Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


tesi sui problemi sociali, Prove svolte di Maturità di Sociologia

tesi sulla descrizione dei problemi sociali

Tipologia: Prove svolte di Maturità

2019/2020

Caricato il 09/05/2020

alissssss12
alissssss12 🇮🇹

4.7

(6)

41 documenti

1 / 10

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
1. I problemi sociali e la loro costruzione
1.1 I problemi sociali come oggetti culturali
I problemi sociali possono essere definiti come oggetti culturali ovvero come significati
condivisi prodotti dall’uomo e incorporati in una forma, i quali possono raccontare una
storia che può prendere parte ad un sistema più ampio che chiamiamo cultura; con
quest’ultimo termine si intendono solitamente quattro elementi: un insieme di norme o
regole che dettano come ci si debba comportare all’interno di una certa società; i valori che
sono in particolare ciò a cui le persone tengono; le credenze che si riferiscono al modo in
cui le persone pensano che il mondo sociale funzioni ed infine i simboli espressivi che non
sono altro che le rappresentazioni dei valori, delle norme sociali e delle credenze stesse
(Peterson 1979). Gli
oggetti culturali sono quindi parti di un vasto sistema culturale che è possibile analizzare
prendendo in considerazione uno strumento euristico, il diamante culturale, il quale mette
in relazione questi oggetti con il mondo sociale (Griswold 2005).Tale strumento è formato
da quattro elementi collegati tra loro, che formano sei legami; tra i principali componenti
abbiamo chi crea gli oggetti culturali ovvero le organizzazioni, i sistemi, i singoli gruppi, le
istituzioni e chi li riceve cioè le persone che fanno esperienza della cultura e degli oggetti
culturali, all’interno di un contesto che possiamo chiamare mondo sociale. Sostanzialmente
questo schema non ci dice quale debba essere il collegamento tra i vari punti, ma solo che
lì esiste una relazione; si presenta infatti come nella figura 1.1.
Mondo sociale
Creatore Ricevitore
Oggetto culturale
pf3
pf4
pf5
pf8
pf9
pfa

Anteprima parziale del testo

Scarica tesi sui problemi sociali e più Prove svolte di Maturità in PDF di Sociologia solo su Docsity!

1. I problemi sociali e la loro costruzione

1.1 I problemi sociali come oggetti culturali

I problemi sociali possono essere definiti come oggetti culturali ovvero come significati condivisi prodotti dall’uomo e incorporati in una forma, i quali possono raccontare una storia che può prendere parte ad un sistema più ampio che chiamiamo cultura; con quest’ultimo termine si intendono solitamente quattro elementi: un insieme di norme o regole che dettano come ci si debba comportare all’interno di una certa società; i valori che sono in particolare ciò a cui le persone tengono; le credenze che si riferiscono al modo in cui le persone pensano che il mondo sociale funzioni ed infine i simboli espressivi che non sono altro che le rappresentazioni dei valori, delle norme sociali e delle credenze stesse (Peterson 1979). Gli oggetti culturali sono quindi parti di un vasto sistema culturale che è possibile analizzare prendendo in considerazione uno strumento euristico, il diamante culturale, il quale mette in relazione questi oggetti con il mondo sociale (Griswold 2005).Tale strumento è formato da quattro elementi collegati tra loro, che formano sei legami; tra i principali componenti abbiamo chi crea gli oggetti culturali ovvero le organizzazioni, i sistemi, i singoli gruppi, le istituzioni e chi li riceve cioè le persone che fanno esperienza della cultura e degli oggetti culturali, all’interno di un contesto che possiamo chiamare mondo sociale. Sostanzialmente questo schema non ci dice quale debba essere il collegamento tra i vari punti, ma solo che lì esiste una relazione; si presenta infatti come nella figura 1.1.

Mondo sociale

Creatore Ricevitore

Oggetto culturale

Figura 1.1. Il diamante culturale, W.Griswold, pag.31, Sociologia della cultura, Il Mulino 2005.

Ritornando ai problemi sociali come oggetti culturali, anch’essi hanno creatori, ricevitori e un mondo sociale che non è altro che il destinatario di tutto; nonostante questo, i primi tendono a produrre nuovi significati culturali che competono tra loro per l’attenzione del pubblico e a loro volta sono influenzati dal mondo sociale in cui sono collocati, mentre i secondi interpretano l’insieme e le loro rappresentazioni possono essere diverse a seconda dell’esperienza personale di ognuno e dei rispettivi orizzonti di aspettative e prospettive. Secondo l’approccio costruttivista, i problemi sociali sono produttori di significati (Loseke 1999), sicuramente alcune innovazioni avranno più possibilità di sopravvivere a discapito di altre e il loro successo dipenderà dal raggiungimento o meno dei loro potenziali ricevitori che a sua volta ricaveranno da essi i loro valori. Quindi, quando il pubblico giudica credibile una questione che si è sollevata, si viene a creare un problema sociale e lo stesso vale per esempio se una situazione viene considerata negativa da un gruppo di individui. Infine, si può vedere come i ricevitori che portano con sé orizzonti di aspettative possono a loro volta influenzare il mondo sociale (Griswold 2005); Sul rapporto tra significato culturale e mondo sociale si sono concentrate diverse teorie ma ne emergono tre sostanzialmente molto rilevanti: quella di Karl Marx (1818-1883), quella di Max Weber (1864-1920) e quella del funzionalismo. Come si può vedere nella figura 1.2. tutte e tre riconoscono l’influenza di una sfera su un’altra - il mondo sociale sull’oggetto culturale per Marx e il funzionalismo e l’oggetto culturale sul mondo sociale per Weber - ma sottovalutano in tutto questo il ruolo di coloro che ricevono i messaggi culturali e li interpretano ma anche la funzione dell’azione umana in sé, capace di produrre idee, arte, media e quant’altro che non sono altro che i contenitori del significato.

Mondo sociale

Direzione accentuata da Marx e dal funzionalismo

Creatori Ricevitori

Direzione accentuata da Weber

Oggetto culturale

soggettivo; Secondo Blumer (1971, fondatore dell’interazionismo simbolico) “i problemi 1

sociali esistono prima di ogni altra cosa, in quanto sono definiti in un certo modo dalla società”: essi non sono altro che la proiezione dei sentimenti collettivi.

All’interno del processo di costruzione di un problema sociale, l’agire degli attori è molto importante per rispondere a domande come: “Chi lo promuove come problema?” oppure: “Chi lo interpreta? Quali significati contiene? Qual è il mondo sociale per il quale è significativo?”. Gli studiosi appartenenti alla corrente costruttivista ritengono che il problema sociale non sia altro che il risultato di definizioni collettive ma anche una fonte di preoccupazioni che hanno origine da certe situazioni specifiche e in cui la loro frequenza è determinata dalla capacità di portata delle istituzioni pubbliche e non dal numero delle situazioni dannose o pericolose che la società sta affrontando in un determinato periodo cercando le eventuali soluzioni. Sono diversi i costruzionisti che si sono dedicati alla ricerca e allo studio empirico del problema pubblico, distinguendo all’interno di esso le diverse fasi del processo che hanno portato a descrivere la sua storia naturale e la sua costruzione; di fatto gli stadi individuati sono sei e ciascuno racconta la natura e il significato del problema sociale cercando l’apposita spiegazione. Con il termine claim inizia la prima fase del processo: la persona intenzionata ad avanzare una richiesta in modo convincente dovrà avvalersi di una valida retorica al fine di persuadere i suoi interlocutori. Qualsiasi individuo, che va dall’attivista al medico o al funzionario, può avanzare delle richieste ed essere quindi claims-maker , entrando così in una relazione con il pubblico da persuadere: tale attività prende il nome di claims-making. Quando le differenti richieste hanno successo e attirano l’attenzione della collettività, possono riportare delle opposizioni da parte di alcune persone che ritengono che i problemi sociali evidenziati non debbano essere considerati tali; il ruolo dei claims-makers è quello di difendersi da queste contro-argomentazioni e di lottare per le proprie richieste. Tuttavia, può succedere che quest’ultime non funzionino, perché i criteri che rendono convincente la retorica cambiano nel tempo e nello spazio e perciò è importante riformulare il messaggio, rendendolo più efficace ed eloquente: non a caso la formulazione e l’enunciazione stessa del problema è un aspetto centrale e molto rilevante (Best 2017). I problemi sociali vengono incorniciati e si sviluppano in particolare nelle arene pubbliche, competendo tra loro per cercare di catturare l’attenzione dei media e di conseguenza per raggiungere un pubblico più ampio e universale. Questa circostanza rientra nella seconda fase del processo di costruzione dei problemi sociali, in cui la copertura mediatica è significativa per il successo di essi; i media hanno inoltre l’importante funzione di ricostruire i problemi sociali per far sì che questi si adattino meglio alle esigenze, alle necessità e ai vincoli dell’industria mediatica: per esempio le richieste troppo articolate e complesse vengono modificate in modo tale da risultare più coese e concentrate nel loro insieme. La copertura mediatica è un’attività di selezione per la presenza di diverse cause che competono nell’attirare l’attenzione dei

(^1) Termine utilizzato da Blumer per indicare l’idea che la realtà non è altro che il risultato dell’interpretazione e dei significati creati dall’interazione con gli altri individui. (https://sociologicamente.it/glossario/interazionismo-simbolico/)

mezzi di informazione e per la limitatezza dello spazio e del tempo entro cui presentare pubblicamente i problemi sociali. All’interno della terza fase incontriamo invece l’opinione pubblica, la quale gioca un ruolo attivo nella ricostruzione dei problemi sociali; essa rielabora le richieste avanzate attraverso la diretta esposizione ai claims-makers o ai media al fine di creare una definizione propria e ampia dei supposti problemi sociali, con il vantaggio così di poterli categorizzare come problemi generali, riguardanti un numero molto ampio e vario di persone (Rose 1977). La soluzione ai problemi pubblici che vengono costruiti si trova di solito nella forma di politiche sociali nuove o riviste, che possono provenire dalle amministrazioni del governo, dalle istituzioni religiose e educative e così via.

Coloro che si occupano della ricostruzione dei problemi sociali sono i policy-makers: essi ne individuano la natura, la causa e un modo migliore di affrontarli. La loro conoscenza sulla posizione di alcuni claims-makers non è però sufficiente per sviluppare delle politiche che possano poi incidere sul modo in cui la società affronta e risolve i problemi sociali. I policy-makers si trovano nella quarta fase del processo di costruzione dei problemi pubblici, in cui le politiche sociali risultano più pratiche: la loro applicazione sui problemi sociali rappresenta il quinto stadio, in cui questi ultimi vengono ricostruiti e ridefiniti per essere adattati al linguaggio e agli schemi della politica e della burocrazia. Oltre alla presenza dei policy-makers ci sono persone che lavorano nella giustizia penale, nella sanità e nell’educazione, che la cultura idealizza nelle figure di poliziotti, insegnanti e medici; infine, le applicazioni delle categorie disponibili di problemi pubblici costituiscono il lavoro quotidiano di essi. Queste considerazioni possono rivolgersi ad operatori specializzati, il cui ruolo non è facile proprio perché esposti a diverse previsioni, che spesso si trovano in competizione tra di loro, ed è difficile quindi cercare di tenere in equilibrio aspettative sociali, istituzionali e amministrative (Best 2017). Il lavoro di applicazione delle politiche non pone fine al processo di ricostruzione dei problemi sociali, poiché si ha un’ultima fase in cui abbiamo i risultati delle applicazioni e i vari giudizi nei confronti di essi, spesso negativi, ma che cercano di dare un senso al problema pubblico in questione. I critici inoltre tendono a basare i loro pensieri su interessi e prospettive personali, utilizzando per le loro opinioni e per le loro idee una serie di strumenti retorici, che vanno dagli appelli morali alla misurazione dell’impatto di una particolare politica. Sicuramente il processo di costruzione dei problemi sociali non segue un andamento lineare ma un ciclo costruzionista, in cui le richieste portano a risultati che danno luogo ad altre richieste; tendiamo ad utilizzare il termine costruzionista proprio perché, ad ogni stadio, gli individui devono dare un senso al problema sociale in questione e incorporare le loro prospettive e i loro saperi per cercare di comprenderlo, per poi rielaborarlo e successivamente trasmetterlo ai loro interlocutori. Secondo Spector e Kitsuse (1973, 44), due sociologi americani in linea con il costruttivismo, i problemi sociali non sono altro che “attività con cui individui o gruppi esprimono lagnanze rispetto a presunte condizioni e avanzano rimostranze a organizzazioni, agenzie e istituzioni”. Risulta molto importante considerare il problema pubblico come l’esito di un processo sociale e non come una condizione sociale poiché l’emergere di un problema si ha quando un insieme di persone definiscono una condizione

problema deve essere visto come qualcosa da superare, deve richiamare a sé numerose soluzioni, diventando in questo modo oggetto dell’azione politica (Griswold 2005). Di conseguenza, possiamo dire che la realtà di un problema non deve mai essere messa in discussione in quanto esiste davvero. Le diverse situazioni in cui riscontriamo i problemi sociali possono essere drammatizzate e quindi presentate subito in maniera negativa e preoccupante, ciò avviene soprattutto attraverso i media, i quali detengono un sistema di relazioni tra le fonti, i giornalisti e il pubblico, in cui il fine ultimo è proprio quello di richiamare a sé visibilità e influenza. I problemi sociali che catturano l’attenzione del pubblico, possono portare alla nascita di movimenti sociali ovvero gruppi di persone provenienti dai diversi settori della società e unite per raggiungere scopi comuni, come: l’attuazione di riforme o cambiamenti sociali. Quando i membri di una società definiscono o etichettano una situazione come problema sociale, è importante che attorno ad essa si manifestino dei veri e propri sentimenti collettivi; l’elemento soggettivo ovvero come la gente pensa che una condizione sia a sua volta un problema sociale, è al centro della teoria costruttivista e andare alla ricerca delle differenti soluzioni che servono per affrontare i problemi pubblici, è il grande obiettivo della maggioranza.

1.4 Il ruolo dei media nella costruzione dei problemi sociali

I media hanno l’importante funzione di dar forma ai problemi sociali, di renderli visibili e pubblici; secondo lo studioso Dewey, il problema pubblico non è soltanto un prodotto complessivo ma è anche un’attività collettiva che fa esistere il problema all’interno del processo del divenire e lo mette al centro dell’arena pubblica in cui prevalgono i vari scontri e compromessi tra attori sociali dotati di competenze e riserve di esperienza (Lemert 1951). Le attribuzioni di causalità e di responsabilità per il fatto pubblico ma anche le soluzioni che vengono proposte dagli attori sociali e le loro valutazioni, non sono altro che realizzazioni pratiche all’interno di situazioni vissute e percepite come problematiche (Garfinkel 1967). I problemi non sono altro che i risultati di operazioni di selezione, di argomentazione o di drammatizzazione che tramite i media vengono elevati ad un certo grado di generalità; la focalizzazione inoltre su un determinato problema sociale rischia di far perdere di vista la competizione fra le imprese pubbliche e di accedere di conseguenza all’arena pubblica, in cui l’attenzione pubblica è tuttavia regolata dalla concorrenza (Bosk e Hilgartner, 1988). Abbiamo un’istituzionalizzazione del problema sociale all’interno dell’arena pubblica quando i discorsi promossi dai diversi attori sociali trovano eco con le agenzie amministrative o con le autorità pubbliche e le diverse operazioni di categorizzazione e di interazione si sono stabilite ed equilibrate. All’interno del processo di istituzionalizzazione si hanno due fasi: la prima è la condensazione della voce che circola all’interno delle varie relazioni mentre la seconda è data dall’identificazione, dal riconoscimento e dalla stabilizzazione o istituzione del problema pubblico. Nell’elaborazione invece delle diverse opinioni notiamo l’influenza dei media all’interno dello spazio pubblico - spazio simbolico e aperto - e rileviamo come questa influenza si inserisce nella complessità dei dispositivi del dibattito sociale, formato da un insieme di mediazioni come: le associazioni, i partiti

politici, i media e i dibattiti parlamentari. All’interno del processo di costruzione del dibattito pubblico, i media hanno un ruolo importante e vengono utilizzati dai cittadini per assegnare pubblicamente questioni riguardanti la collettività e quindi argomenti di interesse pubblico. Secondo Gusfield (2003), il problema sociale non è altro che “un processo attraverso il quale uno stato di fatto diventa motivo di riflessione e di protesta pubblica, una risorsa e un obiettivo per l’azione pubblica”; tuttavia i problemi pubblici tendono a presentarsi quando un certo numero di persone ne rileva l’esistenza e di conseguenza si mobilita per farli diventare dei problemi di interesse generale poiché trae da essi un certo malessere. Le diverse ricerche e riflessioni condotte sulla costruzione degli avvenimenti mediatici contribuiscono in gran parte alla costruzione dei problemi sociali e la mediatizzazione di questi ultimi serve inoltre per capire quali tra le diverse risorse vengono utilizzate dalle fonti e dai molteplici promotori di avvenimenti per convincere e persuadere i giornalisti e per ottenere successivamente la comprensione del pubblico. Andando ad osservare le fonti, affermiamo che esse non sono altro che “elementi che occupano degli spazi dove si esercita una competizione per l’accesso ai media, ma nei quali i vantaggi materiali e simbolici sono distribuiti in modo ineguale” (Schlesinger 1992, 91). Sono diverse le condizioni che concorrono per la costruzione dei problemi sociali a livello mediatico, ogni media ha una sua logica editoriale e commerciale che obbliga i giornalisti a rispettare determinate norme professionali che servono per raccogliere le diverse informazioni, inoltre possiede un certo tipo di scrittura e rileva a sua volta la presenza di differenti legami di complicità tra i giornalisti e certi informatori, oltre a rimarcare il loro percorso personale, la loro competenza e la loro posizione o status all’interno della redazione. Sicuramente avvalendosi dei media, alcuni attori sociali saranno più influenti rispetto ad altri e capaci di rappresentare al meglio la loro visione del problema; per di più la loro capacità di trasformare i fatti in avvenimenti sociali è molto importante e spesso questa operazione avviene tramite i media, perché essi detengono schemi di interpretazione e differenti classifiche che conducono al potere di definizione della realtà che si evolve nel tempo, in corrispondenza delle capacità di mobilitazione del pubblico. Coloro che si occupano della mobilitazione collettiva, sono volti a promuovere iniziative straordinarie in modo tale da attirare a sé tutta l’attenzione del pubblico. Infine, i diversi lavori sulla costruzione del problema sociale confermano che non abbiamo la presenza di una relazione causale tra l’agenda delle fonti e l’agenda dei media ma un complesso gioco di strategie e tattiche che competono tra loro per andare a definire l’urgenza pubblica del momento.