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Tipologia: Sintesi del corso
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Zamengo, Affrontare le difficoltà - pag. Riassunto di Giada Giancale CAPITOLO 1 - EDUCAZIONE E PROVE Un essere “in prova” La quotidianità con cui l’esperienza della prova si manifesta nell’esistenza mostra come le prove rappresentino un tratto caratteristico che appartiene all’intera condizione umana: tutto il percorso esistenziale è scandito da occasioni in cui ci si cimenta con la realtà. Provarsi, mettersi alla prova , essere sottoposti a prove qualificano l’esperienza umana nel reale. La prova, rappresenta la misura del proprio stare al mondo. Nell’azione del provarsi ciascuno costruisce, un’immagine di sé e del posto che ritiene di occupare nella realtà: una condizione mai statica o definitiva, ma dinamica e ricorsiva. La relazione dell’essere umano con la prova, evidenzia quanto la costruzione dei soggetti non possa consistere in un agire predefinito e prevedibile, ma in un cammino che sappia integrare anche l’incertezza e l’imprevisto, rivelando quanto quella umana sia una condizione tragica. Prova come la possibilità dell’uomo di costruirsi e definirsi, ma anche continua esposizione al limite , alla problematicità delle scelte e alla costante tensione nella ricerca di significati. Provare, in particolare nella forma riflessiva del provarsi chiama in causa un’azione di confronto, un rapportarsi che permetta di stabilire la qualità, la bontà o la capacità di ciò che si sta sperimentando. La prova a seconda degli ambiti in cui il termine viene utilizzato, può rappresentare:
Zamengo, Affrontare le difficoltà - pag. Riassunto di Giada Giancale termini in cui, ad esempio lo pone la filosofia greca: è corretto sostenere che l’essere umano si trasformi, cambi? Per diventare che cosa? Natura e Cultura Se il concetto di sviluppo evoca un processo di trasformazione volto all’accrescimento delle potenzialità del soggetto in crescita, colui che si prova, si trova in una situazione in cui le azioni che mette in campo possono implicare l’acquisizione di una serie di abilità che in precedenza erano solo presenti in potenza. Il ruolo dell’ambiente e dei contesti socio-culturali risultano avere un’importanza decisiva nello sviluppo. L’antropologo Dunbar (1993) ha dimostrato la relazione tra le proporzioni del cervello e il gruppo sociale di appartenenza: all’interno di un determinato gruppo sociale il logaritmo della dimensione del cervello è pressoché perfettamente proporzionale al logaritmo della dimensione del gruppo sociale [...]. Lo sviluppo del cervello, nell’ipotesi confermata dagli esperimenti di Dunbar, sarebbe fortemente collegato alla dimensione sociale di vita dell’individuo : per gestire gruppi sociali sempre più ampi, le dimensioni del cervello sarebbero andate, quindi, incontro ad aumento delle proporzioni. Il luogo entro cui si compie lo sviluppo è determinante per le traiettorie della crescita e per declinare quelle qualità cognitive, sociali ed emotive che la persona possiede solo a livello potenziale. Il rapporto tra individuo e cultura si struttura come un rapporto dinamico, ricorsivo-circolare : nello sviluppo, si assiste ad una sorta di adeguamento attivo, altrimenti definito come una partecipazione dinamica , dell’individuo alla cultura di cui è parte; ma contemporaneamente la cultura stessa si organizza e si struttura in modo tale da offrire delle risposte alle esigenze del bambino nel corso della sua maturazione biologica. Rispondendo alle richieste dell’esterno, in qualche modo l’individuo partecipa al contesto socio- culturale di cui è parte. Sull’utilità delle prove nello sviluppo: le teorie classiche Il ruolo delle prove nel percorso di crescita , prendendo spunto dalle riflessioni contenute nelle teorie classiche, che quasi tutte contemplano al proprio interno la nozione di prova; gli studi classici conferiscono alla prova un elemento decisivo per lo sviluppo: nell’interazione con la realtà, il bambino va incontro ad esperienze attraverso cui si cimenta in maniera attiva e, contemporaneamente, è chiamato a misurarsi e a far fronte a delle situazioni problematiche che si trova a dover affrontare. In quasi tutte le teorie classiche, il bambino è chiamato a misurarsi con la realtà e sostengono che si possa parlare di sviluppo laddove la prova venga superata con successo. a) Jean Piaget: a proposito di movimenti esplorativi All’autore ginevrino si riconosce grande merito, oltreché scientifico, anche per la capacità di aver scorto lo sviluppo cognitivo del bambino in eventi quotidiani per nulla straordinari. Le sue ricerche si occupano soprattutto dello sviluppo dell’intelligenza nel fanciullo , considerata come un processo di adattamento all’ambiente, propaggine di alcune funzioni ereditarie che nelle fasi successive dello sviluppo acquistano autonomia dal dato biologico e divengono intellettuali,
Zamengo, Affrontare le difficoltà - pag. Riassunto di Giada Giancale nella teoria dello sviluppo psico-sociale: essa si colloca all’interno della relazione dinamica tra società ed individuo, in cui il primo dei due termini stabilirebbe delle “prove” a cui è chiamato a confrontarsi l’individuo nello sviluppo. L’approccio di Erikson si articola in otto fasi, al culmine di ciascuna, proprio nel passaggio tra un fase e l’altra, l’individuo si trova a dover affrontare un momento di crisi, ovvero si trova impegnato nel tentare di risolvere situazioni conflittuali; queste situazioni critiche chiamano l’individuo a cimentarsi con l’acquisizione di un cambiamento di prospettiva in grado di rafforzare le proprie potenzialità e la consapevolezza di sé. Crisi intesa come situazione problematica, contemporaneamente occasione per aprirsi al nuovo , ma anche trasformazione di ciò che era prima. c) Vygotskij: Io sviluppo come processo storico-culturale (pagina 26) Vygotskij conferisce al contesto culturale un ruolo decisivo per lo sviluppo delle funzioni intellettuali del bambino: l’ambito socio-culturale, non solo plasmerebbe il comportamento degli individui esercitando una forza dall’esterno, ma sarebbe responsabile della costruzione interna delle “funzioni mentali superiori”, ovvero il pensiero, l’attenzione, la memoria o il linguaggio; in breve, proprio la cultura plasmerebbe tutte le attività mentali complesse specifiche dell’essere umano. Lo sviluppo umano per questo autore è, infatti, ben più complesso rispetto ad una semplice maturazione biologica. Egli intende lo sviluppo come un processo qualitativo di adattamento che trae origine dalla trasformazione dell’ambiente naturale ad opera dell’essere umano, attraverso gli strumenti culturali e sociali: lo sviluppo personale si caratterizza per essere un processo in cui il piano biologico e piano culturale si integrano, ma è proprio quest’ultimo a declinare le articolazioni e le qualificazioni del primo. Ogni funzione nel corso dello sviluppo culturale del bambino fa la sua apparizione due volte, su due piani diversi, prima su quello sociale, poi su quello psicologico, dapprima tra le persone, come categoria interpsichica , poi all’interno del bambino, come categoria intrapsichica. Nel valorizzare lo sviluppo infantile, l’autore mette in evidenza la nozione di prova intesa come capacità di misurarsi e di reggere gli urti con il reale, superando le difficoltà.
Zamengo, Affrontare le difficoltà - pag. Riassunto di Giada Giancale divenire fonte di non poche difficoltà e non solo in termini cognitivi: nel caso di soggetti “già cresciuti” l’accostarsi ad un percorso di formazione può apparire come una forma di regressione, sempre più frantumato dai ritmi delle società post-moderne. Riconosciamo quanto il cammino educativo sia caratterizzato da una costellazione di occasioni di formazione non riconducibili direttamente alla cosiddetta “educazione formale”; ci riferiamo all’educazione informale , che è in grado di sviluppare forme di apprendimento e percorsi di significazione altrettanto validi e fondamentali nella costruzione. Il tratto saliente di questo genere di apprendimenti consiste nella non esplicitazione educativo- intenzionale; può non esistere un chiaro e dichiarato intento formativo; esse costituiscono le cosiddette “circostanze di vita” che, a livello più o meno consapevole possono rivestire il ruolo di catalizzatori del cambiamento. Tratti salienti della personalità si formano soprattutto in seno a ciò che si vive e si respira all’interno degli ambienti di apprendimento di cui si è parte. La prova a scuola Nel panorama dell’educazione formale, l’essere umano è considerato soprattutto come soggetto di conoscenza: da un punto di vista pedagogico il centro della questione sarà allora localizzato all’interno dell’istruzione, riferendosi in modo particolare ai progressi di apprendimento ed insegnamento. In queste declinazioni, la prova rappresenta uno strumento di controllo ed accertamento in grado di mostrare la tenuta delle informazioni acquisite. Quest’accezione della prova incoraggia e sostiene lo sviluppo dell’intelligenza, intesa come problem solving, ovvero come capacità di risolvere i problemi che si incontrano nel reale, un esercizio in grado di ri-orientare la conoscenza. Skinner intendendo l’apprendimento come il prodotto adattivo all’interno di un sistema di stimoli e riposte si concentrò in modo particolare sulle pratiche d’insegnamento ; egli ipotizzava che un sistema calibrato di rinforzi (positivi e/o negativi) potesse essere in grado di promuovere la conoscenza del soggetto: compito dell’insegnante è costituire un sistema di “contingenze rafforzative” costruite e programmate ad hoc , attraverso cui sostenere le azioni più idonee alla risoluzione ilei problemi, scoraggiando quelle inefficaci. A partire dagli anni Settanta del secolo scorso nel panorama formale dell’educazione l’ accertazione per mezzo delle prove appare sempre più centrale nei processi di apprendimento: nell’ordine di una maggiore efficienza degli apprendimenti, assistiamo al proliferare di nuovi strumenti di verifica, molto più standardizzati ed uniformi. È richiesto un insegnamento che sia in grado di stare al passo con i tempi. Nell’ottica di queste considerazioni, è possibile dunque comprendere gli inviti nazionali ed internazionali, volti a promuovere una razionalizzazione degli apprendimenti e a favore dell’elaborazione di sistemi di valutazione il più possibile uniformi ed oggettivi. Oltre l’efficentismo: l’apprendimento come prova E’ altrettanto vero che l’esasperazione dell’efficientismo restituisce una descrizione solo parziale del ruolo delle prove nel percorso conoscitivo. La prova nel contesto scolastico non può limitarsi ad un semplice strumento di controllo che certifica una conoscenza. Tuttavia, è proprio il livello formale che, attraverso la scuola, opera una mediazione intenzionale e
Zamengo, Affrontare le difficoltà - pag. Riassunto di Giada Giancale ruolo dell’adulto-tutor consisteva nell’organizzarle ed integrarle. In particolare la funzione di scaffolding si realizzerebbe attraverso:
- Adesione al compito: nell’ “agganciare” l’interesse del soggetto. - Riduzione dei gradi di libertà: riduce, cioè, momentaneamente la complessità del compito, in azioni più semplici fino a quando egli non riconosce di aver fatto una mossa giusta. In seguito, indirizza il bambino nell’assemblaggio dei vari atti costitutivi. - Mantenimento della direzione : il compito dell’adulto consiste nel saper mantenere il focus sulla risoluzione del compito. - Segnalazione delle caratteristiche determinanti: I’adulto-tutor segnala e sottolinea i tratti salienti del compito, quelli pertinenti e idonei alla soluzione del compito, in modo tale che il soggetto possa comprendere le azioni corrette e possa orientare le proprie. - Controllo della frustrazione : il controllo della frustrazione nella prova chiama in causa una capacità da parte dell’adulto di aiutare a conferire un posto all’incertezza che si accompagna inevitabilmente nei confronti di nuovi compiti, senza però eliminarla del tutto.
Zamengo, Affrontare le difficoltà - pag. Riassunto di Giada Giancale è necessario maturare una capacità attraverso la quale ciascun soggetto possa contare su una certa stabilità, seppur nei cambiamenti. Le moderne scienze psico-pedagogiche definiscono questa capacità in termini di resilienza, definita come il processo che permette la ripresa di uno sviluppo possibile dopo una lacerazione traumatica e nonostante la presenza di circostanze avverse. Lo sviluppo si realizza attraverso delle prove, ma anche quando alcuni eventi critici possono destabilizzare profondamente lo stare al mondo di ciascun soggetto, esiste la possibilità che proprio attraverso essi, ciascuno possa maturare una serie di abilità e competenze che in precedenza parevano insospettabili, contro ogni posizione deterministica.
Zamengo, Affrontare le difficoltà - pag. Riassunto di Giada Giancale da quattro fonti principali!:
Zamengo, Affrontare le difficoltà - pag. Riassunto di Giada Giancale percezione di non essere in grado di addomesticare e tollerare l’ansia insorgente da ogni trasformazione. Questa rigidità nei confronti del cambiamento, può condurre ad una situazione di iper-specializzazione in un particolare contesto , ovvero alla disponibilità di effettive risorse personali utilizzate esclusivamente in un determinato ambito dell’esperienza la cui improvvisa perdita può risultare deleteria per le condizioni generali dell’esistenza dell’individuo, e condurlo da una fase di stagnazione ad una di deterioramento. Ma anche la costante esposizione alle sfide può non essere simbolo di sviluppo; posta in questi termini, la reiterata ricerca delle sfide pare essere una continua fuga dal reale, esercizio di una costante strategia volta ad aggirare la concretezza e le sue limitazioni, come evasione dinnanzi a ciò che è impegnativo e necessita di soluzioni adattive difficoltose. Anche questa sovra- esposizione alle sfide può determinare un deterioramento, del bagaglio di risorse potenziali dell’individuo.
Zamengo, Affrontare le difficoltà - pag. Riassunto di Giada Giancale nell’educazione dei figli. Nello studio di Elder un peso determinante nello spezzare le catene della causalità, è costituito dal tipo di struttura familiare: in una coppia sufficientemente solidale tali avversità influivano in maniera molto meno marcata in termini di vissuti depressivi e ciò si ripercuoteva sull’adozione d azioni genitoriali efficaci, volte alla promozione della cura filiale. Le dinamiche intrafamiliari erano improntate sul sostegno del bambino, promuovere la partecipazione del proprio figlio ad attività comunitarie e verso gruppi ricreativi. 4 .La prova a più dimensioni In sintesi, la multidimensionalità del concetto di prova si origina attraverso l’interazione di quattro ambiti specifici:
Prove e passaggi Consideriamo dimostrata una significativa relazione tra la dimensione della prova intesa come capacità del soggetto di misurarsi con la realtà e il ruolo dell’educazione, che può esprimersi, sinteticamente, attraverso due declinazioni:
soggettive ed individuali , la proposta d'intervento verterà principalmente a partire dal vertice psicologico e terapeutico allo scopo di neutralizzare e/o gestire le sensazioni negative che scaturiscono dalla situazione personale. Ci preme evidenziare quanto i tratti del disagio avvertito dalle giovani generazioni abbia una natura che solo secondariamente è di matrice psicologica, ma che, in prima battuta investe le dinamiche culturali e i fondamenti del contesto storico-sociale della post modernità. La generazione in sospeso rappresenta un prodotto emblematico della realtà postmoderna e del capitalismo maturo, indicatore di un malessere diffuso ed espressione fenomenica di una tendenza tipica della modernità. Elder, con il principio del tempo e del luogo della storia sottolinea la relazione determinante tra qualunque percorso di sviluppo e il contesto storico in cui questo si verifica. Ed è proprio su questi aspetti che deve concentrarsi la riflessione pedagogica contemporanea: in questa situazione critica si realizzano e si materializzano anche le cosiddette crisi individuali. L’orizzonte pedagogico è chiamato a doversi cimentare misurandosi con la capacità di saper attribuire un significato condiviso alle prove, siano esse di natura culturale o personale.
in “vecchio" anche ciò che fino a poco prima poteva essere considerato un modello all’avanguardia. La continuità storica, resta sullo sfondo, ma spesso è disarcionata dalla logica dell’immediatezza. In questa prospettiva, tutto ciò che è novità, per il semplice fatto di venir dopo rispetto al passato, è certamente migliore. Ma rinunciare al passato significa percepire una profonda solitudine. Un venir meno che certamente, in termini educativi, alimenta quel senso di sospensione da cui sono investitele giovani generazioni attuali. b) Il futuro Il futuro cambia segno da un significato profondamente ottimistico ad una vera e propria contrazione: da promessa e attesa verso qualcosa di migliore, esso, si trasforma in minaccia. Una delle scommesse più radicali su cui si è costruita la modernità è proprio quella costituita dalla sfida attorno alla gestione e al monopolio del futuro in termini di sicurezza: rendere prevedibile ogni imprevedibilità e, di conseguenza, poterla dominare. La post-modernità fa ammissione della propria esasperata impotenza e quindi della sua estrema preoccupazione. Nelle situazioni in cui il controllo della sicurezza è stato delegato con smisurata fiducia esclusivamente alla ragione strumentale della tecnica, la sensazione percepita riguardo al futuro consiste nel sentirsi perennemente in balia di qualcosa che non si può controllare, poiché incapaci di neutra lizzare le fonti reali di un’insicurezza strutturale;. c) II presente Stretto nella morsa del repentino trasformarsi in passato e dall'incombere di un futuro minaccioso, il presente letteralmente schizza oltre la dinamica temporal e e viene a costruire un’esperienza duratura e dilatata, senza però poter abbandonarne né il carattere dell’immediatezza, senza quella incapacità di proiettarsi oltre, al di fuori. Afferma James che tra l’erosione continua ad opera del passato che si consuma e l’incombere della minaccia che al tende nel futuro, esso rischia di trasformarsi nel tempo accelerato della continua emergenza, oppure della sospensione che attarda e dilata le trasformazioni. In questo modo, la percezione del presente nel post-moderno è intrisa dalla sensazione di non avere tempo a sufficienza: non c’è tempo, bisogna agire, quasi d’impulso, di getto e il più delle volte il pensiero, assume il carattere del ri-pensamento, ovvéro come forma di riflessione retrospettiva, postuma alla decisione presa o all’azione compiuta. Le trasformazioni del “senso di realtà Cos'è la realtà? Anche in questo caso, ci troviamo d’innanzi ad una questione aperta nell’orizzonte filosofico. Per comprendere l’odierna percezione del reale non è possibile prescindere dal ruolo assunto dalle reti telematiche; a questo punto, la domanda radicale è non tanto cosa sia realtà, quanto quale possa essere la sua rappresentazione nel post-moderno: quanto sono ancora reali il soggetto e la realtà stessa? a) Il simulacro e la scomparsa della realtà Tra le opinioni critiche in merito al rapporto “realtà-virtualità ", una delle più radicali è sicuramente sostenuta da Jean Baudrillard. Gran parte della sua produzione è incentrata nel
In questo scenario così complesso e frammentato, è ancora possibile parlare di “riti di passaggio” da una realtà ad un’altra. Sebbene la nozione ili 'rito di passaggio” non possa essere applicata al contesto contemporaneo, dal momento che ci troviamo in un contesto sociale sostanzialmente desacralizzato, tuttavia è possibile ammettere che possano esistere forme profane che non che tuttavia mantengono l’efficacia e la capacità di poter produrre un valore simbolico in chi li compie. Gli elementi di criticità per quanto riguarda la contemporaneità: si è notevolmente assottigliata la rinascita , ovvero la possibilità di trovare uno spazio nuovo, diverso dal precedente, per poter declinare ed integrare la trasformazione. Accanto a questo aspetto, si segnala l’ affievolirsi del ruolo della funzione adulta nell’ambito della costruzione di significati e nella proposta di una sua definizione. Risulta evidente quanto questi aspetti contribuiscono alla creazione di una zona grigia che consolida il prolungamento costante della sospensione , procrastinando l’acquisizione critica di modelli di adulto. Il soggetto in ogni trasformazione deve gestire un comune e naturale carico di spaesamento e di angoscia, che sorge dalla conflittualità tra l’andare (verso l'età adulta) e il restare (bambino). Nel momento in cui questa tensione non è accompagnata, addomesticata, umanizzata dai significati provenienti dal mondo culturale degli adulti, le prove a cui è sottoposto non scompaiono, soggetto non può che trovare in se stesso gli strumenti utili per affrontare le sfide che gli si pongono d’innanzi. Da un lato, la quasi totale scomparsa dei riti ili passaggio nelle attuali società occidentali, a cui fa seguito la percezione del proprio corpo come una proprietà privata dell’individuo, e non tanto, come lo spazio in cui il gruppo di riferimento “incideva” e rendeva visibile il passaggio, quanto piuttosto emblema di quel farsi da sé tipico dell’individualismo esasperato. In terzo luogo, nel corpo confluirebbero proprio quelle angosce e turbamenti che in ugni caso il soggetto avverte in ogni trasformazione; questi elementi, avrebbero determinato: Il moltiplicarsi di prove personali che i giovani si infliggono per essere all’altezza. La fabbricazione del sé, nelle società occidentali, impone ad alcuni un duro scontro con il mondo. È il caso ad esempio dei comportamenti a rischio delle nuove generazioni. I riti di passaggio, dunque, lasciano spazio, per mancanza di significati simbolici condivisi ai riti personali e intimi, che trovano proprio nel corpo il luogo della loro esposizione. Un esempio è determinato dal tatuaggio: una traccia, quasi indelebile, in cui anche la memoria del dolore patito costituisce una prova che conferma la “sacralità” della personale incisione. L’affermarsi di una diffusione esponenziale di patologie di carattere depressivo e, in generale, dei "disturbi dell’umore” può anche essere esempio di una tendenza tipica della post-modernità: la patologizzazione di ogni vissuto di incertezza e precarietà. CAPITOLO 4 - QUANDO LE PROVE SI FANNO DIFFICILI Fino a che punto le prove possono costituire uno stimolo alla crescita personale, intendendole come occasioni di turning points con cui si misura l’adulto? Il modello proposto da Kloep e Hendry evidenzia quanto un atteggiamento eccessivamente semplicistico e riduttivo del rapporto “rova-sviluppo possa essere fuorviaste. Gli autori si soffermano sui concetti di stagnazione e deterioramento, quali situazioni nelle quali le prove possono rivestire una funzione negativa , tutt’altro che favorevoli e funzionali ad un nuovo adattamento. Esiste una dimensione problematica strettamente connessa alla messa in prova: un
problema di misura (soglia, limite), nella misura (dal momento che abbiamo definito la prova come “misura del proprio stare al mondo”). Fino a che punto spingersi nell'insegnare ad affrontare le prove? Oppure, viceversa, può essere davvero deleterio evitare ogni minimo margine di frustrazione?