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Tipologia: Appunti
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Welfare State = stato del benessere, in italiano Stato sociale → non si interessa solo di chi ha già i mezzi per avere una vita dignitosa, ma si cura anche di coloro che sono più deboli. Ha l’obiettivo di garantire benessere e una vita dignitosa a tutti , soprattutto per coloro che non dispongono i mezzi. Welfare / benessere = obiettivo, Sociale = per tutti.
Politics ≠ Policy Politics = tutto ciò che riguarda il sistema politico Policy / “politiche pubbliche” = programmi d’azione e interventi attuati da autorità pubbliche in relazione a un problema di rilevanza collettiva. E’ l’attività di governo. Il welfare rientra qui dentro, è composto da politiche pubbliche che hanno un obiettivo sociale.
Politiche sociali Le politiche sociali rappresentano quella parte di politiche pubbliche che, con l’obiettivo di risolvere i problemi e raggiungere obiettivi di carattere sociale , hanno a che fare con il benessere dei cittadini → ovvero le condizioni di vita degli individui, le risorse, le opportunità nelle varie fasi della loro esistenza. Lo Stato del benessere ha come obiettivo anche la garanzia di “sicurezza sociale” → aiuta i cittadini nei momenti di difficoltà, li proteggi. Assicura certi standard di reddito, alimentazione, salute, sicurezza fisica, istruzione e abitazione. Il Welfare ha due aspetti: da un lato da, aiuta, fa star bene e dall’altro protegge, aiuta. Aiuto per migliorare, protezione dalla “caduta”.
Welfare State = l’intervento dello Stato impegnato a modificare le forze sociali di mercato allo scopo di realizzare una più ampia uguaglianza sociale. E’ il frutto dell’idea di “cittadinanza sociale” ( Marshall) come completamento di quella civile e politica.
Harold Wilenski L’essenza del Welfare risiede nella protezione da parte dello Stato di standard minimi di reddito, alimentazione, salute e sicurezza fisica, istruzione e abitazione, garantiti ad ogni cittadino come diritto politico.
Maurizio Ferrero ( uno dei massimi sociologi italiani) Il Welfare è un sistema di politiche sociali che predispongono interventi che forniscono protezione sotto forma di assistenza, assicurazione e sicurezza sociale, introducendo specifici diritti sociali e doveri di contribuzione finanziaria.
ORIGINI del Welfare State I sistemi di Welfare State nascono in Europa tra l’ ‘800 e ‘900, parallelamente con la nascita dello Stato moderno , a seguito dei problemi sociali derivati dall’industrializzazione e dell'inurbamento di grandi masse di popolazione. → Nasce quindi come risposta alla nuova configurazione di rischi e bisogni generati dal processo di modernizzazione.
Il vero e proprio Welfare però, nasce nei primi anni del dopoguerra. Esso è legato alla riflessione dell’economista e sociologo inglese William Henry Beveridge e al rapporto della commissione da lui presieduta.
ATTORI del Welfare L’analisi sociologica del Welfare State parte dall’analisi degli attori del Welfare: ● Stato ● Mercato (mercato del lavoro) ● Famiglia ● Terzo settore Sono rappresentati sotto forma di diamante - il diamante del Welfare , che mette in relazione i 4 attori del Welfare. A seconda del peso specifico degli attori il diamante assumerà forme diverse. Welfare mix = diversi regimi / sistemi di welfare.
Gli attori agiscono secondo logiche e principi differenti: ● Famiglia = reciprocità - logica tipica del Terzo settore ● Stato = redistribuzione - chi ha di più da di più, chi ha di meno da di meno e poi lo Stato ● Mercato = rapporti monetari - basata sul profitto Fanno riferimento a Karl Polanyi , storico dell’economia, classifica le forme di scambio economico secondo tre modelli:
MODELLI di Welfare Titmuss elabora 3 modelli di Welfare che sono frutto di un’evoluzione storica (analisi valutativa):
Riconosce ai cittadini i diritti minimi in termine di protezione sociale, protezioni sociali limitate e poco generose. Individuazione ristretta dei destinatari ( bisognosi, poveri). Riduzione minima dei compiti dello Stato = promozione e incoraggiamento del ricorso al mercato, individualizzazione dei rischi. 2. Predominanza di schemi assicurativi pubblici collegati alla posizione occupazionale. Formule di computo delle prestazioni legate ai contributi e/o alle retribuzioni. Individuazione dei destinatari in base alla posizione occupazionale, in particolare capofamiglia. Ampia estensione del ruolo dello Stato, enfasi sulla sussidiarietà dell’intervento pubblico in alcuni ambiti: lo Stato interviene solo se i bisogni non trovano risposta a livello individuale, familiare e di associazioni intermedie.
Esiti del regime di welfare ● Demercificazione = indica quanto riesce ad attenuare la dipendenza dal mercato, consentendo agli individui di disporre di risorse e opportunità anche senza avere un reddito da lavoro. ● Defamilizzazione = indica quanto riesce ad attenuare la dipendenza dalla famiglia, consentendo agli individui di disporre di risorse e opportunità anche a prescindere dalla solidarietà e dagli obblighi familiari e parentali. ● Destratificazione = indica il grado in cui riesce a contrastare e ridurre le disuguaglianze basate sullo status occupazionale o sulla classe sociale. Maurizio Ferrera - Il modello mediterraneo = Spagna, Portogallo, Grecia e Italia. I Paesi dell’ Europa meridionale rappresentano una variante del modello conservatore - corporativo che fa caso a sé in ragione di alcune mancate peculiarità. ● Regolazione del mercato del lavoro fortemente dualistica ● Centralità del ruolo della famiglia e della rete di solidarietà parentale (famiglia considerata come una risorsa) ● Servizio sanitario universalistico Successivamente, Ferrera semplifica le tipologie di Welfare a seconda della tipologia di “copertura” adottata:
CRISI DEL WELFARE STATE
A partire dagli anni ‘80, con il calo dei tassi di crescita e la contrazione dell’economia, è diventato difficile “alimentare” il sistema di Welfare State. C’è stato un aumento importante del debito pubblico. C’è stata una trasformazione dell’economia da post- industriale a post - fordista. Modificazione dell'istituto familiare e l’ingresso della donna nel mondo del lavoro, dall’altra parte si è modificata la demografia del paese ( calo delle nascite e aumento delle persone anziane). Aspettative sempre crescenti per il sistema → costi sempre più alti e insostenibili. Con la globalizzazione, lo Stato perde la sua centralità, è diventato sempre più irrilevante e incapace di sostenere il sistema di Welfare. Nasce la richiesta dell’introduzione del quarto attore = TERZO SETTORE: Serie di organizzazioni economiche denominate OPS → Organizzazioni del Privato Sociale, nate per rispondere alla domanda dei bisogni che ne lo Stato né il mercato riescono a soddisfare. E’ intermedio tra il mercato e lo Stato: è privato ma non con finalità privatistiche. E’ molto vario al suo interno, non solo volontariato, rientrano anche corporative, associazioni, banche etiche. Il ruolo del terzo settore va ad individuare differenti modelli di regolazione del sistema assistenziale. I due modelli estremi sono: ● Modello dell’accreditamento → basato sul principio di sussidiarietà , è il pubblico che ha la dominanza pubblica e il terzo settore è un “delegato - mero esecutore” ● Modello della negoziazione → basato sul principio di integrazione , il terzo settore è coinvolto nei processi decisionali. Tutti gli attori sono sullo stesso piano. Il principio di sussidiarietà ha due modalità di espressione:
Stefano Zamagni - sussidiarietà circolare E’ un economista fondatore della economia civile = teoria economica differente da quella predominante. La differenza della sussidiarietà circolare è il dialogo tra i diversi attori → prevede che tra l’ente pubblico, le imprese sociali e il mondo civile si crei un rapporto trilaterale in cui ognuno conferisce informazioni, conoscenze o risorse per definire dei servizi. Questi attori non solo dialogano tra di loro, ma progettano e gestiscono insieme tutta una serie di servizi nell’ambito del welfare.
E’ un intervento gratuito rivolto al benessere collettivo , si fonda su una garanzia delle finalità solidaristiche e attraverso una modalità solidale. Caratteristiche:
Mondo vitale = in esso emergono le strategie individuali, la spontaneità e la relazionalità. E’ caratterizzato dalla razionalità dell’agire comunicativo, in cui appaiono i valori della comunità e le sue tradizioni, in cui parlante ed ascoltatore si incontrano. Tra i due vige un rapporto conflittuale: ➢ Il sistema si è reso indipendente rispetto al mondo vitale, entrando poi in conflitto con esso: cercando di intromettersi nel mondo della vita, il sistema ne minaccia l’esistenza. ➢ Il potere e il denaro ( che caratterizzano il sistema) sono privi di potenziale comunicativo e tenendo ad azzerare la comunicazione, creando dipendenza, passività e subalternità.
Achille Ardigò La mobilitazione della comunità per mantenere in vita lo spazio comunicativo da cui ha origine il senso della relazionalità è un processo di cura di immenso valore che il mondo della vita rivolge nei suoi stessi confronti, in forma riflessiva. E’ in primo luogo uno spazio di confronto e di progettazione , in cui si esprime una razionalità in grado di realizzare i servizi necessari affinché la vita sociale possa aver luogo in modo continuo, provvedendo al fabbisogno di cura dei cittadini. Il mondo vitale possiede una capacità autonoma di cura: diventa un soggetto in grado di esprimere una serie di soluzioni alle proprie necessità secondo i principi della caring society. Nuova era della politica dei servizi , la cui efficacia dipende dalla costruzione di nuove reti relazionali, gestite direttamente dalle forze presenti nella comunità, collocandosi in posizione intermedia fra i poteri residuali dello Stato e le influenze del mercato globale.
Pierpaolo Donati - Welfare relazionale Si passa al modello LIB - LAB: Lib eral (basato sul mercato e l’iniziativa privata)e Lab urist (controllato dalla politica). Attraverso l’apertura di un spazio intermedio tra Stato e mercato si è dato l’avvio ad un ripensamento del livello meso, che appartiene al mondo vitale delle relazioni. I bisogni fondamentali espressi dalla comunità vengono affrontati considerando:
BENI RELAZIONALI Sono beni immateriali che possono essere prodotti e fruiti soltanto assieme dai partecipanti.
Non sono aggregati di interesse, e non sono indivisibili. Ognuno trae da essi un beneficio che non potrebbe ottenere altrimenti, né da solo.
SOCIALE Lo spazio intermedio tra privato e pubblico, non è il luogo dell’interesse individuale (tipico del privato) né dell’impersonale (tipico del pubblico), ma il suo bene principale consiste nella socievolezza , tipico bene relazionale.
★ Capitale umano = come il capitale monetario, l’essere umano è portatore di conoscenze, esperienze (capitale immateriale) che possono essere investite per produrre profitto. E’ un concetto che deriva dall’analisi di una scuola economica.
Concezioni generali del CAPITALE SOCIALE Deriva dall’analisi di una scuola sociologica. ➢ A livello micro , secondo Pierre Bourdieu , il capitale sociale è costituito dall’insieme di risorse alle quali l’individuo può accedere, tramite le sue conoscenze personali. Quindi, il capitale sociale è una proprietà individuale ed esclusiva, è dato dalla somma del capitale economico ed umano di tutti i soggetti che si è in grado di mobilitare a proprio vantaggio. ➢ A livello macro, secondo Robert Putnam, il capitale sociale è dato dalle norme, dalla fiducia reciproca, dal senso di appartenenza, dall’impegno civico di una società. In questo caso è un bene collettivo di cui tutti si avvantaggiano ma nessuno si può appropriare. Facilita il funzionamento delle istituzioni.
Pierpaolo Donati - Beni relazionali e capitale Ha scritto il Capitale sociale degli italiani. Il capitale sociale è costituito da beni immateriali: fiducia, spirito civico, solidarietà, buone norme, propensione alla vita associativa. Approccio relazionale al capitale sociale, comprende: ● Capitale sociale primario = famiglia, reti informali primarie tra familiari, parenti, vicini e amici. ● Capitale sociale secondario = associazioni della società civile, servizi reti civiche, istituzioni). Il c.s. agisce sulla fiducia , un tipico valore di scambio simbolico. Esso genera beni relazionali che presuppongono lo scambio reciproco del dono. Le relazioni hanno un valore positivo nel momento in cui sono occasioni di cooperazione e solidarietà reciproca: esprimono una riflessività poiché si sviluppano entro un sistema in cui ogni interazione positiva provoca una valorizzazione dell’insieme nel suo complesso. Quanto più le relazioni sono sinergiche maggiore sarà il valore sociale aggiunto.
Identità sociologica del terzo settore Fenomeno sociale particolare, produce beni relazionali (né pubblici, né privati), crea solidarietà nel tessuto primario e secondario della società.