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Seneca tre versioni complete, Appunti di Latino

versione completa di alcuni brani

Tipologia: Appunti

2022/2023

Caricato il 19/10/2023

maria-garofalo-7
maria-garofalo-7 🇮🇹

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TRADUZIONE PAGINA 95
è l’incipit del brevitate vitae. Qui condensa tutto quello che svilupperà dopo. Il concetto
fondamentale è che la vita non è breve ma siamo noi che la rendiamo breve.
(1) La maggior parte dei mortali, o paolino, si lamenta per la crudeltà della natura,
(quod introduce delle proposizioni casuali) perché siamo generati (gignimur)
per uno spazio breve (letteralmente per un breve di tempo), perché questo
spazio di tempo concesso a noi scorre (decurrant) tanto velocemente tanto
rapidamente, (adeo ut è una proposizione consecutiva) al punto che, eccetto
pochissimi (ovvero i sapienti che hanno capito sono questi pochissimi) la vita
lascia gli altri nella stessa preparazione della vita (il senso è: la vita scorre
talmente velocemente che, ad eccezione dei sapienti, per tutti gli altri la vita finisce
nel momento in cui noi ci stiamo ancora preparando a vivere. Cioè quando ancora
dobbiamo capire che fare, moriamo).
Ne di questo pubblico male (cioè che noi non ci accorgiamo che la vita passa),
come credo, soltanto la massa (turba) e il volgo ignorante si lamenta; (non solo
l’ignorante si lamenta, ma anche i grandi filosofi -come adesso dirà- si lamentano che
la vita è breve)
questo stato d’animo ( affectus) invocò lamentele anche (quoque) da parte
degli uomini illustri
(2) Da qui deriva (est) quella esclamazione del più grande dei medici (cioè anche il
più grande dei medici ha fatto esclamazioni del vulgo) (il riferimento è a Ippocrate)
“la vita è breve l’arte è lunga” (c’è un infinito perché è un’ infinitiva, però ci manca il
verbo principale, avrebbe dovuto mettere “dice che”). Poi fa un altro esempio: Da qui
quella controversia (lis) di Aristotele alle prese con la natura per niente
conveniente all’uomo sapiente (cioè aristotele è un uomo sapiente ma anche lui
commette questo errore) quando Aristotele parlava della natura diceva questa
affermazione:
(da Aetatis illam.. è un infinitiva ma non c’è il verbo principale che lo regge,
dovrebbe esserci “diceva che”) quella (illam, cioè la natura) ha concesso agli
animali tanto di tempo (“tanto tempo” senza tradurre letteralmente) (ut è legato a
tantum ed introduce una consecutiva) che gli animali (sottinteso) allevano
(educerent) cinque o dieci generazioni (quina aut dena saecula) cioè Aristotele
dice che la natura è stata ingiusta con noi perché gli animali possono allevare tante
generazioni dopo di loro;
all’uomo (homini) generato (genito) per molte grandi imprese (in tam multa ac
magna) è fissato (stare) per un tempo alquanto breve (cioè l’uomo, che è dotato di
ragione, per cui può fare grandi imprese, ha però un tempo più breve per vedere i
frutti delle loro generazioni).
(3) non abbiamo poco tempo, ma ne abbiamo perso molto. La vita è (est è
sottinteso) sufficientemente lunga (satis longa) e ci è data (data est) largamente
(larga) per la realizzazione (consummationem) delle grandi imprese, se è
impiegata tutta bene (si tota bene collocaretur); ma quando scorre (diffluit) per il
lusso e per la negligenza (cioè quando il tempo viene speso per inseguire falsi
piaceri) quando è impiegata (impenditur) per nessuna cosa buona (nulli bonae
rei), (ultima demum necessitate cogente è ablativo assoluto) spinti (cogente) infine
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TRADUZIONE PAGINA 95

è l’incipit del brevitate vitae. Qui condensa tutto quello che svilupperà dopo. Il concetto fondamentale è che la vita non è breve ma siamo noi che la rendiamo breve. (1) La maggior parte dei mortali, o paolino, si lamenta per la crudeltà della natura, (quod introduce delle proposizioni casuali) perché siamo generati (gignimur) per uno spazio breve (letteralmente per un breve di tempo), perché questo spazio di tempo concesso a noi scorre (decurrant) tanto velocemente tanto rapidamente, (adeo ut è una proposizione consecutiva) al punto che, eccetto pochissimi (ovvero i sapienti che hanno capito sono questi pochissimi) la vita lascia gli altri nella stessa preparazione della vita (il senso è: la vita scorre talmente velocemente che, ad eccezione dei sapienti, per tutti gli altri la vita finisce nel momento in cui noi ci stiamo ancora preparando a vivere. Cioè quando ancora dobbiamo capire che fare, moriamo). Ne di questo pubblico male (cioè che noi non ci accorgiamo che la vita passa), come credo, soltanto la massa (turba) e il volgo ignorante si lamenta; (non solo l’ignorante si lamenta, ma anche i grandi filosofi -come adesso dirà- si lamentano che la vita è breve) questo stato d’animo ( affectus) invocò lamentele anche (quoque) da parte degli uomini illustri (2) Da qui deriva (est) quella esclamazione del più grande dei medici (cioè anche il più grande dei medici ha fatto esclamazioni del vulgo) (il riferimento è a Ippocrate) “la vita è breve l’arte è lunga” (c’è un infinito perché è un’ infinitiva, però ci manca il verbo principale, avrebbe dovuto mettere “dice che”). Poi fa un altro esempio: Da qui quella controversia (lis) di Aristotele alle prese con la natura per niente conveniente all’uomo sapiente (cioè aristotele è un uomo sapiente ma anche lui commette questo errore) quando Aristotele parlava della natura diceva questa affermazione: (da Aetatis illam.. è un infinitiva ma non c’è il verbo principale che lo regge, dovrebbe esserci “diceva che”) quella (illam, cioè la natura) ha concesso agli animali tanto di tempo (“tanto tempo” senza tradurre letteralmente) (ut è legato a tantum ed introduce una consecutiva) che gli animali (sottinteso) allevano (educerent) cinque o dieci generazioni (quina aut dena saecula) cioè Aristotele dice che la natura è stata ingiusta con noi perché gli animali possono allevare tante generazioni dopo di loro; all’uomo (homini) generato (genito) per molte grandi imprese (in tam multa ac magna) è fissato (stare) per un tempo alquanto breve (cioè l’uomo, che è dotato di ragione, per cui può fare grandi imprese, ha però un tempo più breve per vedere i frutti delle loro generazioni). (3) non abbiamo poco tempo, ma ne abbiamo perso molto. La vita è (est è sottinteso) sufficientemente lunga (satis longa) e ci è data (data est) largamente (larga) per la realizzazione (consummationem) delle grandi imprese, se è impiegata tutta bene (si tota bene collocaretur); ma quando scorre (diffluit) per il lusso e per la negligenza (cioè quando il tempo viene speso per inseguire falsi piaceri) quando è impiegata (impenditur) per nessuna cosa buona (nulli bonae rei), (ultima demum necessitate cogente è ablativo assoluto) spinti (cogente) infine

(demum) dall’ultima necessità (cioè quando stiamo per morire), sentiamo che è passata (transisse) quella che (quam) non abbiamo capito che è passata (non intelleximus ire).

(4) E' così: non riceviamo una vita breve ma l'abbiamo fatta tale e non ne

siamo sprovvisti, ma sperperatori. Come le ricchezze abbondanti e

regali,quando sono giunte nelle mani di un cattivo padrone, vengono

dilapidate in un attimo,mentre le ricchezze modeste, se sono state

affidate ad un buon amministratore, si moltiplicano con l'uso: allo

stesso modo la nostra esistenza si estende molto a chi ne dispone bene.

TRADUZIONE PAGINA 85

Ho saputo con piacere da coloro che vengono via da casa tua che tu vivi con i

tuoi schiavi con familiarità, questo si addice alla tua saggezza, questo alla tua

cultura. “Sono schiavi.” Ma sono uomini. “Sono schiavi.” Ma sono compagni di

abitazione. “Sono schiavi.” Ma sono umili amici. “Sono schiavi” Ma siamo

compagni di schiavitù, se pensi che la sorte ha molto potere su entrambi

(sobordinata oggettiva che dipende da cogitaveris). E così rido di quelli che stimano

vergognoso cenare con il suo schiavo, per quale ragione lo fanno se non per il

fatto che una consuetudine molto arrogante circonda il padrone che cena con una

moltitudine di schiavi in piedi? Egli mangia più di quanto possa ingerire, e con

ingente avidità appesantisce il ventre gonfio e ormai desueto al compito del

ventre, cosicché rigetta tutto con maggiore sforzo di quando lo ha ingerito. E agli

schiavi infelici non è permesso muovere le labbra neppure per parlare; ogni

sussurro è punito con il bastone, e neppure i rumori involontari, la tosse, gli

starnuti, il singulto, sono esclusi dalle bastonature; il silenzio interrotto con

qualche voce sia espiato con una grande punizione; stanno per tutta la notte in

piedi digiuni e muti. Così accade che questi, ai quali non è permesso parlare in

presenza del padrone, parlino male del padrone. Ma quelli, per i quali vi era

possibilità di parlare non soltanto in presenza dei padroni, ma con i padroni, la cui

bocca non era cucita, erano pronti a dare la vita per il padrone, ad attirare il

pericolo imminente sulla loro testa; parlavano nei banchetti, ma tacevano sotto

tortura. Poi è diffuso un proverbio di medesima arroganza, quanti sono schiavi

tanti sono nemici, non li abbiamo come nemici ma li rendiamo nemici. Nel

frattempo tralascio altre crudeltà e azioni disumane, il fatto che li usiamo neppure

tanto come uomini quanto come bestie da soma, il fatto che, quando ci siamo

coricati per la cena, uno pulisce gli sputi, un altro chinato sotto il letto conviviale

raccoglie il vomito degli ubriachi. Un altro lacera i preziosi uccelli, muovendo con

precise mosse la mano esperta attraverso il petto fino alla coda, taglia i pezzi,

misero, che vive per questa sola attività, per tagliare i volatili decorosamente, se

non che è più infelice chi insegna ciò a causa del suo piacere di chi lo impara per

necessità.

TRADUZIONE PAGINA 101

Ogni giorno moriamo; ogni giorno infatti una parte di vita ci viene tolta, e anche

ora che noi cresciamo la vita decresce. Abbiamo perduto l’infanzia, poi la