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RIASSUNTO SOLO PARTE TERZA DEL LIBRO
Tipologia: Sintesi del corso
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-La sacra ampolla: il petrolio della Valle dell’Agri Le attività petrolifere che si svolgono oggi in Valle dell’Angri trovano come caposaldo il territorio di Viggiano, dove si concentrano il maggior numero di pozzi e la centrale di idrodesolforizzazione. Tramutola ha rappresentato, sin dagli anni 30-40, l’avamposto meridionale del comparto estrattivo nazionale, essendo l’ultima frontiera di energia fossile. In un’area ricca d’acqua la popolazione era abituata ad un odore diffuso da una sostanza nera sconosciuta alla quale fu affidata la credenza che fosse utile per la cura degli armenti; almeno fino a quando non fu definito col suo vero nome: petrolio. Il rinvenimento del petrolio venne visto come una possibilità di sviluppo e simbolo di una nuova era, lo si evince da una serie di provvedimenti amministrativi che invitavano al Comune un Ingegnere delle Miniere per osservare la zona petrolifera. Per ampliare lo sfruttamento della risorsa, essa venne esposta in un’ampolla per attirare l’attenzione del governo; sul suolo lucano era gia stato fatto un accordo tra proprietari autoctoni e imprenditori di petrolio venuti da lontano che ha compromesso la speranza del risveglio economico. Era però il caso che si continuasse a provare e il Comune di Tramutola chiese un’ispezione che, confermasse l’esistenza di un giacimento, e venne approvata; nell’autunno arrivò un tecnico per approfondite ricerche, del quale si fece carico il comune stesso. Dopo i primi tentativi falliti di una società privata, la comunità locale si affidò ad un esperto, l’ing. Crema, il quale pubblicò i risultati della sua ricerca a febbraio sulla rivista scientifica Bollettino della società geologica italiana, facendo nascere dei dubbi circa la consistenza del giacimento e le possibilità di sfruttamento. Generando un contesto incerto, si aprirono due possibilità: abbandonare l’attività petrolifera o fare un’ulteriore verifica; gli ingenti sforzi economici portarono alla sospensione della realizzazione del pozzo, almeno fino a qualche anno dopo quando le condizioni migliorarono e il 25 marzo del 1909 fu approvata la delibera perché furono eseguiti saggi di trivellazioni. 2 Nei primi decenni del novecento gli amministratori di Tramutola si affidarono alla Società Petroli d’Italia di Milano per cercare di impiantare sul terreno una delle prime industrie private del settore, la questione non rimase segreta e venne discussa anche nel volume Il problema del mezzogiorno da Francesco Perrone. Lo studioso descriveva la Basilicata non come terra povera ma come scrigno di tesori; il petrolio infatti era simbolo di ricchezza ed elemento capace di aprire una nuova fase storica.
Il 29 luglio del 1926 venne approvato il decreto che disciplinava il settore estrattivo: inizialmente le risorse del terreno appartenevano sia allo stato che al proprietario del terreno, con questa legge diventava tutto di natura statale. Ciò nonostante lo sfruttamento petrolifero non andava impedito in quanto elemento irrinunciabile a livello dell’economia pubblica e come difesa dello stato. Il regime fascista sentì il bisogno di conoscere le reali potenzialità del settore, svolgendo una ricognizione del territorio nazionale in cui comparve anche Tramutola che ti nuovamente analizzata dall’ing Crema che indicò il sito valligiano come unico in cui valesse la pena procedere con le perforazioni, lasciando in conclusione però alcuni dubbi. Anche il consiglio provinciale dell’economia si interessò del territorio riferendo che bisognava riprendere le ricerche pretendente mente avvenute e costituire un consorzio che coinvolgesse il ministero. Dopo che il consiglio si rivolse ad una società per un piano di lavori si rese nota la necessità di almeno un milione di lire per un cantiere di perforazione.
Nel 33 l’Agip diede avvio ad un programma di perforazione poiché a Tramutola c’erano delle condizioni incoraggianti come la vicinanza alla stazione e il fatto che la miniera petrolifera era a ridosso di un’area in cui era presente una centrale idroelettrica capace di attivare le trivelle; vennero scavati in tutto 46 pozzi.
I lavori ripresero però solo nel 59 quando scavarono un pozzo di 2000 metri poiché negli anni precedenti il ministero dell’Industria era ormai concentrato sugli giacimenti trovati al Nord e la Valle dell’agri veniva vista come decentrata e isolata. Nel 55 l’Agip ottenne un permesso di ricerca a Lagonegro di cui fu incaricato il prof Lazzari della Federico II: dallo studio emersero prospettive ottimistiche ubicando pero un’area da trivellare diversa da quella precedentemente indicata, tuttavia il pozzo risultò sterile. Almeno fino al 76 quando Bartolomeo La Padula accusò l’Agip di sabotaggio in quanto la perforazione suggerita da Lazzari fallí poiché non erano state seguite le indicazioni fornite; l’oro nero infatti era presente, bisognava solo scavare al doppio della distanza e scendere sotto i 5 mila metri per arrivare a quello che viene definito il più potente giacimento di idrocarburi dell’Europa continentale. -Il seme della modernità. Contadini, agronomi e impresari Il 31 ottobre del 1904 nasce l’attività di ricerca e sperimentazione nel comparto agricolo e zootecnico nell’Alta Valle dell’Agri, quando il comune di Tramutola, dietro proposta del consigliere Guarini, approvò la delibera circa la cattedra ambulante d’Agricoltura da istituire nel circondario di Potenza. Tra le argomentazioni presentate, Guarini incluse importanti funzioni economiche dovute alla possibilità di usare le risorse idriche; egli inoltre sottolineò come l’area territoriale potesse crescere ed uscire dallo stereotipo di terra marginale. Si capisce come, grazie ad una profonda conoscenza del territorio gli amministratori riuscissero a sfruttarlo in ottica di un futuro più moderno.
La delibera di Tramutola fu la prima di tante analoghe istanze prodotte da altri Comuni della Valle come Marsico Nuovo, Montemurro, Moliterno. Svanita la possibilità di ottenere la sede a Potenza il Consiglio fece domanda per Tramutola stessa per motivi si economici ma anche geografici, essendo il centro della Valle e avendo tutte le qualità richieste.
Affinché la richiesta venisse accolta era fondamentale avere l’appoggio del commissario civile al quale le autorità scrissero una lettera in cui si evidenziavano i motivi che hanno portato a questa richiesta: era importante fare leva sull’agricoltura per risollevare l’economia precaria del sud, non espandendo i terreni ma ottimizzando quelli già disponibili con l’introduzione di strategie moderne. Il comune di mostrò favorevole ma i costi dovevano essere sostenuti dal Comune stesso.
Il Comune di Tramutola si trovò così a dover sostenere dei costi onerosi e chiese aiuti al dott. Azimonti il quale affrontò i problemi tecnico-agronomici precisando che il terreno sarebbe dovuto essere: 1. Situato nel piano di valle ed essere irriguo; 2 avere l’ampiezza sufficiente per costruire un’Azienda e 3 essere dotato di caseggiati sufficienti per i bisogno aziendali. Per le questioni amministrative consigliò di formare un consorzio per dividere le spese ( con non pochi ostacoli).
-Akiris: l’acqua della rinascita
Nel 1931 viene presentato quello che verrà definito il miracolo dell’Italia nuova, l’acquedotto dell’Agri. La parola miracolo comprare diverse volte nei resoconti dell’epoca, della scienza e della tecnica applicate del lavoro e della disciplina della ditta dei fratelli Del stante di Roma, miracolo del genio italico. I sentimenti che apparivano in base all’eccesso o difetto d’acqua in modo ciclico, rappresenta l’oscillazione tra vita e morte che ha fatto si che l’acquedotto assumesse i tratti di manufatto salvifico. La sostanza liquida si lasciava modellare dalle mani dell’uomo attraverso l’acquedotto, simbolo con il quale connotare diversamente le culture e le identità locali e di progresso.
Molte furono le vicende per la realizzazione dell’opera di natura politico-amministrativa o tecnico- scientifiche. L’ipotesi era che si prelevasse l’acqua direttamente nella Valle dell’Agri, ponendo al centro di una serie di progetti i territori montuosi. L’incarico venne affidato all’ing. Battista Bruno, il quale ipotizzò di prelevare l’acqua dai territori di Marsicovetere, un luogo ad alta densità demografica e alti tassi di investimenti pubblici nel settore agricolo. Nei primi anni del 900 però il controllo dell’acqua fede sorgere tensioni tra chi intendeva avviare iniziative imprenditoriali sulle risorse idriche con modalità moderne e chi invece usava metodi tradizionali; gli interessi sulle acque della sorgente erano triplici: da un lato chi la vedeva come fonte energetica per alimentare i mulini, chi pensava servisse per impieghi potabili a servizio del popolo e chi invece la usava per le attività agricole.
Il 25 luglio del 1912 l’ing. Bruno dispose l’analisi chimico-batteriologica dell’acqua e nei mesi a seguire ci furono diversi sopralluoghi; questa affluenza di ispettori inasprì la popolazione che avviò una serie di proteste con la pretesa che ci fosse un quantitativo di acqua restituito pari a quello sottratto, attraverso un canale detto “acquedotto d’irrigazione”. La cessione della fonte vitale si presentava agli abitanti di Marsicovetere come una catastrofe e per questo si frapposero diversi sopralluoghi che portarono alla fuga dei tecnici. Il 18 novembre del 1911 venne approvata la richiesta di costruzione del canale d’irrigazione. Questa questione fu raccontata dal giornale “il Ribelle”.
Nel 1912 l’ing. Buffa, tramite lo studio “un grande impianto idroelettrico in Basilicata. Progetto d’utilizzo zone del fiume agri”, propose di risolvere il problema della portata incistante con la costruzione di un vado artificiale ricavato dallo sbarramento del corso d’acqua tra i territori di Montemurro e Spinoso, così da poter ricevere energia elettrica per tutta l Basilicata. L’acqua dell’agri non era più simbolo di sopravvivenza ma di progresso, ricchezza e modernità. L’impianto Buffa fu definitivamente attuato nel dopoguerra tra gli anni 50/60, quando il fiume inizia ad alimentare le industrie del Paese.
dell’acqua il 31 luglio del 1928 venne affidata alla ditta Buonasorte e Martorano l’espropriazione dei terreni; in questo caso il popolo non si oppose con conflitti organizzati ma non mancò di far sentire il disagio che ciò gli avrebbe provocato. L’acquedotto avrebbe dovuto servire 12 comuni ma ne servirà ben 29, l’ultima aggiunta fu Scanzano. Nel 37, dopo anni di progettazioni, i lavori dell’acquedotto dell’agri giunsero al termine.