Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


Classificazione costi: controllabili e non controllabili per il controllo direzionale, Appunti di Programmazione e controllo

Come classificare i costi in funzione dell'efficacia del controllo direzionale. Vengono distinti i costi effettivi e standard, con una particolare attenzione alla determinazione dei costi standard fisici e monetari. Viene inoltre presentato l'algoritmo operativo per prendere decisioni di breve termine utilizzando l'analisi differenziale. Il documento si concentra su decisioni operative di breve termine e il loro criterio decisionale.

Tipologia: Appunti

2019/2020

Caricato il 20/01/2022

vale-pollini
vale-pollini 🇮🇹

8 documenti

1 / 8

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
LA CLASSIFICAZIONE DEI COSTI IN RELAZIONE ALLE ESIGENZE DI CONTROLLO DIREZIONALE
Questi Costi sono funzionali ad assicurare un’efficace attività di programmazione e controllo, come tutte le
altre classificazioni dei costi. Si distinguono tra:
COSTI STANDARD
Sono configurazioni, costi-obiettivi che l’azienda mira a raggiungere nei periodi successivi. Sono costi a
livello preventivo (esprimono il consumo di risorse richiesto per raggiungere i risultati).
COSTI EFFETTIVI
Sono configurazioni di costo-risultato, cioè sono informazioni di costo effettivamente sostenuto che
esprimono il valore consuntivo delle risorse utilizzate per il raggiungimento degli obiettivi prefissati.
I primi sono costi previsti, che si manifesteranno in futuro nell’ipotesi che i processi di produzione
avvengano nel rispetto di determinate condizioni di efficienza gestionale. Il costo standard è un costo
previsto sulla base di alcune ipotesi di EFFICIENZA STANDARD.
I secondi invece sono costi che si manifestano effettivamente a consuntivo/a posteriori.
Si tratta di una distinzione fondamentale ai fini della fase del reporting e valutazione (che è la terza fase del
processo ciclico di p&c). La fase in cui si confrontano gli obiettivi predefiniti in sede di budget con i risultati
effettivamente raggiunti sviluppando l’analisi degli scostamenti.
PROCESSO DI DETERMINAZIONE DEI COSTI STANDARD
Come si fa a stabilire il costo standard previsionale in ipotesi di efficienza standard di un oggetto di calcolo,
per es. l’unità di prodotto o servizio che è OdC più importante. Come si fa?
Innanzitutto i costi standard hanno senso nelle aziende con processi produttivi ripetitivi standardizzabili,
nella quale è possibile individuare la serie di attività elementari standard che formano il processo
produttivo, e le condizioni di efficienza standard di tali attività ( questa è la prima fase del processo
standard, quella in cui si analizzano le caratteristiche del processo produttivo, proprio per individuare tali
attività e condizioni
Una volta individuate tutte queste attività, per ogni fattore produttivo DIRETTO utilizzato in tali attività, si
individuano gli standard FISICI e MONETARI. Le informazioni sugli standard fisici si trovano in due
pf3
pf4
pf5
pf8

Anteprima parziale del testo

Scarica Classificazione costi: controllabili e non controllabili per il controllo direzionale e più Appunti in PDF di Programmazione e controllo solo su Docsity!

LA CLASSIFICAZIONE DEI COSTI IN RELAZIONE ALLE ESIGENZE DI CONTROLLO DIREZIONALE

Questi Costi sono funzionali ad assicurare un’efficace attività di programmazione e controllo, come tutte le altre classificazioni dei costi. Si distinguono tra: COSTI STANDARD Sono configurazioni, costi-obiettivi che l’azienda mira a raggiungere nei periodi successivi. Sono costi a livello preventivo (esprimono il consumo di risorse richiesto per raggiungere i risultati). COSTI EFFETTIVI Sono configurazioni di costo-risultato, cioè sono informazioni di costo effettivamente sostenuto che esprimono il valore consuntivo delle risorse utilizzate per il raggiungimento degli obiettivi prefissati. I primi sono costi previsti, che si manifesteranno in futuro nell’ipotesi che i processi di produzione avvengano nel rispetto di determinate condizioni di efficienza gestionale. Il costo standard è un costo previsto sulla base di alcune ipotesi di EFFICIENZA STANDARD. I secondi invece sono costi che si manifestano effettivamente a consuntivo/a posteriori. Si tratta di una distinzione fondamentale ai fini della fase del reporting e valutazione (che è la terza fase del processo ciclico di p&c). La fase in cui si confrontano gli obiettivi predefiniti in sede di budget con i risultati effettivamente raggiunti sviluppando l’analisi degli scostamenti. PROCESSO DI DETERMINAZIONE DEI COSTI STANDARD Come si fa a stabilire il costo standard previsionale in ipotesi di efficienza standard di un oggetto di calcolo, per es. l’unità di prodotto o servizio che è OdC più importante. Come si fa? Innanzitutto i costi standard hanno senso nelle aziende con processi produttivi ripetitivi standardizzabili, nella quale è possibile individuare la serie di attività elementari standard che formano il processo produttivo, e le condizioni di efficienza standard di tali attività ( questa è la prima fase del processo standard, quella in cui si analizzano le caratteristiche del processo produttivo, proprio per individuare tali attività e condizioni Una volta individuate tutte queste attività, per ogni fattore produttivo DIRETTO utilizzato in tali attività, si individuano gli standard FISICI e MONETARI. Le informazioni sugli standard fisici si trovano in due

documenti che si chiamano DISTINTA BASE (delle materie prime e dei componenti), e DISTINTA CICLI (per gli standard della MOD). Gli STANDARD FISICI esprimono il rendimento atteso in ipotesi di efficienza standard dei fattori produttivi diretti, cioè esprimono quanto di un prodotto di aspettiamo di ottenere utilizzando un determinato quantitativo di fattore produttivo in ipotesi di efficienza standard. Lo STANDARD MONETARIO è invece il costo d’acquisto unitario del fattore produttivo, per unità di fattore produttivo, che ci si attende da tre condizioni di mercato standard: per es. il costo per 1kg di carta per le materie prime, o la paga oraria per la MOD. A questo punto per ogni fattore produttivo diretto si calcola, il costo unitario del fattore produttivo per unità di prodotto moltiplicando lo standard fisico per lo standard monetario. E quindi si sommano tutti i costi unitari dei vari fattori produttivi impiegati per realizzare un determinato prodotto (materie prime, MOD…) per trovare così il costo standard di una unità di prodotto. Tutto questo solo per i fattori produttivi diretti, quindi è il COSTO DIRETTO STANDARD UNITARIO del prodotto/OdC, perché per gli standard fisici i costi diretti non esistono. Stimando i volumi di produzione, si possono calcolare i costi standard totali, moltiplicando il costo standard unitario per i volumi di produzione. Il COSTO STANDARD di ciascun prodotto viene riassunto in questa scheda. Qui gli input, ovvero le informazioni che servono per costruire la scheda sono la DISTINTA BASE, che è come se fosse la parte della ricetta che descrive gli ingredienti che sono necessari per la ricetta stessa, e poi la DISTINTA CICLI che corrisponde al procedimento, la parte in cui si spiega la preparazione del piatto che si sta “cucinando”. Nella DISTINTA BASE troviamo gli standard fisici delle materie prime e componenti, mentre nella DISTINTA CICLI troviamo lo standard fisico della MOD, ovvero le ore MOD per ogni fase del processo di lavorazione. Servono poi gli STANDARD MONETARI, gli € a unità di fattore produttivo per materie prime, componenti e MOD. Si vede poi che per ogni fattore produttivo si moltiplica standard fisico e standard monetario per trovare il COSTO UNITARIO STANDARD di quel fattore produttivo. Dopo aver sommato tutti i costi unitari, si trova il COSTO STANDARD TOTALE. Si nota anche la SEZIONE RICARICO, si tratta dell’imputazione al prodotto di una quota di costi indiretti usando come base di ripartizione le ore (h) MOD.

Prendere una decisione significa scegliere tra alternative, tra possibili corsi d’azione alternativi futuri. E come si fa a scegliere tra corsi d’azione alternativi? Secondo quali criteri/algoritmi/logiche occorre scegliere tra alternative future? Ovviamente la logica differirà a seconda del contesto decisionale, quindi a seconda del tipo di decisione che devo prendere. Per es. in un museo, una cosa è decidere se aprire una nuova ala del museo dedicata all’arte contemporanea, un’altra cosa è decidere se affidare il servizio di biglietteria a una società esterna, oppure se mantenerlo internamente. In linea generale quindi possiamo distinguere tra decisioni più operative, più di breve termine, più di basso livello, quindi con conseguenze più contenute, più limitate (per es. scelta se esternalizzare o meno biglietti), oppure decisioni più strategiche, più di ampio respiro e di lungo termine, più alte, con conseguenze più rilevanti (per es. la scelta di entrare o meno in un nuovo mercato). In questo corso ci occuperemo solo di decisioni del primo tipo, quelle di breve termine, e capiremo qual è la logica/criterio decisionale da impiegare per prendere tale tipologia di decisioni. E’ il criterio è Applicare l’analisi differenziale per individuare in termini differenziali qual è l’alternativa più conveniente in termini economico-finanziari Quali caratteristiche hanno le decisioni di breve periodo che ci spettano? Si tratta di decisioni che non vanno a modificare la capacità produttiva, il dimensionamento (in termini di macchinari, strumentazioni, di forza lavoro), quindi di investimenti, immobilizzazioni, di attività a lungo termine dell’azienda. Nel breve periodo la capacità produttiva è DATA, FISSA, quindi le scelte di breve periodo riguardano semplicemente il modo migliore, più conveniente da un punto di vista economico-finanziario di utilizzare una capacità produttiva che è data. Quindi quando si tratta di prendere decisioni di tipo operativo, quindi di scegliere tra percorsi di azioni futuri alternativi fra loro, l’approccio metodologico da applicare per scegliere l’alternativa più conveniente è ( l’analisi differenziale, che cosa significa fare un’analisi differenziale? Significa prendere in considerazione dai nostri calcoli solo ed esclusivamente i valori differenziali, cioè costi e ricavi che sono differenziali, cioè che differiscono nelle varie alternative, perché solo i valori differenziali sono rilevanti. I valori invece che sono identici nelle varie alternative, ovvero che non differiscono, non sono rilevanti, nel senso che possono essere tranquillamente ignorati ai fini della decisione. Quindi si ragiona sulle differenze: per es. se devo scegliere tra due possibili sartorie che mi devono produrre i vestiti di scena di uno spettacolo, ho due preventivi, la prima sartoria mi vende un costume X a 100€ al pezzo, mentre la seconda sartoria mi vende lo stesso costume a 120€ al pezzo. Supponiamo che entrambe le sartorie nel preventivo prevedano dei costi di trasporto a mio carico di 5€ per ogni costume.

Per decidere se mi conviene di più una sartoria piuttosto che l’altra (ignorando aspetti qualitativi), io posso ignorare il costo di trasporto che è lo STESSO per entrambe le sartorie, NON E’ DIFFERENZIALE. Posso quindi concentrarmi solo sui valori differenziali, cioè il diverso costo dei vestiti. Non è utile ricalcolare l’intero conto economico aziendale per ogni alternativa che stiamo considerando, anzi è molto più efficace, semplice e veloce identificare i soli valori differenziali e ragionare solo su quelli, si riduce così il rischio di errore. VALORE RILEVANTE O DIFFERENZIALE Una puntualizzazione su quali caratteristiche deve avere un valore, ovvero un costo o un ricavo, per essere rilevante, ovvero per poter essere preso in considerazione nelle nostre analisi: Un valore è rilevante solo se è DIFFERENZIALE, cioè se DIFFEERISCE tra le alternative Un valore per essere rilevante deve essere un valore PREVISTO FUTURO, perché le decisioni che noi prendiamo influiscono sui risultati futuri, ma non possono modificare il passato che ormai è andato, i valori storici NON SONO RILEVANTI per le decisioni future, possono essere usati come base per prevedere quelli futuri, ma non sono rilevanti. I costi storici vengono chiamati SANK COST, costi affondati. Per es. 10.000 € affitto annuo del macchinario 10.000 pezzi prodotti annualmente 6€ costo variabile unitario di 1 prodotto 10€ prezzo unitario di vendita ( 10€ - 6€ = 4€ ( margine di contribuzione unitario Nuovo contratto offre: 3,50€ costo variabile unitario di 1 prodotto 20.000€ affitto annuo del macchinario Per il 2020 conviene sottoscrivere questo nuovo contratto? La sottoscrizione di questo nuovo contratto di affitto del macchinario di 20.000€ all’anno permetterebbe all’azienda di risparmiare sul costo variabile unitario del prodotto, per varie ragioni( risparmio materie prime, macchinario più efficiente…) I 10.000€ del vecchio contratto devono essere pagati ugualmente per il 2020.

Quindi il RICAVO EMERGENTE è il maggior ricavo di un’alternativa rispetto alle altre, un COSTO EMERGENTE è il maggior costo di un’alternativa rispetto alle altre VALORI CESSANTI E’ un valore che viene meno passando da un’alternativa decisionale a un’altra. Un RICAVO CESSANTE è il minor ricavo di un’alternativa, quindi il ricavo cui noi rinunciamo se scegliamo un’alternativa, mentre un COSTO CESSANTE è un costo che risparmiamo, ad es. i 25.000€ di minori costi variabili dell’alternativa 2 sono costi cessanti In generale, quando le alternative che stiamo valutando implicano una modifica nei volumi di produzione e vendita, dovremo considerare i ricavi che vengono dai volumi e i costi variabili che dipendono sempre dai volumi. Quindi dovremo considerare il Margine di Contribuzione (MdC) ( DIFFERENZA TRA RICAVI E COSTI VARIABILI. Molto spesso vedremo come il MdC rappresenterà la variabile di interesse, il risultato da massimizzare, il nostro focus. Ma se la decisione implica anche dei COSTI FISSI EMERGENTI, o dei COSTI FISSI CESSANTI, cioè se è possibile risparmiare sui costi fissi, oppure se la decisione fa crescere/emergere alcuni costi fissi, occorrerà allora considerare nelle analisi anche l’ammontare dei costi fissi emergenti o cessanti, quindi quelli differenziali. Per es. se nell’esempio di prima il contratto d’affitto del secondo anno non fosse già stato pagato, e che fosse stato possibile non pagare alcuna penale, quindi non pagare i 10.000€ del contratto d’affitto del secondo anno, solo in questo caso quei 10.000€ diventano COSTI FISSI CESSANTI, eliminabili, che risparmiamo se decidiamo di sottoscrivere l’alternativa 2, e quindi vanno considerati. I costi fissi eliminabili sono quelli SPECIFICI, ovvero sono quelli che fanno esclusivo riferimento alla linea produttiva interessata dalla decisione che stiamo considerando. Mentre i costi fissi COMUNI (con più aree di attività, con più linee produttive) non sono mai rilevanti, perché essendo comuni a più linee vengono sostenuti lo stesso, indipendentemente dalle scelte che noi facciamo su una linea, ci servirebbero comunque per produrre le altre linee. Quindi i COSTI FISSI COMUNI non sono mai differenziali e eliminabili/cessanti. Tuttavia spesso, anche le decisioni operative hanno degli impatti che non possono essere tradotti in termini economico-finanziari, per esempio per quanto riguarda la qualità, o le dimensioni più strategiche/etiche/ambientali. Quindi i dati economico-finanziari vanno SEMPRE E COMUNQUE INTEGRATI con delle condizioni più qualitative, strategiche (per es. la qualità dei vestiti delle due sartorie). La dimensione economica è importante, si, ma non è l’unica da prendere in considerazione (anche se è il focus principale di questo corso). Le più tipiche e ricorrenti tipologie di scelte operative che devono essere frequentemente affrontate in ogni contesto aziendale. Si parlerà spesso di contesti produttivi manifatturieri, che è il focus tipico di p&c, ma

nelle esercitazioni si cercherà di applicare queste stesse logiche al settore dei beni culturali e dello spettacolo. Le tipologie di scelte che si affronteranno sono: CONTINUARE A PRODURRE O ELIMINARE UNA LINEA DI PRODOTTO? ( chiedersi se ha senso mantenere ancora attiva una linea di prodotto, oppure se è più conveniente chiudere/eliminare quella linea ELIMINARE UN PRODOTTO UTILIZZANDO LA CAPACITA’ PRODUTTIVA LIBERATA PER AUMENTARE LA PRODUZIONE DI UN ALTRO PRODOTTO? ACCETTARE O NO UNA COMMESSA ESTERNA? ( un ordine esterno, speciale, imprevisto che ci arriva da un cliente esterno, che noi non avevamo pianificato nei nostri programmi di produzione MAKE OR BUY? ( decidere se produrre internamente un determinato semilavorato o una determinata fase del processo produttivo, o tenere interno un servizio (portineria/mensa) oppure decidere se esternalizzarlo, a comprarlo dall’esterno, ricorrere ad un fornitore esterno che vende quel semi-lavorato piuttosto che quel servizio ecc… COME DETERMINARE IL PROGRAMMA DI PRODUZIONE PIU’ CONVENIENTE IN PRESENZA DI UN VINCOLO? ( Se abbiamo un vincolo produttivo, abbiamo un fattore produttivo disponibile in quantità limitata vincolata, qual è il modo più conveniente di assegnare/allocare questo fattore produttivo disponibile in quantità limitata sulle diverse linee produttive. Quindi determinare il mix di produzione più conveniente.