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- Sport - e - Doping -, Tesine di Maturità di Diritto ed economia dello sport

Cos'è il doping. Quando e come è entrato a far parte delle competizioni sportive

Tipologia: Tesine di Maturità

2020/2021

Caricato il 15/02/2021

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Il doping nello sport
Doping è un termine diffuso nell’uso sportivo che sta a indicare l’utilizzo di sostanze estranee
all’organismo, o di metodi proibiti, finalizzati al miglioramento della prestazione agonistica di un
atleta in previsione o nel corso di una gara.
Gli atleti ricorrono a sostanze farmacologiche per accrescere la loro forza, la resistenza muscolare,
controllare l’attività cardiaca o aumentare il livello di sopportazione della fatica. Il doping risulta
essere dannoso sia per la salute degli atleti che ne fanno uso (in quanto prevede un’assunzione
massiccia di farmaci che dovrebbero essere prescritti a scopo esclusivamente terapeutico) sia perché
comporta un oltraggio all’etica sportiva, e per questo vietato e punito con sanzioni diverse in base
all’entità del danno provocato e anche al farmaco utilizzato (la più grave tra tutte è sicuramente la
squalifica a vita da ogni competizione sportiva.).
Vero e proprio virus che ha contaminato lo sport negli ultimi anni, il doping è da anni al centro di
grosse polemiche. E’ però utile fare un po’ di chiarezza sull’origine di questo termine prima di
proseguire.
Il termine doping pare derivi dalla parola dope, termine utilizzato dai Boeri, dei coloni olandesi che
si stabilirono nella zona del Sudafrica, che stava a indicare un miscuglio alcolico di frequente uso
nelle danze e nei riti cerimoniali.
Questi riti erano di fondamentale importanza nella civiltà locale perché si svolgevano durante
propiziatori riguardanti l’agricoltura o ancora l’allontanamento dal male. In tutti questi riti, la
bevanda aveva lo scopo d aumentare l’euforia e rendere più piacevole la cerimonia.
L’ingresso di sostanze illecite in ambito sportivo risale, come intuibile, a molto tempo fa, ma il
primo caso documentato fu quello riguardante le prime Olimpiadi, nel 776 a.C., noto per l'impiego
di sostanze di origine naturale. Gli atleti assumevano infusi a base di erbe o funghi.
Per parlare di vere sostanze dopanti (molecole organiche estratte, per intendersi) bisogna aspettare il
1889, quando in un ippodromo statunitense vennero somministrate ai cavalli da corsa miscugli di
narcotici,oppio e tabacco ma soprattutto i Giochi di Atene del 1896, in cui si diffusero sostanze a
base di cocaina, caffeina, alcol o analgesici.
A causa di questo nel corso del tempo si registrarono anche i primi morti: infatti un ciclista gallese
morì per crisi cardiaca poco dopo la Parigi-Bordeaux del 1886. La stessa sorte toccò ad un
maratoneta statunitense alle olimpiadi di Atene del 1904 per via dell’assunzione di stricnina. Un
altro fatto analogo si registrò ai Giochi Olimpici di Roma del 1960 durante i quali morirono un altro
ciclista, per eccesso di amfetamine, e un ostacolista per overdose di eroina. Quest'episodio favorì
l'introduzione del 'controllo doping' a partire dai successivi Giochi del 1968, per i quali il Comitato
Internazionale Olimpico (CIO) stilò il primo elenco ufficiale delle sostanze proibite e istituì una
commissione medica, preposta ai controlli e alle analisi,.
Nello stesso periodo sia la FIFA che l’UCI (Unione Ciclistica Internazionale) introducono i test
anti-doping.
Il Comitato Internazionale Olimpico (CIO) in collaborazione con la World Anti Doping Agency
(WADA) ha preparato una lista di sostanze che devono essere proibite agli atleti sia nel corso degli
allenamenti che prima, durante e dopo la gara. Questa lista è periodicamente approvata da tutte le
Nazioni che hanno istituito leggi specifiche per promuovere la lotta al doping.
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Il doping nello sport

Doping è un termine diffuso nell’uso sportivo che sta a indicare l’utilizzo di sostanze estranee all’organismo, o di metodi proibiti, finalizzati al miglioramento della prestazione agonistica di un atleta in previsione o nel corso di una gara. Gli atleti ricorrono a sostanze farmacologiche per accrescere la loro forza, la resistenza muscolare, controllare l’attività cardiaca o aumentare il livello di sopportazione della fatica. Il doping risulta essere dannoso sia per la salute degli atleti che ne fanno uso (in quanto prevede un’assunzione massiccia di farmaci che dovrebbero essere prescritti a scopo esclusivamente terapeutico) sia perché comporta un oltraggio all’etica sportiva, e per questo vietato e punito con sanzioni diverse in base all’entità del danno provocato e anche al farmaco utilizzato (la più grave tra tutte è sicuramente la squalifica a vita da ogni competizione sportiva.). Vero e proprio virus che ha contaminato lo sport negli ultimi anni, il doping è da anni al centro di grosse polemiche. E’ però utile fare un po’ di chiarezza sull’origine di questo termine prima di proseguire. Il termine doping pare derivi dalla parola dope , termine utilizzato dai Boeri, dei coloni olandesi che si stabilirono nella zona del Sudafrica, che stava a indicare un miscuglio alcolico di frequente uso nelle danze e nei riti cerimoniali. Questi riti erano di fondamentale importanza nella civiltà locale perché si svolgevano durante propiziatori riguardanti l’agricoltura o ancora l’allontanamento dal male. In tutti questi riti, la bevanda aveva lo scopo d aumentare l’euforia e rendere più piacevole la cerimonia. L’ingresso di sostanze illecite in ambito sportivo risale, come intuibile, a molto tempo fa, ma il primo caso documentato fu quello riguardante le prime Olimpiadi, nel 776 a.C., noto per l'impiego di sostanze di origine naturale. Gli atleti assumevano infusi a base di erbe o funghi. Per parlare di vere sostanze dopanti (molecole organiche estratte, per intendersi) bisogna aspettare il 1889, quando in un ippodromo statunitense vennero somministrate ai cavalli da corsa miscugli di narcotici,oppio e tabacco ma soprattutto i Giochi di Atene del 1896, in cui si diffusero sostanze a base di cocaina, caffeina, alcol o analgesici. A causa di questo nel corso del tempo si registrarono anche i primi morti: infatti un ciclista gallese morì per crisi cardiaca poco dopo la Parigi-Bordeaux del 1886. La stessa sorte toccò ad un maratoneta statunitense alle olimpiadi di Atene del 1904 per via dell’assunzione di stricnina. Un altro fatto analogo si registrò ai Giochi Olimpici di Roma del 1960 durante i quali morirono un altro ciclista, per eccesso di amfetamine, e un ostacolista per overdose di eroina. Quest'episodio favorì l'introduzione del 'controllo doping' a partire dai successivi Giochi del 1968, per i quali il Comitato Internazionale Olimpico (CIO) stilò il primo elenco ufficiale delle sostanze proibite e istituì una commissione medica, preposta ai controlli e alle analisi,. Nello stesso periodo sia la FIFA che l’UCI (Unione Ciclistica Internazionale) introducono i test anti-doping. Il Comitato Internazionale Olimpico (CIO) in collaborazione con la World Anti Doping Agency (WADA) ha preparato una lista di sostanze che devono essere proibite agli atleti sia nel corso degli allenamenti che prima, durante e dopo la gara. Questa lista è periodicamente approvata da tutte le Nazioni che hanno istituito leggi specifiche per promuovere la lotta al doping.

Le sostanze vietate dalla commissione medica internazionale sono state suddivise in 5 categorie:stimolanti;narcotici;agenti anabolizzanti;diuretici;ormoni peptidici e analoghi. Analizziamo alcuni dei farmaci proibiti più comuni:  Eritropoietina (EPO) e i suoi derivati : l’ EPO è una glicoproteina prodotta dal rene che agisce stimolando la proliferazione e la maturazione di globuli rossi. Il suo uso in medicina è relativo al trattamento dell’anemia nei pazienti con insufficienza renale cronica. Per questo motivo (ovvero per la sua capacità di regolare la produzione dei globuli rossi e dunque di aumentare l´apporto di ossigeno nel sangue) è molto diffusa tra ciclisti e maratoneti, costretti a prestazioni atletiche di lunga durata. Il ricorso all’EPO comporta rischi per la salute dell'atleta, correlati all'aumento della viscosità del sangue e della pressione arteriosa, come ictus, trombosi e infarto del miocardio.  Anabolizzanti : l'utilizzo di agenti anabolizzanti accresce lo sviluppo muscolare, potenziando la forza fisica e la resistenza allo sforzo (sono infatti diffusi in pratiche sportive quali sollevamento pesi e body building).Gli effetti negativi sono relativi a tossicità a carico del fegato, degli apparati cardiovascolare e endocrino, sviluppo di tumori e disturbi psichiatrici.  Stimolanti : sostanze come ad esempio amfetamine, cocaina, efedrina, caffeina sono impiegati in quanto riducono il senso di fatica e possono aumentare l'agonismo e l'aggressività. Per quanto riguarda g effetti collaterali vengono annoverati disturbi cardiovascolari, neurologici e psichiatrici. Un illecito sportivo così inteso, però, non riguarda esclusivamente la somministrazione e il trattamento con sostanze farmacologiche. Altri modi per alterare i parametri fisiologici di un atleta senza assunzione di sostanze sono rappresentati dal doping ematico e dalla manipolazione chimica dei campioni di urina (solo per citare i più diffusi). Nel primo caso, si tratta dell’autotrasfusione: l´atleta si sottopone a un prelievo di sangue, che, dopo essere stato adeguatamente conservato e non appena i globuli rossi sono tornati a livello normale, gli viene trasfuso nuovamente, ottenendo così un incremento immediato del numero dei globuli rossi. I rischi connessi al doping ematico includono reazioni allergiche, possibile trasmissione di malattie infettive e sovraccarico del sistema circolatorio (in termini di volume sanguigno) Nel secondo invece si fa riferimento all’uso di sostanze in grado di alterare l'integrità e la validità dei campioni di urine utilizzati per i controlli antidoping compromettendone di conseguenza la validità e l’integrità Le manipolazioni comprendono sia lo scambio dei campioni d’urina che la diluizione con altri liquidi. Inoltre, la prima cosa che si esamina nei campioni di urina è il pH, in quanto è possibile facilitare l´eliminazione di farmaci vietati manipolandone il valore con apposite sostanze; la seconda è la densità: un´urina con basso peso specifico, può indicare l’avvenuta manipolazione per nascondere o abbassare la concentrazione di un farmaco al di sotto della soglia di allarme.