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appunti presi durante il corso di tecnologie genomiche. ho usato solo questi per passare l'esame con 30/30
Tipologia: Sintesi del corso
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ESAME: vale da giugno in poi. 9 domande a risposta multipla + 3 domande aperte ( 1 per ogni parte). SLIDE: su classroom, ma da sole sono inutili, servono le spiegazioni.
CONTENUTI DEL CORSO: 1.PRIMA PARTE (SCAPOLI): introduzione alla farmacogenetica ed alle tecnologie genomiche:
tecnologie genomiche:
Nel momento in cui il farmaco viene ad essere somministrato ed entra all’interno dell’organismo ( FASE FARMACOCINETICA ) segue un percorso costituito da quattro fasi che presentano l’acronimo ADME. Durante il percorso del farmaco all’interno dell’organismo, questo viene ad essere modificato da parte degli enzimi cellulari, i quali lo attivano. Le quattro fasi dell’ADME sono:
farmaco riesce ad entrare all’interno dell’organismo tramite una serie di processi e descrive anche in che modo supera le diverse barriere corporee.
distribuisce nell’organismo e viene trasportato dai trasportatori fino ad arrivare all’organo bersaglio.
modifica chimicamente il farmaco. Descrive come il farmaco viene scomposto (in modo particolare nel fegato)
elimina il farmaco sotto forma dei suoi metaboliti. Percorso del farmaco = ADME Per cui la FARMACOCINETICA si occupa di definire il destino del farmaco nell’organismo, ovvero:
attivo meditato da un carriers specifico – recettore specifico. Quindi, un farmaco può essere trasportato o per diffusione (libera o mediata) o trasportato attivamente. Esistono delle barriere morfo-funzionali in alcuni distretti dell’organismo che limitano il
La genetica interviene e svolge un ruolo importante durante il trasporto, in quanto i carriers sono normalmente proteine codificate da geni specifici. Ma la genetica può intervenire anche a livello del bersaglio molecolare, in quanto questo nel 99% dei casi è una proteina. È importante conoscere la quantità di farmaco disponibile e per quanto tempo il farmaco rimane disponibile all’interno dell’organismo. La concentrazione plasmatica di un farmaco è la risultante di quanto farmaco è presente nei tessuti e di quanto farmaco viene ad essere metabolizzato ed eliminato. Misurare i livelli plasmatici permette di sapere quanto e per quanto tempo il farmaco è disponibile. Per cui è importante capire la dose e le modalità del dosaggio del farmaco stesso. La FARMACODINAMICA , invece, si occupa di studiare l’effetto del farmaco quando interagisce con i recettori posizionati sull’organo bersaglio, scatenando l’effetto del farmaco stesso. In linea generale, si può affermare che i farmaci agiscono stimolando o bloccando le funzioni fisiologiche presenti nell’organismo umano. I meccanismi d’azione dei farmaci si possono ridurre schematicamente a:
potenza di una farmaco è raccomandata per poter garantire l’efficacia in un amplio numero di soggetti, limitare i rischi di tossicità, avere dosi e modalità di dosaggio maneggevoli. Efficacia e potenza sono parametri importanti da studiare in fase di ricerca pre-clinica, in quanto si riferiscono anche ad effetti secondari del farmaco, che talvolta possono anche
permettono anche di poter confrontare tra loro due farmaci differenti. Queste curve permettono di poter definire la concentrazione alla quale il farmaco risulta avere un effetto terapeutico e la concentrazione in cui il farmaco ha un effetto avverso indesiderato. La concentrazione del farmaco che induce una risposta avversa è maggiore della concentrazione del farmaco che induce l’effetto terapeutico, ma è importante anche definire la differenza tra questi due valori di concentrazione. FINESTRA TERAPEUTICA = viene definita come l’intervallo tra la concentrazione minima, al di sotto della quale il farmaco è clinicamente inefficace e la concentrazione
( maneggevole ). Tutti i farmaci presentano delle reazioni avverse e potenzialmente tossiche, le quali possono variare in base ai soggetti. Infatti, la risposta dell’organismo ai farmaci non è uguale per tutti i pazienti: pazienti diversi sottoposti alla stessa dose di uno stesso farmaco presentano effetti differenti. Questa differenza è dovuta alla variabilità genetica che differenza ogni individuo tra loro, per cui le differenze sono riscontrabili a livello del genoma. Questo comporta la diversa risposta ai farmaci.
FARMACOGENETICA e FARMACOGENOMICA: GENETICA = studio dei singoli geni di un organismo e delle caratteristiche individuali ereditabili legate ad essi FARMACOGENETICA = studio delle differenza ereditarie nella risposta di un farmaco, dovute a polimorfismi specifici di geni. (1 GENE) GENOMICA = determinazione e studio dell’intera sequenza del DNA di un organismo, identificazione e studio del livello di espressione dei geni per comprendere le interazioni e l’influenza sui meccanismi biologici e fisiologici in situazioni normali e patologiche (genomica funzionale) FARMACOGENOMICA = applicazione delle tecniche usate nella genomica per la determinazione e lo studio di più geni associati a malattie ed alla riposta ai farmaci per individuare sia nuovi geni bersaglio per nuove terapie, sia profili genetici utili per lo studio di nuovi farmaci e il loro sviluppo.
quadro più complesso che coinvolte più geni all’interno del genoma. Spesso i termini farmacogenetica e farmacogenomica vengono utilizzati come sinonimi. La farmacogenetica si occupa dello studio della variabilità di risposta ad un farmaco dovuta a fattoi genetici ereditari. Nel 1959 Friedrich Vogel conia il termine “farmacogenetica” parlando di una risposta ai farmaci ereditaria e variabile in popolazioni diverse. La farmacogenetica prevede come metodi di studio: analisi genetica (SNPs, profili di espressione genica) ed ha lo scopo di fornire una maggiore sicurezza nella somministrazione della terapia. L’applicazione della farmacogenetica prevede che possano essere individuati per una stessa patologia i pazienti che non rispondono ad un farmaco o i pazienti a rischio di tossicità per quel farmaco. In modo tale, da poter trattare solo i pazienti risultati “responders” con quel determinato farmaco. Mentre gli altri saranno trattati con una terapia alternativa o con dosi ridotte dello stesso farmaco. Le reazioni avverse ai farmaci: la maggior parte di reazioni avverse forti, sono su base genetiche. VARIABILITA DELLA RISPOSTA AI FARMACI: Nonostante i farmaci vengono prescritti come validi per ogni paziente con la stessa diagnosi, vi è una notevole variabilità di risposta alle molecole che vengono somministrate che si può manifestare:
La risposta ai farmaci varia perché tutti i pazienti sono diversi tra loro. Per cui anche se si somministra la stessa dose di uno stesso farmaco a pazienti che presentano la medesima malattia si possono ottenere effetti diversi. La grande variabilità nella risposta ai farmaci è dovuta a fattori esogeni ed endogeni che possono essere raggruppati all’interno di tre categorie di cause: fisiologiche, patologiche e genetiche. Vi è sempre più di un fattore che determina questi “fenotipi complessi”. Per quanto riguarda le cause non genetiche , queste possono essere:
Le cause genetiche responsabili della variabilità inter-individuale possono essere classificate in:
gene implicato nella risposta al farmaco. Possono determinare una risposta tossica ai farmaci (ADR)
questi individui sono i responsabili delle risposte inefficaci dei farmaci o di risposte tossiche ai farmaci (ADR), ma in misura differente rispetto ai metabolizzatori lenti. Queste cause genetiche sono dovute alla presenza di polimorfismi nei tratti del genoma che presentano i geni che codificano per le proteine che fungono da: Enzimi farmaco-metabolizzatori (con attività enzimatica aumentata o diminuita) Recettori del farmaco Proteine bersaglio del farmaco. Questi polimorfismi nel genoma possono colpire geni che prendono parte sia alla fase di farmacocinetica, che alla fase di farmacodinamica:
sono descritti dalla FARMACOGENOMICA (molti geni) RIPASSO DEI CONCETTI DI BASE DELLA GENETICA: FENOTIPO = tratti – caratteristiche osservabili di una cellula o di un organismo, è quello che si vede (es. metabolizzatori rapidi, lenti….) GENOTIPO = composizione – costituzione allelica di un individuo riferita ad uno o più loci, che ne spiega il fenotipo. Come vengono ereditati i caratteri ereditari? con la meiosi: la meiosi ha lo scopo essenziale di costituire da una cellula diploide una cellula aploide ( gameti), i quali durante la fecondazione vengono uniti per ottenere una nuova cellula diploide chiamata zigote. Lo zigote darà origine ad un nuovo individuo, con numerose e successive divisioni mitotiche. Ogni individuo definito diploide (2n) presenta due copie di ogni cromosoma: una di origine materna (n) ed una di origine paterna(n). I geni esistono espressi in differenti versioni che sono definite alleli. I diversi alleli occupano il medesimo locus su cromosomi omologhi. Ogni individuo definito diploide presenta per ciascun gene due alleli, ovvero due copie: una di origine materna ed una di origine paterna. Gli alleli sono ereditati nel medesimo modo in cui si verifica la meiosi ( teoria cromosomica dell’ereditabilità 1905). MUTAZIONI e SNPs: Una mutazione è definibile come un evento casuale e stabile che produce un cambiamento del patrimonio genetico ed è quindi ereditabile (= viene trasmesso alla
della regione di controllo dell’espressione genica, il rimanente 10% è rappresentato da inserzioni, delezioni, ripetizioni in tandem e microsatelliti. I polimorfismi sono alla base della variabilità genica tra un individuo ed un altro e possono influenzare l’attività, l’espressione, la degradazione e le caratteristiche delle proteine interessate. Se la mutazione risulta essere vantaggiosa allora si può espandere all’interno della popolazione e si può parlare di genetica di popolazione. Quando la mutazione mi da un piccolo svantaggio, mi determina suscettibilità, ovvero questa mutazione mi predispone a poter avere questa malattia.
specifico e non tutti i geni presentano lo stesso tasso di mutazione. (tasso di mutazione = probabilità che una mutazione si verifichi nel tempo). il tasso di mutazione umano prevede che:
La variazione del singolo nucleotide è la forma di variazione più comune del DNA, infatti si è visto che confrontando due cromosomi umani omologhi, si osserverà una SNV ogni mille
SNS sono 10 volte più frequenti delle inserzioni e delezioni (ins/del). Le transizioni sono 2 volte più frequenti delle trasversioni, in quanto si rimane all’interno delle pirimidine o purine che hanno strutture simili tra loro (C e T sono simili tra loro, così come A e G):
SEQUENZE NON CODIFICANTI: sono le sequenze che non vengono trascritte e possono essere presenti in copie singole o multiple. Questi lunghi tratti non codificanti sono vengono mai trascritti e rappresentano la % maggiore del
Il codice genetico è degenerato. È formato da codoni, cioè triplette di 3 nucleotidi. Le sostituzioni in 3° base sono silenti (sinonime), perché non cambia l’amminoacido, a parte per la Met e il Trp che non sono degenerati. Le sostituzioni in 1° base generalmente cambiano l’amminoacido. Le sostituzioni in 2° base cambiano (quasi) sempre l’amminoacido (sono le più “cattive”). Quindi, le sostituzioni in 1° o 2° base portano a mutazioni missenso o non sinonime. Esempi di mutazione SS o sinonima: AAA (Lys) AAG (Lys) oppure CUA (Leu) UUA (Leu) Esempi di mutazione MS o non sinonima:
SNP. Inserzioni/delezioni di pochi nucleotidi danno luogo a mutazioni frameshift, ovvero mutazioni in cui vi è lo scivolamento del quadro di lettura durante la traduzione. L’aggiunta di una o due basi fa cambiare completamente il quadro di lettura e di conseguenza il significato della proteina. Se vengono aggiunti 3 nucleotidi, vi è l’aggiunta di un codone, ma non cambiano gli altri codoni, cioè, non vi è lo scivolamento del quadro di lettura, quindi la proteina si presenta più o meno simile all’originale. Una mutazione frameshift avviene quando vi è l’inserzione/delezione di un numero di basi che non è multiplo di 3. Sia inserzioni che delezioni hanno le stesse conseguenze, cioè lo scivolamento della fase di lettura.
Una delle conseguenze delle mutazioni frameshift è che compaiono quasi inesorabilmente dei codoni di stop. Un esempio nell’uomo di delezione è la mutazione che ha dato origine all’allele che causa la fibrosi cistica. Si tratta di una delezione di 3 nucleotidi, che quindi non ha dato luogo allo scivolamento della fase di lettura, ma solo l’eliminazione di un codone. La proteina prodotta non è funzionale come nel caso wild- type e quindi si avrà la malattia. Sequenza nucleotidica wild-type: ATC ATC TTT GGT GTT Sequenza amminoacidica wild-type: Ile Ile Phe Gly Val Sequenza nucleotidica in F508del: ATC ATT GGT GTT Sequenza amminoacidica: Ile Ile Gly Val
1.Nel caso delle mutazioni non senso (producono codoni di stop prematuri) e mutazioni frameshift, si avrà un trascritto alterato, che non produrrà una proteina oppure produrrà un troncone di proteina, cioè una proteina tronca e non funzionale. In generale ci sarà un’assenza di proteina funzionale.
2.Nel caso di mutazioni missenso, cioè dove viene cambiato un aa del codone, si formerà un trascritto simile all’originale, ma la proteina che verrà tradotta sarà diversa da quella wild-type, e quindi la sua struttura e la sua funzione risulteranno essere alternate. Queste mutazioni portano alla sintesi di una proteina diversa da quella che normalmente verrebbe sintetizzata.
2. 1000 genome : questo progetto aveva come obbiettivo quello di sequenziare 1000 individui (ne furono sequenziati 2500) per ognuna delle 5 aree geografiche. Questo progetto iniziato nel 2001 fu terminato completamente solo nel 2023 tramite il “progetto TVT” che ha permesso di sequenziare anche le regioni più complicate come le regioni telomeriche – centromeriche - sequenze ripetute interne. Questi progetti hanno permesso di poter aggiornare i dati circa il genoma umano, che ad oggi sappiamo contenere 3.9 miliardi di bp con circa 25 mila geni codificanti per proteine. PROGETTO 1000 GENOMI (A thousand genomes): Il progetto 1000 genomi aveva come obbiettivo principale quello di sequenziare 1000 genomi, ma fu terminato con il sequenziamento di circa 2500 genomi, provenienti da 26 popolazioni mondiali. Questo progetto iniziato nel 2001, fornì i primi risultati nel 2010. Fino a 10 anni fa si credeva che gli SNPs fossero pochi, 1000, al massimo 1 milione; ad oggi si sa che ne esistono almeno 15 milioni. Ogni individuo ha nel proprio genoma tra i 4 milioni e i 5 milioni di SNPs che condivide in parte con altri individui. Di questi 4 milioni, circa 3 milioni sono costituiti da SNV (Single Nucleotide Variant) e mezzo milione di Indel. Ci sono un milione di piccole inserzioni e delezioni (di poche paia di basi). È stato visto che vi sono 20 mila varianti più ampie che non erano mai state osservate prima. Dal confronto tra i genomi dei genitori e figli si è potuto stabilire che ogni persona è portatrice di circa 60 mutazioni non presenti nei genitori (mutazioni ex-novo). Infatti, il tasso di mutazione è dell’ordine di 10-8 (per sito, per generazione), ma noi abbiamo un numero enorme di basi nucleotidiche nel nostro genoma. Tra le variazioni del DNA ci sono le varianti strutturali (> 50 bp) che comprendono inserzioni di elementi mobili, grandi delezioni e inversioni, MA le più importanti sono le CNV (copy number variation), cioè le varianti del numero di copie. Nel passato si pensava che grosse mutazioni del DNA fossero gravissime, invece non è proprio così, può capitare che ci siano grandi delezioni del genoma, ma che non ci siano conseguenze o poche.
Per cui tutte queste varianti come è stato possibile studiarle e caratterizzarle? Tramite l’utilizzo delle Tecnologie genomiche , esistono diverse metodologie per analizzare e genotipizzare gli individui. Di tutti gli SNPs che sono stati individuati si sono aperte delle banche dati con l’obbiettivo di essere delle fonti di depositi di SNPs. Queste banche dati di SNP permettono di: