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Tommaso Moro, figlio di un giudice di Westminster, fu un protestante contro l'eccessiva fiscalità di Enrico VII. Speaker della Camera dei Comuni, chiese la libertà di parola per i parlamentari. Divenne poi Lord Cancelliere, ma si ritirò per opporsi all'annullamento del matrimonio di Enrico VIII con Caterina d'Aragona. Moro rappresentò l'umanesimo italiano in Inghilterra, credeva che lo studio dei classici stimolasse la riflessione e l'azione civile. Nel 1516 pubblicò 'Utopia', descrivendo un luogo ideale di benessere, felicità e giustizia. Il libro affronta temi come la politica, la proprietà privata, la critica alla nobiltà parassitaria e il sistema penale. Moro difese le libertà, criticò il potere e diffuse un messaggio evangelico.
Tipologia: Appunti
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Tommaso Moro era figlio del giudice del tribunale di Westminster. Studiò ad Oxford, fu eletto alla camera dei comuni e protestò contro Enrico VII per l’eccessiva fiscalità. Fu anche speaker della Camera dei comuni e chiese la libertà di parola per i parlamentari. Divenne Lord Cancelliere, massima carica governativa, ma si ritirò a vita privata dopo essere stato contrario all’annullamento del matrimonio di Enrico VIII con Caterina d’Aragona. Dopo il nuovo matrimonio Enrico VIII venne scomunicato e nel 1534, con l’atto di supremazia, ci fu la scissione dalla Chiesa di Roma ed il sovrano inglese divenne capo della Chiesa anglicana. M. venne imprigionato nella torre di Londra e le sue proprietà furono confiscate; venne poi condannato a morte per aver negato al re il titolo di capo supremo della Chiesa inglese. M. è considerato un rappresentante dell’umanesimo italiano in Inghilterra: egli studiò i classici e credeva che tali studi costituissero uno stimolo per la riflessione e l’azione nella realtà civile. Dallo studio dei classici emerge un’influenza dal pensiero platonico, che M. pensava dovesse essere ripreso e che si dovessero considerare i valori morali alla luce dei valori cristiani. In lui cogliamo infatti un forte sentimento religioso che si esplica anche nella ripresa del messaggio evangelico, nella volontà di una riforma della Chiesa e nell’idea che i valori spirituali costituissero uno strumento di unità delle popolazioni. M. inoltre è legato anche a Socrate, in quanto entrambi non si piegano alla violenza del potere e continuano a farsi portavoce del proprio messaggio. M. è anche un difensore delle libertà di, ponendosi contro lo stato di potenza e a favore della libertà di coscienza. Nel 1516 M. pubblicò “Utopia”, a cui è legato un nuovo genere letterario che ne discendere. Il nome utopia significa “non luogo” ed indica un posto inesistente dove è presente ciò che nella società moderna non esiste più, ovvero il benessere, la felicità dei membri e la giustizia; M. ricorre ad un modello ideale, come Platone, per discutere di una riforma della società e delle istituzioni inglesi. Nel primo libro, in forma dialogica, è descritta la situazione della società inglese ed i suoi mali: qui trovavamo tantissimi ladri nonostante le pene aspre, contadini che non possedevano nulla per colpa dei nobili che avevano recintato le terre, continue guerre. Nel secondo libro, invece, il protagonista, Raffaele Itlodeo, descrive un luogo ideale, da lui visitato e governato meglio di quello attuale. Le considerazioni critiche di M. sono per larga parte riconducibili alla proprietà privata ed infatti l’isola ideale, con un popolo felice, è caratterizzata dalla mancanza della proprietà privata e del denaro: il passaggio dal primo al secondo libro, costituisce il passaggio dal male dell’Inghilterra al bene di Utopia. I temi trattati nel libro sono vari. In primo luogo, l’occasione di fungere da consigliere per i regnanti, richiesta effettuata da M. a Raffaele, per via della conoscenza da lui accumulata durante i viaggi; il protagonista, tuttavia, rifiuta in quanto sostiene che nessun regnante ascolterebbe i suoi consigli perché il regno mira ad opprimere e dominare il popolo: un altro dei temi trattati è infatti la politica di potenza per dominio. Infatti, M. sostiene che una politica di potenza porta inevitabilmente alla guerra, il cui costo crescente diventa un onere insostenibile per i sudditi, costretti a pagare tributi e contribuzioni straordinarie che vanno oltre le richieste legittime di contributo. Un altro tema affrontato è quello della proprietà privata che, come già detto, è criticata da M. in quanto porta ad una polarizzazione tra i troppo ricchi ed i troppo poveri. A questo si aggiunge anche la critica alla nobiltà parassitaria, così considerata perché, a causa della loro visione del lavoro come poco dignitoso, non svolgeva alcun impiego. Raffaele Itlodeo, e dunque M., esprime la sua idea sulla proprietà privata sostenendo sia impossibile distribuire i beni in modo giusto e che dunque l’unica soluzione sia abolirla. Ciò nonostante, M. mostra qualche riserva per sfuggire alla
censura e argomentando che in una società collettivistica ogni individuo cerca di sottrarsi al lavoro perché non è sollecitato dal raggiungere il proprio profitto e perché tende a contare sul lavoro degli altri con la conseguenza che la produzione diminuirà. Tuttavia, la proprietà privata non è la sola causa di impoverimento ma tra queste è presente anche la trasformazione delle proprietà terriere in pascoli in quanto essi impegnano meno uomini rispetto all’agricoltura: la soluzione è dunque il sostegno all’agricoltura, dedicando nuovi campi alle colture. Infine, viene trattato il tema del sistema penale, particolarmente duro: è infatti prevista la pena di morte anche per reati come il furto. In tal senso, M. critica la pena di morte in quanto coloro che li commettono sono persone povere che se non rubassero morirebbero comunque di fame: al posto di tale pena, sarebbe meglio introdurre sussidi per eliminare la causa del furto. Inoltre, secondo M. il fatto che la pena di morte sia uguale sia per chi commette un furto che per chi commette un omicidio, è un incentivo ad uccidere perché il ladro, per non essere scoperto, preferisce uccidere colui che ha derubato, che l’avrebbe potuto denunciare. M. ha una concezione della politica fondata sulla ragione e sulla fede nella ragione e per questo è in grado di valutare gli ordinamenti, le leggi e le istituzioni degli stati nella loro verità effettuale. La politica è inoltre educata dagli studi humanitatis e sensibile ai valori della cultura. Vi è inoltre la consapevolezza che gli uomini non saranno sempre tutti buoni ma la politica cerca di ridurre al minimo il male e quando è possibile di volgerlo al bene: da questo atteggiamento emerge dunque una concezione positiva dell’uomo. Utopia è caratterizzata dalla presenza di 54 città tutte uguali nei costumi, nella lingua e nelle istituzioni. Anche la conformazione è la stessa: ogni città è divisa in quattro quartieri, è presente una piazza centrale dove si raccolgono i prodotti dei vari abitanti, altre piazze con altri mercati, delle sale per i pasti consumati in comune e quattro ospedali fuori dalle mura. Sono presenti famiglie a carattere rurale e patriarcale formate da un numero preciso di membri; sono definite età specifiche per uomini e donne per quanto riguarda il matrimonio ed in caso di adulterio la pena è la schiavitù, mentre se si tratta di un soggetto recidivo la pena è la morte; M. critica il ripudio sostenendo sia un atto crudele ed inaccettabile. Poiché non esiste la proprietà privata, la casa viene cambiata ogni 10 anni. Tutti gli abitanti coltivano a rotazione il terreno pubblico e svolgono gli altri mestieri necessari; le ore di lavoro giornaliere sono sei, sufficienti a soddisfare le necessità della popolazione. Sono presenti poche leggi e una magistratura in cui vi sono delle figure, estratte dalle famiglie, che si occupano di coordinare i lavori agricoli ed eleggere il principe; è presente un senato che si occupa di tutte le questioni di carattere pubblico e che, nelle questioni importanti, si riunisce con gli altri individui estratti dalle famiglie. Gli oggetti preziosi non sono ritenuti importanti e sono ammesse tutte le religioni che credono nell’immortalità dell’anima nell’esistenza della provvidenza. Non è accettato l’ateismo in quanto chi non crede in Dio non crede a nulla; il proselitismo (cercare di convertire individui ad una certa religione) è ammesso senza sminuire le altre confessioni, mentre è vietato costringere un individuo a convertirsi. I riti vengono celebrati in maniera neutra per non sminuire le altre religioni e sono vietate le immagini religiose; i sacerdoti sono presenti in numero molto limitato e sono eletti dal popolo a voto segreto; è presente una censura dei costumi ed una educazione dei giovani. Al contrario di Macchiavelli, non viene individuata una doppia morale da applicare nel pubblico e nel privato. Sono inoltre previsti rapporti pacifici a livello internazionale: la guerra viene infatti criticata e legittimata solo come strumento di difesa i soldati devono essere addestrati e per questo è presente una preferenza per le truppe mercenarie in caso di aiuto alle altre popolazioni. Viene inoltre legittimata l’eutanasia in caso di malattia, considerata come un atto di saggezza volto a liberare il malato dal supplizio.