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Albe Steiner Cambiare il libro per cambiare il mondo, Dispense di Storia

Riassunto del libro Albe Steiner - Cambiare il libro per cambiare il mondo

Tipologia: Dispense

2020/2021

Caricato il 08/02/2023

silvia.laccetti94
silvia.laccetti94 🇮🇹

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GIAN CARLO FERRETTI - STORIA DELL’EDITORIA LETTERARIA IN ITALIA. 1945-2003
1. CAPITOLO – I FONDAMENTI
L’editore protagonista
L’editore protagonista ha un’importanza significativa tra gli anni ’30 e ’60- ’70 in
particolare. Sono anzitutto i nomi di Arnoldo e Alberto Mondadori, Angelo Rizzoli,
Valentino Bompiani e Giulio Einaudi, Leo Longanesi, Laterza, Feltrinelli, Garzanti e
Adelphi. Personaggi e destini tanto diversi che, tuttavia, hanno alcuni tratti in comune:
personalizzazione del progetto e della strategia; amore per il libro ben fatto; sicurezza
nella scelta dei consulenti, degli autori e rapporto reale con ciascuno di essi; politica
d’immagine fondata sulla politica d’autore; estesa rete di rapporti internazionali;
tempestività e lungimiranza; senso del momento e del tempo (il cosiddetto fiuto), cioè
capacità di lettura recettiva dei processi di trasformazione della società; forte specificità
della Casa; costante alimentazione del catalogo e una tendenziale formazione di lettori
abituali. Un altro tratto significativo dell’editore protagonista è la convivenza tra forme
diverse di mecenatismo e paternalismo da un lato e autoritarismo dall’altro. Convivenza
ora sapientemente armonizzata, ora ambigua o contraddittoria. La tipologia che da tale
convivenza deriva è varia e va dal padre- presidente al padre-padrone al padrone-
compagno. Ruoli che si possono far coincidere con alcune singole personalità e
rispettivamente con Arnoldo Mondadori, Rizzoli e Feltrinelli. Tutti questi ruoli risentono
comunque di una situazione oggettiva che in Italia differenzia nettamente l’editoria
libraria da altri settori produttivi, almeno fino agli anni ’60: lento processo di
industrializzazione, scarsa o nulla sindacalizzazione del personale impiegatizio e
dirigenziale, concezione del lavoro editoriale come lavoro diversi dagli altri, richiesta o
accoglimento di una pubblicazione o di una corresponsione di diritti d’autore come
elargizioni dell’editore. Ma c’è un aspetto che riguarda un po’ tutti gli editori
protagonisti negli anni delle leggi razziali e fasciste: il lavoro offerto a ebrei e antifascisti.
Il mecenatismo di Arnoldo Mondadori è il risvolto consapevole della sua severità
imprenditoriale. La generosità degli aiuti, varie forme di assistenza e altro, verso autori in
difficoltà o in declino, si alterna ad una politica aziendale di grande rigore. Tra i possibili
esempi, i periodici premi ai dipendenti anziani o l’ospitalità per certi autori nella casa di
Camaiore. Certi tratti analoghi di Angelo Rizzoli risentono della sua esperienza giovanile
di orfano: offerte all’infanzia abbandonata, agli orfani dei caduti sul lavoro, a vecchi
operai tipografi; la costruzione di case popolari e l’istituzione di forme previdenziali per i
dipendenti. Mondadori identifica l’azienda con se stesso e ne segue personalmente
ogni processo, si comporta come padre-presidente. Mondadori opera al vertice di una
potente macchina produttiva che rinnova puntualmente i suoi impianti produttivi e che,
nel 1965, si rivolge ad una società di consulenza perché razionalizzi l’intera
organizzazione aziendale. Meno esteso e generoso il mecenatismo di Valentino
Bompiani, anche per una struttura produttiva e un assetto finanziario più deboli.
Mecenate anomalo Giulio Einaudi, capace di rischiare su titoli non commerciali, capace
di rinunciare ai vigneti di famiglia e alle collezioni di quadri private per sanare i bilanci,
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