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Appunti molto dettagliati, presi a lezione, di linguistica generale 2
Tipologia: Appunti
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A. Costituenti e rapporti di dipendenza (1) Sintassi, parola che è costruita sul greco e rimanda all’idea del mettere insieme delle cose e nello specifico nell’ordinare le parole. La sintassi è la branca della linguistica che si occupa di descrivere e analizzare quella che sia la struttura delle frasi, cioè come si combinino tra di loro le parole che le frasi costituiscono e quali siano le funzioni degli elementi che si rintracciano all’interno delle frasi. La frase può essere definita come l‘unità che costituisce un messaggio autosufficiente nella comunicazione e che contiene una predicazione. La frase è l’entità linguistica che può funzionare da unità comunicativa, ed è quell’entità linguistica che costituisce un messaggio autosufficiente per la comunicazione verbale. La frase è identificata dal contenere una predicazione, dal contenere un’affermazione ritardo a qualcos’altro, oppure dal contenere l’attribuzione di una qualità ad una qualche altra entità. Normalmente, nei sistemi linguistici, il compito di predicare qualcosa è associato alle parole che appartengono alla classe dei verbi. Il principio generale che si impiega in analisi è la segmentazione delle entità linguistiche al fine di rilevarne le componenti. (2) l’obiettivo della segmentazione è di mostrare come frasi, anche complesse in termine di numero di parole e di relazioni tra le parole, possano essere ricondotte a delle frasi più semplici in cui le parti costituenti abbiano la stessa relazione di quella che si rintraccia tra le parole costituenti la frase più complessa. Questo processo consentirà di identificare e rappresentare quelle che siano le concatenazioni e le gerarchie tra i diversi elementi che costituiscono la frase e che si possono identificare partendo da un processo di scomposizione in pezzi più piccoli di quelli che sono i costituenti della nostra frase. Scomposizione dei costituenti che, a partire da tante parole permette di comprenderne la funzione confrontandole con altri costituenti che contengano un numero inferiore di parole che svolgano la medesima funzione. Data una frase, quello che possiamo fare è operare delle ipotesi così da effettuare dei segmenti che individuino i costituenti potenziali di ciascun sotto livello, quindi di sostituire a quei potenziali costituenti altri costituenti dotati di un numero inferiore di parole. a. Suo padre portò una doppietta a un matrimonio. L’obiettivo è quello di scomporre la frase cercando di avere una parte che predica, una parte che contenga il verbo, e una parte di cui si predichi qualcosa, e se vogliamo cercare di mantenere coesi i gruppi di parole che fanno riferimento alla predicazione e ciò di cui si predica, possiamo immaginarci di scomporre in due parti la frase e commutare ciascuna delle due parti con una parola. Se compiamo questa operazione partendo dalla parte che supponiamo essere predicata perché precede il verbo, suo padre, scopriamo che possiamo sostituire alla coppia di parole un’unica parola che assolva alla stessa funzione. Per confermare che la nostra strategia è lecita, è possibile effettuare la stessa cosa anche alla parte rimanente della nostra frase, cioè è possibile confrontare con una frase in cui la seconda parte abbia la stessa struttura e funzione, ovvero predicare, ma che sia più semplice in termine di parole. b. Una volta che siamo riusciti a identificare quelle che sono le componenti principali della nostra frase, possiamo analizzare quelli che siano gli elementi riconosciuti, possiamo sempre cercare di capire se sequenze di parole identificate in conseguenza alla prima segmentazione possano essere sostituite da altri gruppi di parole coese e più semplici. L’operazione risulta essere legittima, possiamo sostituire alla sequenza “portò una doppietta”, un elemento costituito da un’unica parola, come in andò, la cui funzione sia la stessa di quella “porto una doppietta”; tanto “portò una doppietta” quanto “andò” assolvono alla funzione di predicazione.
Allo stesso modo che a “un matrimonio” può essere sostituito da un’altra sola parola, per esempio dall’avverbio “la” che abbia la medesima funzione strutturale, che abbia nella frase precedente. c. Possiamo procedere allo stesso modo, cercando di scomporre quella che sia la prima delle due parti dopo il primo elemento “suo padre” e vediamo che se noi prendiamo ciò che rimane dopo la prima scomposizione “porto una doppietta” possiamo sostituire alla sequenza di due parole, “una doppietta” data dall’articolo più il nome, per esempio con un nome proprio. d. Allo stesso modo, possiamo sostituire alla sequenza “a un matrimonio”, da un lato ai due componenti costituiti da articolo più nome, semplicemente un nome proprio “a Parigi”; dall’altro non possiamo sostituire una preposizione se non con un’altra preposizione. e. Tutto ciò che fin ora abbiamo fatto sul piano sintagmatico, cioè della combinazione tra le singole parole, di fatto lo potremmo fare anche su quello paradigmatico cioè identificando degli equivalenti per ciascuna classe di parola che avessimo identificato. Semplicemente sostituendo con altre parole. (3) tutta questa operazione, che prevede la formulazione di ipotesi per la scomposizione di tagli all’interno di frase complesse e la loro sostituzione con elementi più semplice, in virtù dell’essere costituiti da un numero inferiore di parole si chiama: processo di analisi in costituenti immediati. Strategia che è stata proposta dal linguista Bloomfield, che è stato l’ideatore e maestri dell’analisi sintattica. (7) L’operazione che abbiamo appena visto può essere rappresentata anche visivamente, il processo di ipotesi di tagli e di prove di commutazione può essere reso visivamente al punto 7,8,9 della scheda, ricorrendo a quello che si chiama Albero Sintagmatico. Questo è il diagramma che ci consente di rendere visivamente quella che sia la struttura di una frase evidenziandone, sia lo sviluppo lineare cioè la sequenza delle parole che la costituiscono, ma il diagramma permette di esplicitare anche quelli che siano i rapporti gerarchici che si instaurano tra i costituenti della frase, in primis tra quelle che siano le parole della nostra frase. Il diagramma ad albero ci consente di mostrare che una frase può essere costituita da parti coese internamente, coordinate sintagmaticamente ma anche organizzate gerarchicamente. Il diagramma è un insieme di punti da cui si ripartono delle linee e che ciascun punto, all’interno del nostro diagramma, raffigura un passo ulteriore nel processo di scomposizione della nostra frase nei suoi costituenti, rappresenta un passaggio ulteriore nell’analisi sintattica della frase stessa. Ciascun nodo è denominato ricorrendo a delle lettere che rappresenta una tipologia di categoria sintattica a cui appartenga il costituente di quel sottolivello. Ogni volta che guardiamo un diagramma ad albero, possiamo immaginare che ciascun livello rappresenti l’esito di operazioni di segmentazione e commutazione (6) il diagramma ad albero ci consente di trattare contestualmente di due livelli strutturali diversi della nostra frase, da un lato il livello di costituenza che ci dice quali siano i gruppi di parole che danno forma alla nostra frase e dall’altro quello che sia il livello della dipendenza, cioè in che rapporto gerarchico stiano tutti i costituenti della nostra frase. (4) I costituenti che ci interessano prendono il nome di sintagmi e che, i sintagmi, possono essere definiti come combinazioni di parole (che contengano almeno una parola) che possano funzionare come elemento strutturale della nostra frase. Questi sintagmi hanno una caratteristica cioè del contenere al loro interno, sempre, un elemento irrinunciabile che prende il nome di testa ed è quello che poi attribuisce la tipologia al sintagma cui appartiene. Consideriamo tre tipi di sintagmi:
costituiscono i modificatori di una testa che attribuisce la natura del sintagma dell’intero complesso di parole. a. Se partiamo dal caso del sintagma nominale amici, contenuto all’interno della frase “Maria ha amici”, vediamo che questo sintagma nominale è dotato di una testa “amici” che è un nome. b. La testa amici può essere modificata dall’aggiunta di un aggettivo come “sinceri” a costituire un sintagma “amici sinceri” che nel suo complesso è un sintagma nominale costituito dal suo interno da un nome, testa, e da un aggettivo modificatore. c. Questo stesso sintagma nominale può essere accompagnato da un ulteriore modificatore, per esempio da un sintagma preposizionale come “d’infanzia”, cosicché si possa ottenere un sintagma nominale del tipo “amici d’infanzia sinceri”, in cui la testa “amici” è modificata tanto dall’aggettivo “sinceri” quanto da un sintagma preposizionale “d’infanzia” che è costituito al suo interno da una preposizione e da un nome. d. L’ultimo sintagma può essere accompagnato da un modificatore più pesante, perché caratterizzato da una sua sintassi, come per esempio una frase del tipo “che le scrivono spesso”. L’intera sequenza, per quanto al suo interno sia costituita da una batteria di parole all’interno delle quali è possibile identificare tanto un altro sintagma preposizionale, quanto una frase relativa subordinata, nel suo complesso questa sequenza di parole costituisce un sintagma nominale, che con riferimento alla frase iniziale “Maria ha amici” assolve alla stessa funzione sintattica; quindi, nel suo complesso costituisce un sintagma nominale. (8) ogni volta che si dia che, ai due poli opposti di uno stesso ramo si rintraccia un sintagma della stessa tipologia, quello che si trovi nel punto più alto della gerarchia va accompagnato da un esponente che specifica l’essere il livello superiore (es. sintagma verbale primo). (9) i rapporti gerarchici e i rapporti lineari possono essere rappresentati graficamente adottando una strategia per parentesi, cioè aprendo parentesi ogni volta che si identifica un elemento rilevante nella gerarchia della frase, specificando quelli che siano i sintagmi e specificando quali siano le teste. (10) regole a struttura sintagmatica: si dà una rappresentazione formale basata su quello che prende il nome di regole, che sono le istruzioni su come costruire una frase. Essendo di livello generale permettono di dare una rappresentazione formale di una frase che consente di evidenziare quelle che sono le analogie nelle strutture delle frasi, indipendentemente dalle parole specifiche di cui queste frasi siano effettivamente composte. Nelle regole, la freccia verso destra -> va sempre letta come “si riscrive”, permette di costruire delle regole ricorsive. F -> SN SV’ si legge come la frase si riscrive come essere costituita da sintagma nominale più sintagma verbale primo SN -> Det N si legge il sintagma nominale si riscrive come determinante più nome SV’ -> SV SPrep si legge il sintagma verbale primo si riscrive come sintagma verbale e come sintagma preposizionale SV -> V SN si legge il sintagma verbale si riscrive come verbo più sintagma nominale SPrep -> Prep SN si legge il sintagma preposizionale si riscrive come preposizione più sintagma nominale (11) siccome il diagramma ad albero permette di rendere evidenti i rapporti gerarchici tra i sintagmi che costituiscono la frase, bisogna imparare a collocare i diversi sintagmi che individuiamo all’interno della frase. Criterio fondamentale perché si dia
una corretta rappresentazione della struttura della frase fatta impiegando l’indicatore sintagmatico. Rispettando la successione lineare dei sintagmi dentro la frase, si riesca a dare conto dei rapporti gerarchici che esistono tra di loro, e in tal senso la difficolta maggiore riscontrata riguarda la collocazione dei sintagmi preposizionali, perché a parità di posizione lineare nella frase i sintagmi preposizionali possono collocarsi gerarchicamente in posizioni diverse nella frase e questa cosa deve emergere nel diagramma ad albero. Il sintagma preposizionale risulti essere sempre in posizione finale di frase ma le cui funzioni sintattiche siano diverse e quindi in cui la rappresentazione nel diagramma ad albero cambi. In generale, il principio retrostante alla corretta rappresentazione è che in un albero ogni elemento che stia sul ramo di destra di un nodo modifica l’elemento che stia sulla sinistra sotto lo stesso nodo. a. Gianni lesse un libro con la copertina blu. Dall’analisi per costituenti scopriamo che il sintagma preposizionale, cioè la sequenza di parole “con la copertina blu” cui la testa sia la preposizione “con”, costituisce un modificatore del sintagma nominale che dipende dal verbo e che contiene al suo interno un sintagma nominale “un libro”; il che significa che in qualche modo questo sintagma preposizionale lo possiamo considerare un equivalente di un aggettivo del tipo “bluastro” essere un modificatore di “un libro”. La frase può essere parafrasata con “Gianni lesse un libro bluastro” oppure “Gianni lesse un libro. Il libro aveva la copertina blu”, a testimonianza che “con la copertina blu” predica qualcosa al nostro libro. Il nodo SN’, che contiene gli elementi che nel loro complesso assolvono alla funzione di complemento oggetto, va articolato in due parti, una costituita da un sintagma nominale e l’altra costituita da sintagma preposizionale che modifichi il primo. Il sintagma preposizionale viene posizionato all’interno del nodo SN’. “Con la copertina blu” costituisce un modificatore del solo sintagma nominale “un libro” e nel suo complesso definisce quello che sia il sintagma nominale con funzione di complemento oggetto. b. Gianni lese un libro con gran piacere. Anche qui abbiamo una sequenza lineare simile a quella precedente, in cui il sintagma preposizionale “con gran piacere” occupa la posizione finale di frase. In questo caso la funzione del sintagma preposizionale “on gran piacere” è molto diversa dalla funzione del sintagma preposizionale “con la copertina blu”, perché mentre prima “con la copertina blu” determinava una caratteristica del sintagma nominale “libro”, in questo caso “con gran piacere” modifica non il referente libro ma modifica l’azione codificata dal verbo leggere, dando manifestazione a quella che potremmo considerare essere un complemento di modo o di maniera. Lo dimostra il fatto che la frase “Gianni lesse un libro con gran piacere” possa essere parafrasata senza modifiche con una combinazione di frasi “Gianni lesse u libro. L’ha fatto con gran piacere” sottolineando come la modalità di provare piacere diventa valida per l’azione del leggere il libro, azione che è codificata nel pronome “lo”. Il gran piacere vale, non per l’intera frase, ma vale solo per la componente del leggere un libro. Il sintagma preposizionale “con gran piacere” non è più considerato essere parte del sintagma nominale “un libro”, ma è posizionato alle dipendenze al SV’ posto sotto il nodo frase. c. Gianni lesse un libro sotto la pioggia. Si da un sintagma preposizionale che è posizionato in posizione finale di frase, una frase che per le prime quattro parole è identica a quelle precedenti. Il sintagma preposizionale “sotto la pioggia” non è un modificatore ne di libro ne del leggere un libro, bensì è un modificatore di quella che poi prende il nome di predicazione estesa, di quel livello della struttura della frase in cui lo stato di cose che viene espresso dalla frase viene collocata, o nello spazio o nel tempo o in entrambe cosicché il sintagma preposizionale può essere considerato modificare non solo il sintagma nominale con
d. Opera comportando non la presenza di quella che sia la funzione di un elemento, bensì tramite l’omissione delle marche di soggetto ma anche tramite la cancellazione dell’interno soggetto e quindi viene identificato per inferenza da parte del parlante operata alla luce di quelle che siano le regole grammaticali che valgono per quella lingua. In italiano può essere documentato dai “fenomeni di controllo” per cui nelle frasi subordinate con verbo all’infinito, il soggetto di frase può essere omesso. Nel caso in cui i dia una coincidenza tra il soggetto della frase principale e il soggetto della frase subordinata con verbo all’infinito, in italiano il soggetto può essere emesso nella subordinata. e. Un’altra possibile strategia spendibile per cercare di identificare il soggetto della frase si basa sul verificare cambi di posizione all’interno della frase quando si trasformi da una dichiarativa ad una interrogativa. Molto spesso si danno, nelle lingue, delle strategie che consentono di cambiare quale la che sia la natura di una frase basate sullo spostamento dell’ordine degli elementi all’interno della frase. C. I ruoli semantici (16) Ruoli semantici: permettono di identificare quella che sia la funzione svolta dai partecipanti in una situazione descritta da una frase e che vengono proiettati sotto forma di parole negli argomenti di un predicato, in quelli che siano i complementi di un verbo che codificano le relazioni dentro la situazione descritta dal verbo. (17) ci sono cinque ruoli semantici considerati da tutti gli analisti essere fondamentali, facilmente identificabili da chiunque.
g. Giovanni ha aperto la porta. Giovanni costituisce l’agente, la porta costituisce il paziente ma la porta resta paziente ma ricopre un ruolo sintattico differente. D. Tipologia sintattica (20) classificare le lingue del mondo sulla base di quella che sia la struttura sintattica e più precisamente sulla base di quello che sia l’ordine dei costituenti maggiore di frase, vale a dire di quegli elementi sintattici che siano espressi da dei sintagmi nominali pieni all’interno di frasi dichiarative semplici, così come ipotizzato dalla prima volta dal filosofo Greenberg. La tipologia sintattica proposta da Greenberg prevede di riflettere su quello che sia l’ordine relativo possibile tra tre elementi della struttura sintattica della frase: il soggetto (S), il complemento oggetto (O) e il verbo (V). Se partiamo da questi tre elementi e cerchiamo di capire come possano essere ordinati gli uni agli altri, scopriamo che dal punto di vista delle possibilità teoriche di combinazione si danno sei ordini diversi vale a dire: l’ordine SOV, SVO, VSO, VOS, OVS e OSV. Questi ordini sono, dal pinto di vista logico, equivalenti, non c’è nessuna ragione che ci permetta di immaginare che uno degli ordini sia preferibile agli altri. Se invece di ragionare in termini di logica, di possibilità astratte, noi ragioniamo su dati empirici vediamo che ognuno di questi sei possibili ordini logici si può rintracciare nelle lingue del mondo. Se consideriamo la frequenza, in termini tanto di valore assoluto quanto di valore percentuale di questi sei ordini logici, scopriamo che se prendiamo un campione rappresentativo di lingue del mondo, un campione numeroso 1056 lingue e nella misura in cui sono rappresentate lingue che hanno una distribuzione geografica, scopriamo che la distribuzione dei sei ordini teorici non è di tipo bilanciato, si dà una maggiore frequenza di alcuni ordini rispetto agli altri. Non c’è una distribuzione uniforme, ne c’è una distribuzione statistica equilibrata tra i diversi ordini ed emerge dal confronto tra i valori assoluti e le frequenze percentuali. Se guardiamo il planisfero emerge che l’ordine SOV riguarda 500 lingue, ovvero il 47% di quello che sia il campione considerato e che riguarda lingue diverse tra di loro, distribuite in maniera eterogenea. Il secondo ordine in termine di frequenza è quello SVO che si rintraccia all’incirca in 435 lingue nel 41% del nostro campione. Il terzo ordine è quello di tipo VSO, le lingue che si rintracciano sono meno 85, ovvero l’8% del nostro campione, sono distribuite in maniera diversificata (arabo, gaelico). Il quarto ordine è quello di tipo VOS, comprende 26 lingue pari al 2% del campione. Il quinto ordine è quello di tipo OVS, comprende 9 lingue pari allo 0,85% del campione. L’ultimo ordine è quello di tipo OSV, comprende 4 lingue pari allo 0,38% del campione. Se cerchiamo di fare ordine possiamo cominciare ad osservare che la distribuzione dei diversi ordini di tipologia sintattica è diversa in termini percentuali, più precisamente all’incirca i 2/3 delle lingue del mondo sembrano avere un ordine basico degli elementi in cui il soggetto occupi la prima posizione. Allo stesso modo possiamo osservare che all’incirca i 4/5 trova il soggetto a precedere il complemento oggetto. Queste due osservazioni sembrano non essere casuali, cioè ci inducono ad ipotizzare che siano il risultato di una forma di condizionamento cognitivo, cioè di funzionamento della mente degli esseri umani che si riflette ni sistemi linguistici. (21) dopo che sono state formulate diverse ipotesi su quali potessero essere le motivazioni soggiacenti a quanto osservato, Greenberg negli anni ‘60 ha proposto due principi funzionali che permettessero di spiegare la maggior frequenza di alcuni ordini rispetto ad altri. Questi principi prendono il nome di “principio di precedenza” e “principio di adiacenza”.
(23) l’ordine all’interno della frase è del tipo SOV. Nelle frasi che seguono troveremo sempre una testa a destra e un modificatore a sinistra, a dire che questa lingua costruisce a sinistra cioè accumula i modificatori alla sinistra della testa. (24) il verbo precede il complemento oggetto, siamo di fronte ad una lingua con ordine VO, con testa a sinistra ovvero che costruisce a destra. (25) il cinese presenta una tendenza del tipo VO testa-modificatore, con una costruzione a destra in quelli che siano i sintagmi verbali e preposizionali, ma la stessa lingua presenza una tendenza del tipo OV, modificatore-testa, costruire a sinistra all’interno del sintagma nominale. (26) La composizione è quel procedimento morfologico che ci permette di creare dei neologismi, delle parole nuove, combinando tra di loro quelli che siano due o più morfemi di tipo lessicale. Con riferimento alla composizione, la nozione di testa si declina con riferimento alla possibilità di identificare quello che sia l’elemento più importante, da un lato determina quale sia la parte del discorso cui il composto appartiene e in particolare la determina quando non esistano altre regole che facciano i che tutti i composti debbano appartenere ad una certa classe di parola, e la nozione di testa ci permette di testa ci permette di identificare l’elemento che dia il contributo semantico a quella che è la parola composta. Da questo punto di vista i composti sono oggetti interessanti perché si collocano a cavallo di quelli che siano due ambiti di analisi diversi, da un lato la morfologia dall’altro la sintassi. a. Lingue analoghe dal punto di vista della tipologia sintattica, come tedesco e Italiano, possono trattare in maniera diversa il processo di composizione di parole analoghe. Il tedesco segue uno schema con testa a destra; mentre l’italiano voglia un ordine opposto ovvero testa-modificatore. Con riferimento ai compost quello che emerge è l’ordine sintattico non marcato delle lingue in fasi precedenti a quella attuale; per quanto riguarda il tedesco quello che evince è la costruzione con testa a destra tipica delle lingue SOV o più restrittivamente OV; mentre per quanto riguarda l’italiano l’ordine che evince del tipo SVO che rispecchia fasi più attuali a quelle della lingua odierna così che si abbia una costruzione con testa a sinistra. b. F c. Toponimi italiani: in italiano è possibile osservare la compresenza di toponimi, nomi propri di città, che siano l’esito di processi di composizione che vedono coinvolti due morfemi lessicali formalmente e semanticamente analoghi, come nel caso di Francavilla, dove la parola di franca è usata come aggettivo e la parola villa è il nome latino con un significato di casa che poi assume anche l’accezione di località abitata. A seconda di quando il processo di composizione abbia avuto luogo si sono dati esiti diversi e contrapposti, cosicché possiamo avere tanto soluzioni con testa a destra, mentre sempre a partire dalla combinazione degli stessi elementi sono emersi toponimi con nomi come Villafranca che fondate in epoca posteriore hanno visto operare le regole grammaticali cambiate ci vogliono l’ordine dei costituenti essere testa-modificatore. d. Cognomi patronimici: costruiti tramite un processo di derivazione che vuole che il cognome di un individuo coincida con il nome del padre cui venga combinato un affisso dal valore di figlio di, può essere un suffisso o un elemento con testa che segue il modificatore. E’ possibile osservare grazie alla tipologia sintattica come si possono dare, nelle lingue, dei riflessi pervasivi di quello che sia l’ordine di combinazione di due soli costituenti fondamentali di frase, il verbo e il c. oggetto all’interno di frasi dichiarative semplici; ovvero come le regole di dettaglio possano essere dette rispondere a delle logiche coerenti che costruiscono una sorta di unita cognitiva dell’intero sistema linguistico considerato.