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Riassunto integrale del testo di Annunziata Berrino previsto per l'esame di Geografia culturale e sociale.
Tipologia: Sintesi del corso
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Annunziata Berrino STORIA DEL TURISMO IN ITALIA Capitolo primo Il viaggio in Italia nell’Ottocento
1. Introduzione Nel corso dell’Ottocento la maturazione e l’evoluzione della società borghese provocano una trasformazione del viaggio. Esso non presenta più i caratteri del Grand Tour , ma rappresenta un momento di evasione dell’uomo dalle sue attività quotidiane. Prende forma il «VIAGGIO DI DIPORTO» , che a differenza del classic tour inteso come viaggio di conoscenza, coglie divertimenti e svaghi offerti dalla modernità. Il viaggio di diporto è fatto per conoscere le città, le abitudini e le ricchezze ambientali per porre a confronto popoli, culture e istituzioni. Il viaggiatore di diporto necessita dunque di informazioni utili per orientarsi. L’ EDITORIA risponde a questa esigenza e si diffondono le guide a stampa. 2. Il viaggio di diporto Dopo la Rivoluzione francese e il periodo napoleonico, nel tempo della Restaurazione , la componente aristocratica che aveva dato vita al Grand Tour , è sostituita da esponenti di classi medie , in grado di sostenere comunque i costi elevati del viaggio. A metà del Settecento coloro che partono non sono più giovani, ma hanno fra i trenta e i quarant’anni. Anche le motivazioni sono diverse : molti si spostano per lavoro, per inseguire gli affetti, per motivi politici o religiosi, molti per salute. Almeno fino al 1840 si viaggia in diligenza o in carrozza. Successivamente il viaggio via mare , grazie ai nuovi vapori, diviene più comodo, più economico e più breve. Anche se nella penisola italiana le condizioni politiche, la penuria di combustibili e il basso livello dell’industria meccanica non consentono uno sviluppo veloce della navigazione a vapore, pure si assiste alla nascita di svariate Società come, per esempio, la Sicard , la Rubattino o ancora la Compagnia transatlantica. Vengono allestite anche le prime brevi tratte ferroviarie. Nel 1814 compare la locomotiva ideata da George Stephenson e nel 1825 la prima ferrovia collega Stockton a Darlington, cui segue la Manchester-Liverpool. In Italia la prima strada ferrata è del 1839 e collega Napoli a Portici. La penisola italiana e la Svizzera sono le mete di questi decenni. Le continue notizie di ritrovamenti di testimonianze dell’antichità, l’ammirazione per i monumenti romani, per l’arte e per le architetture, sollecitano i viaggiatori più colti a visitare l’Italia dopo aver sostato sulle Alpi svizzere. Il successo delle Alpi svizzere va letto nel contesto della cosiddetta «scoperta della montagna» avvenuta nel Settecento. Soprattutto dopo il trattato di Utrecht del 1713, prende forma il vero interesse per le Alpi che tracciano la linea di confine tra gli Stati moderni. I primi ad andare in montagna sono gli scienziati naturalisti che la esplorano e la descrivono. A questi, nell’Ottocento, si aggiungono letterati e artisti romantici che esaltano il paesaggio bucolico delle valli come terapia allo spleen , ossia a quella malinconia che denota il Romanticismo, e come luogo esotico ed estraniante. Dopo l’epopea napoleonica, gli inglesi ritornano sul continente. Inizialmente in Francia , si diffonde il termine TOURIST. Gli inglesi sono i turisti per antonomasia, strani non solo perché stranieri ma perché viaggiano per motivi incomprensibili. Per visitare l’Italia gli stranieri si affidano alla guida
più affidabile del momento, quella pubblicata nel 1820 da un’autrice inglese di nome Mariana Starke. La guida si basa sull’esperienza di due anni di viaggio e descrive gli itinerari che gli inglesi percorrono in questi anni. Accanto alla Svizzera, il golfo di Napoli, gli scavi di Pompei e di Ercolano, il Real Museo Borbonico, le escursioni sul Vesuvio. Ai primi dell’Ottocento muove i primi passi un’imprenditoria alberghiera che propone servizi di nuova concezione, puntualmente registrati dalle guide. Non sono solo gli stranieri a visitare l’Italia, bensì anche gli italiani. Il fenomeno è particolarmente evidente al nord, nei centri più avanzati come Milano e Firenze. I nuovi viaggiatori chiedono ai mercanti di libri qualcosa che li aiuti ad orientarsi. Per loro nel 1800 a Firenze, presso il mercante Niccolò Pagni , viene messa in vendita un guida dal titolo Itinerario italiano , non un’opera erudita ma uno strumento agevole. Nonostante il titolo, la guida non copre realmente l’intera penisola italiana , anzi, dedica pochissime pagine alle regioni meridionali. La parzialità di questa geografia riflette le condizioni dei trasporti e della viabilità delle regioni del sud ai primi dell’Ottocento, dove anche brigantaggio e malaria rappresentano indubbi ostacoli. Fin dalla prima edizione, l’Itinerario italiano ha alcune « carte di viaggio » che aumentano tra un’edizione e l’altra. In questi anni vediamo viaggiare soprattutto giovani maschi che stringono spesso legami di solidarietà con gli stranieri. Per i giovani italiani degli anni Venti viaggiare è dunque ancora un’esperienza sostanzialmente formativa e non sensitiva.
3. Il viaggio organizzato Tra il 1850 e il 1870 vanno collocati due passaggi importanti nella storia del turismo: l’uno è di ordine culturale ed è l’inizio di un mutamento semantico della parola tourist ; l’altro è di ordine economico , ed è la comparsa sul mercato degli agenti di viaggio. In questi decenni di espansione economica e di cultura borghese e liberale il viaggio di diporto diviene un desiderio sempre più diffuso. Anche gli italiani partecipano a questo movimento e anche nel loro immaginario l’itinerario che tocca le città della penisola si combina come un tour in Svizzera. Nell’intero arco alpino è la sola Svizzera a mostrare per prima la capacità di attrarre e gestire i flussi diretti verso le vette. I visitatori delle Alpi non sono solo scalatori, ma uomini e donne attratti dalla bellezza del paesaggio, dalla salubrità dell’aria e dalle escursioni. Tra gli anni Cinquanta e Sessanta la domanda di tour in Svizzera è così forte che entrano sulla scena i primi imprenditori che propongono VIAGGI ORGANIZZATI verso le Alpi e la penisola italiana. Ed è proprio in Svizzera che vediamo operare un’agenzia inglese destinata a non avere rivali: la Thomas Cook. La comparsa dei gruppi di Cook accelera la scissione tra viaggio e alpinismo. Gli scalatori si definiscono alpinisti e rigettano la definizione di tourists. Nel 1863 il dizionario francese Littré definisce chi è un touriste. I turisti sono stranieri che compiono un tour attraverso i paesi già frequentati dai viaggiatori compatrioti, ma che lo fanno per motivi di svago. Nel 1864 Cook lancia il primo tour al di qua delle Alpi, reinterpretando il viaggio in Italia e collocandolo nella serie controllata di emozioni e scoperte che costituiscono il viaggio in Europa. Nel giro di pochi anni Cook riesce a realizzare un tour che in pochissime settimane tocca Venezia, Firenze, Roma e Napoli. Dal 1868 nel tour viene inserita la Sicilia come estensione del soggiorno napoletano e, a causa di una serie di disguidi, Cook offre solo tour all inclusive , vale a dire organizzati e pagati in anticipo dai clienti dell’agenzia e dall’agenzia ai fornitori.
Del successo della Riviera francese si avvantaggiano le vicine località liguri, specialmente Sanremo che è la più frequentata stazione climatica invernale italiana. Negli anni Settanta la mappa delle winter resorts muta. Nel 1875 James Henry Bennet , voce autorevole in fatto di tisi, dichiara che le città di Roma e Napoli sono adatte solo ai turisti sani e non ai malati. Comincia così il declino della fama delle città italiane come luoghi terapeutici. Inoltre, anni addietro, il tisiologo tedesco Hermann Brehmer apre il primo sanatorio tubercolare a Gorbersdorf che offre non solo un generico soggiorno climatico ma una vera e propria cura intensiva. Questa pratica viene subito adottata in Svizzera. Ecco che gli ammalati di tisi disertano le località italiane e francesi e preferiscono i pre-sanatori localizzati sulle Alpi.
3. Alle acque e ai bagni La frequentazione per motivi curativi delle località dove sgorgano acque minerali rappresenta un altro passaggio importantissimo nella storia del turismo. All’inizio del Settecento in Inghilterra si registra un forte interesse per le acque minerali. Spicca la cittadina di Bath , in Cornovaglia, che ha alla base due componenti moderni: la nuova concezione dell’acqua e il bisogno di evasione della società inglese. La moda passa sul continente. Emerge la piccola località belga, Spa , il cui nome assumerà per antonomasia il significato di località di acque, di bagni e di divertimento. Alla fine del Settecento l’acqua si laicizza dal momento in cui diventa oggetto di studio di geologi, chimici, ingegneri, medici. La scienza ribalta l’avversione popolare, basata sull’idea che l’acqua, trasportando nel suo tragitto il calcare, portasse una serie di malattie. Al contrario, molti medici cominciano ad impiegare l’acqua in modo terapeutico. Un’importante svolta si ha con la scoperta dello iodio , avvenuta negli anni Dieci dell’Ottocento. La scoperta dello iodio nell’acqua del mare e della sua efficacia nella prevenzione della scrofola, una forma tubercolare, sono tra i motivi che spingono a frequentare i litorali. Contemporaneamente, specialmente medici milanesi e torinesi spingono verso le sorgenti collocate in siti alpestri dotate di elementi salini o solfurei. È la spinta verso le acque a creare anche nelle popolazioni italiane la consuetudine alla partenza, allo svago, al divertimento. 4. Un catalogo regionale Piemonte → l’area piemontese vanta due centri dotati di acque termali: Acqui e Valdieri. Acqui nel Monferrato è la più nota e a differenza degli altri siti, dove le piscine sono frequentate per divertimento, qui si trovano solo VERI AMMALATI che cercano sollievo per reumatismi, sciatiche, paralisi e scrofola. Evoluzione simile ha Valdieri dove le sorgenti sono numerose, termali e fredde. Lombardia → tra il 1815 e il 1859 l’area della Lombardia è un dominio austriaco e fino agli anni dell’Unità d’Italia le sorgenti individuate vengono fatte oggetto di miglioramenti, specialmente Bormio in Alta Valtellina, le cui acque calde e solforose, erano già note ai romani. A pochi chilometri da Bormio c’è Santa Caterina , considerata la più alta fonte minerale italiana, circondata da monti altissimi e ghiacciai a oltre 1700 metri. La sua acqua ferrosa si beve spesso col vino e con un po’ di zucchero. Da ricordare anche Masino e il Bagno delle Signore. Trento e Bolzano → qui spiccano Peio e Rabbi , scoperte nel Seicento, hanno acque ferruginose che nel corso dell’Ottocento vengono imbottigliate da privati e commercializzate. Famosa anche
Comano , la cui fonte è denominata Acqua della rogna per le sue proprietà curative (un contadino guarisce dalla scabbia e successivamente si verificano altre guarigioni). Veneto → qui sono famose le acque termali di Abano ricche di zolfo e iodio e altamente curative. Famosa anche Recoaro le sue acque saline e magnesiache che vengono imbottigliate e vendute. Emilia-Romagna → famosissime le sorgenti saline di Salsomaggiore , tant’è vero che in età moderna il piccolo centro vive proprio dell’estrazione del sale. Toscana → nel secondo Settecento la prima località a fiorire è Bagni di Pisa (San Giuliano Terme) e nel primo Ottocento domina Bagni di Lucca. Grazie al lavoro di medici e chimici, la Toscana consegnerà all’Italia unificata il patrimonio idrologico più studiato e meglio analizzato. Spicca anche Montecatini per le sue acque saline. Italia centrale → molte sorgenti qui restano allo stato naturale. Nelle Marche e in Umbria sono frequentante solo dai contadini. Quanto alla campagna romana, a metà secolo è un luogo disabitato e popolato solo da miasmi e pozzanghere. Italia meridionale → nel golfo di Napoli il sito per antonomasia dei bagni è quello dei Campi Flegrei , ma quando si parla di terme, si parla solo di resti antiquari. Delle trentuno terme di Pozzuoli descritte dagli antichi autori romani, nell’Ottocento ne restano ben poche. Vi sono poi le stufe ad Agnano , ma sono utilizzate solo dai contadini. I Bagni di Nerone sono in totale disuso. Fra i motivi di tanto abbandono è sicuramente la concentrazione degli interessi in un’altra località del golfo: Castellamare di Stabia. Famosa anche Ischia per le sue acque più o meno termali e ricche di minerali. Sicilia e Sardegna → in Sicilia ha qualche notorietà solo Termini e in Sardegna, gli ammalati, si immergono in una sorgente calda di Benetutti.
5. Il patrimonio idrologico nazionale Sono in particolare i medici a denunciare gli abusi e a considerare le acque come un patrimonio naturale nazionale e, in quanto tale, a porre la necessità di inventariarle. L’occasione è data dalla prima Esposizione nazionale programmata a Firenze per il 1861 e lanciata da Re Vittorio Emanuele II di Savoia. L’Esposizione resta aperta circa tre mesi e dà il via a una serie di censimenti e studi generali sulle acque minerali dell’intera penisola. La prima rassegna è del 1864 e viene compilata dal medico Giovanni Garelli. Garelli mette in risalto l’importanza dell’idroterapia e ritiene importantissimo il sistema di costruzione degli edifici balneari e le apparecchiature, anche se bisognerebbe introdurre nuove pratiche , come il movimento in acqua, il nuoto e il massaggio. Garelli mette in evidenza il fatto che l’utile che l’Italia trae dalle sorgenti è assai inferiore, sia in termini economici e sia in termini terapeutici, rispetto agli altri paesi. Pochi sono gli stabilimenti sufficientemente adattati e molte sorgenti preziose restano sconosciute e improduttive. Nel 1869 il medico idrologo Plinio Schivardi scrive una guida arricchita da sedici illustrazioni di località. A fine volume una carta geografica rappresenta l’Italia con l’indicazione dei centri di acqua più noti e con il disegno della rete ferroviaria del paese. Emblematico il frontespizio che raffigura due giovani donne e un uomo che riempiono i loro i bicchieri con l’acqua che scaturisce dalla roccia. Per ogni località Schivardi fornisce le informazioni tipiche di una guida di viaggio : vale a dire distanze, prezzi, servizi, divertimenti. Dal suo libro emerge comunque il profondo divario tra nord e sud , in quanto le regioni meridionali continuano a essere totalmente assenti.
domanda di evasione e dall’altra gli scambi economici e culturali di livello internazionale rappresentano potenti veicoli della pratica turistica.
2. La dimensione internazionale Il secondo Ottocento è segnato dal progresso tecnologico. Treni di lusso e navi da crociera consentono di coprire in pieno comfort lunghe distanze, collegando tra loro i continenti e creando una rete lungo la quale si muovono turismo e commercio internazionali. Il carattere internazionale di questo periodo mette a confronto le organizzazioni turistiche dei vari paesi europei. In ciascuno di essi si comincia a valutare il contributo che il turismo apporta all’economia nazionale. In questo periodo nascono vere e proprie associazioni di turisti attivi organizzati in TOURING CLUB arrivano a coordinarsi sul piano internazionale e che operano per diffondere e educare alla cultura del turismo e di rimuovere ogni ostacolo alla sua realizzazione. Durante la cosiddetta bella époque il settore alberghiero vede ancora un’importante presenza di imprenditori svizzeri. Gli hotel nascono su una nuova progettazione seguendo l’esempio americano: acqua corrente, illuminazione, sistema di lavanderia. Predomina ancora il treno come mezzo di trasporto più utilizzato accompagnato dalla nascita del concetto di CROCIERA , che trasforma la navigazione in un soggiorno sul mare. 3. La dimensione nazionale Lo sviluppo industriale italiano prende il via nel 1896 anche se l’agricoltura continua a essere l’attività prevalente del paese. In questo periodo la categoria del turismo amplia il suo significato e sfrutta ancora nella comunicazione la potenza della suggestione dei concetti di esplorazione e scoperta attraverso il richiamo agli uomini e alle donne audaci che tra Settecento e Ottocento hanno allargato le conquiste della civiltà. I libri che parlano delle spedizioni e delle osservazioni dei grandi viaggiatori sono letti con avidità, commentati e tradotti ovunque. Una raffica di congressi ed Esposizioni accende le luci ora su una città ora su un’altra e la società borghese si appropria di questa forma di incontro. Si afferma la pubblicità, o meglio, la propaganda del turismo che diviene una delle voci di spesa più importanti dei bilanci dei comuni, delle associazioni di promozione, così come per gli alberghi più prestigiosi. A una società che si sente legittimata a esprimere il proprio immaginario di evasione , corrisponde un sistema di servizi capace di soddisfarlo senza difficoltà. Gli alberghi, ormai, sono attrezzati per rispondere a ogni esigenza, lo sviluppo dei trasporti culmina con la nascita delle navi colossali, pensiamo alla nave di lusso Principessa Mafalda costruita nel 1908, o ancora all’invenzione della bicicletta e dell’automobile. In Europa, Italia compresa, la bicicletta fin dal suo apparire è simbolo della libertà individuale e della civiltà del progresso. Il nuovo mezzo spinge i primi cicloturisti a incontrarsi e ad associarsi. I club di ciclisti, o meglio velocipedisti, compaiono negli anni Ottanta nel Regno Unito e subito dopo sul continente. Nel 1894 un gruppo di ciclisti milanesi decidono di fondare un’associazione turistica. Nasce il TOURING CLUB CICLISTICO ITALIANO. Fondamentale è il contributo di Luigi Vittorio Bertarelli , il cui scopo è quello di promuovere il turismo ciclistico e diffondere la conoscenza dell’Italia con spirito patriottico e risorgimentale, infatti, l’anno dopo la sua fondazione, il Touring dà il via alla pubblicazione di un proprio organo a stampa, la Rivista mensile. Da subito esso diventa un importante strumento di propaganda della pratica cicloturistica di straordinaria influenza sull’opinione pubblica. Coerente con le finalità statutarie, il club avvia anche la redazione
di guide e promuove incontri e iniziative , come la carovana ciclistica che nel 1895 attraversa l’Italia da Milano a Roma. Il Touring ha un successo straordinario: gli iscritti che alla fondazione sono 57 arriveranno a 400 mila nel 1930. Nel Touring la questione meridionale è ben presente, perché lucida è la coscienza del profondo divario tra il nord e il Mezzogiorno. Bertarelli rivolge una costante attenzione al sud che deve essere conosciuto e descritto. Nel 1895 attraversa in bicicletta la Calabria, la Basilicata, la Sicilia e la Sardegna investito da una sorta di missione educativa e civile. I resoconti dei suoi viaggi vengono pubblicati a puntate sul periodico “ La bicicletta ”. Nel 1901 il primo giro d’Italia automobilistico offre un’altra occasione per lamentare l’esclusione dell’Italia meridionale e insulare dal circuito. Il problema delle strade al sud appare in tutta la sua drammaticità. Lo svelamento di queste criticità pongono molto spesso gli uomini del Touring dinanzi a realtà difficili per un progetto di sviluppo turistico.
4. L’Italia dei territori turistici Sulla svolta del secolo va collocato un mutamento epocale dell’immagine e del ruolo delle grandi città italiane nella storia del turismo. L’ampliamento della geografia turistica porta le città italiane a una perdita di visibilità e primato a causa dell’entrata in competizione con altri centri urbani disseminati per il mondo. Come se non bastasse, in molti contesti il processo di industrializzazione sta intaccando paesaggi e luoghi d’arte e di cultura. Nasce un intenso dibattito sulla difesa del paesaggio italiano finché nel 1909 viene approvata la legge che tutela le antichità, le belle arti, i monumenti. Tuttavia, il degrado ambientale e sociale spinge le persone verso il mare e verso l’alta montagna. Ai primi del Novecento il bagno di mare diviene un momento ludico. Gli antichi stabilimenti balneari hanno abbandonato definitivamente l’aspetto di luoghi di cura e accolgono una clientela che esprime il senso della salute, del divertimento e dello sport. Nasce il costume da bagno e proprio dall’Italia parte il principio che il sole può anche non essere evitato. Prende forma l’idea della VACANZA in nome del diritto allo svago e al benessere. Sono questi gli anni in cui Viareggio (Tirreno) e Rimini (Adriatico) cercano di imporsi come località balneari estive. Si comincia a costruire sulle coste, proprio intorno agli stabilimenti balneari e il VILLINO diventa l’ambizione del momento. I villini rappresentano un passaggio importante perché danno vita al soggiorno al mare. In genere, ai villini segue la costruzione di piccoli alberghi e pensioni. Un cenno meritano gli sport d’acqua che si affermano durante la belle époque. Nei circoli nautici diffusi sul Mar Tirreno, Genova, Napoli, Livorno, Palermo e così via si praticano sport come la vela e il canottaggio. Tuttavia, sui litorali continua a essere presente la questione sociale. Le strutture già avviate a metà Ottocento vengono ampliate e ammodernate, anzi, se ne aggiungono altre. Una tabella compilata nel 1914 conta quarantadue ospizi marini. In questi anni, inoltre, la funzione igienico-preventiva del soggiorno di mare viene separata da quella terapeutica: sorgono infatti strutture permanenti nelle quali ricoverare i bambini più gravi, questo perché la presenza di bambini ammalati comincia a non essere tollerata in località la cui funzione turistica volta al divertimento espunge il dolore e la sofferenza. Per far fronte alla concorrenza delle località balneari, le terme tentano un rilancio da cui però non ricaveranno la vitalità e i profitti sperati. Al contrario, cresce il successo della montagna che nel Novecento comincia ad assumere la fisionomia di uno scenario ludico. Sulle Alpi aumenta una frequentazione terapeutica e per motivi climatici. Intorno agli anni Novanta, nelle stesse località
igieniche, sanitarie e sociali. Il turismo deve rappresentare l’occasione per gli stranieri di constatare i progressi apportati dal regime fascista al paese. In realtà, il turismo è un’opportunità remota in gran parte delle regioni meridionali dove gli spostamenti verso l’interno sono ancora troppo lenti e l’ospitalità è insufficiente e lontana dagli standard raggiunti dal resto della penisola.
2. La svolta autoritaria Le politiche turistiche del regime fascista furono spesso in continuità con quelle dei governi precedenti, a parte la legge del 1926 che diede la possibilità alle destinazioni turistiche che ne facevano richiesta, di istituire una Azienda autonoma , dotata di personalità giuridica. Molti comuni istituirono rapidamente le aziende autonome, le dotarono di personale e avviarono importanti investimenti sia nelle infrastrutture locali sia nella promozione, la maggiore competitività rese possibile attirare nuovi turisti e incrementare gli introiti della tassa di soggiorno (istituita nel 1910) e di conseguenza migliorare ulteriormente l’aspetto della destinazione turistica. Il regime fascista presa consapevolezza dei flussi provenienti dall’estero, mette mano al ridisegno dell’Enit che già nel 1926 non si occuperà più della commercializzazione delle destinazioni italiane, ma si concentrerà solo sulla promozione. L’attività dei suoi uffici passa alla CIT ossia alla Compagnia italiana per il turismo. Nel 1929 alla guida dell’Enit viene posto Fulvio Suvich che avvierà una profonda riorganizzazione del sistema turistico italiano soprattutto attraverso la PROPAGANDA. Il Commissario dichiara l’urgenza di utilizzare uno strumento di comunicazione potente e suggestivo come il cinema affinché la propaganda sia chiara e unitaria e le località turistiche non devono più promuoversi autonomamente. In poche parole, il turismo non è più un fenomeno complesso descritto dagli uomini del Touring, ma ridotto a strumento nelle mani del Fascismo in continua ricerca del consenso. Nel 1934 le competenze del turismo vengono trasferite a una Direzione generale del turismo che ha il compito di sovrintendere ogni forma di attività e di servizio turistico fino alla caduta del regime fascista. Il programma della nuova Direzione si presenta in chiara sovrapposizione con gli scopi e le finalità dell’Enit. I provvedimenti di Mussolini mirano così a costruire un sistema turistico nazionale incentrato su uno stretto rapporto centro-periferia , indispensabile non solo per predisporre una propaganda che promuova il paese e il regime all’unisono, ma anche il passaggio del turismo italiano da una partecipazione elitaria a una ben più vasta, popolare e fascista. 3. Turismo e italianità Secondo le linee programmatiche dettate da Suvich la diffusione della pratica del turismo tra la popolazione italiana deve essere incoraggiata direttamente dal Partito Fascista. La diffusione del turismo tra i giovani è affidata all’Opera nazionale balilla, mentre quella degli adulti è assegnata all’Opera nazionale dopolavoro. Su iniziativa di Costanzo Ciano viene incentivato l’uso del treno con sconti fino al 50%: aumentando il traffico dei passeggeri, Ciano tenta di colmare il grave disavanzo delle Ferrovie dello Stato dovuto agli effetti della crisi del 1929. La cinematografia propone mete sempre nuove da visitare nel tentativo di “far conoscere l’Italia agli italiani”, specialmente quei luoghi che rievocano l’Unità e il progresso della nuova Italia fascista. Importante il richiamo alle tradizioni locali, i pellegrinaggi verso luoghi di culto cattolici e la diffusione della pratica del viaggio di nozze mediante contributi economici assegnati a sorteggio. Nell’intento di propagandare i progressi del paese all’estero, il fascismo rinnova gli archivi
fotografici e diffonde immagini nitide che riprendono città dagli ampi viali alberati, dall’arredo curato e ordinato, spesso prive di figure umane. L’offerta turistica italiana è come sempre rappresentata dalle città d’arte le cui specificità sono veicolate in maniera molto semplificata: Torino è la città del Risorgimento, Firenze rappresenta la cultura italiana, Roma è la capitale del Regno e così via. Un esempio, infine, di interventi complementari ad obiettivi politici più strategici è la vicenda dell’Expo 1942. Per il governo e il partito fascista, tale evento rappresentava l’occasione per riaffermare il rango di potenza europea di primo piano, in un contesto in cui tale riconoscimento non era stato concesso dalla Società delle Nazioni. L’importanza politica dell’evento creò le condizioni per l’elaborazione di un grande piano di rinnovamento dell’offerta alberghiera italiana , che nel decennio precedente si era ampliata in modo significativo con l’apertura di strutture piccole e semplici adatte a quel ceto medio che aveva cominciato a frequentare la montagna e il mare. Purtroppo, questo sviluppo non fu duraturo, perché lo scoppio della guerra in Europa nel 1939 interruppe di fatto il turismo internazionale e sopravvisse solo quello interno. Anche dopo l’entrata in guerra, seppur con un afflusso via via decrescente, le località turistiche continuarono ad organizzarsi per ricevere i villeggianti. Fu solamente nel 1943, a seguito dell’occupazione tedesca che il settore si fermò completamente. Tra l’altro molti alberghi vennero requisiti per alloggiare i soldati. Capitolo quinto L’Italia nel turismo di massa
1. Dalla ricostruzione alla ripresa In Italia, come negli altri paesi europei, finita la guerra, l’emergenza più grave è rappresentata dalla necessità di risollevare le condizioni morali e materiali della popolazione. Il crollo dell’apparato statale impone una riorganizzazione immediata. Essendo stato sciolto il ministero per la Stampa e la propaganda, sede della Direzione generale, il turismo viene assegnato alla presidenza del Consiglio dei ministri. Intanto si valutano i danni materiali: nel 1945 la rete ferroviaria è in ginocchio, il patrimonio artistico ha ricevuto pesanti danni dai bombardamenti, la metà degli alberghi è inutilizzabile. Pur nell’urgenza, nell’opinione pubblica è condivisa l’idea che sia necessario dare attenzione al turismo, perché rappresenta una delle maggiori risorse del paese. Tuttavia, la ripresa del movimento turistico si scontra subito con una serie di difficoltà dal sistema ferroviario arretrato ai costi elevati del carburante. Nel 1947 a Genova si tiene il primo CONGRESSO NAZIONALE DEL TURISMO le cui sollecitazioni spingono il governo guidato da Alcide De Gasperi ad istituire un Commissariato per il turismo. In questa circostanza l’Enit riprende la sua attività originaria e diviene organo esecutivo del nuovo Commissariato. Intanto l’Assemblea costituente ha completato i suoi lavori ma il turismo è trattato solo marginalmente nell’analisi degli artt. 36 e 117. Il primo stabilisce che il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, il secondo riguarda invece le competenze da attribuire alle regioni, tra le quali vengono inseriti il turismo e l’industria alberghiera. La ripresa prende il via nel 1949, nell’ambito del piano Marshall , quando viene assegnato al settore turistico-alberghiero un contributo di 8 miliardi di lire. Comincia così la ricostruzione materiale accompagnata da quella morale poiché tutto il mondo dell’associazionismo riprende la sua attività. Negli anni Cinquanta del Novecento sorgono i primi campeggi, si parte soprattutto in pullman e si
problema della politica dei trasporti e delle comunicazioni. Eppure, in questo contesto scoraggiante, emerge la Sardegna , l’isola che storicamente non ha mai conosciuto il turismo. Grazie a più frequenti collegamenti con navi traghetto, l’isola vive il suo periodo d’oro. Tutti restano soggiogati dagli scenari selvaggi e del mare cristallino, a partire da reali e divi del cinema. Un altro spazio turistico di grande tenuta anche nella crisi sono le Alpi. La crisi petrolifera mette a nudo le insostenibili condizioni ambientali e di vita delle grandi città industriali e portuali: Torino, Genova, Livorno e Napoli. Per questo motivo, le grigie città industriali vivono un periodo di riqualificazione ( gentrification ): si mettono in scena offrendo divertimento ed eventi, rimodellando l’estetica e diventando destinazioni turistiche capaci di offrirsi giorno e notte in tutte le stagioni.
4. Turismo in Italia, in Europa e nel mondo In un’economia dominata sempre più dal terziario avanzato, in questi ambienti urbani rinnovati cominciano a formarsi nuovi segmenti sociali. Già alla fine degli anni Ottanta si parla di “classe di servizio”. Le vacanze di questi segmenti sono spesso ritagliate all’interno del tempo del lavoro. Le loro fughe sono brevi. La classe di servizio si distingue dalle altre soprattutto per l’atteggiamento culturale, per il gusto e per i consumi. Uomini e donne apprezzano tutto ciò che è naturale. Nel turismo tutto questo dà vita a una domanda inedita per la campagna e per le tradizioni del passato. C’è quindi una chiara preferenza per il benessere psicofisico. La nuova VISIONE OLISTICA del benessere individuale spinge verso una richiesta di turismo combinato alle pratiche sportive e soprattutto alla cura del corpo, intesa come attenzione all’alimentazione e agli ambienti. Ecco perché i nuovi turisti cercano sempre più silenzio e tranquillità negli ambienti rurali. A questa nuova domanda risponde principalmente la Francia grazie ai suoi immensi spazi rurali, a differenza dell’Italia dove il ritorno alla campagna non riesce ad essere una proposta credibile. L’Italia non è più competitiva nemmeno nel settore della balneazione, sopraffatta dalla concorrenza degli altri paesi mediterranei. L’unico spazio turistico che si rivela capace di rispondere alla nuova domanda di vacanza salutare sono le Alpi. Tuttavia, sul finire degli anni Novanta cominciano ad essere valorizzati i borghi, ossia centri abitati da non più di duemila persone. Ancora oggi, l’Europa è la maggiore destinazione del mondo, anche se il turismo negli ultimi decenni ha cominciato a interessare altre aree, molte delle quali si trovano in paesi in via di sviluppo.