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Breve riassunto di Albe Steiner – Marzio Zanantoni
Tipologia: Sintesi del corso
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Parte prima – La formazione I – “Gli inizi, gli studi, i primi lavori” Steiner scrisse che il giorno in cui ci fu la sua nascita sociale, quasi biologica, avvenne a 11 anni, nel 1924: il giorno in cui suo zio, Giacomo Matteotti, venne ucciso. Da lì partì la sua coscienza politica antifascista. Questo lo portò a produrre la sua prima opera artistica, una caricatura diffamante del Duce che affisse fuori dalla porta di casa, ovviamente presto rimossa dai genitori. La vicinanza familiare e poi politica con Matteotti lo costringerà a un interesse particolare da parte della polizia durante tutto il fascismo. Steiner nel 1930 cominciò a frequentare una nuova galleria d’arte, Il Milione, gestita da Edoardo Persico (anch’egli antifascista, probabilmente ammazzato dal regime nel 1936). Nel 1933 apre la rivista Campo Grafico e lo studio Boggeri a Milano inizia i suoi lavori: è una completa rivoluzione nell’apparato grafico italiano, cui Steiner guarda con estremo interesse. Anche Campo grafico è una rivista antifascista, la quale vuole usare quanto più possibile la fotografia, unita all’arte, alla tipografia e votata alla comunicazione. Boggeri pensava similmente, volendosi specificare su tutto l’apparato di produzione propagandistica. Sempre nel 1933, dopo aver abbandonato gli studi che lo avrebbero portato a prendere in mano l’industria di moto del padre, si lancia nella sua passione, la grafica. Il suo primo lavoro è quello di ridisegnare una moto della ditta Atala. Già da qui usa la fotografia, tecnica che lo accompagnerà per tutta la sua vita. Nel 1936 conosce una donna, Lica Covo, ebrea, nel 1938 si sposano. Nel 1939 aprono insieme lo studio di fotografia e pubblicità LAS (Lica Albe Steiner). La prima collaborazione con una importante casa editrice dell’epoca, la Rosa e Ballo, è all’insegna della fotografia come forma grafica. La casa editrice era di sinistra, socialista, e pubblicò 89 titoli fino al 1947. La collaborazione grafica non era data solo a Steiner ma anche ad altri, che influenzarono il suo lavoro, quali Luigi Veronesi, già collaboratore d Campo grafico e dello studio Boggeri. II – “Il ruolo sociale dell’arte, l’antifascismo e l’avvicinamento al Partito Comunista” Gabriele Mucchi e la rivista letteraria Corrente e tutte le personalità che gravitavano attorno a quell’ambiente fecero in modo che l’antifascismo di Albe e Lica diventasse vera e propria attività politica, facendo sì che Albe si avvicinasse ed entrasse nel Partito Comunista, non solo per un afflato ideologico ma anche perchè durante tutto il periodo resistenziale (e successivo) fu grafico del PCI. Alcuni compagni del Corriere della Sera clandestinamente davano i caratteri di stampa a piombo al PCI e Steiner, il quale impaginava un giornale clandestino chiamato Fronte.
III – “Partigiano in Val d’Ossola” Albe Steiner subì molto da parte dei nazifascisti: oltre all’omicidio dello zio Matteotti, si annovera anche la deportazione e morte di un suo fratello in un campo di concentramento, e la fucilazione del padre e di due cugini della moglie Lica. Pochi mesi dopo nasce il battaglione partigiano Valdossola, Steiner è commissario politico per il PCI, e ha sempre modo di raccontare la buona situazione interna: maggioranza comunista, proletaria, possibilità di discussione tra le diverse anime del battaglione, forti, armati etc… Nell’agosto del 1944 ci si rende conto di poter ricacciare tedeschi e fascisti e liberare la zona, utile anche per gli Alleati che potevano far transitare uomini e armi dalla Svizzera. La battaglia è vittoriosa e per quaranta giorni sopravvive la Repubblica dell’Ossola. Gli Alleati comunque non sostengono questa Repubblica, troppo egemonizzata dai comunisti, e quindi non si muovono quando fascisti e nazisti combattono per riprendersela, vittoriosi. Chi non muore, scappa. Steiner non rimane ucciso per un soffio. Dopo qualche vicissitudine ritorna a Milano e continua la sua attività di partigiano fino alla Liberazione. IV – “Il ritorno al lavoro dopo la Liberazione” La Liberazione fece sì che ci fossero moltissimi nuovi fogli nelle edicole, ovviamente l’Unità non poteva che non essere tra questi, già nei primi mesi dopo la Liberazione esistevano tre edizioni: Milano, Genova e Roma. Steiner era nella redazione di quella milanese, che fu per un primo periodo graficamente diversa dal resto delle edizioni, anche con parere negativo di Roma. I caratteri furono snelliti e il titolo messo a lato e non al centro. Tra le prime cose che Steiner si mise a organizzare ci fu la mostra della Liberazione, nei locali dell’Arengario (attuale Museo del Novecento di Milano N.d.R.), dove con pochi soldi e pochi materiali si allestì una mostra dei volantini, giornali e pitture della Resistenza. La mostra ebbe grande successo e poco dopo ne venne organizzata una simile, la mostra della Ricostruzione, dove anche lì Steiner e moglie furono chiamati all’allestimento. In un primo periodo Vittorini fu caporedattore de l’Unità di Milano, ma dopo ci furono dei problemi politici tra Vittorini (troppo eclettico e troppo poco intellettuale organico) e la direzione del PCI, che lo fecero allontanare. Il sodalizio e l’amicizia che lui e Steiner avevano intrecciato fecero sì che Steiner lo seguì. Vittorini inoltre aveva prodotto un giornale, Il partigiano, che però non piacque al Partito, e quindi fu costretto a distruggere le copie che aveva stampato. Vittorini si lancia già subito del 1945 alla composizione della rivista Risorgimento, con Einaudi editore. Poco dopo si pensò subito anche alla costruzione del periodico Politecnico, croce e delizia di Vittorini, che lo portano a varie vicissitudini in soli due anni di esistenza della testata. In ogni caso in quel primo periodo Politecnico e Risorgimento furono le due riviste di punta del panorama culturale italiano, entrambe edite e scritte da dirigenti del Partito Comunista Italiano. Risorgimento chiude i battenti dopo 5 numeri, sappiamo però che c’era la volontà di fare una nuova serie, partendo dal numero 6, difatti sono stati ritrovati dei disegni preparatori di Steiner. Steiner e Vittorini continuarono a collaborare nella costruzione di un nuovo giornale, finanziato dal PCI e dal PSI, che fosse rivolto a un pubblico medio-basso: Milano-sera. Questo giornale usava
Steiner era un intellettuale assolutamente organico al Partito, per quanto le sue riflessioni politiche di uomo comunista non sono così tante e così tanto approfondite. Interessante un suo intervento durante un convegno intitolato Primo convegno degli intellettuali comunisti del triangolo industriale, dove prese parola e spiegò la sua attività di grafico pubblicitario presso due importanti marchi, la Pirelli e La Rinascente. Raccontò di come tutto fosse estremamente controllato, tutto inquadrato, che l’organizzazione gerarchica fosse di tipo feudale e non si sapesse mai bene chi c’era dietro a chi. Le relazioni umane era deturpate e lavorare era molto difficile, la produzione culturale di riviste interne faceva in modo che ci fosse un pensiero politico cui tutti dovevano adattarsi e conoscere. In questo modo non c’era la possibilità dell’iniziativa individuale e nuova e tutti erano inquadrati e diventavano esecutori. Al contrario, all’interno del Partito sentiva quella assoluta libertà e possibilità di espressione che all’esterno non c’era: questa però doveva essere difesa e bisognava lasciare la libertà a tutti di esprimersi. VII – “In Messico” Gli Steiner (Albe, Lica, una figlia e un’altra nata in Messico) decidono nel 1946 e fino al 1948 (prima delle elezioni) di trasferirsi in Messico, paese molto all’avanguardia nei processi sociali, con un governo di sinistra, meta di tanti esuli antifascisti. Inizialmente pensato di trasferirsi lì per un periodo breve, cercando di tenere aperta la LAS di Milano e un’altra sede in Messico, ma si rendono conto che se vogliono lavorare in Messico devono concentrare lì tutte le energie. Albe è entusiasta di questo paese, Lica al contrario più passa il tempo più vorrebbe tornare in Italia (per quanto abbia dei parenti in Messico). Albe arriva in Messico con anche un mandato esplorativo dello studio BBPR per capire se il governo messicano avesse voluto o meno partecipare a una Esposizione Internazionale. Fanno prima tappa a New York per qualche giorno, dopo un mese di traversata in una nave militare che tornava in porto, dove erano gli unici passeggeri. Albe racconta lo schifo di vedere quanto il capitalismo statunitense avesse plasmato le menti delle persone nell’odio contro i sovietici, nel frattempo che, per quanto ci sia l’aria condizionata e i frigoriferi, sente un clima di decadenza. Anche i giovani marinai che tornano a casa con lui, per quanto fossero progressisti, anti imperialisti, erano tutti anti russi per via della martellante propaganda statunitense. In Messico incontra il collettivo Taller de Grafica Popular, gruppo di artisti comunisti con il quale lavora a stretto contatto e del quale è estasiato. Le lettere che possiamo leggere fanno vedere ancora quelle poche riflessioni politiche comuniste che conosciamo, dove si riflette sul fatto che un’artista è influenzato dal suo modo di pensare, dal materialismo storico e dialettico, dal contatto con la classe e con le lotte. Ritiene che nella edificazione artistica possa nascere la società comunista. Il TGP viene spesso dipinto con ottime parole da Steiner, che vengono riportate su lunghi articoli de l’Unità, per far conoscere anche in Italia questo gruppo, la loro attività artistica, il loro pensiero politico e le loro modalità di azione. Parte seconda – La professione I – “Il ritorno dal Messico” Il ritorno degli Steiner in Italia venne subito registrato da amici e collaboratori di lavoro, e ovviamente dal Partito. Le paure di Steiner di tornare in Italia e non avere lavoro si dissolsero
presto, gli venne proposto di collaborare con la Olivetti, insieme all’amico partigiano Fortini. La collaborazione durò poco, dopo che un secondo lavoro non piacque alla dirigenza della Olivetti. Ben presto si lanciò di nuovo nelle collaborazioni con le edizioni della sinistra italiana: Feltrinelli, Avanti! e Editori Riuniti. Oltre a questi contatti di partito in questi primi due anni di rientro in Italia lavorò anche per diverse aziende molto importanti del territorio nazionale, avendo come tramite l’agenzia SPE (Stampa, propaganda, edizioni). Da un lato questi primi due anni gli diedero una stabilità economica non indifferente, dall’altro lo lanciarono nel mondo del grande pubblico, facendo girare ben presto il suo nome e le sue qualità. La differenza sostanziale che Steiner faceva tra i committenti politici legati al PCI e ai committenti commerciali era quella per cui a quelli politici dava precedenza, e il pagamento non veniva pattuito, ma era a discapito delle possibilità del gruppo politico. Con i committenti commerciali invece i compensi erano da subito ben definiti e abbastanza consistenti. Nel 1949 decise di usare il suo bagaglio intellettuale e pratico al servizio degli studenti, quindi aprì una sezione di grafica pubblicitaria all’interno del Convitto Scuola di Rinascita di Milano. Dopo poco ci furono delle divergenze di carattere ideologico tra Steiner e altri insegnanti del Convitto: egli voleva costituire una Cooperativa, in modo che gli studenti potessero lavorare per diversi committenti e non essere sfruttati da ditte esterne, mandati dal Convitto a fare degli stage formativi. Ovviamente gli studenti patteggiavano per Steiner, rendendosi subito conto che avrebbero avuto maggiori possibilità di lavoro e di uno stipendio decente grazie a una Cooperativa. Va detto che i maggiori committenti della cooperativa furono i gruppi politici del o legati al PCI, per quanto ci furono anche diverse aziende private e multinazionali. Albe e Lica lavorarono in questa Cooperativa con ritmi estremamente elevati, se si pensa al fatto che avevano altri lavori da dover evadere, oltre che la vita di partito: lentamente cominciarono a limitare il loro lavoro in Cooperativa fino a concluderlo del tutto nel 1952. Nel 1959 fino alla morte ricomincerà il suo lavoro di insegnante presso la Scuola Umanitaria. II – “Il mestiere del grafico” Steiner, da buon comunista, era ovviamente anche un membro attivo del sindacato. La sezione sindacale della CGIL dei pittori, scultori e artisti di genere era molto attiva e rivendicativa: c’era un paese intero da ritirare su dalle fondamenta, era necessario che ci fossero dei concorsi pubblici cui tutti potevano partecipare, non delle trattative private. Steiner venne eletto nel Comitato esecutivo Nazionale dei Grafici, e anche nell’Associazione del Disegno Industriale. Questi gruppi erano nati da poco e la loro professione non era ancora del tutto accettata e regolata, vedremo anche in fondo al volume come anche fino agli anni 60 la figura di “designer” fosse non del tutto normata e normalizzata. Nel 1952 Steiner, collaborando con lo Stabilimento Poligrafico Giovanni Colombi, pensò di creare un annuario dei grafici italiani e dei loro lavori, per dare il giusto peso al lavoro mestiere e fare sì che fosse maggiormente rispettato. Ci fu tutta una preparazione sia grafica che tecnica e burocratica dietro, ma che non portò a molti frutti: a distanza di un anno pochissimi furono i grafici che inviarono i loro lavori. Forse gli stessi grafici non avevano questa grande coscienza del sé e della loro professione. Con il passare degli anni, arrivando alle soglie degli anni 60, tutti cominciarono a rendersi conto del fatto che avere nella propria azienda un grafico poteva essere l’ago della bilancia di un successo o
oltre al layout interno, le rubriche, ma anche gli slogan, i manifesti e addirittura una borsa porta giornali per gli strilloni. IV – “L’incontro con Feltrinelli” Non siamo sicuri, ma tra il 45 e il 46 Steiner e Feltrinelli si conobbero, quando Steiner lavorava per il Politecnico. Steiner collabora moltissimo con Feltrinelli, a fasi alterne e poi più avanti con costanza fino alla morte di entrambi. Fa le grafiche per Movimento operaio e per i Quaderni di Movimento operaio. Anche prima della nascita della casa editrice di Feltrinelli sappiamo che ci furono delle collaborazioni tra i due, ci furono dei lavori di Steiner per la mostra alla festa de l’Unità “Mostra della stampa operaia milanese dal Risorgimento al 1921”. V - “L’editoria socialista” Nel 1953 Steiner, grazie all’amicizia con Gianni Bosio (vecchio direttore di Movimento Operaio), iniziò a lavorare sulle grafiche della nuova casa editrice “Il gallo”, che andava a sopperire alla morte della casa editrice Avanti! del PSI. Steiner collabora a diverse copertine e diverse nuovi impostazioni grafiche negli anni, per quanto con il passare del tempo molti lettori del PSI non apprezzano più molto le grafiche di Steiner. Dalle parole che Bosio gli dice possiamo intendere che il suo gusto per l’astratto, per l’intellettualistico e per il basso valore didascalico non sono piaciute. Allo stesso modo curò “Attualità”, una rivista sempre del PSI. Nel 1964 comunque Il gallo dovette chiudere, dato che il PSI non era stato in grado di rinnovare il suo apparato ideologico e questo si rifletteva sia nelle sue pubblicazioni sia nella sua crisi editoriale (e politica, fino al governo insieme con la DC). La casa editrice infatti si allontanò dal PSI quando questo decise per aprirsi al primo governo di centro-sinistra. La collaborazione di Steiner con il PSI finì qui. Non dobbiamo dimenticarci che Steiner non lavorava solo per il PCI e per i suoi gangli, ma anche per altre realtà politiche, non solo il PSI ma anche di ex comunisti, quali Silone di Tempo Presente: interessante come il suo lavoro non venne accettato da Tempo Presente, scartato, per poi scoprirsi anni dopo che quella rivista era finanziata dagli Stati Uniti in funzione anticomunista. Similmente accadde con Onofri, che dopo essere stato espulso dal partito, scrisse anni dopo a Steiner chiedendogli una collaborazione per Tempi moderni. Steiner accettò, ma quando lesse in anteprima gli articoli del primo numero, che erano revisionisti e anticomunisti, chiese di non comparire come grafico della copertina, cosa che invece in molte altre riviste accadeva e lui ne era ovviamente ben felice. VI – “L’editoria del P.C.I.” Steiner sappiamo che collaborò con diverse riviste, editori, libri, legati al PCI, e ovviamente anche per il PCI stesso, ma con il passare degli anni e la collaborazione sempre più stretta e massiva con Feltrinelli gli impedì di collaborare con le tante testate di sinistra che bussavano alla sua porta, sicure di una collaborazione e di un costo non troppo elevato di produzione. Collaborò con Edizioni
sociali, Emilia (di Onofri), Editori Riuniti (che nasce ufficialmente nel 1956). Con quest’ultima il suo direttore Filogamo gli chiese anche di collaborare a una nuova scuola per grafici, ma Steiner rifiutò, visto il suo passato impegno scolastico ora concluso e anche adducendo delle critiche che alcuni compagni del PCI avevano esposto sul suo operato. In ogni caso, Editori Riuniti ovviamente sarebbe diventata una importante casa editoriale, dato che teneva sotto di sé gran parte della produzione culturale del PCI. Steiner collaborò alla costituzione di diverse collane, sia prettamente politiche che scolastiche. Curò la grafica del poi famosissimo volume di Alcide Cervi. Collabora anche con Vie Nuove, e Studi Storici. Con la seconda ci si rese conto di un problema non indifferente: il 90% dei lettori di Studi Storici sopra i 50 anni non apprezzava la copertina di Steiner, il 70% di quelli sotto i cinquantanni sì. Le conclusioni prese dal direttore Manacorda furono drastiche: i giovani non hanno gusto estetico, sbagliano loro. Steiner ovviamente se ne risentì e sospese la collaborazione con Manacorda. Si stava arrivando a un cambio di passo molto importante all’interno delle riviste culturali legate al PCI, con la nascita di Contemporaneo (che era la risposta comunista e di sinistra a L’Europeo). Steiner riprese i colori e le grafiche usate ai tempi per Politecnico, e nel frattempo venne per la prima volta inserito all’interno del comitato direttivo della rivista. Steiner collabora anche alla edizione settimanale di Rinascita (che prima era mensile, con il tipico rosso dipinto da un pittore). Racconta di come con Togliatti non parlassero mai della grafica, ma solo di politica, per ore, fino a quando a Steiner non venne in mente la grafica adatta. Anche Rinascita, per quanto mantenga dei colori forti e dominanti, comincia a usare le foto, fino a una pagina intera. VII – “Gli inizi della Gian Giacomo Feltrinelli Editore” Sappiamo che già nel 1953 Feltrinelli e Steiner stavano iniziando le collaborazioni per la nuova uscita della Gian Giacomo Feltrinelli Editore. Anche qui Steiner fa largo uso dei colori primari e forti, dominanti nelle sue grafiche, ma aggiunge anche altri colori oltre ai più tipici bianco, rosso e nero. Il marchio della casa, con una F o una GGF, venne disegnato in varie fogge da Steiner, ma alla fine si optò per un ideogramma cinese, prima attribuito a Steiner, ma più avanti negli anni si scoprì che il vero artista fu Alfio Colussi. VIII – “Il lavoro con la nuova casa editrice” Steiner teneva molto al suo lavoro e al denaro e al tempo impiegato per le centinaia di diverse aziende e associazioni che lo chiamavano a lavorare. Si ribadisce all’interno dei suoi libri mastro come molte pubblicazioni per il partito non fossero retribuite, ma allo stesso modo facendo i conti si rese conto che una collaborazione quasi unica con Feltrinelli gli avrebbe tolto denaro e tempo, al contrario continuare a lavorare per diversi committenti era preferibile. Fece avere questi dati a Feltrinelli, per chiedergli dunque un compenso adeguato, si iniziò con 200.000 al mese. Dopo una fase iniziale di nascita della Casa Editrice, si vide che questa decollava bene e quindi i rapporti tra i due si fecero più stretti e fattivi. Dopo un paio di anni fu palese che Steiner era un dirigente di
IX – “La collaborazione con la Zanichelli” Con il primo governo di centro sinistra, tra le varie conquiste che il PSI mise per poter governare con la DC, ci fu la scuola media unica unificata, quindi 5 anni di elementari + 3 di medie obbligatori per tutti. Questo rendeva necessario tutta una serie di nuovi libri di testo, nuovi programmi, e le case editrici di libri scolastici dovevano essere pronte. Steiner e il nuovo proprietario della Zanichelli, Enriques, già si conoscevano, Steiner aveva fatto le grafiche per la sua azienda Aurora, di penne stilografiche. Steiner elaborò delle grafiche con il giusto uso di neretti, di impaginazione, di carattere, per permettere il miglior studio possibile agli studenti. Nel 1970 la Casa editrice si rese conto della non necessità di avere più Steiner tra i suoi collaboratori, e quindi il rapportò finì ufficialmente nel 1972, quando il contrato stipulato non venne più rinnovato. Nel 1972 Feltrinelli morirà, dilaniato da una bomba che forse lui stesso stava mettendo su un traliccio del telefono, o forse ucciso dai servizi segreti, per via della sua attività clandestina di terrorista, Steiner verrà estraniato di nuovo da un progetto come se fosse stato buttato via, e due anni dopo improvvisamente morirà anch’egli.