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Analisi del Romanzo 'Una Storia Semplice' di Leonardo Sciascia, Appunti di Lingue e letterature classiche

Riassunto dettagliato ma anche sintetico del romanzo.

Tipologia: Appunti

2018/2019

In vendita dal 08/08/2019

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UNA STORIA SEMPLICE (riassunto)
Una storia semplice
Leonardo Sciascia, “Una storia semplice” (1989) • La storia di questo breve romanzo
poliziesco si ispira a un fatto reale: il furto della Natività con i santi Lorenzo e Francesco
d’Assisi di Caravaggio.
Temi trattati
L’autore, da una parte, descrive in modo minuzioso i lati negativi della giustizia nel Meridione
e, dall’altra parte, coloro che si prodigano alla ricerca della verità e del trionfo del bene sul
male, come il brigadiere Antonio Lagandara.
Nel libro, l’autore mette in evidenza i vari problemi legati alla criminalità in Sicilia, gli
innumerevoli casi insabbiati, i contatti della criminalità con le amministrazioni del territorio,
ma anche la volontà di sconfiggere un sistema che è più radicato e forte di noi. Le tematiche
affrontate sono quelle della droga, della mafia e della negligenza delle istituzioni. Da
quest’abisso si può risalire solo grazie a figure come il brigadiere Antonio Lagandara, che
lotta in nome di alti ideali.
Riassunto
Il romanzo si apre con una telefonata misteriosa che un certo Giorgio Roccella (diplomatico
in pensione) compie nel tentativo disperato di contattare il commissario che però, in quel
momento, si stava infilando il cappotto per uscire; al suo posto, prende la telefonata il
brigadiere, che ascolta la comunicazione di Giorgio Roccella che invita la polizia ad andare
subito a casa sua. Ma la telefonata è troncata di colpo, dietro invito del comandante a non
preoccuparsi troppo di quella segnalazione che chiedeva immediatamente l’intervento della
polizia.
Il brigadiere decide di andare al villino di Roccella nel giorno successivo e di non disturbare
più il commissario che era fuori sede fino a lunedì per festeggiare con un amico la festa di
San Giuseppe in campagna. Il giorno dopo, però, il brigadiere, insieme con altri suoi
colleghi, trova Roccella morto e chino alla sua scrivania, sulla quale si trovava un foglio con
la scritta ‘ho trovato’. Per tutti, la prima impressione è che si tratti di un suicidio.
Ma la verità ben presto si scopre essere un’altra e, dopo varie indagini, il brigadiere è
sempre più certo che si tratti invece di omicidio. Prima di arrivare alla soluzione dell’intricato
caso, il brigadiere decide di interrogare molte persone, tra cui padre Cricco, il professor
Ranzò, l’ex moglie ed il figlio di Roccella.
Nel frattempo, avviene un fatto tragico alla stazione di Monterosso, che mischia di nuovo le
carte del caso: un treno locale si era fermato al semaforo a causa della segnalazione di
“impedimento” e, dopo mezz’ora, il segnale non era ancora cambiato. Si scoprirà poco più
tardi che un capostazione e il macchinista sono stati uccisi. A quel punto, arriva sul posto la
polizia che indaga sulla strana vicenda e, come primo indiziato, viene sospettato un uomo
possessore di una Volvo che, in realtà, si era fermato per chiedere cosa fosse successo.
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UNA STORIA SEMPLICE (riassunto)

Una storia semplice Leonardo Sciascia, “Una storia semplice” (1989) • La storia di questo breve romanzo poliziesco si ispira a un fatto reale: il furto della Natività con i santi Lorenzo e Francesco d’Assisi di Caravaggio.

Temi trattati L’autore, da una parte, descrive in modo minuzioso i lati negativi della giustizia nel Meridione e, dall’altra parte, coloro che si prodigano alla ricerca della verità e del trionfo del bene sul male, come il brigadiere Antonio Lagandara. Nel libro, l’autore mette in evidenza i vari problemi legati alla criminalità in Sicilia, gli innumerevoli casi insabbiati, i contatti della criminalità con le amministrazioni del territorio, ma anche la volontà di sconfiggere un sistema che è più radicato e forte di noi. Le tematiche affrontate sono quelle della droga, della mafia e della negligenza delle istituzioni. Da quest’abisso si può risalire solo grazie a figure come il brigadiere Antonio Lagandara, che lotta in nome di alti ideali.

Riassunto Il romanzo si apre con una telefonata misteriosa che un certo Giorgio Roccella (diplomatico in pensione) compie nel tentativo disperato di contattare il commissario che però, in quel momento, si stava infilando il cappotto per uscire; al suo posto, prende la telefonata il brigadiere, che ascolta la comunicazione di Giorgio Roccella che invita la polizia ad andare subito a casa sua. Ma la telefonata è troncata di colpo, dietro invito del comandante a non preoccuparsi troppo di quella segnalazione che chiedeva immediatamente l’intervento della polizia.

Il brigadiere decide di andare al villino di Roccella nel giorno successivo e di non disturbare più il commissario che era fuori sede fino a lunedì per festeggiare con un amico la festa di San Giuseppe in campagna. Il giorno dopo, però, il brigadiere, insieme con altri suoi colleghi, trova Roccella morto e chino alla sua scrivania, sulla quale si trovava un foglio con la scritta ‘ho trovato’. Per tutti, la prima impressione è che si tratti di un suicidio.

Ma la verità ben presto si scopre essere un’altra e, dopo varie indagini, il brigadiere è sempre più certo che si tratti invece di omicidio. Prima di arrivare alla soluzione dell’intricato caso, il brigadiere decide di interrogare molte persone, tra cui padre Cricco, il professor Ranzò, l’ex moglie ed il figlio di Roccella.

Nel frattempo, avviene un fatto tragico alla stazione di Monterosso, che mischia di nuovo le carte del caso: un treno locale si era fermato al semaforo a causa della segnalazione di “impedimento” e, dopo mezz’ora, il segnale non era ancora cambiato. Si scoprirà poco più tardi che un capostazione e il macchinista sono stati uccisi. A quel punto, arriva sul posto la polizia che indaga sulla strana vicenda e, come primo indiziato, viene sospettato un uomo possessore di una Volvo che, in realtà, si era fermato per chiedere cosa fosse successo.

particolarmente gli inquirenti con la sua versione dei fatti. L’uomo ribadisce di aver visto tre uomini ma non si era reso conto di ciò che stavano realmente facendo, ovvero che essi avessero ucciso il capostazione e il macchinista. Al fine di far luce e di capire se esiste una correlazione tra i casi, vengono chiamati in questura a depositare il figlio di Roccella e sua mamma, ex moglie di Roccella.

Il figlio, a quel punto, durante l’interrogatorio nomina padre Cricco, che inviava una volta al mese una lettera al suo amico Roccella per informarlo delle condizioni delle sue due case; mentre la ex-moglie non fornisce nessuna informazione utile per le indagini. Il caso è complicato ma alla fine il brigadiere riesce a venire a capo della vicenda grazie ad un particolare.

Finale Egli inizia a sospettare del suo commissario che, pur dicendo di non essere mai stato in quella casa, era a conoscenza in modo esatto di ogni suo particolare, perfino dove si trovava la luce delle scale. L’indomani, quando entrambi sono nell’ufficio, il commissario, ormai smascherato, tenta di sparare al brigadiere che si difende rispondendo prontamente al fuoco uccidendolo.

Alla conclusione delle indagini si svela l’accaduto: il commissario, assieme ai suoi complici, conduceva loschi traffici di droga e di opere d’arte, usando come base logistica la villa del diplomatico, ma quando l’uomo, tornando improvvisamente, scopre nella sua villa un quadro rubato, telefona immediatamente alla polizia e…

Roccella fu subito ucciso dal commissario che si impossessò del quadro e, per farlo sparire, lo portò dal capostazione suo complice (per nasconderlo in un luogo introvabile e più sicuro). L’uomo però oppone resistenza e si rifiuta di collaborare, tanto da essere ucciso, insieme con il macchinista. Complice del misfatto anche padre Cricco, facente parte anch’egli di un’organizzazione mafiosa. Il romanzo si conclude con l’uomo possessore della Volvo che riconosce in padre Cricco un complice, ma non farà mai il suo nome pur conoscendo tutto l’accaduto.