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Sintesi cap. 1234 White Space, Sintesi del corso di Sistemi Digitali

Sintesi libro digital marketing

Tipologia: Sintesi del corso

2017/2018

Caricato il 05/03/2018

vittoria.vecchio
vittoria.vecchio 🇮🇹

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White Space
Capitolo 1 – Enrich -> Semplify: le origini della comunicazione non convenzionale
1. Il nuovo invecchia
Si può spazzare via il vecchio sostituendolo con il nuovo, oppure creare nuovi spazi
in cui il passato e il presente possano convivere in armonia. Questi nuovi spazi in
gergo si chiamano White Space, territori fertili per nuove opportunità di business,
che catturino nuovi consumatori.
Le parole inventate in questi 10 anni per definire il mondo della comunicazione
non convenzionale sono molteplici: guerrilla (ispirandosi a Jay Conard Levision),
ambient adv (riferendosi al fatto che spesso si utilizza la strada) buzz, viral, wildfire
(facendo riferimento all’effetto passa parola) oppure alternative, future o edge
communication (ampliandone il significato). C’è chi con un accezione negativa
la definisce; ambush, renegade, undercover.
Oggi le agenzie dedicate al fenomeno sono scomparse per reintegrarsi con la
casa madre, in quanto l’idea del non convenzionale non può essere riferita
solamente alla presenza di genio, alla mancanza di moderazione, alla sorpresa,
ma piuttosto all’unione di tali caratteristiche con la logica dei mezzi classici, con la
storia della comunicazione e i legami che questi elementi condividono.
2. Definizione e alternative
Obiettivo di molte operazioni di comunicazione non convenzionale è sempre stato
quello di sorprendere e incuriosire il target svelando solo in un secondo momento
la fonte del messaggio.
Il termine più diffuso è quello di guerrilla, al quale si associano iniziative che on solo
un fronte di quello che qui chiamiamo comunicazione non convenzionale. Per
Guerrilla Levision intente: “è un corpus di strumenti non convenzionali che
perseguono obiettivi convenzionali… è un metodo provato per avere profitto a
budget minimo”.
Levision da una descrizione che non rispetto al cento per cento il fenomeno,
l’economicità infatti non è una caratteristica imprescindibile.
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White Space Capitolo 1 – Enrich -> Semplify: le origini della comunicazione non convenzionale

1. Il nuovo invecchia Si può spazzare via il vecchio sostituendolo con il nuovo, oppure creare nuovi spazi in cui il passato e il presente possano convivere in armonia. Questi nuovi spazi in gergo si chiamano White Space , territori fertili per nuove opportunità di business, che catturino nuovi consumatori. Le parole inventate in questi 10 anni per definire il mondo della comunicazione non convenzionale sono molteplici: guerrilla (ispirandosi a Jay Conard Levision), ambient adv (riferendosi al fatto che spesso si utilizza la strada) buzz, viral, wildfire (facendo riferimento all’effetto passa parola) oppure alternative, future o edge communication (ampliandone il significato). C’è chi con un accezione negativa la definisce; ambush, renegade, undercover. Oggi le agenzie dedicate al fenomeno sono scomparse per reintegrarsi con la casa madre, in quanto l’idea del non convenzionale non può essere riferita solamente alla presenza di genio, alla mancanza di moderazione, alla sorpresa, ma piuttosto all’unione di tali caratteristiche con la logica dei mezzi classici, con la storia della comunicazione e i legami che questi elementi condividono. 2. Definizione e alternative Obiettivo di molte operazioni di comunicazione non convenzionale è sempre stato quello di sorprendere e incuriosire il target svelando solo in un secondo momento la fonte del messaggio. Il termine più diffuso è quello di guerrilla , al quale si associano iniziative che on solo un fronte di quello che qui chiamiamo comunicazione non convenzionale. Per Guerrilla Levision intente: “è un corpus di strumenti non convenzionali che perseguono obiettivi convenzionali… è un metodo provato per avere profitto a budget minimo”. Levision da una descrizione che non rispetto al cento per cento il fenomeno, l’economicità infatti non è una caratteristica imprescindibile.

Eco utilizza il termine guerrilla da un'altra prospettiva: non si tratta di succedere all’approccio tradizionale con una comunicazione non convenzionale a basso budget, ma di affiancare le strategie. Anche in questo caso però manca qualcosa. Un altro approccio è quello della semiotica, intesa qui come disciplina dell’alternativa: non si percorre una strada in parallelo ma si intrecciano percorsi diversi, alla ricerca di una maggiore sinergia e coerenza del messaggio trasmesso. La comunicazione non convenzionale, non rispetta regola precise, si sviluppa talvolta in maniera sorprendente rispetto a quella tradizionale e certamente si traduce in meccanismi di amplificazione del messaggio che conducono ai risultati spesso superiori all’investimento. Quello che accomuna i diversi modi di fare comunicazione non convenzionale è la capacità di mettersi in contatto in modo diretto, provocatorio e sorprendente con il consumatore, cercando così di superare le difese che ognuno di noi ha sviluppato nei confronti dei messaggi pubblicitari.

3. Lo scompiglio dei ruoli della produzione di significato Parte della letteratura attribuisce alle aziende e alle loro pratiche di comunicazione di marketing un ruolo di dominio nell’influenzare il consumatore. Secondo tali prospettive, i consumatori non hanno strumenti contro il potere seduttivo dei creatori di bisogno e la lotto contro la manipolazione delle aziende è impari. “farli sbavare” è la missione. Tale affermazione però ormai è un clichè. Molti infatti sostengono l’abilità del consumatore di ignorare, resistere ed evitare i più raffinati e costosi attacchi multimediali e così discolpare il marketing dalle accuse di seduzione, coercizione e manipolazione. Un terzo fronte di analisi è quello della consumer culture theory, il potere del consumatore risiede non tanto nella sua abilità di rifiutare i prodotti e i messaggi proposti dal marketing, quanto piuttosto nell’arte di utilizzarli e appropriarsene per costruire la propria identità.

dalla lattine di Campbell’s Soup ha rappresentato la cultura americana del consumismo attraverso le raffigurazioni visive dei suoi prodotti; le sue opere mostrano il lato psicologico della marca che diviene inseparabile dal prodotto che rappresenta e ci rende consumatori tanto della zuppa in se quanto di ciò che la marca Campbell rappresenta. Antonio Brasko ha creato Brandalis Spay Can Project, vere bombolette spary decorate come se fossero una brand extension di alcuni tra i più famosi marchi del mondi dell’alta moda. ! Warhol si limitava a commentare il consumismo e l’invadenza delle marche nel contesto statunitense. Altri artisti, come Zevs e Brasko, hanno raccolto il suo lascito e spesso a partire da un contesto di strada, propongono la loro visione del mondo del commercio. Geniale su tal fronte è Bansky, ma nel suo caso il non convenzionale riguarda sia il mezzo prescelto sia i temi trattati, individuati questi ultimi, al fine di colpire e far riflettere i passanti su alcuni dei problemi sociali più attuali. La sua arte è diventata fonte di ispirazione, un esempio è Ikea durante il fuori salone 2012 e Warner Bros in occasione dell’uscita del film The Lego Movie. !! La filosofia di Bansky è inoltre il punto di partenza per il secondo fronte di contaminazione tra arte e pubblicità: la storpiatura (subvertising) delle

comunicazioni pubblicitarie. Non si tratta di creare opere d’erte ispirate dalla comunicazione aziendale. La differenza con questa categoria consiste nel contenuto della comunicazione. Nel primo caso siamo di fronte a opere d’arte originali, ispirate dalla critica delle multinazionali e alla comunicazione pubblicitaria. Nel secondo caso, il materiale visivo o verbale che diviene oggetto di trasformazione non è prodotto dall’artista, ma preso a prestito dalle produzioni di comunicazione di marca: brand logo, payoff di celebri campagne, affissioni e altro. Tra i casi più eclatanti di subvertising è quello che ha dato vita ad un collettivo, The Brandalis Project, che nell’arco di due giorni e con il lavoro di 40 artisti ha sovvertito 360 spazi di affissioni pubblicitarie di dieci città del mondo (guardate il sito perché merita). !!! “Come possiamo, come persone creative, ri-democratizzare lo spazio pubblico per condividere messaggi e significati alternativi sulle ingiustizie sociali e ambientali causate dal consumismo e cambiare il loro monopolio sul messaggio e sul significato nello spazio pubblico?” “il brandalism cerca quindi di strappare l'autorità al ricco e di restituirlo al pubblico, difendendo così il pubblico come comunale contro il pubblico come privato. La sfera pubblica non dovrebbe essere un'arena di rapporti di mercato, ma piuttosto una delle relazioni discorsive, un teatro per discutere e deliberare piuttosto che per l'acquisto e la vendita.” Infine merita di analisi un interessante esempio di come la protesta di strada possa essere carpita dalle aziende per veicolare i propri messaggi. Storpiandone lo

3.3. “Il mio flow è Givenchy, il mio stile è ghetto chic, perché Hermes non è street” Il mondo del rap e le sue canzoni sono un esempio lampante dell’evoluzione che ha subito l’intreccio tra musica e marchi nell’ultimo decennio. Mentre a metà del 2000 i marchi citati erano quasi tutti grandi brand noti a livello mondiale però, oggi i rapper menzionano brand del lusso di nicchia, che molti dei loro ascoltatori farebbero fatica a pronunciare. Lusso e musica rap hanno poi esteso di recente la loro relazione e molti brand hanno proposto ai rapper fruttuose collaborazioni artistiche. 1.4 Uso improprio dei media classici ed effetti collaterali desiderati Per le attività non convenzionali, si possono usare anche i mezzi classici in maniera non convenzionale, come? Con un messaggio particolare, innovando le modalità di trasmissione nei formati e sempre con un contenuto nuovo rispetto agli standard tradizionali del settore. Le combinazioni possono essere 4:

  • Messaggio e mezzo convenzionali ( pubblicità per la tv)
  • (^) Messaggi convenzionali veicolati tramite mezzi non convenzionali (es, la comunicazione per il lancio di un prodotto)
  • (^) Messaggi non convenzionali con mezzi non convenzionali (Ellen de Ganeres, attrice comica conduttrice di un noto talk show americano, scatta un selfie alla cerimonia degli oscar 2014 con un Samsung e lo twitta ai suoi followers)
  • Messaggio non convenzionale e mezzo convenzionale (es. Cadbury: rivoluziona la comunicazione per le barrette di cioccolato con un 90” nel quale la marca e il prodotto compaiono solo nel packshot finale. Protagonista un gorilla che suona In The Air Tonight con la batteria; Per 89” non è presente nessun collegamento con il prodotto, come giustificare una scelta cosi rischiosa? Chi si sarebbe ricordato della marca? Dopo un anno si contano i risultati e non è stato il nosense dello spot a decretarne il successo, non si è trattato solo di un attimo di divertimento della marca x; oltre a essere divertente, il video è apparentemente incomprensibile, tanto

strano e surreale da suscitare un dibattito, da sollevare domande, ed è qui che la viralità e interattività hanno preso avvio).

1. Trappole Come abbiamo visto, la non convenzionalità può riguardare la scelta dei mezzi e/ o la scelta dei messaggi. I rischi che si porranno in evidenza concernono l’uso dei mezzi. L’unico rischio che si corre nell’uso di un messaggio o di una creatività non convenzionali, è quello di non essere compresi o essere disapprovati dal target. 1.5.1 Azioni illegali Spesso, utilizzando le tecniche di marketing non convenzionale, si rischia di incorrere in salate sanzioni e in particolare quando il non convenzionale si sviluppa nella forma dello street marketing. Il marketing di strada implica rischi di tipo normativo legati al carattere “selvaggio” delle iniziative. Il problema principale è che si utilizza il bene comune, cioè lo spazio pubblico. IBM ad esempio, fece disegnare degli stancil sulla pavimentazione di alcune della maggiori città statunitensi per lanciare il sistema operativo Linux, dichiarando che il gesso era biodegradabile e si sarebbe cancellato dopo la prima pioggia. Così non fu e IMB dovette pagare la multa oltre alla condanna ai servizi sociali ai graffittari beccati all’opera. Capita spesso infatti che le stesse agenzie nel suggerire una campagna non convenzionale, ne stimino i rischi e propongano preventivamente al cliente in budget che comprenda eventuali multe o sanzioni. Se il vantaggio potenziale, inteso come raggiungimento degli obiettivi della comunicazione, è superiore alla sanzione, conviene realizzare la campagna. Ovviamente non è sempre opportuno procedere con un azione illegale: è possibile infatti che, oltre al danno economico, tale strategia venga percepita in modo negativo dal target.

Anche la attività della aziende sui social network non è esente da critiche; infatti spesso l’azienda si pone l’obiettivo di far dimenticare agli utenti che è lei stessa che parla, usando un linguaggio preso a prestito dallo slang dei teenagers, non sempre a proposito. Vediamo come:

  • (^) Una buona comunicazione non convenzionale non si base sull’inganno o per indurre in errore il proprio target
  • (^) I consumatori sono più attenti e vigili di quanto si possa credere e le tattiche di comunicazione non convenzionale devono essere dunque genuine, autentiche e trasparenti.
  • L’interesse diffuso che oggi troviamo su qualunque mezzo per le marche e i comportamenti delle imprese rende tutte le azioni aziendali soggette ad attento scrutinio del pubblico.
  • (^) Occorre coinvolgere i consumatori nella cosiddetta brand conversation , dando a loro gli strumenti per farlo invogliandoli a collaborare. Per aiutare la brand conversation si devono trovare i meccanismi adatti a dare voce ai clienti e il processo è in realtà molto complesso e delicato. 1.5.3 Invasività Molti mezzi di comunicazione usati dalla comunicazione non convenzionale raggiungono il target nei luoghi in cui vive, lavora si muove. Da un lato questo è efficace per superare le barriere di difesa che spesso mettiamo in atto per resistere alla molteplicità dei messaggi che ci raggiungono, dall’altro aumenta il rischio di invadere una sfera sempre più privata dell’individuo. Con l’arrivo sempre più dirompete dei werable tecnology, le agenzie e aziende stanno già pensando a come poter trasmettere i messaggi ai portatori di occhiali, orologi, cuffie, ed elmetti connessi in rete.

Se utilizzate con giudizio e spirito etico, queste tecnologie favoriscono la filosofia del native adv, il cui obiettivo finale è quello di rendere l’annuncio meno intrusivo possibile in modo che non irrompa la fruizione del contenuto. Ecco una classifica della comunicazione non convenzionale in base al grado di invasività:

  • (^) Bassa: l’obiettivo finale è la produzione di una notizia sensazionale che riesca ad attirare l’attenzione dei media, per garantire così al prodotto pubblicizzato grande risonanza senza budget
  • Medio-bassa: strumenti soft dal punto di vista dell’impatto nella sfera personale dei consumatori, hanno come caratteristica fondamentale il porte legame con il territorio e mirano spesso a innescare un meccanismo di passaparola. Utilizzano come supporto la strada e i luoghi di maggior passaggio del target.
  • (^) Medio-alta: non si corre il rischio di illegalità, ma si ha la certezza che il messaggio venga quantomeno notato dato che è posizionato su supporti privati dei cittadini: macchine, bici, finestre, portoni
  • Alta: strutturati in forma di eventi, happening o performance spesso coinvolgono direttamente il pubblico; è pressochè impossibile con simili azioni di comunicazione non convenzionale, non catturare l’attenzione dei passanti anche per un solo sguardo (tipo flash mob) 1.5.4 Scarsa ripetibilità Un possibile limite di questo tipo di comunicazione è la scarsa ripetibilità, riproporre un’idea già adottata fa si che si perdano i requisiti di originalità e imprevedibilità che ne sono alla base. Per evitare tutto ad esempio, si può calcolare strategicamente il tempo di lancio tra una campagna e l’altra, rinnovando ogni volta l’interesse e l’efficacia virale. La non convenzionalità per essere sostenuta ai massimi livelli dovrebbe sempre cercare di mantenere la vivacità del nuovo, anche perché l’effetto alternativo spesso si diluisce in quanto in realtà sono ormai molte le aziende che promuovono

Capitolo 2 - Marketing non concezionale 2.2. Questione di spazio, questione di tempo, questione di creatività Il marketing non convenzionale è innanzitutto il tentativo di dilatare gli spazi di incontro tra le marche ed il pubblico, in un’era in cui la sovrabbondanza dell’offerta deve fare i conti la limitatezza degli spazi tradizionale disponibili alla comunicazione, la riduzione delle risorse finanziarie, la concorrenza sempre più spietata. Molti pensatori dunque ritengono che la risposta a tali esigenze sia quella di dilatare lo spazio e il tempo a disposizione per il dialogo con il pubblico. Da un lato si inventano nuovi media, dall’altro si dilata al consumatore il tempo disponibile, quello discrezionale, riducendo con la tecnologia e i servizi il tempo obbligatorio della burocrazia del vivere. Qual è la disponibilità delle aziende a comportarsi sul mercato in modo non convenzionale? Dipende dalle seguenti variabili:

  • (^) il bilanciamento tra la componente valoriale e quella del prodotto del brand
  • (^) il livello di dominio economico dei media tradizionali
  • l’obbligo procedurale di verificare i risultati di ogni iniziativa
  • (^) l’età del target
  • l’età mentale del decision maker aziendale
  • (^) l’autonomia del décision maker aziendale
  • l’entità del budget
  • (^) la pressione sui risultati a breve Inoltre, al fatto che ci si può trovare davanti agli scettici, i possibilisti molto prudenti e gli entusiasti; tre tipi di soggetti diversi, ma accomunati da uno stresso comportamento, parlare della comunicazione alternativa. La creatività di marca ha cambiato il proprio livello di azione, per far parlare la marca secondo logiche anti convenzionali anche in relazione ai propri standard di intervento. In un era in cui il consumatore ha il telecomando dalla parte del manico, la nuova moneta è il tempo. La conquista del tempo del consumatore è la conquista alla

quale le aziende devono puntare. La conquista del suo tempo mentale, il prolungamento del tempo che il pubblico passa con la nostra marca, che non duri solo i 30” di spot senza cambiare canale, ma anche quelli successivi e quelli dopo ancora. L’azienda vince quando è stata capace di far passare più tempo mentale del suo target con la propria marca invece che con quella del concorrente. Che ruolo ha la creatività in tutto questo? Fin quando lo spazio a disposizione è il 30” televisivo, la sua potenza sta nella forza dell’idea, in quanto lo spazio è per definizione bidimensionale; ma quando il mezzo, la dimensionalità, le modalità, la temporalità, e il luogo li decidi tu, come nelle forme espressive della comunicazione alternativa, allora l’idea creativa copre tutto, a partire dall’invenzione del mezzo. Questa è la vera rivoluzione della comunicazione non convenzionale, dal punto di vista della creatività. Da questo punto di vista ci sono un buono e un cattivo; il buono sarà chi riesce attraverso l’uso onnicomprensivo della creatività a far venir voglia alla gente di approfittare dell’occasione inattesa d’incontro con la marca e di passare più tempo mentale con lei; il cattivo invece è chi cerca attenzione per l’attenzione, trasferendo l’intrusività dallo schermo alla strada e favorendo il rigetto della modalità di contatto. In questo secondo modo non viene voglia di giocare con l’idea della marca, il destinatario non si sente rispettato, stimato, si sente invece, semplicemente usato e derubato del suo tempo. E’ necessario che gli autori di questa nuova forma di comunicazione stabiliscano i confini etici dell’intrusività che queste nuove forme di comunicazione comportano. 3 La guerra per vincere l’attenzione del cliente 3.1 War Games La semantica della guerra, quella del mercato e quella del marketing, si intrecciano da sempre in una complessa trama di cause ed effetti, condividendo un intero set di terminologie: mission, vision, strategia, tattica, azioni globali, azioni

Il modo già facile di fare cultural jamming inizialmente era quello di modificare i i manifesti pubblicitari. Dal dopo guerra e fino a non molti anni fa la situazione è stat piuttosto chiara: da una parte le grandi aziende che combattevano la loro guerra per conquistare l’attenzione dei consumatori, dall’altra i gruppi di cultural jamming che si battevano per risvegliare il senso critico dei consumatori con metodi e mezzi alternativi. In mezzo i consumatori. 3.3 Armi spuntate e rivoluzioni Poi, negli ultimi anni, è successa una cosa molto semplice, ma in grado di destabilizzare tutti gli attori del mercato globale. Il target che fino a quel momento era rimasto fermo, si è mosso. E si è mosso perchè mentre prima a quel momento credeva di poter essere in un solo posto alla volta, ad un certo punto ha scoperto che poteva arrivare in tutto il mondo, dovunque volesse, senza muoversi da casa. Mentre prima era abituato ad accendeva la tv ed effettuare nella sua coscienza il download di notizie, intrattenimento e pubblicità con pochi margini di scelta, poco alla volta ha scoperto di poter non solo decidere cosa vedere o di quale informazione andare in cerca, ma anche di poter fare a sua volta l’upload di notizie, intrattenimento e gradimento (ma anche critica) della pubblicità. Ha scoperto che poteva incontrarsi e conversare con oltre altre persone di tutto il mondo per linee di affinità; e unire le forze e le idee per farle diventare linee di influenza e cambiare il modo in cui le cose sono, appaiono e vengono comunicate. Possiamo definire questa rivoluzione come voglia, web 2.0, 3.0, presa di coscienza digitale, riattivazione del senso critico ecc. ecc., ognuna di questa è in parte giusta e in parte sbagliata. Quello che conta è che in un tempo relativamente breve le armi di comunicazione convenzionale hanno cominciato a non funzionare già bene. Il caos è conseguito più o meno dove siamo oggi: le aziende cercano di incontrare i consumatori in quello spazio dove vivono effettivamente la parte pi rilevante delle loro vite, adottando mezzi di comunicazione non

convenzionali e simili a quelle tecniche di cultural jamming utilizzate dai detrattori della loro comunicazione. LE aziende di pubblicità tradizionali quindi si stanno ristrutturando e riorganizzando, e a contendere loro il ruolo di consulenti nascono nuove strutture che si dicono specializzate. 3.4 Creatività ed efficacia Internet è diventato si un mezzo di massa, ma non il mezzo di massa; la televisione continua infatti a giocare un ruolo di primissimo piano e il mercato non chiede certo un abbandono di questo mezzo, ma un ripensamento dei contenuti e dei toni: le persone che guardano la tv vogliono ora più che mai essere coinvolte, emozionate, informate, intrattenute in modo intelligente dalla pubblicità. A fare da contatto e da cerniera tra il mondo offline e online ci sono quegli esperimenti che ricadono nella definizione di “mezzi di comunicazione non tradizionali”e che includono qualsiasi cosa la fantasia e la creatività posso utilizzare come strumenti utili per comunicare. Come l’advertising sui media tradizionali deriva da forme d’arte come pittura, letteratura, fotografia e cinema; quelle non tradizionali hanno origine da forme artistiche d’avanguardia: detounement (assemblaggio di oggetti già conosciuti in un contesto nuovo, facendogli perdere il loro significato originale) ready made , land art , gli happening , la body art , il graffito writing. Da queste forme d’arte sono nate molte comunicazioni non convenzionali davvero brillanti. Altri casi però esistono di comunicazioni che non hanno ottenuto la notorietà desiderata, come ad esempio l’episodio di Boston del 2007 quando per lanciare la serie tv di Cartoon Network Aqua Teen Hunger Force, Boston venne paralizzata temendo un attacco terroristico generato dall’avvistamento di oggetti composti da circuiti elettronici, batterie e led luminosi.

Negli anni è raggiunto dimensioni colossali, partendo con 154 lavori, nel 2014 ne ha raggiunti 35.427, 17 giurie composte da esperti in vari campi e da tutto il mondo, numerosi premi speciali e 97 paesi partecipati. E’ fondamentale per le agenzie di pubblicità partecipare e competere tra loro per ricevere quanti più riconoscimenti possibili, in quanto: più premi -> più creatività più creatività - > più business per i clienti più business per i clienti -> più business per l’agenzia. Nelle ultime edizioni i partecipanti non sono stati soltanto le agenzie, ma anche i loro stessi clienti: le internet company e le media company; chiunque può iscrivere una pubblicità nel limiti dei parametri di tempo richiesti. Per citarne alcuni: P&G, Unilever, Coca Cola, Google, Facebook, Sony Music, Mtv. Negli ultimi anni anche l’Itali aha ricevuto un numero significativo di premi e ciò mostra un trend positivo delle italiane nel settore. Ecco quattro esempi, alcuni più recenti di altri, da cui si possono cogliere ottimi segnali. Channel 4 - Meet The Super Humans : il valore della qualità della produzione Storicamente le Paralimpiadi non sono mai riuscite a scaldare più di tanto i cuori degli appassionati di sport; sono sempre state presentate come un evento minore, meno adrenalina, meno spettacolo, meno audience e quindi meno sponsor. Il canale britannico Channel 4, in occasione delle Olimpiadi del 2012 si aggiudicò i diritti della trasmissione e presentò, trattò e celebrò le Paralimpiadi in tutto e per tutto come se fossero le Olimpiadi principali, dove gli atleti non vanno commiserati per le loro difficoltà, ma anzi ammirati proprio in virtù del loro handicap.

Questi sportivi infatti non furono fatti vedere come “semplici” atleti, ma come superuomini; l’evento infatti si chiamò “Meet The Supuerhumans” : la parola superhumans restituisce già da sola una dimensione e uno sforzo da parte di questi atleti maggiore rispetto a quello degli olimpionici, e la campagna (creata da 4creative di Londra) ha restituito interamente l’enorme impegno di preparazione alla partecipazione paralimpica, mostrando in modo diretto incidenti, riabilitazioni e allenamenti degli atleti. L’obiettivo super centrato infatti era quella di informare e incuriosire lo spettatori, facendogli capire che, come la vita non ha risparmiato gli atleti, questi non si risparmiano nel campo, cogliendo proprio là la loro chance di riscatto. Il pubblico ha gradito, gli ascolti sono stati pari a quelli delle Olimpiadi e sopratutto 8 su 10 persone hanno dichiarato di apprezzare il talento degli atleti paralitici tanto quanto quelli dei loro colleghi normodotati, considerando la manifestazione on più come una buona azione da compiere ma un evento da seguire. La campagna fu articolata su più mezzi: tv, stampa, outdoor, concerto live, digital, social e mobile app. Le foto, la musica, il set, aveva una qualità cinematografica. L’attenzione al crafting, insieme all’insight sono stati gli elementi di successo senza precedenti di una manifestazione avvenuta nell’ombra fino al quel momento. Intel - The Beauty Inside: la vera integrazione tra social network e storytelling Fino a poco tempo fa molte aziende per parlare di un prodotto ed esaltarlo rispetto alla concorrenza spiegavano che cosa era in grado di fare meglio degli altri, creando messaggi comprensibili solo agli addetti ai lavori. “La telecamera xx mega pixel” “ macchina raggiunge 300 hm/h in prima” “il tasso dello 0.00001% superiore agli altri “ ecc ecc ecc. Questi messaggi di per se lasciavano traccia per pochissimo tempo nella mente del consumatore, dato il bombardamento di notizie di per se incomprensibili. Da qualche tempo ci si sta concentrando maggiormente sul beneficio per il consumare: “una fotocamera più potente? anche dall’ultima fila alla recita dei ragazzi le foto dei tuoi figli verranno benissimo” e come questa altre mille che