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Tema della Realtà Essere e Tempo, Sbobinature di Filosofia Teoretica

Breve spiegazione del tema della realtà in essere e tempo di Heidegger

Tipologia: Sbobinature

2020/2021

Caricato il 11/05/2023

LaLulu90
LaLulu90 🇮🇹

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TEMA DELLA REALTA'
Contrapposizione tra idealismo e realismo
Ed H prende posizione contro entrambe, sapendo anche posso indicare le cose che
indica l'analitica esistenziale, anche se l'analitica esistenziale ovvero l' ontologia
fondamentale che pone in questione l'esserci, il quale pone la domanda
sull'essere, formula le questioni in un modo sensibilmente differenti, le formula da
uno sguardo fenomenologico e con un linguaggio fenomenologico.
Occorre una fenomenologia di comprensione media, vaga, indistinta di ciò che
significa realtà.
Cosa significa realtà?
Dice H, significa che noi attribuiamo a ciò che chiami reale caratteristiche come:
1.l'essere in sé
2.l'essere indipendente, in quanto è qualcosa in sé
L'inseità e l'indipendenza di ciò che chiamiamo realtà ne definisco tratti cruciali di
comprensione.
3.Ciò che è reale normalmente trascende ciò che noi chiamiamo coscienza, pensiero,
mente
4.Carattere di esternità o esteriorità di ciò che chiamiamo reale, rispetto a ciò che
chiamiamo coscienza o psiche.
C'è una sorta di primato di ordine cognitivo per cui il rapporto con la realtà ed il
senso stesso della realtà reiposano su una conoscenza di essa, che ci deve dire come
stanno le cose a proposito della realtà.
La realtà è, ed è qualcosa di conoscibile, non è prodotto da una coscienza ma
qualcosa che pre-esiste.
La filosofia ha messo in discussione la legittimità di questa visione ponendosi la
questione se per caso non si debba dimostrare l'esistenza della realtà.
Con la formula:" Dimostrazione dell'esistenza di un mondo esterno."
H, a buon gioco, nel mostrare come non soltanto questa dimostrazione è impossibile,
ma come il problema stesso che sta sotto l'esigenza di dimostrare l'esistenza del
mondo esterno sia privo di senso.
Chi è che si chiede se il mondo sussista o meno? L'essere, l'ente che noi siamo.
L'essere nel mondo si chiede se il mondo sussista o meno.
H dice, noi abbiamo cercato di andare alle cose stesse;
Cercando di lasciar mostrare le cose nel modo in cui si manifestano in se stesse o da
se stesse, noi ci siamo resi conto che un sogg senza mondo non esistono e vice versa,
detti così sono INDETERMINATI.
H dice che la realtà la posso scoprire solo sul fondamento di un mondo già aperto ,
che ogni dimostrazione cognitiva è già sempre in ritardo, continuare a richiederla è da
persone che ritardano.
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TEMA DELLA REALTA'

Contrapposizione tra idealismo e realismo Ed H prende posizione contro entrambe, sapendo anche posso indicare le cose che indica l'analitica esistenziale , anche se l'analitica esistenziale ovvero l' ontologia fondamentale che pone in questione l'esserci, il quale pone la domanda sull'essere, formula le questioni in un modo sensibilmente differenti, le formula da uno sguardo fenomenologico e con un linguaggio fenomenologico. Occorre una fenomenologia di comprensione media, vaga, indistinta di ciò che significa realtà. Cosa significa realtà? Dice H, significa che noi attribuiamo a ciò che chiami reale caratteristiche come: 1.l'essere in sé 2.l'essere indipendente, in quanto è qualcosa in sé L'inseità e l'indipendenza di ciò che chiamiamo realtà ne definisco tratti cruciali di comprensione. 3.Ciò che è reale normalmente trascende ciò che noi chiamiamo coscienza, pensiero, mente 4.Carattere di esternità o esteriorità di ciò che chiamiamo reale, rispetto a ciò che chiamiamo coscienza o psiche. C'è una sorta di primato di ordine cognitivo per cui il rapporto con la realtà ed il senso stesso della realtà reiposano su una conoscenza di essa, che ci deve dire come stanno le cose a proposito della realtà. La realtà è, ed è qualcosa di conoscibile, non è prodotto da una coscienza ma qualcosa che pre-esiste. La filosofia ha messo in discussione la legittimità di questa visione ponendosi la questione se per caso non si debba dimostrare l'esistenza della realtà. Con la formula:" Dimostrazione dell'esistenza di un mondo esterno." H, a buon gioco, nel mostrare come non soltanto questa dimostrazione è impossibile, ma come il problema stesso che sta sotto l'esigenza di dimostrare l'esistenza del mondo esterno sia privo di senso. Chi è che si chiede se il mondo sussista o meno? L'essere, l'ente che noi siamo. L'essere nel mondo si chiede se il mondo sussista o meno. H dice, noi abbiamo cercato di andare alle cose stesse; Cercando di lasciar mostrare le cose nel modo in cui si manifestano in se stesse o da se stesse, noi ci siamo resi conto che un sogg senza mondo non esistono e vice versa, detti così sono INDETERMINATI. H dice che la realtà la posso scoprire solo sul fondamento di un mondo già aperto , che ogni dimostrazione cognitiva è già sempre in ritardo, continuare a richiederla è da persone che ritardano.

Quello che Kant chiama senso interno è esposto alla mutevolezza, cambiano le nostre percezioni, i concetti. Tutto ciò che chiamiamo interiorità ci si mostra come un processo in continuo movimento, ma se lo PSICHICO muta allora per capire che esso muta devo far riferimento a qualcosa che non muta, cos'è questa permanenza se non qualcosa che mi circonda? In qualche modo Kant mette l'esperienza interna dal lato del cambiamento e l'esperienza esterna dal lato della permanenza; E dice il fatto stesso che io possa guardare me stesso come im-permanente vuol dire che io presuppongo qualcosa di permanente ma cos'è che non va bene? Esperienza interna ed esterna sono insensate, perché il fatto che io sia cosciente qui ed ora di me o dell'albero è ESPERIENZA. L'esperienza è l'apertura, lo spazio di manifestazione, all'interno che si schiude ciò che in un secondo momento posso chiamare, umano e dis umano, spirituale e materiale, oggettivo e soggettivo e cosi via… Dentro e fuori derivano da una raffigurazione dello spazio che non è inteso secondo la spazialità originaria dell'esserci, della spazialità esistenziale fondata sulla prossimità, dis allontanamento, l'orientamento direttivo. L'esserci se domanda, domanda in quanto ente, in quanto è l'ente che è, ma che tipo di ente è l'esserci? Essere nel mondo. Parliamo più concretamente, fenomenologicamente, di un ente, l'ente che noi siamo, l'esserci, l'esistenza e ci chiediamo com'è fatto questo ente, come si mostra anzitutto e per lo più? In quanto essere nel mondo. L'esserci che domanda e presuppone il mondo, in quanto è l'ente che è, in quanto è l'essere nel mondo rende insensato porsi la domanda sull'esistenza del mondo e rende impossibile la dimostrazione del mondo. L'essere nel mondo è il vero presupposto. Cosi come c'è una pre disponibilità, un presupposto una pre visione, e una pre cognizione, la struttura anticipante dell'esserci è tale che c'è una pre comprensione dell'essere e una pre supposizione del mondo. Tutto ciò che noi chiamiamo cogliere il mondo ed avere certezza del mondo, averne fede o fiducia sono tutti modi di essere nel mondo. H è critico nei confronti di ogni riduzionismo gnoseologico nella misura in cui il conoscere e l'enunciare non sono che modi derivati dell'essere nel mondo e del discorso, che hanno una struttura più ampia ed originaria, non vuol dire un giudizio negativo sul conoscere e sull'enunciare che sono importantissimi, (enunciati: manifestano l'ente fissandolo, determinandolo e comunicandolo nella sua concettualità, noi non saremmo quello che siamo) dobbiamo essere pronti a riconoscere che tutto ciò è un modo d'essere nel mondo fra gli altri, rispetto alla struttura ontologica generale dell'essere nel mondo ha un carattere derivato, è una modificazione possibile dell'essere nel mondo cioè, un modalizzarsi dell'essere nl mondo. Questo riduzionismo gnoseologico dal quale H prende le distanze che conduce ad impostare nel modo sbagliato il problema della realtà, del mondo e del mondo

Cartesio, è arrivato a mettere di nuovo in questione, dopo il suo percorso meditativo, tutto quindi a rifondare tutto sulla base del pensiero della res cogitas che come abbiamo detto è essa stessa una res ha ridotto a semplice presenza anche il pensiero, ma ha invertito i dati Cartesio dice il mondo c'è perché io esisto. La relitas della res è la sostanzialità della sostanza, un'oggettività di un oggetto. Abbiamo mostrato che l'ente intramondano inanzitutto e per lo più non c'è per noi come una cosa, un'oggetto o una sostanza, ma c'è come un mezzo per come un'utilizzabile. H non ha liquidato la realtà e l'esistenza del mondo dichiarandolo insensato. Il mondo è già sempre presupposto e l'essere è già sempre pre compreso. Max Scheler o prima Vilthley( scienze dello spirito) scienze rigorose e scienze umane; Il rigore della fenomenologia, Husserl parlava di filosofia e fenomenologia come scienza rigorosa è assoluto, la fenomenologia è una scesi, un metodo un percorso, quindi il fenomenologo chi procede su una ontologia fenomenicamente impostata rivendica a se stesso il rigore, ma certamente un rigore diverso da quello della dimostrazione dell'argomentazione scientifica. Cosa dicono Vilthley e Scheler? Categoria per inquadrare la realtà, la resistenza. La realtà oppone resistenza, ciò che è reale è ciò che resiste alla nostra volontà, alla presa sulle cose, ciò che vogliamo è oggetto di un lavoro, la realtà è un costante resisterci. H fa notare che un analitica esistenziale non mette in discussione che non si possa attraversare una porta ma che sia meglio aprirla, o che non vuole mettere in discussione che la nostra esperienza col sole. Ma chiede H, è sufficiente il carattere di resistenza delle cose o del mondo per determinare l'essere del mondo o della realtà(?) Un voler fare qualcosa e non poterlo fare è sicuramente qualcosa di più originario, un tendere a, essere interessati a. Ma perché la somma delle esperienze di resistenza non ci da un mondo? Perché il mondo è il presupposto, di un'esperienza di resistenza. La resistenza è un modo possibile dell'essere nel mondo, io avverto la resistenza e l'utilizzabile mi offre resistenza. Ogni stare di contro ed ogni stare difronte, come ogni farsi incontro ed andare incontro presuppone l'apertura e presuppone il Ci, solo un'ente che ha il modo d'essere della cura, di essere già sempre avanti, in, presso, con può incontrare le cose ovvero esperire o sperimentare resistenze intramondane, la resistenza contribuisce a

descrivere la nostra esperienza me è solo uno dei caratteri di ciò che chiamiamo la nostra realtà, ogni resistenza presuppone necessariamente un mondo già aperto. Essere coscienti della realtà è un modo dell'esserci, dell'essere nel mondo, dell'essere il Ci, dell'essere l'apertura di questo mondo. Opporre resistenza ed avvertire resistenza vanno ricondotti all' interno dell'essere nel mondo. H affronta la realtà delle cose, la realitas della res,( qualcosa di resistente trascendete, esterno, lo vedremo solo alla fine del suo percorso). Prima spalancare gli occhi guardare e imparare a dire le cose come esse sono. Incontro, un fra mezzo, ciò che c'è fra questo e quello, c'è ciò che noi chiamiamo la struttura ontologica dell'essere nel mondo che è la costituzione fondamentale dell'ente che noi siamo, l'esserci.