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Riassunto del manuale 'Storia Moderna' di Vittorio Criscuolo
Tipologia: Appunti
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Si sviluppa in Italia centro settentrionale tra il tre e quattrocento, pone l'età antica come base inarrivabile a cui bisogna però aspirare per mettere le fondamenta del progresso dopo la lunga "media aetas" iniziata con il crollo dell'impero romano d'occidente.
L'umanesimo rispecchia l'ambizione dei nuovi ceti dirigenti delle società comunali, creando una consapevolezza culturale per giustificare la vocazione di porsi come ceto dirigente in quanto l'uomo di lettere doveva partecipare attivamente alla vita politica ed essere uomo integrale (conoscenze su molte discipline).
Con il 500 il baricentro dell'umanesimo si spostò a Roma. Esso è soggetto a profondi cambiamenti che arrivano con la crisi dei comuni in quanto gli umanisti sono ormai alle dipendenze dei signori italiani e si passa dall umanista come uomo integrale all umanista come intellettuale inserito nella società di corte (Baldassar Castiglione, "cortegiano").
Nel corso del 400 l'umanesimo passa dall'essere un fenomeno italiano ad uno europeo con famosi esponenti come Erasmo da Rotterdam.
Per realizzare il progetto di rinascita degli studi umanistici si ricercano manoscritti latini e greci, lingua che viene riscoperta con l'istituzione della prima cattedra di greco a Firenze alla fine del 300. Con la caduta dell'impero bizantino molti dotti dell'impero si trasferiscono nella penisola per scappare alla repressione, permettendo nel tempo (insieme ad altre spedizioni come Giovanni Aurispa che recupera 238 manoscritti) di recuperare tutto il corpo della scrittura greca che abbiamo oggi, diffondendo anche grazie all'invenzione della stampa a caratteri mobili, le opere di Platone.
Anche nel medioevo si ammirava il mondo antico, ma spesso si eseguiva una sintesi tra le origini pagane delle loro opere e la morale cristiana come avviene nei lavori di Tommaso d'Aquino, invece con l'umanesimo questa visione cambia e gli autori antichi sono collocati nel loro contesto storico e culturale.
Con il movimento cambia anche il modo di studiare, si esalta un vero ritorno alle fonti con lo sviluppo della filologia (analisi critica e storica del testo).
Sul piano linguistico gli umanisti cambiano il latino dei chierici e si impone una nuova forma del parlato seguendo modelli ciceroniani, imitando l'età classica. Questo si nota anche nei caratteri della stampa, rimpiazzando il gotico con il corsivo italico inizialmente operato da Aldo Manuzio (da cui deriva il nome scrittura aldina).
Questo nuovo modo di confrontarsi con l'antichità porta a rinnovare completamente criteri e metodi dell'insegnamento per arrivare alla formazione di un uomo dotto integrale con consapevolezza di ogni aspetto della su natura razionale, ponendo le basi per l'insegnamento umanistico come è praticato oggi.
Si rivalutano tutti gli aspetti della vita una volta criticati dall'ascetismo medievale, si esaltano la libertà e razionalità dell'uomo e da cui spiccano lavori come quello di Pico della Mirandola in cui immagina Dio che dopo aver finito la creazione crea l'uomo per ammirare e comprendere la ragione oltre che la bellezza del creato. Secondo lo scrittore l'uomo era chiamato a scegliersi da solo con il suo libero arbitrio la propria forma e questo pensiero nell'opera "De Dignitate Hominis" è la base del pensiero umanista rinascimentale.
La rivalutazione della dimensione terrena dell'uomo viene dall'aspirazione ad una società armonica e razionale come appare anche nell'opera di Tommaso Moro "Utopia" in cui immagina un'isola in cui si lavora 6 ore, senza guerre, proprietà privata o denaro in cui la gente dedica il resto del suo tempo ad attività intellettuali.
Si è a lungo discusso il rapporto tra pensiero umanistico e rivoluzione scientifica, alcuni ritengono che il germe della modernità si origini da esse e che quindi inizi solo tra la fine del 500 e l'inizio del 700.
Lo sviluppo della scienza non fu un processo lineare e la riscoperta della cultura antica partecipa positivamente a questo sviluppo.
scritture. Servendosi di un artificio retorico ponendo la filologia al di sopra della stessa teologia come unico modo per ricostruire la verità. Non vuole accettare l'autorità degli antichi e degli stessi padri della chiesa in nome di proseguire la sua libera critica filologica.
1516, Novum Instrumentum, presenta il testo in greco della bibbia poi tradotto in latino e annotato. In quest'opera si pongono le basi per la critica moderna della bibbia, ormai un testo storico da analizzare tramite la critica filologica. Erasmo si fa fautore di un ritorno alle origini anche del sentimento religioso, semplice e puro.
Il suo ideale di vita cristiana è espresso al meglio nella conclusione di Elogio alla Follia del 1511, in cui propone un parallelo il platonismo ed il cristianesimo: nel primo l'anima è prigioniera del corpo e alla morte ritorna nel mondo delle idee. Analogamente quelli che vivono sforzandosi di seguire il modello di cristo disprezzano le cose terrene, anche se sono pochi quelli che lo fanno davvero in quanto la gente comune è attratta dai beni materiali (carattere elitista e aristocratico dell'umanesimo erasmiano).