio; spirito di iniziativa/senso di colpa; industriosità/senso di inferiorità; identità/dispersione; intimità/isolamento; generatività/stagnazione; integrità dell’io/disperazione.
BETTELHEIM
Il suo interesse costante per la psicologia del bambino e per l’educazione lo spinge a occuparsi soprattutto dell’ interazione tra genitori e figli e del significato psichico della fiaba.
Secondo Bettelheim SIA l’educatore, sia il genitore, sappia cogliere i bisogni profondi del bambino e interagire con il suo sviluppo rispettandone l’individualità.
Sono particolarmente note le analisi psicopedagogiche di Bettelheim riguardanti il significato delle fiabe che hanno ispirato molti studiosi. A fronte della tendenza degli adulti a evitare o censurare la fiaba, Bettelheim vede in essa un e spediente narrativo utile per affrontare una serie di eventi negativi
LA PSICOLOGIA DELLA FORMA IN GERMANIA
WERTHEIMER
Max Wertheimer constata che gli insegnanti, tendono relativamente a fornire agli allievi procedimenti precostituiti per la soluzione dei problemi. Gli studenti entrano in crisi qualora si trovano in una situazione che non lascia adito a una semplice applicazione meccanica delle regole, dimostrando una sostanziale incapacità di risoluzione di fronte a problemi non-standard, che tenderà a manifestarsi soprattutto nella realtà quotidiana.
Secondo Wertheimer la didattica è dunque efficace quando, anziché fornire regole, pone i soggetti di fronte a problemi affrontabili con strategie alla loro portata. II compito dell’in diventa così quello di offrire aiuti o stimoli, di “attivare” l'alunno.
PIAGET
La teoria psicologica piagetiana viene definita “ epistemologia genetica ” perché è orientata a seguire la genesi, ossia l’origine e lo sviluppo dell’intelligenza e dei sistemi di conoscenza attraverso le fasi proprie di ciascuna età, e a spiegare il passaggio da una fase all’altra. Per Piaget l’intelligenza è una capacità che permette al soggetto di adattare il proprio comportamento alle modificazioni dell’ambiente. Lo sviluppo psichico, infatti, secondo Piaget avviene attraverso l’interazione con l’ambiente fisico e sociale circostante: il bambino possiede fin dalla nascita una serie di riflessi basilari e una “programmazione” della forma e della successione delle fasi di sviluppo. L’ambiente fornisce invece gli stimoli.
Piaget ritiene infatti che i tempi e la successione delle fasi di sviluppo psicologico siano sostanzialmente universali e immodificabili. L’intervento degli adulti non può né accelerare né cambiare questi aspetti. L'interazione con l’adulto o con i compagni di gioco non ha dunque, in questo ambito, particolare efficacia. L'educazione non può produrre direttamente i progressi dell’allievo, ma solo preparare ambiente adatto alla loro comparsa, oppure rinforzarli. Il motore dell’intelligenza del è la sua azione: per questo 1 ‘educatore deve soprattutto predisporre le condizioni all’esercizio di questo. La centralità attribuita al “fare del bambino è in pieno accordo con le concezioni dell’atti ma l’analisi che Piaget e i suoi collaboratori conducono sullo sviluppo dell’azione settori cognitivi, morali, linguistici, logici e sociali delinea un profilo dell'insegnante diverso. insegnante, per Piaget, essere un vero e proprio “ricercatore’, in grado di rintracciare le condizioni migliori per l’apprendimento.
VYGOTSKIJ
Vygotskij è uno dei fondatori della scuola “ storico-culturale ”, la più importante scuola sovietica di psicologia. Pur aderendo all’idea, sostenuta dal regime soi che lo sviluppo umano dipende ampiamente dalla dimensione sociale, Vygotskij si nutre costantemente del confronto con il pensiero occidentale. Vygotskij prende decisamente le distanze dalla riflessione di Piaget. Il bambino degli studi piagetiani viene descritto prevalentemente isolato, mentre, la realtà lo circonda come un piccolo scienziato nel suo laboratorio.
Per Vygotskij l'aspetto caratteristico dello sviluppo è la sua socialità: il bambino cresce nell’interazione con gli altri
illich
Egli si fa portavoce di un progetto provocatorio di descolarizzazione. Nella sua denuncia del carattere elegante delle istituzioni sociali descrive la scuola come centro di riproduzione dell’ideologia oppressiva del potere politico. Essa pure alimentando il mito dell’uguaglianza nei fatti produce disuguaglianza.
Egli ritiene che l'eliminazione della scuola sia indispensabile per la creazione di una società libera, in cui ciascuno possa accedere a occasioni di formazione alternativa attraverso la socializzazione libera.
papert
Papert si fa promotore dell'uso del computer a scuola. A questo proposito egli nota come il computer sia stato perlopiù impiegato per individualizzare l'apprendimento considerando questo utilizzo molto riduttivo; egli ha inventato un linguaggio di programmazione elementare a portata di bambino, il LOGO, che favorisce percorsi non direttivi di apprendimento.
capitini
Capitini si dedica con passione alla formazione del cittadino. La sua pedagogia è improntata ai viali pacifisti e nonviolenti, e promuove forme di associazione di apprendimento cooperativo, nel quadro di un progetto di educazione comunitaria per tutti
don milani
Don Milani pone alla base della propria proposta pedagogica la necessità di una scuola Popolare. A barbiana insegnano gli strumenti linguistici e culturali per poter leggere il presente e sviluppare la capacità critica nei confronti della realtà. Molto importanti sono anche le relazioni, il lavoro di gruppo e il rifiuto della pedagogia accademica. Per Don Milani sono da respingere la sistemazione e la programmazione.
dolci
La proposta pedagogica di dolci si caratterizza per il rifiuto di una scuola diretta e il tentativo di dare espressione alle energie creative della persona attraverso l'educazione che passi dal trasmettere meccanico al comunicare dialogico. A questo però si deve accompagnare una battaglia civile e politica, volta contestare sia il sistema sociale, sia le situazioni locali di oppressione.
UNITÀ 11 I CONTESTI FORMALI E NON DELL’EDUCAZIONE
La scuola è un'agenzia formativa basata su servizi educativi specifici e pianificati che si articola al proprio interno in tre dimensioni: comunitaria , culturale e curricolare. Attraverso queste dimensioni, essa cerca di rispondere all'estensione di massa della scolarizzazione e all'aumento delle richieste sociali di educazione programmata. Alla scuola spetta il compito di creare i presupposti per migliorare le condizioni di vita degli individui e di fornire loro strumenti e competenze per svolgere funzioni specifiche. L'importanza di queste finalità fa sì che la valutazione dell'efficacia della formazione scolastica sia un tema oggi molto dibattuto. E’ in questa direzione che vengono effettuate indagini sul rendimento scolastico degli studenti. Un esempio è il progetto Pisa.
Attualmente la scuola non riesce a svolgere pienamente i compiti che le vengono attribuiti: in particolare essa soffre di discontinuità interne e tende a fornire conoscenze inadeguate e improduttive. Il passaggio da una
scuola d'elite a una scuola di massa non riesce a tenere fede ai propri propositi, e non è in grado di mantenere alto il livello dell'offerta formativa contenendo lo stesso tempo e costi.
Per rispondere alla crisi della scuola, negli anni Settanta è stata avviata una politica di riforme. Da un lato sono stati creati organi collegiali per estendere la partecipazione delle famiglie alla gestione scolastica; dall'altra sono stati introdotte nuove tecniche di valutazione di programmazione e degli indirizzi specialistici.
E’ attualmente diffuso in tutto il mondo un movimento per la comparazione dei sistemi e dei processi educativi dei diversi paesi, allo scopo di fornire un'educazione sempre efficace. Quest'opera di educazione comparata presuppone la descrizione di diversi sistemi educativi, delle condizioni fondamentali per la loro conservazione e la loro innovazione, delle relazioni interazioni tra i fattori dell'educazione tra Educazione e società.
UNITÀ 11 NUOVE SFIDE PER L’ISTRUZIONE capitolo 1: la scuola moderna
● l'interesse della sociologia nei confronti della scuola ha due ragioni:
● negli stessi anni un’ accusa alla scuola tradizionale viene mossa da Bourdieu