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storia del turismo, prof. pasini, cattolica brescia
Tipologia: Appunti
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Il turismo è una disciplina con una dignità economica sociale e culturale ed è oggetto di una riflessione etica autonoma. Le tematiche principali legate all’etica del turismo sono: Problema morale legato all’equità degli scambi commerciali Problema legato alla distribuzione delle risorse Tema legato allo “scambio” in senso anche culturale Tema legato alla sostenibilità ambientale con il rapporto che si deve instaurare tra uomini e natura L’etica del turismo è dotata di un codice di 10 articoli varato una ventina di anni fa (1999), adottato dalla Unite Nation Word Tourism Organization (UNWTO), l’organizzazione mondiale del turismo, agenzia specializzata delle Nazioni Unite, che si occupa di turismo scolastico, educativo, istituzioni locali di promozione turistica, promozione e comunicazione turistica. Il codice mondiale di etica del turismo è un documento che viene considerato soft low ossia considerato non vincolante per gli Stati membri dell’Organizzazione, è una sorta di raccomandazione con valore morale, un invito ad essere rispettato, il suo mancato rispetto è politicamente riprovevole anche se non sanzionabile. Ha però un impatto al momento della definizione delle norme e dei comportamenti in generale. Viene suddiviso in 10 capitoli: Articolo 1 Il contributo del turismo alla comprensione e al rispetto reciproco tra i popoli e le società Articolo 2 Il turismo quale mezzo di soddisfazione individuale e collettiva Articolo 3 Il turismo quale fattore di sviluppo sostenibile Articolo 4 Il turismo quale mezzo per utilizzare il patrimonio culturale dell’umanità e per contribuire al suo arricchimento Articolo 5 Il turismo quale attività vantaggiosa per i paesi e le comunità di accoglienza Articolo 6 Obblighi degli operatori dello sviluppo turistico Articolo 7 Diritto al turismo Articolo 8 Libertà di spostamenti turistici Articolo 9 Diritti dei lavoratori e degli imprenditori dell’industria turistica Articolo 10 Applicazione dei principi del Codice Mondiale di Etica del Turismo ARTICOLO 1 Mette l’accento sui valori che dovrebbero essere alla base di tutte le normative nazionali e regionali.
all’ambiente locale; si asterranno dall’effettuare qualsiasi traffico di droga, armi, oggetti d’antiquariato, specie protette nonché di sostanze e prodotti pericolosi o proibiti dalla normativa nazionale.
Il corso in Storia del Turismo, che cercherà di costruire un profilo di lungo periodo seguendo un taglio economico, si propone come primo obiettivo di evitare alcune «trappole cronologiche» (David Wilson, 1993).
Definizione di turismo data dall'Organizzazione Mondiale del Turismo dell'Onu UNWTO (http://media.unwto.org/content/understandingtourism- basic-glossary): Il turismo è un fenomeno sociale, culturale ed economico che implica il movimento di persone verso nazioni o luoghi esterni al loro ambiente usuale, per ragioni personali o professionali. Queste persone sono definite visitatori (possono essere sia turisti che escursionisti, residenti o non residenti). Il turismo ha quindi implicazioni sull’economia, sull’ambiente naturale e edificato, sulle popolazioni locali delle località di destinazione e sui turisti stessi. A seguito di questi molteplici impatti, l'ampia gamma e la varietà dei fattori di produzione necessari per produrre i beni e i servizi fruiti dai visitatori e l'ampio spettro di soggetti coinvolti o interessati dal turismo, vi è la necessità di un approccio olistico allo sviluppo, alla gestione e al monitoraggio del turismo. Questo approccio è fortemente raccomandato, al fine di formulare e attuare politiche nazionali e locali per il turismo, nonché gli accordi internazionali necessari o altri processi in materia di turismo.
L’aumento del reddito pro capite (curva di Engel). Maggiore disponibilità di tempo libero. IL REDDITO o La spesa turistica diventa importante solo quando il reddito supera una certa soglia, che varia da Paese, epoca, tipo di turismo. o L’industrializzazione e l’aumento del reddito nazionale hanno ampliato le fasce sociali in grado di raggiungere tali soglie, permettendo così la crescita del settore. o Uno dei primi tentativi di spiegare la crescita del consumo di servizi turistici consistette nel collegarla alla curva di Engel, il quale nel 1857 ha pubblicato uno studio in cui si afferma che «più povera è una famiglia maggiore sarà la proporzione della sua spesa totale destinata all’acquisto di generi alimentari e più ricca è una nazione, minore sarà la proporzione di generi alimentari nella spesa totale». o Questa regolarità statistica, che lega la domanda di beni al reddito dei consumatori, è stata utilizzata per spiegare il declino del settore agricolo a favore di quello industriale e successivamente per dare conto dell’aumento dei servizi, all’interno dei quali si trova il turismo, a scapito delle industrie. o Il cambiamento nella composizione della spesa è trainato dalla diversa elasticità della domanda rispetto al reddito, che caratterizza i servizi rispetto all’industria e all’agricoltura, in particolare i servizi turistici presentano un’elasticità elevata, aumentando in modo più che proporzionale a fronte di un incremento del reddito. o Questo approccio è stato criticato sotto diversi punti di vista, ma è da sottolineare il fatto che il turismo moderno, nato sicuramente come bene di lusso, nel secondo dopo guerra si sia trasformato in un bene normale, se non addirittura di prima necessità. o La nascita del turismo di massa ha quindi prodotto non solo l’aumento generalizzato dei consumi turistici, ma anche una notevole segmentazione del mercato, una differenziazione dell’offerta turistica mirata a fasce precise di consumatori. o Altri fattori determinanti la grande esplosione turistica del secondo dopoguerra sono: L’urbanizzazione in quanto generatore del desiderio di vacanza. I prezzi relativi, che nel caso del turismo internazionale, comprendono anche gli effetti legati a svalutazioni o rivalutazioni della moneta.
o Tutte le trasformazioni del settore turistico sono precedute da radicali mutamenti nelle modalità di impiego del tempo libero, anzi il processo che ha portato al turismo di massa può essere descritto come una lenta conquista del diritto al tempo libero, da parte del ceto medio prima e della classe operaia poi. o Presso gli Antichi Romani il tempo libero è dato da uno stato, condizione sociale, e viene rivendicato come un diritto da parte di uomini destinati per nascita e posizione sociale alle più alte cariche sociali e politiche. Solo al cittadino nobile, costretto a farsi carico della tensione e degli affari pubblici è riconosciuto il diritto all’otium. o Nell’Alto Medioevo l’ozio viene percepito come la causa dei vizi umani, perdendo quindi anche presso le classi agiate quella dignità che la cultura classica gli ha in passato attribuito; questo provoca il progressivo abbandono di gran parte delle attività sociali ricreative, fatta eccezione per quelle di significato religioso, infatti in tale epoca, tra le tante forme di turismo che i popoli antichi hanno praticato, sopravvive solamente il pellegrinaggio. o Nel Basso Medioevo le varie espressioni del tempo libero riacquistano un loro spazio nella vita di ogni giorno e si comincia a distinguere tra pratiche lecite e non, reintroducendo una dimensione ludica nella vita quotidiana degli uomini. o Fra il Trecento e Quattrocento comincia anche quel lento processo di secolarizzazione che separa la dimensione religiosa dall’organizzazione della vita di tutti i giorni; ritornano così di moda antiche forme turistiche, come i soggiorni termali. o Nel Settecento – in piena rivoluzione industriale – solo all’ozio degli aristocratici è riconosciuto un valore sociale, mentre ai poveri non è riconosciuta la levatura morale necessaria per gestire in modo appropriato il loro tempo libero, di conseguenza i passatempi dei poveri, relegati al regno della dissolutezza, devono essere contenuti. o I divertimenti popolari vengono spesso guardati con ostilità e osteggiati da predicatori, datori di lavoro, magistrati: facendo leva proprio sull’immoralità dei divertimenti dei poveri, gli industriali inglesi, una volta introdotto il regime di fabbrica, cercano di contrastare le riduzioni dell’orario di lavoro, continuando a sostenere che i lavoratori non hanno la preparazione morale e culturale, per poter trarre giovamento dall’ozio. o La conquista del tempo libero è quindi per il ceto operaio anche una lotta per il proprio riconoscimento morale. o Sino alla rivoluzione industriale non vi è una netta separazione tra tempo libero e tempo dedicato al lavoro, tanto che secondo alcuni studiosi (Dumazedier) è sbagliato usare questo termine per le società preindustriali, mancando in esse due condizioni essenziali del tempo libero moderno: È solamente con la Rivoluzione Industriale che le attività sociali hanno cessato di essere regolate interamente dagli obblighi rituali della comunità e almeno il lavoro e il tempo libero sono sfuggiti ai riti collettivi. Il lavoro professionale si è staccato dalle altre attività e la sua durata è fissata con un limite arbitrario, non regolato dalla natura. o In realtà nella fase iniziale dell’industrializzazione il tempo libero è davvero poco. o Il monte ore annualmente dedicato al lavoro dipende dalla durata della giornata lavorativa, dalle giornate di ferie retribuite e dalla presenza di feste nazionali: l’interazione di questi tre elementi è all’origine della progressiva riduzione del tempo di lavoro, che dalla fine dell’Ottocento si è verificata in tutti i Paesi industrializzati, seppur con differente intensità o La riduzione dell’orario giornaliero va collocata nella seconda metà dell’Ottocento, come risultato congiunto della diffusione dei sindacati e del progressivo affermarsi del suffragio universale,
principali Paesi europei cominciano a dotarsi di organismi nazionali per la promozione turistica. o Nel 1919 in Italia nasce un organismo nazionale di promozione del turismo, ENIT (Ente Nazionale per le Industrie Turistiche), il quale si impegna su tre fronti fondamentali: Attività di propaganda all’estero con la creazione di diversi uffici di informazione nei Paesi stranieri e costituzione di una catena di agenzie di viaggio. Creazione di scuole alberghiere. Predisposizione di un sistema di statistiche turistiche nazionali. o Per concludere un’ultima funzione specifica dello stato nel settore turistico è la protezione delle risorse naturali e artistiche attorno alle quali spesso vengono costruiti i prodotti turistici. IL CONTRIBUTO DELL’ASSOCIAZIONISMO o Due contributi fondamentali sono forniti dalle associazioni: Hanno contribuito a creare un mercato: l’amore per i viaggi, la conoscenza della montagna e del mare, la sensibilità per le opere artistiche sono prerequisiti importanti per la formazione di una domanda di servizi turistici ed essi sono creati progressivamente dal mondo dell’associazionismo. Hanno migliorato l’offerta dei privati arricchendo la vita sociale delle località turistiche con proposte aggiuntive per il tempo libero. Soprattutto dove mancano le condizioni economiche affinché i privati sviluppino un’offerta di servizi ricreativi, l’impegno di numerose associazioni per il tempo libero o sportive, ha contribuito a rendere più gradevole e attraente il soggiorno ai turisti. Inoltre, l’associazionismo, soprattutto ambientalista, ha contribuito alla tutela delle risorse alla base dello sviluppo turistico. o Il settore turistico quindi, sembra più di altri influenzato dalla presenza di un ricco tessuto istituzionale, di cui fanno parte sia lo stato e gli enti locali, sia il mondo del no-profit; questa presenza è tanto più importante, quanto più si va alla ricerca di un turismo ad alto valore aggiunto da un lato o di un turismo soft, cioè a basso impatto sociale e ambientale, dall’altro.
Il cambiamento delle mode relative alle vacanze ha segnato una parallela evoluzione dell’andamento economico delle località turistiche. Questo aspetto ciclico è stato colto attraverso il cosiddetto modello del ciclo di vita (Butler, 1980), con l’obiettivo sia di offrire un’interpretazione delle fasi di ristagno dei centri di vacanza che fornendo delle indicazioni operative.
capitali locali non sono sufficienti interverranno gli investimenti di società esterne specializzate. Questa fase, momento d’oro di una località turistica, presenta numerose insidie, poiché, se non interviene un controllo locale e nazionale, l’ondata di investimenti può causare il deterioramento delle risorse naturali del luogo e privarlo di quelle caratteristiche che ne costituiscono l’attrattiva.
Che il turismo possa svolgere una funzione importante nell’economia di un Paese è già emerso nelle riflessioni dei pensatori economici del Settecento: particolarmente significativi sono i casi italiano e spagnolo, perché in entrambi i Paesi il turismo ha contribuito fortemente al pareggio della bilancia dei pagamenti in anni cruciali per l’industrializzazione. Il positivo esempio dei Paesi del Mediterraneo ha contribuito a diffondere la convinzione che il turismo possa diventare un importante volano per la crescita economica dei Paesi in via di sviluppo, proprio perché esso si presenta come un possibile servizio da esportare in un contesto in cui l’avvio del processo di industrializzazione stimola l’aumento dell’importazione di macchinari e di beni di consumo finali. A tale speranza, nella seconda metà del Novecento, si sono affidate sia le organizzazioni internazionali, sia i nuovi governi dei giovani stati africani e asiatici, sorti al termine del processo di decolonizzazione. La capacità del settore di portare nei Paesi poveri valuta pregiata non esaurisce però le problematiche del suo impatto sull’economia; una delle critiche abitualmente rivolte al settore nei Paesi poveri è quella di generare un flusso di importazioni talmente elevato da neutralizzare l’effetto positivo sulla bilancia dei pagamenti. Se un Paese è costretto a importare tutto ciò che serve per fornire i servizi di intrattenimento e ospitalità ai turisti, allora il suo impatto complessivo sull’economia rischia di non essere positivo. Per meglio indagare su questi aspetti si ricorre al concetto di moltiplicatore: quello più comunemente usato è il moltiplicatore del reddito, che misura l’incremento del reddito (salari, profitti) verificato nell’intera economia come risultato di un cambiamento nel livello o nella distribuzione della spesa turistica. Quando si calcola tale moltiplicatore in Paesi in cui un’elevata percentuale di stabilimenti e lavoratori è straniera occorre ridurre il reddito prodotto per tenere conto dei salari e profitti che vanno all’estero. Il reddito che non è stato rimpatriato deve poi essere riutilizzato nell’analisi per tenere conto dell’effetto
Rappresentano nell’immaginario collettivo il momento della serenità, il modo per staccarsi dai rumori e dalle ansie dei ritmi cittadini. Si diffondono a partire dal I secolo A.C, quando Roma è già la capitale frenetica e multietnica di un grande impero. Tale vacanza è in perfetta sintonia con entrambe le filosofie dominanti: o Epicureismo, secondo cui il mondo è senza scopo e ogni cosa è affidata al caso, l’uomo non può avere altro fine che fuggire il dolore e cercare il piacere. Quello a cui fa riferimento Epicuro è il piacere dell’anima, il solo che l’uomo può stabilmente possedere; si tratta del piacere dello studio, dell’amicizia disinteressata, dell’ozio e della pacata conversazione. La villa in campagna diventa la proiezione del Giardino di Epicuro. o Stoicismo, secondo cui la virtù è la fonte della libertà dell’uomo: si può godere di una perfetta libertà purché ci si emancipi dai desideri mondani e quindi una vita appartata diventa l’ideale stoico. La vacanza nella villa di campagna rimanda a una visione pacata di villeggiatura, a metà tra ozio e lavoro. Le ville sono attrezzate per ogni tipo di attività fisica e di cura del corpo: giardini per le passeggiate, vasche con acqua fredda, tiepida e calda per fare il bagno e prendere il sole, sferisterio per il gioco della palla, a volte un ippodromo. La campagna è soprattutto il rifugio delle persone mature. VACANZE AL MARE La vacanza ha come scopo il divertimento sfrenato. Nella seconda metà del I secolo a.C. sulla costa campana vi sono i centri di villeggiatura più famosi: Baia, Pozzuoli, Bauli, Miseno. Queste località marittime sono anche dei centri termali; quello che viene proposto è un prodotto che associa alla presenza del mare numerosi stabilimenti termali. Il centro della vita mondana sono le ville private, dove abitualmente si tengono cene, feste e spettacoli. I luoghi del divertimento collettivo sono rigidamente privati e si accede su invito; l’aristocrazia romana, compresi gli imperatori, intraprendono una sorta di sfida per la costruzione della villa più grande e magnificente. VIAGGI CULTURALI Verso la fine del II secolo a.C. si sviluppa un movimento turistico di tipo culturale. I paesi orientali, e la Grecia in particolare, sono meta di una corrente turistica alimentata da letterati, artisti e uomini politici. Le località preferite sono le città monumentali (Alessandria, Efeso, Rodi) e le famose scuole di Alessandria, della Grecia e dell’Asia Minore. Fattori di sviluppo del turismo I fattori che hanno reso possibile lo sviluppo del turismo nell’Antica Roma sono:
Fra le abitudini romane la passione per le terme merita una trattazione dettagliata perché sopravviverà a lungo accompagnando la nascita del turismo moderno. L’efficacia delle acque termali nella cura delle malattie è ben nota nell’Antica Grecia. I romani apprendono dai greci l’uso delle acque termali, ma l’aspetto più interessante dell’esperienza romana è la progressiva diffusione del termalismo mondano, legato al benessere del corpo piuttosto che alla cura delle malattie, e dissociato da componenti religiose. A partire dal II secolo a.C. si diffonde la moda dei bagni pubblici (170 nella sola città di Roma). La moda delle terme permette al regime imperiale di abituare ad una maggiore igiene la gran parte della popolazione, visto che il bagno diventa un momento di svago accessibile anche ai più umili. Il bagno è un piacere e allo stesso tempo una cura per il corpo: le terme sono affiancate da palestre attrezzate per la ginnastica, per i vari tipi di giochi, per la lotta. Terminata l’attività sportiva si passa alla sauna e poi al bagno, prima in acqua calda e poi fredda. Con la diffusione del Cristianesimo si chiude l’epoca dei bagni: alla cura del corpo e al mito della bellezza si sostituisce il primato dello spirito e si afferma la mortificazione della carne. La decadenza di questo svago può essere inserita in quel generale fenomeno di ruralizzazione della vita quotidiana, che ha caratterizzato i secoli successivi alla scomparsa dell’Impero Romano. Il bagno ai fini terapeutici o di divertimento sopravvive tra le classi popolari. Le fonti non hanno più una centralità dello spazio urbano. È probabilmente proprio questa permanenza del rito del bagno nelle tradizioni popolari, che ha reso possibile la sua riscoperta nel tardo Medioevo. Solamente a partire dal XIII secolo prima la religione, poi la medicina, rivalutano questo antico costume romano. La religione lentamente fa propria questa pratica arricchendola del simbolismo cristiano: la cura del corpo viene identificata con la purificazione dell’anima e i riti termali diventano il simbolo dell’espiazione dei peccati. Contemporaneamente le proprietà terapeutiche delle acque termali sono rivalutate. Nel corso del Trecento compaiono anche trattati medici sugli effetti benefici delle cure termali: progressivamente le stazioni termali tornano a far parte delle pratiche sociali lecite, con una funzione completamente trasformata rispetto all’epoca romana, non più luoghi di piacere e di ritrovo, ma di terapia, nei quali i ritmi di vita sono scanditi dalle prescrizioni mediche.
In assoluto la prima forma di turismo a essere praticata è stata probabilmente il viaggio a scopo religioso: o forme di pellegrinaggio sono presenti nelle civiltà antiche; secondo antropologi e archeologi i viaggi a scopo religioso sono già in uso nelle società tribali di tutti i continenti;
responsabili della cattedrale avviano un intervento di ristrutturazione per adeguarsi al nuovo gusto barocco; da allora pur con un andamento ciclico la fama di Santiago non si è mai offuscata completamente.
Tra il XII e il XIII secolo si assiste all’apogeo del pellegrinaggio cristiano o sia perché coinvolge una massa crescente di fedeli o sia perché questa pratica acquista un forte prestigio sociale. Nel contesto di primato assoluto della chiesta nell’elaborazione concettuale della società medievale, il pellegrinaggio non è solamente una pratica religiosa, ma un’istituzione, che in quanto tale gode del riconoscimento sociale: il pellegrino intraprende il suo viaggio con l’approvazione di tutta la società e la tutela delle leggi dell’epoca. Prima di partire può redigere il suo testamento nel quale sceglie gli eredi e gli amministratori dei suoi beni e indica la durata della sua assenza superata la quale è considerato morto. Le leggi di vari stati, inoltre, puniscono con particolare severità chi deruba i viaggiatori, prevedendo, anche, delle sanzioni ecclesiastiche. Il pellegrinaggio è anche una delle pene inflitte dai tribunali civili verso chi commette peccati contro la Chiesa, poiché presenta molti vantaggi tenendo il condannato lontano dalla città e non costando nulla alla comunità. Quello medievale è un pellegrinaggio penitenziale, poiché chi intraprende questo viaggio è motivato dal desiderio di espiare i propri peccati e riguadagnarsi la salvezza eterna (la nascita del Purgatorio). o Il primo caso di pellegrinaggio penitenziale è narrato nella genesi, quando Abramo viene invitato a lasciare il suo paese. o La sua manifestazione più particolare sono le crociate nel Medioevo, le quali, dandosi come obiettivo quello di eliminare gli infedeli, sono in netto contrasto con la dottrina cristiana che punisce chi uccide un altro uomo, anche se in guerra; la formula per superare tale contraddizione è di Innocenzo II, il quale, nel concilio lateranense del 1215 afferma che le spedizioni contro i vili infedeli sono fonte di indulgenza. o Dalla fine del VI secolo all’inizio del VII, il pellegrinaggio penitenziale si diffonde rapidamente nell’area che oggi corrisponde ai paesi evangelizzati. o I tribunali dell’inquisizione dal XIII secolo, impegnati nella persecuzione dell’eresia, ricorrono frequentemente al pellegrinaggio, soprattutto in Terra Santa, come pena accessoria o commutazione della pena. o Nel IX secolo compaiono le prime guide, la più conosciuta delle quali è l’Itinerario di Einsiedeln, che riporta ai luoghi di devozione. o Dal XII secolo cominciano a comparire guide più complete. o La grande epoca dei pellegrinaggi medievali termina nel Trecento, quando non vengono più imposti per sentenza e i viaggi uniscono ai motivi religiosi quelli culturali di puro piacere; i pellegrini si trasformano in semplici viaggiatori, mentre la società europea inizia il percorso di secolarizzazione. o Nei secoli successivi il pellegrinaggio perde progressivamente l’appoggio delle istituzioni, in un primo luogo ecclesiastiche, poi del mondo culturale e dello Stato. o Nel Cinquecento i maggiori nemici di questa pratica sono i protestanti, secondo i quali in questo modo si sottrae troppo tempo al lavoro e si incentiva il mercato delle indulgenze. o Nel Seicento e Settecento la stessa chiesa cattolica ridimensiona il fenomeno e frena il moltiplicarsi di reliquie e presunti eventi miracolosi: il pellegrinaggio nelle forme in cui si è sviluppato nel Medioevo, non si concilia più con il nuovo mondo dell’Illuminismo e della rivoluzione industriale; in quest’ottica di rendere compatibile la pratica religiosa con la nuova organizzazione della società e dell’economia, i pellegrinaggi diventano viaggi di tutti i giorni verso santuari più vicini e sostituendo la componente spirituale di avvicinamento a Dio, alla compravendita delle indulgenze.
Numerosi sono stati i luoghi, che nel corso della storia hanno assunto un ruolo di rilievo nella mappa dei viaggi religiosi. Le caratteristiche fondamentali di questo tipo di turismo sono: o la longevità perché tra le tante forme di turismo questa nel corso dei secoli ha mantenuto intatte le sue caratteristiche originarie o il successo di una nuova meta di pellegrinaggio richiede sia la formazione spontanea di una forte devozione popolare, sia la programmazione di precisi interventi da parte delle istituzioni religiose. o In genere la scoperta di una nuova meta di pellegrinaggio è legata al verificarsi di un evento straordinario e in parte casuale, come il ritrovamento di reliquie, apparizioni, sepoltura di un religioso di grande prestigio. Per molti secoli il ritrovamento di reliquie ha un ruolo di primo piano tra questi eventi straordinari, che spesso sono inventate o falsificate, in quanto aumentano il prestigio dei santuari e attirano un numero crescente di pellegrini, dando un significativo impulso all’economia del luogo. o Una seconda categoria di eventi è la morte di un religioso che in vita ha acquisito fama. o Nel tardo Medioevo il pellegrinaggio alle tombe dei santi è sostituito dalle visite alle statue miracolose e dalle apparizioni di Maria.
Fra i pellegrinaggi cristiani, quello del 1300 che ha portato a Roma migliaia di fedeli, in occasione dell’anno santo, assume un significato particolare. Nel XII e XIII secolo i papi aumentano il numero di indulgenze concesse ai pellegrini che visitano le chiese di Roma; viene concessa l’indulgenza plenaria a chi partecipa alle crociate. Papa Bonifacio VIII proclama il primo giubileo nel 1300, preceduto da numerosi lavori per la sistemazione delle strade di accesso a Roma allo scopo di facilitare l’arrivo di personaggi importanti e richiamando in Italia circa 200 mila fedeli. Il primo giubileo assume un forte significato politico: viene proclamato in una fase di grandi tensioni fra chiesa, che vuole affermare il suo potere spirituale universale sull’autorità dei regnanti europei, e i nascenti stati nazionali. Il giubileo del 1300 segna un trionfo del papato medievale, da cui Bonifacio VIII trae nuova fiducia nella propria potenza e visione teocratica. Il grande afflusso di visitatori pone seri problemi organizzativi, soprattutto per l’approvvigionamento di cibo, in qualche modo garantito imponendo ai piccoli centri urbani dei dintorni di Roma di inviare giornalmente pane nella capitale e ai pellegrini di portare con sé una certa quantità di alimenti. Tuttavia, il giubileo è stato un grande affare per osti, banchieri, speziali e pittori. 1350, papato di Clemente VI, secondo giubileo. Compare una prima significativa differenziazione di censo: mentre i poveri si muovono in gruppi numerosi per motivi di scurezza e per rendere più piacevole il viaggio, i ricchi cercano soluzioni più confortevoli e spesso evitano il pellegrinaggio inoltrando domanda di dispensa al papa in cambio di un esborso monetario. 1450, importante giubileo proclamato in un momento di debolezza della chiesa cattolica, uscita da un secolo di lotte interne che ne hanno indebolito il prestigio spirituale e l’autorità nei confronti dei sovrani europei. Durante il papato di Nicola V si fissa in 25 anni l’intervallo tra un giubileo e l’altro, concedendo inoltre il potere di rilasciare l’indulgenza plenaria ad alcune chiese di altri stati in cambio di spartizione dei proventi raccolti. I giubilei della prima metà del ‘500 risentono della riforma protestante, che cerca di dare risposte ad un desiderio di spiritualità interiore e austera che la chiesa romana non è in grado di soddisfare. Tra il 1575 e il 1650 si assiste ad una nuova fioritura del pellegrinaggio romano durante l’epoca della controriforma, ossia la risposta della chiesa cattolica al protestantesimo; questi giubilei assumono una particolare valenza religiosa e politica per la chiesa romana, la quale afferma l’importanza della ritualità
guidarne l’apprendimento culturale utilizzando anche i maestri delle varie città visitate; schiere di servi sono a disposizione di qualsiasi viaggiatore in tutte le città d’Europa. All’inizio il Grand Tour dura circa 3 o 4 anni, per garantire la formazione culturale dei giovani. Gli itinerari dell’aristocrazia dell’Europa continentale differiscono in parte da quelli inglesi, pur mantenendo l’Italia una delle mete obbligate, per il suo primato culturale. Inoltre, nell’immaginario collettivo europeo le maggiori città italiane sono viste come la grande officina di una rivoluzione artistica internazionale. Nella seconda metà del Seicento si sviluppa la nuova pratica di un lungo soggiorno nei collegi di educazione riservati ai nobili, che trae la sua origine nella pratica culturale medioevale della grande mobilità degli uomini di cultura. La cultura cosmopolita dell’umanesimo si sposa con tale tradizione sino a farne un fenomeno sociale. Nel Settecento l’Italia e il Mediterraneo assumono agli occhi degli aristocratici europei la connotazione di un’area in ritardo nello sviluppo civile ed economico. Questa convinzione, suffragata dal nuovo andamento di scambi commerciali, che vedono l’Italia esportare materie prime o semilavorate ed importare prodotti finiti, non segna la fine del flusso turistico verso la penisola, anzi nel Settecento l’Italia conquista il primo posto nelle preferenze dei Grandtouristi adattandosi alla nuova dimensione paesaggistica che si sta sviluppando. Il viaggio di piacere attraverso l’Europa offre la possibilità di vedere ambienti naturali diversi da quelli del paese d’origine: emerge un aspetto ludico, sensitivo, naturalistico del viaggio, che mette in ombra le motivazioni formative. La trasformazione provoca cambiamenti nelle modalità organizzative: o si riduce la durata del viaggio a massimo 4 mesi; o cambia la fascia d’età riguardando uomini di 30-40 anni; o agli aristocratici si affiancano scrittori, artisti, filosofi e rappresentanti delle classi medie. La diffusione dei viaggi è facilitata dal miglioramento delle tecniche di costruzione delle navi, della strumentazione di bordo e delle mappe dettagliate. Solamente nell’Ottocento il sistema di trasporto cambia radicalmente con l’introduzione delle ferrovie e delle imbarcazioni a vapore, infatti fino al 1830- 1840 si viaggia soprattutto a cavallo. Dopo il 1840 molti viaggiatori iniziano ad utilizzare il piroscafo a vapore che consente di risparmiare tempo e di viaggiare più comodamente, ma solamente con le ferrovie si abbrevia radicalmente la durata e il costo dei viaggi. Nel corso dell’Ottocento il Grand Tour attraverso l’Europa continentale viene sostituito da altri modi di trascorrere le vacanze e di fare turismo, soppiantato anche da itinerari che toccano nuove mete: gli aristocratici visitano soprattutto le colonie alla ricerca di esotismo. Le nuove mete sono India, Sudafrica, Sri Lanka, Australia, Nuova Zelanda. Oggi assistiamo ad una nuova tipologia di Grand Tour a scopo educativo: soggiorni presso le università straniere. L’aspetto del Grand Tour come viaggio culturale e di svago ha lasciato un’eredità: i tempi di vita e i ritmi di lavoro della nostra società ne hanno modificato i ritmi, infatti oggi si compone di tanti piccoli viaggi di poche settimane nel corso della vita per visitare i patrimoni artistici delle città di tutto il mondo, ossia l’attuale turismo culturale.
Città del tempo libero: sono le località in cui «le attività economiche dominanti sono fornire alloggio, svago, beni e servizi a clienti sia temporanei che residenti». La loro nascita è espressione: o da un lato di una più generale fioritura urbana o dall’altro di una specializzazione del servizio turistico che si distacca dall’insieme generico dei servizi per acquisire una propria fisionomia. Nell’epoca di questa trasformazione, che porta alla nascita di servizi dedicati a chi si trasferisce in un luogo diverso da quello di residenza per motivi di piacere e allo sviluppo di città la cui struttura
urbanistica è pensata per il tempo libero, possiamo collocare la nascita del turismo moderno, anch’esso figlio della rivoluzione industriale e della specializzazione delle attività produttive che essa ha provocato. Si assiste alla specializzazione non solo dell’offerta, ma anche della domanda di servizi per il tempo libero che si concentra in certi luoghi e in determinate stagioni dell’anno. Il turismo moderno si sviluppa in Gran Bretagna in parallelo all’industrializzazione.
La separazione spaziale del tempo libero dal tempo di lavoro e l’invenzione delle città delle vacanze comincia in Inghilterra nella seconda metà del Seicento. Questo passaggio dalle ville private di campagna allo spazio urbano, potrebbe essere indicato come il momento di svolta in cui collocare la nascita del turismo moderno, cioè di un modo di impiegare il tempo libero che richiede la presenza di strutture professionali per ricevere o intrattenere gli ospiti o, meglio, i villeggianti: si passa quindi dall’autoconsumo, allo scambio di servizi sul mercato. In origine si tratta di un mercato ristrettissimo che fornisce prodotti di tipo culturale, ricreativo e ricettivo per il segmento più alto di consumatori. I luoghi di incontro non sono più i parchi delle ville di campagna, ma i centri urbani delle nuove cittadine turistiche, ricche di strutture espressamente destinate alla socializzazione e al divertimento a cui tutti i vacanzieri, almeno in teoria, possono accedere purchè abbiano sufficienti disponibilità finanziarie. Le cittadine turistiche diventano famose, alla moda, grazie alla loro capacità di proporsi come sede di soggiorni piacevoli, di creare le necessarie infrastrutture e di attirare una frequentazione di un certo livello sociale. Il primo esempio di turismo moderno è quello termale, che nasce in Gran Bretagna verso la fine del Seicento e conosce il suo sviluppo maggiore tra la metà del Settecento e l’inizio dell’Ottocento, epoca in cui la villeggiatura nei centri alla moda equivale al riconoscimento dello status sociale raggiunto. In Gran Bretagna dal Duecento in poi alcune sorgenti sono diventate famose per le loro proprietà curative: poiché l’efficacia delle acque è anche attribuita al volere divino, molti di questi pozzi sono luoghi di culto. Proprio per questo motivo dal 1534, anno della prima riforma anglicana di Enrico VIII, tutte le fonti di acqua minerale cadono in disgrazia e il loro utilizzo è vietato in quanto espressione del culto cattolico. Presto ci si rende conto di quanto controproducente sia il divieto, dal momento che molti inglesi iniziano a recarsi nel continente per le cure d’acqua. Così alla fine del Cinquecento il divieto viene cancellato e la corona si impegna in una lunga opera di promozione delle fonti termali nazionali. È in questo contesto che negli ultimi decenni del Cinquecento iniziano a svilupparsi i centri termali inglesi. I più importanti sono Buxton, Bath e Bristol Hotwell. In Inghilterra la città d’acqua per antonomasia è sicuramente Bath, la cui storia come centro di villeggiatura può essere fatta iniziare nel 1569, quando il dottor William Turner, scrive il primo trattato medico sulle proprietà terapeutiche delle sue acque; negli stessi anni il conte di Pembroke, appassionato di termalismo, introduce parte della nobiltà inglese, tra cui la regina, a questa moda. In questa fase l’elemento medico-curativo resta predominante. Questo anche a causa del fatto che a Bath, nonostante la presenza di belle villette, mancano ancora non solo i servizi ricreativi, ma anche le strutture igienico – sanitarie, come le fognature. Scarse sono anche le strutture ricettive. La situazione cambia all’inizio del Seicento quando si intensificano gli investimenti dei privati e l’intervento della pubblica amministrazione. Nel 1660 Bath si presenta ancora come la località termale più importante d’Inghilterra e a fine secolo la sua capacità ricettiva è raddoppiata rispetto al secolo precedente. Gradualmente l’enfasi si sposta dalla cura ai divertimenti, con l’avvento di piccoli stabilimenti, strutture ricettive per i visitatori e locali per il tempo libero. La vera innovazione degli inglesi consiste nel trasformare i centri termali in località del «loisir», ossia
limita la loro animazione estiva. Quando negli anni Venti e Trenta il turismo riprende a crescere qualcosa è cambiato ed esse non ritornano agli splendori dell’Ottocento. Tra l’altro i tassi di crescita più elevati sono registrati dalle località minori, spesso localizzate ai margini dei primi grandi insediamenti, di cui sfruttano le attrattive e i divertimenti. Il loro successo dipende dalla capacità di offrire servizi che per qualità e per prezzo si adattano bene alle esigenze delle famiglie degli impiegati e degli operai specializzati, ed è quindi legato al diffondersi dell’abitudine alle vacanze anche fra i ceti sociali intermedi e popolari. Nel secondo dopoguerra inizia un lento declino per tutte le città balneari inglesi. Le ragioni sono molteplici, ma principalmente si sposta il centro di gravità del turismo dalla Gran Bretagna al Mediterraneo.
Probabilmente la diffusione della logica dell’induzione di Bacone, che pone l’osservazione dei fenomeni della natura al primo posto del percorso verso il sapere, svolge un ruolo importante: il viaggio è dunque un modo per avvicinarsi alla conoscenza del mondo. Il Grand Tour trova quindi la sua origine in una precisa proposta culturale: si viaggia per imparare e questo vale sia per il giovane aristocratico, che per il mercante, che può così ricavare informazioni utili su come impostare esportazioni e importazioni. Nel Settecento si crea anche un altro importante cambiamento nelle abitudini sociali: l’invenzione delle città delle vacanze. Sono gli aristocratici, ossia la classe sociale che fa dell’ozio un elemento di distinzione, a decretarne la nascita e il primo sviluppo. Sulla loro scia arrivano ben presto l’alta borghesia e il ceto medio, alla ricerca non solo di svago, ma anche di riconoscimento sociale. Le motivazioni per cui questo fenomeno nasce in Gran Bretagna sono molteplici e possono essere distinte in due gruppi: o Uno correlato al precoce sviluppo industriale ed economico del paese. Tra le cause legate alla rapida crescita economica ricordiamo almeno due importanti trasformazioni: L’urbanizzazione del tempo libero e dei luoghi di incontro dell’alta società: così come il motore dell’economia si sposta dalla campagna alla città, allo stesso modo i luoghi dell’ozio diventano urbani. La formazione di un ceto borghese numeroso e ricco, che genera e sostiene un livello di domanda turistica che rende conveniente l’investimento in tale settore. o L’altro incentrato sulle trasformazioni di tipo culturale e sociale. Il secondo gruppo di fenomeni è collegato a quella trasformazione dei costumi, delle conoscenze e dell’immaginario collettivo che porta i vacanzieri inglesi a privilegiare il soggiorno in certi luoghi. Entrano in gioco fattori culturali, tra i quali il fatto che la villeggiatura deve trovare una sua giustificazione morale, che all’epoca viene fornita dalla scienza medica sia per il turismo termale che per quello balneare. È infatti la medicina a guidare la conquista dell’acqua. All’inizio dell’Ottocento dall’acqua si passa all’aria di mare, che secondo i trattati medici contribuisce alla guarigione dalle malattie respiratorie e soprattutto alla tubercolosi. In sintesi, l’invenzione del turismo balneare richiede sia l’abbandono di una visione della natura spaventosa e nemica a favore di una sua immagine più illuminista, salutista e sportiva, sia la diffusione del desiderio di impiegare il tempo libero in un contesto urbano. Il Regno Unito è anche il Paese in cui tale domanda si incontra con l’offerta, favorendo la nascita e lo sviluppo dei primi grandi centri turistici, anche grazie agli investimenti realizzati (ferrovia, realizzazione di strutture ricreative e ricettive).
Solamente nel Novecento i piccoli paesi che sorgono lungo le coste del Mar Mediterraneo acquisiscono
un grande prestigio internazionale. Questo risultato arriva dopo un lento processo di meridionalizzazione dei luoghi di villeggiatura che ha visto prima la nascita delle località balneari sulle rive settentrionali dell’Europa continentale, poi il diffondersi del soggiorno invernale sulla Costa Azzurra e sulla Riviera Ligure e infine l’aprirsi progressivo al turismo estivo di tutte le coste del Mediterraneo. La prima fase vede la nascita dei centri balneari sul mare del Nord o sul Mar Baltico. Ci si sposta quindi verso un mare freddo quanto quello delle coste inglesi e altrettanto sicuro da un punto di vista igienico. Negli ultimi anni del Settecento e a inizio Ottocento vengono inaugurati i primi stabilimenti balneari lungo queste coste: o Doberan (1794), sul Mar Baltico. o Norderney (1797), sul Mare del Nord. o Travemunde (1800 – 1802) e Swinemünde (1822 – 1826), sempre sulla costa Baltica. Anche nei territori tedeschi la creazione delle località balneari viene preceduta dalla diffusione dei dettami medici sul ruolo dell’acqua fredda e dell’aria di mare per la cura di numerose malattie. Tuttavia, diversamente dalle città balneari inglesi il cui sviluppo ha seguito un percorso autonomo, questi nuovi luoghi di soggiorno sono il frutto di una progettazione complessiva, quasi una vera e propria pianificazione che organizza e localizza la costruzione delle attività terapeutiche e ricreative. Nel complesso le località balneari dell’Europa continentale non raggiungono mai la dimensione e la capacità di attrazione di quelle inglesi, pur trattandosi di centri esclusivi destinati all’aristocrazia e di ritrovi più popolari preferiti dal ceto medio. Il loro minore successo è determinato, oltre che dalle diverse abitudini dell’aristocrazia centroeuropea, anche dalla forte competizione esercitata dalle stazioni termali, che in queste zone si sviluppano quasi contemporaneamente. Le coste settentrionali francesi vengono interessate dal movimento turistico solo all’inizio dell’Ottocento. Una delle più antiche stazioni balneari è Dieppe, che propone un nuovo rapporto con il mare e i suoi bagni, rappresentano il modello di riferimento delle future località: il suo stabilimento balneare è un complesso che conquista una funzione centrale nell’ambito della vita dei vacanzieri. In Spagna nel corso dell’Ottocento vi è una sola regione turistica, quella compresa tra San Sebastian e Santander, tradizionale meta dei sovrani e dell’aristocrazia spagnola; anche nella penisola iberica è comunque il mare freddo della costa atlantica ad attirare i primi turisti. Il modello turistico adottato dalle prime località del Mediterraneo, cioè dai centri della Costa Azzurra, riproduce lo stesso rapporto con il mare e la spiaggia inventato a Brighton. La prima grande stazione balneare del Mediterraneo a inserirsi nel circuito internazionale è la francese Sète, alla quale va il merito di aver aperto al turismo questo mare. I turisti cercano un mare freddo e Sète si offre per il turismo invernale e accoglie gli aristocratici inglesi, venuti a svernare: le rondini o gli hivernants, come li chiamano all’epoca. La stagione dura sette mesi, da ottobre ad aprile, poi all’inizio di maggio le località del Mediterraneo si svuotano. Queste località non elaborano un modello alternativo al soggiorno al mare nei paesi freddi, ma si propongono come un suo completamento, offrendo la possibilità di svernare in un clima mite. Questo le mete per molti anni al riparo da qualsiasi concorrenza nel piccolo segmento di mercato che hanno creato. I medici di Montpellier (la città più vicina a Sète) sono i primi a riconoscere gli effetti benefici dei raggi solari in Francia. Nel frattempo, il bagno freddo sta passando di moda anche nelle località balneari settentrionali, dove si comincia a rimarcare l’effetto dell’aria di mare. Nella seconda metà dell’Ottocento iniziano ad arrivare i veri e propri hivernants, borghesi e aristocratici in cerca di svaghi. Così nel giro di pochi decenni la Costa Azzurra e una parte della riviera italiana diventano i salons d’Europe. Cannes, Montecarlo e Sanremo diventano le mete invernali più famose. I centri del Mediterraneo si differenziano dai modelli dell’Europa centro – settentrionale per la clientela cosmopolita che sono in grado di attirare. Il turismo balneare invernale rappresenta una svolta anche per le caratteristiche socioeconomiche delle località coinvolte, dato che si sviluppa in aree arretrate, prive dei capitali necessari per far prosperare