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Sonnolenza poesia, Appunti di Letteratura

Descrizione della poesia "Sonnolenza"-G.Ungaretti

Tipologia: Appunti

2015/2016
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Caricato il 08/11/2016

FeelSammy
FeelSammy 🇮🇹

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SONNOLENZA
Questa poesia è un notturno. È un momento di pausa in cui la guerra si arresta e la notte avvolge la natura in
un uomo tranquillo. Non è un vera sonnolenza pesante perché non si spegne l’inquietudine: questo è un
momento panico del poeta. Già all’inizio della poesia troviamo un deittico.
“QUESTI DOSSI DI MONTI SI SONO CORICATI”: dossi di monti: dal latino dorsum che significa
“dorso”, quindi dorso di monte. Notiamo qui la metafora perché paragona i monti ad un corpo umano:
notiamo anche la verticalità del termine dosso. “Si sono coricati” cioè si sono distesi, si sono adagiati, c’è il
riposo della montagna, come se la montagna si coricasse nel letto: gesto di pace.
“NEL BUIO DELLE VALLI”: come se i profili delle montagne fossero spariti in questo buio. Dopo aver
visto le incombenze dei dorsi, adesso spariscono in questo buio è diventano un tutt’uno con le valli: si sente
l’omogeneità tra le delle montagne e la serenità della sera.
“NON C’E’ PIU’ NIENTE”: non è rimasto altro che il buio, tutto è scomparso nel buio della notte.
“CHE UN GORGOGLIO DI GRILLI CHE MI RAGGIUNGE”: Ungaretti usa il termine gorgoglio per
indicare un suono che si ripete e che dà un senso di musicalità: questo gorgoglio fluisce e sente lo spazio
come qualcosa che lo inquieta. Lui si sente sordo di liquido (tonalità importante) che lo raggiunge: cioè
questo suono da piano comincia a diventare più forte fino ad accompagnarlo in questa “sonnolenza”,
percezione dello spazio che annulla la percezione del buio. L’uso dei g fa ricorda la poesia “annientamento”:
il gorgoglio dei grilli è un flusso di intermittenza.
“E S’ACCOMPAGNA ALLA MIA INQUIETUDINE”: questo gorgoglio gli sta vicino mentre lui è incerto
nella notte. È anche sveglio perché non riesce a dormire a pieno sonno dato che l’inquietudine lo fa stare in
uno stato di dormiveglia, accompagnato da questo suono che gli sta accanto.
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SONNOLENZA

Questa poesia è un notturno. È un momento di pausa in cui la guerra si arresta e la notte avvolge la natura in un uomo tranquillo. Non è un vera sonnolenza pesante perché non si spegne l’inquietudine: questo è un momento panico del poeta. Già all’inizio della poesia troviamo un deittico. “QUESTI DOSSI DI MONTI SI SONO CORICATI”: dossi di monti: dal latino dorsum che significa “dorso”, quindi dorso di monte. Notiamo qui la metafora perché paragona i monti ad un corpo umano: notiamo anche la verticalità del termine dosso. “Si sono coricati” cioè si sono distesi, si sono adagiati, c’è il riposo della montagna, come se la montagna si coricasse nel letto: gesto di pace. “NEL BUIO DELLE VALLI”: come se i profili delle montagne fossero spariti in questo buio. Dopo aver visto le incombenze dei dorsi, adesso spariscono in questo buio è diventano un tutt’uno con le valli: si sente l’omogeneità tra le delle montagne e la serenità della sera. “NON C’E’ PIU’ NIENTE”: non è rimasto altro che il buio, tutto è scomparso nel buio della notte. “CHE UN GORGOGLIO DI GRILLI CHE MI RAGGIUNGE”: Ungaretti usa il termine gorgoglio per indicare un suono che si ripete e che dà un senso di musicalità: questo gorgoglio fluisce e sente lo spazio come qualcosa che lo inquieta. Lui si sente sordo di liquido (tonalità importante) che lo raggiunge: cioè questo suono da piano comincia a diventare più forte fino ad accompagnarlo in questa “sonnolenza”, percezione dello spazio che annulla la percezione del buio. L’uso dei g fa ricorda la poesia “annientamento”: il gorgoglio dei grilli è un flusso di intermittenza. “E S’ACCOMPAGNA ALLA MIA INQUIETUDINE”: questo gorgoglio gli sta vicino mentre lui è incerto nella notte. È anche sveglio perché non riesce a dormire a pieno sonno dato che l’inquietudine lo fa stare in uno stato di dormiveglia, accompagnato da questo suono che gli sta accanto.