Vaccini e vaccinazioni
I vaccini sono costituiti da una piccola quantità di virus o batteri “attenuati”, ossia vivi ma modificati in modo da
non essere più attivi o aggressivi, oppure addirittura “inattivati” e dunque non più in grado di causare malattia, che
viene iniettato in un individuo per indurre l'organismo a produrre anticorpi specifici che ne assicurino un'immunità
attiva.
E perché si chiama vaccino?
In origine il termine designava il vaiolo dei bovini, o vaiolo vaccino. Fu l’inglese Edward Jenner a scoprire come il virus del vaiolo vaccino fosse in grado di proteggere
da quello umano, molto più grave. Il vaiolo è una delle più gravi malattie infettive; si manifesta sulla pelle con la formazione di piccole vesciche che si trasformano in
pustole scure e che lasciano cicatrici permanenti. Per validare la sua impressione Jenner inoculò, tramite il fluido prelevato dalle pustole di una mucca malata, il vaiolo
vaccino in un bimbo di 8 anni. In questo modo Jenner diede valore scientifico alla tesi che l’infezione con la forma vaccina della malattia lieve per l’uomo conferisse
immunità al vaiolo umano.
Nel 1880, Louis Pasteur dimostrò con colture di microrganismi responsabili del colera dei polli che lo stesso principio era valido per instaurare la resistenza contro le
infezioni di colera nell’uomo e chiamò vaccino la coltura batterica.
Successivamente riuscì ad ottenere anche un vaccino contro il carbonchio, una malattia che colpisce gli animali domestici. Egli coltivò i batteri in laboratorio a
temperature superiori a quelle normalmente adoperate. Iniettando tali forme di batteri attenuati in pecore sane, esse non si ammalavano ma sviluppavano
un’immunità nei confronti delle forme virulente. In tal modo Pauster dimostrò che la vaccinazione poteva essere utilizzata anche contro altre malattie infettive.
Nel 1885 la rabbia era una malattia contagiosa che faceva centinaia di vittime. Il decorso della rabbia è terribile: infiammazione cerebrale, idrofobia, movimenti
incontrollati e violenti, paresi,
perdita di coscienza. Dopo anni di studi, nel 1885 e lavorando sui conigli, Pasteur ha ormai isolato il primo vaccino antirabbico: ha utilizzato il midollo infetto dei
conigli. Ma il vaccino non è testato sugli esseri umani: conosce l’enorme rischio che rappresenterebbe inoculare il vaccino in un uomo non ancora malato e causarne il
decesso. Ma, tre settimane dopo l’ultimo rifiuto di somministrare la sua medicina, arriva Joseph Meister. Joseph ha 9 anni ed è stato morso da un cane rabbioso:
presenta 14 ferite da morso. Un medico locale le ha cauterizzate. Pasteur consulta alcuni colleghi e tutti sono della sua stessa idea: è praticamente certo che Joseph
contrarrà la rabbia e ne morirà. Louis Pasteur inietta mezza siringa di midollo di coniglio conservato per 14 giorni nel corpo di Joseph Meister. Seguono quindi altre
12 iniezioni in 10 giorni; l’ultima iniezione contiene la forma più virulenta, in grado di uccidere un animale in soli 7 giorni. Ma Joseph Meister non muore: il bimbo
sopravvive e non sviluppò mai la rabbia: quella prima terapia antirabbica funzionò.
I vaccini sono lo strumento di prevenzione più efficace nei confronti di malattie gravi e a volte mortali. Ci hanno permesso di sconfiggere malattie devastanti.