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Appunti su Teocrito e riassunto di alcuni dei suoi Idilli.
Tipologia: Appunti
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Anche Teocrito come Callimaco può essere definito un poeta doctus per la sua erudizione e per il riferimento dotto e colto alla tradizione precedente. Egli sarà un modello di riferimento per Virgilio e per la tradizione bucolico arcadica nel 15-16 secolo. Della vita di Teocrito si sa poco e alcune informazioni sì possono ricavare dai riferimenti ai vari sovrani che permettono di ricostruire la sua biografia. Anche l’ambientazione mediterranea degli idilli, rimanda immediatamente ai luoghi della vita di Teocrito : i paesaggi della Sicilia, dove è nato, l’isola di Cos, che lo accoglie per periodi lunghi e Alessandria, dove trova protezione presso la corte dei Tolomei. GLI IDILLI BUCOLICI Il nome di Teocrito è legato alla creazione di un nuovo genere letterario che trae origine da una tradizione pre-letteraria greca, cioè dalla tradizione bucolica nella quale i pastori, durante durante le attività agricole, recitavano dei canti amebaici (scambio di battute) che non avevano nessun valore poetico: essi servivano sia per trascorrere il tempo e sia per realizzare dei riti propiziatori. Teocrito prende questa tradizione arcaica e la rende di valore fondando un genere poetico nuovo: l’idillio. Ad oggi, quando si utilizza tale termine, si vuole intendere un contesto fiabesco senza contrasti e conflitti; tuttavia, questa è una degenerazione del termine perchè con “idillio” si intendeva originariamente una narrazione ambientata in un contesto naturale, una storia incastonata all’interno di un confine delimitato dal contesto naturalistico. La traduzione che dunque si avvicina maggiormente al termine idillio è “piccolo quadro di vita campestre”. Il tratto caratteristico degli idilli teocritei è la rappresentazione stilizzata della vita bucolica con uno sfondo di paesaggi mediterranei e assolati, in cui vi è un locus amoenus che ospita una performance poetica di due pastori. La letteratura greca precedente non aveva ignorato la vita campestre: vi erano, infatti, divinità che per amore si erano fatte pastori o scene di campagna raffigurate sullo scudo di Achille. Tuttavia, è solo con l’età
alessandrina che crebbe l’interesse per la campagna, forse anche per motivi di ordine sociale, fino alla creazione del genere dell’idillio completamente ambientata in questo luogo. Con molta probabilità, un ruolo importante per lo sviluppo di tale interesse lo svolse il Fedro di Platone, opera nella quale, sullo sfondo di un paesaggio naturale, i due protagonisti si dimenticano di ogni altra occupazione: come Fedro e Socrate discutono sull’amore , i pastori- poeti teocritei pensano solo alla loro arte. A differenza del Fedro, però, il paesaggio nel quale si muovono i pastori di Teocrito è indefinibile dal punto di vista geografico: non si tratta né di luoghi reali né di luoghi mitici, ma essi sono semplicemente descritti attraverso la tipica ambientazione mediterranea. In questo paesaggio i pastori si preoccupano solamente del loro canto, in perfetta armonia con la natura. Vi è la descrizione di un luogo idealizzato in cui tutti gli elementi si congiungono alla perfezione. L’ambiente è poi popolato da divinità rustiche come le Ninfe e Pan o da eroi che si trasformano in fiori e molta attenzione è data anche agli autori mitici. Il canto è l'attività principale dei pastori teocritei: il lettore viene trasportato dall’abilità del canto la quale si manifesta in versi raffinati e dotti. Uno dei temi principali del canto dei pastori è l’amore. La campagna diventa lo scenario nel quale essi cantano le loro pene amorose e l’eros è visto come una forza perturbante e sconvolgente, come mostra l’idillio di Dafni che si strugge d’amore e ne muore. Se l’ambientazione agreste sembra garantire tranquillità, lontano dagli spazi urbani, l’irruzione della passione amorosa infrange ciò: la differenza con Virgilio è che non è la storia a sconvolgere il mondo pastorale ma l’amore. IL CANTO E L’AMORE pag 317 Il primo idillio riproduce il canto di due pastori che viene ambientato in Sicilia, scelta derivata dalla tradizione epico mitologica e che rappresenta una sorte di Arcadia nella memoria collettiva. I protagonisti sono Tirsi e un capraio di cui il nome è sconosciuto. Tirsi esprime al suo interlocutore le pene d’amore di Dafni, pastore siciliano
Ci sono due protagonisti, due pastori che si incontrano mentre si stanno recando ad una celebrazione festiva, ossia la celebrazione della divinità Demetra (dea delle messi, madre di Persefone) e dunque non casuale, poichè tale festività è molto attinente al contesto pastorale. I due protagonisti sono Simichida e Lidica; essi sono perfettamente identificabili: Simichida è simbolo di Teocrito, pastore cantore capace di dare al canto dignità letteraria. Tuttavia, serve qualcuno che gli riconosca pubblicamente questo ruolo e in questo caso vi è Licida, il quale rappresenta una sorta di Dio incarnato sulla terra, ossia Apollo, che ha il compito di sfidarlo nel canto e garantire a Simichida l’investitura poetica. In cambio, gli viene donato un bastone come simbolo di riconoscimento della sua capacità. L’INCANTATRICE t4 pag 329 La protagonista dell’Idillio, Simeta, si rivolge alla sua schiava affinché la aiuti nei preparativi dei riti magici che si accinge a compiere. Il suo innamorato non si fa vedere da alcuni giorni e per riconquistare l’amore di quest’ultimo, che l’ha tradita, realizza un filtro magico da fargli bere. La schiava è semplicemente una comparsa e ciò, insieme al fatto che è ambientato in città, contribuisce a creare un mimo urbano. Il valore poetico di tale mimo sta nel fatto che Teocrito realizza un monologo interiore nel quale entra nelle pieghe di un animo femminile tradito e analizza le fasi del tradimento. La prima parte è dedicata alla realizzazione degli incantesimi e vi è un ritornello volto a risanare i legami d’amore, mentre nella seconda parte viene ricostruito il grande amore di Simeta per Delfi ed il ritornello è un’invocazione a Selene. LE SIRACUSANE t5 pag 335 Le protagoniste sono due donne di Siracusa che si trovano ad Alessandria d’Egitto. Vi è un caos per l’annuale festa in onore di Adone e le due con grande avventura decidono di recarsi al palazzo reale dove sono in corso i festeggiamenti. Teocrito descrive la città e come le due donne, provenienti da un contesto pastorale, si sentono spaesate fino a che non arrivano alla corte dei Tolomei, dove assistono ad uno spettacolo in onore di Adone.
Nelle siracusane appare dunque il mondo frenetico e variegato della grande metropoli filtrato attraverso gli occhi di due donne curiose. La scena si svolge in tre scene. All’inizio abbiamo le due donne che, riunite in casa di Prassinoa, che lavano i panni per i rispettivi mariti; la seconda scena è caratterizzata dai commenti delle due donne e dagli incontri che esse fanno mentre si recano al palazzo del re; la terza scena rappresenta le due che, giunte alla reggia, manifestano il loro stupore davanti agli arazzi, all’oro e al bel volto di Adone. Esse tacciono solo quando inizia l’inno della cantatrice. Teocrito descrive dettagliatamente i luoghi in cui si svolge l'azione di questo mimo; la casa di Prassinoe è definita come un "buco" arredato con poche e semplici cose, situato lontano dal centro della città, per lo stravagante desiderio del marito di tenere la moglie lontana dall'amica; la città di Alessandria è caratterizzata dal caotico movimento tipico di una grande metropoli durante un giorno di festa, con la folla che si accalca lungo le strade e davanti alla reggia, con le quadrighe che ostacolano il passaggio della gente, i cavalli che si impennano e le persone che si spintonano a vicenda. Teocrito focalizza l'attenzione anche sui personaggi, che, pur essendo anonimi e privi di una rilevanza sociale, hanno ciascuno una propria individualità, come il piccolo Zoprino, che è descritto mentre spalanca gli occhi pieni di rancore nei confronti della madre che parla male del padre, o la vecchietta che si esprime come un oracolo, o l'uomo che zittisce le due donne siracusane, punzecchiandole per il loro modo di parlare. Gorgo e Prassinoe assumono il ruolo di protagoniste e le loro descrizioni sono caratterizzate da un maggior numero di particolari, che sono al tempo stesso, realistici e pittoreschi e ricordano, quindi, i soggetti tipici della contemporanea scultura ellenistica; Gorgo è più positiva e più accorta, Prassinoe, invece, è più pettegola, borghese, linguacciuta, impetuosa e fremente. L'importanza di questi due personaggi femminili, però, non è solo artistica; infatti, le due donne siracusane simboleggiano un nuovo stile di vita, ossia lo stile borghese, che mira, da un lato a creare un maggiore decoro esteriore, e dall'altro, a recuperare i valori intimisti. Per quanto riguarda quest'ambito, i progressi più importanti sono stati compiuti dalla donna, che, tralasciando la secolare tradizione del tessere e del filare, si dedica a svariati interessi: l'educazione dei figli, la propria istruzione spirituale, la frequentazione delle amiche, la