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Intero programma di scienze umane di V superiore
Tipologia: Appunti
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Il movimento delle “scuole nuove” nasce come reazione contro il sistema educativo tradizionale, giudicato antiquato, passivo e inadatto a formare individui per la vita moderna. Il primo esempio significativo di questa innovazione fu la New School di Abbotsholme, fondata nel 1889 da Cecil Reddie in Gran Bretagna. Reddie criticava la vecchia scuola per la sua tendenza a preparare gli studenti al passato e non al presente, sottolineando l’importanza di formare individui completi, in grado di affrontare le sfide della vita reale. Il suo modello educativo prevedeva un approccio pratico, con un curriculum orientato all’empirismo e all’utilitarismo, che combinava materie umanistiche e discipline più concrete, come le scienze e le lingue moderne. Le attività si dividevano tra studio e occupazioni fisiche e manuali, con lo scopo di favorire lo sviluppo armonico di tutte le facoltà umane. Parallelamente, il modello inglese influenzò anche la Francia, con la creazione nel 1898 dell’École des Roches di Edmond Demolins. Ispirata alla scuola di Abbotsholme, questa istituzione privata si concentrava sull’apprendimento diretto e pratico delle materie scolastiche, favorendo l’acquisizione delle lingue straniere attraverso insegnanti madrelingua e viaggi all’estero. Il modello di Demolins suddivideva la scuola secondaria in un ciclo di orientamento generale e corsi specializzati in diversi settori, come letteratura, scienze e agricoltura, per preparare i giovani alle loro future occupazioni. Successivamente, la direzione dell’École des Roches passò a Georges Bertier, che contribuì allo sviluppo del movimento dell’Éducation nouvelle in Francia, basata sui principi di autonomia e autodisciplina. Bertier introdusse lo scoutismo nella scuola, fondando nel 1911 il primo gruppo di scout francesi, i Éclaireurs de France. Un ulteriore sviluppo di questo movimento si ebbe in Germania con la creazione delle Landerziehungsheime da parte di Hermann Lietz nel 1898, scuole situate in campagna, a contatto diretto con la natura. Lietz, anch’egli influenzato dall’esperienza di Reddie, credeva che l’educazione dovesse avvenire attraverso l’esperienza diretta e pratica, in armonia con l’ambiente naturale. In Spagna, il movimento delle scuole nuove trovò un importante esponente in Andrés Manjón, sacerdote che nel 1888 fondò la Scuola dell’Ave Maria a Granada. Il suo obiettivo era quello di fornire un’istruzione ai bambini poveri, utilizzando un approccio innovativo basato sul gioco. Questo metodo, lontano dalla didattica nozionistica, mirava a sviluppare le tendenze naturali dei bambini e a insegnare loro un mestiere che potesse renderli autonomi nella vita adulta. Le lezioni si svolgevano spesso all’aperto, a contatto con la natura, creando un ambiente di apprendimento più informale e pratico. Questo modello si diffuse poi in altre parti della Spagna e in America Latina. Infine, un altro esempio chiave dell’approccio educativo progressista è rappresentato dal modello educativo scout di Robert Baden-Powell, fondatore del movimento scout. Nato dall’esperienza di Baden-Powell durante la guerra boera in Sudafrica, il movimento scoutistico si basava sull’apprendimento attraverso l’azione (learning by doing), con un’enfasi sulla sopravvivenza, l’autodisciplina e il lavoro di gruppo. Gli scout imparavano a conoscere il territorio, sviluppare abilità manuali, vivere in comunità e interiorizzare un codice etico. Il metodo scoutistico rifletteva l’idea che l’educazione dovesse essere esperienziale, aiutando i giovani a sviluppare competenze pratiche e una forte responsabilità sociale. Il movimento delle scuole nuove rappresenta una profonda trasformazione dell’educazione moderna, influenzando vari paesi europei e non solo. Al centro di questo movimento vi è l’idea che l’educazione debba essere pratica, concreta e centrata sugli interessi e le esperienze degli studenti, preparandoli in modo realistico alla vita e alla società. L’accento sull’apprendimento attraverso l’azione, sull’autodisciplina e sullo sviluppo di competenze pratiche rimane un principio fondamentale di queste innovazioni pedagogiche.
Due figure fondamentali per l’educazione in Italia tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento: Rosa e Carolina Agazzi e Giuseppina Pizzigoni. Entrambe hanno rivoluzionato il modo di intendere l’insegnamento per l’infanzia, portando avanti idee che, ancora oggi, influenzano la pedagogia. Le sorelle Agazzi, nel 1895, fondarono a Mompiano, vicino Brescia, la loro prima scuola materna. Si ispirarono agli asili di Ferrante Aporti e ai Kindergarten di Friedrich Fröbel, ma introdussero un approccio tutto nuovo, mettendo il bambino al centro del processo educativo. Per loro, ogni bambino era un «germe vitale» che portava in sé delle potenzialità da sviluppare. L’ambiente scolastico doveva essere il più possibile simile a quello familiare, un luogo in cui i piccoli non percepissero una rottura rispetto alla cura e all’affetto che trovavano a casa. Le maestre, secondo il metodo Agazzi, dovevano assumere un ruolo materno, accogliente, comprensivo, ma anche ben formato. Tra i principi fondamentali del loro metodo troviamo l’osservazione delle inclinazioni naturali dei bambini e il gioco, che per loro non era solo un momento di svago, ma un mezzo per educare alla razionalità e al rispetto delle regole in modo spontaneo. Un aspetto innovativo del loro metodo era l’uso delle cosiddette “cianfrusaglie”, oggetti semplici e quotidiani che i bambini portavano da casa e che venivano utilizzati per le attività didattiche. Questi oggetti, seppur di scarso valore materiale, avevano per i bambini un forte legame affettivo e stimolavano la creatività. L’ambiente scolastico doveva essere ordinato e funzionale, per favorire l’iniziativa e il senso dell’ordine nei bambini. Parallelamente a loro, un’altra figura chiave fu Giuseppina Pizzigoni, che nel 1911 fondò la “Scuola Rinnovata” a Milano. Anche lei sentiva la necessità di riformare un sistema educativo che considerava troppo basato sulla memorizzazione e su nozioni astratte. Il suo motto era “sostituire il mondo delle parole con il mondo dei fatti”. Pizzigoni si documentò approfonditamente sulle esperienze pedagogiche più avanzate del suo tempo, visitando scuole in Svizzera e Alsazia, tra cui Abbotsholme, Landerziehungsheime e l’École des Roches. Da queste esperienze, trasse ispirazione per un metodo basato su attività pratiche e sul contatto diretto con la natura. La sua “Scuola Rinnovata” mirava a educare i bambini attraverso esperienze reali e concrete, promuovendo il loro benessere psicofisico. Le attività si svolgevano spesso all’aperto, in netto contrasto con la rigidità delle scuole tradizionali, dove i bambini erano costretti a restare seduti nei banchi. Secondo Pizzigoni, la scuola doveva rispettare i tempi e le esigenze di ogni bambino, aiutandolo a sviluppare autonomia e capacità decisionali. Tra le attività proposte c’erano la coltivazione di un orto e la cura del giardino, dove i bambini imparavano il valore del lavoro manuale e acquisivano competenze utili per la vita. Anche se in alcuni aspetti il metodo di Pizzigoni poteva ricordare quello di Maria Montessori, esso si distingueva per l’attenzione all’esperienza pratica e per l’apertura verso esperti esterni, che partecipavano alle attività scolastiche con lezioni interdisciplinari. La “Scuola Rinnovata” era pensata per una scuola pubblica e popolare, destinata a formare cittadini attivi e consapevoli, in grado di contribuire alla società in maniera responsabile. In sintesi, sia il metodo delle sorelle Agazzi che quello di Pizzigoni avevano come fulcro l’attenzione al bambino. Entrambe ritenevano che i bambini non fossero semplici recipienti da riempire di nozioni, ma individui attivi che potevano apprendere attraverso l’esperienza diretta, il gioco e il contatto con la natura. Queste idee si inseriscono in un più ampio movimento di riforma pedagogica, che tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo cercava di rompere con i modelli scolastici autoritari, proponendo un’educazione centrata sul rispetto della personalità e delle esigenze del bambino. Concludendo, possiamo dire che queste riformatrici italiane hanno contribuito in modo determinante a un cambiamento radicale del sistema educativo, che ancora oggi è fondamentale nel promuovere un’educazione più umana, inclusiva e vicina ai bisogni reali dei bambini.
cinque fasi: il dubbio iniziale di fronte a una situazione problematica, l’individuazione del problema, l’elaborazione di ipotesi, la sperimentazione e infine la verifica delle soluzioni proposte. È attraverso questo ciclo di riflessione e azione che avviene l’apprendimento autentico, e Dewey sottolinea l’importanza del metodo scientifico per insegnare agli studenti a risolvere problemi e affrontare situazioni nuove. I principi dell’esperienza educativa: continuità, interazione e crescita Nel suo testo Esperienza e educazione, Dewey delinea tre principi chiave che definiscono un’esperienza educativa autentica: continuità, interazione e crescita.
Il movimento delle scuole progressiste negli Stati Uniti, nato come risposta a un sistema educativo statico e inadeguato, fu ispirato inizialmente da Francis Wayland Parker e successivamente sostenuto da pedagogisti di rilievo come John Dewey, William Heard Kilpatrick, Helen Parkhurst e Carleton Wolsey Washburne. L’obiettivo era creare un’educazione che coinvolgesse gli studenti attivamente, fornendo non solo nozioni accademiche, ma anche esperienze formative pratiche e sociali. In particolare, Kilpatrick, influenzato dalle teorie di Dewey e dal metodo montessoriano, elaborò il Metodo dei Progetti, un approccio innovativo che metteva al centro il lavoro di gruppo e la realizzazione pratica. Kilpatrick definì quattro tipi di progetti, ognuno mirato a sviluppare competenze diverse: progetti di produzione, di consumo, di risoluzione di problemi e di addestramento. Attraverso questi, gli studenti non solo acquisivano conoscenze e abilità, ma anche competenze sociali e collaborative. L’insegnante, secondo Kilpatrick, doveva fungere da guida, aiutando gli studenti a sviluppare un io ampio, ovvero una personalità in grado di includere e valorizzare gli altri, promuovendo la cooperazione e l’empatia. Il progetto educativo diventava quindi uno strumento di crescita personale e sociale, permettendo agli studenti di esprimere pienamente sé stessi in modo autonomo, ma sempre in sintonia con il gruppo.
Spostamento dell’economia da Ovest ad Est e lo sviluppo della DELOCALIZZAZIONE INDUSTRIALE. Il fenomeno prodotto dalla globalizzazione economica è stato la nascita e lo sviluppo delle multinazionali: imprese economiche private che operano in zone diverse, spesso acquisendo aziende più piccole all’estero. Alla delocalizzazione si lega la DEINDUSTRIALIZZAZIONE di molte aree produttive. Gli impianti produttivi vengono dismessi o ridimensionati, generando disoccupazione e una trasformazione degli stili di vita. CASO DI DETROIT Esempio emblematico della deindustrializzazione. Negli anni 20 del ‘900 la città era sede di diverse aziende automobilistiche, tra cui i 3 colossi: Ford, Chrysler e General Motors. Crisi del 1929 e la conseguente depressione intaccò la produzione, colpendo soprattutto gli operai: diminuì il salario portando la creazione di un potente sindacato. I colossi automobilistici cominciarono a spostare gli impianti nei sobborghi, per prevenire gli scioperi. Allo scoppio della II guerra mondiale, le fabbriche sospesero le attività regolari per produrre carri armati, aerei. Gli operai di Detroit non bastavano, cominciarono ad arrivare migliaia di operai. Anni 70 crisi petrolifere, la produzione venne spostata in altre zone per risparmiare sulla manodopera. Risultato di questi fattori: fallimento della città. Solo dopo alcuni anni riuscì a tornare una città viva economicamente. Anche l’ITALIA ha avuto crisi di industrializzazione: ITALISER di Bagnoli, una delle più grandi aziende nazionali, dismessa nel 1992 e ancora oggi non riconvertita. EX-LEVA di Taranto, un acciaieria segnata da crisi produttive e cambi di proprietà e da un processo per disastro ambientale. MOVIMENTO NO-GLOBAL Movimenti internazionali composti da organizzazioni non governative, gruppi pacifisti o semplici cittadini contrari alla globalizzazione senza regole. GLOBALIZZAZIONE POLITICA L’autonomia degli Stati nazionali è messa a dura prova dall’emergere delle compagnie multinazionali, in quei paesi le decisioni verranno prese da chi ha più soldi. Le multinazionali con un grande potere economico fanno pressione sugli Stati nazionali. Negli Stati Uniti si chiamano LOBBYS e sono gruppi di potere. Ormai la politica dipende dall’economia ed è per questo che i sistemi democratici sono sempre più deboli e i sintomi sono: Calo dei votanti. Declino delle forme di militanza ideologica. Avvento dei sistemi informativi considerati “manipolatori” dell’opinione pubblica. Proliferare dei movimenti antipolitici o antisistema, che contestano la loro stessa legittimità.
Il sempre più frequente appello alla via giudiziaria per risolvere problemi anche politici. Un tema importante in questa crisi è la fine dell’idea che la democrazia si basi solo sul voto. Oggi si capisce sempre di più che, anche se le elezioni sono fondamentali, da sole non bastano a garantire una vera democrazia. Servono anche altri elementi: Libertà di stampa. Fiducia e rispetto per le istituzioni. Partecipazione attiva dei cittadini alla vita politica. A fronte di ciò la società civile dovrebbe esercitare una contro democrazia: attività di sorveglianza attiva, un controllo dal basso (non è il contrario della democrazia ma un suo completamento). Per il coinvolgimento dei cittadini nella politica si possono riprendere due concezioni: Democrazia partecipativa: si riferisce ad una serie di procedure per incentivare un coinvolgimento diretto nei processi decisivi. Democrazia deliberativa: la volontà popolare si esprime attraverso l’elezione di rappresentanti che esprimono il valore dei cittadini. Negli ultimi anni si è sviluppata la e E-Democracy: una democrazia digitale che sfrutta gli strumenti del web per coinvolgere nei processi decisionali un maggior numero di persone. GLOBALIZZAZIONE CULTURALE Sul piano culturale la globalizzazione ha portato a delle trasformazioni, causando un cambiamento delle conseguenze, usi e costumi. Si parla di McDonaldizzazione della società: indica come stili di vita e consumi siano diventati uguali in tutto il mondo. Utilizzare il Mc per fare una metafora perché le società funzionano come i suoi ristoranti. Sì se segue un modello simile alla catena di montaggio (Marx) basato sui principi di efficienza, controllo, calcolabilità e prevedibilità. La diversità culturale si riduce: tutto è standardizzato. ES. Ristoranti, hotel, negozi di abbigliamento sono uguali ovunque. Allo stesso tempo si parla di Glocalizzazione: teoria secondo cui gli ambienti locali, anche se interconnessi, mantengono sempre un modo proprio di interpretare i fenomeni mondiali. La globalizzazione economica spesso toglie potere alle comunità locali e lo sposta verso i mercati internazionali e le grandi multinazionali. Questo porta molte società più deboli ad imitare i modelli culturali delle nazioni occidentali più forti, in un processo chiamato “occidentalizzazione“ o “americanizzazione”. Negli ultimi anni anche i paesi non occidentali stanno influenzando quelli più sviluppati. Per chi vive in Occidente, ci sono diversi aspetti positivi: Il mondo è diventato più connesso e trovare informazioni è molto facile. Ci sono più opportunità per conoscere nuove realtà e provare esperienze diverse. Un altro aspetto positivo è la Gentrificazione, che avviene nelle grandi città globali in cui le multinazionali investono in vecchi quartieri popolari, migliorano gli edifici e i servizi. Questo attira
ZIGMUNT BAUMAN (1925-2017, sociologo di origine polacca) Sostiene che nel periodo post moderno si viva in una società liquida, cioè in un mondo dove tutto cambia rapidamente. In passato, c’erano valori istituzionali e relazioni sociali stabili, le persone si fidavano del progresso. Oggi invece, viviamo in una condizione di cambiamento continuo e difficile da controllare, che crea ansia e incertezza. Dice che tutto è diventato solubile: Le istituzioni sociali sono in crisi. I rapporti tra le persone sono sempre più fragili e instabili. Baumann parla anche del cambiamento nelle relazioni tra le persone. Oggi, la capacità di amare è divisa tra il desiderio di emozioni forti e la paura di legami stabili. Questo porta ad un calo di matrimoni. L’amore è diventato più leggero: i legami profondi sono stati sostituiti da connessioni superficiali. Per Baumann il cambiamento più importante che ha liquefatto la società è stato il passaggio da cittadini produttori a cittadini consumatori. Le persone cercano di riempire questa insicurezza comprando oggetti scelti dalla globalizzazione, non da loro, perché hanno perso desiderio originali e sono diventati conformisti. In una società basata sul consumo, tutto diventa merce, anche l’amore. Le relazioni si adattano alla logica dell’usa e getta imposta dal mercato. FLESSIBILITÀ Il sociologo statunitense Richard Sennet ha esaminato la globalizzazione dal punto di vista del mercato del lavoro e delle ripercussioni sulla quotidianità. Afferma che il capitalismo flessibile di oggi è molto diverso dal capitalismo tradizionale, che era più rigido e legato alla burocrazia. Oggi, la carriera lavorativa non è più un percorso stabile continuo, ma hai fatta di cambiamenti improvvisi, il successo dipende dalla flessibilità del lavoratore: cioè dalla sua capacità di adattarsi a nuovi ruoli, ambienti e richieste (lavoro liquido). Può avere risvolti: POSITIVI: per alcune persone la flessibilità è una forza e può rappresentare un’occasione. NEGATIVI: può portare incertezze sullo stipendio, e una frammentazione dell’identità. Chi sostiene questo nuovo modello di lavoro dice che offre più libertà: ognuno può organizzare il proprio tempo in modo personale, senza orari fissi, ma i lavoratori devono essere sempre efficienti e raggiungere obiettivi precisi, ma hanno sempre meno diritti.
ZIGMUNT BAUMAN 1925-2017, sociologo di origine polacca Sostiene che nel periodo post-moderno si vive in una società liquida, cioè in un mondo dove tutto cambia rapidamente. In passato, c’erano valori istituzionali e relazioni sociali stabili, le persone si fidavano del progresso. Oggi, invece, viviamo in una condizione di cambiamento continuo e difficile da controllare, che crea ansia e incertezza. Dice che tutto è diventato solubile: Le istituzioni sociali sono in crisi I rapporti tra le persone sono sempre più fragili e instabili Bauman parla anche del cambiamento nelle relazioni tra le persone. Oggi, la capacità di amore è divisa tra il desiderio di emozioni forti e la paura di legami stabili. Questo porta ad un calo di matrimoni. L’amore è diventato più leggero: i legami profondi sono stati sostituiti da connessioni superficiali. Per Bauman il cambiamento più importante che ha liquefatto la società è stato il passaggio da cittadini produttori a cittadini consumatori. Le persone cercano di riempire questa insicurezza comprando oggetti scelti dalla globalizzazione, non da loro, perché hanno perso desideri originali e sono diventati conformisti. In una società basata sul consumo, tutto diventa merce, anche l’amore. Le relazioni si adattano alla logica dell’usa e getta imposta dal mercato. FLESSIBILITÀ Il sociologo statunitense Richard Sennet ha esaminato la globalizzazione dal punto di vista del mercato del lavoro e delle ripercussioni sulla quotidianità. Afferma che il capitalismo flessibile di oggi è molto diverso dal capitalismo tradizionale, che era più rigido e legato alla burocrazia. Oggi, la carriera lavorativa non è più un percorso stabile e continuo, ma è fatta di cambiamenti improvvisi. Il successo dipende dalla flessibilità del lavoratore: cioè dalla sua capacità di adattarsi a nuovi ruoli, ambienti e richieste (lavoro liquido). Può avere risultati: Positivi: per alcune persone, la flessibilità è una forza e può rappresentare un’occasione. Negativi: può portare incertezze sullo stipendio, e una frammentazione dell’identità. Chi sostiene questo nuovo modello di lavoro dice che offre più libertà: ognuno può organizzare il proprio tempo in modo personale, senza orari fissi. Ma i lavoratori devono essere sempre efficienti e raggiungere obiettivi precisi, ma hanno sempre meno diritti.
La disabilità è una condizione che ciascuno di noi può incontrare nella propria vita. Esistono diversi tipi di disabilità: Di tipo motorie / fisiche: qualcosa che ti compromette il corpo, queste non per forza devono avere a che fare con i disturbi di ordine cognitivo. Di funzionamento a livello cognitivo. Di tipo psichico: disturbi mentali, non tutti i disturbi psichici rientrano nelle disabilità e dipende tutto dal grado. Si possono presentare dalla nascita o subentrare nel corso dell’esistenza e si possono anche sovrapporre ovvero che se ne possono avere di più contemporaneamente. All’interno della scuola le persone con disabilità svolgono programmi diversi a seconda della gravità della disabilità: Disabilità cognitive più gravi: programmi individualizzati, per cui i ragazzi non avranno un diploma, ma un certificato di frequentazione. Disabilità cognitive meno gravi: programmi minimizzati avendo una conoscenza di base. Disabilita psichica e meno gravi: programmi uguali a tutti gli altri ma con l’aiuto dell’insegnante di sostegno. LA VERGOGNA SOCIALE È un fenomeno a cui sono sottoposte le famiglie che non attuano per corsi specializzati perché non accettano le diversità che i propri figli hanno, trattandoli e facendo gli intraprendere percorsi uguali a quelli delle persone normodotate. INCLUSIVITÀ SCOLASTICA Opportunità di raggiungere il proprio successo formativo: valorizzare, includere, armonizzare le differenze senza segnalare o distinguere le diversità (ciò che devono fare le famiglie, di insegnanti eccetera) Il concetto più importante è cooperare non competere, perché aumenta stress, ansia da prestazione e non fa altro che identificare la persona con un voto. INDIVIDUALIZZAZIONE (non generalizzazione) Tecnica pedagogica che tiene in considerazione pregi e difetti di ogni singolo. Esistono due tipi di percorsi individualizzati, percorsi fatti apposta (ad esempio per persone con disabilità di tipo cognitivo). Questo fenomeno esclude la standardizzazione dell’insegnamento e permette di poter vivere in una comunità rispettando l’individualità di tutti, offrono opportunità formative molteplici. Rispetto del diritto dell’autodeterminazione, inerenti alla vita di ciascuno e attenti alle esigenze di ognuno. UGUAGLIANZA VS EQUITÀ L’uguaglianza e trattare le persone allo stesso modo, dando gli stessi strumenti a tutti con il rischio che però qualcuno prevalga sugli altri.
DECROLY (1871, Belgio) Si occupa di psicopedagogia dell’età evolutiva. Nel 1901 fondò la sua scuola per i bambini irregolari e nel 1907 apri la scuola dell’Ermitage. In entrambi questi istituti ebbe modo di sperimentare le sue ipotesi didattiche, che applicò inizialmente per i bambini disabili e che si dimostrarono utili anche per la pedagogia generale. La sua teoria dei centri di interesse e della funzione di globalizzazione ha influenzato e continua a influenzare i metodi didattici. La pedagogia differenziale è un insieme delle ricerche e delle tecniche attraverso le quali veniva presa in esame la situazione educativa dei bambini disabili o che presentavano difficoltà nello sviluppo. Venivano creati poi piani di intervento differenziati e individualizzati. La pedagogia speciale è una branca della pedagogia rivolta al mondo della disabilità che esclude compiti curativi e si concentra sulla realizzazione di percorsi di crescita volti allo sviluppo armonico della personalità e della socialità dei bambini disabili, verso l’attuazione di un concreto progetto di vita. In particolare lui si dedicò ai bambini da lui chiamati irregolari ai fini della loro rieducazione e inclusione scolastica. Nell’opera “il trattamento dell’educazione dei fanciulli regolari“ Decroly affronta il dilemma dell’origine ereditaria o ambientale del deficit di sviluppo. Chi sostiene la prima posizione non pensa che l’educazione possa ottenere risultati davvero incisivi nella formazione del bambino con disabilità; dal lato opposto, vi è invece chi ritiene l’ambiente educativo un fattore determinante. Tra i due estremi possiamo trovare posizioni teoriche intermedie, come quella di Decroly: Caratteristiche di nascita sono indelebili, ma modificabili per l’influenza dei genitori, dell’ambiente sociale e degli interventi educativi speciali attivati niente strutturato e individualizzato. Insiste molto sul ruolo dell’ambiente di apprendimento: se non è adeguato e inclusivo può diventare causa di degenerazione e di emarginazione sociale. Decroly si rese conto che era necessaria una riforma del sistema scolastico tradizionale e dei principi pedagogici sui quali era fondato, poco funzionale all’applicazione dei metodi dell’insegnamento speciale. Sei aspetti fondamentali: Educazione sensoriale: riconoscimento di sensazioni esterne, che stimolano i centri nervosi e attivano la memoria e di sensazioni interne cenestetiche (fame, sete, dolore) Educazione motoria: consapevolezza del movimento, come risposta a uno stimolo. Educazione affettiva: gestione delle emozioni, dei sentimenti, autocontrollo dell’aggressività e degli istinti sessuali. Educazione intellettuale: sviluppo della capacità di comprensione, di formazione di idee concrete e astratte, di espressione di giudizi. Educazione linguistica: sviluppo dell’espressione verbale e della comunicazione. Orientamento professionale: consapevolezza delle proprie potenzialità, conoscenza del mercato del lavoro.
Decroly propose un nuovo programma scolastico, il cui obiettivo era preparare i bambini alla socialità. Allievi guidati dall’insegnante ma animati dai loro interessi personali. Ciò facilita l’assimilazione delle nozioni e il soddisfacimento dei bisogni naturali primordiali: bisogno di nutrirsi, di proteggersi, di difendersi, di interagire. Fondamentale che le attività scolastiche siano organizzati in modo da soddisfare questi bisogni primari (centri di interesse dell’individuo).
Condizione per la quale una società è composta da più culture, quindi da individui che appartengono a diverse etnie. Le società contemporanee sono sempre più multietniche e multiculturali. I flussi migratori sono aumentati a seguito di conflitti, povertà e catastrofi ecologiche. La circolazione delle informazioni è un fattore che ha influito su questo fenomeno. Industria culturale ha reso familiari a tutti i modelli di comportamento e i livelli di benessere dell’Occidente. Sempre più giovani vogliono emigrare perché proiettano su queste zone la loro aspirazione a realizzare una vita migliore. ES. Emigrazione di massa dall’Albania verso l’Italia nei primi anni 90, dovuta anche all’immagine idilliaca proiettata dai programmi televisivi italiani. L’EMIGRAZIONE Fenomeno complesso: miliardi di motivi. Fenomeno secolare: anche gli italiani hanno emigrato soprattutto nella prima e seconda guerra mondiale verso gli USA, Germania, Argentina (ancora ad oggi) Fenomeno inarrestabile: non c’è modo di fermarlo ma ovviamente deve essere regolamentato. Per stereotipizzare si pensa che l’immigrato sia di colore, giovane, uomo, povero ma in realtà l’immigrazione si compone perlopiù di donne, di mezza età, bianche, leggermente sopra la soglia di povertà. IMMIGRAZIONE REGOLARE: stanziano sul territorio a norma di legge, non hanno la cittadinanza ma il permesso di soggiorno (dipende dal paese di provenienza e ha una scadenza) bisogna avere una residenza è un lavoro regolare. IMMIGRAZIONE IRREGOLARE: arrivano con i barconi e se riescono a sbarcare sperano di non incontrare nessuno se no non gli danno il permesso di entrare in quanto sono scappati dal loro paese che non gli dava il permesso di farlo (disposti a farlo a migliaia di euro con il rischio di morire) comporta essere invisibili per la società non puoi lavorare, avere una casa in quanto non siano i documenti. Per sopravvivere spacciano, rubano, violenze e si diventa devianti. Per concedere la cittadinanza bisogna essere regolari, è un riconoscimento giuridico da cui derivano importanti diritti sociali e politici. Come il diritto di voto, all’istruzione, al lavoro, alla sanità, di risiedere in qualsiasi paese dell’Unione Europea senza permesso. Ci sono alcune categorie di immigrati che vengono tutelati in misura maggiore: i rifugiati ovvero coloro che scappano da paesi in guerra, dalla fame e vengono riconosciuti e tutelati i rifugiati dal paese ospitante (ucraini, ma non sono gli unici a vivere una situazione di conflitto ma sono tra i pochi ad aver ottenuto questo status perché tanti conflitti al diritto internazionale non interessano) tanti altri scappano dal Medioriente o Africa e queste tutele non le ottengono, molti sono quelli che vediamo affogare nel Mediterraneo (strage di Lampedusa, strage di Cutro). Se arrivano irregolarmente sono clandestini (profugo: chiunque scappa da un paese e poi si è rifugiato clandestino). BAUMANN Ha sostenuto che il fenomeno migratorio ha ricevuto un nuovo impulso della globalizzazione Differenzia due categorie:
Turisti: sono cittadini del mondo, hanno un reddito alto e si muovono per trarre vantaggi. Hanno la fortuna di essere noti nelle grandi economie mondiali, nei paesi emergenti. Vagabondi: individui incatenati alla loro condizione locale, con basso reddito, bassa scolarizzazione, diritti e libertà di movimento limitati. I vagabondi si muovono perché il mondo locale è per loro inospitale, i turisti si muovono perché lo vogliono, i vagabondi perché non hanno altra scelta. MODELLI DI INTEGRAZIONE in relazione all’integrazione degli immigrati, servono delle strategie per regolamentare questo fenomeno.