matematica e il ddl, Essays (high school) of Mathematics

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Typology: Essays (high school)

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IL TEMPO E IL LIMITE
STORIA
LA PRIMA GUERRA MONDIALE – FILM 1917
Il pretesto della Grande Guerra fu l’assassinio dell’arciduca d’Asburgo, erede al
trono d’Austria, a Sarajevo ad opera di un’organizzazione serba. L’Austria dichiarò
guerra alla Serbia e così iniziò la Prima guerra mondiale. In realtà le reali cause di
questa guerra, che da conflitto locale si è trasformato in conflitto mondiale, erano il
nazionalismo e il militarismo che si erano diffusi in Germania e in Europa e che
avevano causato rivalità fra popoli. Vennero utilizzate nuove armi come aerei, cari
armati. Le nazioni si divisero in Triplice Intesa, formata dalla Russia, Francia e Gran
Bretagna e la Triplice Alleanza, formata da Germania, Austria e Italia che all’inizio
rimase neutrale. Tutti immaginavano che si trattasse di una “guerra lampo” che
sarebbe durata poche settimane, in quanto i piani tedeschi prevedevano di
sconfiggere la Francia in sei settimane. Ma l’esercito francese riuscì a bloccare i
tedeschi sul fiume Marna e la guerra diventò di posizione e di logoramento. Quindi,
vennero create le trincee ossia dei luoghi dove i soldati si riparavano dai
bombardamenti dei nemici. L’Italia entrò in guerra presa da un forte spirito
patriottico e con l’unico obiettivo di recuperare quelle terre in mano agli austriaci e
che erano considerate legittimamente appartenenti all’Italia come scritto nel Patto
di Londra stipulato con la Triplice Intesa. L’Italia fu sconfitta a Caporetto ma riuscì a
reagire grazie ad Armando Diaz. Determinante per l’esito finale fu l’entrata in guerra
degli Stati Uniti. La guerra si concluse nel 1918 quando la Germania depose le armi e
firmò l’armistizio. La guerra fu vinta dalla Triplice Intesa alla quale si aggiunsero Italia
e Stati Uniti,. Anche il servizio di vettovagliamento in guerra ebbe un’ importanza
fondamentale e si potrebbe dire che vinse la guerra chi ebbe più cibo perché
tedeschi e austro-ungarici finirono per patire la fame.
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IL TEMPO E IL LIMITE

STORIA

LA PRIMA GUERRA MONDIALE – FILM 1917

Il pretesto della Grande Guerra fu l’assassinio dell’arciduca d’Asburgo, erede al trono d’Austria, a Sarajevo ad opera di un’organizzazione serba. L’Austria dichiarò guerra alla Serbia e così iniziò la Prima guerra mondiale. In realtà le reali cause di questa guerra, che da conflitto locale si è trasformato in conflitto mondiale, erano il nazionalismo e il militarismo che si erano diffusi in Germania e in Europa e che avevano causato rivalità fra popoli. Vennero utilizzate nuove armi come aerei, cari armati. Le nazioni si divisero in Triplice Intesa, formata dalla Russia, Francia e Gran Bretagna e la Triplice Alleanza, formata da Germania, Austria e Italia che all’inizio rimase neutrale. Tutti immaginavano che si trattasse di una “guerra lampo” che sarebbe durata poche settimane, in quanto i piani tedeschi prevedevano di sconfiggere la Francia in sei settimane. Ma l’esercito francese riuscì a bloccare i tedeschi sul fiume Marna e la guerra diventò di posizione e di logoramento. Quindi, vennero create le trincee ossia dei luoghi dove i soldati si riparavano dai bombardamenti dei nemici. L’Italia entrò in guerra presa da un forte spirito patriottico e con l’unico obiettivo di recuperare quelle terre in mano agli austriaci e che erano considerate legittimamente appartenenti all’Italia come scritto nel Patto di Londra stipulato con la Triplice Intesa. L’Italia fu sconfitta a Caporetto ma riuscì a reagire grazie ad Armando Diaz. Determinante per l’esito finale fu l’entrata in guerra degli Stati Uniti. La guerra si concluse nel 1918 quando la Germania depose le armi e firmò l’armistizio. La guerra fu vinta dalla Triplice Intesa alla quale si aggiunsero Italia e Stati Uniti,. Anche il servizio di vettovagliamento in guerra ebbe un’ importanza fondamentale e si potrebbe dire che vinse la guerra chi ebbe più cibo perché tedeschi e austro-ungarici finirono per patire la fame.

SILLABO E RERUM NOVARUM

SILLABO – Il papa Pio IX emanò il Sillabo, un documento con il quale condanna la cultura moderna e lo Stato liberale e proibisce ai cattolici di partecipare alla vita politica dei propri paesi. Questo documento suscitò sdegno in tutta Europa. Inoltre indebolì i poteri dei vescovi. RERUM NOVARUM – L’atteggiamento di Leone XIII fu ben diverso da quello del suo predecessore. Emanò un’enciclica Rerum Novarum, ossia una vera e propria carta cristiana del lavoro. Il papa indicò ai cattolici il comportamento giusto nella società della seconda rivoluzione industriale. I lavoratori dovevano rispettare le gerarchie sociali e non potevano scioperare, in cambio gli imprenditori dovevano tutelare i lavoratori, permettendo loro di lavorare in dignitose condizioni e di avere salari equi. L’obiettivo di questo papa era porre fine allo sfruttamento e alla miseria.

NIETZSCHE

L’eterno ritorno dell’eguale «Tutte le cose diritte mentono, borbottò sprezzante il nano. Ogni verità è ricurva, il tempo stesso è un circolo». […] Guarda, continuai, questo attimo! Da questa porta carraia che si chiama attimo, comincia all’indietro una via lunga, eterna: dietro di noi è un’eternità. Ognuna delle cose che possono camminare, non dovrà forse avere già percorso una volta questa via? Non dovrà ognuna delle cose che possono accadere, già essere accaduta, fatta, trascorsa una volta? E se tutto è già esistito: che pensi, o nano, di questo attimo? Non deve anche questa porta carraia – esserci già stata? E tutte le cose non sono forse annodate saldamente l’una all’altra, in modo tale che questo attimo trae dietro di sé tutte le cose avvenire? Dunque – – anche se stesso? Infatti, ognuna delle cose che possono camminare: anche in questa lunga via al di fuori – deve camminare ancora una volta! E questo ragno che indugia strisciando al chiaro di luna, e persino questo chiaro di luna e io e tu bisbiglianti a questa porta, di cose eterne bisbiglianti – non dobbiamo tutti esserci stati un’altra volta? – e ritornare a camminare in quell’altra via al di fuori, davanti a noi, in questa lunga orrida via – non dobbiamo ritornare in eterno?». (Friedrich Nietzsche, «La visione e l’enigma», in Così parlò Zarathustra)

Non è più qualcosa di pensato, ma è qualcosa di vissuto. Non è più una relazione, ma è qualcosa di assoluto. […] L’universo dura. Quanto più approfondiremo la natura del tempo, tanto meglio comprenderemo che durata significa invenzione, creazione di forme, elaborazione continua dell’assolutamente nuovo. “ (Henri Bergson, L’evoluzione creatrice, trad. it. di F. Polidori, Raffaello Cortina, Milano 2002) Bergson tratta la distinzione tra tempo della scienza e tempo della vita. Il tempo della scienza è formato da istanti che si differenziano solo quantitativamente mentre il tempo della vita è fatto di istanti che si differenziano qualitativamente, infatti nel linguaggio comune si dice che cinque minuti possono sembrare un’eternità. Il tempo della scienza è reversibile, in quanto un esperimento può essere ripetuto più volte, invece il tempo vissuto è irripetibile. Il tempo della scienza è formato da momenti differenti l’uno dall’altro, invece il tempo vissuto è formato da momenti che si sommano fra di loro. Quindi, il tempo della scienza è qualcosa di esteriore, astratto, spazializzato, invece il tempo vissuto è qualcosa di interiore, di concreto e si identifica con la durata, vista come una corrente fluida in cui tutto è nuovo e conservato. Però senza coscienza non può essere nessun tempo, nemmeno quello della scienza, in quanto è la coscienza stessa a collegare i vari elementi.

SPAGNOLO

BUERO VALLEJO – HISTORIA DE UNA ESCALERA

Con Historia de una escalera se inaugura una nueva etapa del teatro español por la evasión y la falsificación de la realidad. La acción se situa en la escalera de una modesta casa de vecinos. A lo largo de treinta años por esta escalera saben y bajan tres generaciones con los mismos sueños, preocuoaciones, esperanzas…El final queda abierto porque el teatro debe inquietar sin dar soluciones..no se sabe si los hijos superarán las limitaciones del ambiente o si perderán como sus padres.

GARCÍA MÁRQUEZ – CIEN ANOS DE SOLEDAD

Es la historia de una familia, de siete generaciones. Los fundadores de la familia Buendía son Ursula y José fundadores del pueblo de Macondo. En la obra se narra el establecimiento de la familia en Macondo, la vida politica y social de Macondo y la decadencia de la familia. En la obra está la fusión entre lo real y sobrenatural con personajes que vuelven de la muerte, visiones mágicas…hay referencias a la historia de Colombia porque este pueblo representa las ciudades de Hispanoamérica. La soledad, es el tema principal, todos los personajes sfren la soledad, una soledad interior producida por la incapacidad de amar y por los prejuicios. El mensaje de la obra es: el hombre vive y muere solo. El tiempo es ciclico porque las histias de las generaciones se parecen y se repiten.