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Turismo Religioso. Un approccio storico-culturale, Sintesi del corso di Sociologia del Turismo

Sociologia del turismo. Anno 2020/2021

Tipologia: Sintesi del corso

2020/2021
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TURISMO RELIGIOSO: UN APPROCCIO STORICO-CULTURALE
Di Carlo Mazza- Edizione 2007
(ci sarà qualche parola sbagliata perché ho usato la dettatura di word)
CAPITOLO 1:
IL FENOMENO RELIGIOSO
Orizzonte della sacralità entro cui si collocano fatti, esperienze, credenze non riconducibili alla
pura razionalità e alla mera casualità
Il sacro contribuisce a dare soddisfazione alle domande fondamentali che da sempre l’uomo si
pone ci sono, da dove vengo, dove vado? Questi interrogativi sono espressioni di un mondo
interiore aperto e attivo
La natura del sacro quindi appare come una realtà complessa e ambivalente non definita in
modo chiaro e distinto perché riflette sia una separatezza che una congiunzione rispetto alla stessa
realtà rappresentata infatti il sacro indica sia ciò che è stato investito da un ente superiore sia
l’evento Superiore stesso
Con l’apparire del sacro si inizia una Novum che determina una storia nuova tendente a una sorta
di progressiva istituzionalizzazione del rapporto uomo divinità
Il mondo del sacro, quindi, è tutto ciò che attiene direttamente o indirettamente alla visibilità e
all’invisibilità di Dio ed è tutto ciò che l’uomo attribuisce addio ritenendolo di pertinenza della
sfera del divino e conseguente rispetto al suo manifestarsi
La storia delle religioni studia le diverse forme con le quali l’uomo universale si è costituito e si
costituisce davanti al divino quindi eventi sacri, manifestazioni del sacro, usi e abitudini,
mentalità e modelli di vita, cerimonie e culti riferiti al rapporto con la divinità che si è rivelata
Quindi la condizione di essere di fronte istituisce non solo la diversità dell’uomo rispetto addio ma
la non confusività con Dio dal quale si distingue nello stesso atto di essere da lui attirato
secondo diverse forme
Nel differenziarsi da Dio l’uomo percepisce di stare nella lontananza da Dio causando contrapposte
reazioni che sono:
- l’auto divinazione
- nella negazione di Dio
- nella relazione differenziata con Dio stesso
La dimensione del sacro quindi si struttura nel limite connaturale all’uomo si evidenza del tutto
universale rispetto alle etnie umane pur diversificandosi nelle narrazioni di Dio quindi le teologie,
nelle forme culturali, nelle modalità rituali, nei luoghi di venerazione. QUINDI IN SOSTANZA DIO
È UNICO E UNIVERSALE ANCHE SE SI DIFFERENZIA NELLE DIVERSE RELIGIONI (TANTE RELIGIONI
DIVERSE TRA LORO MA IL DIO È UNICO E UNIVERSALE)
Evento fondativo dal quale si rigenera il fenomeno religioso
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TURISMO RELIGIOSO: UN APPROCCIO STORICO-CULTURALE

Di Carlo Mazza- Edizione 2007 (ci sarà qualche parola sbagliata perché ho usato la dettatura di word) CAPITOLO 1: IL FENOMENO RELIGIOSO Orizzonte della sacralità  entro cui si collocano fatti, esperienze, credenze non riconducibili alla pura razionalità e alla mera casualità Il sacro contribuisce a dare soddisfazione alle domande fondamentali che da sempre l’uomo si pone ci sono, da dove vengo, dove vado? Questi interrogativi sono espressioni di un mondo interiore aperto e attivo La natura del sacro  quindi appare come una realtà complessa e ambivalente non definita in modo chiaro e distinto perché riflette sia una separatezza che una congiunzione rispetto alla stessa realtà rappresentata infatti il sacro indica sia ciò che è stato investito da un ente superiore sia l’evento Superiore stesso Con l’apparire del sacro si inizia una Novum che determina una storia nuova tendente a una sorta di progressiva istituzionalizzazione del rapporto uomo divinità Il mondo del sacro, quindi, è tutto ciò che attiene direttamente o indirettamente alla visibilità e all’invisibilità di Dio ed è tutto ciò che l’uomo attribuisce addio ritenendolo di pertinenza della sfera del divino e conseguente rispetto al suo manifestarsi La storia delle religioni studia le diverse forme con le quali l’uomo universale si è costituito e si costituisce davanti al divino  quindi eventi sacri, manifestazioni del sacro, usi e abitudini, mentalità e modelli di vita, cerimonie e culti riferiti al rapporto con la divinità che si è rivelata Quindi la condizione di essere di fronte istituisce non solo la diversità dell’uomo rispetto addio ma la non confusività con Dio dal quale si distingue nello stesso atto di essere da lui attirato secondo diverse forme Nel differenziarsi da Dio l’uomo percepisce di stare nella lontananza da Dio causando contrapposte reazioni che sono:

  • l’auto divinazione
  • nella negazione di Dio
  • nella relazione differenziata con Dio stesso La dimensione del sacro quindi si struttura nel limite connaturale all’uomo si evidenza del tutto universale rispetto alle etnie umane pur diversificandosi nelle narrazioni di Dio quindi le teologie, nelle forme culturali, nelle modalità rituali, nei luoghi di venerazione.  QUINDI IN SOSTANZA DIO È UNICO E UNIVERSALE ANCHE SE SI DIFFERENZIA NELLE DIVERSE RELIGIONI (TANTE RELIGIONI DIVERSE TRA LORO MA IL DIO È UNICO E UNIVERSALE) Evento fondativo dal quale si rigenera il fenomeno religioso

Il fenomeno religioso rimanda a un evento di fondazione storicamente o miticamente raggiungibile in quanto narrato e tramandato oralmente di generazione in generazione, due vie possibili:

  • La via storica si intende ricercare ripresentare i dati effettivamente documentabili circa l’evento fondativo e farne oggetto di studio comparato, analizzando ogni aspetto reperibile e ricostruendo le condizioni contestuali accostandoli a scoperte antropologiche e archeologiche. La via storica si presenta sottoponibile alla critica scientifica.
  • La via mitologica  questa Inter risalire attraverso racconti, leggende, affabulazioni all’evento originario rappresentato attraverso la figura complessa del mito questo veicola significati della realtà profonda del mondo dell’umano e del divino oltre le resistenze del tempo dello spazio e della moderna distinzione tra sacro e profano Storia e mito esprimono modalità interpretative delle origini del fenomeno religioso che non si legano reciprocamente ma si integrano in una visione più complessiva esplicitata dalla categoria essenziale della fede narrante confessante Dall’evento fondativo si riconoscono delle caratteristiche che costituiscono un paradigma significativo che costruisce la struttura fondamentale dell’evento stesso.
  1. L’evento si apre con una voce dall’alto ovvero una parola di rivelazione accompagnata da segni di luce, di tuoni e di venti
  2. Si passa poi a un comando-invito divino nel quale si indica una volontà superiore
  3. C’è una risposta ovvero un’adesione di riconoscimento
  4. Si sancisce l’evento con un sacrificio propiziatorio
  5. Infine, si testimonia l’accaduto con la costruzione di un memoriale ovvero un luogo sacro di ricordo perenne QUINDI: L’evento fondativo si definisce e si identifica a partire da un fatto storico accaduto in un luogo, capace di generare un’interpretazione esaustiva del reale il riferimento a un destino trascendente Si costituisce come principio originario del rapporto tra il mondo dell’uomo e il mondo di Dio La figura dell’uomo religioso È espressione di un qualificato orientamento di vita È sia figura simbolica, sia figura culturale sia figura sacrale
  • Figura simbolica : rappresenta la dimensione sacrale e religiosa dell’uomo. È carica di referenze simboliche. L’identità dell’uomo religioso esplicita più una dimensione dello spirito che è una realtà sperimentabile anche se dispone di una potenzialità produttiva di significati, disegni empirici e di scelte etiche. Da qui prende consistenza l’antropologia religiosa che studia le forme strutturali, le modalità, le finalità dell’esperienza religiosa dell’uomo e ne fa oggetto di indagine.

- Cosmo e soggettualità individuale: questo processo si realizza della stessa natura personale dell’uomo e si manifesta nella storia di tutte le grandi religioni. Se da una parte è proiettata nello spazio per una conoscenza della realtà universale cosmica dall’altra è protesa nel tempo per il possesso di sé attraverso un contatto sempre più intima con il profondo di sé è un’unione sempre più intensa con il divino. Il fenomeno religioso appartiene quindi in toto all’evoluzione dell’umanità e al patrimonio delle religioni etniche e istituzionali che man mano hanno accompagnato la progenia umana. Quindi la complessità e l’universalità del fenomeno religioso, strutturato nelle diverse religioni, si determina come condizione come fondamento alla consapevole motivazione teorica e pratica del turismo religioso. CAPITOLO 2: IL PELLEGRINAGGIO Il pellegrinaggio è una delle modalità inerenti al fenomeno religioso a te a manifestare il rapporto con il divino, il “totalmente Altro”. Il pellegrinaggio è un elemento dinamico, strutturale, nativo della religione che si è sviluppato nei millenni per designare una sorta di purificazione divinizzati attraverso un percorso sacro tale da congiungere l’uomo alla divinità, empiricamente e misticamente raggiungibile in un luogo sacro imprescindibile meta del pellegrinaggio. Il pellegrinaggio è un atto tipicamente religioso radicato nella dimensione credente dell’uomo religioso, codificato nel tempo attraverso riti, gesti, parole, e segnato nello spazio da luoghi, percorsi, soste, edifici sacri, monumenti, segni coerenti di una storia dell’accadere divino nell’umano. Il pellegrinaggio di nota la complessità genetica e pratica dell’esistenza religiosa, attesta l’intrinseco legame con l’evoluzione dell’uomo e della società storica, certifica il grado della coscienza riflessa della religione e costituisce un modello pratico di vita itinerante orientata ad una meta dove è organicamente coinvolta la struttura identitaria della persona, spirito anima e corpo. La motivazione del pellegrinaggio Il pellegrinaggio prevede un’elaborazione decisionale che investe la volontà, la verità il vissuto di fede, le attese dello spirito le condizioni esterne di vita personale sociale. A volte si sommano diverse ragioni dell’anima a livello sia individuale che collettivo. Infatti, l’individuo porta con sé sia il suo mondo privato sia la sua appartenenza al suo popolo e la percezione di non essere solo al mondo. La motivazione che genera il pellegrinaggio si compone di tre ambiti di esperienza correlati con la propria vicenda di vita, e sono:

  1. L’abisso del bisogno: può essere una richiesta di guarigione, un rendimento di grazie, la consegna di un voto, una domanda di perdono, l’istanza di purificazione ma anche la

volontà di condividere la festa di fondazione come di un ritorno alle origini della fede oppure di essere partecipi di un evento che ha segnato la vita del popolo di appartenenza

  1. Lo straordinario: si tratta inoltre di intraprendere un’esperienza fuori dall’ordinario cercando di inoltrarsi nello straordinario, che va a sfociare nell’incontro con l’Altro. Il pellegrino è spinto dal desiderio di uscire di casa cercando di programmare ritmi tempi luoghi del viaggio sacro e immaginare il futuro richiamando memorie e leggende esperienze sentite e aneddoti.
  2. La salvezza: nell’itinerante sacrale il pellegrino è intensivamente ispirato dalla motivazione prevalente della salvezza. Per questo viene coinvolta la totalità della persona ovvero la mente e il cuore, il corpo e lo spirito, le sensazioni ed emozioni, progetti e vita quotidiana, affetti e affari, presente e futuro. La motivazione sorregge costantemente il percorso sacro e ne costituisce la forza intrinseca idonea a produrre significati ulteriori di sostegno qualora le circostanze dovessero esaurire lo slancio iniziale o annullare il senso ultimo del pellegrinaggio. Il distacco La scelta di mettersi in cammino nella forma del pellegrinaggio comporta un’attitudine alla radicalità e all’abbandono. La dinamica del distacco causa tre effetti interconnessi: - Lasciare tutto: man mano che cresce la condizione di pellegrino cresce la disponibilità a lasciare tutto. L’attrattiva potente del sacro esige una cesura con il mondo degli affetti, dalla patria domestica e dagli affari perché appesantirebbero il cammino e la libertà dello spirito. Questo stacco non è indolore ma si tratta di operare una decisione di ordine spirituale, psicologico e pratico, con conseguenze anche penose per le relazioni. - Effetto catartico: nel pellegrinaggio avviene una sorta di processo di igiene mentale e spirituale attraverso digiuni e astinenze, privazioni e sacrifici. Questo prepara l’effetto catartico ovvero quello che concretizza un “congedo dal mondo” attuando una distanza spazio-temporale che gradualmente separa il Pellegrino dalla sua vita quotidiana e lo trasforma in straniero ovvero in un uomo senza cittadinanza. Quindi si trasforma in viandante o viaggiatore. - Una rottura: il distacco agisce sulle relazioni affettive, sulle relazioni economico commerciali ma anche sulle relazioni sociali perché li interrompe provocando interrogativi e suscitando reazioni con effetti ambivalenti se non traumatici. Struttura esprime l’inizio di un’altra vita diversa e proiettata sul destino ultimo. Quindi il distacco indica l’effetto di una conversione. Dal distacco quindi si rafforza il convincimento che il pellegrinaggio tenda disporre le condizioni per la miglior vita  il pellegrino trae considerazioni sul valore della vita presente rispetto a quella futura. Il cammino Il percorso del pellegrinaggio è già tracciato seguendo strade tradizionali ovvero le vie classiche delle peregrinazioni.

irripetibile e collegata con la conformazione di un territorio ben definito nei suoi elementi (sopra un albero, un fiume, un monte ecc.)

- Il movimento sacro : verso il luogo sacro si inizia un movimento sacro. Prima in forma spontanea poi in forma strutturata secondo un calendario prestabilito e finalizzato a fare memoria degli eventi sacrali fondativi accaduti e per ottenere favori divini di diversa natura. - Trascendenza e immanenza : si avverte l’esigenza di un luogo sacro e di un tempo sacro al di fuori e lontano dal vissuto quotidiano e dalla residenza abituale. Questa esigenza si connette con il desiderio di connettersi con il Trascendente. Infatti, il camminare verso un altro ove spaziali segnato da un’alterità sacrale significa ed esprime il compiersi di una partecipazione ad una realtà diversa da quella dell’esistenza profana. I luoghi sacri e i pellegrinaggi, quindi, rivelano la incessante tensione dell’uomo verso l’infinito. - Santità e santuario : nella tradizione biblica il luogo sacro assume il carattere di luogo santo perché è riconosciuto di un evento di salvezza e custode fedele del carisma originale del Dio santo. Il luogo santo perché vi sia manifestata la presenza di Dio nella sua potenza di benevolenza per l’uomo. Se luogo santo diventa anche luogo della fede della pratica della fede cioè santuario. Fiorisce la parola attorno a questi luoghi. È una parola che si fa leggenda, narrazione, mito in un rincorrersi di fiducia, di speranza e di attesa. L’incontro Il contatto con il divino costituisce il culmine dell’esperienza sacra del pellegrinaggio. Il pellegrino sente la fatica trasformarsi in un indicibile emozione, raccoglie le sue ultime energie e avverte accumularsi in sé il compimento fatidico del cammino e si prepara all’evento finale. Lo scoppio della gioia rivela l’istante segnato ormai vicino e segna l’esito di un’impresa lungo meditata anche nei dettagli. - Il riconoscimento della potenza divina : il pellegrino ravviva la sua coscienza credente quindi con l’atto del riconoscimento indica la credenza in un Dio la cui esistenza si è manifestata nel tempo antico ed adorabile nel luogo sacro raggiunto. - La memoria riconoscente : il pellegrino volge l’animo alle opere di Dio. Quindi la memoria si trasforma in un inno di lode e in un ringraziamento a Dio. - L’ammissione dell’essere creatura : l’atto di riconoscimento del pellegrino del suo stato di bisogno, di debito di limite e di peccato pone nella giusta posizione Dio e l’uomo creando le condizioni per ottenere la salvezza, la restituzione allo stato di innocenza perduta e la soddisfazione delle richieste di ordine terreno. - I riti : ogni religione produce gesti e parole di alto significato simbolico che sono caratterizzati da codici ripetitivi e consacrati da un’autorità competente. I più noti riti cristiani sono i sacramenti. Due sono i riti specifici del pellegrino cristiano ovvero il rito del sacramento della penitenza e il rito del sacramento dell’eucaristia. Nel primo si conferma il cammino penitenziale del pellegrino il secondo Dio accoglie il Pellegrino nella divinità mediante la condivisione di sé (attraverso l’eucarestia). I rituali sono gesti e parole di

supporto rispetto all’evento fondante della fede. Si tratta di bagni rituali, di processioni sacrificali, di toccamenti due getti sacri, di consumazione di bevande sacre eccetera. Mentre le pratiche di pietà sono atti di devozione e possono essere la recita di suppliche litaniche, la partecipazione a sacrifici solidali oppure la condivisione di atti di culto spirituali (il rosario, la veglia o la via crucis) o atti propiziatori (preghiere, benedizioni ecc.) L’incontro con il divino nel luogo sacro costituisce il vertice del pellegrinaggio è il momento del passaggio dal sogno alla realtà, dall’immaginazione rappresentativa all’esperienza immediata, dallo stato di peccato allo stato di grazia. Il patto di commiato Ogni incontro con il divino genera un cambiamento e richiede un atto impegnativo. Questo viene sancito con una parola solenne che funge da premessa, un patto tra il pellegrino e Dio e questo comprende diversi elementi significativi:

  • Una parola di alleanza : una parola firma e risoluta. Essa ha il compito di prolungare nel tempo quanto è accaduto nell’anima e nel corpo del pellegrino. È una parola ricca di potenza, di energia che salda Dio con l’uomo che si proietta il tempo futuro modificando la vita del pellegrino.
  • La grazia ricevuta: la vita non è più come prima perché l’esperienza del pellegrinaggio incontro con il divino è stato molto forte e incisivo. La promessa indica la volontà del pellegrino di corrispondere la grazia ricevuta in eredità che l’oriente riferimento all’aldilà. Cambiando la propria esistenza attraverso la conversione accolta si anticipa l’altra vita che inizia alla partenza del santuario come se simbolicamente partisse dal mondo.
  • Il voto e il debito : nel gesto forte della parola pattuita si scioglie il voto che ha generato il pellegrinaggio. Ciò implica che è stato contratto un debito insieme è una promessa di un possibile ritorno a santuario ma più propriamente santuario di cielo. Prende il tempo della sosta nel luogo sacro il pellegrino medita, ricorda, prega, prometti cercando di costruire un processo di interiorizzazione del divino e di identificazione con la parola divina che sfocia in una volontà di vita nuova da testimoniare dopo ritorno a casa. Il ritorno Il pellegrino si accinge a rientrare nel tempo della quotidianità e dell’ordinarietà ovvero il ritorno nella dimora abituale. Ogni partenza contiene già un ritorno. Dentro al cammino del ritorno avviene:
  • Rischio del vuoto : obiettivo agognato è stato raggiunto tutto il resto passa in secondo ordine. In questo passaggio si evidenzia un rischio di svuotamento, quasi una parentesi emotiva e motivazionale uno stallo dei sentimenti.
  • Il peso della quotidianità : Sulla via del ritorno il pellegrino avverte il peso della quotidianità incombente ma configura la sua esistenza coerentemente al vissuto profondo

della divinità. Le origini della festa si collegano al ciclo lunare (soprattutto alla luna piena), ciclo della settimana, al ciclo solare. Le celebrazioni della festa sono strettamente connesse alla storia e al territorio. Quindi le motivazioni della festa possono essere raggruppate secondo il valore, la considerazione la prospettiva del tempo. Ci sono tre celebrazioni stagionali di diversa origine storico culturale e di pregnante caratterizzazione agricolo sedentaria, la prima è la festa della Pasqua celebrata in primavera connessa alla festa degli azzimi, la festa delle primizie. La seconda è la festa della Pentecoste celebrata in estate, festa della mietitura. La terza è la festa delle capanne celebrata in autunno ed alla festa del raccolto e della vendemmia. Le celebrazioni della festa riportano il credente al riconoscimento della potenza creatrice di Dio, alla fiducia nella sua fedeltà. Quindi diventa una forma di culto a Dio ma simultaneamente forma di culto dell’uomo. La festa biblica sprigiona nel popolo risorse di creatività e di fantasia che affondano nella memoria del passato evocando gli eventi attraverso il canto la danza la rappresentazione sacra la processione orante il racconto corale con forme espressive di alto valore culturale, storico e letterario. I pellegrinaggi sono parte integrante della fenomenologia di ogni forma istituita di religione. Significano un ritorno ai luoghi santificati. I pellegrinaggi non sono solo legati ai templi ma anche alle acque sacre, alle colline alle grotte o agli alberi sacri. C’è un legame strutturale tra il tempio e la festa ed è costituito dal pellegrinaggio che funge da linea calda nella quale scorre la densità dell’esperienza religiosa, culturale, sociale e politica del popolo di Israele. Il pellegrinaggio è un’istituzione regolata da normative precise e si svolge secondo un ordinamento rituale ben delineato. L’obbligatorietà del pellegrinaggio a Gerusalemme diventa quindi segno di unità, di appartenenza alla fede di Israele, di distinzione delle religioni dei popoli vicini e viene ordinato per le tre grandi solennità annuali ovvero la Pasqua, la Pentecoste e le capanne. Lungo la tradizione storica andato formatosi una specie di manuale del pellegrino che raccoglie i canti i salmi ascensionali e il loro contenuto la caratteristica di una catechesi tale da consentire ai pellegrini di riflettere sulla realtà fondamentale della religione ebraica per tradurle in pratica di vita. Quindi il pellegrinaggio assume una rilevanza essenziale come esperienza spirituale della salvezza donata. Il pellegrinaggio nel Nuovo Testamento Gesù si inserisce pienamente nella tradizione del popolo di Israele con naturalezza, spontaneità e fedeltà. Egli, infatti, diventa parte integrante e organica del popolo, non si sottrae alle usanze sacre che definiscono l’identità ebraica e l’appartenenza alla storia del suo popolo. Gesù frequenta il tempio di Gerusalemme, finisce ai pellegrini che salgono sul monte Sion, partecipa alle feste prestabilite e segue usi e costumi del suo tempo. Quindi possiamo sintetizzare il senso profondo del pellegrinaggio nei Vangeli nelle seguenti dimensioni:

  1. Prima dimensione: privilegia la condizione itinerante del vero credente in Dio. Il viaggio caratterizza l’esistenza missionaria, passando per città e villaggi. Tu insegni guarisce mentre in cammino verso Gerusalemme. La storia della salvezza si realizza in itinere, nella condizione umana luogo di rivelazione del disegno di Dio.
  2. Seconda dimensione: evidenzia il pellegrinaggio come funzione della verità e dell’integrità dell’uomo credente.
  3. La terza dimensione: si rivela nella forma estensiva della festa, cui Gesù partecipa attivamente. Nella riflessione teologica la festa rappresenta il culmine dell’itinerante e attinge allo status permanente di Israele, figura della Chiesa pellegrinante. Con l’avvento di

Gesù secondo la visione cristiana la festa unica si adempie nell’evento centrale della resurrezione ovvero la Pasqua del Signore, che è ripetuta settimanalmente dai Cristiani. CAPITOLO 4: IL PELLEGRINAGGIO CRISTIANO Fin dai primordi del cristianesimo i credenti che seguono Gesù bramano ritornare sui luoghi delle origini per rendersi partecipi delle vicende narrate dai Vangeli. Si manifesta anche in altre religioni, non solo nel cristianesimo. Quindi a rivivere nei luoghi visitati la storia della salvezza. Pellegrinaggio della memoria o memoriale  dopo il periodo delle persecuzioni romane si possono aprire ancora i luoghi santi e la possibilità di una visita pubblica. Questo tipico pellegrinaggio cristiano può essere ben definito come il pellegrinaggio della memoria o memoriale perché si fonda sulle stesse tracce di Gesù. I luoghi santi del pellegrinaggio cristiano sono sede di esperienza religiosa profonda e di testimonianza. Il fedele che si pone in cammino verso la metà religiosa vuole entrare in contatto con la divinità sotto l’urgenza di un bisogno spirituale o di un desiderio di liberazione del male fisico morale cercando e stabilendo un rapporto con il signore di tipo affettivo emozionale. Il pellegrinaggio cristiano esprime fin dai primordi cristiani un valore fondante ma anche veicolare possibili ambiguità dovuta la fragilità della natura umana. Rivivere la memoria significa immergersi nell’evento salvifica e riceverne la vitalità rigeneratrice attraverso la mediazione della parola e dei segni sacri. Il pellegrinaggio penitenziale  Pellegrinaggio stretto collegamento con la realtà civile, storica e religiosa. Le diverse modalità del pellegrinaggio, infatti, si mostrano concatenate tra le condizioni sociali, economiche e culturali. Si avverte la sottolineatura penitenziale del pellegrinaggio e la sua strutturazione dell’esperienza credente non come realtà aggiuntiva a pratiche privati ma come intrinsecamente connessa con l’atto di fede. Nell’epoca carolingia il pellegrinaggio diventa forma di eremitismo e decisi e si concretizza nella scelta di un’accentuata solitudine. Il martirio considerato vissuto come un viaggio che corona la vita, inoltre si diffonde il pellegrinaggio come fonte di grande fatica, prova d’amore e spesso accompagnati da “eremiti pellegrini” e vagabondaggio. L’ardore penitenziale nasce da una rinnovata consapevolezza dell’uomo peccatore quindi egli sente radicalmente il suo essere causa della passione morte di Gesù. Il pellegrinaggio devozionale  evoluzione che segna il cambiamento della religiosità popolare quindi dalla funzione essenzialmente penitenziale si passa alla forma devozionale. Ci sono modalità e sensibilità autonomi che caratterizzano lo spostamento dei vari centri religiosi e dunque le mete di pellegrinaggio. Emergono nuovi ambiti di pietà come santuari e conventi che a loro volta si specializzano nel culto della pratica di fede. Quindi rifioriscono i santuari Mariani che prendono origine da apparizioni o da ritrovamenti miracolosi di statue e di icone o alla riscoperta di cappelle abbandonate o da eventi portentosi. Contemporaneamente riprendono vigore e sorgono santuari dedicati ai santi che si fondano sulle tombe o sui luoghi segnati della loro vita apostolica. Quindi i pellegrinaggi si identificano con una rinnovata iniziativa della Chiesa o semplicemente di singoli gruppi autonomi. Comunque, appaiono sempre radicati nella cultura e nella pietà popolare.

Una Geografia del sacro il viaggiare pellegrinando ha ridisegnato una geografia del sacro. Essa mostra la varietà delle tradizioni di fede e della pietà popolare e la straordinaria eredità storico culturale del territorio che permane spesso inesplorato. Valorizzando santuari o piccole chiese raggiungibili attraverso percorsi antichi o di recente acquisizione. Infatti, sono stati trasformati patrimoni decadenti o abbandonati in patrimonio attivo attraverso il sacro dotandolo di strumenti operativi e informativi di carattere culturale commerciale. La modalità di pellegrinare ingloba la realtà paesaggistica, la rivelazione storica, l’attualità in un circuito ermeneutico. Il pellegrinaggio non si identifica esattamente con un itinerario della fede storica ma da questo riceve incrementi e motivazioni. Ripercorrendo le strade antiche di pellegrinaggio si riannoda il passato con il presente, si acquisisce la ricchezza delle radici e si identifica una prospettiva di speranza per il futuro. Significati profondi emergono da una ripercorre gli eventi sul luogo storico del loro accadimento. Di qui la contemporaneità degli eventi salvifici fortemente intrisa di simbolismo religioso che il pellegrinaggio con me Mora e in tal modo diventa funzionale a una riappropriazione dell’evento fondativo della fede, in un’esperienza religiosa profonda. Stare sulla via  il pellegrino vive intensamente la via. La via è dotata di molteplici risonanze storiche, sociali e culturali, la via espone e propone tutto a tutti: a chi passa, a chi vede, a chi ospita, a chi ci guadagna, ma chi si induce a parlare eccetera. Quindi è un evento che riguarda la singola persona ma che alla fine coinvolge tutti i popoli e i territori. La via testimonia le voci le vicende di un passato e nel contempo li offre a ogni viandante rendendoli contemporanei come se di nuovo potessero o dovessero accadere e che l’uomo sulla via permanente che non è il tempo uguale a sé stesso. La via si presenta come opportunità della trasmissione della cultura della fede nello spazio nel tempo. La via prende forma e conferisce forma e il paesaggio ma in forma anche il pellegrinaggio, ne costituisce la struttura portante, una forma che è stabilità e sicurezza del movimento nell’incertezza del cammino, così come accade nella fede. Può accadere che l’abbia in Nesti in un crocevia, incrocio di via tra le più disparate. Strade che si possono confondere e disorientare ma il viaggiatore può scegliere: il viaggiatore il pellegrino messo alla prova della sua fede nella sua intenzionalità profonda, nel suo autentico desiderio di giungere alla vita o del suo tornare a casa. Il crocevia però è un luogo di passaggio non la meta finale del viaggiatore. Quindi lo “stare sulla via” acquista un significato di pienezza, ciò avviene mediante segni e segnali che decifrano un valore significativo in un contesto liberante, come appunto quello del viaggiatore sacro. Quindi il viaggiare sacro tra segni e segnali funge da dinamico e flessibile strumento esperienziale tali da configurare la prenotazione circolare del viaggio pellegrinaggio come peraltro del pellegrinaggio il viaggio e trovarsi una serie di esperienze in cui si attuò una conoscenza è una sensibilizzazione circa il progetto di salvezza predisposte per l’uomo. CAPITOLO 6: TURISMO RELIGIOSO Quindi c’è stato un passaggio dal modello classico del pellegrinaggio al modello del cosiddetto turismo religioso. Il turismo religioso propone il sapere turistico che mira a individuare le cause e l’esperienza del fenomeno accennato attraverso una logica circa i suoi fattori costitutivi. Questo turismo specifico va ad arricchire lo scenario della mobilità.

Il turismo religioso emerge nel linguaggio corrente, come dizione linguistica e sostituzione in stretta analogia con il pellegrinaggio. Cercando di aggiornare formule antiche attraverso forme di linguaggio modernizzato. Qui di seguito l’essenzialità e evolutive del fenomeno: Nascita e sviluppo:

  • Apertura postconciliare  nei complessi processi di rinnovamento avviati dal concilio Vaticano secondo prende forma anche un documento edito ufficialmente dalla Santa sede nel 1969 per la pastorale del turismo che è destinato a diventare un riferimento imprescindibile del pensiero della Chiesa cattolica sul fenomeno del turismo. Questo documento invita a curare e valorizzare il turismo religioso assicurandone la componente spirituale e tutelando il carattere sacro delle feste tradizionali locali. Incomincia a sviluppare un senso religioso coltivato in modo autonomo quindi si avverte un passaggio da una religiosità devota a una religiosità segnata da autonomia individuale quindi si avvertono gli esiti di un profondo cambiamento in atto e le tendenze di uno spirito inquieto che ricerca risposta del tutto personali. - Verso il giubileo  nel periodo di preparazione al giubileo dell’anno 2000 è cresciuto il livello del dibattito tra i cosiddetti puristi che difendono ad oltranza la tradizione il pellegrinaggio autentico e i cosiddetti possibilisti che accreditano forme diverse di pellegrinaggio nell’epoca moderna. Per il dibattito sta l’identità del turismo religioso si avvia un inedito processo culturale mediante il quale proprio il turismo religioso assume rilievo teorico e pratico. Si creano occasioni e luoghi di ascolto e di confronto attraverso le edizioni di “Itinera. Borsa internazionale del turismo religioso” promossa dalla CEI per la pastorale del tempo libero, turismo e sport. Ci sono sia aspetti positivi del turismo religioso gli aspetti negativi: Un rischio che va annotato è quello di andare verso un mercato selvaggio del sacro. Mentre l’aspetto positivo è che molti beni culturali vengono riattivati e ristrutturati attraverso i finanziamenti e attraverso il turismo religioso. - Il futuro  volgendo lo sguardo verso il futuro, le prospettive del turismo religioso vanno individuate nella capacità di produrre una nuova cultura del viaggio che sappia coniugare le attese delle coscienze individuali con la creatività professionale del tour operator con le competenze dei promotori locali ed ecclesiali. Bisogna sottolineare che la domanda è condizionata da tendenze esterne come i grandi eventi religiosi o dalle mode turistiche o dalla visibilità promozionale dei mass-media. L’organizzazione del turismo religioso si dispone di maggiori agenzie di viaggio cattoliche e laiche specializzate per quanto riguarda l’offerta e l’attuazione. Esse offrono notevoli alternative di viaggio che spaziano su diversi itinerari e mete nazionali e internazionali. Inoltre, non si dimentichi la fitta rete delle parrocchie, delle associazioni di settore, delle case per ferie, dei monasteri abbazie e conventi. Questa rete ha una sua vita autonoma. Modalità di attuazione: Il turismo religioso è composito : dentro al turismo religioso ci sono vari componenti differenti tra di loro (arte, cultura, folklore, ambiente, religione eccetera) e tra l’intenzione di trovare un nesso logico che giustifichi il Novum esistenziale e pratico che si attua nel fenomeno stesso. Il turismo religioso è sfuggente : l’esperienza del viaggiare che si attua attraverso il turismo religioso è fluido. Il turismo religioso divaga su profili più attinenti alla riflessività, l’affettività, la spiritualità e

simbolo, quindi, non è semplice rappresentazione ma un’evidenziazione di significato nuovo e universale. È dunque l’intenzionalità della persona agente che superando la possibile eventuale dicotomia tra sacro e profano, stabilisce una correlazione armonica e rispettosa delle diverse componenti della realtà conosciuta manifestando l’unità dei significati acquisiti dal soggetto. Il turismo religioso rivela dunque un processo concettuale, spirituale e pratico. Continuità, continuità, discontinuità Un’altra problematica riguardo al turismo religioso viene esplicitata dal rapporto con il fenomeno del pellegrinaggio. Il turismo religioso prospetta un evidente riferimento alle forme del pellegrinaggio con il quale condivide affinità ma dal quale si differenzia. Nel vissuto concreto l’esperienza del turismo religioso può porsi in continuità, in discontinuità o in continuità rispetto al pellegrinaggio e dunque alla domanda religiosa o semplicemente alla domanda riflessiva. La sua collocazione al corso abituale della vita personale e determina un’incisività diversificata a seconda delle attese delle persone in causa. Confronto tra pellegrinaggio e turismo religioso trova un suo esito sia rispetto all’intensità dell’esperienza del pellegrinaggio che alle consistenti motivazioni del semplice turismo. Tra l’uno e l’altro le interferenze si dilatano implicando novità prevedibili anche in inedite si sviluppa il turismo religioso. Diverse ricerche tendono a individuare nel turismo religioso elementi di contiguità, di transizione o di contrasto tra il pellegrinaggio e il turismo. Secondo lo studioso Costa il turismo religioso è la sintesi di viaggi tradizionali a santuari e di viaggi culturali orientati da organizzazioni religiosa o di ispirazione religiosa. L’evoluzione del passaggio da una forma pellegrinante a forme più segnati dalla tipologia turistica avviene per assimilazione di stili e modelli di viaggiare. La transizione tra l’esperienza religiosa unitaria integrale turismo religioso si determina quindi non per decisione esterna ma per scelte interiori. Le tre esperienze di mobilità sono esposte nel seguente riquadro tripartito: A B C Dio Dio-uomo Uomo Uomo Uomo Uomo Sacro-santo Sacro-profano Sacro-secolare Pellegrinaggio Turismo religioso Turismo Prospetto A  Dio sta al sommo del cosmo religioso e l’uomo si colloca in posizione verticale sottostante. Il loro incontro avviene nell’attrattiva di Dio a cui l’uomo perviene attraverso l’entrata nella sfera del sacro Santo mediante il pellegrinaggio. In questo caso si attua l’atto di religione puro e perfetto ed è la forma classica di atto religioso propriamente realizzato dal pellegrinaggio dove Dio è posto pubblicamente al vertice e verso di lui tutto converge.

Prospetto B  Dio È sempre al centro ma l’uomo si colloca alla pari per intimità-confidenza. Dio e uomo si incontrano nella fattispecie delle opere dell’uomo e nelle meraviglie del creato. Qui sacro e profano si fondono in unità, si relazionano in modo da coesistere in modo armonico. È l’esperienza del turismo religioso dove il rapporto uomo e Dio è vissuto con consapevolezza di distinzione e di comunione. Prospetto C  Dio certamente c’è ma è come se fosse uscito di scena perché è di fatto ininfluente rispetto alle scelte operative. L’uomo è attore il prevalente protagonista. Tutto si realizza nella sfera del profano secolare in un mondo privo del riferimento a Dio. Qui le tendenze del turismo fanno della realtà turistica fenomeno socioculturale economico che privilegia l’attività autonoma dell’uomo. Il turismo religioso e successivamente il turismo può esprimere una continuità, una continuità o una discontinuità rispetto ai parametri valoriali individuali, i quali possono determinare percorsi coerenti e omogenei che si concretizzano effettivamente le scelte pratiche a valenza etica. CAPITOLO 7: TURISMO RELIGIOSO E IDENTITÀ PERSONALE Nella concreta e soggettiva esperienza, le realtà visitate, le intenzionalità individuali e i significati si fondono in modo armonico della persona procurando una soddisfazione di diversa natura che possono essere di ordine psicologico, antropologico, socioculturale e storico-religioso. Queste devono dar conto di ciò che muove i soggetti a intraprendere il viaggio nella forma del turismo religioso. Il movente di ordine psicologico Nel turismo religioso l’animo umano è soggetto a metamorfosi

- La metafora del viaggio : il viaggio rappresenta una radicata attrattiva di evasione e di scoperta. È strutturato sulla sete di conoscenza e di alternanza chi va oltre al quotidiano. Il viaggio è un agente e modello di trasformazione. Nell’esperienza del turismo religioso il viaggio genera gioia di vedere cose nuove e di aprirsi all’incontro accogliendo in modo positivo ogni evenienza. Prevale lo spirito di ricerca di avventura e la disponibilità a cambiare, a modificare lo sguardo sulla vita e sul destino personale. - il bisogno di “relazione” e di “solitudine ”: convivono nell’uomo simultaneamente sia il bisogno di relazioni sia il bisogno di solitudine. Questo rapporto dialettico di umanità avverte l’urgenza di sciogliersi in rapporti autentici, capaci di vincere le proprie contraddizioni e sperimentare nuove forme di vita. Nell’esperienza del turismo religioso va in scena l’IO E il suo vissuto che caratterizza la vita. Conoscendo se stessi e la propria condizione esistenziale si intende provare la forza del desiderio di stare con gli altri e nel contempo la propria resistenza stare con se stessi. - la nostalgia del ritorno : il mito dell’eterno ritorno come urgenza di rigenerazione stimola un cammino a ritroso, ad una ricerca della sorgente fondativa della vita o di un centro medico capace di infondere senso alla storia. Nell’esperienza del turismo religioso, si va alla

- L’homo historicus : all’uomo e facilitatore di storia. Nel turismo religioso la storia rappresenta un sicuro e imprescindibile riferimento. Occorre risvegliare il sentire storico e il gusto della ricostruzione della storia attraverso ogni monumento e testimonianza per dare fondatezza critica all’appartenenza e alla cittadinanza e per sostenere il presente sul nostro passato. - L’homo religiosus : il profilo religioso sta nell’identità della persona che cerca una relazione con il divino. Il turismo religioso ciò che lo qualifica sta nel saper cogliere la trascendenza come anelito insopprimibile e da coltivare. Le espressioni dell’arte, le bellezze del paesaggio, la sapienza della storia possono offrire risposte adeguate al bisogno di senso anche in riferimento al proprio destino. Il percorso antropologico soggiace alla ricerca, il vissuto, al non detto del turismo religioso che interpreta l’uomo nel suo concreto vivere nell’attuale fase della post-modernità secolare. Le novità di ordine socioculturale I fenomeni umani affluiscono nello scorrere del tempo si determinano nell’evoluzione del rapporto uomo società secondo processi e spinte afferenti, i bisogni e attese, idealità e valori delle persone. - Tempo libero tra disincanto e impegno : il Novum è la divisione del tempo soggettivo tra tempo del lavoro e tempo libero. Il turismo religioso può essere una modalità intelligente per non disperdere il tempo libero nel puro consumismo. - Crisi e ritorno del sacro : il turismo religioso può subire la tentazione di allenarsi in una ricerca di soddisfazioni spirituali in modo autogestito. - Caduta delle identità forti : Il cambiamento culturale nato tende a sciogliere la compattezza del sistema di valori di riferimento producendo un policentrismo di adesione e una società frammentata del pensiero debole. Il turismo religioso appare come una sorta di cartina di tornasole per verificare le condizioni di indebolimento ideologico che impoverisce gli orizzonti di senso. Turismo religioso risente fortemente l’influsso di culture deboli, frammentati e parziali che si riflette sull’esperienza del turismo religioso rendendo meno incisivo l’effetto rispetto alla soddisfazione di sé. La ricerca di ordine storico-religioso La storia che sta alle spalle del turismo religioso è lunga e gloriosa e affonda le radici nella rivelazione biblica dell’antico e nuovo testamento e prosegue in tutta la vicenda del cristianesimo fino ai giorni nostri. È la storia del pellegrinaggio, esperienza religioso-rituale-culturale che si prolunga nel turismo religioso e ne qualifica la qualità spirituale. Non bastano però le proposte del passato ma occorre una conoscenza della religione più profonda anche per far fronte alle nuove religioni proveniente dall’oriente. - Da una religiosità istituzionale a una religiosità soggettiva : questa tendenza si manifesta nelle forme dell’individualismo, del consumismo religioso e del soggettivismo etico. Anche il turismo religioso può essere attraversato da queste mode che rivelano una richiesta di maggiore informazione religiosa.

- La persistenza della “religiosità popolare” : il turismo religioso apprezza le forme di pietà o religiosità popolare in quanto consentono un’immersione immediata nelle emozioni. - L’ignoranza della “dottrina dotta” nella religione : il turismo religioso ben preparato e ben attrezzato nei supporti delle guide illustrano i monumenti religiosi e le testimonianze artistiche perché si percepisce il bisogno di conoscenza più profonda della verità rilevata e trasmessa soprattutto dal confronto con le confessioni cristiane e con altre religioni. - Il pluralismo delle religioni e le sette : il nuovo panorama delle fedi che si Inter scambiano caratterizza un tipo di sincretismo, di ricerca emozionale di nuova appartenenza. Con il contatto interculturale il turismo religioso avvicina esperienze diverse e le rende conoscibili forse appetibili secondo le diverse sensibilità. Chi è il turista religioso Turismo religioso diventa metafora allusiva dell’inquietudine e dunque della ricerca di un altrove proprio la dove si ritiene che si spera di acquisire quanto manca la piena soddisfazione di sé il desiderio del compimento finale di sé. Si individua una certa definizione del soggetto che attua il turismo religioso, ancor più evidenziato è un confronto sinottico tra i comportamenti dei semplici turisti, il turista religioso e del pellegrino. L’esperienza del turismo religioso è miscelata rispetto a entrambe le figure di turismo e di pellegrinaggio. Si compone essenzialmente di azioni concrete tendenti ad adempiere tre desideri complementari e interdipendenti:

  • quello del visitare
  • quello del vedere
  • quello del vivere Tre verbi si richiamano e si armonizzano per il benessere della persona. Inoltre, il turista religioso diventa una persona in grado di vivere armonicamente le contemporaneità perché ha acquisito la dimensione cosmopolita, ecumenica, riflessiva e compiacente. Il vertice del buon esito del turismo religioso consiste in una ritrovata unità interiore che sintesi dello spirito e che vince le eventuali divisioni e separatezze avvertite come disagio. In terzo luogo, è possibile anche un’esperienza agnostica dove il soggetto vive in modo eterogeneo pezzi appartenenti ai tre desideri sopra accennati in modo un po’ più trasversale scoordinato. Questo indica che si vive nell’incertezza e nella disponibilità provare inseguendo emozioni e tendenze aperte. CAPITOLO 8: LUOGHI DELLO SPIRITO SULLE VIE DEL TURISMO Le mete del viaggio sono i luoghi dello spirito. C’è una forma di turismo più riflessivo e consapevole, sia pure di passaggio, segnato da un desiderio di vacanza in luoghi ricchi di fascino e di emozioni non superficiali. Turismo religioso avviene in un clima di silenzio, ricercato come condizione primaria di riordino di sé, nell’esercizio della ragione dei sentimenti del tempo.