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Appunti completi e dettagliati di linguistica generale. Gli argomenti trattati sono la fonetica, la fonologia, la morfologia, la sintassi e la semantica.
Tipologia: Appunti
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28 FEBBRAIO 2019
Perché studiare linguistica?
Le lingue si basano su un fenomeno culturale, che crea la differenza tra esse. La
linguistica insegna il valore culturale di ogni lingua e fa apprezzare queste differenze.
Con la lingua, io modifico ed influenzo il comportamento delle persone.
La lingua è uno strumento d’identità di un popolo, che permette ad un individuo di essere
incluso in una società con la stessa cultura.
La lingua è un mezzo comunicativo che permette agli individui di relazionarsi tra loro.
LA LINGUISTICA: “ una scienza umana e sociale ”: indaga cosa sono, come funzionano e a
cosa servono le lingue storico-naturali, o, con termine generale, il linguaggio verbale
umano, manifestazione della facoltà del linguaggio.
-> è una disciplina che ricorre al metodo scientifico per fare le sue considerazioni:
forma delle ipotesi, le verifica attraverso dei dati e se vengono confermate le include nella
teoria. In caso contrario, le esclude e propone nuove ipotesi. Le ipotesi vengono fatte
sulla lingua reale.
-> è una scienza umana : si occupa degli esseri umani, essendo una lingua patrimonio
esclusivo degli esseri umani. Si occupa di una manifestazione tipicamente umana, poiché
le lingue, soprattutto quelle storico-naturali, sono riconducibili all’homo-sapiens.
Grazie alla comprensione del funzionamento delle lingue umane, si può giungere ad una
migliore comprensione di come funzionino le proprietà cognitive degli esseri umani. Le
lingue sono di fatto degli insiemi di segni e simboli. La linguistica permette di capire come
l’essere umano gestisce questi insiemi.
-> è una scienza sociale : le lingue sono utilizzate come mezzo di comunicazione,
strumento di interazione che permette di separare un gruppo di individui in base alla
lingua parlata-> strumento di inclusione ed esclusione sociale. Permette di studiare le
società dal punto di vista degli usi linguistici e ci dice di più rispetto al modo in cui le
società sono organizzate.
Le uniche lingue di cui ci occuperemo sono le lingue storico-naturali. -> lingue nate e
sviluppatesi spontaneamente lungo il corso della civiltà umana e usate dagli esseri umani
ora e nel passato.
Storico: le lingue si sono evolute nel tempo.
Naturali: si sono evolute in modo naturale = senza interventi espliciti ed intenzionali a
migliorare l’evoluzione dalle comunità parlanti.
Anche i dialetti sono lingue storico-naturali. Es. Bergamasco...
Le lingue storico-naturali sono fenomeni culturali perché sono manifestazioni di individui o
gruppi di individui che interagiscono tra loro.
Il concetto di lingua va tenuto distinto rispetto alla “ facoltà di linguaggio ”: quest’ultima
costituisce l’innata (specifica della specie) tendenza a comunicare con i propri consimili
utilizzando un sistema simbolico. Queste lingue sono le manifestazioni concrete e tangibili
di quella che è la facoltà di linguaggio.
-> facoltà di linguaggio : capacita di comunicare tramite diversi strumenti e modi,
caratteristica dell’uomo sapiens. Il più raffinato e duttile è il linguaggio verbale.
Nel corso del tempo si sono evolute almeno 6.000 modi differenti di interagire con gli altri
-> Bisogna cercare di capire cos’hanno in comune e in cosa differiscono tutte queste
lingue. A noi non interessa dare delle norme o stabilire comportamenti, MA descrivere
ciascun uso di lingua, interpretarlo e, se possibile, spiegarlo. -> natura non normativa
della linguistica: indagare i fenomeni linguistici (descriverli, interpretarli e spiegarli) e NON
prescrivere un uso corretto della lingua.
Lo strumento che useremo sarà la nostra competenza linguistica , quella che ci permette
di affermare se una frase sia grammaticalmente corretta oppure no.
Le lingue possono essere analizzate da prospettive differenti - la loro complessità si
traduce nella possibilità di scomposizione in livelli distinti:
Fonetica e fonologia -> come si producono i suoni e catene di suoni che permettono
di costruire delle parole, nelle varie lingue del mondo.
Morfologia -> come sono fatte le parole nelle diverse lingue del mondo. (struttura
delle parole).
Sintassi -> come si combinano le parole nelle frasi. (Struttura delle frasi).
Semantica -> come si costruiscono i significati.
Pragmatica -> azioni che si fanno con il linguaggio.
La linguistica interagisce con altre scienze per studiare campi specifici di fenomeni, come
nel caso di:
alternanza di z / s in parole come pazienza / pasiensa a seconda della scolarizzazione e
dell’età)
come riconosciamo le parole nella lettura); rapporti tra la facoltà di linguaggio e le altre
facoltà cognitive; sviluppo e acquisizione del linguaggio nei bambini
per l’analisi di lingue (p.es. classifiche della frequenza delle parole in certi testi) sulla base
di corpora (raccolte anche molto voluminose di testi scritti o parlati e trascritti)
accorda sul fatto che quel segno significa qualcosa di preciso.
Esempi: colomba (significa “pace” -> il simbolo non riprende il significato.)
tra l’oggetto per cui il segno sta e la forma del segno. Sono arbitrari (limitati a degli
individui di una comunità).
Le lingue sono basate su segni in senso stretto, ma che sono arbitrari, ovvero non si
basano su una vera e propria motivazione.
Le lingue sono sistemi di segni in senso stretto, la cui comprensione è condivisa
all’interno di una comunità di parlanti.
Sono dei codici - insieme di regole che permettono di far corrispondere ad un segno in
senso stretto degli oggetti del mondo sensibile (percepibile con i sensi) e intangibile.
-> sistema di corrispondenze tra l’insieme manifestato e l’insieme manifestante.
Ora, bisogna capire questi codici, ovvero questi sistemi di corrispondenze tra segni in
senso stretto e elementi del mondo. Iniziamo analizzando alcune proprietà.
BIPLANARITÀ: ciascun segno è caratterizzato dal poter essere analizzato seguendo
due facce, quella percepibile attraverso i segni e quella non percepibile. Il livello che
possiamo percepire si chiama significante, quello non percepibile invece è il significato
(rimanda a ciò per cui il segno sta). Il significato di un segno è evocato nelle nostre
menti dal suo significante, ogni volta che lo vediamo. Non esiste segno, senza
significato e significante (sono due parti indissolubili).
Nel caso dei segni in senso stretto si possono dare due tipi di significanti al significato:
Attraverso il canale di trasmissione d’aria sotto forma di onde acustiche, che
colpiscono il nostro udito. I segni linguistici vengono veicolati tramite un
significante di tipo fonico-acustico. È la trasmissione dei segni fondamentale. La
possibilità di rappresentare i segni linguistici anche su un supporto solido, come
nello scritto, è la manifestazione di una proprietà del linguaggio verbale umani,
detta trasponibilità di mezzo. Lo mettiamo per iscritto tra parentesi quadre o barre
diagonali. [ ] / /
Significante grafico-visivo permette di veicolare lo stesso significato ricorrendo ad
una sequenza di caratteri (viene percepito dagli occhi). Può esserci un secondo
significante grafico-visivo, formato da una combinazione di segni, costituita dalla
posizione delle mani del segnante. (Lingua dei segni: è anch’essa un codice, nel
quale varia solo il significante con cui viene trasmessa). Lo mettiamo per iscritto tra
parentesi uncinate. < >
07 MARZO 2019
Una delle caratteristiche essenziali dei segni linguistici è rappresentato dalla loro
ARBITRARIETÀ : impossibilità di rintracciare qualsivoglia rapporto tra il segno e ciò per
cui il segno sta (non esiste alcun legame tra il significante ed il significato di un segno).
per ciascun segno, non sono dati naturalmente o analogicamente, ma posti per
convenzione i legami tra:
A) il segno nel suo complesso e il suo referente.
B) Dentro il segno, tra il significante e il significato.
A) Il segno è ciò che sta nelle nostre menti, mentre il referente è ciò che esiste davvero in
natura (logo della puma ≠ puma come animale realmente esistente) -> triangolo
semiotico.
✏ Esempio del gatto: il referente in italiano è l’animale che appartiene alla classe dei
felini; lo stesso referente, però, in altre lingue si dice in modo diverso (ogni lingua decide
in modo arbitrario in che modo chiamare lo stesso referente)
L’arbitrarietà dei legami nel suo complesso e referente è manifestata da:
esempio dei ‘falsi amici’ delle varie lingue: ✏ per ‘gatto’ si ha: italiano gatto , albanese
maçók , turco kedi , ebraico khatul , amarico, dïmmät , somalo mukulaal , wolof muus ,
tagalog púsa , tibetano šimī , quechua misi.
✏ :tedesco bellen ‘abbaiare’, nederlandese bellen ‘suonare’; italiano belli
‘bello+maschile+plurale’, latino belli ‘in guerra’.
B) Il secondo livello di arbitrarietà si instaura tra il significante ed il significato: arbitrarietà
interna al segno linguistico che non riguarda più il referente. L’arbitrarietà dentro il segno
è manifestata dal fatto che nei significanti i suoni o le lettere utilizzati e la sequenza in cui
appaiono non hanno legami, al di fuori della convenzione, con il significato che veicolano.
penso a più edifici collocati in diversi luoghi, mentre se dico ‘ospedale’ faccio riferimento
ad un edificio in particolare) —> iconismo
Riguarda il significante di un segno linguistico (da non confondere con biplanarità). Il
significante di un segno linguistico è organizzato e scomponibile a:
primo livello/ prima articolazione: unità ancora portatrici di significato e che vengono
riutilizzate con lo stesso significato per formare altri segni (morfemi).
✏ Esempio: gatt - o ‘felino domestico’-‘singolare’
gatt -i, gatt -e, gatt -in-i, s- gatt -aiol-are / top- o , libr- o , cucchiai- o , bell- o
la loro combinazione in successione dà luogo alle entità di livello superiore, cioè di prima
articolazione (fonemi). Esempio: //g-a-t-t/
Quindi, se dobbiamo dividere la parola in due parti possiamo ottenere GATT-O (il primo
pezzo fa riferimento al referente, mentre l’altro al numero e al genere della parola)
Alcuni pezzi, dunque, non portano alcun significato, mentre altri un significato ce l’hanno
e lo possono utilizzare per creare altre parole (GATT-I, GATT-ARA...)
Soprattutto nel parlato, i significanti si sviluppano orizzontalmente nel tempo (lingua
parlata) e nello spazio (lingua scritta) e noi non possiamo decifrarli finché non vengono
enunciati tutti gli elementi che li compongono.
Il significante dei segni linguistici è prodotto nel tempo e la comprensione è possibile
solamente dopo che vengono completati
Se dico ‘paus’ non sappiamo se la vocale successiva sarà la A (possiamo fare pausa)
oppure se verranno pronunciate altre lettere come INI (riferimento alla cantante)
L’ordine con cui compaiono pezzi di significante possono provocare radicali differenze
per il significato: ‘il cacciatore ha ucciso il leone’ vs ‘il leone ha ucciso il
cacciatore’ (effetto della linearità: ordine di manifestazione dei tratti del significante dei
segni linguistici)
La differenza fra gli elementi della lingua è assoluta: Le unità di seconda articolazione
sono sempre ricondotte ad una categoria (non si danno significati intermedi). I segni sono
digitali e non analogici. Esempio: pala/palla -> differenza assoluta di significato (la palla
non è una grande pala).
✏ Esempio: quando i bambini nascono sono in grado di distinguere le differenze di tutti i
suoni e poi si specializzano nel riconoscere le differenze tra i suoni presenti nella loro
lingua: discretezza
Quando cerchiamo di imparare una lingua straniera ci risulta difficile poiché non riusciamo
a riconoscere le differenze tra le varie classi dei suoni
✏ Esempio: ‘pollo’ con la P e ‘bollo’ con la B sono due parole distinte che non hanno
nulla in comune dal punto di vista del significato; un’eventuale pronuncia intermedia viene
ricondotta ad una delle due forme (o ‘pollo’ o ‘bollo’) e non ad un’altra parola che voglia
dire qualcosa a metà tra ‘pollo’ e ‘bollo’
Livello di seconda articolazione: numero limitato di unità (fonemi) che forma un
inventario chiuso. -> livello di prima articolazione: numero alto di unità dotate di
significato (morfemi) -> parole (numero altissimo di unità lessicali) -> sintagmi -> frasi
(numero infinito di unità di comunicazione) -> testi. Partendo da piccoli pezzi di
significante si possono produrre infiniti testi: risultato della combinatorietà.
Combinando in maniera economica i suoni si creano moltissime parole: economicità
possibilità di riapplicare uno stesso procedimento al risultato di una sua pretendete
applicazione.
✏ venne il cane che morse il gatto, venne il cane che morse il gatto che mangiò il topo,
venne il cane che morse il gatto che mangiò il topo...
Partendo dalla parola ‘opera’ si può ottenere ‘operare’, ‘operazione’... —> ottenere un
numero crescente di parole, di sintagmi, di frasi e successivamente di testi: produttività
Utilizzando un numero limitato di elementi si possono produrre infinite parole.
❓ Differenza tra significato e referente: il referente è qualcosa che sta nel mondo, mentre
il significato è qualcosa di specifico che appartiene al solo segno linguistico (sono due
entità diverse).
Con le lingue si possono fare svariate cose e una delle cose principali è parlare e
trasmettere informazioni. Si esprime un pensiero, si instaurano e si mantengono attività
cooperative e rapporti sociali, si manifestano i propri sentimenti e stati d’animo, si
risolvono problemi...
Secondo alcuni approcci non è possibile pensare in assenza di linguaggio; inoltre
pensiero e linguaggio si influenzano a vicenda (la lingua è lo strumento che permette di
pensare e in particolare di manifestare i propri pensieri)
Le lingue sono oggetti simbolici di cultura che si basano su convenzioni che si passano
da individuo a individuo solamente tramite cultura (per insegnamento/apprendimento
spontaneo) e non tramite natura (informazioni genetiche ereditarie). Sono trasmesse
all’interno di una società e cultura. Le lingue sono oggetti simbolici e oggetti culturali
A. Componente innata: patrimonio genetico della specie umana fornisce la “facoltà di
linguaggio” (predisposizione degli individui alla comunicazione tramite una lingua,
strutture portanti del linguaggio verbale, cioè le sue proprietà universali.)
B. Componente culturale-ambientale: esposizione a un ambiente linguistico tramite
l’interazione coi bambini da parte di chi si prende cura di loro, che fornisce
spontaneamente gli elementi/materiali che realizzano in una lingua particolare le
strutture portanti fornirete dalla componente innata. ✏ P. Es. i bambini udenti esposti
a una lingua non-verbale ma segnata di genitori non udenti, imparano quella lingua
dei segni, le cui caratteristiche costitutive sono comunque riconducibili alla facoltà di
linguaggio. Questa si manifesta in maniera diversa da quella considerata qui per il
linguaggio verbale in dipendenza dal canale visivo attraverso cui i messaggi vengono
trasmessi. Per converso, si noti che gli animali producono solo i versi caratteristici
della loro specie, anche se esposti a quelli di altre specie in tenera età.
Possibili prospettive con cui approcciarsi allo studio dei fenomeni linguistici:
Diacronia: considerazione dei fatti linguistici lungo il loro sviluppo temporale. Per
esempio: L’etimologia delle parole, la storia delle lingue, la ricostruzione di stadi non
attestati di lingua. È la prospettiva che caratterizza la linguistica storica, che studia i
mutamenti riscontrati nel corso della storia delle lingue o ricostruiti in stadi non attestati
di lingue.
Sincronia: considerazione dei fatti linguistici in un dato momento del loro divenire,
facendo un taglio sull’asse del tempo e prescindendo dalla loro evoluzione. La
prospettiva sincronica è quella principalmente adottata nella linguistica generale.
Visione sincronica contrapposta alla visione diacronica: con la prima ci interessa
sapere come ad un certo punto i fenomeni si manifestano (guardo la lingua con
riferimento ad un unico istante nel tempo ≠ analisi del linguaggio parlato da cinquant’anni
a questa parte).
Prospettiva della langue e prospettiva della parole: quando faccio l’analisi sincronica di
una lingua posso occuparmi dell’insieme delle conoscenze del codice linguistico per
come sono immagazzinate all’interno della testa di ognuno di noi (sistema astratto
(codice) -> langue: regole anche non esplicitate che noi usiamo per parlare una lingua)
oppure la prospettiva della parole (realizzazione concreta (messaggio) -> usi effettivi
della lingua fatti dagli individui). Le parole si riferiscono all’atto linguistico individuale. I
termini che designano il sistema astratto si riferisce alle conoscenze mentali, di cui
solitamente non siamo consapevoli, che ci permettono di produrre messaggi nella
nostra lingua. Queste conoscenze sono individuali e condivise dai membri della stessa
comunità linguistica e permettono di decodificare i messaggi concreti, nonostante
pause, riempitivi (ehm), resa frammentaria e ripianificazione di frasi.
Asse sintagmatico o asse delle combinazioni: è costituito dalla catena lineare in cui si
posizionano gli elementi/le parole prodotte dal parlante. Quando studiamo una lingua
possiamo osservare come gli elementi si combinano tra di loro (parola ‘il’ che si
combina con altri elementi linguistici come ‘ferro’) —> dopo aver utilizzato l’articolo ‘il’,
la gamma delle parole combinabili si riduce.
Asse paradigmatico o delle scelte possibili: è l’inventario degli elementi/delle parole a
disposizione nella competenza del parlante, ciascuno dei quali è suscettibile di
occupare una posizione sull’asse sintagmatico. Si interessa di vedere quale elemento
venga selezionato (se ‘il’ è un articolo, ci interessa sapere cosa la selezione di ‘il’ abbia
portato ad escludere —> alternative non più possibili: la, gli, le, lo, i). Mi interessa
sapere ciò che escludo, non gli elementi che posso combinare.
I due piani cooperano tra di loro. In ciascuna posizione sull’asse sintagmatico può
comparire solo un elemento dell’inventario disponibile. La scelta delle forme sull’asse
paradigmatico è condizionata dalle posizioni già occupate o da occupare.
Non esistono lingue scritte e non parlate, e viceversa. Priorità del parlato sullo scritto.
Bisogna capire come funzionano i suoni delle lingue.
Le lingue possono essere usate per comunicare delle informazioni. All’interno di una
qualunque interazione ci sono due esseri umani, un emittente e un ricevente, che usano
un canale, l’aria, per trasmettere un messaggio.
L’emittente deve ideare e produrre il messaggio. Quest’idea, dopo essere stata tradotta in
messaggio, deve essere trasmessa grazie al mezzo. Il messaggio arriva al destinatario
che lo riceve e lo interpreta.
Per produrre un suono è indispensabile che ci sia un flusso d’aria. I suoni possono
essere:
Ingressivi : se il flusso d’aria entra nelle vie aeree -> sfrutta l’ispirazione.
Il punto di partenza del flusso d’aria può essere:
Meccanismo laringeo: ogni volta che le corde vocali si avvicinano tra loro, si produce un
suono. (Le pliche o corde vocali sono contenute nella laringe)
I suoni possono essere:
Sordi : manca la vibrazione delle corde vocali.
Sonori : con la vibrazione delle corde vocali.
La vibrazione delle corde vocali non è volontaria (quindi dettata dall’apparato nervoso),
ma è data dal leggi fisiche.
La vibrazione delle corde vocali è anche un aspetto linguistico e culturale.
Modo di articolazione :
restringimento relativo frapposto al
flusso d’aria in un certo punto del
percorso dalla glottide alle labbra.
Luogo di articolazione : punto del
percorso del flusso d’aria dalla
glottide alle labbra in cui viene
realizzato un restringimento.
Polmonare Non polmonare
Egressivo Es. Vocali Es. suoni avulsivi e suoni eiettivi
Ingressivo (Suoni paralinguistici) Es. suoni implosivi
Le vocali sono suoni prodotti senza mettere in contatto due organi articolatori, senza
frapporre ostacoli al flusso d’aria: sono i suoni per il quale è prevista una fase di
iniziazione, di fonazione e sono suoni in cui gli organi dell’apparato fono-articolatorio non
entrano in contatto tra loro.
All’interno delle vocali, quello che cambia è la posizione della lingua.
Modo di articolazione:
innalzamento o abbassamento della lingua (alte, medie, medio-basse, basse).
arrotondamento delle labbra (non-arrotondate, arrotondate).
Luogo di articolazione:
avanzamento o arretramento del dorso della lingua (anteriori, centrali, posteriori).
Le vocali possono essere anche lunghe [iː eː ɛː aː ɔː oː uː] e nasali [ĩ ẽ ɛ ̃
ã ɔ ̃
õ ũ].
TUTTE le vocali sono sonore.
[i] italiano vino [ˈviːno] Vocale alta
[e] italiano (standard) meno [ˈmeːno] Vocale media
[ɛ] italiano (standard) bene [ˈbɛːne] Vocale medio-bassa
[a] italiano mano [ˈmaːno] Vocale bassa
[u] italiano muro [ˈmuːro] Vocale alta
[o] italiano bocca [ˈbokka] Vocale media
[ɔ] italiano uomo [ˈwɔːmo] Vocale medio-bassa
faringe
Con le velari si concludono le consonanti della lingua italiana.
Quando ho una doppia:
-ripetere il segno grafico per quella consonante (quando ho una doppia) ra ggi o [ˈra ddʒ o]
-simbolo di allungamento -> ra ggi o [ˈra dːʒ o]
-per le vocali devo invece sempre far riferimento all’allungamento ( a : )
FONOLOGIA: studia l’organizzazione e il funzionamento dei suoni nel sistema linguistico.
(-> significante fonico-acustico, forma del significante).
FONO: realizzazione concreta di un qualunque suono del linguaggio (-> fonetica).
FONEMI: suoni che vengono utilizzati da una qualche lingua al fine di costruire parole.
Classe astratta di foni che, in una data lingua, è dotata di valore distintivo, cioè è in grado
di opporre una parola ad un’altra (->fonologia).
Rapporto di arbitrarietà tra forma e sostanza del significante
Sostanza: insieme dei suoni possibili
delle parole.
quali suoni la lingua decide di usare. (Quali foni diventano fonemi).
lingue del mondo. Non c’è un’adeguata distribuzione dei foni che le lingue promuovono a
fonemi -> le lingue sono del tutto arbitrarie nel decidere quali foni trasformare in fonemi.
Il significante dei segni linguistici può essere diviso in due gradi di articolazione. Il fonema
corrisponde al secondo grado di articolazione.
Il fonema è una classe astratta di foni (= un fonema può essere concretamente
realizzato ricorrendo anche a foni leggermente diversi tra loro, però senza modificare il
significato), dotati di valore oppositivo. (Permettono di contrastare tra di loro due parole
e creare una coppia minima).
Si crea una coppia minima: coppia di parole che hanno un significato diverso, un
significante uguale tranne che per un fonema. (Mare-more; dato-nato; pollo-bollo).
Quando si identificano le coppie minime, quindi i fonemi che caratterizzano una lingua, il
numero di foni deve essere uguale, il fono si deve trovare nella stessa posizione e devono
essere della stessa classe (vocali, consonanti).
/ / -> indicano una trascrizione fonologica.
[ ] -> indicano una trascrizione fonetica.
I fonemi si caratterizzano rispetto ad altri dicendo quali elementi non condividono. Sono i
tratti distintivi.
All’interno di ogni classe, gli elementi si chiamano allofoni : varianti formali del fonema.
(Realizzazione foneticamente diversa di uno stesso fonema, ma priva di valore distintivo).
Cos’è che provoca gli allofoni?
usare, senza cambiare il significato lessicale. Suoni di una lingua che compaiono nelle
medesime posizioni e si possono scambiare tra loro senza causare una variazione nel
La lunghezza è l’estensione temporale relativa con cui i foni e le sillabe sono prodotti.
La lunghezza può essere un attributo sia delle vocali sia delle consonanti.
Nelle vocali, la lunghezza non ha valore distintivo. Le vocali sono lunghe se sono il
nucleo di sillabe toniche accentate, aperte, non finali di parola. -> si segna SOLO in
trascrizione fonetica, SOLO per le vocali contenute in una sillaba accentata e aperta.
(Che non hanno una coda - terminano per vocale).
Le consonanti hanno valore distintivo (cane-canne). -> si segna SIA in trascrizione
fonetica, SIA in trascrizione fonologica.
✏ /ˈrupe/ ~ /ˈruppe/ rupe , ruppe [ˈruːpe], [ˈrupːe]
✏ /ˈkane/ ~ /ˈkanne/ cane , canne [ˈkaːne], [ˈkanːe]
✏ /ˈluʧi/ ~ /ˈlutʧi/ luci , lucci [ˈluːʧi], [ˈlut:ʃi]
‼ In posizione intervocalica la lunghezza non è distintiva per /ts/, /dz/, /ʃ/. /ɲ/, /ʎ/
sempre lunghe e per /z/, sempre breve.
/ˈmɛʣo/ mezzo [ˈmɛdːzo]
/ˈaʃa/ ascia [ˈaʃːa]
/ˈfuzo/ fuso (participio di fondere) [ˈfuzo]
L’accento è un fenomeno di tipo fonologico che si basa su tratti di tipo fonetico. Intensità
di pronuncia di una sillaba (= sillaba tonica) relativamente ad altre sillabe (=sillabe atone).
NON è il segno grafico relativo alla scrittura (timbro vocalico).
È il tratto prosodico: il modo particolare di pronuncia della sillaba (soprattutto della
vocale).
Lo riconosciamo in quanto la vocale viene accentuata da un tono maggiore e da una
lunghezza diversa.
Nella trascrizione fonologica, gli accenti vanno sempre segnati.
È un tratto fonetico, in quanto ha un riscontro fisico (aumento del tono), ma ha anche
conseguenze di tipo fonologico -> un riposizionamento dell’accento determina la
modifica di un significato. -> LINGUE AD ACCENTO LIBERO.
✏ /ˈkapito/, /kaˈpito/, /kapiˈtɔ/
LINGUE AD ACCENTO FISSO -> l’accento ha una funzione demarcativa, in quanto segna
l’inizio e la fine della parola.
‘ -> va davanti alla sillaba accentata e non davanti al fonema accentato.
Altezza relativa di pronuncia di una sillaba.
Modulazione con cui è pronunciata una frase o un gruppo ritmico (cioè la parte di una
sequenza parlata pronunciata una sola emissione di voce). Nella pronuncia di ogni
enunciato è riconoscibile una curva melodica (detta anche profilo o contorno melodico)
con diverse altezze della voce.
In italiano, in generale, possiamo individuare tre tipi principali di intonazione:
A. Discendente, negli enunciati dichiarativi. ✏ Piove. Prendi l’ombrello.
B. Ascendente, nelle domande. ✏ Piove? Non prendi l’ombrello?
C. Sospensiva, in enunciati non conclusi. ✏ Guarda un po’. Piove e - grandina anche.
Cos’è una parola?
È un insieme di foni - almeno uno - con un significato (≠ foni e fonemi).
Fa riferimento alla prima articolazione -> prima possibilità di scomporre i segni.
Gli elementi essenziali che ci fanno riconoscere la parola sono:
La parola prototipica rimanda a un referente -> qualcosa che si possa trovare nella
realtà.
Sono dotate di un accento primario: si possono isolare le une rispetto alle altre.
Sono dotate di un significante e di un significato.
La morfologia è la parte della disciplina linguistica che si interessa nel capire come sono
fatte la parole. Studia le unità minime di prima articolazione e la loro combinazione, che
dà luogo a segni che fungono da entità autonome della lingua, cioè le parole.
Come sono fatte le parole?
L’Unità minima è il morfema -> unità fondamentale di prima articolazione, che può essere
utilizzata anche in altri contesti. Porzioni minime di significante + significato che possono
essere riutilizzate in altre parole. Ciascun morfema è caratterizzato da almeno un fonema.
È la porzione di significante di una lingua che:
Veicola un significato proprio, un valore e una funzione precisi e individuabili.
È riutilizzabile come tale, con quel valore e quella funzione.
Come possiamo identificare quali morfemi sono contenuti nelle parole?
Utilizzo la prova di commutazione -> operazione linguistica basata sul formulare delle
ipotesi di scomposizione in pezzi delle parole e verificarle. Una volta isolato un pezzetto