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seneca, Ovidio e petronio, Sintesi del corso di Latino

sintesi della vita, delle opere e delle ideologie degli autori latini dell'età imperiale Seneca, Ovidio e Petronio

Tipologia: Sintesi del corso

2019/2020

Caricato il 08/01/2020

MascheroniRebecca
MascheroniRebecca 🇮🇹

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SENECA, OVIDIO, ETA’ GIULIO-CLAUDIA
Vita:
1 a.c. o nel 4 d.c. nasce.
ricca famiglia equestre
formazione letteraria, filosofica, retorica e storica
33-34 d.c. inizio carriera da oratore
41-49 d.c. esiliato in corsica da Claudio, probabilmente per una relazione tra seneca e la moglie dell’imperatore
49 d.c. torna a Roma su volere di Agrippina minore, nuova moglie di Claudio, la quale lo voleva come precettore del
figlio Nerone.
54 d.c. Claudio muore. Nerone imperatore sotto la reggenza di Agrippina
59 d.c. Nerone fa uccidere la madre
65 d.c Nerone lo accusa di aver preso parte alla congiura dei Pisoni e gli ordina il suicidio.
Opere:
10 dialogi: - 3 consolationes = dialoghi di consolazione mirati ad alleviare il dolore della perdita di una persona cara.
- 3 dialoghi di tipo speculativo = de brevitate vitae, de ira, de vita beata.
- 3 dialogi dedicate ad Anneo Sereno = riguardano le caratteristiche del saggio: costanza, serenità e ozio.
- De providentia = tratta il tema della razionalità immanente al cosmo, soffermandosi in particolare sulla
tematica del male.
3 trattati di argomento filosofico-morale:
- De clementia= tratta il tema del rapporto tra filosofia e potere. Infatti se prima era riuscito, seppur per
poco, a mettere in atto l’utopia platoniana dei filosofi al potere, quando scrive quest’opera 55-56 i
rapporto con il princeps sono ormai incrinati, dunque la sua posizione rispetto al potere cambia. Da una
parte l’opera è una celebrazione di Nerone (arte al servizio del potere), dall’altra lo è anche della filosofia,
che deve avere lo scopo di formare moralmente la classe elitaria e il princeps, il cui valore fondamentale
deve essere la clemenza. Nasce dunque una nuova sfumatura del rapporto tra potere e filosofia, che
vede quest’ultima come mezzo per un buon governo.
- De benificiis
- Naturales quaestiones = di argomento scientifico, ma con intendo didascalico: liberare l’uomo dalle paure
dovute all’ignoranza. (tempo della scienza)
Epistulae morales ad Lucilium = lettere di argomento etico nelle quali emerge il pensiero filosofico di Seneca, anche se
non in modo sistematico. Seneca ci mostra la necessità della trattazione filosofica, che è strettamente legata anche
alla vita pratica, in quando ha il fine di progresso morale.
9 tragedie cothurnate = non sappiamo se siano mai state messe in scena, in quanto hanno intrecci complessi, un
particolare gusto per il macabro (venivano messe in scena le uccisioni). Tuttavia secondo Ettore paratore essere
vennero realmente messe in scena, in quanto i romani amavano vedere la dissezione di scimmie, che era intesa quasi
come un gioco, di conseguenza il macabro Senechiano non sarebbe stato troppo per il pubblico della sua epoca;
inoltre le tragedie di Seneca hanno una parte retorica e i romani erano abituati ad ascoltare dibattiti.
Inoltre l’intento di Seneca era di mettere in evidenza, attraverso le tragedie, i comportamenti sbagliati messi in
evidenza delle altre sue opere, in modo tale che lo spettacolo teatrale permettesse la catarsi, così come sosteneva
Aristotele.
Apokolokuntosis= è una satira menippea, ovvero un prosimetro. In quest’opera Seneca dissacra la figura di Claudio,
mettendosi in contraddizione con ciò che lui stesso aveva scritto nell’elogio funebre dell’imperatore. In particolare,
l’opera si apre con una parodia dei poemi che introducevano le opere storiografiche: infatti egli afferma che ciò che
sta raccontando è per certo vero, poichè il tutto gli è stato raccontato da un testimone sconosciuto incontrato per
strada; questo fatto dell’attendibilità, estremamente parodistico, è ripreso poi più avanti, nel momento in cui S.
afferma che gli eventi narrati sono avvenuti precisamente il 13 ottobre tra le ore 12.00 e 13.00. L’ironia poi persisterà
in tutta l’opera, in modo particolare Claudio è descritto come uno sciocco, al punto che nei suoi confronti S. usa il
detto “bisogna nascere re o scemi”; inoltre nel dialogo tra Febo Apollo e una delle parche, egli viene paragonato a due
uomini completamente sconosciuti e infine il quarto paragrafo termina con “troncò il tempo della sua vita regale da
sciocco”
I temi:
1) Contrapposizione tra otium e negotium: in particolare questo tema è presente nel dialogo con Paolino: de
brevitate vitae. L’otium è l’unica condizione in cui l’uomo può raggiungere la felicità in quanto permette
all’uomo di dedicarsi alla riflessione filosofica e alla cura di se stessi. Infatti è solo tramite la vita teoretica che
l’individuo può migliorare se stesso vivere secondo virtù. Nell’otium dunque vive il sapiens, mentre nel
negotium gli occupati. Una caratteristica di questi ultimi infatti è mancanza di tempo, dovuta al fatto che
quello che hanno lo impiegano in attività o futili o eccessivamente affaticanti. Tuttavia riguardo questo tema,
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SENECA, OVIDIO, ETA’ GIULIO-CLAUDIA

Vita: 1 a.c. o nel 4 d.c. nasce. ricca famiglia equestre formazione letteraria, filosofica, retorica e storica 33-34 d.c. inizio carriera da oratore 41-49 d.c. esiliato in corsica da Claudio, probabilmente per una relazione tra seneca e la moglie dell’imperatore 49 d.c. torna a Roma su volere di Agrippina minore, nuova moglie di Claudio, la quale lo voleva come precettore del figlio Nerone. 54 d.c. Claudio muore. Nerone imperatore sotto la reggenza di Agrippina 59 d.c. Nerone fa uccidere la madre 65 d.c Nerone lo accusa di aver preso parte alla congiura dei Pisoni e gli ordina il suicidio. Opere: 10 dialogi: - 3 consolationes = dialoghi di consolazione mirati ad alleviare il dolore della perdita di una persona cara.

  • 3 dialoghi di tipo speculativo = de brevitate vitae, de ira, de vita beata.
  • 3 dialogi dedicate ad Anneo Sereno = riguardano le caratteristiche del saggio: costanza, serenità e ozio.
  • De providentia = tratta il tema della razionalità immanente al cosmo, soffermandosi in particolare sulla tematica del male. 3 trattati di argomento filosofico-morale:
  • De clementia= tratta il tema del rapporto tra filosofia e potere. Infatti se prima era riuscito, seppur per poco, a mettere in atto l’utopia platoniana dei filosofi al potere, quando scrive quest’opera 55-56 i rapporto con il princeps sono ormai incrinati, dunque la sua posizione rispetto al potere cambia. Da una parte l’opera è una celebrazione di Nerone (arte al servizio del potere), dall’altra lo è anche della filosofia, che deve avere lo scopo di formare moralmente la classe elitaria e il princeps, il cui valore fondamentale deve essere la clemenza. Nasce dunque una nuova sfumatura del rapporto tra potere e filosofia, che vede quest’ultima come mezzo per un buon governo.
  • De benificiis
  • Naturales quaestiones = di argomento scientifico, ma con intendo didascalico: liberare l’uomo dalle paure dovute all’ignoranza. (tempo della scienza) Epistulae morales ad Lucilium = lettere di argomento etico nelle quali emerge il pensiero filosofico di Seneca, anche se non in modo sistematico. Seneca ci mostra la necessità della trattazione filosofica, che è strettamente legata anche alla vita pratica, in quando ha il fine di progresso morale. 9 tragedie cothurnate = non sappiamo se siano mai state messe in scena, in quanto hanno intrecci complessi, un particolare gusto per il macabro (venivano messe in scena le uccisioni). Tuttavia secondo Ettore paratore essere vennero realmente messe in scena, in quanto i romani amavano vedere la dissezione di scimmie, che era intesa quasi come un gioco, di conseguenza il macabro Senechiano non sarebbe stato troppo per il pubblico della sua epoca; inoltre le tragedie di Seneca hanno una parte retorica e i romani erano abituati ad ascoltare dibattiti. Inoltre l’intento di Seneca era di mettere in evidenza, attraverso le tragedie, i comportamenti sbagliati messi in evidenza delle altre sue opere, in modo tale che lo spettacolo teatrale permettesse la catarsi, così come sosteneva Aristotele. Apokolokuntosis= è una satira menippea, ovvero un prosimetro. In quest’opera Seneca dissacra la figura di Claudio, mettendosi in contraddizione con ciò che lui stesso aveva scritto nell’elogio funebre dell’imperatore. In particolare, l’opera si apre con una parodia dei poemi che introducevano le opere storiografiche: infatti egli afferma che ciò che sta raccontando è per certo vero, poichè il tutto gli è stato raccontato da un testimone sconosciuto incontrato per strada; questo fatto dell’attendibilità, estremamente parodistico, è ripreso poi più avanti, nel momento in cui S. afferma che gli eventi narrati sono avvenuti precisamente il 13 ottobre tra le ore 12.00 e 13.00. L’ironia poi persisterà in tutta l’opera, in modo particolare Claudio è descritto come uno sciocco, al punto che nei suoi confronti S. usa il detto “bisogna nascere re o scemi”; inoltre nel dialogo tra Febo Apollo e una delle parche, egli viene paragonato a due uomini completamente sconosciuti e infine il quarto paragrafo termina con “troncò il tempo della sua vita regale da sciocco” I temi:
  1. Contrapposizione tra otium e negotium: in particolare questo tema è presente nel dialogo con Paolino: de brevitate vitae. L’otium è l’unica condizione in cui l’uomo può raggiungere la felicità in quanto permette all’uomo di dedicarsi alla riflessione filosofica e alla cura di se stessi. Infatti è solo tramite la vita teoretica che l’individuo può migliorare se stesso vivere secondo virtù. Nell’otium dunque vive il sapiens, mentre nel negotium gli occupati. Una caratteristica di questi ultimi infatti è mancanza di tempo, dovuta al fatto che quello che hanno lo impiegano in attività o futili o eccessivamente affaticanti. Tuttavia riguardo questo tema,

nella poetica di Seneca ci sono delle contraddizioni, infatti da una parte egli stesso conduce una vita impegnata politicamente, e in questa prima fase della sua vita non disdegna affatto il negotium, dall’altra, quando viene esiliato nel 41, afferma che è l’otium il vero ambiente del sapiens; così emerge una conflittualità fra la sua vita e la sua filosofia. Una concezione più equilibrata la ritroviamo in Cicerone, che si rifà agli ideali del circolo degli Scipioni, il saggio non vive solo in una delle due condizioni, ma deve sforzarsi a cercare il giusto equilibrio tra otium e negotium. Questa concezione è perfettamente conciliabile con l’idea del vir bonus romano, che da una parte era attivo nella politica di Roma, dall’altra si occupava di cultura. Per virgilio l’otium coincide con la pace, e in particolare con la assenza della guerra. Ovidio infine, nei tristia afferma che in esilio finalmente può dedicarsi a pieno alla poesia, abbandonando quegli impegni pubblici (labor) che erano troppo pesanti e faticosi per lui. (quique fugax rerum securaque in otia natus, / mollis et impatiens ante laboris eram, / ultima nunc patior… (II, 2, 9-11) („Io che sfuggivo la vita indaffarata ed ero nato per un’esistenza tranquilla e senza impegni, io che prima ero delicato e incapace di sopportare la fatica, ora affronto situazioni estreme…) maius erat nostris viribus illud onus. / nec patiens corpus, nec mens fuit apta labori, / sollicitaeque fugax ambitionis eram, / et petere Aoniae suadebant tuta sorores / otia, iudicio semper amata meo (IV, 10, 36-40) („quell’occupazione [il senato] aveva un peso superiore alle mie forze. Non avevo un fisico resistente, né un animo adatto a tale fatica, e rifuggivo dalle tensioni della carriera politica. Le sorelle Aonie [le Muse] mi spingevano a cercare la tranquillità della vita privata, da me sempre preferita“).

  1. Rapporto tra filosofia e potere: era solito, a quell’epoca, che i filosofi conducessero una vita quasi opposta a quella che dipingevano come perfetta nelle loro trattazioni. Per esempio, Seneca il saggio come colui che vive nell’otium dedicandosi a se stesso e alla riflessione filosofica, rinunciando ai doveri politici e sociali, ai beni esteriori, al potere e ai piaceri. Tuttavia egli stesso, sotto il governo di Nerone, fu accusato di guadagni illeciti, di congiure di palazzo e approfittava della sua influenza sul giovane Nerone. Dunque il rapporto tra filosofia e potere è conflittuale, soprattutto se si passa in esame il rapporto tra lo stesso Seneca e gli imperatori. Infatti il filosofo fu esiliato una volta da Claudio e per questo scrisse un’opera di scherno nei suoi confronti, e infine si inimicò persino Nerone, da lui cresciuto e formato, il quale lo costrinse al suicidio. Ulteriore conflittualità la ritroviamo dell’opera “de Clementia”, nella quale da una parte è presente una celebrazione del princeps, dall’altra parla dell’importanza della virtù della clemenza in un sovrano, argomento che probabilmente vela una critica a Nerone, al quale, nella stessa opera, aveva dedicato una celebrazione. Infine, è importante parlare dell’apokolokuntosis, opera di diretta satira nei confronti di Claudio, il quale lo aveva costretto alla relegatio. Qui emerge un disprezzo e un senso di superiorità nei confronti di quel sovrano che poco prima aveva elogiato in un lamento funebre. Ne emergono dunque, grandi contraddizioni sia tra vita condotta e filosofia di pensiero, sia proprio all’interno della sua vita e nelle sue opere, che danno origine a una visione di un rapporto difficile e turbolento con il potere. Dunque, mentre con l’età augustea il mecenatismo di Augusto aveva ammorbidito per gli intellettuali il passaggio da età repubblicana, dove vigeva la libertà di parola, e età imperiale, nell’età Giulio-claudia, si manifestano i primi scontri tra intellettuali i potere, presenti anche in Ovidio. Quest’ultimo infatti nei “tristia” parla di un carmen e di un error, che gli costarono l’esilio: probabilmente Ovidio sentì sulle sue spalle il peso della mancanza della libertà di parola, venendo punito per aver scritto un “carmen”, ovvero “l’ars amatoria”. Ritornando alla generalità del rapporto tra filosofia e potere, è importante, ovviamente citare platone (filosofia e potere sono conciliabili) che si contrappone ad Aristotele. Con l’età ellenistica la situazione è simile a quella nella quale si trova Seneca, in quanto il passaggio da cittadino a suddito è presente in entrambe le epoche e influenza la cultura. Per una riconciliazione si dovrà aspettare fino al contrattualismo, sostenuto da Russeau, Hobbes, Spinoza e Locke. È inoltre importante anche menzionare Macchiavelli, padre della trattazione politica moderna.
  2. La morte: Seneca aderisce, sebbene con un certo ecletticismo, alla nuova stoà, di conseguenza crede nell’immortalità dell’anima. In particolare secondo il filosofo, l’anima è incorporea, mentre il corpo è costituito da materia, di conseguenza quest’ultimo non è altro che una prigione dell’anima (sema soma). Per questo motivo la morte non deve essere temuta e il suicidio è tipico del sapiens, nel momento in cui la società non gli permette di esprimere i suoi valori.
  3. Il male: secondo Seneca il male è l’adesione e la sottomissione alle disgrazie, che pongono la libertà sotto un giogo. Il saggio invece è colui che non si lascia sottomettere dai vizi e dalle sfortune, ma li utilizza a suo favore per dimostrare la propria virtù. Infatti, il sapiens è come uno scultore che da materiali poveri e grezzi riesce ad ottenere un capolavoro: sfrutta le disgrazie e i mali per esercitare la propria virtù.
  4. La felicità: è la azione secondo natura, che consiste nell’accettare la pronoia, ovvero la provvidenza immanente al cosmo. Il saggio dunque, sa che ogni avvenimento, che sia positivo o meno, accade per un motivo e per evitare di essere soggiogato e sottomesso dalle situazioni, deve dominare le proprie passioni ottenendo così l’equilibrio interiore e l’autosufficienza. questa concezione di immanenza di un progetto universale, verrà poi ripresa d Pascal, secondo il quale l’individuo un operaio atto alla realizzazione di un progetto a lui superiore e sconosciuto. Nonostante ciò l’uomo ha un ruolo, seppure piccolo, in quesat realizzazione e deve accettare che tutto accade per un motivo. Stile: inconcinnitas: andamento irregolare. Numerosi sono le frasi brevi inserite tra proposizioni più lunghe e complesse, al fine di lanciare messaggi morali e norme di vita in modo chiaro e conciso.

siano nelle due posizioni più enfatiche: quella iniziale e quella centrale

  1. funge quasi da proemio, infatti, a differenza di altre epistole, presenta in modo chiaro quale è la struttura che sarà presente nelle altre lettere e in generale in tutta l’opera. Una caratteristica di queste epistole è certamente l’originalità: è la prima volta infatti che avviene una rivisitazione dei miti più famosi e conosciuti, adottando non solo un punto di vista diverso, ma addirittura quello di una donna, che si ritrova ad essere protagonista. Tutte le epistole sono legate dal topos dell’abbandono, chiaro richiamo al Carme 64 Catulliano, dove è trattato il dramma vissuto da Arianna, abbandonata su un’isola da Teseo. Penelope: testo diviso in 3: _ presentazione del topos dell’abbandono, che si sviluppa nei temi dell’assenza e della solitudine. _ dubbi di Penelope e tema della paura che non è dovuta a una certezza, bensì all’ignoto. La stessa penelope afferma infatti che avrebbe preferito che Troia fosse ancora in piedi, in quando questo significherebbe sapere dove il marito si trovi e cosa stia facendo. Così invece, la fedeltà di Penelope, archetipo della fedeltà coniugale, vacilla, sebbene per poco. _ presentazione della difficile situazione ad Itaca. Quest’ultima parte ha una forte valenza retorica, in quanto P. vuole far leva sull’affetto di Odisseo per la patria, il figlio, il padre e sua moglie. Le metamorfosi= Poema epico in esametri, nel quale vengono esposti 250 miti accomunati dal tema del cambiamento della forma. A differenza delle Heroides, i miti non sono slegati l’un l’altro, ma il filo conduttore sono le narrazioni secondarie portate avanti dai protagonisti stessi. Dunque da una parte c’è una struttura molto elaborata, che è anche riflessa nello stile, alto e ricco di riferimenti all’epica (catalogo muse e cani in Atteone); dall’altra il carattere fortemente descrittivo, detto anche retorica dello sguardo, rende la poesia quasi uno spectaculum, un fenomeno visivo che rende più semplice seguire i vari intrecci dei miti. Inoltre emerge una visione della realtà molto dinamica, data da cambiamenti continui, fisici nelle metamorfosi, mentali o legati a una situazione pratica nella vita quotidiana. Apollo e dafne: omaggio ad Augusto (alloro) Retorica dello sguardo Dinamicità (corsa di dafne e trasformazione). Narciso: pathos dato da un’iniziale incomprensione dei fatti da parte di Narciso. Egli infatti non sa ancora che la figura che ama è lui stesso. Quando se ne rende conto, il dramma che prima percepiva solo il lettore che conosce la storia, è interiorizzato nel protagonista. Il dolore culmina con la morte, ma non l’amore: si osserva nello stige. Il culmine del pathos avviene quando N. esplica il suo desiderio di scindersi da se stesso per poter placare il proprio desiderio. Atteone: indagine sulla giustizia divina( dal passo emerge un giudizio negativo sulla pena inflitta ad Atteone, il quale è soltanto uno spettatore inconsapevole. Questo chiaro giudizio è probabilmente dovuto al fatto che Ovidio si riveda in Atteone, essendo stato esiliato per un “error” che forse consiste nell’aver visto qualcosa di proibito) Eco: particolarità del testo è: _ la struttura ad incastro, infatti la vicenda ha inizio con narciso che va a cacci,a poi la focalizzazione cambia su Eco, della quale viene raccontata la storia attraverso un Flashback. Successivamente viene narrato l’innamoramento e la metamorfosi _ è un mito eziologico e questo è enfatizzato dal virtuosismo tecnico di V: costruisce un dialogo amoroso facendo ripetere ad Eco la fine delle parole di Narciso, che assumono quindi significato completamente diverso. Tema della trasformazione: odissea, Ariosto, Shakespeare, Kafka. Ars amatoria= poema didascalico che contiene la sistematizzazione del tema dell’amore, già trattato negli “amores”. Qui è presente un tentativo di conciliazione con la società del suo tempo, rimasta scossa dalla visione disimpegnata dell’amore ovidiano dell’opera precedente. L’opera consiste in una raccolta di precetti per sedurre l’amato, aggirando le sue autodifese.