



























Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Prepara i tuoi esami
Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Prepara i tuoi esami con i documenti condivisi da studenti come te su Docsity
Trova i documenti specifici per gli esami della tua università
Preparati con lezioni e prove svolte basate sui programmi universitari!
Rispondi a reali domande d’esame e scopri la tua preparazione
Riassumi i tuoi documenti, fagli domande, convertili in quiz e mappe concettuali
Studia con prove svolte, tesine e consigli utili
Togliti ogni dubbio leggendo le risposte alle domande fatte da altri studenti come te
Esplora i documenti più scaricati per gli argomenti di studio più popolari
Ottieni i punti per scaricare
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Tesi scritta dal sottoscritto su Charles Dickens. In particolare, tratto la sua visione di Londra nel libro "Hard Times".
Tipologia: Tesi di laurea
1 / 35
Questa pagina non è visibile nell’anteprima
Non perderti parti importanti!




























Corso di laurea in lingue e letterature moderne Tesi di laurea Il compromesso Vittoriano e Hard Times Relatore: Prof. Roberto Marchiò Baronti Candidato: Aniello Garofalo Matr. 0046387 a.a. 2018/
L’Inghilterra del XIX secolo è sicuramente annoverabile tra i periodi storici più prosperi. Con l’ascesa al trono della regina Vittoria, infatti, per l’Inghilterra inizia una vera e propria fase caratterizzata da benessere e sviluppo: l’avvio della Rivoluzione industriale, segna un passo importante per lo sviluppo delle industrie inglesi che iniziano la loro espansione in tutto il Paese grazie anche, se non soprattutto, alle politiche legate alla colonizzazione. A questo bisogna aggiungere le numerose grandi invenzioni tecnologiche che sicuramente hanno influito in maniera determinante anche proprio nel ramo dell’ industrializzazione e del progresso tecnico-scientifico che ne è conseguito. Ciononostante, non è da dimenticare quanto la situazione inglese, seppur migliore rispetto a quella delle nazioni vicine, ha risentito del clima di povertà che ha interessato nel complesso tutta l’Europa e che gli storici hanno voluto inquadrare sotto l’etichetta del Compromesso Vittoriano. Uno dei massimi studiosi del XIX secolo inglese è senza dubbio lo scrittore ottocentesco Charles Dickens. Tra le sue celebri opere, particolare attenzione merita il romanzo Hard Times ( Tempi difficili ), pubblicato nel 1854. Con Hard Times, Dickens pone in essere una dura critica rispetto alla società inglese del XIX secolo, facendo emergere con grande dovizia di particolari alcuni aspetti sociali fino a quel momento trascurati: un esempio per tutti, sicuramente le condizioni esasperate di lavoro degli operai in fabbrica. Sono proprio gli aspetti positivi e negativi che emergono durante il periodo dell’età Vittoriana ad essere al centro del lavoro di tesi.
Educazione sociale, condizioni di lavoro, ma anche ambiente ed impatto ambientale della nuova industria, sono i temi analizzati maggiormente traendo ispirazione proprio dal romanzo di Dickens. L’obiettivo è evidenziare come l’ambiente e le persone si siano plasmate a questi cambiamenti imposti dalla società e dalla sua evoluzione storica. In questo senso, il lavoro è stato sviluppato concentrando nel primo capitolo un’analisi dell’impatto ambientale che ha avuto la nuova industria inglese del XIX secolo; nel secondo, invece, l’accento è stato su quello che storicamente viene studiato e conosciuto come «educazione utilitaristica» e che altro non è che un modello di educazione utile a deviare le menti più deboli conformandoli alle regole, agli usi ed ai costumi della nuova società. Una disfatta totale, sotto tutti i punti di vista? Difficile dirlo. Lo stesso Dickens propone alcune possibili soluzioni all’eterno dilemma irrisolto.
civiltà industriale dell’Ottocento. Le vicende di questo romanzo si svolgono nella città inventata da Dickens, poiché a quei tempi non era stato permesso all’autore stesso di menzionare il nome reale dove avvengono gli eventi narrati. Ma, in realtà, c’è anche un altro motivo per cui lui abbia scelto un nome inventato: voleva rendere la sua città immaginaria un emblema della situazione generale, ovvero un esempio, una raffigurazione rappresentativa del mondo reale. «Coketown, to which Messrs. Bounderby and Gradgrind now walked, was a triumph of fact; it had no greater taint of fancy [...]. It was a town of red brick, or of brick that would have been red if the smoke and ashes had allowed it; but, as matters stood it was a town of unnatural red and black like the painted face of a savage. It was a town of machinery and tall chimneys, out of which interminable serpents of smoke trailed themselves for ever and ever, and never got uncoiled. It had a black canal in it, and a river that ran purple with ill-smelling dye, and vast piles of building full of windows where there was a rattling and a trembling all day long, and where the piston of the steam-engine worked monotonously up and down, like the head of an elephant in a state of melancholy madness. It contained several large streets all very like one another, and many small streets still more like one another, inhabited by people equally like one another, who all went in and out at the same hours, with the same sound upon the same pavements, to do the same work, and to whom every day was the same as yesterday and tomorrow, and every year the counterpart of the last and the next».^1 Dickens fornisce un giudizio apparentemente positivo descrivendo la città come un “trionfo di fatti”. A dire il vero però è solamente un pretesto per creare un contrasto con l’assenza di “fantasia”, un (^1) C. Dickens, Hard Times, p.22.
contrasto che ricorda il doppio volto della Rivoluzione Industriale. Coketown viene presentata come una città probabilmente “futuristica”, distopica come si usa dire, ma comunque troppo reale per essere nella mente di Dickens una situazione futura rispetto a quella che viveva già. L’autore descrive la città da un punto di vista materialistico utilizzando le sensazioni, oltre all’utilizzo di molti simboli che ci danno l’idea dei problemi esistenti all’interno di questa particolare località. L’aggettivo “innaturale” ( unnatural ) è ancora più dispregiativo se combinato con i colori della perdizione, il nero e il rosso e con questi vocaboli il narratore crea l’idea di una città maledetta, la città infernale, oltre al fatto che utilizzando la similitudine “ like the painted face of a savage ” sottolinea, ancora una volta, la natura artificiale e falsa della città. L’utilizzo di questi colori inoltre, rende ancora più evidente l’atmosfera di inquinamento causata dalle ciminiere e dai macchinari che lavorano continuamente “per sempre”. La città appare monotona non solo nei colori, ma anche nei rumori, negli edifici e nelle strade. Dickens, inoltre, continua ad usare i sensi per descrivere la brutalità e la tristezza che stavano colpendo non solo il paesaggio ma anche le persone e la società. Egli si riferisce al codice religioso. Anzi, usa l’immagine di “i nterminable serpents ” per rappresentare il fumo che esce dai camini, serpenti che, in una società puritana come quella in cui viveva, simboleggiano il diavolo, ma anche il peccato e l’immoralità. Era a causa di quei rettili che il canale era nero e il fiume violaceo e puzzolente: crea inquinamento che distrugge la natura e l’industrializzazione distrugge la società. Inoltre, i verbi “ rattling ” e “ trembling ”, che attirano il senso dell’udito e il suono onomatopeico dei pistoni, che vanno su e giù tutto il giorno, danno al lettore un’immagine chiara della monotonia delle vite dei lavoratori. Questa immagine viene rafforzata dall’uso anaforico dell’aggettivo “ same ” ( same hours, same sound, same pavements,
passaggio si enfatizza l’atmosfera cupa e grigia della città. La fuliggine oscura che riempie l’aria rappresenta la sporcizia morale che permea la città. Allo stesso modo, i raggi di sole rappresentano sia la bellezza fisica che morale che manca a Coketown. Affermando che l’apparizione di Coketown è “ suggestive of itself ”, il narratore sottintende che Coketown è esattamente ciò che sembra essere. L’oscura “ sulky blotch ” non nasconde segreti, ma rappresenta semplicemente ciò che è, una città oscura e informe. L’aspetto artificiale della città appare quindi in totale rottura con quello che era l’ambiente naturale: «The measured motion of their shadows on the walls, was the substitute Coketown had to show for the shadows of rustling woods; while, for the summer hum of insects, it could offer, all the year round, from the dawn of Monday to the night of Saturday, the whirr of shafts and wheels»^4. Il problema principale che traspare da questa descrizione è che Coketown non cercava di adattarsi alla natura, ma di distruggerla e sostituirsi ad essa. In Coketown, tutti gli elementi che contribuiscono alla vita ed al progresso, come ad esempio l’acqua, il sole o l’aria, si mutavano in un qualcosa di orrendo, in dei responsabili di morte cambiati radicalmente dalla disumana « forest of looms »^5. L’industrializzazione, seguita da una netta crescita della produzione, aveva letteralmente attaccato la natura, eliminando tutto ciò che le apparteneva e cercando di assoggettarla alle proprie necessità di sviluppo economico. L’artificiale, con le sue città, le sue fabbriche, i suoi macchinari e i suoi avanzi, contaminava qualsiasi ecosistema con cui entrava in contatto. Dickens esprimeva questa sua sofferenza per la (^4) Ivi, p.92. (^5) Ivi, p.59.
distruzione e l’inquinamento di ogni ecosistema, mostrando come a Coketown tutto fosse nocivo, tutto rappresentasse la morte della vita^6. Il sole diventava crudele quanto il gelo, mentre l’aria, resa quasi irrespirabile dalle emissioni velenose delle famigerate ciminiere, era calda come il vento di un qualsiasi luogo tropicale. In questa città, avvolta continuamente dalla nube di foschia il «sole [sembrava] in fase di eterna eclissi»^7 ; la terra era diventata oramai arida, incolta a causa delle industrie, mentre il fiume era «violaceo per le tinture maleodoranti che vi si riversavano» 8
. Quando pioveva, la pioggia si abbatteva su un paesaggio desolato e misero, rappresentato da Dickens come una terra costellata di scorie, rottami e carbone: a Coketown la pioggia non poteva bagnare la vita, perché le condizioni naturali in cui questa poteva svilupparsi erano state cancellate dall’artificialità della città 9 . Fuori dalla città di Coketown la natura riusciva a resistere in qualche modo, suscitando addirittura stupore nell’operaio Stephen Blackpool, ormai abituato all’aspetto tetro e cupo, mentre abbandonava la città a causa dei continui sospetti riversati su di lui circa la rapina avvenuta all’interno della banca di Bounderby: «So strange to turn from the chimneys to the birds. So strange to have the road dust on his feet instead of the coal-grit»^10. Attraverso una lettura più approfondita dell’opera si evince che il distacco dell’essere umano da tutti gli elementi che appartenevano alla natura era così netto che l’ambiente artificiale della cittadina sembrava ormai l’unica “strada” percorribile per chi vi abitava. Inoltre, anche il (^6) R. Runicni, Dal Resoconto al racconto le origini giornalistiche della scrittura dickensiana, op. cit., p. 63. (^7) C. Dickens, Hard Times, p.147. (^8) Ivi, p.20. (^9) Ivi, p. (^10) Ivi, p.
were bricked in»^11. Coketown si mostrava, nella descrizione del romanziere inglese, come se avesse dei colori sofisticati, studiati e calcolati per mostrare la sua profonda differenza con ogni ambiente naturale. Non era rossa come i mattoni d’argilla con cui era stata costruita, ma nera, affumicata e ricoperta dall’inquinamento che essa stessa produceva^12. Era «a town of machinery and tall chimneys, out of which interminable serpents of smoke trailed themselves for ever and ever, and never got uncoiled. It had a black canal in it, and a river that ran purple with ill-smelling dye, and vast piles of building full of windows where there was a rattling and a trembling all day long, and where the piston of the steam-engine worked monotonously up and down, like the head of an elephant in a state of melancholy madness»^13. Anche la struttura urbana si basava sulla monotonia e sulla ripetitività del lavoro che vi si svolgeva, mutando in maniera esponenziale lo spirito dei lavoratori costretti a trovarsi in simbiosi con il ritmo della fabbrica ed i movimenti dei vari macchinari, aspetti che si possono sintetizzare molto bene nel seguente brano tratto dall’opera: «It contained several large streets all very like one another, and many small streets still more like one another, inhabited by people equally like one another, who all went in and out at the same hours, with the same sound upon the same pavements, to do the same work, and to whom every day was the same as yesterday and tomorrow, and every year the counterpart of the last and the next» 14 . Nell’Inghilterra Vittoriana si sviluppò in maniera esponenziale il fenomeno dell’inurbazione, uno sconvolgimento ben illustrato nei (^11) C. Dickens, Hard Times, p.54. (^12) R. Bonadei, Paesaggio con figure, p. 120. (^13) C. Dickens, Hard Times, p.22. (^14) Ivi, p.22.
romanzi di Dickens. Nelle campagne si cominciavano ad introdurre le macchine agricole che velocizzavano il lavoro e richiedevano minor mano d’opera. I proprietari terrieri dunque, mandavano via i contadini. Chi non si poteva permettere le macchine, ovvero i piccoli proprietari, faceva fatica a reggere la concorrenza e cedeva le terre ai più ricchi. Quindi, tutti coloro che restavano senza lavoro si riversavano nelle città, sperando di trovare impiego nelle industrie. Le città inglesi non erano pronte a questo rapido aumento della popolazione e la conseguenza fu una forte crisi di alloggi che fece crescere a dismisura i prezzi degli affitti. Quindi, le famiglie più bisognose non potevano far altro che stanziarsi in delle case popolari sovraffollate e minuscole. Queste abitazioni, chiamate slums , in cui la gente viveva fino a 20- persone per stanza in condizioni igieniche e di sicurezza precarie, con tetti distrutti a causa della mancata manutenzione, muri marcescenti, erano a pochi passi dai quartieri alti delle famiglie nobili, creando un forte contrasto tipico dell’età vittoriana. «It was a room, not unacquainted with the black ladder under various tenants [...]. The furniture was decent and sufficient, and, though the atmosphere was tainted, the room was clean» 15 . Dickens in queste poche parole descrive pienamente quello che è un tipico slum di quei tempi. Una stanza piccola e, sebbene non indichi il numero preciso, allude alla presenza di altri inquilini. Un’abitazione “soffocata” dalle troppe persone che vi abitano, eppure l’autore appare molto sorpreso nel dire che la stanza fosse tutto sommato pulita, una cosa inusuale negli slums del periodo industriale. Quello che Dickens propone attraverso quest’opera è una rappresentazione reale di quello che era l’ambiente trasformato dall’industria ai suoi tempi. Un ambiente terrificante, dominato (^15) C. Dickens, Hard Times, p.
Hard Times è un’opera che rispecchia le varie realtà dell’epoca ed in particolare tratta quella dell’educazione, dominata dalla filosofia utilitaristica di Bentham. In Hard Times Dickens quindi parla dell’educazione impartita nelle varie scuole, lasciando trasparire delle critiche nei confronti della filosofia utilitaristica. Ciò che esamina l’autore del sistema scolastico della sua epoca ruotava intorno al confronto tra “fatti” e “fantasie”, una contrapposizione di due modi totalmente diversi di vedere la realtà, due modi che sembrano, alla lettura, del tutto inconciliabili. Per tutto il diciannovesimo secolo l'ampia diffusione della tecnologia e la crescente meccanizzazione dell'industria stavano guidando ad una società sempre più meccanizzata in cui non solo le industrie adottavano una routine ripetitiva impostata sull'uso delle macchine, ma anche la vita ordinaria delle persone ne era influenzata. In Hard Times Dickens esplora in profondità come il processo industriale della meccanizzazione e l’utilitarismo hanno influenzato la vita quotidiana, il comportamento e l'educazione degli inglesi durante l’età vittoriana. Il romanzo, come si è detto in precedenza, è ambientato in un'immaginaria città industriale inglese caratterizzata dai colori innaturali di rosso e nero dei mattoni degli edifici, molti dei quali sono fabbriche che producono un'enorme quantità di cenere e fumi che coprono il cielo e danno alla città una squallida atmosfera grigia. A Coketown tutto è uguale: «It contained several large streets all very like one another, and many small streets still more like one another, inhabited by people equally like one another, who all went in and out at the same hours, with the same sound upon the same pavements, to do the same work, and to
whom every day was the same as yesterday and tomorrow, and every year the counterpart of the last and the next»^16. Così, la descrizione rendeva la città-fabbrica il simbolo stesso della civiltà industriale e del sistema capitalistico che qui si realizzavano nelle loro strutture «materiali» e «immateriali», ben esprimendo la totalità dell'esperienza contemporanea e la stretta interdipendenza che vi era tra la base economico-sociale e l'ideologia imperante^17. Di conseguenza, si può sostenere che a Coketown non solo lo spazio esterno è organizzato secondo gli standard industriali ed utilitaristici, ma anche i cittadini stessi. Nel mondo immaginario di Hard Times , il perfetto esempio dello "spirito inumano" è il carattere ruvido e poco gentile di Josiah Bounderby: «He was a rich man: banker, merchant, manufacturer, and what not. A big, loud man, with a stare and a metallic laugh. A man made out of a coarse material, which seemed to have been stretched to make so much of him. A man with a great puffed head and forehead, swelled veins in his temples, and such a strained skin to his face that it seemed to hold his eyes open and lift his eyebrows up. A man with a pervading appearance on him of being inflated like a balloon, and ready to start. A man who could never sufficiently vaunt himself a self-made man. A man who was always proclaiming, through that brassy speaking-trumpet of a voice of his, his old ignorance and his old poverty. A man who was the Bully of humility»^18. L'aspetto fisico di Bounderby viene descritto dal narratore in termini artificiali ed anche in maniera ironica e nella sua prima caratterizzazione è definito da un ossimoro, “ Bully of humility ", che (^16) C. Dickens, Hard Times, p.22. (^17) M. T. Chialant, Il paradosso dickensiano: fact vs fancy, cit.,p. 106. (^18) C. Dickens, Hard Times, p.15.
fantasia nei suoi figli e nei suoi allievi dato che, secondo la sua teoria, l'immaginazione implica il dubbio e quindi confusione; la ragione, invece, opera attraverso la logica che fornisce soluzioni chiare e indiscutibili a qualsiasi problema. Oggetto della critica di Dickens è quindi non tanto il personaggio di Thomas Gradgrind, quanto più che altro ciò che impartiva ai suoi figli e ai suoi alunni, ovvero ciò in cui credeva ciecamente. Nell’opera l’autore mostra il sistema educativo, facendo fuoriuscire nel corso dell’opera i vari risultati negativi derivanti da tale educazione: «NOW, what I want is, Facts. Teach these boys and girls nothing but Facts. Facts alone are wanted in life. Plant nothing else, and root out everything else. You can only form the minds of reasoning animals upon Facts: nothing else will ever be of any service to them. This is the principle on which I bring up my own children, and this is the principle on which I bring up these children. Stick to Facts, sir! »^20. Il Signor Gradgrind con questa sua convinzione non faceva altro che rendere i suoi allievi dei “robot”, incoraggiandoli a non usufruire di sentimenti ed immaginazione a discapito della logica e dei “fatti”. Il risultato perfetto della sua educazione lo si può riassumere nella figura di Bitzer, un suo allievo. All’inizio dell’opera, Gradgrind chiede a Sissy la definizione pratica di cavallo, definizione che la povera ragazza non riesce a dare. Interpellato il giovane Bitzer ad esporre la definizione, lui risponde prontamente: «Quadruped. Graminivorous. Forty teeth, namely twenty-four grinders, four eye-teeth, and twelve incisive. Sheds coat in the spring; in marshy countries, sheds hoofs, too. Hoofs hard, but requiring to be shod with iron. Age known by marks in mouth»^21. (^20) C. Dickens, Hard Times, p.6. (^21) Ivi, p.8.
La mancanza di immaginazione in Bitzer può essere messa a confronto con la troppa immaginazione di Sissy. Sissy è una presenza aliena a Coketown in quanto appartiene al circo di Mr Sleary che non ha nulla a che fare con il sistema dei fatti: «You mustn’t tell us about that»^22. Sissy frequenta la scuola del signor Gradgrind, ma a causa del suo uso sviluppato dell'immaginazione, non sarà mai considerata una persona intelligente come Bitzer. A testimonianza della sua grossa immaginazione, quando il signor Gradgrind le chiede se utilizzasse un tappeto con un disegno a fiori, la sua risposta è affermativa: « ‘If you please, sir, I am very fond of flowers,’ returned the girl. ‘And is that why you would put tables and chairs upon them, and have people walking over them with heavy boots?’ ‘It wouldn’t hurt them, sir. They wouldn’t crush and wither if you please, sir. They would be the pictures of what was very pretty and pleasant, and I would fancy-’ ‘Ay, ay, ay! But you mustn’t fancy’»^23. Sissy in questo caso dimostra di possedere un aspetto più brillante e logico rispetto a Bitzer, oltre a dimostrare il fatto che è in grado di distinguere la differenza tra rappresentazioni e realtà. D'altra parte, Gradgrind non tollera tutto ciò perché non sono realtà concrete e tangibili. Come conseguenza delle loro errate convinzioni, il sistema educativo indottrinato da Gradgrind dimostra di possedere una conoscenza ridotta della realtà perché questo metodo manca nella capacità di rappresentazione che, in realtà, non è una carenza ma una ricchezza. Inoltre, il sistema di Gradgrind produce un doppio risultato (^22) Ivi, p.7. (^23) C. Dickens, Hard Times, p.