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GRAFICA DI ALBE STEINER, Appunti di Storia del Design

Collaborazioni di Albe Steiner: IL POLITECNICO, La Rinascente, Perriel, Stile Industria, Granulovit, Coop e altro. Integrato con libro Storia del design grafico (Baroni Vitta)

Tipologia: Appunti

2019/2020

In vendita dal 05/03/2020

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ALBE STEINER
È nipote di Matteotti, il fratello viene chiuso nei campi di concentramento e muore. Ha un impegno nel
“sociale”, etico.
Albe Steiner collaborava con IL POLITECNICO, nato nel 1945. È un caso studio per i grafici per la
commistione tra Elio Vittorini, letterato, e Albe Steiner. Anche l’uso della scritta POLITECNICO in negativo
sulla banda rossa era uno studio accurato per l’epoca. Nonostante vi sia una griglia molto rigida e di nove
colonne, non vi è una simmetria nell’immagine per dare un maggiore movimento. Nel 1945 inizia come
settimanale per diventare poi mensile. È stampato in due colori, nero e rosso. Tutte le titolazioni sono in
caratteri lineari, tondi bold e ristretti, le fotografie scelte con cura sono sempre funzionali ai testi.
La rivista “Interiors + Industrial design” si occupa di industrial design, termine che in Italia non era ancora
utilizzato. Oltre al gioco dei caratteri, Steiner sintetizza ciò che è lecito aspettarsi leggendo la rivista: stilizza
una poltrona.
Il 1954 è l’anno in cui esce la rivistaStile industria”, dove Steiner pone su una seduta una macchina da
scrivere (vicenda Olivetti già instradata). La rivista di Alberto Rosselli promuove la cultura industriale del
design nel boom economico. A Stile industria collaborano per le copertine anche altri designer: Bruno
Munari, Giulio Confalonieri e Ilio Negri. Ogni copertina ha un suo stile, ma il font si mantiene lo stesso. La
copertina nasce dall’estro creativo di ogni singolo designer, ma anche dal contenuto del numero, mentre
nel primo numero la copertina doveva insistere sul connubio tra stile ed industria.
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ALBE STEINER

È nipote di Matteotti, il fratello viene chiuso nei campi di concentramento e muore. Ha un impegno nel “sociale”, etico. Albe Steiner collaborava con IL POLITECNICO , nato nel 1945. È un caso studio per i grafici per la commistione tra Elio Vittorini , letterato, e Albe Steiner. Anche l’uso della scritta POLITECNICO in negativo sulla banda rossa era uno studio accurato per l’epoca. Nonostante vi sia una griglia molto rigida e di nove colonne, non vi è una simmetria nell’ immagine per dare un maggiore movimento. Nel 1945 inizia come settimanale per diventare poi mensile. È stampato in due colori, nero e rosso. Tutte le titolazioni sono in caratteri lineari , tondi bold e ristretti , le fotografie scelte con cura sono sempre funzionali ai testi. La rivista “ Interiors + Industrial design ” si occupa di industrial design , termine che in Italia non era ancora utilizzato. Oltre al gioco dei caratteri, Steiner sintetizza ciò che è lecito aspettarsi leggendo la rivista: stilizza una poltrona. Il 1954 è l’anno in cui esce la rivista “ Stile industria ”, dove Steiner pone su una seduta una macchina da scrivere (vicenda Olivetti già instradata). La rivista di Alberto Rosselli promuove la cultura industriale del design nel boom economico. A Stile industria collaborano per le copertine anche altri designer : Bruno Munari, Giulio Confalonieri e Ilio Negri. Ogni copertina ha un suo stile , ma il font si mantiene lo stesso. La copertina nasce dall’estro creativo di ogni singolo designer, ma anche dal contenuto del numero, mentre nel primo numero la copertina doveva insistere sul connubio tra stile ed industria.

Steiner si occupa anche dello studio del primo numero della rivista mensile “ Realismo ” dell’aprile 1953, interamente dedicata alla mostra di Pablo Picasso. Proprio perché dedicata a Picasso, in copertina viene ripresa la firma dell’artista. Si ha sempre un gioco di non simmetria dell’immagine rispetto al testo su quattro colonne. I grandi magazzini La Rinascente riaprono dopo la seconda guerra mondiale. Albe Steiner inizia a collaborare con i grandi magazzini, che nella loro pubblicità comprendono vetrine , mostre organizzate , opuscoli. Steiner è l’ art director fino al 1954 , per gli allestimenti esterni , interni e per la grafica pubblicitaria. Per ciò che riguarda il marchio , non si parla di restyling, bensì di un vero e proprio marchio pensato da Max Huber che realizza un’operazione molto semplice: realizza la prima lettera dell’articolo in script minuscolo e la R di rinascente in maiuscolo. Nel 1953 avviene la mostra allestita nel magazzino de La Rinascente, chiamata “ L’estetica nel prodotto ”: espone una serie di prodotti di design industriale che dovevano educare il pubblico. La parola educare ritorna molto negli anni ’50, anche nella grafica : instradare quella che poi sarà una produzione e una comunicazione di massa. Per il manifesto Steiner sceglie non le opere, ma gli strumenti per la loro produzione. In questo modo rimane la curiosità per gli oggetti. I Grandi Magazzini, su idea di Gio Ponti, istituiscono il premio Compasso d’oro : da questa mostra nasce l’idea di istituire un premio che doveva premiare i prodotti più significativi dell’anno. Dal momento in cui viene istituito fino al 1958 il Compasso d’Oro è sotto il controllo del La Rinascente, dal 1958 ad oggi sotto l’ADI. Steiner realizza un’operazione che nella grafica finale sembra molto banale, ma inizialmente fa un lavoro di grande riflessione su quali sono gli strumenti indispensabili per il lavoro di un designer: un’agenda per

Per la Perriel si occupa della grafica di alcuni medicinali : realizza uno studio sul simbolo. Dallo studio del marchio, coniugato al prodotto e alla sua diffusione , vi fa incidere in modo semplice la P al fine di riuscire a dividere la pastiglia in 4. Realizza anche dei pannelli mobili : in legno, da banco, o in cartone, spedibile in busta, o in plastica, da appendere all’esterno; 4 lettere P costruite su un parallelepipedo. Si occupa anche della realizzazione del cucchiaio-contenitore per il prodotto farmaceutico Granulovit : è un medicinale in grani, solubili, colorati secondo il sapore, da dosare con un contenitore/scatola il cui coperchio sfilato diventa manico di cucchiaio. È pensato per essere un prodotto allegro , come una caramella di vari colori, per non dare la sensazione di una medicina: un modo intelligente per evitare rifiuti preconcetti e favorire una buona disposizione verso la cura da fare. Il marchio coop , il cui primo magazzino è del 1961 a Reggio Emilia, è un’immagine ottimista data dal legame di quattro lettere , una cooperazione fra caratteri. I caratteri sono tondi e completamente disegnati da Steiner secondo delle proporzioni molto rigide. Viene studiata anche tutta l’ immagine coordinata , ovvero lo studio, a partire da un marchio, logotipo o carattere tipografico scelto e modificato, dell’applicazione di esso sul prodotto, la pubblicità interna e su riviste, pubblicità in televisione. All’interno, la segnaletica non fa uso di scritte, infatti l’individuazione del reparto è affidata alla foto (l’analfabetismo superava il 58%).

La redazione de “ Il Contemporaneo ” è considerata da Steiner come il superamento di “Politecnico”. Al centro il rapporto tra politica e cultura. Il rapporto tra contenuto e grafica , in Steiner è molto forte. L’uso del rosso e del nero è padrone: durante il Fascismo, in Italia circolavano poco i libri della più alta cultura, alcuni intellettuali che gravitano intorno a Milano e Torino avevano più libero accesso ad una serie di pubblicazioni che per altri erano inaccessibili. Prima era un settimanale di grande formato, poi diventa un piccolo mensile con la testata che può cambiare luogo e colore ma non carattere. L’impostazione è simile a quella del “Politecnico”, con colonne e colori, ma qui si affina l’uso di cose precedentemente sperimentate. Anche per “ L’Unità ” la grafica è molto semplice, senza immagini, dove il 40 risalta ed è di forte impatto. Per la XIV Triennale del maggio 1968 non poteva che essere contestata come tutte le istituzioni in quel momento, pur essendo, nei suoi propositi, essa stessa, contestatrice, tanto che il suo percorso espositivo inizia con “ Gli errori ” e il tema era “ Il gran numero ”. In realtà non venne mai aperta perché vi sono le rivolte studentesche. In quella Triennale, pensata da Giancarlo De Carlo, si parla della società di massa, Steiner compone ne compone il Manifesto.