Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


spiegazione della sintassi, Appunti di Linguistica Generale

riassunto del capitolo sulla sintassi

Tipologia: Appunti

2018/2019

Caricato il 21/06/2019

Utente sconosciuto
Utente sconosciuto 🇮🇹

1 / 9

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
SINTASSI
La sintassi è il livello di analisi che si occupa della struttura delle frasi: l’oggetto di studio della
sintassi è come si combinano tra loro le parole e come sono organizzate in frasi.
La frase è il costrutto che fa da unità di misura per la sintassi.
Entità linguistica che normalmente funziona come un’unità comunicativa cioè un’entità che
costituisce un messaggio o blocco comunicativo autosufficiente nella comunicazione verbale, nel
discorso. Una frase è identificata dal fatto di contenere una predicazione, cioè un’affermazione
riguardo a qualcosa, l’attribuzione di una qualità o un modo di essere o di agire a un’entità.
In genere ogni verbo autonomo coincide con una frase, esistono però anche frasi senza verbo (frasi
nominali).
Le parole si combinano in frasi secondo rapporti e leggi strutturali a volte anche molto complessi.
Sintagma: minima combinazione di parole (costituita da almeno una parola) che funzioni come
un’unità della struttura frasale.
I sintagmi sono costruiti intorno a una testa. “Testa” è la classe di parole che rappresenta il minimo
elemento che da solo possa costruire un sintagma. Se si elimina l’elemento che fa da testa e che
determina quindi il tipo di sintagma, il gruppo di parole considerato viene a perdere la natura di
sintagma di quel tipo.
Es. “La copertina blu” se eliminiamo “la” o “blu” o entrambi abbiamo ancora un SN la
copertina, copertina blu o copertina. Se eliminiamo “copertina” rimane “la blu” che non è un
SN.
Un sintagma nominale è quindi un sintagma costruito attorno a un nome.
N è la testa di SN
Può essere sostituito da un pronome (PRO)
Il sintagma nominale minimo è N (o un PRO), il sintagma nominale massimo può avere una
struttura assai complessa.
In italiano un SN massimo potrebbe avere la seguente struttura nominale:
(quant)+ (det)+ (poss)+ (num)+ (agg)+ N+ (agg)
tutti quei miei quattro bei polli grassi
Le parentesi tonde indicano gli elementi facoltativi o opzionali.
Funzioni sintattiche
pf3
pf4
pf5
pf8
pf9

Anteprima parziale del testo

Scarica spiegazione della sintassi e più Appunti in PDF di Linguistica Generale solo su Docsity!

SINTASSI

La sintassi è il livello di analisi che si occupa della struttura delle frasi: l’oggetto di studio della sintassi è come si combinano tra loro le parole e come sono organizzate in frasi.

La frase è il costrutto che fa da unità di misura per la sintassi.

Entità linguistica che normalmente funziona come un’unità comunicativa cioè un’entità che costituisce un messaggio o blocco comunicativo autosufficiente nella comunicazione verbale, nel discorso. Una frase è identificata dal fatto di contenere una predicazione, cioè un’affermazione riguardo a qualcosa, l’attribuzione di una qualità o un modo di essere o di agire a un’entità.

In genere ogni verbo autonomo coincide con una frase, esistono però anche frasi senza verbo (frasi nominali).

Le parole si combinano in frasi secondo rapporti e leggi strutturali a volte anche molto complessi.

Sintagma: minima combinazione di parole (costituita da almeno una parola) che funzioni come un’unità della struttura frasale.

I sintagmi sono costruiti intorno a una testa. “Testa” è la classe di parole che rappresenta il minimo elemento che da solo possa costruire un sintagma. Se si elimina l’elemento che fa da testa e che determina quindi il tipo di sintagma, il gruppo di parole considerato viene a perdere la natura di sintagma di quel tipo.

Es. “La copertina blu” se eliminiamo “la” o “blu” o entrambi abbiamo ancora un SN la copertina, copertina blu o copertina. Se eliminiamo “copertina” rimane “la blu” che non è un SN.

Un sintagma nominale è quindi un sintagma costruito attorno a un nome.

N è la testa di SN

Può essere sostituito da un pronome (PRO)

Il sintagma nominale minimo è N (o un PRO), il sintagma nominale massimo può avere una struttura assai complessa.

In italiano un SN massimo potrebbe avere la seguente struttura nominale:

(quant)+ (det)+ (poss)+ (num)+ (agg)+ N+ (agg) tutti quei miei quattro bei polli grassi

Le parentesi tonde indicano gli elementi facoltativi o opzionali.

Funzioni sintattiche

Le funzioni sintattiche riguardano il ruolo che i sintagmi assumono nella struttura sintattica della frase, in cui i sintagmi nominali possono valere da soggetto o da oggetto, i sintagmi preposizionali possono valere da oggetto indiretto o da complemento, i sintagmi verbali possono valere da predicato.

Funzioni sintattiche Soggetto “chi fa l’azione”

Predicato verbale “l’azione”

Complemento oggetto “chi subisce l’azione”

  • numerosi complementi

Le funzioni sintattiche sono spesso marcate morfologicamente in particolare dalla morfologia di caso ma anche da quella di accordo.

In molte lingue (tra cui l’italiano) il soggetto è individuabile per il fatto che è il sintagma nominale con cui si accorda il verbo.

In molte lingue , tra cui l’italiano, che per i nomi e gli aggettivi non ha morfologia di caso, i vari complementi sono in genere introdotti da un’apposita preposizione e quindi sono espressi da sintagmi preposizionali.

Nelle lingue con morfologia di caso, alcuni complementi sono marcati contemporaneamente dal caso e da una preposizione.

Le funzioni sintattiche vengono assegnate a partire da schemi valenziali che costituiscono l’embrione iniziale della strutturazione delle frasi. Quando dobbiamo enunciare qualcosa sotto forma di frase partiamo dalla selezione di un verbo. Questo verbo è associato a delle valenze (o argomenti) che sono richieste dal tipo di significato dei verbi. Ogni predicato o ogni verbo stabilisce il numero e la natura delle valenze o argomenti che esso richiede rappresentate linguisticamente dai sintagmi nominali che li designano: ha quindi un certo schema valenziale.

Verbi Monovalenti (con un solo argomento). Es. piangere

Bivalenti. Es. interagire

Trivalenti. Es. spedire

Zerovalenti. Es. verbi meteorologici

Tetravalenti (4 valenze). Es. tradurre IO a TE da IT a FR

Valenze + verbo Rappresentano gli elementi nucleari essenziali delle frasi anche quando le valenze non vengono tutte realizzate con materiale nella struttura sintagmatica.

Es. mangiare: verbo bivalente. La seconda valenza però può essere non espressa. I n questi casi si dice che non tutte le posizioni dello schema valenziale sono saturate.

Soggetto prima valenza di ogni verbo.

In una frase passiva rispetto alla corrispondente attiva, è infatti diversa la distribuzione del rapporto tra ruoli semantici e funzioni sintattiche:

Frase attiva Frase passiva

Paziente Oggetto

Agente

Luca picchia Marco

Complemento d’agente

Soggetto

Marco è picchiato da Luca

Possono essere resi passivi solo i verbi transitivi mentre non possono essere resi passivi quelli intransitivi.

Inergativi: che richiedono come ausiliare avere

Inaccusativi: che richiedono come ausiliare essere

Struttura pragmatico – informativa

Una frase collega la rappresentazione di un evento o di uno stato di cose del mondo esterno, la realtà effettiva o immaginata com’è filtrata dall’intelletto umano a una catena fonica costituita dai suoni del linguaggio che danno forma alla materia grezza del segnale.

A seconda dell’evento che vogliamo rappresentare verbalmente scegliamo un certo predicato, un verbo, che reca con se uno schema valenziale.

a. Scegliere predicato + argomenti

b. (^) A questo schema valenziale viene fornita una interpretazione semantica attraverso l’assegnazione di ruoli semantici ai diversi elementi che esso contiene

c. I ruoli semantici vengono tradotti, “proiettati” in funzioni sintattiche

d. Tutto ciò viene espresso in una struttura di costituenti, un indicatore sintagmatico retto dai principi della teoria X-Barra.

Meccanismo di produzione di una frase

Fasi A, B, C astratte

Fase D prodotto finale

Nel governare la strutturazione di una frase bisogna tenere conto anche dell’organizzazione pragmatico - informativa. Da questo punto di vista si distinguono cinque tipi di frasi:

  • Dichiarative: fanno un’affermazione generica che può avere valori specifici.
  • Interrogative: pongono una domanda. Possono essere interrogative totali/polari (risposta: Si/ No) oppure aperte/parziali (risposta libera).
  • Esclamative: esprimono un’esclamazione. Come le interrogative sono caratterizzate dall’intonazione.
  • Iussive/imperative: esprimono un ordine, un’istruzione, sono marcate da forme verbali particolari come l’imperativo, il congiuntivo, l’infinito preceduto da da negazione.
  • Ottative/desiderative: esprimono un desiderio, un auspicio, sono marcate dalla posizione iniziale del verbo al congiuntivo, da fatti informativi o da eventuali elementi introduttivi, un che generico o un se.

Il dato spesso coincide con il tema e il nuovo con il rema, ma non sempre è così:

es. un gatto grigio sta giocando nel tuo giardino

In italiano di solito l’ordine usato è SVO

Dislocazione a sinistra: con la dislocazione a sinistra si può mandare in posizione di tema l’oggetto (che di solito è rema) e mandare a tema il soggetto:

Es. il topo lo insegue un gatto

Tema (topic): ciò su cui si fa un’affermazione, entità attorno a cui si predica qualcosa.

Rema (comment): predicazione che viene fatta, informazione che viene fornita a proposito del tema.

Dato: elemento della frase da considerare noto perché precedentemente introdotto nel discorso o perché facente parte delle conoscenze condivise.

Nuovo: elemento portato come informazione non nota.

Detta da una persona a un’altra di fronte al giardino medesimo

DatoTema e nuovoV S

rema

O

tema

Le subordinate sono esplicite quando il loro verbo è di modo finito e implicite quando il loro verbo è all’infinito, participio o gerundio.

Le frasi subordinate si dividono principalmente in tre gruppi:

  1. Avverbiali: frasi subordinate che identificano l’intera frase da cui dipendono:
  • Causali
  • Temporali
  • Concessive
  • Ipotetiche
  • Finali
  1. Completive: subordinate che sostituiscono un costituente nominale maggiore della frase (soggetto o oggetto o predicato nominale o anche oggetto indiretto) o che riempiono una valenza o un argomento del predicato verbale (infatti sono chiamate anche argomentali);
  2. Relative: frasi subordinate che modificano un costituente nominale della frase. Hanno sempre un nome (o un pronome) come testa.

L’unione di una frase principale con una frase subordinata da luogo a una frase complessa.

Testi

Al di sopra dell’unità “frase” c’è l’unità testi.

Detto anche “cotesto”. Può essere il contesto linguistico, ovvero della parte di comunicazione verbale che precede e eventualmente segue il testo in oggetto oppure il contesto extralinguistico, ossia la situazione specifica in cui la combinazione di frasi è prodotta.

Combinazione di frasi più il contesto in cui essa funziona da unità comunicativa.

Entriamo qua nel contesto della linguistica testuale o della pragmatica linguistica. Ci sono fenomeni legati alla struttura sintattica di una frase il cui comportamento non è spiegabile al cotesto oppure al contesto situazionale.

Es. pronominalizzazione il cane abbaia. Maria si affaccia fuori dalla finestra. Lo vede tutto infuriato.

Non è possibile spiegarlo rimanendo all’interno della struttura delle singole frasi, bisogna riferirsi al contesto precedente. “Lo” si riferisce a “il cane” di due frasi prima.

Fenomeni di questo tipo sono definiti anafore (dal greco “portare indietro”). Il fenomeno simmetrico e contrario si chiama catafora.

I pronomi hanno valore anaforico o “deittico” quando per la loro interpretazione occorre fare riferimento al contesto situazionale. Con il termine deissi si designa infatti la proprietà di una parte dei segni linguistici di indicare o fare riferimento a elementi presenti nella situazione extralinguistica.

Deissi:

  • Personale: codifica il riferimento al parlante, all’interlocutore e alle terze persone e che ha come centro il parlante stesso, chi dice io in una determinata situazione.

Esprimono deissi personale anche i pronomi personali, le persone verbali, i possessivi.

  • Spaziale: codifica le posizioni delle entità chiamate in causa rispetto al luogo in cui si trovano i partecipanti all’interazione. Esprimono deissi spaziale i dimostrativi, avverbi di luogo, verbi come andare e venire, espressioni come a destra, a sinistra,…

Deittici spaziali:

prossimali: indicano vicinanza rispetto a chi sta parlando.

Distali: indicano distanza, lontananza.

  • Temporale: codifica e specifica la localizzazione degli eventi nel tempo rispetto al momento dell’enunciazione. È espressa da avverbi come oggi, ieri, domani, adesso.. dai tempi verbali e da sintagmi come dieci anni, due mesi fa.

Molte espressioni deittiche, in particolare quelle temporali, possono essere tradotte in una corrispondente espressione non deittica e viceversa: ieri il giorno prima, dieci anni fa dieci anni prima.

Si parla anche di deissi sociale per designare gli elementi allocutivi usati per codificare le relazioni sociale dei partecipanti all’interazione, come in italiano i pronomi Tu e Lei.

Un altro fenomeno che può essere tipicamente spiegato solo superando i confini delle singole frasi è la cosiddetta ellissi (dal greco “mancanza, omissione”) consistente nella mancanza o omissione in una frase di elementi che sarebbero indispensabili a dare luogo a una struttura frasale completa e sono appunto recuperabili dal contesto linguistico.