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sintesi della vita, delle opere e delle ideologie degli autori latini dell'età imperiale Seneca, Ovidio e Petronio
Tipologia: Sintesi del corso
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Vita: 1 a.c. o nel 4 d.c. nasce. ricca famiglia equestre formazione letteraria, filosofica, retorica e storica 33-34 d.c. inizio carriera da oratore 41-49 d.c. esiliato in corsica da Claudio, probabilmente per una relazione tra seneca e la moglie dell’imperatore 49 d.c. torna a Roma su volere di Agrippina minore, nuova moglie di Claudio, la quale lo voleva come precettore del figlio Nerone. 54 d.c. Claudio muore. Nerone imperatore sotto la reggenza di Agrippina 59 d.c. Nerone fa uccidere la madre 65 d.c Nerone lo accusa di aver preso parte alla congiura dei Pisoni e gli ordina il suicidio. Opere: 10 dialogi: - 3 consolationes = dialoghi di consolazione mirati ad alleviare il dolore della perdita di una persona cara.
nella poetica di Seneca ci sono delle contraddizioni, infatti da una parte egli stesso conduce una vita impegnata politicamente, e in questa prima fase della sua vita non disdegna affatto il negotium, dall’altra, quando viene esiliato nel 41, afferma che è l’otium il vero ambiente del sapiens; così emerge una conflittualità fra la sua vita e la sua filosofia. Una concezione più equilibrata la ritroviamo in Cicerone, che si rifà agli ideali del circolo degli Scipioni, il saggio non vive solo in una delle due condizioni, ma deve sforzarsi a cercare il giusto equilibrio tra otium e negotium. Questa concezione è perfettamente conciliabile con l’idea del vir bonus romano, che da una parte era attivo nella politica di Roma, dall’altra si occupava di cultura. Per virgilio l’otium coincide con la pace, e in particolare con la assenza della guerra. Ovidio infine, nei tristia afferma che in esilio finalmente può dedicarsi a pieno alla poesia, abbandonando quegli impegni pubblici (labor) che erano troppo pesanti e faticosi per lui. (quique fugax rerum securaque in otia natus, / mollis et impatiens ante laboris eram, / ultima nunc patior… (II, 2, 9-11) („Io che sfuggivo la vita indaffarata ed ero nato per un’esistenza tranquilla e senza impegni, io che prima ero delicato e incapace di sopportare la fatica, ora affronto situazioni estreme…) maius erat nostris viribus illud onus. / nec patiens corpus, nec mens fuit apta labori, / sollicitaeque fugax ambitionis eram, / et petere Aoniae suadebant tuta sorores / otia, iudicio semper amata meo (IV, 10, 36-40) („quell’occupazione [il senato] aveva un peso superiore alle mie forze. Non avevo un fisico resistente, né un animo adatto a tale fatica, e rifuggivo dalle tensioni della carriera politica. Le sorelle Aonie [le Muse] mi spingevano a cercare la tranquillità della vita privata, da me sempre preferita“).
siano nelle due posizioni più enfatiche: quella iniziale e quella centrale