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L'evoluzione del turismo attraverso quattro epoche distinte: il prototurismo, il turismo moderno, il turismo di massa e il turismo postmoderno. Esplora i fattori chiave che hanno guidato la crescita del turismo, come l'urbanizzazione, l'intervento pubblico e l'associazionismo. Inoltre, il documento esamina l'evoluzione del turismo in italia, evidenziando l'influenza di fattori come il turismo balneare, il turismo montano e il turismo culturale. Infine, il documento affronta il tema della misurazione e dell'analisi dei flussi turistici, fornendo una panoramica degli indici utilizzati per valutare l'impatto del turismo.
Tipologia: Appunti
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Attraverso il turismo possiamo comprendere i cambiamenti della società, che risente degli eventi traumatici, ma che è anche il primo a rinascere. Uno dei fraintendimenti più comuni consiste nel distinguere schematicamente fra:
- (^) Prototurismo - (^) Turismo moderno - (^) Turismo di massa - (^) Turismo postmoderno PROTOTURISMO Un turismo che precede il turismo, tipico delle epoche classiche. Nel mondo greco romano non ci sono delle vere e proprie strutture in cui potevano soggiornare, ma i più abbienti avevano altri possedimenti, utilizzavano le “seconde case”, ville, strutture in cui facevano l’ ozium, contrario di negozium, che corrisponde ad una ricerca del piacere, ad esempio le terme, la musica, poesia, passeggiate… questa è la tipologia di vacanza del nobile romano. C’erano luoghi di pessima reputazione, riservati ai viaggiatori occasionali e utilizzati soprattutto da gente di malaffare, prototipi di ciò che sono gli alberghi. É contraddistinto dalla concomitanza di due caratteristiche:
accessibili a classi sociali, medio basse. Gradualmente il turismo di massa occupa gli spazi prima riservati a quello di élite e l’aristocrazia internazionale si sposta alla ricerca di nuove mete, contribuendo alla diffusione del turismo in tutti i continenti. TURISMO POST MODERNO Quello in cui viviamo e che vede al centro l’esperienza personale, dove il luogo non è più di vacanza ma di destinazione, popolazione, cibi e storia. È un turismo che viene vissuto in maniera diversa anche per esperienza personale. I luoghi non si propongono attraverso un solo prodotto turistico, ma offrendo una molteplicità di esperienze : quello che accomuna i turisti non è solo la loro capacità di spesa o la classe sociale di provenienza, bensì il tipo di esperienza che vogliono vivere. PRINCIPALI PROFILI NAZIONALI DELL’OFFERTA TURISTICA
- (^) americano: caratterizzato dalle grandi società private che hanno guidato la formazione di bacini turistici integrati di dimensione regionale, in cui il turismo nasce in investimenti di grandi proprietà e imprenditori. - (^) francese: basato su imprese di piccole medie dimensioni e sull'intervento dell'amministrazione pubblica mirante alla creazione di sistemi turistici integrati allo scopo di raggruppare i servizi e le attrazioni turistiche di diverse località fra loro omogenee. - (^) italiano: basato sulle piccole medie imprese, sulla presenza di una rete diffusa di associazioni e su amministrazioni pubbliche interventiste.
I fattori che hanno stimolato la domanda di servizi turistici sono:
Conquista del tempo libero anche dalle fasce meno abbienti. Grazie alla rivoluzione industriale, la giornata inizia ad essere scandita da un orario di lavoro, a differenza di un contadino la cui vita verte intorno alla sua terra. Tutte le trasformazioni del settore turistico sono precedute da radicali mutamenti nelle modalità di impiego del tempo libero. Presso gli Antichi Romani il tempo libero (ozium) è riservato solo al cittadino nobile, costretto a farsi carico della tensione e degli affari pubblici.
L’insieme di beni e servizi offerti può trasformarsi in prodotto turistico attraverso diversi modelli:
Il cambiamento delle mode relative alle vacanze ha segnato una parallela evoluzione dell’andamento economico delle località turistiche. Questo aspetto ciclico è stato colto attraverso il cosiddetto modello del ciclo di vita (Butler, 1980), con l’obiettivo sia di offrire un’interpretazione delle fasi di ristagno dei centri di vacanza che fornendo delle indicazioni operative. CULTURA E CICLO DI VITA DELLE LOCALITÀ TURISTICHE CICLO DI BUTLER Butler immagina la destinazione turistica quasi come un essere vivente, che attraversa diverse fasi.
le città monumentali (Alessandria – Rodi) e le famose scuole di Alessandria, della Grecia e dell’Asia Minore. I fattori che hanno reso possibile lo sviluppo del turismo nell’antica Roma sono una condizione di relativa tranquillità e di garanzia della sicurezza a seguito della cosiddetta pax romana, livello di sviluppo economico e sociale , che ha garantito un aumento della qualità della vita. Il tipo di organizzazione spaziale che ha portato ad una elevatissima concentrazione della popolazione e della ricchezza nella città di Roma, tale da diventare un importantissimo centro generatore di domanda turistica. La dotazione di infrastrutture: la formidabile rete stradale che collega Roma a tutto il mondo conosciuto. Di grande aiuto ai viaggiatori sono gli Itinerari , guide viarie, che elencano le stazioni con le distanze tra l’una e l’altra, annotano lo stato delle strade e forniscono notizie essenziali sulle regioni e i vari centri. LA PASSIONE PER LE TERME Fra le abitudini romane la passione per le terme merita una trattazione dettagliata perché sopravviverà a lungo accompagnando la nascita del turismo moderno. L’efficacia delle acque termali nella cura delle malattie è ben nota nell’Antica Grecia. I romani apprendono dai greci l’uso delle acque termali, ma l’aspetto più interessante dell’esperienza romana è la progressiva diffusione del termalismo mondano, legato al benessere del corpo piuttosto che alla cura delle malattie, e dissociato da componenti religiose. A partire dal II secolo a.C. si diffonde la moda dei bagni pubblici (170 nella sola città di Roma). La moda delle terme permette al regime imperiale di abituare ad una maggiore igiene la gran parte della popolazione, visto che il bagno diventa un momento di svago accessibile anche ai più umili. Il bagno è un piacere e allo stesso tempo una cura per il corpo: le terme sono affiancate da palestre attrezzate per la ginnastica, per i vari tipi di giochi, per la lotta. Terminata l’attività sportiva si passa alla sauna e poi al bagno, prima in acqua calda e poi fredda. La religione penalizza questo sviluppo , infatti con la diffusione del Cristianesimo si chiude l’epoca dei bagni: alla cura del corpo e al mito della bellezza si sostituisce il primato dello spirito e si afferma la mortificazione della carne. Grazie alla permanenza del rito del bagno nelle tradizioni popolari, viene riscoperta nel tardo Medioevo. Solamente a partire dal XIII secolo prima la religione , poi la medicina , rivalutano questo antico costume romano. La religione lentamente fa propria questa pratica arricchendola del simbolismo cristiano: la cura del corpo viene identificata con la purificazione dell’anima e i riti termali diventano il simbolo dell’espiazione dei peccati. Contemporaneamente le proprietà terapeutiche delle acque termali sono rivalutate. Nel corso del Trecento compaiono anche trattati medici sugli effetti benefici delle cure termali. LA NASCITA DEL TURISMO RELIGIOSO è la prima forma di turismo a essere praticata, secondo antropologi e archeologi i viaggi a scopo religioso sono già in uso nelle società tribali di tutti i continenti; il potere religioso e politico sono strettamente connessi e le grandi città attirano migliaia di pellegrini in visita ai luoghi sia sacri sia rappresentanti il potere. Nell’antica Grecia sono presenti moltissimi altari e oracoli, tutte mete di pellegrinaggio; il turismo religioso è stato istituzionalizzato in tutte le grandi religioni, dall’induismo al buddismo, dal cristianesimo all’islam. Per il cristianesimo le mete predilette sono: · Gerusalemme – presenza del Santo Sepolcro, trova diffusione nel IV secolo quando cessano le persecuzioni e il cristianesimo diventa la religione degli imperatori. Dopo la sconfitta durante le
crociate, viaggiare in Terra Santa diventa sempre più pericoloso. Questa tipologia di viaggio riprenderà infatti solo nel XIX. · Roma – anche in questo caso nel IV si datano i primi pellegrinaggi nella città. Dopo il 1300 la sua fama si lega soprattutto ai giubilei. Questi afflussi spingono subito la città ad attrezzarsi per accogliere i pellegrini. · Santiago – inizia ad attirare fedeli dal X, registrando un declino nel XVI a causa della perdita delle reliquie. Diventò il simbolo della lotta contro i mori e diventa meta di pellegrinaggio di coloro che hanno combattuto i musulmani. L’ APOGEO DEL PELLEGRINAGGIO CRISTIANO: IL MEDIOEVO Tra il XII e il XIII il pellegrinaggio non è solamente una pratica religiosa, ma un’ istituzione , che in quanto tale gode del riconoscimento sociale: il pellegrino intraprende il suo viaggio con l’approvazione di tutta la società e la tutela delle leggi dell’epoca. Prima di partire il pellegrino può redigere il suo testamento e indica la durata della sua assenza superata la quale è considerato morto. Quello medievale è un pellegrinaggio penitenziale, poiché chi intraprende questo viaggio è motivato dal desiderio di espiare i propri peccati e riguadagnarsi la salvezza eterna. La sua manifestazione più particolare sono le crociate nel Medioevo. Nel IX secolo compaiono le prime guide, la più conosciuta delle quali è l’Itinerario di Einsiedeln , che riporta ai luoghi di devozione. Nel Trecento, i pellegrinaggi non vengono più imposti per sentenza e i viaggi uniscono ai motivi religiosi quelli culturali di puro piacere; i pellegrini si trasformano in semplici viaggiatori, mentre la società europea inizia il percorso di secolarizzazione.
Dal Quattrocento l’umanesimo e il rinascimento diffondono una diversa concezione dell’individuo nella quale arte , cultura e scienza acquisiscono un ruolo nuovo, e la formazione letteraria e artistica diventa un momento fondamentale nella vita delle classi aristocratiche. Gli itinerari si allontanano da santuari e luoghi sacri per toccare le città d’arte d’Europa centrale e mediterranea, in quanto l’obiettivo non sono più le indulgenze, ma ricevere una formazione culturale e acquisire sensibilità scientifica e artistica. Tra il Cinquecento e l’ Ottocento si diffonde la moda del Grand Tour a partire dalla Gran Bretagna, coinvolgendo anche le classi aristocratiche dell’Europa continentale. I giovani sono affiancati durante il viaggio da tutori per guidarne l’apprendimento culturale. All’inizio il Grand Tour dura circa 3 o 4 anni, per garantire la formazione culturale dei giovani. Gli itinerari dell’aristocrazia dell’Europa continentale differiscono in parte da quelli inglesi, pur mantenendo l’Italia una delle mete obbligate, per il suo primato culturale. Inoltre nell’immaginario collettivo europeo le maggiori città italiane sono viste come la grande officina di una rivoluzione artistica internazionale. Nella seconda metà del Seicento si sviluppa la nuova pratica di un lungo soggiorno nei collegi di educazione riservati ai nobili. Nel Settecento l’Italia e il Mediterraneo assumono agli occhi degli aristocratici europei la connotazione di un’area in ritardo nello sviluppo civile ed economico. Questa convinzione, suffragata dal nuovo andamento di scambi commerciali, che vedono l’Italia esportare materie prime o semilavorate ed importare prodotti finiti, non segna la fine del flusso turistico verso la penisola, anzi nel Settecento l’Italia conquista il primo posto nelle preferenze dei Grandtouristi adattandosi alla nuova dimensione paesaggistica che si sta sviluppando.
predominante a causa del fatto che a Bath sono scarse le strutture ricettive. La situazione cambia all’ inizio del Seicento quando si intensificano gli investimenti dei privati e l’intervento della pubblica amministrazione. Lo schema romano riprodotto a Bath ricorre in tutti i siti romani dell’Antica Roma, gli ambienti si auto riproducono. Nel 1660 Bath si presenta ancora come la località termale più importante d’Inghilterra e a fine secolo la sua capacità ricettiva è raddoppiata rispetto al secolo precedente. Tre sono le strutture che segnano la trasformazione da luogo di cura a centro di villeggiatura:
Costa Azzurra e sulla Riviera Ligure e infine l’aprirsi progressivo al turismo estivo di tutte le coste del Mediterraneo. Le coste settentrionali francesi vengono interessate dal movimento turistico solo all’inizio dell’Ottocento. Una delle più antiche stazioni balneari è Dieppe. In Spagna nel corso dell’Ottocento vi è una sola regione turistica, quella compresa tra San Sebastian e Santander. Il modello turistico adottato dalle prime località del Mediterraneo, cioè dai centri della Costa Azzurra , riproduce lo stesso rapporto con il mare e la spiaggia inventato a Brighton. La prima grande stazione balneare del Mediterraneo a inserirsi nel circuito internazionale è la francese Sète , alla quale va il merito di aver aperto al turismo questo mare. I turisti cercano un mare freddo e Sète si offre per il turismo invernale e accoglie gli aristocratici inglesi. La stagione dura sette mesi, da ottobre ad aprile, poi all’inizio di maggio le località del Mediterraneo si svuotano. Nel frattempo il bagno freddo sta passando di moda anche nelle località balneari settentrionali, dove si comincia a rimarcare l’effetto dell’aria di mare. Nella seconda metà dell’Ottocento iniziano ad arrivare i veri e propri hivernants , borghesi e aristocratici in cerca di svaghi e divertimenti. Così nel giro di pochi decenni la Costa Azzurra e una parte della riviera italiana diventano i salons d’Europe. Cannes, Nizza, Mentone, Montecarlo e Sanremo diventano le mete invernali più famose. La prima guerra mondiale rappresenta un momento di arresto per il ricco turismo dell’alta società europea. Gli anni Venti e Trenta presentano una realtà sociale profondamente mutata che si rispecchia sui flussi turistici, come dimostrato tra l’altro dalla trasformazione di molti grandi alberghi in blocchi di appartamenti. Al declino del turismo balneare invernale contribuisce anche la scoperta degli sport invernali, che rapidamente incontrano i favori delle élite europee. Proprio la scienza medica scopre le funzioni benefiche dell’aria di mare e del sole: ancora una volta sono i dettami medici a guidare la trasformazione culturale. Negli anni Venti e Trenta , quando nasce il mito dell’abbronzatura, la spiaggia assume un ruolo centrale nella vita balneare, il bagno perde la funzione terapeutica e diviene un momento di svago. Il periodo tra le due guerre non lancia solamente la moda del sole, ma è testimone della nascita del turismo della classe media. LA MONTAGNA A partire dal XVIII nascono delle idee che portano ad avere una nuova concezione della montagna, considerato prima un luogo troppo impervio per essere frequentato. È un secolo in cui si sviluppa l’amore per il caotico e l’informe; pertanto, la montagna diventa per la prima volta bella e suggestiva. Inoltre, è l’epoca dei lumi, perciò, c’è una volontà di approfondire la ricerca scientifica di questi luoghi. Infine, si diffonde il concetto del “buon selvaggio” sviluppato da Rousseau. I montanari acquisiscono l’immagine positiva di una popolazione sana, semplice e non corrotta dalle abitudini della vita cittadina. L’alpinismo è l’attività che ne getta le basi, infatti le prime strutture ricettive vennero aperte per ospitare gli scalatori. Il primato di questa pratica spetta agli inglesi. Nascono anche diverse associazioni in tutta Europa che daranno l’impulso allo sviluppo di questo turismo. Per esempio, il Club Alpino Italiano viene fondato nel 1863. La prima meta è la conquista del Monte Bianco, la cui cima viene raggiunta nel 1786. Si comincia a Chamonix, in Savoia: punto di accesso al Monte Bianco, nel Settecento è il primo centro europeo di alpinismo e ben presto si dota di qualche struttura ricettiva, mentre i suoi abitanti si offrono come guide a pagamento. Seguirono presto i villaggi ai piedi delle Alpi svizzere. A decretarne il successo però è una clientela in cerca di quiete, relax, aria pura e contesto rurale.
ha l’arte rinascimentale o l’impressionismo e alla ricerca di un’identità culturale , da costruire anche attraverso la valorizzazione di questi straordinari monumenti della natura. Nel 1872 , viene creato il primo parco vero e proprio, lo Yellowstone (grande più o meno quanto la Sardegna), cui segue la riserva delle cascate del Niagara, nel 1885. I grandi parchi americani nascono prima dell’affermarsi della cultura della protezione dell’ambiente e infatti al loro interno continuano a essere praticate le originarie attività economiche. I primi decenni di vita dello Yellowstone sono segnati da lunghe battaglie fra i difensori del concetto di parco e i portatori di interessi privati fino al 1916 , quando venne promulgata la legge sui parchi nazionali con la quale si istituisce il National Park Service (NPS). Lo Yellowstone si dota di una rete stradale interna, un insieme di strutture ricettive in stile «rustico» per l’accoglienza dei turisti, che nel 1929 superano le 260 mila unità. Il turismo viene considerato il principale veicolo per finanziare i progetti di conservazione naturalistica. Ma ben presto si afferma la supremazia del turismo sulla conservazione, con costruzione di strade e servizi per i visitatori. Si cerca tuttavia di concentrare le infrastrutture per i turisti in zone delimitate e di mantenere allo stato naturale il resto del parco. I primi parchi nazionali europei vengono istituiti in Svezia nel 1909 e nel 1910, in Svizzera nel 1914, in Spagna nel 1918, nell’ex Unione Sovietica nel 1919, in Germania, Italia, Norvegia e Polonia nei primi anni Venti. Anche se nascono dopo quelli americani, sono i parchi europei a introdurre il concetto di protezione dell’equilibrio naturale e delle diverse forme di vita presenti al loro interno. Molti parchi nascono da ex riserve di caccia dei sovrani: Gran Paradiso e Parco Nazionale dell’Abruzzo.
Nel secondo dopoguerra il turismo diventa di massa e si allarga a un numero sempre più ampio di persone. L’accezione di massa porterà ad esiti preoccupanti, come i fenomeni di over turismo , che le destinazioni turistiche non sono più in grado di sopportare. Nel dopoguerra si gettano le basi per uno sviluppo dei flussi turistici senza precedenti; si crea una generale stabilità internazionale ed è il periodo d’oro della crescita economica dei maggiori paesi industrializzati (Europa, Usa e Giappone). Per quanto riguarda l’afflusso turistico, si conferma la leadership dell’Europa che nel 1960 accoglie il 73% degli arrivi turistici mondiali. Compaiono nuovi competitors: i paesi emergenti. La ricostruzione storica del fenomeno cambia seguendo l’approccio sociologico, piuttosto che quello economico. Nel primo caso si può datarne l’inizio nel periodo tra le due guerre sia negli Stati Uniti che in Europa, nel secondo la sua origine va posticipata agli anni Cinquanta del Novecento. In ogni caso tutti gli studi concordano indicando nel secondo dopoguerra la fase di maggiore crescita del fenomeno. Secondo la periodizzazione proposta nel 1994 dai geografi Shaw e Williams i l turismo di massa si sviluppa nel seguente modo:
FRANCIA Assieme all’Italia diventa la principale meta del turismo culturale all’epoca del Grand Tour e nell’Ottocento, con l’invenzione della Costa Azzurra, avvia la riscoperta del Mediterraneo e lancia la moda del mare d’inverno nei paesi caldi. È dagli anni 60 uno dei primi paesi ad entrare in crisi perché cominciano a farsi spazio mete alternative e risente della concorrenza delle nuove destinazioni, fra le quali l’Italia si mostra la più competitiva. SPAGNA : il turismo è stato un «engine of growth» dagli anni Settanta, le entrate generate costituivano una quota importante del patrimonio e diede impulso al processo di industrializzazione. Già nell’Ottocento si sviluppa un turismo culturale e costiero, ma non abbastanza forte da non rimanere marginale a causa delle due vicine competitors. Il fatto di non partecipare al primo conflitto mondiale rende possibile una sua pubblicizzazione come “rifugio”. Tra le due guerre, invece, il governo ha dato impulso a un processo di modernizzazione. Tali slanci vengono contratti con la guerra civile e la dittatura. La svolta nella storia turistica della Spagna si può considerare il Piano di stabilizzazione del 1959, che segna la fine della politica autarchica e l’avvio di una politica di incentivo per favorire gli investimenti privati nazionali e stranieri. I successivi Piani nazionali di sviluppo assegnano al turismo un ruolo centrale e fissano come obiettivi prioritari l’ampliamento della capacità ricettiva spagnola. La crescita delle strutture spagnole comincia proprio nei primi anni Sessanta e porta nell’arco di un decennio al raddoppio del numero degli alberghi. I turisti europei iniziavano ad arrivare sulle spiagge spagnole alla ricerca di sole e di una vacanza a basso prezzo. Purtroppo, negli anni Ottanta anche il turismo balneare spagnolo, come accaduto in Italia e in Francia, comincia a mostrare segni di cedimento. In questa fase la Spagna non si limita ad avviare un processo di riqualificazione del turismo balneare, ma comincia a puntare sulla crescita del turismo urbano e a investire in nuove mete turistiche più adatte ad attirare l’attenzione dei viaggiatori post-moderni. Così Bilbao, una città fino ad allora non conosciuta, industriale e degradata, né frequentata da turisti, riesce a lanciarsi fra le grandi mete turistiche urbane europee, grazie alla costruzione del Museo Guggenheim nel 1997 (progetto quasi interamente finanziato dal governo basco). Caso simile anche per Barcellona. GRECIA : inizia ad attirare un numero considerevole di turisti stranieri a partire dagli anni Settanta. Si individuano due flussi turistici internazionali: Uno verso la Grande Atene. L’altro verso le isole Corfù, Rodi e Creta. Una volta caduta la dittatura vengono lanciati i piani quinquennali per lo sviluppo turistico, incentrati sull’incentivazione degli investimenti locali e delle strutture ricettive di piccola dimensione, mentre contemporaneamente si scoraggia l’investimento straniero. Questa politica accompagna la crescita del turismo internazionale in Grecia, che si propone come la nuova meta della vacanza al sole a basso costo. A dispetto dell’importanza che la Grecia riveste nella storia culturale europea, al turismo culturale viene prestata scarsa attenzione e non vengono realizzati gli investimenti necessari per la qualità urbana e per la realizzazione di infrastrutture, nemmeno per Atene, la capitale e città più importante (Esempio, sporca e senza attrattive oltre l’acropoli). GLI STATI UNITI Nel corso del Settecento e della prima metà dell’Ottocento lo sviluppo turistico americano è guidato dai modelli europei, seguendo il seguente schema temporale: dapprima le località termali, poi quelle balneari, infine la vacanza a contatto con la natura, l’American Outdoor e i parchi naturali. Filadelfia è uno dei primi centri termali (settecentesco), mentre Florida e California sono i primi nuclei balneari. Un primato che gli si attribuisce è l’introduzione, già nell’Ottocento, di divertimenti meccanizzati di grandi dimensioni; che solo successivamente l’Europa copia. Il
Luna Park di Coney Island, tuttora molto famoso e inaugurato nel 1903, diviene presto la maggiore attrazione dell’isola. Centrali furono: il ruolo giocato dalle grandi società private nel promuovere non solo le attività turistiche, ma anche l’immagine complessiva delle singole località. E il forte impatto dei mezzi di trasporto nel passaggio dal turismo di élite al turismo di massa. Per esempio, il viaggio in treno implementa le cuccette notturne e diventa più confortevole tanto da spingere gli americani a voler visitare il “lontano West”. Da qui nasce la grande attrazione del Grand Canyon, sviluppata grazie ad investimenti per ferrovia e albergo nei pressi del parco. La vacanza sugli scii comincia con l’essere elitaria, la svolta si ha negli anni Trenta con la trasformazione della Sun Valley in una delle mete più prestigiose degli Stati Uniti. Diviene di “massa” solo nel secondo dopo guerra. Del tutto particolare è la storia di Las Vegas, uno degli esempi più interessanti di località nata per il turismo di massa, che costruisce la sua fortuna sul gioco d’azzardo. Purtroppo, la scarsità di capitali locali e le grandi prospettive di profitti fanno confluire in città il denaro sporco della mafia (per un cambiamento serviranno gli anni Sessanta). AFRICA viene inventato dai bianchi quando nella seconda metà dell’Ottocento sull’onda delle spedizioni coloniali si afferma la moda dei viaggi esotici. Con la decolonizzazione nasce la coscienza di poter investire sul turismo, ma con l’inizio delle guerre civili nei vari paesi si interrompono i flussi. L’Egitto è un caso speciale però. Grandi cambiamenti sono registrati dagli anni ’70 in poi, grazie a scelte politiche ed economiche prese. Già nel 1981 il paese riceve quasi un milione e mezzo di turisti stranieri. Tuttavia, tale crescita è spesso interrotta dall’instabilità dell’area in cui si trova; como la guerra del Kuwait, attacchi terroristici… Comunque, i fattori che rendano possibile il suo sviluppo sono ancora tanti (sicurezza, cultura con conseguente concezione del turista, turismo solo esterno…). SEYCHELLES E MALDIVE Due tipi di approcci diversi che hanno creato due tipi di turismo diverso, che hanno punti positivi e negativi allo stesso tempo. Il confronto tra i due arcipelaghi è interessante perché, nonostante entrambi inizino lo sfruttamento economico nello stesso periodo, il modello adottato si rivela completamente diverso. Infatti mentre nelle Seychelles l’integrazione tra visitatori e abitanti è la chiave del successo turistico, nelle Maldive il governo preferisce la realizzazione di enclave in modo da limitare i contatti tra residenti e turisti. Qui, nel 1972 nasce il primo stabilimento balneare, mentre nel 1981 viene realizzato l’aeroporto di Male che consente l’arrivo di voli charter dall’Europa. Il lato positivo di questa politica sta nella diminuzione del logoramento del tessuto sociale locale. Il lato negativo sta nel fatto che le strutture i servizi realizzati (l’acqua potabile ad esempio) non sono utilizzabili né per le attività economiche né dalla popolazione locale. Mentre nelle Seychelles l’integrazione tra visitatori e abitanti è la chiave del successo turistico. Si era puntato al turismo d’elite, ma come punto debole è che abbia solo come offerta “mare, sole e poco altro”. Questa scarsa differenziazione dell’offerta non fidelizza il turista (solo l’1% ritorna in questi luoghi). ASIA Lo sviluppo turistico in Asia parte solo dopo il secondo dopoguerra grazie allo sviluppo economico di alcuni paesi che generano l’aumento della domanda turistica: Giappone, Corea del Sud, Hong Kong, Singapore. A differenza dell’Africa, in questi paesi esisteva già da tempo una forma di turismo locale praticato dai paesi limitrofi più ricchi. Altro aspetto da prendere in considerazione è quello che il Giappone svolge un ruolo di primo piano in tutta l’Asia orientale sia come centro generatore di domanda turistica sia come investitore nei paesi in via di sviluppo. Per esempio, per Thailandia e Indonesia invia i propri esperti di turismo per organizzare numerosi corsi di formazione e seminari. Anche in Cina si diffonde il turismo di massa nel XX. Qui, inizialmente, il turismo nazionale viene considerato un’espressione dei vecchi valori mentre quello
TURISMO DI MASSA Negli anni 1965-1968 l’Italia superò tutti gli altri paesi europei per entità delle entrate turistiche. I punti di forza furono essenzialmente due: la diversificazione dell’offerta e la rapidità con la quale gli operatori turistici ripresero la loro attività. Il successo fu dovuto proprio al fatto che seppe proporre prodotti innovativi sul mercato. I principali flussi verso l’Italia provenivano dalla Germania. Negli anni Cinquanta e Sessanta le vacanze entrarono a far parte delle abitudini delle famiglie italiane, cosicché anche nel nostro paese fu possibile completare il passaggio dal turismo di élite a quello di massa (ferie + tempo libero). Le imprese di riferimento nel settore furono specialmente quelle di tipo famigliare. Un limite si riscontra però nell’assenza di coordinamento e progettazione che portò a un uso intensivo delle risorse ambientali. In generale la situazione era così di seguito: primato dei soggiorni marini, ancora scarsa richiesta delle città d’arte (fino agli anni ’90), stabilità del turismo montano. Negli anni ’70 iniziarono a emergere competitor e la situazione divenne critica quando, per la crisi petrolifera, si verificò un rallentamento nella crescita degli arrivi di stranieri in tutto il Mediterraneo. Non si volle abbandonare l’elemento di debolezza dell’organizzazione turistica italiana, ossia di basarsi su imprese di piccole e medie dimensioni, in genere proprietarie di un solo albergo. Ciò aveva due svantaggi: scarsa forza contrattuale a fronte di tour operator sempre più grandi e impossibilità di sostenere elevate spese per il marketing. Si cercò allora di allargare l’offerta dei servizi e di valorizzare sempre più il patrimonio storico-artistico e naturalistico presente nelle vicinanze delle località balneari. Attualmente l’Italia si colloca al quarto posto nella graduatoria internazionale delle entrate turistiche, con una quota di mercato scesa però dal 7% del 1995 al 5% del 2008. Tale perdita di competitività si è registrata proprio in concomitanza con il passaggio dal turismo di massa a quello che viene definito turismo postmoderno, ossia quello caratterizzato da: l’emergere di un nuovo modello organizzativo dei trasporti aerei (affermazione dei low cost); l’emergere di nuove destinazioni; la crescita di importanza del turismo urbano. TURISMO TERMALE ITALIANO Anche in Italia la prima forma di turismo moderno fu quella termale, che conobbe il suo massimo sviluppo con un secolo di ritardo rispetto alle principali località inglesi. XIV e XV riscontrano una rifioritura di questa pratica. I centri di questo periodo anticipano le città d’acqua inglesi del Seicento, senza tuttavia farsi portatori del modello di specializzazione turistica, di città di divertimenti. Tra XVI e XVII il divertimento prende più importanza dell’aspetto curativo. In questo periodo i centri si presentano come piccoli villaggi dove è impossibile trovare un alloggio; quindi, il precoce avvio del turismo termale non è sfociato in uno sviluppo italiano anticipato del turismo moderno , per questo si parla di falsa partenza. All’epoca, per essere una località di successo, era richiesta una convergenza fra investimenti nel settore medico, in quello edile-urbanistico e in strutture per il divertimento. Queste sinergie si svilupparono lentamente tra settecento e Ottocento, come dimostrano le località come Bagni di Pisa, di Lucca, Montecatini e Porretta (Caso dei Bagni di Pisa.) Solamente tra la fine dell’Ottocento e la Prima guerra mondiale, la villeggiatura alle terme divenne un fenomeno socialmente ed economicamente importante. La Belle Epoque rappresentò il momento di maggior splendore delle località termali italiane per l’immagine di centri del loisir che essere riuscirono ad affermare. Furono di successo tre località che offrivano al contempo anche un altro genere di turismo: Courmayeur, Merano e Riva del Garda. La località che più di altre può incarnare I'invenzione
turistica nel settore termale è Salsomaggiore grazie alla vicinanza a Milano, la pubblica amministrazione interventista e il legame con l’università di Parma. Nel periodo tra le due guerre mondiali si sviluppò il termalismo sociale , pertanto l’aspetto ludico passò di nuovo in secondo piano a favore di quello sanitario. Era diffusa la pratica di lasciare 15 giorni di riposo alle terme, c’erano dei provvedimenti a proposito come l’approvazione della legge sull’invalidità che pose in primo piano la concessione delle terapie idrotermali e i contratti di lavoro del 1936-1939 che inserirono tra le prestazioni contro le malattie anche l’erogazione delle cure balneo-termali. TURISMO MONTANO nasce con l’alpinismo (che visse i suoi anni d'oro tra il 1855 e il 1885) e si sviluppa grazie alla fondazione del CAI. Nel tempo divenne centro termale, poi soggiorno climatico fino a meta del turismo sportivo. La prima regione italiana interessata da quest’ultimo fenomeno fu la Valle d'Aosta che già nell’XIX era entrata nei circuiti turistici degli alpinisti europei; senza che la regione fosse pronta per poterne trarre profitto. Dal 1860 vennero costruiti i primi alberghi dotati dei moderni comfort, ebbe inizio un'opera di promozione dell'immagine regionale da parte degli stessi valdostani e venne potenziata l’infrastruttura viaria per rendere le valli più accessibili. Per gli sport invernali si deve attendere il XX , dove nel 1900 a Cortina si svolse la prima gara di sci, mentre nel 1901 a Torino venne costituito il primo Sci club italiano (superamento del pattinaggio).Nel periodo fra le due guerre il turismo montano conobbe un primo significativo sviluppo rappresentato dall’imporsi dello sci come principale attrazione (Cortina). Irrilevante era il flusso turistico nelle località dell’Appennino. Nel dopoguerra si intensificarono gli investimenti, la crescita del turismo montano estivo, ma soprattutto invernale stimolò la concentrazione di grandi investimenti in queste aree per creare strutture ricettive adeguate. e si diffusero le “seconde case”. TURISMO BALNEARE a fine Ottocento l'Italia, diversamente dagli altri stati europei non avendo alcuno sbocco sui mari del Nord non prestò molta attenzione alla moda dei bagni di mari finché essi vennero associati all'acqua fredda. La penisola italiana si avviò a questo tipo di turismo con la scoperta del mare in inverno; successivamente anche in estate quando le pubblicazioni mediche rivelarono le proprietà terapeutiche del sole. È solamente all'inizio dell'Ottocento che alcune località cominciarono a realizzare piccoli stabilimenti balneari, come Viareggio (1823) e Rimini (1843). Sanremo : La costa ligure derivò la sua fortuna dalla frequentazione internazionale e dalla vicinanza della Costa Azzurra. Si puntò sugli effetti terapeutici del clima e grazie alla reputazione acqusiita Sanremo vide arrivare i primi inglesi e la città si attrezzò di alberghi e impianti. Mentre Viareggio fu la prima località di villeggiatura a contare su una clientela quasi esclusivamente italiana e a basare il suo sviluppo sulle vacanze estive in mari caldi. Scendendo verso sud lungo la costa tirrenica si incontrava una sola area interessata dal turismo balneare: la costiera sorrentino amalfitana. Alla metà del secolo Capri e Sorrento erano già centri turistici. Capri era un'isola poverissima che aveva visto arrivare il primo straniero nel 1745, un inglese sofferente d'asma, egli smosse un flusso di turismo internazionale (quello locale rimase sempre marginale). Il sud del paese offriva un panorama molto meno vario poiché escludendo le pur rilevanti eccezioni della costa amalfitana e in Sicilia, di Taormina e di Mondello tutto il resto non presentava alcun insediamento turistico. Negli anni Trenta l’offerta si caratteristica di mete del turismo internazionale come la Liguria e la costiera Sorrentino-amalfitana ma anche Taormina e Lido di Venezia. La domanda turistica delle classi medie italiane caratterizza lo sviluppo di cittadine balneari sulla costa tirrenica e adriatica (Viareggio, Rimini…) Diverse località erano frequentate durante la stagione estiva (esempio uscite domenicali), ma esclusivamente da residenti della zona. Ancora più desolante era la situazione della