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Storia del turismo in Italia, Annunziata Berrino, Dispense di Storia

Riassunto del libro "Storia del turismo in Italia" di Annunziata Berrino.

Tipologia: Dispense

2017/2018

Caricato il 25/11/2018

Elena_Biffi1995
Elena_Biffi1995 🇮🇹

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Storia del turismo in Italia - Annunziata Berrino
Cap.1 IL VIAGGIO IN ITALIA DELL’800
1.Introduzione
Nel corso dell’800 l’evoluzione della società borghese ha provocato una trasformazione del viaggio, inteso in senso più
ampio. Se per un primo momento si parla di una generica trasformazione del Grand Tour in turismo organizzato, il senso
del cambiamento affonda le radici nel nuovo rapporto dell’uomo moderno (il viaggio rappresenta un momento di sosta e
di evasione dalla sua vita sociale).
Il viaggio inizialmente viene usato come strumento di conoscenza, scoperta e studio (Grand Tour); gli inglesi lo
definiscono come classic tour”, e i “ travellers” sono scienziati e antiquari appartenenti all’aristocrazia, che ripetono più
volte il tour per accompagnare membri più giovani.
Sul finire del 700, l’aspetto cognitivo, lascia spazio a quello sensitivo: l’uomo avvia una fase di acquisizione della realtà,
mediante i sensi. Lo sguardo su natura e cultura diventa romantico, infatti questi viaggiatori guardano con occhio diverso
le attrazioni naturalistiche e scientifiche.
Essi percepiscono con una maggiore sensibilità le varie attrazioni. Così in Europa, all’inizio dell’800, prende forma quello
che si può definire “viaggio di diporto”: cioè si basa sull’ emotività della cultura romantica, cogliendo i divertimenti offerti
dalla modernità, spingendo l’uomo a conoscere nuove esperienze più avanzate (esposizioni universali).
Il viaggio di diporto è fatto per conoscere le città, le abitudini, le ricchezze ambientali… è un viaggio di costruzione della
borghesia.
Il progresso economico e industriale, tipici dell’800, consentono a segmenti sempre più ampi, di viaggiare per diporto. Il
viaggiatore di diporto necessita quindi di informazioni utili che gli consentono di orientarsi, e l’editoria risponde
prontamente a questa domanda, pubblicando volumi ricchi di itinerari, e di indicazioni pratiche: si tratta di vere e proprie
guide.
A migliorare lo sviluppo turistico, sono la nascita delle tratte ferroviarie che attraversano l’Europa; tutto ciò porta alla
nascita di operatori turistici, i quali organizzano il complesso di servizi: trasporto, alloggio, escursioni (viaggio
organizzato).
2. Il viaggio di diporto
La componente aristocratica che aveva dato vita al Grand Tour è sostituita da esponenti di classi medie. A partire dalla
metà del 700, coloro che partono, non sono più giovani, ma hanno tra i 30/40 anni: molti di loro hanno una formazione
universitaria e restano all’estero solo per pochi mesi. Anche le motivazioni cambiano: molti si spostano per lavoro, o per
inseguire gli affetti.
I mezzi di trasporto: Fino al 1840 per spostarsi da Londra a Roma, si impiegavano da 3 a 4 settimane. Successivamente,
grazie alla nascita dei vapori, il viaggio in mare diventa più comodo e veloce: ci si imbarca su un piroscafo a Marsiglia e
si sbarca direttamente a Genova, Livorno, Civitavecchia o Napoli.
Nella prima metà dell’800 vengono allestite anche le prime tratte ferroviarie in Inghilterra, e successivamente in Italia
(Napoli-Portici, Milano-Monza, Pisa-Livorno).
Verso l’Italia: I flussi maggiori di viaggiatori disegnano una discesa dell’Europa verso l’Italia e con una deviazione verso
le Alpi svizzere. Infatti l’Italia e la Svizzera sono le mete più ambite, grazie alla storia, ai monumenti…
Nel viaggio di diporto nell’ Italia del primo 800, la visita alle testimonianze classiche non è più guidata dall’erudizione,
bensì dalle suggestioni paesaggistiche. Ed è per questo motivo che, prima di entrare in Italia, le Alpi svizzere
rappresentano una tappa d’obbligo.
La sosta sulle Alpi svizzere: Il successo delle Alpi svizzere va letto nel contesto della cosiddetta “scoperta della
montagna”. I racconti sulle vette e sui ghiacciai hanno liberato la montagna dagli stereotipi di cupi luoghi comuni; per i
romani infatti, l’altezza era inversamente proporzionale alla civiltà, e le Alpi rappresentavano solo un corridoio per
l’Europa. Solo a partire dal Medioevo le montagne vengono viste dai cristiani come metafora del Purgatorio, si popolano
di monasteri, croci, cappelle (in questo caso la durezza della vita assume il significato di un percorso di espiazione)
Il vero interesse per le Alpi, prende forma dopo il Trattato di Utrecht (1713), quando esse diventano linea di confine. Le
montagne vengono quindi esplorate prima per uso militare dai cartografi per tracciare le frontiere; questa prima
esplorazione rimane però segreta e non produce testi da pubblicare. I primi ad andare in montagna e a pubblicare le loro
ricerche sono gli scienziati; le Alpi quindi vengono configurate come laboratorio della natura.
La nuova sensibilità per il paesaggio alpino si diffonde negli ambienti romantici, e in scrittori come Byron, Coleridge,
Turner. Non va però dimenticato il mito della Svizzera libera democratica.
Nuovi viaggiatori: Nel periodo romantico, l’uomo non è più spinto dalla conoscenza botanica ma dalle istanze
romantiche, quali lo spleen e l’esotismo.
Per spleen si intende sia la malinconia che caratterizza il periodo romantico, sia l’ansia malinconica che prende i ricchi.
Nei primi dell’800 il viaggio è la terapia allo spleen: le persone si sentono depauperate dal loro potere, e si sentono
private del loro ruolo nella società, che le porta ad una condizione di alienazione.
Il viaggiatore dell’800 cerca ciò che è esotico e curioso. L’esotismo è dato dall’intensità della sensazione di straniamento
che alcuni luoghi provocano.
Negli anni si accentua il concetto di tourist, inteso come i viaggiatori che si aggirano in luoghi, compiendo anche delle
escursioni e dei tour, ma rimangono spettatori della realtà che visitano. Sul continente i tourist sono rappresentati dagli
inglesi, individui originali strani solo perché sono stranieri.
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Storia del turismo in Italia - Annunziata Berrino

Cap.1 IL VIAGGIO IN ITALIA DELL’

1.Introduzione Nel corso dell’800 l’evoluzione della società borghese ha provocato una trasformazione del viaggio, inteso in senso più ampio. Se per un primo momento si parla di una generica trasformazione del Grand Tour in turismo organizzato, il senso del cambiamento affonda le radici nel nuovo rapporto dell’uomo moderno (il viaggio rappresenta un momento di sosta e di evasione dalla sua vita sociale). Il viaggio inizialmente viene usato come strumento di conoscenza, scoperta e studio (Grand Tour); gli inglesi lo definiscono come “classic tour”, e i “travellers” sono scienziati e antiquari appartenenti all’aristocrazia, che ripetono più volte il tour per accompagnare membri più giovani. Sul finire del 700, l’aspetto cognitivo, lascia spazio a quello sensitivo: l’uomo avvia una fase di acquisizione della realtà, mediante i sensi. Lo sguardo su natura e cultura diventa romantico, infatti questi viaggiatori guardano con occhio diverso le attrazioni naturalistiche e scientifiche. Essi percepiscono con una maggiore sensibilità le varie attrazioni. Così in Europa, all’inizio dell’800, prende forma quello che si può definire “viaggio di diporto”: cioè si basa sull’ emotività della cultura romantica, cogliendo i divertimenti offerti dalla modernità, spingendo l’uomo a conoscere nuove esperienze più avanzate (esposizioni universali). Il viaggio di diporto è fatto per conoscere le città, le abitudini, le ricchezze ambientali… è un viaggio di costruzione della borghesia. Il progresso economico e industriale, tipici dell’800, consentono a segmenti sempre più ampi, di viaggiare per diporto. Il viaggiatore di diporto necessita quindi di informazioni utili che gli consentono di orientarsi, e l’editoria risponde prontamente a questa domanda, pubblicando volumi ricchi di itinerari, e di indicazioni pratiche: si tratta di vere e proprie guide. A migliorare lo sviluppo turistico, sono la nascita delle tratte ferroviarie che attraversano l’Europa; tutto ciò porta alla nascita di operatori turistici, i quali organizzano il complesso di servizi: trasporto, alloggio, escursioni (viaggio organizzato).

  1. Il viaggio di diporto La componente aristocratica che aveva dato vita al Grand Tour è sostituita da esponenti di classi medie. A partire dalla metà del 700, coloro che partono, non sono più giovani, ma hanno tra i 30/40 anni: molti di loro hanno una formazione universitaria e restano all’estero solo per pochi mesi. Anche le motivazioni cambiano: molti si spostano per lavoro, o per inseguire gli affetti. I mezzi di trasporto: Fino al 1840 per spostarsi da Londra a Roma, si impiegavano da 3 a 4 settimane. Successivamente, grazie alla nascita dei vapori, il viaggio in mare diventa più comodo e veloce: ci si imbarca su un piroscafo a Marsiglia e si sbarca direttamente a Genova, Livorno, Civitavecchia o Napoli. Nella prima metà dell’800 vengono allestite anche le prime tratte ferroviarie in Inghilterra, e successivamente in Italia (Napoli-Portici, Milano-Monza, Pisa-Livorno). Verso l’Italia: I flussi maggiori di viaggiatori disegnano una discesa dell’Europa verso l’Italia e con una deviazione verso le Alpi svizzere. Infatti l’Italia e la Svizzera sono le mete più ambite, grazie alla storia, ai monumenti… Nel viaggio di diporto nell’ Italia del primo 800, la visita alle testimonianze classiche non è più guidata dall’erudizione, bensì dalle suggestioni paesaggistiche. Ed è per questo motivo che, prima di entrare in Italia, le Alpi svizzere rappresentano una tappa d’obbligo. La sosta sulle Alpi svizzere: Il successo delle Alpi svizzere va letto nel contesto della cosiddetta “scoperta della montagna”. I racconti sulle vette e sui ghiacciai hanno liberato la montagna dagli stereotipi di cupi luoghi comuni; per i romani infatti, l’altezza era inversamente proporzionale alla civiltà, e le Alpi rappresentavano solo un corridoio per l’Europa. Solo a partire dal Medioevo le montagne vengono viste dai cristiani come metafora del Purgatorio, si popolano di monasteri, croci, cappelle (in questo caso la durezza della vita assume il significato di un percorso di espiazione) Il vero interesse per le Alpi, prende forma dopo il Trattato di Utrecht (1713), quando esse diventano linea di confine. Le montagne vengono quindi esplorate prima per uso militare dai cartografi per tracciare le frontiere; questa prima esplorazione rimane però segreta e non produce testi da pubblicare. I primi ad andare in montagna e a pubblicare le loro ricerche sono gli scienziati; le Alpi quindi vengono configurate come laboratorio della natura. La nuova sensibilità per il paesaggio alpino si diffonde negli ambienti romantici, e in scrittori come Byron, Coleridge, Turner. Non va però dimenticato il mito della Svizzera libera democratica. Nuovi viaggiatori: Nel periodo romantico, l’uomo non è più spinto dalla conoscenza botanica ma dalle istanze romantiche, quali lo spleen e l’esotismo. Per spleen si intende sia la malinconia che caratterizza il periodo romantico, sia l’ansia malinconica che prende i ricchi. Nei primi dell’800 il viaggio è la terapia allo spleen: le persone si sentono depauperate dal loro potere, e si sentono private del loro ruolo nella società, che le porta ad una condizione di alienazione. Il viaggiatore dell’800 cerca ciò che è esotico e curioso. L’esotismo è dato dall’intensità della sensazione di straniamento che alcuni luoghi provocano. Negli anni si accentua il concetto di tourist, inteso come i viaggiatori che si aggirano in luoghi, compiendo anche delle escursioni e dei tour, ma rimangono spettatori della realtà che visitano. Sul continente i tourist sono rappresentati dagli inglesi, individui originali strani solo perché sono stranieri.

Libri di viaggio: Negli anni della rivoluzione francese, gli inglesi che non possono viaggiare sul continente, si consolano leggendo libri sui viaggi. Con la Restaurazione, i flussi riprendono e così i viaggiatori richiedono guide aggiornate; le nuove borghesie hanno bisogno di avere strumenti di informazione. Le guide di “Mrs” Mariana Starke :Travel on the Continent: written for the use and particular information of Travellers ” (1820). Con un linguaggio semplice e chiaro, l’autrice descrive e segna tutto ciò che ha visto, e fornisce informazioni utili per orientarsi. L’autrice non si rivolge a un gruppo ristretto di tourist , bensì a travellers, cioè a viaggiatori borghesi meno esigenti culturalmente. Gli itinerari descritti includono le aree più frequentate: Svizzera, golfo di Napoli, Pompei ed Ercolano, Real Museo Borbonico; ma anche escursioni sul Vesuvio e alla solfatara di Pozzuoli. Il grande successo della città, porta un incremento della domanda dell’ospitalità, e quindi alla costruzione di alberghi. Il viaggio e le guide degli italiani: Anche gli italiani visitano l’Italia, ma questo fenomeno è maggiormente sviluppato a Firenze e a Milano; i viaggiatori privi di accompagnatore, si sentono disorientati e chiedono ai mercanti di stampe e libri. Questa domanda specifica, incrementa la richiesta del fenomeno editoriale. Viene messa in vendita una guida “Itinerario italiano” (1800); scritto in maniera semplice, descrive 31 itinerari, con le varie distanze, il tempo che richiede il viaggio… Non copre l’intera penisola italiana, ma si ferma a Napoli e dedica poche pagine alle regioni meridionali. Negli anni l’itinerario viene aggiornato e arricchito con carte geografiche, informazioni su alberghi e locande, elenchi di trattorie e ristoranti (Itinerario dei fratelli Vallardi). Sulla scia dei fratelli Vallardi, l’editoria napoletana aggiunge, oltre alla guida della città, anche una guida agli scavi di Pompei ed Ercolano. Il successo di tali guide provoca una concorrenza; infatti nel 1831 a Milano viene mandata in stampa una guida chiamata “Nuovissima guida dei viaggiatori in Italia”, arricchita anche con immagini. Quindi chi compra questa guida evita dunque di comprare souvenir. Anche questa guida offre un’idea vaga del sud.

  1. Il viaggio organizzato Tra gli anni 1850/70 vanno collocati due passaggi importanti per la storia del turismo: il mutamento culturale della parola tourist (valore culturale), e la nascita degli agenti di viaggio (valore economico). In questi anni il viaggio di diporto in Europa diventa sempre più diffuso, questo grazie ai prezzi bassi dei trasporti e dei servizi (i prezzi sono bassi perché c’è stato un miglioramento dei trasporti), che rendono il tour accessibile a tutti i tipi di segmenti. L’itinerario principale tocca le varie città italiane e prevede un tour in Svizzera (viaggio effettuato da Ignazio Toraldo, descrizione pag. 39). Nel giro di pochi anni la Svizzera raggiuge un numero elevato di visitatori, ed è destinato a crescere fino alla prima guerra mondiale. Va notato però, che sull’intero arco alpino, la Svizzera è l’unica che ha mostrato la capacità di attrarre e gestire i flussi turistici. Le alpi degli alpinisti : I visitatori delle Alpi non sono solo scalatori, ma ci sono anche uomini e donne. Sulla base dell’Alpine Club, fondato in Inghilterra nel 1857 (con lo scopo di elaborare progetti e conquiste di vetta), nel 1863 in Italia nasce il Club Alpino Italiano (CAI). L’idea di fondare tale associazione fu di Quintino Sella, e aveva come destinatari i tourists italiani, cioè coloro che si spingono sulle Alpi per motivi amatoriali. Lo scopo dei club è quello di far conoscere le montagne e di agevolare le salite e le esplorazioni. Le Alpi dei tourists: Tra gli anni 50/60 dell’800, la domanda per queste mete è talmente elevata che iniziano a nascere le prime agenzie, tra le quali una delle più importanti: la Thomas Cook. Thomas Cook si dedica per lunghi anni alla stampa e alla diffusione di pubblicazioni contro l’alcolismo. 1841: primo viaggio in treno con 500 persone. 1845: fonda l’agenzia di viaggio.1862: viaggio a Parigi in treno. 1863: viaggi in Svizzera. (descrizione dettagliata pag. 42). Il viaggio in Svizzera, se inizialmente era definito esclusivo dei tourists inglesi, ora diventa una vera e propria moda. La scalata delle vette però è riservata ai tourists più audaci. Anche se per i locali questi tipi di viaggiatori vengono accumunati dalla definizione tourists , dalla metà dell’800 c’è una scissione tra viaggio e alpinismo. Il termine tourists : I turisti sono definiti come stranieri che compiono un tour attraverso paesi, ma lo fanno per curiosità e con un atteggiamento disimpegnato. Infatti inizialmente, la parola “tourists” assume una connotazione negativa. Negli anni 50/60 in Italia non troviamo ancora “turisti”, perché sono anni di guerra. Cook in Italia: Nel 1864 Cook lancia il primo tour in Italia, offrendo con un prolungamento, la visita a Parigi e in Svizzera. Con i progressi ferroviari, Cook riesce ad organizzare un tour che riesce a toccare Venezia, Firenze, Roma e Napoli. Successivamente Cook aggiungerà anche tour in Sicilia, raggiungibile via mare. Non si pensi che Cook riuscì ad organizzare ciò con tanta facilità; il primo ostacolo è rappresentato dalla gestione frammentaria delle linee ferroviarie (in Italia operano 5 società). Il secondo ostacolo è dato dall’organizzazione dei servizi: contrattazioni con gli alberghi, mancate prenotazioni… Ed è per questo che Cook nel 1868 offre solo tour all inclusive, cioè organizzati e pagati in anticipo dai clienti.
  2. L’Italia tra Europa e Mediterraneo Il contesto euromediterraneo: Negli anni 70 con il potenziamento dei mezzi di trasporto, le tratte arrivano fino all’Oriente, e nel 1833 prende il via l’ Orient Express che collega Parigi a Istanbul in 3 notti: è il primo esempio di treni con camere e carrozze ristorante. L’anno dopo parte il Nord Express (San Pietroburgo, Germania, Polonia) e il Sud Express (Lisbona), dove i viaggiatori possono trasferirsi su navi e attraversare l’Atlantico. Lo sviluppo dei trasporti rafforza la posizione di Cook, infatti fonda con il figlio la Thomas Cook &Son. Infatti nel 1872 entrano nuove mete: Spagna, Scandinavia, Australia, India e anche in Egitto, tanto che Cook viene definito “King of Egypt”. L’Italia e le città degli stranieri: Con la nascita del sistema turistico, l’Italia si conferma la meta preferita, soprattutto le città d’arte. Ma con il tempo, l’interesse si sposta anche verso altre mete come la Grecia, e in questo contesto che Cook

In Italia troviamo solo un esempio di bagni: Bagni di Pisa a San Giuliano; anch’esso basato sul relax e sul divertimento. Alla fine del 700 in Italia si registra una nuova cultura dell’acqua; viene studiata da geologi, scienziati e dalla medicina. Alcuni medici iniziano ad impiegare l’acqua come rimedio terapeutico. Un importante svolta fu la scoperta dello iodio; la presenza di esso nelle acque del mare, fu uno dei motivi che spingono a frequentare i litorali. Allo stesso tempo una parte dei medici, spingono anche verso le sorgenti site sulle Alpi, e ritengono che l’aria pura sia un vantaggio. Sotto la spinta di questa domanda, nell’800 si assiste ad un fenomeno di scoperta delle sorgenti. Tutto ciò è supportato dall’ospitalità e dai trasporti.

  1. Un catalogo regionale Piemonte e Valle D’Aosta:
  • (^) Acqui: ha due sorgenti termali di 50 e 70 °C. Queste acque furono abbandonate nel 600, e poi recuperate dai Savoia (1753). Le sorgenti sono sulfuree e ricche di bromo e iodio; caratteristica di queste acque sono i fughi. Nell’800 lo stabilimento viene ingrandito, e si presenta in 3 parti, con giardini, boschetti, una parte dedicata ai militari e l’ultima agli indigenti. A differenza di altri siti, ad Acqui si trovano solo veri ammalati che cercano sollievo per i reumatismi.
  • Valdieri: le sorgenti sono fredde; le fonti restano trascurate fino al 700 e poi dotate di misere camere e capanne, che verranno distrutte durate le guerre. Viene riprese tutto durante il periodo di Vittorio Emanuele II (1820-1878) il quale fa costruire una residenza estiva e le palazzine di caccia. Alle terme vengono costruiti 4 chalet, e successivamente il primo albergo. Le tariffe sono differenti in base al servizio offerto.
  • Vinadio: sorgenti calde e solforose; è conosciuta per lo scenario incantevole. Già note nel 500 per via di Vittorio Emanuele III, a fine 700 il dott. Giavelli organizza uno stabilimento.
  • Pré Saint-Didier: ha molte sorgenti ma viene usata solo una di 35°C. Il medico A. Argentier promuove la località non solo come luogo termale, ma anche come soggiorno alpino.
  • Courmayeur: già nota per le miniere d’oro alle falde del Monte Bianco, ha sorgenti che un tempo erano considerate velenose e maleodoranti. Oltre al richiamo per le acque, è la moda del soggiorno estivo.

Lombardia: Tra il 1815 e il 1859 l’area della Lombardia è di dominio austriaco e fino agli anni dell’Unità d’Italia tutte le sorgenti vengono individuate e studiate. Fra tutte solo quella di Bormio (proiettata più verso la Svizzera e l’Austria), ricevono maggiori attenzioni. Le acque sono calde e solforose, ed erano note già ai romani. Con Francesco I d’Asburgo- Lorena, viene promossa la costruzione della strada Stelvio, che rende più facile il collegamento Milano, Trento, Bolzano, Innsbruck.

  • Santa Caterina: è la più alta fonte minerale italiana; la sua acqua è molto ferrosa e viene quindi imbottigliata e venduta.
  • Masino: viene scoperta per caso da dei pastori nel 500. Inizialmente è molto frequentata, ma poi abbandonata per il sovraffollamento. Nell’800 viene aperto un piccolo stabilimento.
  • Bagno delle Signore: quest’acqua rende fecondi i “materiali amplessi”. I medici milanesi hanno valorizzato e promosso tali sorgenti perché ricche di proprietà.

Trento e Bolzano: Per tutto l’800 i territori fanno parte del dominio austro-ungarico, e verranno assegnati all’Italia sono nel 1919. Le sorgenti contese sono:

  • Peio: di proprietà del governo austriaco, che successivamente affitta a Luigi Gaggia, un farmacista, il quale arriva a distribuire 50 mila bottiglie l’anno.
  • Rabbi: è di proprietà privata di Ruatti, è una sorta di bibita dissetante che mescolata al vino, lo rende spumeggiante. Altra fonte termale è Comano; grazie ai vapori di acqua calda, viene utilizzata dai contadini per macerare la canapa. Uno dei contadini, affetto da scabbia, guarisce. È così che inizia la fama della fonte, che viene chiamata “Acqua della rogna”.

Veneto: Nel periodo della Restaurazione anche il Veneto fa parte dell’impero asburgico e sono nel 1866 è annesso al Regno d’Italia.

  • (^) Abano: frequentata già dall’800 da giungo a settembre/ottobre. Questa meta è consigliata già nel 1817 dall’Itinerario Italiano, e consiglia di visitare anche la tomba di Petrarca. L’acqua ha una temperatura di 80°C, ed è ricca di zolfo e iodio. È usata principalmente per le sue proprietà curative e raramente viene imbottigliata. Abano è considerata la meta per gli ammalati veri.
  • Sant’Elena: frequentata dal 400 ed è la località più frequentata dei Colli Euganei. È frequentata sia da ammalati che da forestieri. La vita dei bagnanti si svolge in comunità: partite, passeggiate…
  • Recoaro: formata da 8 sorgenti di natura ferrosa, salina e di magnesio: vengono quindi imbottigliate e vendute con la “bolla di Melandri” (si tratta di una bolla di gas per chiudere la bottiglia per evitare che le acque marciscano e che la concorrenza le produca artificialmente). Nel 1849 iniziano i lavori per uno stabilimento per i soldati ammalati, e successivamente un ospizio per poveri. Emilia Romagna:
  • Salsomaggiore: la cittadina prende il nome dalla proprietà salata dell’acqua, infatti vive proprio grazie all’estrazione del sale. Nel corso del 600 l’acqua salata viene estratta dal sottosuolo tramite delle macchine idrauliche, azionate da cavali, e viene bollita per ricavarne il sale. Nel 1803 si adotta un altro sistema: si estrae il

petrolio dall’acqua, che galleggia; poi si inzuppano i peli d’agnello e dopo la bollitura si filtra il sale con l’albume d’uovo. Ma il prezzo non risulta competitivo. La svolta avviene negli anni 40, quando grazie a de medici si scoprono le proprietà curative dell’acqua; si dà così inizio alla costruzione dei vari stabilimenti.

  • Tabiano: le proprietà benefiche dell’acqua vengono scoperte a fine 700 e nell’800 vengono costruite una capanna e varie tinozze di legno. La costruzione di uno stabilimento avviene per mano del governo di Maria Luisa d’Asburgo-Lorena (1837).
  • Porretta: le acque sono solforose saline termali e si usano per bagni e bibite. Lo stabilimento comprende 5 sorgenti.
  • Castrocaro: le acque sono salso-iodiche. Inizialmente un medico vi apre un locale per i bagni, ma in gran parte l’acqua viene spedita.

Toscana: Già dal 700 le acque ricevono grande attenzione, ma ricevono ancora più successo quando vengono costruiti stabilimenti basati sul modello di Bath e Spa (gioco d’azzardo).

  • Bagni di Pisa: inizialmente molto frequentata, ma poi abbandonata a causa del successo dei bagni di Lucca.
  • Bagni di Lucca: negli anni 30 Mariana Starke li considera gli unici bagni italiani ben frequentati. Napoleone assegna il ducato di Lucca a sua sorella Elisa, la quale fa costruire uno stabilimento per uso pubblico. Molto importante per lo sviluppo della località, è il decreto che proibisce il gioco d’azzardo nelle case private ; ma viene concesso ai casinò. Successivamente viene decretata la proibizione del gioco d’azzardo (1853), provocano l’abbandono del casinò ducale.
  • Montecatini: il territorio è paludoso fino al 700, ma grazie ad alcuni imprenditori il territorio viene fatto bonificare. Si studiano le già note sorgenti termali, e nel corso dell’800, grazie all’interesse dei medici, vengono costruiti ospedali per poveri, una chiesa e una locanda. Anche le acque di Montecatini sono fonte di commercio.

Le regioni dell’Italia centrale: Nel resto dell’Italia molte sorgenti restano allo stato naturale.

  • Marche: Acque di Aspio (frequentate solo dai contadini). Acqua Santa.
  • Umbria: Narni e Gubbio (fonti ferruginose)
  • Lazio: Acque Albule (così chiamate per il colore biancastro). Civitavecchia: Grotta del Serpente.

Le regioni meridionali:

  • Napoli: Campi Flegrei, conosciuti per antonomasia come luogo dei bagni e delle terme dell’antichità romana. Solfatara, bevuta e usata per le piaghe da scorbuto. Bagni di Nerone, oggi in totale disuso; si tratta di grotte scavate nel tufo, con acqua che sgorga a 90°C. Castellammare, sotto Francesco I Borbone viene costruito uno stabilimento, e poi successivamente rinnovato con bagni e un sistema moderno di tubi che, passando per le caldaie, giungono fino ai bagni. Il successo di questo luogo è dovuto anche alla vicinanza al mare; rappresenta infatti, un mix perfetto. Ischia, il vulcano Epomeo rende le acque dell’isola tutte termali, ricche di minerali. Diventa famosa quando nel giugno del 1864, Garibaldi si reca qui per curare le ferite procuratesi in Aspromonte. Questa fama dura pochissimo perché una scossa sismica provoca la morte di oltre 2000 persone. Suio.
  • Puglia: nell’800 si inizia a parlare di una fonte vicino Santa Cesarea, ma fin dall’antichità è rimasta inaccessibile.

Sicilia e Sardegna:

  • Sicilia: Termini, con due fonti una di 47°C e l’altra fredda. Ali. Sciacca.
  • (^) Sardegna: Benetutti, gli ammalati si immergono nella sorgente calda e si ricoverano in una chiesa abbandonata. Gonone, una sorgente alimenta una vasca.
  1. Il patrimonio idrologico nazionale È dalla maggiore frequentazione delle sorgenti e dal successo economico, che in Italia si prende coscienza del valore dell’acqua minerale. In particolare sono i medici a denunciare gli abusi e ad invitare a considerare le acque come patrimonio naturale nazionale, e quindi di effettuare un inventario. L’occasione è data dall’ Esposizione nazionale; infatti vengono invitati proprietari, direttori di sorgenti, professori di botanica, a inviare materiali e informazioni per formare una collezione. L’Esposizione restò aperta 3 mesi, e le merci attraversavano liberamente tra i vari stati; il quadro che emergerà da tale esposizione sarà sconfortante, e si darà così il via ad una serie di controlli e censimenti sulle acque minerali dell’intera penisola. La rassegna stampa venne compilata da Garelli (medico chirurgico nel 1864); il suo intento è quello di illustrare una ricchezza nazionale mal nota, mettendola a confronto con i centri europei. L’Italia non ha ancora un’idrografia medica, bisogna quindi effettuare analisi accurate. Secondo Garelli, con le acque si può giungere ad una terapia per il paziente; a ciò si devono aggiungere delle buone abitudini dietetiche e igieniche. Ma ciò può avvenire solo se c’è una buona igiene pubblica, ed è per questo che secondo Garelli, il governo dovrebbe istituire una Direzione igienico-sanitaria e una Società idrologica, che emanino leggi e regolamenti sull’industria e sul commercio che ruota attorno alle fonti. Inoltre Garelli classifica e distingue i vari tipi di acqua, riportando anche una geografia delle acque delle regioni meridionali (del tutto assenti). Ritiene importante la costruzione di edifici balneari e apparecchiature che, a suo avviso sono rarissimi in Italia. In Italia la forma più diffusa per prendere le acque è il bagno; bisognerebbe introdurre nuove pratiche, come il movimento in acqua, il nuoto e il massage. Il massage viene preso dalla cultura francese, a sua volta ripreso da quello orientale.

I bagni d’acqua salsa in stabilimento: Dalla prima metà dell’800 gli imprenditori allestiscono stabilimenti dotati di gabinetti in muratura con vasche di marmo e camere per alloggio.

  • Viareggio: negli anni 30 opera uno stabilimento chiamato “Bagni d’Igea”, si tratta di uno stabilimento molto elegante, con vasche in marmo e gabinetti particolari.
  • Sorrento: già dagli anni 40 si trova un’offerta di ville.
  • Genova: fino al 1855 non possiede stabilimenti balneari sul mare, ci si bagna malissimo e chi cerca comfort non ne trova. Negli anni 50 i bagni di prendono a Pegli, vicino Genova, dove negli anni 80 vengono costruite ville con ampi parchi. Negli anni 60 a Genova vengono aperti 4 stabilimenti balneari con acqua marina e dolce; sono comodi e puliti. Verso lo sviluppo: Negli anni 70 le iniziative intraprese sulle coste iniziano ad avere successo, grazie al rafforzamento dei sistemi ferroviari; ma è la cultura nazionale a legittimare lo sviluppo dei lidi. Negli anni 60 vengono ripresi gli studi sulle proprietà delle acque e il mare viene consigliato principalmente alle donne. Vanno fatti 1 o 2 bagni al giorno della durata di mezz’ora, e la testa va bagnata con cautela. In Italia si pensa che il bagno in mare porti sollievo e calma. A Genova esistono due modi di prendere il bagno: il primo è derivato da quello termale, il secondo invece in mare aperto. Gli stranieri invece preferiscono noleggiare un battello e fare il bagno a largo. Le donne e i ragazzi invece raggiungono le casette galleggianti, con delle barchette. Tali casette contengono dei compartimenti che corrispondono a bagnatoi a forma di gabbie. L’uso di barche porterà poi alla nascita dello yachting. A Viareggio invece vengono costruiti dei capannelli sulla spiaggia; sono strutture costruite su palafitte direttamente a mare e sono usate come punto di incontro e svago dei villeggianti. La città di Napoli invece, già da fine 700 è aperta sul mare, da quando è stata realizzata la Villa reale; infatti tutti gli stabilimenti balneari sono localizzati proprio qui, e sui tratti vicino Santa Lucia e Mergellina. Ma l’inconveniente più grande è che <<la città riversa in queste acque la sua immondizia>>. Le strutture sono in legno e ogni fine stagione si smontano; si tratta di casotti che contengono gabinetti, distinti per sesso, nei quali ci si può calare direttamente in acqua. A Palermo si hanno stabilimenti simili a quelli di Napoli. Sulla costa adriatica invece, è soprattutto Venezia che lancia investimenti di alto livello, tanto da diventare in pochi anni, la prima stazione balneare marittima d’Italia per il numero di frequentatori. Infatti la domanda è talmente alta tanto da spingere gli imprenditori a costruire due grandi alberghi: Hotel des Bains e Grand Hotel Lido (rappresentano i luoghi di moda del momento, luoghi per <>. Anche la Riviera romagnola tenta di costruire stabilimenti balneari attrezzati, ma hanno ancora la fisionoma di povere borgate costiere, assediate dalla malaria e dalle inondazioni. Cervia, a sud di Ravenna, è una comunità di salinari e riesce a costruire il suo primo stabilimento in legno smontabile solo nel 1882. Ma è Rimini a rilanciare per prima gli investimenti sul mare. Dato che la cittadina è servita dal tratto ferroviario Bologna-Ancona, conta di una vasta frequentazione; così nel 1863 l’amministrazione comunale acquista lo stabilimento balneare La Favorita, lo demolisce e ne costruisce un altro. Il progetto è curato dal medico Montegazza, il quale sostiene che sia più sensato allontanare le cause delle malattie, piuttosto che curarle. Quindi digiuno, massaggi, saune e distrazioni, sono tutte pratiche capaci di disintossicare il corpo. Gli interventi sul litorale prevedono 3 strutture: uno stabilimento balneare (con pontile di legno) con ai lati due ali composte da 50 camerini per il bagno; il Kursaal, luogo pubblico di incontro; un ospizio marino per bambini. Scendendo verso sud, si prosegue con i litorali pugliesi con le città più emergenti: Bari e Lecce, le quali iniziano ad organizzare i primi servizi, e negli anni 80 dell’800 la “Gazzetta delle Puglie” presenta nei mesi estivi una rubrica intitolata “Corriere dei bagni”. La cultura dei bagni giunge anche ad Alghero; qui la frequentazione è molto varia: borghesi, nobili, avvocati, studenti, impiegati… mentre altri tratti sono frequentati anche da giovani e famiglie. Ormai il mare non è più sconosciuto, anzi è diventato uno stile, e nel giro di pochi anni prende il via il giro di inaugurazioni di grand hotel sul mare. Ospizi marini: Sui litorali convivono diversi tipi di servizi, e la componente ludica convive con la pratica terapeutica. I medici più attenti all’infanzia lanciano continui allarmi sulla tubercolosi, che si manifesta con ascessi nelle zone del collo e delle ascelle. Nel 1791 in Inghilterra apre il primo ospedale marittimo per poveri; in Francia nel 1832 apre un piccolo ospizio. In Italia nel 1839 il commissario degli Spedali chiede al granduca l’istituzione di un’ambulanza privata per inviare al mare i malati. Nel 1842 la città di Lucca istituisce a Viareggio un vero e proprio ospizio marino per la cura dei bambini malati. La pratica degli ammalati vede un grande sviluppo, tano che le istituzioni caritative e ospedaliere trasferiscono gli ammalati direttamente sul mare; “colonizzano” i litorali e vi edificano destinate ad ospitare in particolare i bambini: Firenze e Lucca creano una colonia a Viareggio, Napoli li conduce a Ischia. A fine secolo si contano sul Tirreno una decina di ospizi, e quasi altrettanti sull’Adriatico.

Cap. 3 TURISMO INTERNAZIONALE E TURISMO NAZIONALE

  1. Introduzione L’ultima fase dell’800 rappresenta nella storia del turismo un’età favolosa, dove da una parte c’è la società che esprime una domanda di evasione, e dall’altra ci sono gli scambi economici e culturali. In questi anni il turismo assume un profilo autonomo. L’immaginario di quest’epoca di grande espansione economica e di grande progresso, si alimenta di 2 elementi:
  • Il viaggio di esplorazione in continenti lontani (i quali portano all’avanzamento del processo di civilizzazione)
  • Lo sviluppo tecnologico

In questo clima di euforia, è proprio la borghesia a chiedere momenti di compensazione del suo impegno nella costruzione del mondo occidentale. L’evasione dalla quotidianità si esprime esplicitamente, manifestandosi in un bisogno di esotismo e di distrazione, che in questi anni solo il viaggio riesce a dare. La dimensione internazionale delle comunicazioni, consente di poter realizzare il proprio immaginario in qualsiasi parte del mondo; tutto ciò è supportato dal potenziamento dei mezzi di trasporto e dei servizi.

  1. La dimensione internazionale Politica e istituzioni: Il secondo 800 è segnato da un progresso tecnologico che rappresenta una componente importante per il turismo: treni di lusso e navi da crociera consentono di coprire in pieno comfort lunghe distanze. La dimensione mondiale del commercio amplia la diffusione della cultura della geografia: non si parla più di esplorazione ma di osservazione curiosa ed intelligente di popoli e di stili di vita. In questo contesto ciascun paese inizia a valutare il contributo che il turismo apporta all’economia nazionale, e da ciò nascono le prime mosse per l’elaborazione di una coscienza del turismo. A tale riguardo l’associazionismo svolge un ruolo molto importante. Si individuano due tipi di associazioni:
  • Quelle che riuniscono i turisti attivi e che lavorano all’elaborazione e alla diffusione di una cultura turistica
  • Quelle che cercano di organizzare e migliorare i servizi al turismo in un ambito locale. Per quanto riguarda la formazione di associazioni di turisti attivi, vengono a formarsi prima i club i cui le persone condividono passioni sportive, poi vere e proprie associazioni di turisti organizzati in Touring Club. I Touring Club inizialmente, dove mancano istituzioni governative specifiche del turismo, assumono la rappresentazione del carattere e dell’identità turistica degli stati. È il caso dell’Italia, infatti a fine secolo i diversi Touring Club arrivano a coordinarsi sul piano internazionale: nel 1898 fondano la Lingue internationale des associations touristes (Liat), alla quale aderiscono Francia, Belgio, Svizzera, Olanda, Italia, Germania e Austria. Gli scopi sono quelli di sensibilizzare alla pratica e alla cultura del turismo e di rimuovere ogni ostacolo alla sua realizzazione. I servizi: In Europa l’accelerazione della modernità è definita la belle époque, e investe anche i servizi. Il settore alberghiero vede ancora un’importante presenza di imprenditori svizzeri; gli hotel non sono più ricavati da adattamenti della preesistente struttura, ma nascono su una nuova progettazione; la qualificazione del personale sollecita la nascita delle prime scuole professionali. La Svizzera domina il settore dell’hotellerie, mentre la Francia perfeziona la ristorazione e le attrazioni. L’ambito dei servizi legati agli spostamenti resta invece dominato dagli inglesi. La diffusione del turismo presso nuove classi sociali, porta ad un adattamento dell’offerta, che crea nuove soluzioni. Il lavoro delle agenzie di viaggio si amplia, e la Thomas Cook è talmente estesa da ricevere, nel 1908, l’incarico di organizzare il viaggio dell’imperatore di Germania in Palestina (1430 cavalli, 116 vetture a cavalli, 300 tende, 250 persone). Il sistema di trasporto più usato resta ancora il treno, e in Europa le società ferroviarie mostrano un forte interesse verso il turismo. In questi anni la Wagons-Lits continua a fornire i suoi servizi che proiettano l’Europa nel mondo: l’Orient Express, il Nord Express, il Sud Express e la Transiberiana. La stessa società si afferma come primo fornitore e gestore di traversine ferroviarie e di carrozze ristorante, e nel 1894 fonda la Compagnie Internationale des Grande Hotels, inaugurando il concetto di catena di alberghi. Il viaggio in treno è spesso combinato con quello in nave, portando le navi ad adeguarsi a tale esigenza; nascono le navi lussuose, e diventano dei veri e propri alberghi galleggianti. Nasce il concetto di crociera.
  1. La dimensione nazionale L’immaginario: L’Italia nei decenni postunitari ha svolto principalmente un ruolo di paese ricettivo, ma nel 900 si avvia ad entrare in un secolo in evoluzione: apparato industriale, infrastrutture, apertura culturale, tutte novità che gli permettono di generare un turismo attivo. È con l’età giolittiana che ha inizio il grande progresso: l’industria acquista un peso crescente rispetto all’agricoltura. Lo sviluppo però è geograficamente squilibrato, infatti il 90% delle industrie è concentrato a nord della penisola, lasciando solo un 6% al sud (Campania). A differenza di altri paesi, l’Italia conserva una posizione di ritardo, dato che il turismo non raggiunge le classi lavorative perché hanno redditi bassi e perché nel loro caso, non si parla ancora di tempo libero. Nonostante ciò, il turismo in Italia, amplia il suo significato. Prima di tutto il turismo assimila il viaggio di conoscenza e di esplorazione, effettuato nell’800, da uomini e donne coraggiosi che sono venuti a contatto con le popolazioni indigene, affrontando pericoli. Questo immaginario aumenta la curiosità e l’interesse delle persone. I libri che parlano di spedizioni e delle osservazioni dei grandi viaggiatori, riscuotono molto successo, tanto che la casa editrice Sonzogno di Milano presenta la “Biblioteca illustrata dei viaggi intorno al mondo per terra e per mare”, una collana illustrata con incisioni sulle quali è evidente l’influenza della nuova tecnica di documentazione fotografica. In questo contesto, la città del momento è Parigi, perché coniuga loisir, storia, arte, tecnologia e moda. Rappresenta il metro di misura della modernità intesa come modello di consumi, mito del piacere, per le feste, spettacoli… non si tratta solo di consumi, ma anche di un’atmosfera particolare, tipica di Parigi. Prendono piede le esposizioni e i congressi, ed è proprio la borghesia ad appropriarsi di queste nuove forme di incontro, dove si confronta su temi e questioni sempre nuovi. Oltre al viaggio, il turismo assimila anche in Italia, le diverse pratiche di soggiorno e inizia a tralasciare la componente curativa e ne esalta l’aspetto ludico (diventa l’elemento comune di ogni vacanza). L’ostentazione dei nuovi modelli liguri sulle coste, contribuiscono a svecchiare la società italiana e ad avvicinarla alla modernità dei luoghi di villeggiatura.

Natura e cultura: Le pubblicazioni del T. club contribuiscono a rendere una visione più complessa dell’intero paese. La letteratura regionale contribuisce a passare in rassegna le potenzialità del paese, e lo fa anche grazie al T. club che concepisce la valorizzazione e la promozione delle diverse aree quali elementi di un territorio nazionale omogeneo. Attraverso la pubblicazione della Rivista mensile, il T. club diffonde una verifica scientifica delle condizioni climatiche delle regioni italiane. Si inizia a sfatare il mito che più la località sia alta dal livello del mare, maggiori siano i benefici, sostenendo che anche la media montagna ha un valore terapeutico. Ai nomi delle località delle Alpi, si affiancano anche gli Appennini, e in particolar modo l’Abruzzo. Si passa poi alle stazioni invernali affacciate sul mare o sui laghi, fino ad arrivare al sud con Sorrento, Napoli e Catania. “Natura e cultura” diventa il binomio su cui il T. club rifonda l’identità turistica nazionale. Il passatismo, Venezia: In un paese proiettato verso lo sviluppo, il turismo non è solo un metro di misura dell’arretratezza, ma contribuisce ad ampliare le differenze e lasciare indietro il passato. La modernizzazione del paese in questi anni mette in crisi l’immagine dell’Italia: di fronte al moderno, la penisola deve fare i conti con tutto l’antico che possiede. A rappresentare al meglio questo emblema è Venezia. Dopo gli anni post unificazione, le città italiane sono impegnate con lavori pubblici tesi a rinnovare quartieri, strade. In questo contesto Venezia appare ferma, vincolata sia dai suoi limiti naturali, sia da quelli storici e artistici. Sono i futuristi che con due atti provocatori compiuti a Venezia nel 1910, danno vita ad uno svecchiamento della città marinara. Il 27 aprile Marinetti e i pittori Boccioni e Carrà, lanciano migliaia di manifestini su piazza San Marco: è un’invettiva contro la Venezia passatista (ripudiano l’antica Venezia dei forestieri e del mercato dell’antiquariato; vogliono guarire e cicatrizzare la città e farla diventare una Venezia industriale e militare, e proiettarla verso il progresso). Marinetti riprende lo stesso discorso, un mese dopo, nel Teatro La Fenice, creando nuovamente grande scompiglio. Questa volta le accuse vanno alla Venezia turistica, e ai veneziani i quali si accontentano di essere dei camerieri servili e complici della Compagnia italiana grandi alberghi (Ciga) che ha trasformato l’isola del Lido nella destinazione più mondana del momento, precludendole un futuro moderno, industriale e commerciale. L’immagine degli italiani come camerieri servili, ha una forza di comunicazione potente. Ma l’Italia non è solo Venezia, e il suo modello di museificazione non è valido ovunque. Il paesaggio italiano non è una scenografia di resti antichi, ma è un complesso di elementi di forte valenza estetica e di grande valore economico, da tutelare ai fini del turismo. In questo ambito il T. club contribuisce al dibattito sulla difesa del paesaggio italiano, formulando un modello di tutela dell’ambiente. Mentre il dibattito prende forma, si sollecitano interventi di tutela, finché nel 1909 viene approvata la legge che tutela le antichità, le belle arti e i monumenti. Poi è la volta di ville, giardini e parchi (1912). Ma da più parti si richiede l’intervento dello stato, che prenderà forma di legge solo nel 1939 con la dittatura fascista.

  1. L’Italia dei territori turistici In città: Agli inizi del 900 va collocato il cambiamento dell’immagine e del ruolo delle grandi città italiane nella storia del turismo; ciò è dovuto ad una maggiore complessità del fenomeno turistico. Fattori del cambiamento:
  • L’ampliamento della geografia turistica porta le città italiane a una perdita di visibilità e di primato a causa dell’entrata in competizione di altri centri urbani;
  • La categoria del turismo ha inglobato tutte le pratiche di viaggio e di soggiorno, e le trasformazioni delle singole località iniziano a convergere in una mappa turistica. Quindi ai nomi delle grandi città come Parigi, Roma, Firenze, Napoli se ne affiancano altri come: Nizza, Montecarlo, Cannes (Francia), Alassio, Sanremo, La Spezia (Italia). Le cause di questo cambiamento sono dovute dalla seconda rivoluzione industriale, che sta trasformando il volto delle città, conducendole verso la modernità. Le città di maggior richiamo turistico sono quelle che rappresentano la modernità generata dallo sviluppo industriale. Parigi è considerata un modello irraggiungibile, perché capace di coniugare loisir, storia, arte, tecnologia e moda. In Italia invece, la città alla moda è Milano, la quale promuove nel 1906 l’Esposizione internazionale del Sempione. Va detto però che le grandi città sembrano poco attende al proprio ruolo del turismo, impegnate in un processo di industrializzazione destinato ad avere importanti effetti sulla società, sull’economia e sul territorio. Ma nonostante ciò, il turismo sembra andare da sé grazie alle bellezze paesaggistiche, ai giacimenti culturali, ma soprattutto grazie agli imprenditori stranieri, i quali sembrano essere gli unici ad investire nel settore turistico.

Al mare: Ai primi del 900 il bagno al mare diventa un momento ludico; le regole sono ormai chiare a tutti: il bagno deve essere fresco e non caldo, non va preso dopo pranzo, e bisogna bagnare prima il capo e il petto. Gli antichi stabilimenti balneari, sono ormai riorganizzati: hanno abbandonato l’aspetto dei luoghi di cura e accolgono una clientela che esprime il senso della salute, del divertimento e dello sport. Uomini e donne non prendono più il bagno in gabinetti separati, ma ci si tuffa in mare insieme; vengono creati abiti ed accessori appositi per proteggere dal sole e per consentire il movimento (costume da bagno). Il Touring lavora per legittimare l’abitudine italiana di frequentare il mare in estate; infatti questi sono gli anni in cui Viareggio e Rimini cercano di imporsi come località balneari estive. Le frequentazioni sui litorali rispecchiano la maggiore articolazione sociale delle città e questo porta a tollerare stili di vita diversi: prende forma l’idea della vacanza al mare. A fine 800 sule coste del nord Europa si diffonde la “modesta pensione sulla costa”, cioè un soggiorno economico, non alla moda. In Italia, questa struttura apparirà solo nel dopoguerra.

Nel frattempo si inizia a costruire sulle coste, intorno agli stabilimenti balneari, e su territori che per la popolazione locale fino a questo momento non avevano avuto nessun richiamo. Appaiono i primi villini, che diventano ambizione della borghesia e dei nobili. In questo contesto, i maggiori investitori non sono più interessati ai tratti costieri della città, ma guardano ai terreni liberi. In Italia, a condurre la moda balneare è il Lido di Venezia, dove gli investitori privati continuano a edificare alberghi, stabilimenti e servizi connessi. Dagli anni 80 qui domina la società Bagni Lido di A. Genovesi, che nel 1883 ha aperto il Des Bains. Ai primi del 900 l’assessore di Venezia, E. Sorger, ritiene che l’ente debba coordinare gli interventi privati, e che si debbano progettare interventi per le zone; quindi Sorger insiste per redigere piani regolatori, in modo da rispondere alle esigenze. Tra il 1900 e 1905 gli investimenti si concentrano nell’area di Santa Maria Elisabetta, dove la società Bagni di Lido ha realizzato le sue strutture: sorgono villini con attrezzature rivolte all’élite. La stessa società nel 1906 acquista un’area di 60 mila metri quadrati e lo trasforma in un terreno edificabile. Nel 1905 Niccolò Spada, a capo di un gruppo di imprenditori decide di far concorrenza alla Società Bagni Lido. Grazie ad una serie di appoggi nell’alta finanza, costituisce la società Compagnia Alberghi Lido. La Compagnia Alberghi presenta al comune un progetto per ottenere la concessione delle linee tranviarie sull’intera isola del Lido, ma il progetto viene respinto. La Compagnia ripresenta un progetto rivolto a valorizzare l’area dove si sta costruendo l’Excelsior Palace Hotel: si pensa ad una zona autonoma, con porto, battelli, parchi… ma non basta. Così nel 1906 la Compagnia viene ristrutturata, e viene fondata la Compagnia italiana di grandi alberghi (Ciga), destinata a dominare il settore dell’hotellerie di lusso fino agli anni 80 del 900. La Ciga assorbe la Società Bagni Lido, acquisendo così anche il Des Bains. Successivamente, in soli 17 mesi viene realizzato l’Excelsior Palace, ispirandosi alle architetture del Cairo e di Istanbul. Gli interventi delle Ciga contribuiscono a rendere il Lido una delle zone più eleganti e ricercate d’Europa. Negli anni a venire, la zona compresa fra l’Excelsior e il Des Bains viene lottizzata a opera della Ciga, la quale bandisce un concorso pubblico per la costruzione di oltre 50 villini con giardino. A ciò si aggiunge una radicale opera di bonifica, e vengono realizzati viali, giardini, aiuole, canali… Anche Rimini raccoglie i frutti di questi investimenti, infatti sul modello di quanto è stato già realizzato al Lido, prendono il via la lottizzazione dei terreni sui quali vengono costruiti i primi villini. Lo stesso avviene a Pesaro e Cervia. In genere ai villini segue la costruzione di piccoli alberghi e pensioni. Fino ai primi del 900 Rimini conta 200 villini sul litorale, ma pochi alberghi; il Grand Hotel verrà realizzato solo nel 1908. Sul litorale tirrenico la geografia è più articolata. Le località climatiche sono alle ultime battute: queste località non dipendono più dalla clientela abitudinaria, ma ogni stagione cercano di attirare i clienti operando con nuovi interventi (feste, manifestazioni, attrazioni). Il litorale toscano, con Viareggio, invece continua ad essere attrezzato e affollato tutta l’estate. Ma ai primi 900 anche a Viareggio arriva la nuova ventata del liberty: lo stabilimento Nettuno acquisisce la struttura utilizzata come ingresso all’Esposizione internazionale di Milano, dando così maggior prestigio ed eleganza alla località (vengono costruite strutture in legno, passeggiate, viali…). Il generale miglioramento dei trasporti e la fase economica espansiva consentono di raggiungere ogni estate destinazioni alla moda. È il caso dell’isola di Capri. Il suo lancio si deve ad un gruppo di imprenditori milanesi che si trovano ad operare nella provincia a seguito della legge del 1904 (questa legge prevedeva l’incremento industriale di Napoli. La legge fu voluta da Nitti perché convinto che l’industrializzazione possa sollevale le condizioni economiche e sociali del sud). Nel nuovo clima creato da tale legge, imprenditori e banchieri del nord iniziano ad operare nelle regioni meridionali nell’industria elettrica, nelle bonifiche, nei sevizi urbani e nel turismo. Nei primi del 900 a Milano si costituisce la Società per imprese pubbliche e private per l’isola di Capri (Sippic); lo scopo è l’impianto e l’esercizio di imprese elettriche o di qualsiasi altra impresa pubblica o privata che possa giovare allo sviluppo dell’isola. Il maggior azionista è Capuano, un avvocato napoletano che nel 1989 ha fondato la Società meridionale elettrica (Sme). Nel 1903 la Sippic si aggiudica l’appalto di una funicolare a Capri. Nel 1918 a Milano, Vismara con altri investitori fonda la Società immobiliare alberghi (Sia), avente per scopo la compravendita di immobili, principalmente alberghi sull’isola di Capri. La nuova società acquista 3 alberghi: il Vittoria Pagano, il Quisisiana e l’albergo della famiglia Morgano. È proprio grazie alla Sia che si accende una riflessione sull’importanza del turismo e sugli introiti economici che può apportare all’economia. Nel 1920 diventa sindaco Edwin Celio, e fin da subito recepisce l’importanza del turismo e della sua amministrazione e tutela. Infatti nel 1921 promulga un Regolamento edilizio che detta prescrizioni precise e dettagliate delle tecniche costruttive da utilizzare. Lo scopo di Cerio è quello di difendere l’ambiente costruito locale. In questo clima culturale, nel 1921 Capri ospita il Convegno sul paesaggio. Ospizi marini: In modo separato dal mare ludico, sui litorali continuano ad essere presente le attività legate alla prevenzione di patologie come la scrofola, rachitismo e tubercolosi. Le strutture presenti già nel corso dell’800 vengono ampliate e rimodernate, e ad esse se ne aggiungono molte altre. Le province interne inviano i propri bambini al mare; ovunque sorgono iniziative di beneficienza e associazioni che si occupano di tale pratica. Il Piemonte e la Lombardia trasferiscono la propria infanzia sulle coste della Liguria, e ciò testimonia l’impegno sociale e politico della cultura dell’800.

A pochi chilometri, entrando in Italia si valuta l’arretratezza del versante alpino italiano. Essa non pensa a costruire sanatori per stranieri, ma punta alla costruzione di classi medie (su modello svizzero). In questo contesto, entra in gioco anche la componente ludica; infatti attorno agli anni 90, assistiamo alla nascita dei primi sciatori. Si tratta principalmente di persone ricche, in particolare inglesi, che richiedono servizi di lusso. A questo punto si pone il problema della convivenza delle due pratiche, sport e sanatori. Inizialmente si adatto per soggiornare negli stessi alberghi, ma poi si trovano diverse soluzioni: una delle tante è rappresentata dall’inserimento sull’insegna, del disegno di una corona di alloro e la scritta di “Sport Hotel”, proprio per comunicare che sono hotel adatti ad entrambe le categorie. La diffusione dello sci è veloce in Svizzera e in Austria, ma molto lenta in Francia e in Italia. La nascita dello sport invernale, pone la necessità di realizzare infrastrutture e attrezzature specifiche. In Francia le prime località a rispondere a questa domanda sono Chamonix e Megéve. Ma lo scoppio della guerra interrompe i processi di sviluppo su tutto l’arco alpino. Nell’area del Trentino gli alberghi subiscono gravi danni e fine conflitto, quando verrà assegnata all’Italia, insieme all’Alto Adige, la regione entrerà in una fase di ricostruzione e di rilancio del turismo.

  1. Il valore del turismo per lo Stato: una presa di coscienza Negli anni 90 dell’800 in Italia si apre un dibattito sul valore del turismo per lo stato. Il ritardo con cui si prende coscienza del fenomeno turistico e della sua importanza, è dovuto ad una serie di motivi:
  • Carattere primitivo della domanda interna a causa di un modello turistico poco strutturato
  • Costi delle guerre risorgimentali e le politiche di risanamento unitario, hanno messo in secondo piano gli altri settori dello stato
  • Lenta maturazione della geografia turistica nazionale Sull’onda del successo di altre località europee, gli imprenditori colgono la potenzialità della domanda turistica e pressano le amministrazioni locali per accedere a risorse finanziare pubbliche. Si ricorda che in questo periodo, tutte le imprese e le associazioni turistiche, erano di tipo privatistico. Lo stato non è mai intervenuto anche per un ulteriore motivo, legato alla mancanza di strumenti di tassazione idonei per i redditi prodotti dal turismo e dalle attività ad esso legate. Anche per questo motivo, per tutto l’800, il turismo rimane un fenomeno marginale. Solo a metà degli anni 90, alcuni studiosi comprendono l’importanza di questo settore, e spiegano che il turismo partecipa alla crescita economica del paese, al pari dell’agricoltura e dell’industria. I primi interventi in materi vengono effettuati da Maggiorino Ferraris, il quale negli anni 20 del 900 pone la necessità di un intervento da parte dello stato nel turismo. Già nel 1899 progetta delle società per i forestieri, di natura privata, col compito di supplire alle mancanze dello stato. In questo contesto iniziano a nascere le pro loco. Così in questo clima favorevole, Ferraris fonda l’Associazione nazionale per il movimento dei forestieri, la quale effettua una serie di interventi e dibattiti sul sostegno della valutazione del settore turistico. Il turismo inizia ad essere concepito come un sistema complesso, e alla costruzione di un’immagine turistica nazionale, partecipano Luigi Bertarelli, il T. club, e Luigi Bovio, il quale nel 1899 tenta di calcolare per la prima volta gli effetti economici e gettito in valuta dei forestieri in Italia. Nasce l’idea che il turismo va costruito secondo delle scelte decisionali e programmi, rifacendosi magari a modelli stranieri più avanzati, come ad esempio quello svizzero che rappresenta il modello d’eccellenza per gli investimenti. Tutti sono d’accordo sulla necessità di potenziare le infrastrutture, di innalzare la qualità dell’offerta, di trovare accordi con le società di trasporti… Su questa basi Ferraris nel 1913, propone un ufficio del turismo in cui cooperano governo e ferrovie, ma la proposta non trova consensi negli ambienti del T. club. Fino al conflitto mondiale, lo stato non interviene in nessun modo nel turismo. Solo nel 1910 si giunge ad una legge che consente ad alcuni comuni di imporre una tassa di soggiorno, del valore di 10 lire a persona per quanti soggiornano per più di 5 giorni in una località per motivi di cura. La tassa può essere riscossa anche dagli stabilimenti termali e dagli alberghi. Nel 1915 l’Italia entra in guerra e il turismo ne è totalmente coinvolto. L’organismo internazionale, la Liat viene travolto dalle rivalità nazionali e riesce a ricomporsi solo nel 1917, ma riflettendo gli schieramenti di guerra, quindi contro Germania ed Austria. La nuova lega prende il nome di Alleanza internazionale del turismo (Ait); mentre ancora si combatte, le nazioni associate nell’Ait si preparano a fare concorrenza alle stazioni termali austriache con una propaganda antigermanica e antiaustriaca. L’Italia, partecipando ad una serie di congressi per pubblicizzare le stazioni idrotermali e climatiche dei paesi alleati, comprende che la concorrenza nel dopoguerra, non comprenderà solo gli operatori privati, ma anche i governi. Si attende un aumento degli arrivi dagli Stati Uniti, e l’Italia si scopre impreparata, e cerca così di imparare dai francesi, i quali studiano le caratteristiche del turismo americano per attrarlo al meglio. Dal primo 900 il governo italiano include tra gli argomenti di studio della Commissione del dopoguerra anche il turismo. In breve tempi viene istituito l’Ente nazionale per l’incremento delle industrie turistiche (1919), presieduto da Luigi Rava. Si tratta di un ente misto pubblico privato, al quale fanno parte anche alcuni membri del T. club, con fini di analisi e promozione del turismo italiano. A sua volta l’Enit costituisce il Consorzio degli uffici di viaggio e turismo, nel quale entrano la banca commerciale italiana, la banca nazionale del credito, il credito marittimo, la navigazione generale italiana… La rapidità con cui viene fondato l’Enit, testimonia il grande lavoro che viene fatto negli anni di guerra.

Cap. 4 TURISMO DI REGIME TURISMO POPOLARE

  1. Introduzione L’orrore e lo sconcerto causato dal primo conflitto mondiale e dalla rivoluzione bolscevica (1917) stroncano ogni desiderio di evasione e chiudono in Europa un’epoca durata oltre un secolo, in cui il turismo ha fatto la sua comparsa e si è diffuso a un ritmo più accelerato. La guerra e la rivoluzione e successivamente la crisi del 1929 smentiscono l’ideologia del progresso, e del turismo consegnano al Novecento solo i modelli di consumo elaborati da uomini e donne nelle loro evasioni ottocentesche. Si avvia allora una riflessione su ciò che è stato il progresso e la sua degenerazione violente. Nell’Italia fascista come nella Germania nazista diviene uno spazio importante di intervento e di sperimentazione.
  2. Gli ultimi aneliti liberali Nuove stagioni, nuove evasioni: Guerra e rivoluzione provocano il declino definitivo di ciò che resta delle antiche e resistenti aristocrazie europee, trascinando nella crisi le stazioni termali mitteleuropee e quelle climatiche invernali mediterranee che quelle aristocrazie avevano frequentato e sostenuto. Tra gli anni Venti e Trenta la base sociale dei vacanzieri si allarga ancora, includendo ulteriore segmenti di borghesie urbane che esprimono soprattutto una domanda di mare in estate, concepito come luogo alternativo alla città e ai luoghi della produzione. La scenografia non è più quella dei grand hotel internazionali, bensì quella dei villini al mare e delle prime pensioni, che, già apparse nei decenni tra l’Otto e Novecento. Le pensioni sono appannaggio di una media borghesia urbana, che vi conduce una vita semplice. Nei villini troviamo invece funzionari pubblici, accademici e impiegati. Questo nuovo stile di vita vacanziero, che connota il turismo interno in particolare quello balneare, reca il segno di un flusso lasciato in Europa dalla presenza americana, portata dalla guerra mondiale. Gli anni Venti lasciano intravedere un turismo contaminato dall’esperienza proveniente dagli Stati Uniti, sia nei servizi sia nella pratica attiva. Si registra il definitivo mutamento nella stagionalità turistica. Fino alla guerra il Mediterraneo e il sud erano stati frequentati d’inverno. Ora matura un inedito interesse per il Mediterraneo d’estate (inizialmente l’inversione è evidente sulla Costa Azzurra, che nel dopoguerra perde il suo appeal di destinazione invernale e comincia a essere disertata dall’aristocrazia inglese e internazionale). I veri motivi del mutamento di stagionalità vanno individuati negli effetti della guerra:
  3. La sconfitta degli imperi centrali porta al declino dell’aristocrazia fondiaria, e la crisi del dopoguerra assesta un grave colpo ai rentiers , che costituivano gli hivernants tradizionali;
  4. Presenza in Europa di nordamericani. La concorrenza europea: Nei primi anni Venti molti paesi europei sono pesantemente gravati da debiti contratti per sostenere le spese di guerra e, in attesa che l’economia e dunque i flussi turistici interni riprendano, concentrano la loro attenzione sulla possibilità di equilibrare le proprie bilance commerciali incoraggiando il turismo d’ingresso. Francia, Germania e Italia guardano in particolare al ricco mercato americano, la cui domanda è interessante ed esigente. Se vuole trovare un suo spazio nel mercato americano, anche l’Italia deve riorganizzare il proprio sistema turistico e soprattutto rafforzarlo per poter meglio affrontare la concorrenza degli altri paesi europei e vincere le resistenze degli operatori statunitensi. Mussolini lancia allora agli italiani d’oltreoceano un invito a venire in Europa a prendere un “bagno d’italianità”. Il ministero degli Affari esteri e l’Enit provvedono così all’emissione di una speciale tessera turistica, che offre ai dieci milioni di italiani sparsi nel mondo una serie di facilitazioni di viaggio e di soggiorno. Bisogna fare i conti con le marine mercantili nazionali, perché l’Europa è collegata con il continente americano ancora solo via mare. Gli armatori italiani intuiscono ben presto di dover riconvertire le loro navi in alberghi di lusso galleggianti. L’interesse per i mercati esteri è dovuto alla capacità che il turismo d’ingresso possiede di contribuire positivamente alla bilancia commerciale. I limiti italiani emergono subito e sono frutto di una scarsa intesa tra promozione statale e compagnie di navigazione. Prima di tutto gli armatori italiani non comprendono che il desiderio di visitare l’Europa è espresso da una fascia di media capacità di spesa, attenta ai pressi; essi invece, pur dotati di unità di navi di lusso, continuano a proporre un’offerta rigida che prevede sconti solo per chi viaggia in terza classe, la meno frequentata dagli italiani d’America, per il cui livello di consumi è adatta la seconda, quando non la prima di lusso.

La bonifica turistica: Tra il 1928 e il 1929 la polemica apertasi all’interno del fascismo tra sostenitori e detrattori del turismo è ormai sedata. L’assassinio nel 1924 del deputato socialista Giacomo Matteotti, che aveva denunciato brogli e violenze alle elezioni vinte dal Partito nazionali fascista, le leggi fascistissime del 1925 che rafforzarono i poteri del capo di governo, l’istituzione del Tribunale speciale per la difesa dello Stato nel 1926 e di una polizia segreta con compiti di repressione e vigilanza, la legge elettorale del 1928 che impone all’elettorato una lista unica formata da candidati proposti da organizzazioni fasciste, sono le tappe cruciali dell’instaurazione della dittatura di Benito Mussolini in Italia. Esempio fascismo a Livorno 1922: in agosto Costanzo Ciano e un gruppo di squadristi toscani marciano sul comune e obbligano la giunta socialista a dimettersi; si era insediata nel 1920 guidata dal sindaco Umberto Mondolfi e nel 1921 la città aveva ospitato il XVII Congresso nazionale socialista dove si era formato il Partito comunista d’Italia. La nuova amministrazione fascista opera fin da subito per riportare all’antico splendore la stagione balneare livornese, dichiarando che quella precedente social-comunista aveva dimostrato ostilità verso lo sviluppo di servizi turistici. Nel 1924 si costituisce la Società Regi stabilimenti balneari riuniti Pancaldi e Acquaviva, formata da una trentina di soci. Nel 1931 nasce il Comitato estate livornese, voluto dalla Federazione fascista cittadina. Nel giro di pochi anni i contrasti interni al fascismo vengono liquidati. Per controllare il dibattito e pubblicizzare l’opera del governo, il Partito nazionale fascista fonda nel 1927 “Turismo d’Italia”, un giornale illustrato le cui motivazioni sono presto dette “Le vie d’Italia”. Occorre creare una salda coscienza della necessità e dell’unità del turismo, come di un’industria sulla quale fondare buona parte dell’indipendenza economica della nazione.

mondiale, si va configurando su vacanze sempre più brevi. Il problema è più grave per quelle Aziende che hanno già assunto impegni finanziari. Certamente il turismo, visto dall’ottica del ministero dell’Interno, diviene il fondo al quale attingere per riequilibrare il forte disavanzo provocato dagli effetti sul paese della crisi economica mondiale. E dunque il nuovo assetto istituzionale, progettato all’insegna dell’autonomia gestionale, si scontra, con l’urgenza di pareggiare i bilanci comunali e di partecipare alla politica di redistribuzione dello Stato fascista.

  1. La svolta autoritaria Il ridisegno dell’Enit: Presa consapevolezza del valore dei flussi provenienti dall’estero, il fascismo mette mano al ridisegno dell’Enit. L’ente, istituito nel 1919, già nel 1926 vede modificati sia parte dei propri vertici, sia delle proprie competenze: si occuperà solo della promozione. L’attività dei suoi uffici di viaggio e turismo passa alla neocostituita Compagnia italiana pel turismo (Cit). La Cit è una società costituita, oltre che dall’Enit, dalle Ferrovie dello Stato, dal Banco di Napoli e dal Banco di Sicilia, con compiti di organizzazione commerciale del turismo (vendita biglietti, organizzazione viaggi ed escursioni, servizi turistici ecc. ). Luigi Rava riesce a conservare la presidenza del nuovo ente. Egli dichiara subito che l’Enit, anche se riformato, continuerà a essere quello che è stato dalla fondazione (raccoglie e diffonde a stampa le notizie relative al movimento dei forestieri, studia le condizioni e i bisogni delle comunicazioni in generale, propone al governo i provvedimenti necessari per la pubblicità in Italia e all’estero). Restano obiettivi importanti la statistica, il credito alberghiero, l’istruzione, le assicurazioni turistiche e i rapporti con quanti operano nel turismo. Importanti sono i progetti con l’Istituto Luce, col quale ha in preparazione film di promozione turistica, con il Touring, il cui presidente è vicepresidente dell’Enit, con l’Associazione italiana albergatori, con l’Aci, con il Cai, con il Comitato olimpico nazionale italiano (Coni). Luigi Rava si dimette; breve presidenza di Giovanni Cesare Majoni; l’Enit poi viene affidato a Fulvio Suvich. Con lui l’Enit viene nuovamente riformato e fascistizzato. Fulvio Suvich dichiara subito che l’Enit va inquadrato nel sistema corporativo fascista, e così del 1929 nel consiglio di amministrazione non siedono più i delegati del governo, dell’impresa privata e i tre membri del Touring, ma solo delegati dei diversi ministeri e dei presidenti delle federazioni e delle confederazioni dei settori economici interessati al movimento turistico. La nuova parola d’ordine è propaganda, sulla quale devono convergere tutte le risorse e le energie destinate al turismo. Il Commissariato per il turismo: Dall’ottobre del 1929 gli effetti del crollo della Borsa di Wall Street aggravano il quadro e portano nuovi timori. Si comincia a pensare che la crisi imporrà nuovi modelli di consumo. Il primo Commissario è Fulvio Suvich che riceve poteri ampissimi, riferirà direttamente al duce e sarà affiancato da un Consiglio centrale del turismo. Prima di tutto il mercato internazionale va considerato come una vetrina nella quale esporre l’opera del regime. Suvich steso intende coordinare e controllare la pubblicità locale. Accanto ai mezzi tradizionali, dichiara l’urgenza di utilizzare quelli più moderni come ad esempio il cinema strumento di comunicazione potente e suggestivo. Il turismo rivendica l’idea di un turismo che deve contribuire a mostrare dell’Italia, oltre ai paesaggi, all’arte e al clima, anche i valori morali, civili, politici e produttivi. La propaganda deve essere chiara, unitaria e nazionale e le località turistiche non devono più promuoversi autonomamente. Altra questione più urgente è la disciplina del rapporto centro-periferia (controllo sugli alberghi, sui servizi pubblici e privati e soprattutto sulle Aziende e sulle stazioni di cura, soggiorno e turismo, perché qualsiasi valenza turistica delle diverse provincie italiane può tornare utile alla politica fascista). Inoltre la distribuzione disomogenea sul territorio nazionale delle Aziende non garantisce al governo centrale un’uniformità di intenti, di ricezione di direttive e di operato. Nel 1932 chiede ai prefetti di organizzare dei comitati provinciali del turismo. In ognuno di essi l’Enit ha un suo delegato, in modo che ogni cosa sia soggetta al controllo centrale e l’intero movimento turistico abbia un indirizzo unitario. Gli enti progettati da Suvich vanno a formare una mappa istituzionale turistica di dimensione provinciale. Quasi a completamento e integrazione di questa nuova organizzazione, in alcuni ambienti fascisti matura la proposta di individuare le aree interessate del turismo al di là dei confini amministrativi, appartenenti magari a provincie diverse, ma che siano unite da interessi e da problemi comuni, per esempio nella pubblicità o nei trasporti. Si propone allora l’individuazione sul territorio nazionale delle cosiddette “aree turistiche”. Ma stavolta l’aggregazione non si fonda sul metodo che aveva condotto alla legge del 1926, per il semplice fatto che è imposta dall’alto. Suvich stesso dichiara che è suo proposito applicare il principio dell’unificazione al fine di snellire l’amministrazione delle Aziende. Nel 1934 le competenze per il turismo, che si riassumono in un’intensa attività di propaganda, vengono trasferite a una Direzione generale del turismo, collocata presso il sottosegretario per la Stampa e la propaganda da poco istituito (che nel 1935 diverrà ministero per la Stampa e la propaganda e nel 1937 ministero della Cultura popolare) mentre la ricerca del consenso degli italiani al regime, mediante la pratica turistica, viene delegata ai compiti propri dell’Opera nazionale dopolavoro (Ond). La direzione generale del turismo: le funzioni del Commissariato vengono dunque trasferite da una Direzione generale del turismo che ha il compito di sovrintendere ogni forma di attività e di servizio turistico fino alla caduta del regime fascista. Il programma della nuova Direzione si presenta in chiara sovrapposizione con gli scopi e le finalità dell’Enit, al quale vengono dunque sottratti potere e autonomia, e che viene ridotto ad un organo esecutivo. Invece, per quanto riguarda le Aziende, definite troppo autonome, alleate dei podestà e ostaggio degli interessi locali, vengono ricondotte alle direttive centrali. Poiché la loro distribuzione disomogenea sul territorio nazionale non garantisce al governo un’uniformità d’intenti e di operato, nel 1935 Suvich riprende il suo progetto inattuato del 1932, di istituire dei comitati provinciali del turismo, e chiede ai prefetti di organizzarli e presiederli. I nuovi Enti provinciali del turismo (Ept) avranno sede presso i Consigli provinciali dell’economia corporativa ma saranno sottoposti direttamente alla Direzione generale del turismo. A partire dal 1936 il governo centrale dispone così di una rete amministrativa per il governo del turismo su base provinciale. Compito degli Ept sono il coordinamento delle Aziende autonome e delle associazioni turistiche, la

disciplina delle manifestazioni e della propaganda, lo studio dei problemi turistici provinciali, ovviamente sempre secondo le direttive del governo centrale. Non a tutti è ancora chiaro che i provvedimenti di Mussolini mirano invece a costruire un sistema turistico nazionale incentrato su uno stretto rapporto centro-periferia, indispensabile non solo per predisporre una propaganda che promuova il paese e il regime, ma anche il passaggio del turismo italiano da una partecipazione elitaria a una ben più vasta, popolare e fascista.

  1. Turismo e italianità Partecipare: Gli effetti della crisi del 1929 portano a una generale contrazione del movimento turistico internazionale; gli Stati Uniti, la Francia e il Regno Unito, che più avevano alimentato i flussi turistici verso l’Italia, creano barriere protettive e intensificano la propaganda per il turismo interno. Secondo le linee programmatiche dettate da Fulvio Suvich, la diffusione della pratica del turismo tra la popolazione italiana deve essere incoraggiata direttamente dal Partito nazionale fascista. La diffusione del turismo tra i giovani è affidata all’Opera nazionale balilla, procede inoltre alla costruzione di Case della gioventù italiana del Littorio, funzionanti come ostelli. L’organizzazione del turismo degli adulti è invece assegnata all’Opera nazionale dopolavoro, un’organizzazione con scopi ricreativi introdotta inizialmente da Costanzo Ciano per i dipendenti del suo ministero delle Comunicazioni e successivamente estesa a tutti i lavoratori. L’organizzazione diviene subito capillare anche perché assorbe in modi diversi le attività di tutte le forme associative sorte in età liberale. Anche gli organi a stampa di tali associazioni vengono controllati, spenti o assorbiti. Fondamentale è l’uso del treno come mezzo di trasporto. Per iniziativa di Costanzo Ciano, vengono attivati i treni popolari, che effettuano corse speciali a prezzi bassi. Il programma di visite, raduni ed escursioni rispetta anche il calendario annuale di festeggiamenti nazionali predisposto dal regime. Le escursioni di massa colpiscono favorevolmente i partecipanti con la dimostrazione di una solidarietà fraterna tra tutti i dopolavoristi. Il Dopolavoro è infatti un’istituzione mediatrice, che appare come un servizio di assistenza sociale del capitalismo avanzato, che sostiene un settore bisognoso della popolazione, distribuendo verso il basso i vantaggi di una società che sta andando verso i consumi si massa. Anche i pellegrinaggi a luoghi di culto cattolico, importanti centri di devozione popolare, divengono meta delle gite del Dopolavoro. Nel 1934 nasce l’Opera romana pellegrinaggi con lo scopo di fornire assistenza a coloro che intendono mettersi in cammino verso i principali santuari in Italia e all’estero (i cui sviluppo saranno meglio visibili dopo il secondo conflitto mondiale). L’Italia turistica del fascismo: Al generico programma di bonifica turistica lanciato a metà anni venti, fa seguito una riorganizzazione dell’offerta esistente, secondo una diversificazione che sia capace di rispondere tanto alla domanda internazionale quanto a quella interna. Viene prestata attenzione alle località già note a livello internazionale (esempio Salsomaggiore, Lido di Venezia). A questo fa seguito la creazione di località sulle Alpi di nuova concezione; poi viene curata l’organizzazione di una ricettività nei possedimenti d’oltremare per motivi funzionali, ma anche propagandistici; viene fatto uno sforzo di adeguamento dell’offerta di destinazioni su scala provinciale e regionale alla domanda dopolavoristica sostenuta dalla Stato. Nel 1930 il senatore Giovanni Agnelli e il figlio Edoardo danno vita alla Società incremento del Sestriere. Ai primi del Novecento, al Sestriere vive solo una famiglia di cantonieri stradali. Questi avviano la costruzione del Baraccone, un alberghetto di venti camere con ristorante. Nel 1929 la struttura viene ampliata. È su questa iniziativa che si innesta il progetto degli Agnelli. Sestriere inaugura una seconda generazione di località alpine progettate e costruite dal nulla. Sestriere infatti è costruita per essere una stazione invernale capace di attirare, per la modernità e la classe delle sue strutture, una clientela internazionale di alto livello e che, per la sua vicinanza a Torino e la facilità delle comunicazioni, è raggiungibile anche dai ceti medi e popolari. Nel corso degli anni Trenta vengono impiantate 4 funivie. La politica promozionale aggiunge grandi competizioni di sport invernali. Il fascismo definisce grandiosa l’iniziativa di Agnelli, che ha dotato il Piemonte di un moderno centro turistico. Fra tutte le città della penisola l’attenzione del regime si concentra su Roma. Sempre più intensi gli scambi tra Germania e Italia. Prima degli anni trenta i nazionalsocialisti tedeschi organizzarono veri e propri viaggi di studio per valutare le conquiste del fascismo. Con Hitler al potere, lo scambio turistico tra i due paesi s’intensifica ulteriormente. Non sono solo i dirigenti a viaggiare, ma anche ricercatori, studenti, funzionari statali, impiegati e operai le cui visite sono occasioni per azioni propagandistiche. Hitler fonda la Kraft durch Freude (KdF), letteralmente la “forza mediante la gioia), un’organizzazione simile al Dopolavoro italiano. A partire dal 1937 ogni sforzo converge nell’allestimento dell’Esposizione mondiale, la cui organizzazione è fissata a Roma per il 21 aprile 1942. È dalla Direzione generale del turismo che si cerca di lanciare le campagne promozionali dell’evento, di organizzare il movimento turistico e di mettere in condizioni il paese di ospitarlo. Si cerca in particolare, anche su pressione dell’Enit, di stringere accordi con la Wagons-Lits – Cook. La Direzione generale avvia anche contatti con operatori privati. L’esposizione vuole essere l’occasione per mostrare al mondo i progressi compiuti dal regime anche nelle province. Qui si presentano difficoltà maggiori. Con l’istituzione degli Ept lo stato dispone di un canale non solo operativo, ma anche informatico delle reali condizioni del turismo nelle province. Alla fine degli anni trenta giungono al governo centrale le denunce delle criticità prodotte dagli effetti della crisi economia, dalle dinamiche attivate in periferia da un decennio di riforme istituzionali non comprese appieno e dall’inedito e talora artificiale movimento di viaggiatori creato dal Dopolavoro. La debolezza più evidente è la carenza, in certe località, di un’offerta alberghiera (il comparto dell’ospitalità ha ricevuto rarissimi interventi dello stato). Per favorire la costrizione di nuovi alberghi lo stato si limita a stabilire qualche esenzione fiscale e a decretare il vincolo di destinazione. Solo nel 1937 si procede alla riclassificazione delle strutture, operazione condotta con l’aiuto degli Ept.

ritrovi una sua fisionomia autonoma, che autonome ritornino le associazioni e che l’ordinamento amministrativo sia snellito. Qualche mese dopo, accogliendo sollecitazioni dell’incontro di Genova, il governo, guidato da Alcide De Gasperi (1881-1954), istituisce il Commissariato per il turismo, posto alle dirette dipendenze della presidenza del Consiglio e retto da un commissario nominato con decreto del capo dello Stato su proposta del capo del governo. L’Enit diviene organo esecutivo del nuovo Commissariato e riprende la sua attività. Intanto l’Assemblea costituente ha completato i suoi lavori e nella discussione in Parlamento il turismo è tratto solo marginalmente, nell’ambito dell’analisi degli art. 36 (il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite) e 117 (riguarda le competenze da attribuire alle regioni, tra le quali vengono inseriti il turismo e l’industria alberghiera): su questi presupposti, il governo repubblicano del dopoguerra, per scelta deliberata, non entra ne turismo e si limita a coordinare, tutelare e finanziare le attività e gli enti a esso preposti. Il primo impegno è la ricostruzione: Nel 1948 viene ricostruita la Sezione autonoma per il credito alberghiero e turistico (Sacat) presso la Banca nazionale del lavoro, anche se un decreto del 1946 toglie alla banca il monopolio voluto da Benito Mussolini e consente anche ad altri istituti di effettuare operazioni di credito alberghiero e turistico. La ripresa prende realmente il via solo nel 1949, quando, nell’ambito del piano Marshall, viene assegnato un contributo al settore turistico-alberghiero. L’esiguità dell’assegnazione è prova delle scelte operate a favore dell’industrializzazione del paese e non certo alla sua valorizzazione turistica. Inizialmente i contributi sono destinati alle strutture alberghiere di categoria più alta perché considerate più redditizie. Alla ricostruzione materiale si accompagna quella morale. Tutto il mondo dell’associazionismo riprende la sua attività: il Touring club italiano riparte con l’impegno di ricostruire il proprio corpo sociale. La sua attenzione è rivolta in particolare a educare i giovani alla conoscenza del paese mediante lo studio e il viaggio e a sollecitare il governo ad accelerare la ricostruzione delle infrastrutture per consentire il rilancio del turismo. Ritorno in Italia: Il turismo in Italia riparte già nel 1946. I primi turisti sono militari alleati di stanza in Germania, che a turno e in pullman vengono condotti in licenza in Italia. A questi seguono i parenti caduti in guerra, e poi i reduci. Seguono poi turisti francese e austriaci, ma i flussi più consistenti sono quelli americani e tedeschi. Venezia, Milano, Firenze, Roma e Napoli rappresentano le destinazioni più desiderate, essendo, tra l’altro, quelle sulle quali la propaganda del regime fascista tra le due guerre ha più insistito e investito. È questa una stagione breve e intensa che offre un’opportunità di rilancio a una società come la Ciga, specializzata nell’ospitalità di lusso. Già nel 1947 aumenta il suo capitale e a Venezia trasforma l’antica residenza del doge Gritti in un albergo di lusso. Nel 1959 acquista due alberghi di classe a Firenze: il Grand Hotel e l’Hotel Excelsior. Ma questo trend positivo per l’ospitalità di lusso duro solo fino ai primi anni Sessanta. Le strutture della Ciga sono adatte a ospitare solo il jet set internazionale del momento. Sulle frontiere italiane cominciano invece a premere visitatori di tono minore ma in numero sicuramente maggiore. La società europea nordoccidentale riprende infatti a fare vacanza con notevole rapidità. La ripresa del turismo in Europa: Il turismo europeo del dopoguerra eredita l’esperienza della democratizzazione degli anni Trenta. Sulle coste nordeuropee già sulla fine degli anni Trenta (a seguito dell’istituzione delle ferie retribuite) una prima partecipazione di famiglie operaie è stata coordinata dai sindacati o dai dopolavoro promossi dalle industrie. La guerra ha interrotto queste forme di organizzazione e, in attesa che si ragioni in termini di gruppi turistici e di tour operator, molti vacanzieri fanno da soli (ad esempio usano la bicicletta per raggiungere spazi periferici o a ridosso delle località già note e qui piantano tende in piena libertà. questa pratica si diffonde ancora di più grazie ai motocicli e inaugura una sorta di nomadismo. Sorgono così i primi campeggi. Tuttavia già nel corso degli anni Cinquanta l’aumento del benessere economico produce un corrispondente aumento di domanda di spiaggia, di mare e di sole. Il settore privato ricomincia così a gestire il movimento e da questo momento il fattore prezzi diviene un elemento centrale dell’intero sistema turistico. Per tutti gli anni Cinquanta in Europa si parte soprattutto in pullman ; questo mezzo offre la possibilità di visitare il continente e di godere del Mediterraneo a persone che non hanno la stessa disponibilità economica e la stessa attitudine al viaggio dei segmenti sociali più alti. Dalla Germania i flussi sono diretti soprattutto in Austria, sulle Alpi, verso il mare del Nord e il mar Baltico, ma già a partire dalla metà degli anni Cinquanta i tour operator tedeschi propongono anche l’Italia. La Germania del dopoguerra eredita un immaginario dell’Italia antico e articolato. Dall’Ottocento romantico essa rappresenta la classicità, l’arcadia, un paese ideale, sogno di una vita in armonia con la natura, semplice e primitiva, luogo della gioia di vivere e della libertà dei sensi. Sull’Adriatico i flussi di turisti d’oltralpe trovano accoglienza presso strutture sostanzialmente già pronte, allestite nei decenni precedenti per il turismo interno. Dopo qualche anno gli arrivi in pullman si aggiungono quelli in aereo, grazie alla possibilità di utilizzare l’aeroporto di Miramare, costruito tra le due guerre e militarizzato durante il conflitto. Nel 1962 le Aziende di soggiorno di Rimini, Cattolica, Bellaria e Riccione, la Camera di commercio e l’Ept di Forlì costituiscono una società per gestire l’attività aeroportuale e per lo sviluppo del traffico aereo. Tuttavia per tutti gli anni Cinquanta e Sessanta gli stranieri che arrivano in Italia in aereo sono una percentuale minima. Ai flussi stranieri si combinano quelli interni. Anche in Italia operatori e agenzie si organizzano a partire dalle città del nord. A Torino, nel 1953 apre l’agenzia di viaggi e turismo Franco Rosso. Dalla città piemontese i primi pullman sono diretti verso la Riviera ligure, le Alpi, la Sacra di San Michele; brevi tour della Svizzera o delle più importati città italiane. I pullman sono spesso noleggiati dalle aziende di trasporto che hanno concessioni di linee pubbliche. Per riuscire a riempirli gli operatori devono stringere accordi con le associazioni dopolavoristiche, i Circoli ricreativi aziendali dei lavoratori (Cral). Questi ultimi riescono a essere subito operativi sulla base dell’esperienza del Dopolavoro fascista e in molti casi si appoggiano a strutture ricettive predisposte tra le due guerre, in alcuni casi di proprietà delle stesse aziende.

Il cosiddetto turismo scoiale è un fenomeno raro e si diffonderà con caratteri peculiari solo dagli ultimi anni Novanta. Il turismo sociale è una categoria che diviene subito oggetto di un dibattito alimentato dagli effetti dell’esplosione di queste più o meno nuove forme di turismo, libero o organizzato in colonie, in camping, in villaggi turistici, in alberghi della gioventù. Esso nasce dall’esigenza avvertita dai poteri pubblici, ma anche da gruppi privati, di fare in modo che anche i cittadini con limitata disponibilità economica e i segmenti più deboli, come donne, anziani e giovani, possano accedere alla vacanza e viaggiare. Il turismo in questo caso si trasforma in servizio sociale e la spesa viene sostenuta in parte o internamente dalla collettività. Verso il sud: In Italia tra gli imprenditori, i professionisti e i quadri dirigenti provenienti dalle città industriali del nord si avverte la spinta per un contatto con la natura più diretto e il desiderio di vacanze più defilate. Il nuovo senso di libertà si combina alla necessità di recuperare lo stress dell’impegno lavorativo, richiesto dal ritmo frenetico di ricostruzione del paese. Già nei primi anni Cinquanta riprende la domanda di imbarcazioni da diporto. La ripresa del diportismo è accelerata anche dall’introduzione di nuovi materiali e motori. Contemporaneamente le piccole isole di Pantelleria, Ustica, Ventotene, le Tremiti, le Eolie cominciano a liberarsi dell’immaginario di isolamento. Negli anni Cinquanta i continentali e gli stranieri scoprono Alghero, proprio per la semplicità della sua offerta e per il valore naturalistico del suo territorio. Si sviluppa così la prima vera attrezzatura ricettiva; nel 1950 apre un primo piccolo albergo, al quale seguono altri. Nella generale accelerazione dell’economia, il sud Italia si allontana ancora di più dalle aree urbane e industriali europee: negli anni Cinquanta riprende l’emigrazione, stavolta verso le aree del nord Italia e la Germania, il Belgio e la Svizzera. L’urgenza di un intervento straordinario nelle regioni meridionali diviene subito una proposta politica. Tra il 1949 e il 1950, il governatore della Banca d’Italia contratta con la Banca mondiale l’erogazione di prestiti per l’attuazione di un organico piano di sviluppo del sud Italia. Nel 1950 è istituita la Cassa del Mezzogiorno, destinata a sostenere investimenti nelle regioni meridionali. A questa si aggiunge un fondo di rotazione istituito con la legge 691/1955 che consente al Commissariato per il turismo di concedere prestiti a tassi inferiori a quelli di mercato. Fiat, Montecatini, Pirelli, altre imprese italiane localizzate a nord e le principali banche italiane aderiscono ai programmi di sviluppo predisposti dal governo, che nel sud punta a realizzare soprattutto infrastrutture. Oltre a godere di agevolazioni fiscali, gli imprenditori che intendono investire nelle regioni meridionali sono incoraggiati e appoggiati da mediazioni politiche. Ben presto, infatti, il controllo della spesa è sottratto al Parlamento e gestito dallo spazio politico, che se si rivelerà fondamentale per penetrare in certi tessuti comunitari, in molti casi sarà portatore di clientelismo e corruzione. È così che nel 1953 la famiglia di industriali piemontesi Rivetti si innesta in Basilicata, a Maratea, realtà difficile poiché la località ha rotto il suo isolamento di territorio demaniale solo nel 1895 quando è stata aperta la ferrovia Battipaglia- Reggio Calabria. Negli anni Trenta è però entrata in crisi profonda, dovuta al blocco dell’immigrazione sancito dagli Stati Uniti nel 1924 e dalla fine dell’esportazione sui mercati americani del cedro. Finita la guerra l’emigrazione riprende subito, stavolta verso il nord. L’arrivo dell’industria si rivela ben presto un fallimento. Stefano Rivetti progetta un vero e proprio lancio turistico del paesino lucano. Nel 1961 costituisce il Consorzio per il nucleo di sviluppo industriale del Golfo di Policastro, con un programma di ampliamento delle vie di comunicazione esistenti e immaginando il collegamento di Maratea con l’Autostrada del Sole. Progetta, e in parte realizza, un complesso sportivo con piscine, campi da golf e da tennis; prevede la costruzione di un porto diportistico che sia tappa per le crociere che dalle già famose località del golfo di Napoli (Sorrento, Capri e Ischia) navigano verso le Eolie. L’esperienza di Rivetti si esaurisce a metà degli anni Sessanta: alle forti pressioni della sinistra locale, che denuncia l’impunità dei danni arrecati all’ambiente dagli scarichi industriali delle fabbriche, si aggiunge la denuncia di un vasto clientelismo condotto dagli esponenti politici della Democrazia cristiana, tra i quali il ministro Emilio Colombo, originario di Potenza, che qui ha il collegio elettorale. Le regioni meridionali per tutti gli anni Cinquanta non sono in condizioni di rispondere alla domanda di sole e mare espressa dalle società nordeuropee.

  1. La massificazione nel Mediterraneo Il turismo delle cinque S: Sea, sun, sand, sex e spirit (mare, sole, sabbia, sesso e alcol). Su questa combinazione è stato costruito l’immaginario della vacanza al mare ne dopoguerra, avente come scenario la spiaggia, concepita come paradiso, luogo ideale al quale le spiagge reali del Mediterraneo rapidamente si adeguano. Dal Pacifico meridionale e dalle spiagge tropicali proviene l’idea di spiaggia come paradiso (esempio Hawaii). Tuttavia la cultura elaborata dagli americani nelle isole del Pacifico resta forte e giunge nel dopoguerra anche in Europa, tanto da far parlare di polinesificazione della vita da spiaggia anche sul Mediterraneo. Facendo leva su questo immaginario, tour operator inglesi, tedeschi, scandinavi, olandesi operano secondo un modello sostanzialmente standardizzato grazie al quale riescono a costruire un’industria della vacanza che assumerà dimensioni colossali. Nel corso degni anni Sessanta la crescita massiccia di comanda di turismo balneare porta alla nascita di vere e proprie città di vacanza (esempio Bibbione e il Lido di Jesolo). La costa adriatica che va da Grado in Friuli-Venezia Giulia ad Ancona nelle Marche offre 380 km di turismo balneare. Se il Lido di Venezia e Lignano Sabbiadoro sono mondane, Grado e Bibbione accolgono famiglie con bambini, Jesolo e Riccione offrono attrazioni ludiche. Sulle coste romagnole inizia l’offerta di divertimenti. Aprono gli acquari che propongono esibizioni di delfini come a Riccione e a Cesenatico e sul modello del californiano Disneyland aperto nel