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tecnologie riassunti libri, Dispense di Pedagogia

riassunti libri esame tecnologie della conoscenza

Tipologia: Dispense

2019/2020

Caricato il 10/02/2020

franz_94
franz_94 🇮🇹

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Tecnologie della conoscenza:
Lezioni e libri:
Lunedì 20 maggio: consegna elaborati
TEMPI MODERNI: IO, ROBOT: 2001, ODISSEA NELLO
SPAZIO:
Caratteristich
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1936, bianco e nero, muto 2004, colori 1968, Kubrick, colore
Ritmo lento volutamente,
suoni metallici, colori che
creano atmosfera
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è appendice della
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Leggi della robotica,
ribaltamento del
rapporto uomo-macchina
rispetto al primo filmato
Perdita di sicurezza per la
persona
Ripetizione di movimenti
Assenza di privacy,
annullamento dei bisogni
primari dell’uomo
Rapporto servo-padrone
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Macchina è strumento di
ottimizzazione di tempo,
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Macchina ha una forma
d’uomo, umanizzata,
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Macchina non è un robot
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(astronave),
umanizzazione della
macchina
Uomo in balia della
macchina, perdita di
controllo
Perdita di controllo (ma
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sull’uomo
Rapporto simbiotico
uomo-macchina,
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potere sull’uomo ma
questo viene superato,
uomo riesce a ribellarsi
alla macchina
Tempo è denaro, ritmo
frenetico
Incompetenza dell’uomo
rispetto alla macchina
Macchina crea conflitti
interpersonali tra gli
uomini, rivolta della
macchina
Macchina quasi voce della
coscienza della persona,
l’uomo crea una macchina
con cui vuole ricreare un
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esseri umani
Atteggiamento
apocalittico nei confronti
delle macchine
Macchina ha un punto di
vista mostrato dal regista,
ha un nome quindi gli
viene data un’identità,
conosce una filastrocca
Troppa responsabilità
alla macchina
Macchina è onnisciente E
quindi inquietante
Digital divide: divario digitale, tra nord e sud del mondo ma anche generazionale.
Luigi Guerra capitolo 1:
Tecniche e tecnologia
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Tecnologie della conoscenza:

Lezioni e libri:

Lunedì 20 maggio: consegna elaborati TEMPI MODERNI: IO, ROBOT: 2001, ODISSEA NELLO SPAZIO: Caratteristich e 1936, bianco e nero, muto 2004, colori 1968, Kubrick, colore Ritmo lento volutamente, suoni metallici, colori che creano atmosfera ansiogena Alienazione/ disumanizzazione, uomo è appendice della macchina Leggi della robotica, ribaltamento del rapporto uomo-macchina rispetto al primo filmato Perdita di sicurezza per la persona Ripetizione di movimenti Assenza di privacy, annullamento dei bisogni primari dell’uomo Rapporto servo-padrone (ruoli diversi) Macchina è strumento di ottimizzazione di tempo, denaro Macchina ha una forma d’uomo, umanizzata, prova sentimenti Macchina non è un robot ma cervello di macchina (astronave), umanizzazione della macchina Uomo in balia della macchina, perdita di controllo Perdita di controllo (ma con illusione di controllo), rapporto simbiotico uomo- macchina, macchina acquisisce potere sull’uomo Rapporto simbiotico uomo-macchina, macchina acquisite potere sull’uomo ma questo viene superato, uomo riesce a ribellarsi alla macchina Tempo è denaro, ritmo frenetico Incompetenza dell’uomo rispetto alla macchina Macchina crea conflitti interpersonali tra gli uomini, rivolta della macchina Macchina quasi voce della coscienza della persona, l’uomo crea una macchina con cui vuole ricreare un rapporto come quello tra esseri umani Atteggiamento apocalittico nei confronti delle macchine Macchina ha un punto di vista mostrato dal regista, ha un nome quindi gli viene data un’identità, conosce una filastrocca Troppa responsabilità alla macchina Macchina è onnisciente E quindi inquietante Digital divide: divario digitale, tra nord e sud del mondo ma anche generazionale. Luigi Guerra capitolo 1: Tecniche e tecnologia

Concetti, strategie e ambiti di intervento delle tecnologie dell’educazione: TECNICA:

- IA DEFINZIONE: insieme di attività tese a creare macchine e procedimenti atti a soddisfare le esigenze della vita pratica - IIA DEFINIZIONE: l’insieme di comportamenti finalizzati che in virtù di prove ed esperienze socialmente convalidate è stato accreditato come adeguato per il conseguimento di un risultato preposto TECNOLOGIA: Studio delle tecniche e delle loro applicazioni Area di significato della tecnologia: - Comparazione di tecniche secondo criteri differenziati (efficienza, efficacia, …) - Analisi descrittiva di tecniche sia in sede pratica sia in sede teorica - Identificazione e analisi di modelli di riferimento Arte e tecnica: Tecnica-tecnologia: - La tecnologia studia le relazioni tra materiali, strumenti e tecniche - Le tecniche non sono mai perfettamente applicabili e riproducibili - Le tecniche non hanno un valore positivo oggettivo - La tecnologia studia il rapporto tra tecnica e civiltà Fine Mezzo Occorre evitare che l’età della tecnica segni quel punto assolutamente nuovo nella storia, e forse irreversibile, dove la domanda non è più: “Che cosa possiamo fare noi con la tecnica?” Ma: “Che cosa la tecnica può fare con noi?” Galimberti Si instaura un circolo tra la cultura che genera tecnologia e la tecnologia che a sua volta genera cultura. Tecnologie della Comunicazione Educativa, di fronte alle TIC il mondo si divide in: - APOCALITTICI: quelli che pensano che le TIC siano il demonio, distruggono la cultura “alta”, producendo sottocultura, e rendono l’uomo schiavo - INTEGRATI: quelli che pensano che le TIC siano delle bacchette magiche in grado di risolvere tutti i problemi CONSIDERAZIONI FINALI: - Tecnologia dell’educazione e nuove tecniche della comunicazione e dell’informazione non sono la stessa cosa - La tecnologia dell’educazione deve guidare l’apprendimento delle nuove (e delle vecchie) tecniche di informazione e comunicazione

attraverso il logos quale tecnica utilizzare che possa essere utile ai nostri fini. Legato al termine logos: verbo, riflessione. Tecnica è relativa allo strumento da utilizzare, tecnologia è l’abilità da possedere per utilizzare in funzione dell’attività educativa che vogliamo svolgere. Tecnica (prima definizione): insieme di attività dell’uomo tese a creare delle macchine (strumenti) e procedimenti atti a soddisfare esigenze della vita pratica. Si parte dalla vita pratiche e si studia una tecnica per gestire il problema. Oltre alla macchina si deve però formare all’uso, quindi gli strumenti e il procedimento d’uso di essi. Tecnica (seconda definizione): insieme di comportamenti finalizzati (si parte da una finalità, un’esigenza pratica) che in virtù di prove ed esperienze socialmente convalidate (ci si trova all’interno di una società che crea un problema) è stato accreditato come adeguato per il conseguimento di un risultato preposto. Tecnologia: studio delle tecniche e delle loro applicazioni, riflessioni sulle tecniche, su come utilizzare le tecniche in senso critico. Riflessione sulle tecniche. Attualmente scienza, tecnica e valorizzazione industriale sono integrate in un solo e medesimo sistema (le tecnoscienze). L’innovazione tecnica sposta l’accento dalla conoscenza all’azione, riconoscendo solo a questa piena dignita sociale. Area di significato della tecnologia:

- Comparazione di tecniche secondo criteri differenziati (efficienza: dipende dal criterio di riferimento che vogliamo adottare, efficacia: tipica di qualcosa che funziona, permette di raggiungere i risultati che si vuole raggiungere), per capire quando si ha una determinata _finalità quale scegliere.

  • Analisi descrittiva di tecniche sia in sede pratica che in sede teorica
  • Identificazione e analisi di modelli di riferimento: in quanto educatori bisogna chiedersi per_ _quale motivo le tecniche sono state create e si riescono ad utilizzare con un altro riferimento. Tecnica e arte sono due cose distinte? Arte è completamente istintiva, la tecnica segue solo le regole? In relata anche l’utilizzo della tecnica è creativo, anche nella tecnica c’è la componente più tecnica ma poi ognuno di noi lo utilizza nel suo modo personale. Il logos è importante per sottolineare l’uso della tecnica. La tecnologia:
  • Studia le relazioni tra materiali, strumenti e tecniche
  • Le tecniche non sono mai perfettamente applicabili e riproducibili
  • Le tecniche non hanno un valore positivo oggettivo
  • La tecnologia studia il rapporto tra tecnica e civiltà. Rapporto tra fini e mezzi. Gli educatori partono da una finalità educativa e si sceglie il mezzo, ma spesso nella società si parte dallo strumento e poi si ragiona sulla finalità, o talvolta nemmeno ci si domanda con quale finalità si utilizza. (Citazione di Galimberti) La cultura genera tecnica e tecnologia e la tecnologia genera cultura. Umberto Eco, di fronte alla tecnologie ci sono due tipi di persone: Apocalittici Integrati Quelli che pensano che le TIC Quelli che pensano che le TIC Siano il demonio: distruggono siano delle bacchette magiche in La cultura “alta”, producendo grado di risolvere tutti i problemi 1._ TECNOLOGIE IN CONTESTI EDUCATIVI: _Tecnologie educative (tecnologia dell’educazione) sono un termine problematico, percorso per dare loro una definizione:
  • Galliani: tecnologia dell’educazione come il modo sistematico di progettare, realizzare e valutare il processo globale dell’apprendimento umano e delle comunicazione, con la combinazione delle risorse umane e non, per la realizzazione di un’istruzione più efficace.
  • Calvani: nella stessa prospettiva del primo, ma accentua la dimensione sistemica, educatore come architetto che all’estero adeguati ambienti formativi a partire dalla teoria. Queste definizione però non risolvono il problema prima affrontato, a scuola con tecnologie si intende puramente gli strumenti elettronici, per questo esiste ancora il duplice schieramento tra apocalittici (denunciano l’impoverimento sostanziale di una situazione educativa fondata su nuove forme di mediazione offerte dalle macchine, tecniche uccidono i momenti di interazione) ed integrati (elogio della tecnica come in grado di liberare l’insegnante dalle componenti più riproduttive dell’esperienza scolastica, macchina libera gli insegnanti dai coefficienti istruttivi). I due gruppi utilizzano le stesse_

argomentazioni per arrivare a conclusioni contraddittorie. Dentro la scuola c’è stata una delega ad insegnanti specifici più o meno esperti in informatica a cui viene richiesto di alfabetizzare alle nuove tecnologie della comunicazione.

- Pontecorvo: ragazzi motivati all’us delle tecnologie per mettere le mani direttamente ed _impadronirsi di strumenti propri del loro tempo. È necessario prendere atto che i modi della costruzione e della distribuzione delle conoscenze si sono strutturalmente trasformati, rete consente di rielaborare, produrre e diffondere contenuti, di ritrovare ed organizzare informazioni e di entrare in relazione con altre persone, tutto questo contemporaneamente. Le articolazioni del social networking sono il luogo dove si sviluppa la vita sociale e la cultura dei cosidetti “nativi digitali” (infanzia ed adolescenza contemporanei). POLITICHE DELLA FORMAZIONE RECENTI:

  1. Piano Nazionale di Formazione degli Insegnanti sulle Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione ASPETTI POSITIVI ASPETTI NEGATIVI Consapevolezza del ruolo dirompente delle Tecnologie della comunicazione Approccio complessivamente tecnico Sforzo di dettagliare i moduli di competenza Struttura dell’impianto di insegnamento Percorso di formazione promosso verso gli insegnanti Dimensione sostanzialmente infrascolatica e riproduttiva della prospettiva didattica individuata Positività dell’avvento del computer e delle sue applicazioni sul piano educativo viene data per scontata, perche al progresso tecnico si accompagna necessariamente il progresso culturale e il compito dell’educatore è quello che le tecnologie siano disponibili a tutti. Ma il problema è che questa circolare prevede un terzo asse centrato sull’uso delle tecnologie, in questo modo distingue l’insegnamento delle TIC dalla componenti generalmente più formative (es. crescita dell’uomo) e inoltre presenta l’nsegnamento delle tic come un terzo asse che non è ne disciplinare ne didattico (quindi che cosa è?). Invece le Tic devono rientrare nei due assi esistenti: sono un nuovo oggetto disciplinare e costituiscono nuove strategie e metodologie didattiche, prefigurano un nuovo scenario socioculturale (valenza formativa). Le Tic non vengono viste come strumenti della didattica da portata rivoluzionaria ma come concetti da imparare._
  2. _Iniziativa della “Scuola digitale”, Ministero degli interni: massiccia introduzione delle Lim nelle scuole ed avvio del progetto Cl@assi 2.0 che mira a realizzare ambienti di apprendimento adatti ad un uso costante e diffuso delle tecnologie nella quotidianità scolastica. Non è sufficiente su piano didattico rivendicare la padronanza di un’applicazione tecnica, si deve dichiarare il modello d’uso didattico. Galliani dice che bisogna sottolineare come l’uso dei media non causa automaticamente apprendimento ma sono i processi (i modi in cui i media sono utilizzati) che ne determinano i risultati. Non è possibile la cieca fede nell’informatica.
  • Attorno agli anni ’70: AUTOMAZIONE (società), istruzione programmata (contesti educativi)._ Le industrie come la Fiat si occupano di parte del servizio (es. momento della verniciatura il più delicato). Nel contesto scolastico c’erano attività guidate da un disco, da un’audiovideo _etc,
  • Attorno agli anni 80: INFORMATIZZAZIONE (società), computer come utensile cognitivo_ (contesti educativi). Tutto l’intero processo produttivo è svolto dalla macchina. Tutto l’oggetto è assemblato dalla macchina. Computer è uno strumento che permette di co _costruire la conoscenza, quasi sostituendo l’insegnante. CONSIDERAZIONI FINALI:
  • Tecnologia dell’educazione e nuove tecniche della comunicazione e dell’informazione non sono la stessa cosa, progresso strumentale tecnico senza riflessione educativa deve essere rifiutato.
  • La tecnologia dell’educazione deve guidare l’apprendimento delle nuove (e delle vecchie) tecniche di informazione e comunicazione: nuove tecniche devono essere apprese con_

iii. Rendere nevralgici i momenti collaborativi degli studenti progettando diverse tipologie di lavoro di gruppo (modalità sincrone ed asincrone) iv. Costruire progetti di ricerca e di studio che prevedano responsabilità suddivise e differenziate e che valorizzino il lavoro sia dei presenti che degli assenti.

2. PER UN MODELLO TECNOLOGICO PROBLEMATICO: In conclusione, le nuove strumentazioni tecniche sono una frontiera esplosiva di qualificazione dell’esperienza educativa solo se sono poste al servizio di modelli critici di mediazione didattica. L’idea della complessità dei modelli tecnologici richiama le posizioni del problematicismo pedagogico. Da un lato analizzare le potenzialità delle tecniche esistenti (che vanno selezionate ed eventualmente integrate o modificate in funzione delle diverse situazioni educative) e dall’altro di progettare o inventare nuove tecniche e modi d’uso delle tecniche. Tre prospettive:

  1. Prospettiva monocognitiva
  2. Prospettiva metacognitiva: costruzione o co costruzione della cultura
  3. Prospettiva fantacognitiva: uso più creativo che porta ad inventare Riflessione operata in chiave di tecnologia dell’educazione può sostenere un’adozione delle nuove tecniche capace di contribuire al potenziamento di tutte e tre le prospettive indicate Modello interpretativo dell’apprendimento Parole chiave Strumenti educativi Approccio Come riproduzione Ripetizione Memorizzazione/ istruzione Unità didattica Utilizzare le tecnologie per far acquisire alfabetizzazione di base: MONOCOGNITIVO Come costruzione Esperienza Riflessione Metacognizione Progetto didattico del tipo di ricerca Riflettere criticamnte sul pensiero, in questo caso sullo strumento METACOGNITIVO Come scoperta Intuizione Invenzione Creatività Progetto didattico del tipo gioco

FANTACOGNITIVO

PROSPETTIVA MONOCOGNITIVA:

  1. Interpreta l’educazione intellettuale come alfabetizzazione culturale: intende cioè assicurare ad ognuno il possesso delle informazioni indispensabili a livello di organizzazione dei contenuti, di lessico, di conoscenza degli strumenti di indagine delle diverse discipline che compongono il sapere
  2. L’esperienza educativa di tipo monocognitivo pone l’accento sull’esigenza della riproduzione culturale, nel senso, non necessariamente negativo, anzi indispensabile, del fare i conti con i saperi esistenti. La sua attenzione è centrata sul prodotto, rappresentato dalle nozioni indispensabili all’individuo per partecipare da protagonisti alla propria vita e a quella della società contemporanea. _Problemi che la prospettiva monocognitiva si pone rispetto alle tecnologie:
  • Qualità dell’informazione che propone deve essere continuamente aggiornata rispetto all’evoluzione della ricerca scientifica
  • Qualità della mediazione didattica, garantire a tutti di accedere al sapere e quindi utilizzare strategie di individualizzazione dell’insegnamento capaci di motivare, di rispettare i tempi del singolo di differenziarsi nelle diverse situazioni.
  • Non perdersi nella retorica, approfondire le competenze, non limitarsi a sintesi brillanti ma superficiali_ PROSPETTIVA METACOGNITIVA:
  1. Interpreta l’educazione come costruzione di cultura da parte dello studente e del gruppo, con particolare attenzione al processo: cioè ad imparare ad imparare. In altre parole, all’acquisizione da parte del singolo di strumenti di elaborazione culturale riutilizzabili direttamente in contesti diversi.
  1. Modello tecnologico consapevole può introdurre il computer in contesto educativo sottolineandone al massimo le valenze metacognitive
  2. Valenze che possiede in grande misura quale strumento di mediazione tra individuo e sapere che funziona sulla base di regole e che rende “tanto più” “quanto più” si dominano le regole stesse:
  3. Sembra importante mettere in evidenza il legame esistente tra l’uso del computer e sviluppo metacognitvo (secondo molti autori, infatti il computer sostiene) un approcci didattico metacognitvo che ha la funzione di condurre gli alunni ad imparare ad imparare attraverso l’acquisizione delle capacita di interpretare, organizzare, strutturare le informazioni, diventano sempre più consapevoli dei processi che sottostanno a queste operazioni, per poterle cosi gestire in modo via via più autonomo. Le nuove strategie elettroniche possono far rischiare di perdere la necessità nei confronti delle prospettive metacognitive, che vengono sepolte sotto una valanga di informazioni. Frabboni dice che questo flusso enorme di saperi sbriciolati, frammentati, molecolari rischia di sommergere l’umanità. Esiste però un legame tra uso del computer e sviluppo metacognitivo: un approccio didattico metacognitivo che ha la funzione di indirizzare gli alunni ad imparare ad imparare attraverso l’acquisizione delle capacita di interpretare, organizzare, strutturare le informazioni diventando sempre più consapevoli dei processi che stanno sotto queste operazioni. PROSPETTIVA FANTACOGNITIVA:
  4. Caratterizza una situazione educativa centrata sul soggetto, sulla valorizzazione dei suoi vissuti utilizzati come angolo visuale e strumento per reimpostare originariamente i saperi e i modi di utilizzarli nella vita quotidiana. Il vissuto individuale costituisce in questa prospettiva il punto di partenza e nello stesso tempo di arrivo dell’esperienza educativa.
  5. Azione di scaffolding dell’esperienza individuale che si proponga di stimolare il soggetto stesso verso una capacità di vedere e sentire nello stesso tempo più originale e creativa e più capace di comprendere il sentire degli altri.
  6. In questa prospettiva si colloca un uso tecnologico delle nuove strumentazioni che ne valorizzi le capacità di fornire strumenti per l’ampliamento della dimensione estetica dell’individuo (le applicazioni del computer utilizzabili come protesi percettiva, i programmi per costruire i suoni e immagini, le infinite possibilità della realtà virtuale, i terreni della simulazione…) e ne limiti i coefficienti di standardizzazione su immagini da consumo
  7. Su questo piano, ci limitiamo a sottolineare come anche solo il mondo dei videogiochi (demonizzato tradizionalmente dalla pedagogia ufficiale) se correttamente cavalcato sulla base di un adeguato modello didattico può alimentare quelli che sono gli ingredienti fondamentali della fantacognizione: gli ingredienti della sfida, della fantasia, della competizione e della cooperazione, della curiosità. _Problema della creatività, problema che può trovare una soluzione qualora si faccia leva sull’affettività e sull’emotività dell’individuo come momenti non solo catartici ma anche operativi e conoscitivi. Problematicismo e socializzazione: Necessario progettare un’educazione etico-sociale in grado di formare un individuo all’intera gamma delle situazioni sociali, da quelle che richiedono all’individuo un’elevata capacità di autonomia a quelle che domandano la partecipazione consapevole all’esperienza sociale, a quelle infine che postulano l’esigenza della condivisione con altri singoli e gruppi. La vera autonomia dipende dalla capacità di costruire la propria identità culturale, la rete è un’enorme occasione di partecipazione, la telematica può diventare uno dei campi più interessanti di sperimentazione del cooperative learning, sempre tenendo conto del fatto che le TIC possono portare all’isolamento davanti allo schermo. Per concludere due riflessioni:
  • Laeng dice che le minacce date dalle macchine erano reali ma non erano prodotte dalle machine in se quanto dal loro uso umano
  • Galimberti dice che non possiamo arrivare ad un momento in cui ci chiediamo cosa la tecnica possa fare con noi piuttosto che cosa noi possiamo fare con la tecnica._

Consiglio Europee di Lisbona ha messo in evidenza per l’Europa la necessità di accelerare il processo verso la società della conoscenza (fonte di saperi democratici veicolati dall’informatizzazione di massa e dal sistema formativo alla portata di tutti). Molti documenti UE sottolineano la centralità del soggetti nel processo di apprendimento. In particolare concetto di LIFELONG LEARNING: apprendimento lungo tutto il corso della vita. Apprendimento lifelong deve essere priorità dei governi come promozione della crescita economica e del rafforzamento della coesione sociale. In sostanza una società che riassume ed ha in sé elementi propri della società dell’istruzione (con al centro l’insegnamento e sistema educativo formale) e quella dell’informazione (focus orientato all’uso delle nuove tecnologie come messi di trasmissione di informazioni e saperi). Società contemporanee devono puntare molto di più sull’apprendimento, conoscenza e formazione sono riconosciute a livello internazionale (comunitario) e rendono forte l’economia nazionale. Altro sostegno da conoscenze in campo tecnologico-scientifico: promuovere i valori culturali e civili di cittadinanza (cittadinanza democratica). Inoltre difesa del singolo dalle forze (economiche, politiche e culturali) che spingono alla standardizzazione ed alla omologazione dei comportamenti e dei valori a difesa della propria soggettività. La società della conoscenza si presenta con un doppio volto: positivo (se riesce ad indirizzare la conoscenza e la formazione nelle direzioni indicate) e negativo (quando prevale il rischio che la conoscenza, informazione e sapere diventino merce di scambio).

  1. CENTRALITÀ DELA CONOSCENZA: se conoscenza è elemento centrale delle nostre società allora ci sono conseguenze che vanno ad interessare numerosi aspetti della vita individuale e sociale del soggetto-persona. Importante ricordare il livello di complessità che la centralità della conoscenza porta con sé nelle relative interpretazione e riflessioni. a. Prima conseguenza: conoscenza diventa il nuovo bene da possedere, produrre, acquisire e consumare. Meccanismi di produzione e consumo dei beni immateriali assumono spesso più importanza di quelli immateriali e impongono nuova attenzione agli scenari chiamati in causa. b. Conoscenza, informazione e comunicazione pongono sempre più in primo piano l’individuo e il suo sapere. Ma le conoscenze devono anche essere prodotte, non solo consumate, così l’individuo assume valore se non è solo destinatario di conoscenza ma anche produttore e portatore del “bene” conoscenza. c. Nuovi saperi e conoscenza, legati ai vissuti, alle esperienza, alla competenze del singolo e del gruppo: conoscenze tacite.
  2. TECNOLOGIE DELL’INFORMAZIONE E DELLA CONOSCENZA: economia fortemente centrata sullo sviluppo delle tecniche e delle tecnologie, ruolo fondamentale svolto dallo sviluppo delle ICT: tecnologie (hardware o software) che permettono la conservazione, la trasformazione e la trasmissione delle informazioni attraverso computer e reti. Le nuove tecnologie si sono intrecciate con molti percorsi di cambiamento degli individui e delle società, esempio modificano la percezione del tempo e dello spazio, modificano ed amplificano le modalità di comunicazione (es. sincrone ed asincrone), scambio, interazione. Le TIC diventano poi strumenti per amplificare e modificare gran parte delle capacità e delle funzioni umane, permettendo che una gran quantità di informazioni e conoscenze venga messa a disposizione di individui per elaborare, scambiare, generare conoscenza e aiutare la mente umana a diventare forza produttiva. Importanti effetti riguardano anche la diffusione della conoscenza: la rivoluzione digitale ha permesso la riduzione dei costi dell’informazione, la riduzione di spazi e supporti e l’ampliamento di più conoscenze fruibili allo stesso momento. Internet ha reso presente un’enorme massa di informazioni e conoscenze, ed ha amplificato l’opportunità di accesso ed utilizzo da parte del singolo individuo. I processi di conoscenza sono ora di tipo reticolare e la fruizione di informazioni e dei saperi è aperta a gruppi allargati di persone (democraticizzazione del sapere). La RIVOLUZIONE DIGITALE, che ha coinvolto i paesi industrializzati, è uno strumento utile per la proliferazione del sapere nelle società. Le TIC da un lato velocizzano ed ottimizzano le modalità di comunicazione e dall’altro permettono di ripensare gli scenari della comunicazione nel “villaggio globale”, risultando come strumenti democratici che possano garantire a tutti il diritto alla conoscenza e all’informazione
  1. PROCESSI ED IMPLICAZIONI DERIVANTI DALLA DIFFUSIONE DELLE TIC: aumento delle TIC rientra nel processo della globalizzazione, che coinvolge sistemi di produzione, comunicazione, valori, interazioni. Globalizzazione è un concetto da interpretare in chiave: culturale sociale, politica ed economica. Omologazione economica e culturale tra diversi paesi del mondo derivata da una serie di fattori: progressiva crescita delle relazioni e degli scambi in diversi ambiti a livello mondiale, repentino sviluppo delle tecnologie informatiche, sviluppo del mercato mondiale e beni accessibili anche in tempi brevi, uso di Internet come strumento globale per la diffusione e lo scambio di informazioni. Globalizzazione è diffusione di conoscenze e di saperi e creazione di vere e proprie relazioni reticolari imperniate su una comunicazione continua ed indipendente da spazio e tempo. Si va a delineare una società costituita da individui accomunati da linguaggi, idee, interessi, obiettivi che li rendono molto simili tra loro al punto da parlare di un processo inarrestabile di omogeneizzazione e omologazione delle masse. Si tende a contrapporre la categoria della globalità con quella dell’individualità e la categoria della complessità del cambiamento che supera la tradizionale logica lineare della semplice sequenzialità degli eventi. New economy: sostenuta da innovazione tecnologica e dell’interdipedenza di persone, beni e servizi di tutto il mondo. Questo fenomeno ha modificato i rapporti sociali e la distribuzione del potere attraverso una diversa fruizione ed utilizzazione dei media: nuove occupazioni richiedono conoscenze e competenze flessibili e riconvertibili in risposta ai fabbisogni specifici al laboro e al contesto socio-economico in continuo mutamento. Tutti i cambiamenti che si verificano sul versante del mercato e delle economie “globali” si riflettono anche nel mondo del lavoro (condizioni di stabilità sono sostituite con incertezza e maggiori opportunità e autonomia). Il contenuto del lavoro diventa sempre più immateriale, sempre più lavoro di relazione, di comunicazione, che richiede: muove capacità, nuovi sforzi e maggiore responsabilità legata all’aumentata autonomia. Nascono le professioni “della conoscenza”. I cambiamenti riguardano anche gli spazi legati alla distribuzione del lavoro nel territorio e all’apertura verso nuovi luoghi. Maggiori possibilità di gestire la propria giornata in tempi di lavoro, formazioni e personali. Soggetto lavorativo assume un ruolo attivo e partecipe, come risorsa umana e capitale sociale. Importanza dell’imparare ad imparare (metacompetenze: competenze di tipo trasversale e cognitivamente superiori rispetto a quelle richieste dallo svolgimento di compiti ed azioni, perché rivolte al ragionamento ed alla capacità di apprendere ad apprendere.
  2. LIFELONG LEARNING E PROMOZIONE DELL’EDUCAZIONE E DELL’APPRENDIMENTO: necessario un ripensamento della formazione e dell’educazione. Da più parti si sostiene la necessità di promuovere un nuovo tipo di formazione per tutti e per tutta la vita, al punto che lifelong learning può essere considerato un elemento costitutivo della società della conoscenza e dell’apprendimento. Non è formazione ed educazione permanente e degli adulti ma processo distribuito lungo tutto l’arco della vita (lifelong) che richiedi che si presti attenzione continua alle opportunità offerte ad ogni individuo di sviluppare le proprie competenze. Necessario valorizzare gli aspetti informali della vita individuale così la persona diventa autore del proprio apprendimento. Si amplia la rivalutazione di contesti, luoghi e tempi diversi dell’esperienza individuale, fino a parlare i lifewide learning: apprendimento assume una valenza pervasiva nella vita individuale e collettiva. Formazione che pone il proprio focus su adulti e competenze strategiche e trasversali (meta competenze) connesse ed interdipendenti con le competenze di base e specialistiche. Permettere l’accesso alla formazione per tutto l’arco della vita è fondamentale per garantire nuovi diritti di cittadinanza, buoni livelli di partecipazione civica, di vita professionale, familiare e del tempo libero. La formazione deve essere un valido strumento per fornire a tutti la possibilità e la capacità di affrontare la complessità dei cambiamenti. Oggi sono necessari elementi di tipo generale e metodologico, che garantiscano l’acquisizione di competenze necessarie per mantenere aggiornati i livelli stessi di competenza, conoscenza ed abilità. Utile attivare una sorta di collegamento tra formazione generale e formazione professionale. Molti cambiamenti hanno riguardato anche la tipologia dei partecipanti ai sistemi di istruzione e formazione continua e degli adulti: innalzamento del livello di uscita dai sistemi formali ed allargamento quantitativo dell’utenza, percorsi frammentati e cicli di alternanza scuola-lavoro. Necessità di formare i cosidetti knowledge workers: lavoratori della conoscenza (legato a fenomeno della dematerializzazione

educative, strumentali e comunicative che possono consentirgli di costruire e riprogrammare se stesso e le proprie competenze ed abilità. È quindi auspicabile per il futuro che i sistemi educativi e formativi mirino sia a produrre buoni lavoratori che individui istruiti e consapevoli che siano in grado di usare gli strumenti tecnologici ed adattarsi continuamente al mondo ed ai suoi cambiamenti. NUOVE TECNOLOGIE E DISUGUAGLIANZE DIGITALI: ANALIZZA IL FENOMENO DEL DIGITAL DIVIDE CHE SI ALLARGA AD UNA LETTURA PROBLEMATICA ED INTERDISCIPLINARE EFFETTUATA SECONDO DIVERSE MATRICI INTERPRETATIVE. LEGATO A MODALITÀ DI UTILIZZO DELLE TECNOLOGIE STESSE CON SPECIFICO RIFERIMENTO ALLA VALORIZZAZIONE LE DIMENSIONI DELLA DIVERSITÀ.

  1. SIGNIFICATI DI DIGITAL DIVIDE, RIFLESSIONI SULLA CULTURA DIGITALE TRA GLOBALIZZAZIONE E DISUGUAGLIANZE: DD (digital divide o divario digitale) è la discriminazione o comunque ogni forma di disuguaglianza, barriera o limitazione esistente nell’accesso alle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Derivato da varie cause: reddito insufficiente, mancanza di competenze individuali, presenza di fattori di fondamentalismo confessionale o modelli politico-istituzionali non democratici, l’assenza di infrastrutture. Problema del dd non solo tra Nord e sud del mondo ma anche negli stati ad economia dominante, anche se le conseguenze sono più pesanti negli stati ad economia povera. Dd non produce disuguaglianze solo sul piano economico ma anche su quello dell’informazione, ostacolando la partecipazione politica e il potenziamento del confronto. Il termine è introdotto negli anni ’90 in America, ma dal ’96 viene utilizzato dal governo americano per indicare la posizione di svantaggio delle varie categorie di americani non connessi alla rete. Nel 2000, in occasione del WWE (World Economic Forum) si affronta il tema del DD sul piano internazionale. Da questo momento inizia ad essere considerato un tema/problema su cui è opportuno intervenire con progetti specifici di natura dichiarativamente “rivoluzionaria”, legato al problema di affrontare in modo radicale il tema delle disuguaglianze e dell’esclusione. Nel corso del 2001 il dibattito viene ufficializzato dalla Digital Opportunity Task Force, i leader del G8 riconoscono che le ITC costituiscono uno dei più potenti fattori che caratterizzano il XXI secolo. In questo quadro ci sono due scuole di pensiero sul digital divide: utopisti (società dell’informazione renderà gli individui più uguali tra loro) e scettici (colmare il divario digitale non vuol dire colmare gli altri divari, come quello legato alla capacità di uso effettivo della tecnologie). Paura dell’invasione tecnologica. Occorre allora sostenere processi culturali e di alfabetizzazione affinché vengano garantite le capacità di utilizzo delle tecnologie, Learning Digital Divide: divario nell’apprendimento come ulteriore elemento che tende ad acuire le distanze nell’utilizzo delle nuove tecnologie.
  2. INQUADRAMENTO STORICO-POLITICO DEL FENOMENO: fenomeno del “digital divide”, deve essere affrontato partendo dalla considerazione dell’insorgere di contesti sociali sempre più complessi e multiculturali e dalla rilevazione dell’evoluzione costante ed inarrestabile delle tecnologie della comunicazione che sempre più si inseriscono in ambiti caratterizzati da: frammentazione, disintegrazione e rapidità di cambiamento. Il computer e la telematica possono essere PONTE O MURO a seconda delle situazioni in cui si trovano i soggetti di: genere, età, cultura, di abiità o disabilità, di censo e del luogo geografico in cui vivono. Globalizzazione e ICT sono allora due scenari da indagare, per indagare la complessità legata agli aspetti del DD (non sono grazie ad approccio unidimensionale dell’accesso ma multidimensionalità che caratterizza il rapporto tra individui nelle società contemporanee e l’innovazione tecnologica, tra cui internet. GLOBALIZZAZIONE: pare processo ad etica zero, mercato selvaggio che con il pretesto della competitività sta consentendo a chi ne ha il potere di proseguire ed intensificare lo sfruttamento delle risorse umane e dell’ambiente. Una lettura meno demonizzante invece vede i vantaggi: apertura di nuovi orizzonti, spovincializzazione e policentrismo, mobilità umana, scambio planetario delle informazioni e all’incontro trae le culture. ICT: rivoluzione tecnologica che ha investito l’intero pianeta, accesso ad un’infinità quantità di risorse e informazioni presenti in internet, diminuzione dei costi delle comunicazioni, la diffusione della telefonia mobile e satellitare… La comunicazione elettronica apre una dimensione universale, ma è necessario capire (dal punto di vista pedagogico) se questa va in direzione interculturale (cittadinanza elettronica democratica e pluralista) o verso

una nuova forma di colonizzazione ed omologazione (adattarsi a risultati troppo distanti dai propri modelli sociali, talvolta in contrasto ed oppressivi). Opinione più diffusa è che le tecnologie tendano a sfavorire le persone che non hanno la possibilità di accedervi, e tende ad ampliare disparità già esistenti nella società. Esempio è la possibilità di ecolonialismo, secondo i principi di una globalizzazione incontrollata, a favore dei paesi più ricchi. La new economy del resto è in mano al 2% di persone che già accede alla rete, con il rischio di relegare fuori dalla nuova economia intere popolazioni per generazioni. Il divario tecnologico, si aggiunge a tutti gli altri “divide”: sociali, economici, culturali dei paesi meno industrializzati. Le nuove tecnologie sono spesso usate in maniera errata, per incrementare il profitto di potenti società e multinazionali, e non quello pubblico. Per questo motivo bisogna creare le basi certamente per garantire l’accesso ma anche perche si creino le condizioni per sviluppare le capacità dei singoli di usare efficacemente i nuovi mezzi di informazione e comunicazione. Fornire tecnologie evolute in contesti ritenuti svantaggiati non significa creare processi di sviluppo ed innovazione ma nuove dipendenze. Serve promuovere non un’ottica di digital invasion (forzando l’introduzione delle nuove tecnologie in modo adeguato ai bisogni della popolazione) ma di digital inclusion (significa integrare le popolazioni di qualsiasi paese attraverso le nuove tecnologie.

  1. GLI SCENARI DELLE DISUGUAGLIANZE DIGITALI: diversi tipi di digital divide, il punto in comune è che è proprio di persone che hanno e non hanno strumenti per accedere alle tecnologie o alle conoscenze per utilizzarle in maniera critica (knowledge divide): a. DD tra paesi a Nord e Sud del mondo: Internet è un ambiente che trascende la dimensione dello spazio, ma in questo caso produce una nuova territorialità, che divide Nord e Sud del mondo. Questo non è determinato unicamente dal fatto che nel sud del mondo ci siano meno utenti di internet, i paesi più arretrati sono comunque in grado di accogliere le nuove tecnologie. Ma l’espansione di internet porta con se anche processi di omologazione culturale, in cui prevalgono le caratteristiche dominanti di grandi corporation occidentali, che hanno il monopolio dei sistemi mediatici internazionali. Cultura di massa in cui i valori ed i miti della cultura occidentale no permettono l’emersione e valorizzazione delle diversità culturali. b. DD tra culture dominanti e dominate: internet nasce negli USA e li si è sviluppata in modo vertiginoso, affermando nel cyberspazio evidenti modelli culturali di matrice americana. Anche la lingua angloamericana sembra la vera e propria lingua franca della comunicazione elettronica. I materiali che circolano sul web rispecchiano i modelli culturali e politici, le visioni e gli interessi economici tipicamente americani. In realtà questa posizione è in parte non realistica, perché internet potenzialmente è in grado di attraversare frontiere comunicative, di passare dal locale al globale, nel senso che siamo tutti insieme locali, localmente e globalmente impegnati con la realtà mondiale. c. DD generazionale: digital divide della terza età, popolazione di età più avanzata con inadeguatezza nelle abilità, nelle strutture concettuali, nelle forme culturali necessarie per poter usufruire di un’offerta tecnologica in modo sempre più consapevole. Età è ancora più pressante se si somma ad altri svantaggi come condizione lavorativa e genere. Altre concause sono le motivazioni e gli scopi, ma anche il minor capitale culturale (capacità cognitiva e sociale), inoltre internet è considerato un medium giovane e forse il ricambio generazionale potrà portare ad una progressiva diminuzione delle disuguaglianze riducendo la fascia di popolazione non dotata di un livello minimo di alfabetizzazione informatica. d. DD e situazione di deficit: riguarda persone che convivono con forme di disabilità e che sono a maggior rischio di esclusione ed isolamento, anche da un punto di vista tecnologico. Il web presenta servizi e contenuti non sempre accessibili a convive con forme di disabilità. Due aspetti di DD: non avere accesso allo strumento e non possederlo. (Esempio si utilizza il linguaggio iconico che non può essere raggiunto dai non vedenti, il mouse non può essere utilizzato da chi ha una disabilità motoria…). La riduzione del DD si fa attraverso: processi di integrazione scolastica, lavorativa e sociale, legati alla crescita personale dell’individuo nella costruzione della propria autonomia e nel raggiungimento delle abilità comunicative e relazionali.
  1. VIVERE NELLA RETE: i nuovi strumenti della rete ci hanno resi nuovamente nomadi (muoversi: attraversare universi di problemi, mondi vissuti, paesaggi di senso, sono navigazioni trasversali, eterogenee di nomadi che esplorano un nuovo spazio). Abitiamo la rete, uno spazio che non è un luogo ma che al tempi stesso è ovunque, siamo compagni di viaggio, che per tempi più o meno lunghi possono diventare vicini di casa. Il mondo della Rete viene definito virtuale, fato da esseri reali, da persone collegate tra loro, ognuno di noi ha a disposizione uno spazio potenzialmente illimitato per raccontare se e ciò che gli appartiene. Nelle reti sociali i nodi sono le persone i collegamenti (link) rappresentano le relazioni tra le persone, un reticolo di scambi, dialoghi che virtualmente e potenzialmente mettono in comunicazione un vastissimo numero di persone. Il Web 2.0: evoluzione della rete che da villaggio ipertestuale si è trasformato a villaggio di iperpersone. In questa era il ruolo del “consumatore” e quello di utente finale e la distinzione tra produttore ed utilizzatore di contenuti tendono a non avere più significato: è una comunità in cui tutti collaborano per la creazione, la modifica e lo sviluppo della conoscenza e in cui tutti possono essere al tempo stesso produttori o utilizzatori di contenuti. Nelle società digitali bisogna usare logiche diverse da quelle tradizionali utilizzate per gli altri media: non più società di consumo basata sul possesso dei beni, non più società di massa, è una società in cui i membri sono connessi tra loro in un modello che consente comunicazioni bidirezionali. I contenuti di Wikipedia o Youtube sono completamente diversi da quelli prodotti per esempio dalla Tv, perché sono il frutto di collaborazioni, della collettività e delle interconnessioni tra gli utenti. Le nuove culture partecipative mettono in discussione il rapporto tra produzione e consumo, anche nelle relazioni e nei rapporti tra politica e cittadinanza, nel mercato, nei processi educativi e di formazione.
  2. SOCIAL SOFTWARE E RETI SOCIALI (SOCIAL NETWORK): tutti quei programmi utilizzabili tramite web che consentono l’interazione, la collaborazione e la condivisione di contenuti tra gli utenti (es. i wiki, i blog, Myspace, Facebook, Twitter, …). In genere i SS hanno una serie di tools integrati che permettono la collaborazione e l’integrazione. Da soli non generano contenuti ma offrono una serie di strumenti utili a creare le condizioni di un’equa collaborazione, aiutando a rimuovere i limiti generati da comportamenti sociali e/o collaborativi (compensando inesattezze nel mantenere e sviluppare meccanismi di collaborazione. La Rete è diventata veramente partecipativa, secondo meccanismi di bottom- up (dal basso verso l’alto) per cui gli utenti si sono organizzati in comunità di vario tipo senza strutture gerarchiche , ma spinti da piacere di condividere conoscenze. Secondo la logica del dono il piacere non è fine a se stesso ma è motivato anche dal desiderio di migliorare il proprio status sociale nella rete. Chi utilizza molto i social desidera migliorare la propria reputazione diventando maggiormente visibile. La verità non è l’opinione del singolo ma la molteplicità dei punti di vista, delle prospettive, degli sguardi della comunità. Lo scopo non è raggiungere un’opinione comune ma di tenere conto delle diverse rappresentazioni della conoscenza.
  3. WIKI, WIKIPEDIA E “LA GUIDA GALATTICA PER AUTOSTOPPISTI”: basata su una piattaforma wiki (software che consente agli utenti di modificare il contenuto delle pagine web). Wikipedia è un’enciclopedia online, la versione inglese contiene quasi 3 milioni di voci. Però, diversamente da un’enciclopedia normale, chiunque può scrivere, modificare ed elaborarne i lemmi, grazie ad un sistema di editing molto semplice ed accessibile. Produce un sapere in continuo mutamento, che subisce continue revisioni. Il sito ha alcune regole (no violazioni di copyright, non è un dizionario, non è un giornale, no ricerche personali o curriculum personali o pagine promozionali). Lo scopo è quello di accumulare, ordinare, strutturare e rendere liberamente disponibili le conoscenze che abbiamo, al fine di creare un’enciclopedia senza precedenti. Altri progetti wiki come Wikicionary, Wikiquote, Wikibooks… sviluppati grazie all’iperconnettività, per dimostrare che ognuno di noi è esperto in qualcosa e ci sarà sempre qualcuno interessato alla nostra esperienza. Nuova era deve modificare i modi di fare educazione, tenendo presenti i quattro principi della wikinomics: l’apertura, il peering, la condivisione, l’azione globale.
  4. FOLKSOMIE: non basta la ricerca per parole chiave tramite motore di ricerca, anche visibilità etichettando ciò che pubblichiamo in rete, in modo da creare scaffali ordinati in cui trovare ciò che cerchiamo e permetterlo anche agli altri. Folksonomy (da gente e tassonomie): una

tassonomia popolare creata da chi la utilizza, una classificazione personale da condividere in una comunità virtuale. Classificazione avviene tramite parole chiave (tag o etichette) scelte liberamente dall’utente, che utilizza i tag per mettere in ordine i contenuti o ritrovarli quando si connette. I tag sono messi in connessione tra loro contribuenti a creare nuovi collegamenti tra diversi elementi e tra gli utenti stessi.

  1. BLOG E LA GENERAZIONE C: blog viene da weblog, è un sito web che consente un modello semplificato di gestione di contenuti per cui all’utente è possibile pubblicare (iper)testo scritto (volendo correlato da immagini etc) personalizzando il “contenitore2. Più in generale sono strumenti di comunicazione che consentono di commentare, discutere e rispondere (in questo senso anche Youtube è un blog). I commenti in questo contesto rafforzano il senso di appartenenza alla comunità, in cui il confronto è una delle basi fondamentali su cui si fonda, senza però perdere la propria individualità. Blog è casa, una residenza della rete. Diventano vetrine di creatività, contenitori per condividere, elaborare, mostrare i propri lavori. Allora di può parlare di generazione C (content, ma anche collaborazione, creatività, comunicazione, connessione) per indicare quella parte di popolazione giovanissima che abitualmente utilizza la rete per creare contenuti. La generazione C vive in un contesto che può essere paragonato a quello del Rinascimento, non per la qualità dei contenuti che può essere discutibile, ma come atelier creativi virtuali che permettono di esprimere il proprio talento e creatività, per un pubblico molto vasto. È necessario ripensare al rapporto generazionale tra la generazione di ci ha conosciuto l’era digitale e chi ci è nato (differenze tra nativi digitali ed immigrati digitali).
  2. NON SOLO FB: le reti sociali sono la piazza virtuali in cui possiamo incontrarci, conoscerci e scambiare informazioni. Prima Myspace poi FB. I media tradizionali si sono accorti solo recentemente del fenomeno fb, analizzandone i pro e i contro. Facebook è una piazza in cui si può scegliere chi incontrare ed a che livello interagire, in cui impegnarsi per cause politiche o sociali. Creare gruppi di discussione, aggiunger foto e informazioni molto dettagliate su di me. Anche LinkedIn (maggiori informazioni inserite permettono di ampliare la rete di contatti e cercare occasioni di lavoro). In ambito educativo TakingITGlobal: social network attivo dal 200 che promuove la collaborazione tra i giovani tra i 13 e i 24 anni fornendo capacità di apprendimento, capacity building, coscienza culturale ed autosviluppo.
  3. SCENARI FUTURI IN AMBITO EDUCATIVO: individui connessi con gruppi diversi mediano la comunicazione tra vari piccoli mondi, un capitale sociale che porta con sé un vantaggio competitivo. Persone abituate a lavorare in due o più gruppi, a comprendere come convinzioni di un gruppo possano creare valore in un altro. Rete permette di sviluppare capacità di lavorare in gruppo e di considerare la diversità come un valore aggiunto. Nella prospettiva di essere digitali e sempre connessi con gli altri, l’educazione ha il compito di non creare ulteriori divari digitali tra chi ha interesse e chi no a partecipare al bel 2.0. Le sfide in ambito educativo possono essere ricondotte al modello tecnologico problematico nelle sue dimensioni mono, meta e fantacognitiva (ovvero sapere, sapere fare e sapere essere). a. MONCOGNITIVA: necessità di formare all’uso dei social network, un uso critico delle informazioni, dei media con le competenze necessarie per un corretto utilizzo. Saper leggere nel modo corretto il linguaggio del web, consapevoli che i contenuti che vi si trovano sono di natura collaborativa, saper valutare e comparare i diversi contenuti in modo critico. Sapere come un uso consapevole. b. METACOGNITIVA: necessità di formare alla produzione di contenuti, allo sviluppo di capacità necessarie per partecipare attivamente nel processo di utilizzo e di produzione. Educare a saper rappresentare e saper esprimere le proprie idee, a saper organizzare i contenuti, al pensiero critico, a saper comunicare, a sapere anche riusare e rimaneggiare i contenuti alla ricerca di nuovi significati, saper negoziare ruoli e metodologie nel processo di produzione, a comporre sintesi del proprio penserò a comprendere quali sono i modelli per la creazione di contenuti innovativi. c. FANTACOGNITIVA: stimolare una produzione ed uso di artefatti di tipo creativo e soggettivo, di formare e diventare parte della generazione C. Educare ad essere flessibili nel proprio ruolo di utilizzatore e produttore, di indossare i vestiti creativi di chi sa collaborare, sa mettersi in gioco con gli altri mantenendo una sua singolarità ed unicità, sa condividere con gli altri, sa utilizzare modelli di produzione collaborativa, sa
  1. Le società contemporanee sembrano dover giocare i loro scenari di sviluppo sul piano della qualità dei saperi posseduti e della loro diffusione presso l’intera popolazione (dimensioni di natura culturale) che su quello delle risorse prime alle quali hanno accesso diretto
  2. Il privilegio della conoscenza sulla disponibilità di risorse materiali è infatti connesso strutturalmente con l’attuale affermarsi di una economia che si fonda su tecnica e tecnologia e che vede queste ultime dimensioni diventare di fatto la chiave di volta dello sviluppo Learning society di Alberici: 1. Centralità del soggetto nei processi formativi e produttivi 2. Creare ed usare conoscenza in costante evoluzione in maniera precisa e critica 3. Gli stessi individui, il loro sapere e le loro competenze costituiscono una risorsa: il capitale umano 4. Necessità di mantenere e sviluppare, nel corso della vita, le competenze volte alla partecipazione Documento di Lisbona: Documento UE che si colloca all’origine della società della conoscenza. Società: dichiaramente obiettivi di sviluppo per tutti, di inclusione sociale, di modernizzazione, ma lo fa assegnando alla costruzione e alla diffusione della conoscenza compiti di competitività che riconoscono la conoscenza stessa (e quindi alla cultura) una valenza prevalente di natura tecnica ed economica molto lontana da significati che alla conoscenza ed ai svaperò erano assegnati, almeno nella nostra tradizione classica. Cultura diventa tecnica: società della conoscenza diventa società in cui si deve sapere più sostanzialmente per produrre e consumare di più e meglio degli altri. La nostra cultura si intreccia con le dimensioni dell’economia: la deriva possibile è quella di un sapere che abbandona e non riconosce le componenti estetiche, umanistiche, artistiche, laddove essere non siano immediatamente finalizzate ad un risultato economico. In questo contesto, l’educazione è chiamata a garantire la diffusione delle conoscenze, in particolare alla conoscenza che rende la società competitiva. I modelli già conseguentemente adottati per valutare la qualità dei sistemi di istruzione, di ricerca e di formazione si muovono perentoriamente in quel senso e premiato le istituzioni quasi esclusivamente sulla base de brevetti ottenuti, copyright registrati, della capacita di inserire precocemente nel mercato del lavoro i propri studenti. OBIETTIVI STRATEGICI DEL TRATTATO DI LISBONA (2000)
  3. Sostenere l’occupazione, le riforme economiche e la coesione sociale nel contesto di una economia basata sulla conoscenza
  4. In particolare: a. Educazione permanente: i sistemi formativi devono essere adeguati alle esigenze della società dei saperi, devono offrire formazioni adeguate nelle diverse fasi della vita (giovani, adulti disoccupati e persone occupate). Tre obiettivi principali: lo sviluppo di centri locali di apprendimento, la promozione di nuove competenze di base, in particolare delle ICT. b. Sistema formativo integrato: istituti scolastici e centri di formazione devono essere trasformati in centri locali di apprendimento multifunzionale ed essere accessibile a tutti. Tra: istituti scolasti, centri di formazione, imprese, Università e strutture che si occupano di ricerca devono essere istituite forme istituzionali di collaborazione. SOCIETÀ DELLA CONOSCENZA E SCUOLA INCLUSIVA: Scuola inclusiva:
  5. Deve essere l’interpretazione dominante della conoscenza
  6. Deve garantire a ciascun individuo quei diritti all’uguaglianza e alla diversità, che sono gli unici che permettono la costruzione di una conoscenza che sia allo stesso tempo società della conoscenza e società della giustizia, della solidarietà e della cooperazione. ICT: società della conoscenza di fonda strutturalmente sui modelli e sugli strumenti di costruzione e diffusione della conoscenza stessa
  7. Tali tecnologie sono di per se stese un mercato, ma sono principalmente lo strumento che supporta la crescita della comunità scientifica a livello internazionale e che veicola la periferizzazione sociale dei saperi presso la società
  8. La potenza delle ICT è sotto gli occhi di tutti ed è stata ampiamente discussa in ambito scientifico: le loro caratteristiche sono tali da non rappresentare solo un coefficiente di

velocizzazione ed ottimizzazione delle modalità di comunicazione tradizionali, bensì a rifondare complessivamente gli scenari della comunicazione

  1. L’avvento delle strumentazioni telematiche (che applicano l’informatica alle telecomunicazioni) e la conseguente nascita di Internet consentono oggi di realizzare le profezie del “villaggio globale” di Mac Luhan, di garantire l’accesso di fatto gratuito all’informazione a milioni di individui, di trasformarsi da “ricevente” in “emittente” a chi lo voglia. DIGITAL DIVIDE:
  2. La rivoluzione digitale pone peraltro il mondo di fronte ad una nuova discriminazione fra chi può accedere alle nuove tecnologie e chi ne rimane deluso. In proposito si parla di Digital Divide: profonda divisione fra chi può e chi non può usufruire degli strumenti digitali che non riguarda soltanto il Nord ed il Sud del mondo, ma anche intere categorie sociali che attraversano tutte le Nazioni: gli anziani, le donne, i disabili e abitanti di zone interne.
  3. Contro il digital divide diversi organismi internazionali stanno conducendo interessanti progetti, da un lato di alfabetizzazione della popolazione interessata, dall’altro di costruzione delle infrastrutture necessarie a consentire l’accesso. EDUCAZIONE NELLA SOCIETÀ DELA CONOSCENZA: Cercare di capire cosa significa in questo contesto per conoscenza e quali compiti vengono oggi affidati ai sistemi educativi formali ed informali per perseguire presso il maggior numero di persone tale conoscenza Promozione delle potenzialità di tutti gli individui per la costruzione di cittadini capaci di una vita individuale e sociale critica e consapevole. Doppia sfida educativa:
  4. Necessità di salvaguardare le dimensioni educative del gratuito, del personale, del locale contro una concezione della conoscenza di tipo oggettivo, funzionale ed economico. Tale sfida si propone sia sul piano pedagogico che su quello didattico, in quanto riguarda la necessita di preservare l’umanità dalla omologazione sui soli saperi accettati dal mercato e dall’economia, di non curvare tutte le dimensioni dell’umanistico al servizio della produzione, di non usare espererienza artistica, estetica, letteraria (nelle loro manifestazioni non immediatamente economiche) come semplice momento di ricreazione finalizzato esclusivamente alla riossigenazione e alla rapida reimmisione sulle conoscenze che contano
  5. Necessità di adottare come strumenti della mediazione didattica in senso generale quelle ICT che caratterizzano strutturalmente, come si è visto, la società della conoscenza, ma che in essa, al di là delle potenzialità democratiche che la contraddistinguono, rischiano fortemente di diventare strumenti di sola riproduzione culturale. Educazione e nuove tecnologie:
  6. ICT possono costruire una frontiera esplosiva di qualificazione dell’esperienza educativa solo se sono poste al servizio di modelli critici di mediazione didattica
  7. Solo se sono collocate in un’analisi complessa di tecnologie dell’educazione
  8. Questa analisi consente da un lato di analizzare le potenzialità delle tecniche esistenti che, prima di essere adattate, devono essere selezionate ed eventualmente integrate/modificate in funzione delle diverse situazioni educative. D’altro lato, se necessario, di progettare/inventare nuove tecniche e modi d’uso di tecniche, invertendo il processo che oggi sembra inesorabilmente andare in modo acritico dalla tecnica al suo uso. Cosa-come-quando-perche:
  • COSA: non accettare ad occhi chiusi tutti i prodotti, per quanto “nuovi”, proposti dal mercato ed acquisire quindi competenze che consentano di effettuare scelte coerenti in termini di hardware e software
  • COME: riguarda il modello didattico, gli domanda se eseguire le istruzioni d’uso previste dal costruttore o se costruirsene di specifiche in funzione degli obiettivi che intende perseguire, degli interlocutori a cui si rivolge, dei contenuti che sviluppa
  • QUANDO: necessita di effettuare un uso dosato delle risorse tecnologiche che accompagnano le “nuove” con le vecchie e valorizzando le diverse e complesse modalità di costruzione della conoscenza che sono a disposizione di ogni individuo, da quelle mediate