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seconda prova italiano, test per maturità
Tipologia: Prove svolte di Maturità
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La parola "virus" deriva dalla parola latina vīrus, che significa "tossina" o "veleno". Un virus (dal latino vīrus, "veleno") è un'entità biologica con caratteristiche di parassita obbligato, in quanto si replica esclusivamente all'interno delle cellule degli organismi. I virus possono infettare tutte le forme di vita, dagli animali, alle piante, ai microrganismi (compresi altri agenti infettanti come i batteri) e anche altri virus.[ quando non si trovano nella fase dell'infezione o all'interno di una cellula infetta, i virus esistono in forma di particelle indipendenti e inattive. Queste particelle virali, note anche come virioni, sono costituite da due o tre parti: (I) il materiale genetico costituito da DNA o RNA, lunghe molecole che trasportano le informazioni genetiche; (II) un rivestimento proteico, chiamato capside, che circonda e protegge il materiale genetico; e in alcuni casi (III) una sacca di lipidi che circonda il rivestimento proteico quando sono fuori dalla cellula. I virioni possono avere forme semplici, elicoidali e icosaedriche, ma anche architetture più complesse. La maggior parte dei virus possiede virioni che sono troppo piccoli per essere visti con un microscopio ottico. In media il virione ha una dimensione di circa un centesimo della dimensione media di un batterio. I virus si sviluppano in molti modi: quelli delle piante vengono spesso trasmessi da pianta a pianta per mezzo degli insetti che si nutrono della loro linfa, come ad esempio gli afidi; negli animali possono essere trasportati da insetti succhiatori di sangue. Questi organismi sono noti come vettori. I virus influenzali si diffondono attraverso la tosse e gli starnuti.
La COVID-19,[2]^ acronimo dell'inglese COronaVIrus Disease 19, conosciuta anche come malattia respiratoria acuta da SARS-CoV-2 o malattia da coronavirus 2019, è una malattia infettiva respiratoria causata dal virus denominato SARS-CoV-2 appartenente alla famiglia dei coronavirus. I primi casi sono stati riscontrati in Cina durante la pandemia di COVID-19.[3]^ Al 2 febbraio 2021 il suo tasso apparente di letalità è del 2,16%[4]. Il virus colpisce principalmente il tratto respiratorio superiore e inferiore ma può provocare sintomi che riguardano tutti gli organi e apparati. In oltre la metà dei casi l'infezione decorre in maniera del tutto asintomatica e in circa un terzo dei casi presenta sintomi simil- influenzali (forma pauci-sintomatica). In una minoranza di casi (circa 5-6% dei casi) invece la malattia può manifestarsi in forma moderata o grave con rischio di complicanze soprattutto respiratorie) I sintomi simil-influenzali, più frequenti sono: febbre, tosse, cefalea (mal di testa), dispnea (respiro corto), artralgie e mialgie (dolore ad articolazioni e ai muscoli), astenia (stanchezza) e disturbi gastrointestinali quali la diarrea[13]; sintomi caratteristici della patologia COVID-19 sono l'anosmia (perdita dell'olfatto) e l'ageusia (perdita del gusto),
transitorie. Nei casi più gravi può verificarsi una polmonite, una sindrome da distress respiratorio acuto, sepsi e uno shock settico fino ad arrivare al decesso del paziente.
società CRISI IN FILOSOFIA (crisi dei valori, kirke Nietche; bergson) CRISI IN LATINO CRISI IN STORIA (crisi dei valori (prima/seconda guerra CRISI IN ARTE letteratura cristiana) Mondiale, hitler, mussolini; (picasso guernica; crisi del 900) munch angoscia)
Gli Alleati della prima guerra mondiale furono quei paesi che, aggiungendosi alle potenze della Triplice Intesa (Impero britannico, Francia e Impero russo), formarono durante il primo conflitto mondiale una coalizione contro gli Imperi centrali (Impero tedesco e Impero austro-ungarico); in particolare, alle potenze dell'Intesa si aggiunsero l'Impero Giapponese nel 1914, il Regno d'Italia nel 1915 e gli Stati Uniti d'America nel 1917, mentre alla fine del 1917 la Russia, stremata dalla guerra e caduta preda della rivoluzione d'ottobre, abbandonava l'alleanza.
l’ingresso in guerra degli Stati Uniti, che sarà determinante nella vittoria dell’Intesa. Austria e Germania, ormai stremate, tentano una serie di offensive, ma il 4 ottobre del 1918 sono costrette a chiedere un armistizio. Si chiude un’epoca anche da un punto di vista strettamente militare: l’ingresso in guerra del carro armato, durante la battaglia di Amiens nell’agosto del 1918, aveva segnato la fine della guerra di posizione.
Tra le cause che portarono allo scoppio della Seconda guerra mondiale vi furono: la politica aggressiva intrapresa dalla Germania, l'atto di forza intrapreso da Mussolini che occupò sia l'Albania sia l'Etiopia, non rispettando gli ordini della Società delle Nazioni, la politica dell'appeasement da parte di Francia e Inghilterra. Tra il 1936 e il 1939 si assistette ad alcuni eventi: nel 1936 fu stabilito l'Asse Roma-Berlino, con cui furono dati aiuti a Franco che era impegnato nella guerra civile spagnola; nel 1939 l'Italia invase l'Albania, l'Italia e la Germania portarono avanti il Patto d'Acciaio e nel mese di agosto fu firmato il Patto Molotov-Ribbentrop (patto di non aggressione tra Unione Sovietica e Germania). Il pretesto per lo scoppio del conflitto fu l'invasione da parte tedesca della Polonia il 1°settembre 1939. Il conflitto scoppiò il 3 settembre dello stesso anno, con la dichiarazione di guerra di Francia e Inghilterra alla Germania.
Le due principali fazioni erano l'“Asse” (Germania, Italia e Giappone) e gli “alleati” (Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti, Unione Sovietica, Cina).
Gli americani iniziano a bombardare sistematicamente il Giappone alla fine del ‘44 con l’apporto di grandi portaerei e giganteschi ‘bombardieri strategici’. ma il Giappone non sembrava affatto sul punto di arrendersi. Al contrario, i kamikaze continuavano inesorabilmente a farsi esplodere sulle navi americane. l’America voleva anche dimostrare agli alleati (ed in particolare i sovietici) la propria potenza. Così il 6 agosto del 1945 la prima bomba viene sganciata su Hiroshima, e dopo tre giorni ne viene sganciata un’altra su Nagasaki. Oltre all’immenso numero di morti nell’immediato (100.000 e 60.000) e alla devastazione di entrambe le città, c’era l’effetto a lungo termine delle radiazioni. Con la resa dell’imperatore Hirohito (2 settembre
Il 24 ottobre 1929 (poi chiamato il giovedì nero) il mercato aveva subito un primo duro collasso. Periodi di vendita e di grossi volumi di trading erano mescolati con brevi periodi di prezzi in crescita e recupero. L'economista e autore Jude Wanniski correlò in seguito queste oscillazioni con la prospettiva del passaggio della legge di Smoot-Hawley che imponeva una maggiorazione sulle tariffe imposte sui beni importati, che era dibattuta in quel periodo nel Congresso degli Stati Uniti.[2] Ma fu il cosiddetto Martedì nero (detto anche "Big Crash") il giorno del crollo della borsa valori, avvenuto il 29 ottobre 1929 a New York, presso lo Stock Exchange, sede del mercato finanziario più importante per volume degli Stati Uniti. Il prezzo delle azioni di numerose imprese di grandi dimensioni, come la General Electric, precipitò. Quel giorno più di sedici milioni di azioni vennero negoziate e il valore delle stesse calò di altri dieci miliardi di dollari. Ciò ebbe un riflesso immediato sulle altre borse degli Stati Uniti, da Chicago a San Francisco.
Una critica radicale al pensiero positivista viene da Henri Bergson. Il filosofo francese riconosce nella complessità della vita, nel suo svolgersi, degli elementi che sfuggono alle possibilità conoscitive delle scienze sperimentali. La vita di un individuo nella sua complessità non potrà mai essere definita attraverso la spiegazione dei diversi meccanismi chimico-fisici che la regolamentano, vi è qualcosa che sfugge allo studio sperimentale un qualcosa non di secondario, anzi la cosa più importante l‟essenza dell‟individuo stesso (non è sufficiente definire altezza, peso, colore dei capelli, degli occhi, della pelle, numero di cellule costituenti, ecc. per poter definire chi è Giovanni, ogni descrizione, per quanto particolareggiata e accurata, non mi dirà nulla di realmente importante in merito al chi è Giovanni, in merito alla sua essenza). Nei limiti che ci siamo imposti vediamo di Bergson solo alcuni elementi del pensiero, concentrandoci su quelli che hanno avuto maggior peso negli anni successivi:
descrizione della stessa; il secondo modo, in grado di andare al cuore, o essenza, delle cose, è l‟intuizione
Il dipinto ‘Ansietà’ venne realizzato da Munch nel 1894 ed è oggi conservato a Oslo, all’interno del museo dedicato all’artista. Nel contesto paesaggistico di una strada che costeggia il mare, il pittore rappresenta una processione di uomini e donne, percepiti come una folla senza identità. Questi individui sono la personificazione, per l’appunto, dell’angoscia esistenziale e dell’incomunicabilità. Esse sono visibili al massimo grado nella donna in primo piano, che appare più nitida rispetto alle altre figure, le quali vanno dissolvendosi sempre più. Edvard Munch visse molte esperienze traumatiche, che gli causarono disturbi patologici. Era continuamente scosso da turbamenti interiori, provocati dal dolore e, appunto, dall’angoscia. Consapevole del fatto che quest’ultima non l’avrebbe mai abbandonato fino alla morte, cercò però di trasporre il suo vissuto e il suo stato d’animo nelle opere d’arte, arrivando a creare delle immagini quanto mai comunicative. Per Munch l’angoscia può essere riassunta come una forma più invasiva di ansia, causata da degli stimoli emotivi troppo forti che la mente umana non riesce a filtrare e a dominare.
Il termine “Angst” (angoscia) venne introdotto e spiegato da Kierkegaard all’interno dello scritto del 1844 ‘Il concetto dell’angoscia’. Definì questo sentimento come lo stato dell’uomo di fronte all’esistenza. Quest’ultima è descritta come una possibilità indeterminata in cui si cela sempre l’alternativa della morte. A tale situazione di angoscia esistenziale l’uomo può reagire in due diversi modi: con il suicidio, negazione radicale di ogni possibilità, o con la fede, attraverso la quale l’uomo fa appello alla sorgente da cui scaturisce la vita stessa. Secondo Kierkegaard, tuttavia, questo non vuol dire che una possibilità favorevole
Aurelio Agostino d'Ippona (in latino: Aurelius Augustinus Hipponensis; Tagaste, 13 novembre 354 – Ippona, 28 agosto 430 ) è stato un filosofo, vescovo e teologo romano di origine nordafricana e lingua latina. Conosciuto anche come sant'Agostino,[2]^ è Padre, dottore e santo della Chiesa cattolica, detto anche Doctor Gratiae ("Dottore della Grazia"). Forse il maggiore rappresentante della Patristica, è stato definito da Monsignor Antonio Livi «il massimo pensatore cristiano del primo millennio e certamente anche uno dei più grandi geni dell'umanità in assoluto». [3] (^) Se le Confessioni sono la sua opera più celebre,[4] (^) si segnala per importanza, nella vastissima produzione agostiniana, La città di Dio.[5]
La città di Dio (in latino: De civitate Dei, o anche De civitate Dei contra Paganos) è un'opera latina in ventidue libri scritta da sant'Agostino d'Ippona tra il 413 e il 426. Nei primi dieci libri egli difende il cristianesimo dalle accuse dei pagani e analizza le questioni sociali-politiche dell'epoca; negli altri dodici libri, invece, tratta della salvezza dell'uomo. «Questa sintesi in ventidue libri della riflessione filosofica, teologica e politica del vescovo di Ippona costituisce al tempo stesso la più alta apologia del cristianesimo che ci abbia dato l'antichità cristiana, il primo grande saggio di teologia della storia e uno dei testi più significativi della letteratura cristiana e universale[1]» Il termine latino civitas non dovrebbe essere tradotto come città, ma si dovrebbe parlare piuttosto di cittadinanza, di una condizione spirituale in cui si gioca il destino di salvezza e di dannazione di ciascun individuo.[senza^ fonte] L'opera, che è una delle più famose di Agostino, rappresenta un'apologia del Cristianesimo nei confronti della civiltà pagana; in essa vengono trattati argomenti come Dio, il martirio, i Giudei e altri ancora concernenti il pensiero cristiano.