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Sintesi della vita, opere e stile degli autori compresi di analisi e traduzione delle versioni più significative
Tipologia: Appunti
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problema della successione: augusto morì nel 14 dc lasciando come erede tiberio, membro dell'aristocrazia senatoria conservatrice e figlio di augusto e della sua prima moglie → nominato successore ebbe origine l’inizio della dinastia giulio claudia (i cui imperatori furono: tiberio, caligola, claudio, nerone) ETÀ NERONIANA nerone divenne imperatore a 16 anni grazie alle mosse della madre. per i primi anni, sotto la guida del filosofo seneca scelto come suo precettore, regnò in modo moderato, dando vita al quinquennium felix. presto si liberò di tutti coloro che a suo parere ostacolavano il suo potere (madre agrippina, limita i poteri del senato, ripudia la moglie ottavia). seneca perde ogni possibilità di influenzare sull’imperatore e si ritira a vita privata. gli unici che sembravano beneficiare del governo di nerone erano i cittadini comuni: concedeva continue distribuzioni di grano e organizzava giochi e spettacoli neronia , così le finanze statali furono prosciugate ↳situazione divenne insostenibile dopo l’incendio di roma nel 64 dc. nerone tentò di far ricadere la colpa ai cristiani ma molti esponenti dell’aristocrazia pensarono che nerone avesse appiccato l'incendio volutamente → nerone approfitta della ricostruzione e fa edificare la domus aurea congiura pisoniana : senatore gaio calpurnio pisone esordì una congiura a cui molti intellettuali del tempo, tra cui forse anche seneca, si unirono. nerone scoprì la congiura e i beni dei congiurati vennero confiscati, molti di loro si uccisero. → il clima di terrore della congiura causò ulteriori ribellioni. nerone, ormai completamente isolato, si suicida LETTERATURA DELLA PRIMA ETÀ’ IMPERIALE dopo che la stagione dei grandi classici (virgilio, livio, ovidio, orazio) si era esaurita tra gli intellettuali si diffuse la sensazione che tutto era stato già detto nel migliore dei modi → autori della prima età imperiale vivono all’ombra dei capolavori augustei e furono seguaci ed imitatori di molte opere pur sapendo variarli e confrontarsi con essi in modo costruttivo in questo clima prendono posto le riflessioni filosofiche di seneca infatti sotto l'imperatore nerone c’è una fioritura della letteratura :Persio, Seneca, Petronio nerone ultimo rappresentante della prima dinastia imperiale, giulio claudia, a roma. → età giulio claudia è un’epoca di grande sperimentalismo letterario : gusto per l’eccesso, il passionale e il cupo dando vita ad uno stile chiamato barocco imperiale che dominava ogni genere. persa la sobrietà dei classici la poesia tendeva al patetismo. ↳abbandonando la fiducia nei contenuti si rifugia nella forma→ barocco latino, cerca quella forza quel senso che non può più avere nel contenuto (seguono comunque i modelli, es seneca segue in modo polemico cicerone). si arriva alla tragica fine dell’imperatore nerone e della dinastia → succede la dinastia dei flavi che porterà roma alla fine del secolo la letteratura ha sempre avuto grandissimo utilizzo nella campagne di propaganda del principato→ ampio potere di cui godevano gli imperatori influenzò il rapporto con gli intellettuali che potevano scegliere la strada dell adulazione o dell’opposizione ↳ che rimpiangevano gli ideali repubblicani del principato augusteo e lo idealizzavano come epoca d’oro; era il distacco il problema della letteratura e con il rapporto contrastato con l'impero e col potere, letteratura che non è più legata alla vita politica ma reclusa→ libertas sottostà al volere dell’imperatore soprattutto con nerone, lui stesso aspirante letterato, il potere entra in rotta di collisione con intellettuali che prima aveva promosso
nella prima fase del rapporto con seneca nerone lo vede come vero e proprio maestro di vita dell’imperatore→ successivamente si stacca e seneca viene coinvolto nella congiura Pisoniana e costretto ad uccidersi in questa nuova epoca il rapporti diretto con la corte e l’imperatore diventa fondamentale ma perde il senso pratico e civile che aveva mantenuto fino a Cicerone. SENECA lucio anneo seneca. proviene dalla spagna, padre importante oratore e grammatico della generazione precedente e suo nipote era Lucano. si trasferì presto nella capitale dove ricevette un’educazione letteraria accuratissima. primo scrittore non italico ad avere questo ruolo così importante→fu per alcuni anni uno dei personaggi più importanti dell’impero, non fu infatti un uomo appartato dedito all’ otium letterario dopo l’esilio in corsica ordinato dall’imperatore claudio (adulterio con la prima moglie messalina), dove stette per otto anni, agrippina,la nuova moglie dell’imperatore, convinse claudio a graziare seneca, il quale una volta tornato a roma fu nominato precettore di nerone che divenne imperatore nel 54 e con lui seneca oltre che precettore divenne consigliere del giovanissimo imperatore. →alle morte di claudio seneca scrisse un opuscolo satirico in cui lo derideva con ironia. (→apokolokyntosis) durante il quinquennio felice ricchezze e potere di seneca crebbero a dismisura, dopo questo periodo nerone decise di liberarsi dei suoi consiglieri e dell’ingombrante presenza materna. nel 62, dopo essere diventato sgradito a nerone e ai suoi nuovi consiglieri si ritirò a vita privata, morì tre anni dopo suicidandosi sotto ordine di nerone dopo la congiura di pisone per evitare la condanna in un processo pubblico LE OPERE
/la maggior parte degli uomini (mortali), Paolino, si lamenta della cattiveria della natura per il fatto che noi siamo generati in un esiguo spazio di tempo e poiché questi spazi di tempo dati a noi (dalla natura) scorrono velocemente, tanto rapidamente a tal punto che la vita, esclusi soltanto pochi, abbandoni i rimanenti alla stessa preparazione della vita stessa./ Nec huic publico, ut opinantur, malo turba tantum et inprudens vulgus ingemuit: inciso comparativo/modale dativo clarorum quoque virorum hic adfectus querellas evocavit. perfetto con valore di consuetudine /non soltanto la turba(popolo) e il volgo impudente si lamentano di fronte a questo male comune, come si ritiene, perchè questo sentimento ha evocato (suscitato) le lamentele di uomini illustri./ Inde illa maximi medicorum exclamatio est, "Vitam brevem esse, longam artem"; infinitiva usata come discorso indiretto ↳ Ippocrate. ippocrate e aristotele contraddetti, ↳per imparare ci vuole troppo tempo e la vita è troppo breve vita è breve e la bisogna saper usare /da qui nasce quella esclamazione del più grande dei medici (secondo cui) “la vita è breve l’arte è lunga” inde Aristotelis cum rerum naturā exigentis minime conveniens sapienti viro lis est: variatio, "aetatis illam animalibus tantum indulsisse ut quina aut dena saecula educerent, homini in tam multa ac magna genito tanto citeriorem terminum stare." parallelismo tra animali e uomini ↳ soggetto /da qui la lite per nulla conveniente a un uomo sapiente di aristotele che litiga con la natura secondo cui “quella (la natura) abbia concesso tanto tempo agli animali che vivono per cinque o dieci generazioni, invece all’uomo che è nato per cose numerose e grandi è stabilito un tempo tanto più breve”/ Non exiguum temporis habemus, sed multum perdimus. /non abbiamo poco tempo, ma ne perdiamo molto”/ Satis longa vita et in maximarum rerum consummationem large data est, si tota bene conlocaretur; moto a luogo figurato /la vita è abbastanza lunga e ci è stata data con generosità per la realizzazione delle cose più importanti purché la si impegni bene tutta quanta/ sed ubi per luxum ac neglegentiam diffluit, ipotetica dell’eventualità ubi nulli bonae rei inpenditur, ultimā demum necessitate cogente, quam ire non intelleximus transisse sentimus. ↳ ablativo assoluto /ma dove la vita scorre via attraverso il lusso e la negligenza, quando non viene spesa per nessuna cosa buona, quando alla fine l’ultima necessità ci costringe, capiamo che è traascorsa e che non abbiamo capito prima che stava trascorrendo” Ita est: non accipimus brevem vitam sed facimus nec inopes eius sed prodigi sumus. introduce una massima /è così noi non riceviamo una vita breve, ma l’abbiamo resa tale, e non siamo poveri di essa ma di prodigi/ Sicut amplae et regiae opes, ubi ad malum dominum pervenerunt, momento dissipantur, similitudine at quamvis modicae, si bono custodi traditae sunt, usu crescunt, ita aetas nostra bene disponenti multum patet. /e così le ricchezze quando sono vaste e i regali quando giungono a un cattivo padrone vengono dissipate in un momento, e quando invece benché modiche aumentano con l’uso per colui che ne dispone bene: così la nostra vita si apre di molto per chi la impiega bene/
per seneca gli occupati sono tutti i coloro che vogliono perdere il loro tempo → occupati in attività che prendono il tempo o persone che sottraggono tempo. e si accorgono alla fine che il tempo è stato sprecato seneca descrive i più svariati modi in cui gli uomini non saggi non utilizzano al meglio il tempo→ esemplificazione costituisce il quadro ampio in cui nella vita del tempo le occupazioni impediscano agli uomini di utilizzare a meglio il tempo mette in luce ragioni ricorrenti che a discapito del periodo storico per cui gli uomini perdono tempo = molto attuale interessante la capacità di seneca di entrare nei vizi della società romana del tempo→ visione critica degli ozi dei romani si può essere occupati o nel lavoro, nei negotia, oppure nell’otium dannoso, in cui ci si accorge alla fine di aver solo sprecato tempo →destinatario ideale è questo paolino che ovviamente non interviene nella narrazione ma favorisce l’impostazione dialogica con frasi dirette di seneca inizia attraverso esempi di occupati che lo sono nella vita pubblica, in qualche misura disonorevole. presentando quattro tipologie: chi passa la giornata in un mercato, gli altri legati alla dinamica latina dell’istituzione della clientela (personaggi illustri ricchi che fanno ragione del loro lustro lo stuolo di clienti che chiedono di poter lavorare in giornata per loro) additando sia i patroni sia i clienti, ma comunque puntualizzando come sia più umiliante il ruolo dei clienti (che escono presto la mattina per attendere i patroni), altri quelli che passano le giornate alle aste dei pretori (requisizione di debiti o bottini di guerra per essere venduti al pubblico) → giudizio negativo sul lucro disonorevole dell’attività (idea morale negativa in quanto ci si approfitta delle disgrazie altrui, idea che passa anche al cristianesimo) si passa poi ad una lista degli ozi affaccendati (comportamenti nel tempo libero che diventano affaccendati vuotamente) adesso parla di chi ha il tempo libero nel privato della loro casa, passioni che diventano vizi se sono troppo esclusivi (non ozium fruttuoso ma negativo)→ critica maggiore di tutti definito come ozioso affaccendarsi (desidiosa occupatio, ossimoro) = non rendono conto del loro tempo ad altri ma se lo gestiscono nell’ozio della loro casa e ancora più colpevolmente riescono a dar fastidio a se stessi → solitudine non sfruttata in occupazioni sagge e filosofiche ma si opportunano da soli
↳ scivoloso, incerto ↳ relativo indefinito /la natura ha messo noi nel possesso di questa sola cosa fuggitiva e incerta, da cui chiunque vuole può cacciarci/ Et tanta stultitia mortalium est ut quae minima et vilissima sunt, certe reparabilia, ↳consecutiva, regge: imputari sibi cum impetravere patiantur, nemo se iudicet quicquam debere qui tempus accepit, ↳infinitiva cum interim hoc unum est quod ne gratus quidem potest reddere. ↳valore temporale avversativo /ed è tanto grande la stoltezza degli uomini che sopportano che siano addebitati a loro stessi, quando li hanno ottenuti, quei beni che sono minimi e di pochissimo valore e certamente recuperabili, ma nessuno (di coloro che hanno ricevuto il tempo) giudica invece di dovere qualcosa quando invece questa è l’unica cosa che non si può restituire, nemmeno quando si è riconoscenti/ Interrogabis fortasse quid ego faciam qui tibi ista praecipio. →interrogativa indiretta ↳relativa /forse ti chiederai che cosa faccia io che ti insegno queste cose/ Fatebor ingenue: quod apud luxuriosum sed diligentem evenit, ratio mihi constat impensae. ↳verbo deponente, futuro /te lo confesserò sinceramente: io mi comporto come uno vizioso ma diligente, cioè tengo il conto delle mie spese/ Non possum dicere nihil perdere, sed quid perdam et quare et quemadmodum dicam; causas paupertatis meae reddam. /non posso dire di non perdere nulla (del mio tempo) ma almeno dirò che cosa ho perso e perché e come, prenderò il conto nella mia povertà/ Sed evenit mihi quod plerisque non suo vitio ad inopiam redactis: omnes ignoscunt, nemo succurrit. /ma mi accade ciò che succede a molti condotti alla povertà non per loro vizio, tutti li comprendono ma nessuno li aiuta/ Quid ergo est? non puto pauperem cui quantulumcumque superest sat est; tu tamen malo serves tua, et bono tempore incipies. → imperativo che sostituisce il futuro /che cos'è dunque? io non considero povero colui al quale è sufficiente quel poco che gli resta, preferisco tuttavia che tu conservi i tuoi beni e inizierai per tempo/ Nam ut visum est maioribus nostris, 'sera parsimonia in fundo est'; non enim tantum minimum in imo sed pessimum remanet. Vale. →forma classica di saluto alla fine di una lettera /infatti come era parso ai nostri antenati “la parsimonia che avviene in fondo è tarda” infatti non resta solo poco liquido nel fondo ma rimane quello peggiore./