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tesina esame maturità sul cinema neorealista
Tipologia: Tesine di Maturità
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Dopo il 25 aprile del 1945, durante il governo Parri, le forze in campo, da un lato cercano di restaurare lo stato liberale, dall’altro (per la Sinistra) di promuovere un rinnovamento strutturale della società che approdi ad un modello di stato ben diverso da quello pre – fascista. Caduto il governo Parri, con De Gasperi lo scontro prosegue, ma i toni sono meno polemici ed intanto inizia la “normalizzazione” favorita dagli aiuti americani, che hanno interessi politici nel nostro Paese.
La situazione internazionale intanto peggiora: nell’Europa orientale vengono instaurati, sotto la
pressione sovietica, regimi comunisti: inizia la “Guerra Fredda” tra il blocco orientale e quello occidentale.
In Italia è la stagione del “centrismo”, cioè anni in cui si succedono una serie di governi basati sulla collaborazione dei partiti di centro. A Nord gli operai scioperano, a Sud i contadini occupano i latifondi incolti, e il governo reagisce con l’invio di forze di polizia e vere e proprie guerriglie.
La frattura storica
Nel periodo della Resistenza (1943-45) all'interno della Seconda guerra mondiale, si era consumata una vera e propria frattura storica all'interno dell'Italia; si combatte una guerra che è anche guerra tra italiani e questa guerra costituisce per molti la presa di coscienza dell'impegno, della partecipazione, della lotta per la libertà. Da questo punto di vista il Neorealismo si allaccia a questo nuovo Risorgimento, a questa esperienza letteraria che si configura come una letteratura fatta di impegno, di partecipazione, di lotta.
Le origini del movimento neorealista
Tra il 1945 e il 1953 si sviluppa in Italia l'importante fenomeno del neorealismo. La guerra e la sconfitta avevano posto grossi limiti materiali e ideologici alla produzione cinematografica italiana: gran parte degli studi erano distrutti e non si potevano girare scene ricostruite, mancavano fondi per realizzare film così come si faceva negli anni precedenti la guerra; d'altra parte mancavano persino gli attori: non si potevano impiegare gli attori usati dal cinema fascista che impersonavano eroi di propaganda. I giovani registi usciti dalla guerra partecipavano al movimento di rinnovamento della società italiana di quegli anni. Loro impegno era il contatto diretto, quasi documentario, con la realtà: il bisogno della verità dopo le mistificazioni e la retorica del regime.
Il movimento si sviluppò intorno a un circolo di critici cinematografici che ruotavano attorno alla rivista Cinema, fra cui Michelangelo Antonioni, Luchino Visconti, Gianni Puccini, Giuseppe De Santis, e Pietro Ingrao. Lungi dal trattare temi politici (il direttore della rivista era Vittorio Mussolini, figlio di Benito Mussolini), i critici attaccavano i film ascrivibili al genere dei telefoni bianchi, che al tempo dominavano l'industria cinematografica italiana. In opposizione alla scarsa qualità dei film commerciali, alcuni critici ritenevano che il cinema dovesse rivolgersi agli scrittori veristi di inizio secolo. Ebbe risonanza mondiale per la prima volta nel 1946, con “Roma città aperta”, che fu il primo importante film uscito in Italia dopo la guerra. Nonostante la presenza di molti elementi estranei al neorealismo, dipingeva chiaramente la lotta per l'esistenza che gli Italiani combattevano giorno dopo giorno sotto l'occupazione tedesca di Roma
Caratteristiche
della fine della guerra, temi e stile del neorealismo, è sicuramente importante per il fatto che ci mostra angoli inediti della provincia italiana (i dintorni di Ferrara), che gli esterni sono stati ripresi nei luoghi stessi dell'azione, che rompe con gli schemi compositivi del cinema italiano precedente. Ma l'elemento di maggior novità consiste nell'assunzione cosciente di modelli di riferimento inediti nel panorama del cinema italiano: la narrativa statunitense: il film è tratto da “Il postino suona sempre due volte”, 1934, di James Cain, il cinema francese, e in particolare l'opera di Jean Renoir, un autore che aveva fornito originali interpretazioni cinematografiche del naturalismo letterario dell'Ottocento. Non ci troviamo di fronte ad un contenuto di chiara problematica sociale eppure i personaggi non borghesi vivono un dramma e una tragedia con sentimenti vissuti in una complessità mai attribuita a questi ambienti, regista avrà in quegli anni problemi con la censura passando anche per il carcere e vivendo gli avvenimenti politici in prima persona ,eppure nel film non troviamo messaggi populisti o ideologici ,la macchina pedina i due personaggi descrivendo una complessità di rapporti umani, ambienti ,con un'ottica critica ,un desiderio di libertà ,che pervade tutto il film. Il cinema viene qui utilizzato come rivelazione e documentazione dell’uomo immerso nella sua realtà. Carattere fondamentale di tutta l’opera di Visconti è proprio la denuncia di determinate situazioni sociali e morali dell’uomo del tempo.
Film simbolo del Realismo ripreso dai Malavoglia di Verga. Questo film avrebbe dovuto essere il primo di un “trittico della miseria” che, secondo l’intenzione di Visconti, avrebbe dovuto descrivere la lotta dei pescatori, quella dei minatori nelle zolfare e quella dei contadini che lottano per liberarsi dall’antica schiavitù. Il regista, però, riuscì a realizzare solo il primo capitolo. Nel film, a differenza del romanzo, non siamo di fronte però ad una oscura fatalità, ma ad un sistema di oppressione economica, i cui responsabili sono chiaramente indicati. La legge che regna in questo povero paese sottosviluppato è quella dello sfruttamento capitalista. L’uso di attori non professionisti e la scelta – inedita nella storia del cinema - di farli parlare in dialetto contribuiscono a rendere realista il film. E si tratta di un dialetto siciliano arcaico che Visconti considera “il più vigoroso e tragico d’Italia”, carico del significato della divisione etnico-linguistica tra Sicilia, abbandonata a se stessa, e il resto dell’Italia. Il film è fatto di scorci, espressioni, metafore che definiscono perfettamente le condizioni dell’epoca. Un’Italia appena uscita dalla seconda guerra mondiale che cerca, nonostante tutto, di riemergere seppur timidamente. “La terra trema” è un film di forte impatto emotivo, dovuto sia all’interpretazione degli attori non professionisti, sia alla scelta registica di utilizzare un ritmo lento che fa ancor più percepire allo spettatore la durezza del contesto sociale che sta osservando.
Dall’antifascismo all’armistizio
La Resistenza italiana ha le sue origine nell’antifascismo, con opposizioni al movimento tramite i primi scontri con le squadre fasciste. Rimase vivo nei partigiani ,anche negli anni successivi, quello che fu chiamato “biennio rosso” e che Togliatti definì come una vera “guerra civile”. Solo la guerra e soprattutto l'andamento disastroso su tutti i fronti delle operazioni belliche e il progressivo distacco delle masse popolari dal regime (evidenziato anche dai grandi scioperi del marzo 1943), condussero alla disgregazione dello Stato fascista dopo il 25 luglio (Arresto di Mussolini e nomina di Badoglio a capo del governo), seguito dall' Armistizio di Cassibile dell' settembre 1943. La catastrofe dello Stato nazionale e la rapida e aggressiva occupazione di gran parte dell'Italia da parte dell'esercito del Reich offrì alle forze politiche antifasciste, uscite dalla clandestinità, la possibilità di organizzare la lotta politico-militare contro l'occupante e il governo collaborazionista di Salò, subito costituito dalle autorità naziste intorno a Mussolini, liberato dalla prigionia sul Gran Sasso dai paracadutisti tedeschi, ed ai superstiti fascisti, decisi a riprendere la lotta a fianco della Germania e a vendicarsi dei "traditori" interni.
Comitati di liberazione nazionale
Subito dopo l'annuncio dell'armistizio di Cassibile, vi fu anche una breve resistenza militare in territori saldamente controllati dai tedeschi ad opera di reparti del Regio Esercito. Inoltre si combatté l'unica vera e propria campagna condotta con successo dalle truppe italiane contro i
tedeschi dopo l'8 settembre, la liberazione della Corsica. Artefici di un altro tipo di "resistenza" all'occupante tedesco ed al governo collaborazionista di Salò furono i soldati italiani catturati dopo l'8 settembre ed il collasso delle unità dell'esercito; su circa 800.000 prigionieri, solo 186. decisero di aderire al nuovo governo fascista, mentre oltre 600.000 soldati rifiutarono e vennero internati in Germania. Dopo l’annuncio via radio di Badoglio, il 9 settembre 1943 fu costituito il Comitato di liberazione nazionale (CLN). Fondato da sei esponenti antifascisti ( Nenni, Amendola, La Malfa, De Gasperi, Ruini, Casati). Venne a sua volta costituito un altro comitato con il nome di " Comitato di Liberazione nazionale Alta Italia" (CLNAI), che più tardi sarebbe diventato il coordinatore della guerra partigiana al nord.
Partigiani
Dotate di scarso equipaggiamento, le formazioni partigiane più importanti, per numero, si dividevano in: Brigate Garibaldi , comuniste, guidate da Longo e Secchia. La più importante ed incruenta azione delle formazioni socialiste (Brigate Matteotti) fu l'evasione dal carcere di Regina Coeli di Sandro Pertini e Giuseppe Saragat. Anche gli azionisti, guidati da Ferruccio Parri ( che sarà poi il primo Presidente del Consiglio dopo il fascismo), strutturarono le loro formazioni Giustizia e Libertà. Le Fiamme Verdi cattoliche costituirono brigate e divisioni attive soprattutto nel bresciano e nel bergamasco. I partigiani badogliani, per la maggior parte di fede monarchica, liberale o comunque moderata, indicati anche come azzurri, dal colore del fazzoletto che molti di loro portavano al collo, furono delle formazioni di partigiani che operarono nella Resistenza italiana che non furono espressione dei partiti antifascisti riuniti nel Comitato di Liberazione Nazionale (da cui l'altra denominazione di autonomi). Un'altra formazione non direttamente collegata al CLN fu il movimento Bandiera Rossa , operante principalmente a Roma che ebbe 68 militanti fucilati alle fosse Ardeatine. Contemporaneamente alla costituzione delle Brigate partigiane nelle montagne, si
comandanti politici direttamente collegati con i CLN e operò le opportune scelte tattiche, fondate sullo stanziamento in montagna, sulla mobilità e sulla guerriglia, evitando scontri diretti convenzionali contro le superiori forze nazifasciste.
Il 6 giugno c’era stato lo sbarco in Normandia, l’Asse si stava ritirando dal fronte russo e anche in Italia la Wehrmacht si ritirava. Durante quell’estate la resistenza armata si estese molto, ma all’inizio dell’inverno fu costretta a fermarsi. L’avanzata degli alleati si rivelò più lenta e difficile di quel che si pensava. Ci si dovette preparare a un altro duro inverno. La resistenza italiana riuscì a ottenere un notevole successo politico oltre che militare, in occasione della liberazione di Firenze 11 agosto- 2 settembre 1944. Nella quale le forze partigiana , a differenza di Roma, incisero profondamente. L’ entusiasmo però si spense quando i tedeschi riuscirono a ritirarsi dietro la linea gotica , compiendo numerose stragi civili come quelle di Sant’Anna di Stazzema e di Marzabotto-Monte Sole. Molti partigiani deposero le armi, alcune bande si consegnarono. La lotta partigiana attraversò un momento di stasi. Ma la Resistenza tenne. La guerra partigiana è costretta a trasferirsi in pianura; l’inverno e i rastrellamenti non consentono di restare in montagna nonostante la maggiore facilità di nascondersi. Malgrado il più alto momento di crisi l’attività militare proseguì e il movimento volle presentarsi ulteriormente come esercito di liberazione nazionale.
L’insurrezione Dopo il periodo di crisi vissuto dalla resistenza, gli anglo-americani iniziarono la loro ultima e decisiva offensiva all’inizio di aprile 1945. Dopo le prime sconfittte tedesche nelle principali città, nelle quali furono i partigiani i primi a entrare, il 25 aprile scattò l’insurrezione popolare diretta dal CLNAI che assunse pieni poteri. Mussolini tentò di fuggire in Svizzera, ma il 27 Aprile fu arrestato e fucilato il giorno seguente; il suo corpo fu poi appeso a testa in giù a Milano, in piazzale Loreto, dove pochi mesi prima era stato ucciso un gruppo di partigiani. Il 2 maggio le truppe tedesche si arresero, anche se ci fu un lungo strascico di violenze a seguire.
Le Stragi civili
Tra l'8 settembre del '43 e l'aprile del 1945 la violenza dei tedeschi contro i civili italiani fece registrare oltre 400 stragi (con un minimo di 8 morti): alla fine, il bilancio fu di circa 15. vittime. A commettere tali esecuzioni collettive non furono soltanto i nazisti delle SS, ma anche i soldati della Wermacht e spesso con la complicità attiva dei fascisti della Repubblica Sociale. Dei 400 casi di stragi accertate, solo una decina diedero luogo a un processo, con condanne esemplari
come quelle inflitte a Herbert Kappler per le Fosse Ardeatine e Walter Reder per Marzabotto. Nel gennaio 1960 con un semplice timbro e una illegale scritta in burocratese, «archiviazione provvisoria», il procuratore generale militare, Enrico Santacroce, seppellì 695 fascicoli riguardanti le stragi tedesche in Italia. Nell’estate 1994 grazie al giudice Antonino Intelisano, che alla ricerca di prove a carico del capitano delle SS Eric Priebke, incriminato per la strage delle Fosse Ardeatine, incaricò i suoi collaboratori di setacciare ogni angolo possibile degli archivi. Cominciò una tardiva stagione di processi. Le stragi più cruenti furono quelle di S Agata, Marzabotto, Fosse Ardeatine, Benedicta, Monte Crocetta, Sant’ Anna di stazzema e ulteriori in Toscana
Le conquiste della Resistenza La Resistenza riuscì nei suoi due obbiettivi principali, che erano quelli di liberare l’Italia dal dominio straniero, staccandosi dalle sorti della Germania Nazista e quello di debellare definitivamente il fascismo. Ulteriore frutto della Resistenza furono anche la costituzione, che fu il risultato di un compromesso democraticamente raggiunto tra le nuove forze politiche, rinate dopo il periodo fascista ,in particolare il partito comunista e socialista ed il partito della Democrazia cristiana, firmata dal Capo dello stato Enrico De Nicola il 27 dicembre 1947 ed entrata in vigore il 1 gennaio 1948. Naturalmente il periodo della Resistenza incise profondamente anche sul referendum per la scelta fra Repubblica e Monarchia, che venne fatto parallelamente alle elezioni dell’Assemblea Costituente, il 2 giugno 1946, con le donne che andranno per la prima volta al voto. La Repubblica passò con il 54% dei voti, non senza polemiche.
italo Calvino nacque a Santiago de Las Vegas (Cuba), nel 1923 ma, dopo aver passato l'infanzia e l'adolescenza a Sanremo, a vent'anni aderì alla Resistenza combattendo nelle brigate Garibaldi, sui monti liguri. Questa esperienza significò per lui la certezza che il corso progressivo della storia italiana fosse
Influenza neorealista Così Calvino commentava la corrente letteraria del dopo guerra e in particolare il suo romanzo:
“…non fu una scuola. Fu un insieme di voci, in gran parte periferiche, una molteplice scoperta delle diverse Italie, anche – o specialmente – delle Italie fino allora più inedite alla letteratura…Ci eravamo fatti una linea, ossia una specie di triangolo: I Malavoglia, Conversazione in Sicilia, Paesi tuoi, da cui partire ognuno sulla base del proprio lessico locale e del proprio paesaggio…”.
“ Al tempo in cui l'ho scritto, creare una « letteratura della Resistenza » era ancora un problema aperto, scrivere « il romanzo della Resistenza » si poneva come un imperativo; a due mesi appena dalla Liberazione nelle vetrine dei librai c'era già Uomini e no di Vittorini, con dentro la nostra primordiale dialettica di morte e di felicità; i « gap » di Milano avevano avuto subito il loro romanzo, tutto rapidi scatti sulla mappa concentrica della città; noi che eravamo stati partigiani di montagna avremmo voluto avere il nostro, di romanzo, con il nostro diverso ritmo, il nostro diverso andirivieni...”. Poche idee ma chiare: un romanzo che raccontasse con vivo realismo la Resistenza dell’autore e dei suoi compagni partigiani liguri.
Lo stesso paesaggio e i luoghi rappresentano la ricerca del neorealismo di quei quartieri popolari, della strada , la cornice è sempre ruvida e inospitale, anche nelle campagne dove si nascondono i partigiani.
“Il mio paesaggio era qualcosa di gelosamente mio…un paesaggio che nessuno aveva mai scritto davvero…Io ero della Riviera di Ponente; dal paesaggio della mia città - San Remo - cancellavo polemicamente tutto il litorale turistico – lungomare con palmizi, casinò, alberghi, ville - quasi vergognandomene; cominciavo dai vicoli della Città vecchia, risalivo per i torrenti, scansavo i geometrici campi dei garofani, preferivo le « fasce » di vigna e d'oliveti coi vecchi muri a secco sconnessi, m'inoltravo per le mulattiere sopra i dossi gerbidi, fin su dove cominciano i boschi di pini, poi i castagni, e così ero passato dal mare - sempre visto dall'alto, una striscia tra due quinte di verde - alle valli tortuose delle Prealpi liguri. Avevo un paesaggio. Ma per poterlo rappresentare occorreva che esso diventasse secondario rispetto a qualcos'altro: a delle persone, a delle storie .La Resistenza rappresentò la fusione tra paesaggio e persone. Particolarmente suggestiva è la visione della natura agli occhi di Pin, il bambino sfoga la sua sofferenza sempre nascosta sulla natura che lo circonda, che si trasforma in una tela storpiata e raccapricciante.
L’impianto fiabesco La caratteristiche della fiaba che ritorneranno, in modo ancora più chiaro, anche nelle opere successive, si manifestano attraverso personaggi quasi picareschi, riconosciuti solo per il soprannome, che vivono la guerra come un’avventura. Il tutto visto attraverso gli occhi di un bambino. Tratti che non impediscono a Calvino di esprimere il proprio impegno ideologico. In particolare con la distinzione tra partigiani (chi combatte per la libertà) e i fascisti ( chi segue e difende inutili furori). Stando sempre comunque attento a non cadere in quella propaganda ideologica che aveva caratterizzato gli anni precedenti, seguendo quello che disse Vittorini sulla distinzione tra la politica, “il dover essere” e l’arte che ha il compito di rispecchiare le cose come stanno. Anche il titolo stesso contribuisce a dare un tono favoleggiante alla storia Il sentiero dei nidi di ragno è un luogo simbolico il luogo segreto dove il bambino può sentirsi al sicuro il luogo magico e incorrotto dove nascondere la pistola , il luogo dove Pin riesce ad essere a tutti gli effetti bambino.
Contesto e stile il rapporto tra il personaggio Pin e la guerra partigiana corrispondeva simbolicamente al rapporto che con la guerra partigiana si era trovato ad avere Calvino. L'inferiorità di Pin come bambino di fronte all'incomprensibile mondo dei grandi corrisponde a quella che nella stessa situazione provava l’autore, come borghese. la mancanza di parametri di giudizio del bene del male fa sì che
l’incapacità di giudicare di Pin e la sua mancanza di moralità fotografi la vita partigiana in modo preciso e privo di condizionamenti. Il tema caratterizzante del neorealismo a livello stilistico è il tema lingua-dialetto, che qui si trova ad uno stadio primordiale.
“Scrivendo, il mio bisogno stilistico era tenermi più in basso dei fatti, l’italiano che mi piaceva era quello di chi non parlava l’italiano in casa, cercavo di scrivere come avrebbe scritto un ipotetico me stesso autodidatta…”.Altra particolarità a livello linguistico è l’uso di parole, spesso inglesi, che Pin non conosce, si crea così un effetto particolare in cui le parole sono sconosciute da chi le usa, ma prendono significato da parte degli altri personaggi e da parte del lettore. Si crea un effetto di parziale mancanza di comunicazione colmata da una serie di fantasticazioni sul significato dei termini da parte di Pin.
Pin Pin è un bambino orfano di entrambi i genitori, allevato dalla sorella prostituta. Influenzato dal mondo degli adulti, dai loro vizi di cui scherza, ma che non comprende del tutto. Nel corso del romanzo vive una serie di esperienze che lo fanno maturare, finchè non diventerà un "adulto". Pin ha nella sua esistenza di personaggio una duplice importante funzione: da una parte è la macchina da presa che con gli occhi di un bambino vecchio osserva le strane e misteriose vicende dei grandi, dall’altra è lui stesso una maschera, perché con la sua vita da ragazzino senza famiglia, che sta con i grandi, nasconde un profondo bisogno di affetto e di una amicizia vera per poter condividere il segreto del posto dove i ragni fanno i nidi, condividere cioè la sua fanciullezza. Come in una favola la pistola diventa l’oggetto magico, è la scarpetta di Cenerentola, l’anello che rende invisibili, la bacchetta magica che permette a Pin di entrare nel mondo favoloso dei grandi. In questo mondo tanto strano Pin deve affrontare la guerra, che è nei suoi occhi un grande gioco, al quale vuole partecipare. Nulla è più distorto della verità in una guerra, sembra dirci Calvino, e nulla può fare imbestialire di più della presa di coscienza di quella verità. Pin gioca la parte del ragazzino strafottente e scanzonato ma in realtà in ogni sua esperienza cerca di colmare il suo vuoto, il suo bisogno di essere quello che è: un bambino.
La Guerra Civil
Las conquistas sociales y la guerra
En esta etapa se llevaron a cabo importantes reformas a favor de los derechos del individuo promulgado con la constitución de 1931. La educación primaria pública, el derecho de voto de las mujeres. La lucha contra las desigualdades sociales, la voluntad de un estado laico, fue muy importante los ataques a la iglesia ,por los movimientos anarquicos , que rapresentaba el poder junto con el gobierno, recuperando los ideales de la soberanía popular y comunista. Este programa de reformas es la causa de las ropturas sociales y de los desórdenes, la cual junto con la crisis económica conducirá a la guerra civil que acabará con el fin de las esperanzas de los españoles.
La Guerra
Con la muerte de José Calvo Sotelo, líder de la derecha , después de los problemas sociales y políticos de los años de la segunda República española, se acelera el proceso de Golpe de Estado.
aspetti tradizionali: è interpretato da attori di grande esperienza e popolarità come Anna Magnani e Aldo Fabrizi e fa ricorso a metodi di enfatizzazione drammatica degli episodi.
Paisà
Diviso in sei episodi, distinti sotto il profilo narrativo , Paisà è un film che ripercorre l’avanzata delle truppe alleate dalla Sicilia al Po descrivendo alcune situazioni emblematiche che mettono a fuoco i rapporti tra i singoli personaggi e la guerra, intesa come condizione abnorme e tragica. E’ un crescendo di situazioni drammatiche che per contrasto e contrapposizione danno della realtà italiana di quegli anni un quadro intenso e disperato. Rossellini diceva che l’attesa è la condizione privilegiata per indagare il reale nel suo autentico manifestarsi e questo film è tutto fatto di attese. Ogni episodio non è altro che una lunga attesa: una preparazione alla morte. E’ il pessimismo di fondo di tutta l’opera rosselliniana che emerge, illuminato solo qua e là da qualche bagliore di speranza.
Vittorio De Sica
Ladri di biciclette
Ciò che il film vuole mettere in risalto è la poetica del quotidiano, immersa in un mondo di miseria, problemi e rassegnazione. Alla speranza segue la realizzazione, il protagonista ha ottenuto quello che desiderava: un lavoro stabile che gli servisse a far vivere dignitosamente tutta la famiglia. Poi
l’incredulità, seguita immediatamente dalla rabbia, la quale è accompagnata dalla frustrazione, tutto sembra perduto, la fatica, la ricerca, l’onestà, non sono serviti a nulla. Ed ecco che arrivano infine, rassegnazione e autocommiserazione, Antonio si lascia corrompere dal desiderio di rivalsa e sedurre dal crimine. Ma a chiudere definitivamente il sipario c’è la delusione, quella presente negli occhi di Bruno, il bambino che aveva sempre visto nel padre un esempio da seguire e un uomo da ammirare e che lo vede, alla fine, soccombere. Allo spettatore rimane la pietà per i protagonisti, vittime del loro tempo che hanno dovuto imparare presto che, nonostante la guerra fosse ormai conclusa, la vita avrebbe comunque continuato a essere crudele. Ma Antonio e Bruno non sono gli unici protagonisti di Ladri di biciclette, perché ad accompagnarli c’è la città di Roma. La Capitale inquadrata da De Sica appare svuotata della sua gloria, sembra una cartolina sgualcita popolata da formiche.
Sciuscià
Insuccesso commerciale in Italia, ottenne l'Oscar come miglior film straniero. Sciuscià è strutturato su un doppio binario: da una parte il mondo dei ragazzi e dall’altra, altrettanto importante, il mondo degli adulti e delle istituzioni che essi rappresentano. Pur con pochi tratti, il mondo degli adulti tratteggiato da De Sica si rivela fondamentalmente ingiusto perché basato su logiche prive di amore o di valori. E’ proprio il valore dell’uguaglianza (mancata) il filo conduttore, a lasciarci le penne, infatti, sarà Raffaele, il più indifeso all’interno del carcere. Ad uccidere l’adolescente, in un continuo rincorrersi di rimandi simbolici, sarà, infatti, la caduta da cavallo. La società, sembra suggerirci tra le righe De Sica, è riuscita finalmente a dividere i due sciuscià proprio sull’oggetto che più li univa, quello dove più grande si sentiva la frattura tra mondo degli adulti e mondo dell’infanzia. La fuga di Bersagliere, nel finale del film, diventa così il sigillo sia della fine del sogno dell’infanzia sia dell’amara fine di qualsiasi speranza di giustizia, che albergava fino allora in Pasquale.
Bibliografia:
Storia, la Resistenza :
“chiaroscuro”; dal Novecento ai giorni nostri. Siti web
Italiano, Italo Calvino:
Letteratura.it; dalle avanguardie storiche al Postmoderno Il sentiero dei nidi di ragno Introduzione scritta da Calvino per l’edizione del 1964
Spagnolo, La guerra civil:
Contextos literarios Siti web