Russian Language I.., Study notes of Russian Culture

Russian Culture and history.....

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1) CIRILLO E METODIO
- Conosciuti anche come i Santi Fratelli o Apostoli degli Slavi, per ricostruire la loro
vicenda in Grande Moravia abbiamo a disposizione una serie di testimonianze,
trasmesse in diverse lingue (slavo, latino, greco):
1. “La vita di Costantino” – compilata tra la morte di Cirillo e del fratello Metodio.
È attestata da circa 60 codici. Si tratta di un racconto agiografico che è stato
diviso in 18 capitoli, che ripercorre le tappe principali della vita del
protagonista, dall’infanzia fino alla morte. Si prefigge di illustrare il suo ruolo di
educatore e maestro degli slavi, facendo ricordo anche a citazioni bibliche
(“Lettere di San Paolo”). Pur essendo anonima, si suppone sia stata scritta dal
fratello Metodio.
2. “La vita di Metodio” – scritta probabilmente nel periodo compreso tra la sua
morte nell’885 e la conquista ungara della Moravia nel 905, è un testo breve ma
complesso, e contiene la testimonianza dell’USPENSKIJ SBORNIK. Si articola
in 17 capitoli, che ripercorrono la vita del protagonista dagli anni della sua
formazione fino alla morte.
Questi due testi rappresentano le opere più estese e significative, e si presentano
nella forma di racconti agiografici.
- LETTERATURA AGIOGRAFICA
Si intendono le fonti propriamente narrative dedicate al culto dei santi, sviluppatesi
a partire dai primi secoli del cristianesimo: atti e passioni dei martiri, vite e miracoli
dei santi, racconti d’invenzione o di traslazione delle reliquie:
1. ACTA e PASSIONES – sono in genere resoconti storicamente attendibili.
2. VITAE – genere più complesso, narra le tappe principali della biografia del
personaggio. Gli agiografi supplivano alla carenza di informazioni con notizie
non necessariamente attestate, per questo motivo devono essere lette con
attenzione.
L’agiografia slava ecclesiastica si sviluppo con le traduzioni dal greco delle vite dei
santi, ma fin dall’inizio vide fiorire opere originali che costituiscono una delle
espressioni più significative della civiltà letteraria slava fino al XVII secolo.
- LA FORMAZIONE DI COSTANTINO
Si può stabilire che fosse nato a Salonicco, in Tessalonica, nell’827. Era dunque
originario della seconda città dell’Impero Romano d’Oriente, rimasta per lungo
tempo legata al mondo latino.
Secondo la Vita, Costantino era cresciuto nella famiglia di un alto funzionario
bizantino. Il riferimento a “sette figlipotrebbe essere semplicemente un topos, un
luogo comune, che sottolineava la benevolenza divina.
Per la ricostruzione dell’ambiente storico in cui si formò, assume particolare rilievo
il racconto del sognò di Costantino. Ne riportiamo integralmente il passo:
“Quando il fanciullo ebbe sette anni, ebbe in sogno una visione e la raccontò al
padre e alla madre, dicendo: “Lo stratega, dopo aver radunato tutte le fanciulle
della nostra città, mi ha detto: scegliti tra loro chi vuoi per consorte, per tuo aiuto e
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1) CIRILLO E METODIO

  • Conosciuti anche come i Santi Fratelli o Apostoli degli Slavi, per ricostruire la loro vicenda in Grande Moravia abbiamo a disposizione una serie di testimonianze, trasmesse in diverse lingue (slavo, latino, greco):
    1. “La vita di Costantino” – compilata tra la morte di Cirillo e del fratello Metodio. È attestata da circa 60 codici. Si tratta di un racconto agiografico che è stato diviso in 18 capitoli, che ripercorre le tappe principali della vita del protagonista, dall’infanzia fino alla morte. Si prefigge di illustrare il suo ruolo di educatore e maestro degli slavi, facendo ricordo anche a citazioni bibliche (“Lettere di San Paolo”). Pur essendo anonima, si suppone sia stata scritta dal fratello Metodio.
    2. “La vita di Metodio” – scritta probabilmente nel periodo compreso tra la sua morte nell’885 e la conquista ungara della Moravia nel 905, è un testo breve ma complesso, e contiene la testimonianza dell’USPENSKIJ SBORNIK. Si articola in 17 capitoli, che ripercorrono la vita del protagonista dagli anni della sua formazione fino alla morte. Questi due testi rappresentano le opere più estese e significative, e si presentano nella forma di racconti agiografici.
  • LETTERATURA AGIOGRAFICA Si intendono le fonti propriamente narrative dedicate al culto dei santi, sviluppatesi a partire dai primi secoli del cristianesimo: atti e passioni dei martiri, vite e miracoli dei santi, racconti d’invenzione o di traslazione delle reliquie:
    1. ACTA e PASSIONES – sono in genere resoconti storicamente attendibili.
    2. VITAE – genere più complesso, narra le tappe principali della biografia del personaggio. Gli agiografi supplivano alla carenza di informazioni con notizie non necessariamente attestate, per questo motivo devono essere lette con attenzione. L’agiografia slava ecclesiastica si sviluppo con le traduzioni dal greco delle vite dei santi, ma fin dall’inizio vide fiorire opere originali che costituiscono una delle espressioni più significative della civiltà letteraria slava fino al XVII secolo.
  • LA FORMAZIONE DI COSTANTINO Si può stabilire che fosse nato a Salonicco, in Tessalonica, nell’827. Era dunque originario della seconda città dell’Impero Romano d’Oriente, rimasta per lungo tempo legata al mondo latino. Secondo la Vita, Costantino era cresciuto nella famiglia di un alto funzionario bizantino. Il riferimento a “sette figli” potrebbe essere semplicemente un topos, un luogo comune, che sottolineava la benevolenza divina. Per la ricostruzione dell’ambiente storico in cui si formò, assume particolare rilievo il racconto del sognò di Costantino. Ne riportiamo integralmente il passo: “Quando il fanciullo ebbe sette anni, ebbe in sogno una visione e la raccontò al padre e alla madre, dicendo: “Lo stratega, dopo aver radunato tutte le fanciulle della nostra città, mi ha detto: scegliti tra loro chi vuoi per consorte, per tuo aiuto e

compagna. Dopo averle guardate e osservate tutte, vidi una che era la più bella fra tutte, con il volto luminoso e ben adorna di collane d’oro, di perle e di ogni bellezza: il suo nome era Sofia, che vuol dire sapienza, e scelsi quella”.” In un racconto ispirato a citazioni bibliche, la scelta della moglie da parte di Costantino-Cirillo viene rappresentata simbolicamente attraverso una principessa adornata di gioielli, che incarnano le virtù. Questo episodio anticipa il suo destino e il suo ruolo culturale come filosofo. Viene poi raccontata la sua formazione a Costantinopoli, dove ricevette un’educazione eccellente sotto grandi maestri, contribuendo alla sintesi tra cultura classica e cristiana nel mondo bizantino. Per comprendere quale fosse la concezione della filosofia che dominava allora nell’Accademia di Costantinopoli può essere utile un altro passo della Vita: “E una volta (il logoteta) gli chiese, dicendo: “Filosofo, vorrei sapere che cos’è la filosofia”. Egli allora con acuta intelligenza disse: “E’ la conoscenza delle realtà umane e divine, per quanto l’uomo possa avvicinarsi a Dio, per insegnare all’uomo con l’azione a essere secondo l’immagine e la somiglianza di chi lo ha creato”. La prima parte è di origine classica e riflette la metafisica platonica: “la conoscenza delle realtà umane e divine, per quanto l’uomo possa avvicinarsi a Dio” definisce l’oggetto della filosofia, ponendo il problema dei limiti della ragione e dell’inattingibilità di Dio. La seconda parte, invece, è di origine biblica, dal libro della Genesi, e introduce la concezione creazionistica cristiana, secondo la quale l’uomo, che è creato a immagine di Dio, può raggiungere la somiglianza con Dio attraverso un percorso etico che rispetti il fondamento antropologico dell’uomo. Si tratta, dunque, di una sintesi ardita tra filosofia antica e pensiero giudaico. Il logoteta offriva a Costantino una carriera all’interno della burocrazia imperiale, ma la sua passione per la filosofia lo spingeva a intraprendere una strada diversa: quella degli studi e del cammino di perfezionamento, allora destinato ai monaci. Proprio presso un monastero Costantino si rifugiò per sfuggire alla carriera politica, ma i messi imperiali lo convinsero a tornare nella capitale, offrendogli la possibilità di insegnare la filosofia nell’Accademia di Costantinopoli. Costantino-Cirillo partecipò a dispute teologiche per difendere l’ortodossia. In una di queste si confrontò con Giovanni VII, sostenitore dell’iconoclastia. Alla domanda sul perché si venerino le icone ma non una croce spezzata, rispose che un’immagine mantiene significato solo se integra: quando è frammentata perde la sua forma e quindi il suo valore rappresentativo. Da qui emerge l’idea che l’immagine esista nel rapporto tra forma e significato: solo l’unità degli elementi permette di rappresentare pienamente ciò che si vuole esprimere. Questa concezione anticipa, in modo simile, teorie moderne come quelle di Ejzenštejn sul montaggio, dove il senso nasce dall’organizzazione delle parti in un insieme coerente.

  • LE MISSIONI DIPLOMATICHE Avevano lo scopo di creare rapporti politici di pacifica convivenza che superassero lo stato di belligeranza e garantissero attraverso un sistema di alleanze la difesa dell’impero. Cirillo e Metodio furono coinvolti in 3 missioni:

concreto della nuova politica di dialogo: Costantino le avrebbe portate con sé come segno di riconciliazione tra le due antiche sedi patriarcali. Rimaneva solo un punto assai delicato da stabilire: Costantino obiettò che andare a predicare in slavo in un ambiente germanico sarebbe stato estremamente pericoloso. Bisognava avere una documentazione scritta che allontanasse qualunque equivoco; ma, gli slavi non possedevano alcuna cultura scritta. Prima della partenza, dunque, il lavoro principale della missione consistette nell’elaborazione di un alfabeto per gli slavi che prese il nome di alfabeto glagolitico

  1. L’ALFABETO CIRILLICO MODERNO: I GRAFEMI Quando si apprende una lingua, è indispensabile conoscerne il sistema dei suoni, giacché questo non coincide mai col sistema grafico. Noi scriviamo delle lettere, ma pronunciamo dei suoni: una parola che ci è nota nella scrittura può riuscirci incomprensibile quando la sentiamo pronunciare per la prima volta nel discorso. ESEMPIO; окно – окна, se non si conoscono le regole dell’accendo e della riduzione delle vocali atone, si possono non riconoscere queste parole nel discorso, pur conoscendo la grafia e la traduzione. ESEMPIO 2; е, е, ю, я, a volte indicano un solo suono, a volte due, secondo la loro posizione nella parola. L’alfabeto russo possiede 33 lettere, tuttavia esistono più suoni che lettere. I suoni si dividono in vocali e consonanti: con la voce si producono le vocali (aria espulsa dai polmoni, fa vibrare le corde vocali senza alcun ostacolo), senza la partecipazione della voce (ostacoli per l’aria) si producono le consonanti sorde (п, ф, c).
  2. PROBLEMA DELLA TRASLITTERAZIONE DEI CARATTERI CIRILLICI
  • LA NORMA ISO9 - marzo, 2005 – pubblicazione della traduzione italiana dell’edizione del febbraio 1995 della Norma ISO9: “Transliteration of Cyrillic characters into Latin characters. Slavic and non-Slavic Languages” che propone un sistema per la traslitterazione in caratteri latini della grafia cirillica usata da alcune lingue sia slave che non slave.

È composta da tre prospetti numerati progressivamente e corredata da quattro appendici contrassegnate da lettere dell’alfabeto:

  1. PROSPETTO 1 (APPENDICE A); traslitterazione dei caratteri cirillici slavi.
  2. PROSPETTO 2 (APPENDICE A); caratteri cirillici slavi usati da alcune comunità che risiedono oltre i confini dei propri Paesi di origine.
  3. PROSPETTO 3 (APPENDICE B); caratteri cirillici usati negli alfabeti di lingue non slave.
  • +APPENDICE C; elenco delle lingue a cui si applica il prospetto 3.
  • +APPENDICE D; presentazione di una bibliografia essenziale che fa riferimento a tre norme ISO:
  1. ISO/IEC 646/1991 information technology.
  2. ISO 7-bit coded character set for information interchange.
  3. ISO 5426:1983 Extension of the Latin alphabet coded character set for bibliographic information interchange.
  • I principi generali di conversione dei sistemi di scrittura, presentati nella norma, prevedono che “le parole di una lingua, scritte sulla base di un dato alfabeto (il sistema convertito), talvolta devono essere rese con un sistema differente (il sistema di conversione) usato normalmente per una lingua diversa. […] I due metodi di base di conversione di un sistema di scrittura sono la traslitterazione e la trascrizione:
  1. TRASLITTERAZIONE; rappresentazione dei caratteri di un sistema di scrittura alfabetico o sillabico con i caratteri dell’alfabeto di conversione. Dovrebbe essere effettuata carattere per carattere, se il numero di caratteri utilizzato nel sistema di conversione è minore del numero del sistema convertito, è necessario usare dei diagrammi o dei segni diacritici.
  2. TRASCRIZIONE; processo grazie al quale la pronuncia di una data lingua viene resa col sistema di segni di una lingua di conversione, è necessariamente basato sulle convenzioni ortografiche della lingua di conversione.
  • Vi sono tre possibili livelli di conversione:
  1. TRASLITTERAZIONE RIGOROSA; si applicano, senza eccezioni, tutti i principi della traslitterazione. Consente, inoltre, una completa reversibilità.
  2. CONVERSIONE SEMPLIFICATA; può prevedere varianti nazionali o regionali.
  3. CONVERSIONE POPOLARE; “dovrebbe consentire che nomi stranieri identici vengano scritti in modo uniforme nei giornali di un dato paese”.
  • Le precedenti versioni di questa norma erano state pubblicate nel 1954, nel 1968, e nel 1986. Per quanto riguarda i prospetti, l’edizione del 1995 ripropone quella del 1986 che, però, presentava delle importanti novità rispetto a quella del 1968, soprattutto perché diventa prevalente il principio che a un carattere alfabetico cirillico corrisponda sempre un carattere traslitterato composto da un’unica lettera, indipendentemente dalla lingua di partenza.

- LA TRASCRIZIONE SCIENTIFICA

Nel sito della Biblioteca dell’Università dell’Arizona si trova una pagina dedicata a una cronologia della storia della traslitterazione delle lingue slave con alfabeto cirillico Le norme di catalogazione prussiane, pubblicate nel 1899, stabilirono per la prima volta l’adozione di un sistema basato sul croato, in cui erano previsti dei segni diacritici. Il principio di esemplare per la traslitterazione delle lingue slave sull’alfabeto croato derivava dalla semplice considerazione che questo alfabeto era nato per codificare in caratteri latini uno stesso alfabeto scritto in caratteri cirillici. In Italia, la trascrizione scientifica si è affermata in ambito accademico per impulso di Giovanni Maver, uno dei padri degli studi slavistici italiani, che l’aveva suggerita per la traslitterazione da utilizzare nelle voci dell’Enciclopedia Italiana: nella Prefazione dell’opera di

legge “Nella trascrizione di

lingue che adoperano

l’alfabeto latino, l’Enciclopedia

si attiene all’uso dominante

nelle pubblicazioni di carattere

scientifico. Nelle pubblicazioni

non speciali (giornali e riviste

di divulgazione) regna, com’è

noto, un disordine

deplorevole; dal quale certo non era possibile trarre veruna norma. È ben vero pure

che in non pochi domini di trascrizione: ma in tali casi l’Enciclopedia ha scelto,

dominio per dominio, quel sistema che è sembrato più ragionevole”.

4) L’ALFABETO GLAGOLITICO: A QUALI ALFABETI ESISTENTI SI E’

ISPIRATO COSTANTINO-CIRILLO?

  • Testimonianza dell’USPENSKIJ SBORNIK; La questione relativa all’origine

dell’alfabeto glagolitico potrebbe essere definita una questio diabolica della

slavistica. Le risposte che abbiamo non sono soddisfacenti, è quasi impossibile trovare una soluzione definitiva alla questione: ciò presupporrebbe la scoperta di nuove fonti storiche, il che non sembra probabile e non può essere oggetto di una ricerca mirata. Siamo costretti a cercare nuovi approcci, piuttosto che nuove fonti. Tutte le ipotesi riguardanti l’origine dell’alfabeto glagolitico hanno necessariamente un carattere ipotetico. Esistono due ipotesi contrastanti su questa questione:

  1. PALEOGRAFICA – Origine naturale: l’alfabeto risalirebbe ad uno precedente e più antico, o forse un’unificazione di diversi alfabeti antichi); in altre parole,

sarebbe un’elaborazione di un altro o più alfabeti. Tuttavia, non è stato possibile rintracciare alcuna radice storica. È vero, però, che in molti casi le lettere glagolitiche possono ricordare i grafemi di altri alfabeti; tuttavia, i segni simili non sono correlati né foneticamente, né hanno lo stesso valore numerico o simbolico: la somiglianza nella forma non è motivata, non è supportata a livello di sostanza e, di conseguenza, deve essere riconosciuta come casuale.

  1. IDEOGRAFICA – Origine artificiale per le lettere glagolitiche. Secondo questa ipotesi, le lettere glagolitiche erano per lo più composte da tre simboli di cristo: croce, cerchio (infinito e onnipotenza + “sol justitiae”, associato a Cristo), e triangolo (santa trinità). Quest’ipotesi è diventata sempre più popolare con gli studiosi, ma è necessario cercare ulteriori argomenti a sostegno della teoria, altrimenti potrebbe essere considerata una questione di fede che non può essere né provata né confutata. TESI:
    1. rappresentano la stessa figura, lo studioso Tschernochvostoff mise in relazione questo fatto con la forma abbreviata del nome di Gesù Questa idea è convincente e stimolante, ci permette di vedere nella forma abbreviata del nome di Cristo un significato teologico speciale che non è rivelato nelle corrispondenti forme greca e latina. Il nome di Gesù nella scrittura glagolitica costituisce un ciclo, un cerchio completo, e questo indica la parola di

Dio: “Io sono l’alfa e l’Omega, il principio e la fine”.

La rappresentazione glagolitica del nome di Cristo appare quindi come una sorta di ideogramma, che corrisponde visivamente, cioè ideograficamente, a ciò che Cristo dice di sé stesso nel Libro dell’Apocalisse.

  1. CLASSIFICAZIONI DELLE LINGUE SLAVE

o Русскии (111,5 млн человек) o Татарскии (4,07 млн человек) famiglia altaica o Чеченскии (1,64 млн человек) gruppo delle lingue caucasiche o Башкирскии (1,32 млн человек) imparentata con il turco (f. altaica)

  1. ETIMOLOGIE DEI TERMINI “RUS” E “ROS”
  1. RUS’ - Il termine rus’, da cui deriva l’aggettivo russkij, è interpretato in modo diverso. Nella più antica cronaca russa si dice che Rus’ è il nome con cui venicano chiamati i Variaghi: dai russi. Quindi, la fondazione dell’antico stato di Kiev sarebbe stata opera di guerrieri normanni, i cui discendenti furono presto assimilati dalla popolazione indigena, si tratta della teoria normannista. Secondo i normannisti, il nome Rus’ viene fatto risalire a ruotsi, antico nome finnico degli Svedesi che significa “enfatori”, “navigatori”. Alla tesi normannista ne fu contrapposta un’altra del tutto diversa; si sosteneva che la parola rus’ non derivava dal normanno ruotsi, bensì dal nome di una tribù primitiva, i roksolany. Per quanto riguarda l’etimologia, sono state avanzate varie ipotesi:
    • Idronimo Ros’, nome del fiume che si getta nel Dnepr a sud di Kiev.
    • Rusъ, rusyj, “dai capelli castani chiari”.
    • Variante dialettale di ros, nome di una popolazione slava che abitava la costa occidentale della Crimea. Significava “paese bianco”, essendo l’Occidente la parte più a lungo illuminata dal sole. I Russi sarebbero dunque coloro “che abitano a Occidente nella parte luminosa”
  1. FORESTERISMI
    • Si intendono le parole di origine straniera che, dopo la prima rivoluzione del XX secolo, entrano nel linguaggio comune russo. Da un lato, tale processo avvicina operai e contadini alla lingua letteraria, che cessa di essere custodita solo da determinati gruppi sociali: Демонстрация, революция, агитация, резолюция, делегат, республика, коалиция, федерация, империализм. Questo processo si arresta all’inizio degli anni Quaranta, durante il secondo conflitto mondiale.
  2. LA DIGLOSSIA La situazione linguistica dell'antica Rus' deve essere definita in termini linguistici non come situazione di bilinguismo russo/slavo ecclesiastico nel senso stretto del termine, ma piuttosto come situazione di diglossia russo/slavo ecclesiastico. La diglossia rappresenta quel modo di coesistenza di due sistemi linguistici all'interno di un unico collettivo linguistico in cui le funzioni di questi due sistemi si integrano a vicenda, corrispondendo alle funzioni di un'unica lingua in situazioni normali (non diglossiche). Si tratta inoltre della coesistenza di un sistema linguistico dotto, legato alla tradizione scritta (e in generale associato direttamente alla sfera di una speciale cultura dotta) e di un sistema non dotto, legato alla vita quotidiana.

10) GLAGOLITICO E CIRILLICO A CONFRONTO

l suo accento. RIDUZIONE DI SUONO Mentre le vocali toniche suonano nette e chiare, quelle atone suonano più brevi. Per esempio, nella parola хорошò, la prima vocale atona si pronuncia con un suono molto breve, la seconda sarà più pronunciata, la tonica più di tutte. Il mutamento delle vocali atone si chiama RIDUZIONE, le regole sono le seguenti:

  1. Nella prima sillaba pretonica alle lettere [a]e [o], corrisponde un suono che si pronuncia come una [a] più breve e meno articolata, che si indica con un triangolo senza base.
  2. In tutte le altre sillabe atone, in posizione pre- e postonica, alle lettere [a] e [o] corrisponde un suono ancora più breve e meno articolato, che in trascrizione fonetica si indica col segno [ъ].
  3. Nella prima sillaba pretonica dopo le consonanti palatalizzate, al posto delle lettere [e] e [я] si pronuncia un suono che sta a metà tra [и] ed [э] e che rappresentiamo in trascrizione fonetica con [и].
  4. Nelle altre sillabe atone, al posto di [e] e [я], si pronuncia un suono che sta a metà tra [и] ed [э], ma assai più breve del precedente, che indichiamo col segno [ь].
  5. Nella prima sillaba pretonica dopo le consonanti [ж], [ш], [ц], al posto di e si pronuncia una vocale che è a metà tra [ы] ed [э]. In trascrizione fonetica, essa viene indicata col segno [ы].
  1. In tutte le altre sillabe atone al posto di e dopo [ж], [ш], [ц] si pronuncia [ъ]. LE CONSONANTI. SONORITA’ E SORDITA’ DELLE CONSONANTI. NON PALATALIZZAZIONE E PALATALIZZAZIONE DELLE CONSONANTI. È possibile dividere le consonanti in due categorie distinte, sonore e sorde:
  2. SORDA – è detta la consonante che si produce solo con un rumore, senza la partecipazione della voce.
  3. SONORA – quella che viene prodotta insieme dal rumore e dalla voce. Nelle consonanti continue la voce prevale sul rumore. TAVOLA DELLE CONSONANTI SORDE E SONORE I suoni che formano coppia nel tratto sordità/sonorità si distinguono gli uni dagli altri solo per la presenza e assenza della voce nella loro pronuncia. Nel discorso i suoni che formano coppia possono passare dalla variante sonora alla sorda e viceversa, “perdendo” o “acquistando” la voce. Come le vocali subiscono alterazioni secondo che si trovino in posizione tonica o atona, e per influenza dei suoni vicini, così anche per le consonanti queste modifiche dipendono dalla posizione del suono nella parola e dalle consonanti vicine. Questo avviene attraverso alcune regole importanti:
  4. Le consonanti sonore si desonorizzano in fine di parola:
  5. Anche nel caso in cui la parola termina con segno debole ь, il suono finale si desonorizza ugualmente:

le regole di assimilazione inversa (dove le sorde diventano sonore davanti a consonanti sonore).

  • Le consonanti Л, М, Н, Р, Й: sono sonore, ma non si desonorizzano mai. Le consonanti sonore si distinguono dalle sorde in quanto che, nel pronunciarle, le corde vocali vibrano per tutta la durata dell’articolazione, producendo la voce. In russo l’opposizione sonora-sorda ha valore fonologico: L’opposizione fonologica sorda-sonora è assai frequente anche in italiano. Basta confrontare le seguenti coppie di parole: pollo/bollo, fino/vino, lecce/legge. In russo un piccolo numero di consonanti non forma coppia, non ha cioè la corrispondente sonora o sorda, in particolare, le consonanti non hanno le corrispondenti sonore: la russe differiscono in ciò dall’italiano, in cui la z e la c sorde nelle parole calza, circo, e la z e la g sonore nelle parole zona, giro. Le consonanti non hanno le corrispondenti sorde. Ricordiamo che in russo le consonanti sonore si desonorizzano in fine di parola e davanti alle consonanti sorde: E che le consonanti sorde, a loro volta, si sonorizzano davanti alle consonanti sonore: Ricordiamo anche che la c sorda, tuttavia, non si sonorizza mai davanti alle consonanti CONSONANTI NON PALATALIZZATE E PALATALIZZATE Le consonanti russe si dividono non solo in sonore e sorde, ma anche in non palatalizzate e palatalizzate. Nella pronuncia delle consonanti non palatalizzate la parte postero dorsale della lingua caratterizza l’articolazione della vocale [ы], perciò si può dire che le consonanti russe non palatalizzate hanno una colorazione verso [ы]. Le consonanti palatalizzate si distinguono dalle non palatalizzate per il fatto che nel pronunciarle si produce un’articolazione aggiuntiva: la parte mediodorsale della lingua si

solleva verso il palato, mentre tutto il corpo della lingua si sposta lievemente in avanti. Allo stesso tempo l’apice della lingua si abbassa. In trascrizione fonetica, la palatalizzazione si indica con un apice [‘] che segue immediatamente la consonante a cui si riferisce. La posizione della lingua nella pronuncia delle consonanti palatalizzate si avvicina alla posizione che assume la lingua nell’articolazione della vocale [и]. Tale posizione caratterizza l’articolazione di tutte le consonanti palatalizzate. Si deve prestare grande attenzione alla corretta articolazione delle consonanti non palatalizzate e palatalizzate, giacché quest’elemento serve spesso a distinguere il significato delle parole e le forme grammaticali. Le consonanti [ж], [ш], [ц] non sono mai palatalizzate, perché tradizionalmente dopo di esse si scrivono tradizionalmente le lettere [и], [е], [е] in questi casi si pronunciano [ы], [э], [о]. LE LETTERE ь E ъ Comunemente dette segno dolce e segno duro, non indicano un suono ma una variazione nella pronuncia. Dopo le consonanti e prima delle vocali dolci, indicano che tali lettere rappresentano due suoni (segni di separazione). Inoltre, ь indica che la consonante precedente di pronuncia palatalizzata, mentre ъ indica che la pronuncia è NON palatalizzata. Se ь si trova alla fine della parola, indica che la palatalizzazione della consonante precedente: COMBINAZIONI CON CONSONANTI CHE NON SI PRONUNCIANO

LA CONSONANTE Й

CLASSIFICAZIONE DELLE CONSONANTI

Secondo il modo dell’articolazione, le consonanti si dividono in labiali e linguali. Secondo il punto dell’articolazione, le consonanti russe si dividono in bilabiali, labio-dentali, dentali, palatali medio-linguali e postero linguali (dette più comunemente velari o gutturali).

Nella pronuncia delle consonanti bilabiali le labbra ostacolano il passaggio dell’aria congiungendosi. Nella pronuncia delle labio-dentali l’aria passa tra il labbro inferiore e i denti superiori. Quando si pronunciano le dentali l’apice della lingua va a toccare o ad avvicinarsi ai denti inferiori. Nella pronuncia delle consonanti palatali la parte anterodorsale della lingua e l’apice della lingua vanno ad avvicinarsi o a toccare la parte anteriore (alveolare) del palato duro. Nella pronuncia della consonante medio linguale l’aria passa tra la parte mediodorsale della lingua e la parte centrale del palato. Nella pronuncia delle consonanti posterolinguali l’ostacolo è costituito dalla parte postero dorsale della lingua e del palato molle. AFFRICATE Le consonanti affricate presentano un’articolazione composta da una prima fase occlusiva e da una seconda fase fricativa. In russo affricate sono «Ц» e «Ч», che possiamo visualizzare come [Т+С] e come [Т'+Ш'], tenendo presente però che sono un unico fonema e non due suoni separati. Ad esempio, «по[ц]арапать» è diverso da «о[тс]адить, о[тс]аживать », dove si distinguono [Т+С] da [ Ц ]. Ц [ц]ена [ц]арить пти[ц]а молоде[ц] Ч [ч']асто [ч']увство [ч']аи вра[ч'] Deviazioni nell'uso di Ц e Ч si rilevano non solo in alcuni dialetti del russo, ma talora anche nella lingua di alcuni popoli non russi che vivono all'interno della Federazione russa, ad esempio nella pronuncia degli abitanti della repubblica degli udmurti e de comi. La confusione fra Ц e Ч si registra anche nelle province di Vologoda e di Kirov. ANALISI MORFOLOGICA DELLE PAROLE