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CRIMINOLOGIA- Marta Vignola- stato, controllo sociale e devianza La criminologia è la scienza che studia gli autori, le vittime del crimine. La psicologia critica non si pone dalla parte del criminale, né dalla parte della vittima, ma dalla parte di chi controlla la costruzione del crimine con una prospettiva critica. Esiste un approccio classico, monista, al crimine, fondato sull’idea che sia necessario concentrarsi esclusivamente sul criminale delle vittime. Noi vedremo l’approccio critico, analizzeremo il crimine, i processi di costruzione del crimine e soprattutto del criminale e poi i processi di quel fenomeno criminale. La devianza secondo l’approccio critico è un processo di interazione, costruzione sociale. (esempio: era un crimine avere la tortura nel medioevo? No. E così via..). il crimine quindi si costruisce secondo la società, non è qualcosa che ci è sempre stato. La stessa criminologia è una disciplina che non nasce all’improvviso..intorno alla metà dell’ ‘800 si inizia a parlare di criminologia come disciplina. La devianza è un processo di interazione e costruzione sociale in cui intervengono una pluralità di agenti, di soggetti. Uno degli agenti della criminologia critica è lo stato. Lo stato si è affacciato non solo a seguito degli avvenimenti storici. Ci sono alcuni teorici che si occuparono di stato, il primo è Machiavelli in un trattato del 1513 che parla della figura del principe: forte, stuto, centauro (istinto e ragione) e compito del principe riuscire a tenere insieme il popolo, un corpo sociale e di dare forma al suo stato. Quindi l’idea di stato nasce prima di alcuni trattati politici del 500, ma le vere teorie sono quelle dei primi contrattualisti: Hobbes, Roussaux e Locke. Dicono che la natura umana è fondamentalmente violenta, se potessimo esprimerci lo faremmo come degli animali. Ogni uomo è lupo per l’altro uomo e l’unica possibilità per uscire da questo stato di natura è rivolgersi ad una entità superiore che possa garantire loro la sicurezza e la pace. HOBBES QUINDI I primi sociologi si sono occupati di capire come si mantiene l’ordine in una società; il punto è muoversi un po’ nella sicurezza interna ed esterna. Un nemico esterno ad esempio nella società moderna sono i terroristi, i migranti; i criminali e i pazzi invece sono i nemici interni. L’ordine si mantiene attraverso un contratto sociale , patto che si costituisce tra lo stato e i cittadini a seguito del quale i cittadini cedono quota dei loro diritti in cambio della sicurezza. Questo è anche un inizio della democrazia rappresentativa. Con le dottrine dei contrattualisti il potere passa dalle mani del divino alle mani del sovrano. Per la prima volta queste dottrine attribuiscono soggettività giuridica, capacità di avere diritti, agli uomini, ma non a tutti, ad un uomo astratto con determinate caratteristiche (bianco, alto, proprietario…). Il concetto di stato è profondamente legato all’età moderna. Infatti lo stato viene prodotto dalla separazione tra l’idea del capo dello stato, quindi il principe, il monarca, e degli
attributi esterni, cioè le risorse di cui si serve il sovrano per governare (risorse economiche e burocratiche). Questo complesso di attributi tende ad acquisire autonomia e a personificarsi per arrivare, nella concezione di contratto sociale, ad una teoria dello stato come “persona”. Si iniziò a parlare di diritti umani grazie ai contrattualisti. Presero forma come diritti innati, come natura quindi..l’uomo ha naturalmente diritto alla vita. Nelle teorie classiche del contratto sociale e in particolare in Hobbes, gli uomini nascono liberi e uguali e accettano il passaggio dallo stato di natura allo stato di contratto sociale abbracciando lo stato e rinunciando ad alcune libertà. Dopo Hobbes negli sviluppi successivi alla nozione di stato e di contratto sociale, fu determinante la concezione filosofica di John Locke. Locke, a parte la questione della vita e della libertà come diritti fondamentali garantiti nel patto sociale, pensava al contratto sociale come un riconoscimento dei diritti, centrale fra i quali è il diritto alla proprietà (uno dei diritti umani fondamentali). I diritti dell’individuo si esplicitano in Locke nella salvaguardia di vita, libertà e proprietà. Il diritto alla proprietà è importante perchè a quest’ultima è legata la sicurezza dei cittadini. (1776). Secondo Locke esistono 3 tipi di potere:
Due autori in particolare, Rusche e Kirchheimer, sostennero, in un filone di teorie di tradizione marxista, che il lavoro forzato sia l'autentico momento della nascita della prigione, sia l'autentico motivo per cui nasce l'idea di carcere. Paragonarono il carcere alle workhouses : dicevano che queste da un lato avevano una funzione formativa, introducevano grandi massi di persone, insegnavano loro un lavoro; dall'altra, questo lavoro duro, non pagato, aveva una funzione deterrente: ovvero le persone devianti pur di non andare lì, non commettevano crimini. Si diceva che queste case-lavoro avessero la funzione di accogliere soggetti deboli per proteggerli, in realtà si trattava di un progetto più ampio che attraversava la società borghese e che provava ad eliminare dalla società gli elementi di disturbo, i devianti. Proprio per questo il carcere era lontano dal centro, lontano dallo sguardo della borghesia, della comunità intera. Mentre prima era la piazza il centro della visibilità, dalla nascita della prigione il dispositivo della visibilità si trasforma. Si pensa che il carcere sia un’evoluzione delle case-lavoro proprio perché all’interno gli individui venivano sfruttati e venivano dati loro tempi molto simili a quelli che saranno ritmi e rituali dell'istituzione prigione. Un altro elemento che ci aiuta alla comprensione di carcere è l'invenzione alla fine del 1700 di un architetto, un pensatore, Jeremy Benthan, che inventa un modello architettonico che influenzerà la nascita del carcere, ma soprattutto della disposizione dello spazio del carcere: questo modello è il PANOTTICO: un'idea per cui esiste una grande costruzione ad anello, circolare, con al centro una torre e tutto intorno celle con delle finestre che affacciano sulla torre con un vigilante e nelle celle ci sono i detenuti che non potranno vedere né la torre né chi hanno affianco, ma sapranno di essere controllati. Il detenuto è visto, ma non vede. Il sistema è di potere visibile ma non verificabile. La sorveglianza anche se discontinua, anche se il sorvegliante dovesse spostarsi pone in essere nei confronti del detenuto una costante sensazione di essere controllato e per questo dovrebbe porre i detenuti nella condizione di non commettere crimini. Si voleva proprio disciplinare il detenuto, appropriarsi del tempo e dello spazio senza infierire sul corpo del criminale. Alla fine dell'800 nasce il primo penitenziario a Philadelphia e questo modello era di costante isolamento. Il secondo modello fu ad Aburn dove l'isolamento era solo notturno, i detenuti potevano comunicare nel resto della giornata. Faucault parla di un'epoca in cui si diffonde un'idea di disciplinamento, parla di ortopedia sociale: disciplinare grandi masse di vagabondi, pazzi, devianti, diversi. Si disciplinano con un grande internamento che viene organizzato attraverso uno spazio-tempo in alcuni luoghi (fabbriche, ospedali e poi il carcere ecc..). Tutto nasce nel 1800 e insieme a questi luoghi nacquero dei saperi collegati: prima del carcere ad esempio non esisteva la versione che conosciamo di diritto penale, psichiatria, criminologia. Nacquero anche delle classificazioni di soggetti: pazzi, devianti ecc..termini per etichettarli in pratica. Successivamente, con l'illuminismo, con i lumi della ragione, nascono le scienze sociali e l’idea della pena come un qualcosa che va ad incidere sul corpo del condannato, inizia a diminuire. La scuola classica criminologica nasce con l'illuminismo e si concentra sulla dimensione del reato attraverso un'idea razionale: secondo la criminologia di quest'epoca, il deviante, il criminale aveva
la razionalità per quantificare costi e benefici e attraverso una scelta razionale stabiliva se commettere o meno un determinato delitto. Se i benefici appaiono superiori ai costi allora l'individuo razionale commetterà il reato, in caso contrario vorrà dire che la pena avrà una funzione deterrente, cioè avrà allontanato l'individuo dall'idea di commettere crimini. Con questa idea di pena si stravolge tutta l'idea che c'era nel medioevo, quindi tutta la questione legata alla tortura. Uno degli esponenti principali della scuola criminologica è un italiano, Cesare Beccaria che nel 1764, con “Dei Delitti e delle pene” rappresenta una guida per la criminologia classica. Tutta l'opera è influenzata dai filosofi contrattualisti: c'è l'idea di libertà ceduta in cambio della sicurezza (Hobbes), c'è l'idea che solo attraverso le leggi uomini indipendenti possono raggiungere la stabilità e la pace (Roussaou) e c'è l'idea che per godere a pieno la propria possibilità di esprimere libertà, bisogna cedere allo stato e alle leggi, come emanazione dello stato parte dei propri diritti (quindi Locke). È un passaggio importante perchè si legittima solo allo stato la facoltà di punire, fino a questo momento non era così. (Faucoult con le 4 conferenze). Da questo momento si delineano nell'opera di Beccaria dei caposaldi che ancora oggi rappresentano per il diritto penale un riferimento: uno dei sistemi di riferimento è la legalità. Secondo il principio di legalità è lecito punire solo se esiste una pena, non si può punire se non esiste una legge, scritta solo dallo stato;
La dialettica in Marx si traduce in un'idea di storia, diceva che la storia era un movimento dialettico, in cui vi è una tesi e antitesi rappresentata da borghesi e proletari e vi è una sintesi (la vittoria del proletariato) e il superamento è l'avvento del comunismo (un'utopia marxiana che non si è mai realizzata). Per Marx lo stato è un apparato repressivo, è uno stato borghese; l'obiettivo principale dello stato in Marx è rafforzare la classe dominante, la borghesia. Lo stato nella visione marxista contribuisce a mantenere il dominio di una classe dominante, la borghesia, su una classe dominata, il proletariato. Il passaggio dallo stato borghese, al comunismo come superamento della forma stato, si avrà con la rivoluzione (non è mai successo). Marx non parlò mai di dittatura del proletariato, ma di governo della classe operaia. Di dittatura ne parlò Enghers, il suo amico, che parlò di dittatura del proletariato. Per Marx lo stato non aveva ragione di esistere perchè una volta che il governo sarà degli operai, si raggiungerà quell'armonia, quello sviluppo dei diritti e della pace che con un governo borghese non si sarebbe mai raggiunto. Tutto ciò che Marx scrive e delinea nell'idea di stato è assolutamente rivoluzionario verso le teorie contrattualiste. Sono anche categorie che non incidono nel pensiero filosofico e basta, Marx è stato anche un politico, un filosofo.. quindi tutto quello che immagina è tutto ciò che lui pensa possa accedere nella realtà concreta. Un elemento caratterizzante il pensiero di Marx è la struttura e la sovrastruttura. La struttura è il modo attraverso cui una società produce. Questo modo si basa sull’economia che è la base reale della società, base su cui poggia la sovrastruttura. La sovrastruttura che sono rapporti di natura politica, giuridica, morale, religiosa. Tutto ciò che non è economia è sovrastruttura, come anche lo stato. Un altro concetto chiaro per leggere Marx è quello di ALIENAZIONE. Marx arriva al concetto di sfruttamento grazie all’idea di alienazione. All’interno delle grandi fabbriche, essendo quello il periodo della massima industrializzazione, del grande internamento della rivoluzione industriale, la forza lavoro veniva sfruttata sia nelle fabbriche che nelle carceri con il lavoro forzato, il sentimento che esprimevano queste grandi masse era negativo, di frustrazione, alienazione. Per Marx alienazione significa produrre un qualcosa che non appartiene a chi produce. Le persone avevano nei confronti dell’oggetto che producevano un forte distacco (cosa che l’artigiano ad esempio non prova perché produce direttamente ed è a contatto con l’oggetto finito, lo hanno costruito loro). Altra caratteristica dell’alienazione per Marx è il senso di distacco anche nei confronti della comunità lavorativa di appartenenza e anche da se stesso. Marx insiste anche sulle classi sociali. La sua teoria legata alla nozione di classe è espressa nell’incipit del manifesto: la storia di ogni società è storia di lotta di classi. La classe viene definita in termini economici da Marx, in relazione alla proprietà e alla mancanza di proprietà privata e dei mezzi di produzione. Da un lato quindi abbiamo la classe borghese che detiene le proprietà e i mezzi di produzione e dall’altra i proletari che non ne hanno. Gli interessi di queste due classi sono
antagonisti: i capitalisti hanno interesse a sfruttare la forza lavoro degli operai il più liberamente possibile; i proletari vogliono solo liberarsi dall’oppressione della borghesia. Poi Marx fa una distinzione tra: Classe in sé, passaggio della classe operaia da uno stato in cui è incapace di riconoscersi come classe ad uno stato di consapevolezza del proprio comune destino, del proprio essere parte di una classe. questo è comune quando la classe in sé diventa soggetto collettivo. Classe per sé, quando si assume la consapevolezza di appartenere ad una classe sociale, economica, ad un destino comune. È quindi un soggetto collettivo capace di intraprendere anche delle azioni rivoluzionarie per far rispettare i propri interessi. Affinchè le classi sociali possano costituirsi in soggetti comuni coscienti di sé sono necessarie delle condizioni:
l’esistenza di un rapporto molto stretto tra ignoranza e criminalità, ma scoprì che vi è un rapporto invece tra criminalità e disuguaglianza di sviluppo. Differenziò diverse tipologie di crimine: Commessi; Denunciati; Perseguiti; spesso i crimini legati all’abuso di ufficio sono quei crimini dei ricchi che vengono protetti e perseguiti raramente; o violenze domestiche che sono crimini che vengono commessi, ma spesso non denunciati. Si arrivò, in seguito a tutti questi avvenimenti, alle teorie biologiche del crimine: LA SCUOLA DEL CRIMINALE NATO O TEORIA BIOLOGICA. La teoria biologica o scuola del criminale nato, sta a significare che non si diventa criminali per ragioni legate all’ambiente in cui un soggetto vive, ma criminali si nasce, la criminalità e la delinquenza è genetica; ecco perché darwinismo sociale, determinismo biologico. Lombroso è l’esponente principale della scuola del cosiddetto delinquente nato e pone in essere degli elementi importanti: ad esempio l’idea che si possa intervenire nella rieducazione nel soggetto non esisteva, di conseguenza non aveva senso pensarla come la scuola classica di Beccaria. Un altro elemento importante era il rifiuto di ogni motivazione che non fosse legata alla biologia, alla genetica, rispetto alla commissione di un crimine. Lo scopo di Lombroso era elevare la criminologia ad una vera scienza e per farlo doveva equiparare la devianza ad un fatto naturale, biologico perché all’epoca era necessario, perché si creasse una scienza, che ci fosse un parallelismo tra scienze biologiche e scienze sociali. L’idea di determinismo biologico caratterizzata la scuola positiva, così come l’idea di una pericolosità sociale non dei singoli, ma di un’intera categoria di soggetti. All’interno del testo che da avvio alla disciplina criminologica, Lombroso operava una distinzione tra: Delinquente atavico ; il delinquente atavico si stabilisce una sorta di genetica della predestinazione, l’individuo ha caratteri e tratti somatici e psichici che appartengono ad antenati lontanissimi; si individua una genetica che non riguarda solo i genitori, ma va indietro agli antenati; Delinquente nato , che fin dalla nascita ha particolari caratteristiche fisiche e anche un po’ psichiche, che rappresentano il suo livello di pericolosità, che ne determineranno certamente la commissione di azioni criminose. Non c’è una necessità individuale, ma un determinismo. Ad esempio per Lombroso c’era il tipo scimmiesco, con delle caratteristiche fisiche e forse il tipo più pericoloso…
Per Lombroso inoltre non doveva esistere un unico codice penale per tutta l’Italia, ma ci doveva essere delle differenze legate ai cosiddetti particolarismi anatomici e culturali degli italiani. Il determinismo naturalistico determinò il nascere di gravissime considerazioni nei confronti dei meridionali in Italia, ad esempio, che erano più scuri, con capelli più mossi, labbra carnose ecc.. molto simile a quello che si vive anche oggi nei razzismi contemporanei nei confronti dei migranti, dei disabili ecc.. Gramsci si scontrò con questa idea di criminale nato di Lombroso. C’era comunque una distanza culturale tra Nord e Sud. Il successo politico al nord di una classe operaia più agguerrita e combattiva portò ad un atteggiamento di maggiore inclusione della stessa all’interno della società che si stava costruendo all’epoca e quindi anche ad un atteggiamento di maggiore comprensione e simpatia nei riguardi dei problemi sociali, compresi quelli di tipo criminale che caratterizzavano tale classe. Allo stesso tempo c’era un atteggiamento di minor chiusura ed esclusione nei confronti dei contadini poveri del mezzogiorno. Non c’era quindi un processo di inclusione democratica, ma uno di esclusione radicale, fino al punto di vedere gli altri individui come esseri umani sì, ma biologicamente diversi e inferiori. Con l’idea del delinquente nato di Lombroso ci fu un aumento della criminalità. Tuttavia, tra il 1880 e la prima guerra mondiale, in Italia come anche nel resto d’Europa, con il miglioramento delle condizioni di vita della classe operaia settentrionale e il processo migratorio dal meridione, ci fu una sensibile diminuzione dei tassi di incarcerazione. Sociologia della devianza, sociologia del crimine in Durkheim. Durkheim fu il primo ad avere la cattedra di sociologia a Bordeaux. Nasce a ebinar ed è figlio discendente di una famiglia di rabbini e per seguire la religione divenne egli stesso rabbino. Ricevette una profonda educazione religiosa e ci lavorò moltissimo su questo aspetto. Ancora molto giovane, durante l’istruzione secondaria, incontra un insegnante di religione cattolica che ebbe su di lui un’influenza notevole. Conservò sempre un interesse dei fenomeni religiosi perché la sua biografia era incrociata con soggetti che avevano formato il suo profilo da un punto di vista religioso, ma divenne agnostico. È stato il primo a fondare una delle riviste più importante al mondo, gli annali di sociologia. Gli ultimi anni di insegnamento furono anni in cui il suo riconoscimento fu universale.. fu un intellettuale che partecipò attivamente non solo alla vita accademica, ma anche ai fatti storici del suo tempo schierandosi a sinistra e fu a lungo consigliere del ministro per la pubblica istruzione contribuendo in Francia ad inserire nelle scuole la disciplina della sociologia. Il suo impegno politico, accademico si interruppe in seguito ad un fatto importante, la morte del figlio in guerra. Fu un evento che lo segnò particolarmente e infatti non si riprese mai, morì a 59 anni. Aveva comunque scritto diverse opere e Rrentra come autore negli intellettuali che assumono un approccio olistico, considerano cioè la società un tutto: la società non è comprensibile se non muovendo un’analisi complessiva.
crimine colpirà solo il soggetto direttamente interessato e non tutta la comunità. Non si parlerà quindi solo sanzioni repressive, ma anche restitutive. Un altro concetto importante è quello dell’ ANOMIA. L’etimologia della parola si rifà ad assenza di norme, in realtà non è proprio così, il suo significato è cambiato nel tempo. Non è proprio assenza totale di norme, ma piuttosto inadeguatezza delle norme rispetto alla società, alla divisione del lavoro sociale, come se fosse un’incapacità degli individui nell’aderire alle norme che ci sono in quel momento. Nelle società complesse il rischio di anomia è più alto rispetto alle società semplici. Per Durkheim i momenti di anomia sono patologici, dice che bisogna correggerli. Vede anomia nella crescita delle associazioni professionali, nella pedagogia.. ritiene che lo sviluppo di alcuni processi educativi (di socializzazione) possano aiutare ad avvertire meno questo sentimento di angoscia, patologici delle grandi trasformazioni, dell’anomia. Questo porta al concetto di suicidio poi, nel momento in cui grandi situazioni anomiche si sono verificate, di conseguenza gli individui hanno provato grande tristezza, angoscia e la percentuale di suicidi è aumentata. 1897: opera con il tema della coesione. Dice che il suicidio è un fatto sociale. Anche se ad un primo sguardo potrebbe sembrare un fatto legato al singolo individuo, al suo aspetto psicologico, bisogna guardare anche quello che accade nel suo contorno e quindi ciò che determina questa scelta così privata e individuale, potrebbe trovare delle spiegazioni nella società e nell’influenza che la società ha avuto nei suoi confronti. Intende dimostrare anche quali sono le cause di ordine sociale che possono vedere aumentate le percentuali di suicidi. Ad esempio il clima, oppure la tendenza all’alcol, a fattori ereditari.. individua altre cause e stabilisce una tipizzazione, distinguendo fra suicidio egoistico, anomico ed altruistico: Il Suicidio egoistico è collegato ad un influenza delle condizioni religiose, in particolare del protestantesimo ( da considerare è che scrive in un momento storico in cui la religione protestante è molto importante). La religione protestante favorisce un grado di coesione minore rispetto a quella cattolica, il soggetto che aderisce al protestantesimo è più solo con il proprio Dio. Anche nell’idea di produttività il protestante è più solo, quindi meno integrato. Questo porta un tasso maggiore di suicidio nelle persone che seguono la religione protestante che quella cattolica. Inoltre per i cattolici il suicidio è punito, è un peccato e questo anche fa diminuire il tasso suicidogeno. Il Suicidio anomico, caratterizza le società nei periodi di forti cambiamenti, forti variazioni da un punto di vista economico che determinano maggiore fragilità dei soggetti che poi si sentono più soli, si sentono inadeguati rispetto al mondo che cambia intorno a loro. Il Suicidio altruistico, in cui il senso di coesione e integrazione sociale è fortissimo. Ci si sente talmente parte del sociale che si perde anche la vita per difendere questo legame. Praticamente l’opposto rispetto ai suicidi anomici e egoistici.
Ci furono diverse critiche relative a questa suddivisione e questo andamento suicidogeno dei suicidi: una è che Durkheim abbia escluso le cause psicologiche, ma in realtà non è così perché lui ha fatto questa suddivisione vedendo l’aspetto sociologico. Concezione di Durkheim dello stato e della democrazia (pag. 83/84). Il ruolo dello stato in Durkheim è quello del grande razionalizzatore della coscienza collettiva. Lo stato razionalizza, dirige e organizza cittadini libera. La nascita dello stato moderno è dunque della democrazia nel passaggio dalle società semplici a quelle complesse fa sì che lo stato assuma il ruolo di grande razionalizzatore. Mentre prima c’erano sudditi e sovrani e lo stato non aveva nessun ruolo, con la democrazia lo stato stabilizza una razionalità. Rispetto al ruolo dello stato nella democrazia ci da anche un altro concetto: lo stato non riassume il volere della maggioranza, come si pensa solitamente, ma si misura nell’attenzione particolare che lo stato ha del dar voce alle minoranze. Nella seconda metà dell’800, il concetto di Stato iniziò a cambiare. Il problema che posero Weber e successivamente Kelsen era quello di capire se esiste una realtà sociologica dello stato che sia indipendente dalla sua realtà concettuale, e se questa realtà concettuale sia diversa da una realtà giuridica. Weber propose una definizione sociologica dello stato: per stato si intende un’impresa di carattere politico nella quale l’apparato amministrativo avanza con successo una pretesa di monopolio della coercizione fisica legittima, in vista delle attuazioni degli ordinamenti. Questa definizione fu oggetto di critica perché parlare di una coercizione fisica legittima significa rinviare la definizione dal piano sociologico a quello giuridico, perché è il diritto la scienza che determina la legittimità di un ordine. Il problema di fondo però è la fattualità del potere sul quale si fondano sia lo stato che il diritto. Tale effettualità del potere si può intendere come basata su due possibilità o meccanismi, due modi di pensare il controllo sociale: Un meccanismo coercitivo, controllo sociale passivo o reattivo, che si esprime in forma di censura o di proibizione rispetto all’azione che proviene dall’individuo; Un meccanismo di tipo consensuale, controllo sociale attivo, che si riferisce ad un suggerimento di possibilità di azione o di opinione da parte di chi svolge la funzione di controllo sociale. Kelsen è conosciuto tra i giuristi per essere l’autore della dottrina pura del diritto. La purezza di questa dottrina è quella della distinzione tra il “dover essere” del diritto (pensato come un “sistema” chiuso e logicamente organizzato e sviluppato) e “l’essere” della teoria sociale e politica, che concerne l’efficacia, e non la validità, della norma giuridica. Kelsen si oppose alla visione di Weber. Kelsen riteneva impossibile concepire una teoria sociologica dello stato che non si sostenga su elementi di tipo giuridico; di conseguenza l’aspetto sociologico dello stato contiene al proprio interno quello giuridico. Aggiunse, inoltre, che pensare ad una teoria sociologica dello stato, distinta da un’idea giuridica diciamo, dello stato, significa abbracciare un’ipostatizzazione dello stato (personificazione di valore astratto). Per questo tipo di teoria arrivò a considerare lo
Gramsci riprende la problematica machiavelliana del Principe. Il problema per lui consiste nel dar vita ad un principe moderno. Con questo termine egli non intendeva la persona principe di machiavelli, ma un’istituzione, un partito politico della classe operaia. Un grande merito di Gramsci è stato l’introduzione del concetto di egemonia , rappresentazione di forza e consenso (americanismo e fordismo), e anche del rapporto che pose tra questo mix di forza e consenso e con quella che definì composizione demografica razionale della società. per americanismo si intende l’insieme dei caratteri specifici della cultura americana: per fordismo quel tipo di organizzazione razionale e di massa del lavoro industriale che era stata introdotta nella fabbrica di automobili da Henry Ford. Gramsci ha quindi posto l’accento sull’indipendenza dell’elemento sovrastrutturale rispetto a quello strutturale e ha caratterizzato il fattore egemonia non tanto in termini di coercizione quanto in termini di consenso. La sovrastruttura per Gramsci non era altro che il risultato dell’azione politica e culturale delle elites, che per mantenere il proprio dominio a livello strutturale devono continuamente operare a livello della politica e della cultura. Quindi secondo Gramsci non vi è un rapporto necessario fra struttura e sovrastruttura trattandosi di un rapporto che dipende dalle pratiche politiche e sociali. II CONTROLLO SOCIALE E DEVIANZA NEGLI STATI UNITI (NELLA SCUOLA DI CHICAGO). Dopo la Prima guerra mondiale vi furono immigrazioni di gente di colore dal Sud verso il Nord, al processo di industrializzazione si affiancarono i fenomeni di urbanizzazione e immigrazione. Di fronte a tutto questo tipo di sviluppi in America si affermò una nuova società, quella dell’ età progressiva , caratterizzata dal tentativo di adeguamento delle istituzioni sociali e politiche a nuovi fenomeni, l’immigrazione e l’urbanizzazione. Inizialmente l’atteggiamento che prevalse fu quello razzista e soprattutto la responsabilità dei problemi sociali, tra i quali la criminalità, veniva data a quelli che venivano considerati inferiori e quindi alle classi pericolose. Successivamente, però, sotto la spinta delle trasformazioni che caratterizzarono l’età progressiva, l’atteggiamento che iniziò a prevalere fu quello della cosiddetta ingegneria sociale: si riteneva indispensabile comprendere i fenomeni sociali nel loro meccanismo profondo e sulla base di questa comprensione applicare politiche sociali ed economiche, ed anche criminali, utili per controllare quei fenomeni. Un ruolo fondamentale a tal proposito fu quello della SCUOLA DI CHICAGO, la scuola di scienze sociali nata all’interno dell’università di Chicago nel 1892.** Una caratteristica della Scuola di Chicago è quello che David Matza, definisce l’atteggiamento di apprezzamento nei confronti dei mondi devianti che descriveva: quindi immigrati, vagabondi, ballerine a pagamento, prostitute ecc.. Questo apprezzamento trova le radici nella vicinanza del sociologo al suo oggetto di indagine, sociologo che sentiva semplicemente un sentimento di
affinità morale o politica. Per questi analisti della società, quindi, l’osservazione partecipante era un atteggiamento naturale. Uno degli studiosi a cui più si ispirano gli studiosi della Scuola di Chicago fu SIMMEL, secondo cui ogni individuo facente parte di una società affronta sempre conflitti legati alla sua appartenenza a più gruppi contemporaneamente, poiché ogni gruppo esercita un controllo sull’individuo e questo perché ogni individuo dovrà partecipare ad un processo interattivo per socializzare all’interno di ogni determinato gruppo. Potrebbe succedere che il controllo sociale che viene esercitato da ciascuno di questi gruppi sull’individuo, dia origine a conflitti. Il Controllo Sociale era una sorta di rete di rapporti di interazione in un mondo caratterizzato da linee linguistiche, culturali, religiose, etniche, politiche. L’ordine sociale, inoltre, non era un qualcosa di definito e cristallizzato, ma si insisteva sul fluido divenire della vita sociale. Lo spirito di Chicago costituì l’espressione più pura dell’età progressiva, dello sviluppo economico e culturale (anche se interrotta bruscamente dalla grande crisi). Uno degli studiosi più significativi della scuola di Chicago fu PARK. Park affrontò il problema delle psicologia delle masse, e non giudicava la folla come un pericolo, ma come un’entità che deve essere illuminata. Secondo lui la folla diventa un pericolo nel momento in cui non è istruita, ma pensava al tempo stesso che con la comunicazione di massa, si potesse educare la massa e considerarla parte integrante della società. Park inoltre pensava che per far evolvere il discorso immigrante verso un orizzonte condiviso e più ampio, non si dovesse ricorrere alla censura, ma alla competizione sul piano della libertà di stampa e di parola. L’impostazione della Scuola di Chicago si fondava sulla teoria ecologica che si basa sull’idea che il tipo di comportamento prevalente di un gruppo sociale sia determinato dall’ambiente socio- culturale in cui quel gruppo si colloca. Le caratteristiche dell’ambiente, di conseguenza, sono determinate da fattori socio-economici e socio-culturali. Teoria ecologica si basa sull’ecologia che si occupa dell’ambiente in cui viviamo. Questo fa anche la sociologia, gruppi di sociologi vanno in strada e si interessano ai devianti. Fanno ricerca sociale e ci raccontano di un paesaggio urbano entro cui l’ambiente entra e determina il linguaggio umano. Robert park uno dei più importanti della scuola di chicago insieme a shaw e Mckay. Shaw e McKay, in seguito ad alcuni studi, elaborarono l’idea di disorganizzazione Sociale , cioè l’idea che, secondo il punto di vista ecologico, le forme di patologia sociale non derivassero dalle qualità proprie degli individui, ma fossero attributi della zona socio-culturale in cui questi vivono, in altre parole notarono che le caratteristiche devianti sono collegate all’ambiente e al grado di disorganizzazione di questo e non alle persone o ai gruppi. Shaw e McKay formularono anche la teoria del gradiente , secondo la quale man mano che ci si allontana dal centro della città, il livello socio-economico della popolazione aumenta e il tasso di criminalità si riduce, questo poiché all’aumentare del livello socio-economico si ha una rete di relazioni sociali più stabili.
Il contesto americano tra gli anni 20 e gli anni 30 è l’epoca del cosiddetto new deal (nuovo affare, nuovo patto), politica di revisione dell’economia americana che venne presa da Roosvelt sulla scia di teorie economiche keinesiane, quindi che davano spazio a teorie americane. Con il new deal, Roosvelt scelse di seguire una via all’interno della quale poteri sociali di intervento e controllo dell’economia, non erano accompagnati da politiche di pubblicizzazioni e di nazionalizzazione della proprietà privata. Le idee e le concettualizzazioni sul controllo sociale che si sviluppavano da alcuni decenni, vennero riconosciute e il concetto di controllo sociale andò dalle aree della sociologia urbana e della devianza, verso il centro dell’organizzazione sociale, i territori dell’economia e del diritto. In questo periodo, una questione che venne fatta notare in particolare da Dewey, fu quella del controllo. Nel periodo del new deal, infatti, si controllava che l’interesse pubblico non venisse danneggiato dall’interesse privato. In seguito al new deal, nacque una criminologia quasi moderna potremmo dire, si inizia a ragionare rispetto a una serie di variabili del crimine legate all’ambiente: si tengono presente le analisi della scuola ecologica, ma si arricchiscono con questioni legate alla devianza. Tutto ciò che è legato all’investigazione criminale assume da un punto di vista politico maggiore interesse—nasce l’FBI. Comincia quindi ad esistere questo approccio nei confronti dei grandi criminali, molto repressivo da parte dello stato. Allo stesso tempo la criminologia è in linea con quella criminalità, apertura plurale e di accoglienza nei confronti dei marginali(in quanto le Teorie criminali non analizzavano solo la questione legata all’ambiente). Un criminologo importante degli anni 30 è Saterland. A lui dobbiamo una teoria importante ancora oggi, quella dei colletti bianchi: vennero definiti white crimanal colors, ovvero ci riferiamo a quei reati commessi da persone abbienti nell’esercizio delle loro funzioni, reati commessi da coloro che abusano della loro posizione da un punto di vista lavorativo (posizione sociale, politica ad esempio). Quindi commessi da persone rispettabili, con una certa posizione economica che scelgono di compiere un reato. I reati dei colletti bianchi: come abuso di potere, abuso d’ufficio, corruzione o contro il patrimonio, non sono legati a violenza sulle persone. Proprio per questo motivo la narrazione pubblica è meno pesante rispetto a coloro che commettono omicidi e reati di sangue.. Questa teoria è straordinaria nella misura in cui la criminologia si era occupata di una devianza che si concentrava su un teorema del male che chiama male: non posso fare altro se non rubare da mangiare perché sono povero ecc.. Quindi si scarta la teoria ecologica del crimine e si aggiunge a questa un’altra teoria che tratteggia la possibilità che la criminalità sia un elemento di natura culturale. La teoria dei colletti bianchi è definita teoria dell’associazione differenziale per assimilazione: i comportamenti illeciti vengono appresi in associazione ad altri soggetti che già hanno un’esperienza diretta, si apprende dal contatto con coloro che sono già criminali. Quindi una teoria attraverso cui il crimine si assimila per vicinanza a soggetti che sono già criminali. La vicinanza a soggetti criminali può determinare apprendimento di azioni illecite.
Un elemento di analisi che Saterland sottolinea è il conflitto culturale: determinati illeciti si verificano quando alcuni valori, alcune norme morali vengono tutelate da un insieme di leggi che non corrispondono con la propria idea di valori; quando accade questo, si ha un conflitto normativo: per conflitto normativo si intende appunto quel conflitto che si verifica quando l’insieme di norme, regole, comportamenti che un soggetto assume, non collimano con le norme sociali imposte nello stato, in una comunità, in un gruppo. Nella misura in cui esiste un conflitto normativo è molto probabile che la persona commetta reati. Caratteristiche dell’associazione differenziale: