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L'Umanesimo e il Rinascimento in Italia: Confluenza di Culture e Nuova Visione dell'Uomo, Appunti di Storia Moderna

L'umanesimo e il rinascimento in Italia, due epoche confluenti, caratterizzate da diverse ma convergenti caratteristiche. L'umanesimo riporta alla luce i classici latini e greci, creando una nuova scienza filologica. I testi classici vengono interpretati in modo diverso dalla tradizione medievale, con un focus sul mondo terreno dell'uomo. L'umanesimo-rinascimento introduce una nuova visione dell'uomo, libero di agire e trasformare il mondo. Tuttavia, questa natura libera spesso viene vissuta con tristezza e rimpianto. Lorenzo il magnifico è un esempio di questa contrapposizione tra tristezza e senso naturalistico del mondo classico.

Tipologia: Appunti

2019/2020

Caricato il 05/11/2020

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Umanesimo e Rinascimento italiano
L'Umanesimo e il Rinascimento non sono nettamente separati, l'uno confluisce nell'altro pur avendo
caratteristiche diverse:
l'Umanesimo è prevalentemente letterario e precede il Rinascimento.
Vengono riscoperti i classici latini e torna in auge lo studio del greco. Ancor prima della caduta di
Costantinopoli (1453) infatti, iniziò l'esodo di molti dotti bizantini che in massima parte si rifugiarono in Italia,
contribuendo alla diffusione della lingua e della cultura elleniche dopo un millennio circa di abbandono. Fra
questi ultimi va senz'altro citato il celebre cardinale Bessarione che nel 1440 si trasferì prima a Firenze, poi, in
via definitiva, a Roma.
I testi classici con la nascita della nuova scienza della filologia sono riportati alla loro autenticità
testuale e vengono interpretati in modo diverso dalla tradizione medioevale, non più attraverso
l'uso di metafore di significato quasi esclusivamente religioso, ma anche e soprattutto facendo
riferimento diretto al mondo terreno dell'uomo.
L'Umanesimo-Rinascimento ha alla base una nuova visione dell'uomo, non più legato solo alla divinità ma
come essere naturale, che si muove liberamente nell'ambiente in cui vive e agisce. La natura, campo d'azione
privilegiato dell'uomo, non è più corrotta dal peccato: si può quindi ben operare nel mondo e trasformarlo con
la propria volontà.
«[Nel Rinascimento c'è] una visione della natura assai lontana da quella del neoplatonismo ficiano.
La natura è retta da un ordine meccanicistico e necessario: un ordine istituito da Dio, ma fondato
esclusivamente su cause naturali. La conoscenza della natura può ottenersi solo liberandosi dal
principio d'autorità, tanto laico quanto religioso, che, come dice Leonardo da Vinci, rende gli uomini
trombetti e recitatori delle opere altrui[5]»
Tale natura, pur se libera da considerazioni religiose troppo anguste, libera dal peccato, spesso viene vissuta
con un senso di tristezza e di rimpianto che contrasta con quello, squisitamente naturalistico, del mondo
classico.
Così Lorenzo il Magnifico piange la giovinezza che fugge e avverte il senso della morte incombente da
esorcizzare con i piaceri della gioventù.

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Umanesimo e Rinascimento italiano L'Umanesimo e il Rinascimento non sono nettamente separati, l'uno confluisce nell'altro pur avendo caratteristiche diverse:

  • l'Umanesimo è prevalentemente letterario e precede il Rinascimento. Vengono riscoperti i classici latini e torna in auge lo studio del greco. Ancor prima della caduta di Costantinopoli ( 1453 ) infatti, iniziò l'esodo di molti dotti bizantini che in massima parte si rifugiarono in Italia, contribuendo alla diffusione della lingua e della cultura elleniche dopo un millennio circa di abbandono. Fra questi ultimi va senz'altro citato il celebre cardinale Bessarione che nel 1440 si trasferì prima a Firenze, poi, in via definitiva, a Roma.
  • I testi classici con la nascita della nuova scienza della filologia sono riportati alla loro autenticità testuale e vengono interpretati in modo diverso dalla tradizione medioevale, non più attraverso l'uso di metafore di significato quasi esclusivamente religioso, ma anche e soprattutto facendo riferimento diretto al mondo terreno dell'uomo. L'Umanesimo-Rinascimento ha alla base una nuova visione dell'uomo, non più legato solo alla divinità ma come essere naturale, che si muove liberamente nell'ambiente in cui vive e agisce. La natura, campo d'azione privilegiato dell'uomo, non è più corrotta dal peccato: si può quindi ben operare nel mondo e trasformarlo con la propria volontà. «[Nel Rinascimento c'è] una visione della natura assai lontana da quella del neoplatonismo ficiano. La natura è retta da un ordine meccanicistico e necessario: un ordine istituito da Dio, ma fondato esclusivamente su cause naturali. La conoscenza della natura può ottenersi solo liberandosi dal principio d'autorità, tanto laico quanto religioso, che, come dice Leonardo da Vinci, rende gli uomini trombetti e recitatori delle opere altrui[5]» Tale natura, pur se libera da considerazioni religiose troppo anguste, libera dal peccato, spesso viene vissuta con un senso di tristezza e di rimpianto che contrasta con quello, squisitamente naturalistico, del mondo classico. Così Lorenzo il Magnifico piange la giovinezza che fugge e avverte il senso della morte incombente da esorcizzare con i piaceri della gioventù.