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riassunto completo di "Sintassi"
Tipologia: Appunti
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La sintassi è il livello di analisi che si occupa della struttura delle frasi: l’oggetto di studio è come si combinano fra loro le parole e come sono organizzate le frasi, che sono il costrutto che fa da unità di misura per la sintassi. Una frase è indicata dal contenere una predicazione, cioè, un’affermazione riguardo a qualcosa, l’attribuzione di una qualità o un modo d’essere o d’agire a un’entità. Il valore di predicare qualcosa è affidato ai verbi, in genere ogni verbo autonomo coincide con una frase; vi sono però anche frasi senza verbo, le “frasi nominali”. Le parole non si combinano in frasi per semplice giustapposizione casuale, ma secondo rapporti e leggi strutturali molto complessi; con frase si designano anche costrutti dall’estensione ampia e dalla composizione più complessa di una frase semplice costituita da un’unica predicazione, questa si può chiamare “proposizione”. Il principio generale impiegato per l’analisi delle frasi è anch’esso basato sulla scomposizione o segmentazione; data una frase, il primo taglio si attua confrontando la frase con un’altra più semplice ma che abbia la stessa struttura: questo ci consente di individuare i costituenti immediati della frase stessa; confrontando i costituenti così individuati con altri della stessa natura ma più semplici possiamo motivare i successivi tagli, sino ad arrivare alle parole, termine ultimo minimo dui pertinenza della sintassi. Il metodo di rappresentazione più diffuso è quello degli alberi etichettati che meglio permette di rendere visivamente la struttura della frase sia nel suo sviluppo lineare sia nei rapporti gerarchici che si instaurano tra i costituenti, un albero del genere è l’ indicatore sintagmatico della frase.
L’analisi in costituenti individua tre diversi sottolivelli di analisi sintattica: sottolivello delle frasi, dei sintagmi e delle singole entrate lessicali; il più impostante è il livello dei sintagmi. Come una parola è loa minima combinazione di morfemi usabile come unità lessicale autonoma, un sintagma è definibile come la minima combinazione di parole che funzioni come un’unità della struttura frasale; i sintagmi sono costruiti attorno ad una “testa”, sulla cui base vengono classificati e da cui prendono il nome, testa è la classe di parole che rappresenta il minimo elemento che da solo possa costituire sintagma. Se si elimina l’elemento che fa da testa e che determina il tipo di sintagma, il gruppo di parole considerato viene a perdere la natura di sintagma di quel tipo. Un sintagma nominale è costruito attorno a un nome: N è la testa di SN; il sintagma nominale minimo è un N, il sintagma nominale massimo può avere una struttura complessa, anche se le combinazioni variano nelle varie lingue. Tutte le categorie lessicali di parole piene possono essere teste di sintagma, possiamo quindi avere sintagmi aggettivali che hanno per testa un aggettivo. I sottocostituenti dei vari tipi di sintagmi, cioè gli elementi che possono attaccarsi alla testa, e che quindi dipendono da essa, possono dare luogo, come si è accennato, a sintagmi anche assai complessi, dotati di una strutturazione interna a vari sottolivelli. Il tema della struttura interna dei sintagmi è stato approfondito con il nome di teoria X-barra , che individua i diversi ranghi di complessità di un sintagma con l’indicazione di opportune “barre”; ogni lineetta o apice indica un sottolivello di crescente complessità interna del sintagma. Nella teoria X-barra, si postula che tutti i sintagmi abbiano una struttura sottostante generale comune, dove X è la testa, Compl è il modificatore diretto della testa, Spec è il modificatore del sottolivello superiore a quello della testa. Più sono gli apici che indicizzano il simbolo di categoria, più complesso e dotato di più sottolivelli è il sintagma interessato; dal punto di vista pratico si può usare questa notazione tutte le volte che ci sia lo stesso simbolo di categoria in due nodi successivi. Un requisito
fondamentale per la corretta rappresentazione della struttura delle frasi con un indicatore sintagmatico è che, rispettando la successione lineare dei costituenti, sia dato conto degli effettivi rapporti sintattici esistenti fra essi; particolare attenzione richiedono a questo proposito proprio i sintagmi preposizionali , il cui contributo al senso della frase può porsi a livelli diversi e che quindi possono essere agganciati all’opportuno nodo, anche indipendentemente dalla semplice successione lineare. Il principio generale retrostante alle corrette rappresentazioni sintagmatiche è che, in un albero, ogni elemento che sta sul ramo di destra di un nodo modifica l’elemento che sta sulla sua sinistra sotto lo stesso nodo; una posizione esterna al nodo F, che si diparte da un nodo F che ha al terminale dell’altro ramo un nodo F più basso.
predicazione, scegliamo nel patrimonio lessicale un certo predicato, che reca con sé uno schema valenziale. Questa è la prima fase della generazione di una frase, che dà il quadro strutturale di riferimento, a questo schema valenziale, il verbo con la sua costellazione di argomenti, viene fornita una interpretazione semantica attraverso l’assegnazione di ruoli semantici ai diversi elementi che esso contiene. I ruoli semantici vengono tradotti in funzioni sintattiche; tutto ciò viene espresso un indicatore sintagmatico retto dai principi della “teoria X- barra”; quest’ultima è la frase così come viene pronunciata: è quindi ciò che sta alla superficie, è il prodotto finale visibile del processo che genere una frase, mentre le altre fasi avvengono a livello profondo. Nel governare la strutturazione del prodotto finale della sintassi vi è, oltre all’intervento delle valenze, dei ruoli semantici e delle funzioni sintattiche, un altro piano, quello dell’ organizzazione pragmatico-informativa. Dal punto di vista del valore con cui le frasi nel lor complesso possono essere usate nella comunicazione, e di ciò che il parlante vuol fare producendole, si distinguono: -frasi dichiarative: fanno un’affermazione generica che può avere più valori specifici. -frasi interrogative: pongono una domanda. -frasi esclamative: esprimono un’esclamazione -frasi imperative: esprimono un ordine -frasi ottative: esprimono desiderio. -frasi interrogative: divise in totali o polari e parziali o aperte. Dal punto di vista della strutturazione dell’informazione veicolata, una frase può essere vista come un’affermazione fatta attorno a qualche cosa. Da qui un importante distinzione tra “tema” e “rema”; il tema è ciò su cui si fa un’affermazione, l’entità attorno a cui si predica qualcosa, esso indica e isola il dominio per cui vale la predicazione; il rema è la predicazione che viene fatta, l’informazione che viene fornita a proposito del tema. Un’opposizione corrispondente è quella fra dato e nuovo ; “dato” è l’elemento della frase da considerare noto o perché precedentemente introdotto nel discorso o perché facente parte delle conoscenze condivise; “nuovo” è l’elemento portato come informazione non nota. La distinzione fra tema/rema e dato/nuovo riflette 2 aspetti diversi del processo di elaborazione concettuale che porta alla produzione di una frase: da un lato si sceglie ciò di cui si vuole parlare (tema) e si afferma qualcosa a proposito di questo (rema), dall’altro si tiene conto della differenza fra informazione già conosciuta (dato) e informazione che si ritiene non nota (nuovo); nelle frasi non marcate soggetto, agente e tema tendono spesso a coincidere sullo stesso costituente frasale, quello di prima posizione. Le lingue possiedono però dispositivi per separare le tre funzioni e mutare o invertire l’ordine non marcato dei costituenti, tipo le dislocazioni a sinistra , che spostano davanti alla frase uno degli elementi che la costituiscono; altri tipi di frase marcate sono la dislocazione a destra , che isola sulla destra un costituente, e la frase scissa , che consiste nello spezzare una frase in due parti, ed evidenziare un elemento dotato del maggior carico informativo, il
l’ordine normale dei costituenti, possiamo trasformarla in frasi marcate che mutano l’ordine dei costituenti e cambiano la normale disposizione delle funzioni pragmatiche. Possiamo allora analizzare una frase secondo 4 diverse prospettive che ci permettono di comprendere la struttura della frase:
a) prospettiva configurazionale, relativa alla struttura in costituenti. b) Prospettiva sintattica, relativa alle funzioni sintattiche. c) Prospettiva semantica, relativa ai ruoli semantici. d) Prospettiva pragmatico-informativa, relativa all’articolazione in tema/rema.