


Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Prepara i tuoi esami
Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Prepara i tuoi esami con i documenti condivisi da studenti come te su Docsity
Trova i documenti specifici per gli esami della tua università
Preparati con lezioni e prove svolte basate sui programmi universitari!
Rispondi a reali domande d’esame e scopri la tua preparazione
Riassumi i tuoi documenti, fagli domande, convertili in quiz e mappe concettuali
Studia con prove svolte, tesine e consigli utili
Togliti ogni dubbio leggendo le risposte alle domande fatte da altri studenti come te
Esplora i documenti più scaricati per gli argomenti di studio più popolari
Ottieni i punti per scaricare
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Una panoramica sui sistemi di controllo direzionale in azienda, inclusa la pianificazione strategica, la programmazione, il controllo operativo e i costi. Viene spiegato come i sistemi di controllo direzionale consentano di effettuare un controllo economico e esecutivo, generano motivazione e supportano le decisioni. Inoltre, vengono presentati i costi fissi e variabili, il costo della manodopera diretta e il margine di contribuzione. Anche informazioni sulla leva operativa e il suo impatto sul risultato economico.
Tipologia: Appunti
1 / 4
Questa pagina non è visibile nell’anteprima
Non perderti parti importanti!



La pianificazione serve per guidare l’azienda. Possiamo distinguere due approcci:
DIREZIONE AMMINISTRATIVA O DI CONTROLLO DI GESTIONE: coordinare il comportamento di una serie di attori e creare lo spirito di squadra necessario per superare i conflitti che mergono, assicurare la disponibilità delle informazioni necessarie. COSTI I costi rappresentano il valore economico, espresso in euro, delle risorse che vengono consumate dall’azienda per lo svolgimento delle attività. In base al livello di attività vengono classificati in costi fissi e costi variabili. I costi variabili sono quelli che variano proporzionalmente al variare del volume delle attività. Un incremento unitario del volume delle attività determina quindi un aumento costante del costo variabile. Dal punto di vista grafico sono rappresentati da una retta uscente dall’origine degli assi, la cui inclinazione è data dal costo variabile unitario. Quest’ultimo è il prodotto del prezzo costo (costo di un’unità di fattore produttivo) e dello standard fisico (l’ammontare di unità produttive che servono per realizzare un’unità di prodotto). Questi due valori però, in realtà, con il tempo possono variare: infatti ad esempio con l’aumentare delle unità di prodotto si possono avere degli sconti commerciali oppure con l’incremento delle quantità prodotte si può riuscire a diminuire il valore dello standard fisico grazie allo sviluppo delle economie di apprendimento. Pertanto si determina un’area, detta area di rilevanza, nella quale questi due valori rimangono costanti. Esempio di costi variabili: MP, MOD, PROVIGIONI, ENERGIA FORZA MOTRICE, COSTI DI TRASPORTO. I costi fissi sono invece quei costi che non variano al variare del volume di attività. Dal punto di vista grafico vengono rappresentati con un retta parallela all’asse delle ascisse. Al di fuori dell’area di rilevanza però il grafico dei costi fissi può assumere la forma “a scalini”: si pensi all’ammortamento di un impianto, che in caso di un forte incremento dei volumi di vendita, può aumentare. Esempio dei costi fissi: AMMORTAMENTI, STIPENDI, AFFITTI, MANUTENZIONE STABILI, RISCALDAMENTI. Ci sono poi i costi semivariabili (costituti da una componente fissa e una variabile) e i costi semifissi (sono costi che hanno incrementi a scatti, in corrispondenza incrementi di produzione che richiedono turni supplementari). Per quanto riguarda il costo della manodopera diretta: se si parla di un’impresa capital intensive allora si considera come costo fisso, se è labour intensive si considera come costo variabile. In base all’ oggetto di calcolo , cioè l’entità verso la quale si focalizza l’attenzione del management, possiamo distinguere costi specifici e costi comuni. Si definiscono costi specifici quelli che possono essere attribuiti direttamente all’oggetto di calcolo, proprio perché sussiste una correlazione immediata. Sono costi comuni quelli che presentano una relazione indiretta e mediata con l’oggetto di calcolo, e possono essere attributi ad esso mediante una base di ripartizione. Se l’oggetto di calcolo definito è la singola unità di prodotto allora possiamo distinguere i costi diretti dai costi indiretti. Abbiamo poi i costi di prodotto e costi di periodo. I primi sono componenti negativi di reddito che concorrono alla valorizzazione delle rimanenze, i secondi sono componenti negativi di reddito che non concorrono alla valorizzazione delle rimanenze e sono quindi interamente a carico dell’esercizio in corso. Un costo controllabile è un costo che può essere influenzato dalle azioni e dalle decisioni di chi ne ha le responsabilità. Contrariamente si dice non controllabile.
Significa quindi che stiamo prendendo in esame un arco di tempo limitato e uno spazio limitato, quindi i nostri studi vengono effettuati all’interno dell’area di rilevanza. Il punto di pareggio aziendale rappresenta la quantità di prodotto che deve essere realizzato affinchè i costi siano uguali ai ricavi, vale a dire affinchè il risultato operativo sia nullo. In un’azienda monoprodotto il valore di questa quantità è pari al rapporto tra i costi fissi e il margine di contribuzione unitario: se l’azienda è mono prodotto infatti non mi interessa distinguere tra costi fissi specifici e comuni. Se l’azienda è multi prodotto allora bisogna effettuare una serie di passaggi: prima di tutto si calcola i break even parziale, la quantità di pareggio del singolo prodotto necessaria per coprire i costi fissi ad esso specifici= CFS/MDCUN. A questo punto bisogna comprendere come distribuire i costi fissi comuni. Calcoliamo il margine di contribuzione percentuale (1-k) dato dal rapporto del MDCI TOT e il fatturato totale. Questo margine ci dice quale è il margine che l’azienda produce per ogni euro di fatturato (capacità dei due prodotti di generar margine per la copertura dei costi fissi comuni). Calcoliamo poi quanto fatturato deve essere generato per la copertura dei costi fissi comuni dividendo i CFS/(1-K). A questo punto determiniamo l’incidenza %, vale a dire il contributo nella generazione di fatturato proveniente dai vari prodotti, calcolato come rapporto tra il fatturato del prodotto e il fatturato totale. Moltiplichiamo questo valore per il fatturato di pareggio e dividiamo poi il risultato ottenuto per il prezzo del singolo prodotto. ANALISI DI WHAT IF E’ un’analisi attraverso la quale, sfruttando la relazione della break even analysis, si comprende come varia il risultato economico in seguito alla variazione di una delle sue determinanti, lasciando invariate tutte le altre. Ad esempio se tutte le variabili restano costanti ad eccezione dei costi variabili unitari che aumentano avremo che la curva dei costi variabili avrà un’inclinazione maggiore, quindi sarà più ripida e questo accadrà anche alla curva dei costi totali. Questo significa che tale curva intersecherà la curva dei ricavi totali in corrispondenza di un livello di quantità più elevato: pertanto aumenterà la quantit di break even. LEVA OPERATIVA Il grado di leva operativa indica la sensibilità del risultato economico di un’azienda alla variazione del volume delle attività di vendita. Rappresenta, dal punto di visa operativo, la variazione percentuale del risultato economico in seguito alla variazione percentuale unitaria di fatturato, dove quest’ultima deve essere provocata da una variazione dei volumi di vendita e non da una variazione dei prezzi. E’ il rischio operativo o vantaggio potenziale che un’azienda si assume in base alla propria struttura dei costi. Possiamo distinguere infatti una struttura dei costi rigida, dove vi è un peso maggiore dei costi fissi, da una struttura dei costi flessibile, dove vi è un peso maggiore dei costi variabili. Maggiore è la rigidità della struttura dei costi, maggiore è la sensibilità e quindi il grado di leva operativa. Il grado di leva operativa si calcola, a livello di prodotto, come rapporto tra margine di contribuzione di primo livello e margine di contribuzione di secondo livello. A livella di azienda invece come rapporto tra margine di primo livello totale e risultato operativo. Per calcolare l’impatto sul risultato economico: abbiamo che la variazione percentuale del risultato economico è pari alla variazione percentuale delle vendite per il grado di leva operativa. Un’altra importante grandezza è il margine di sicurezza che indica la variazione massima di fatturato sopportabile di un’azienda prima che essa incorra in delle perdite. Si calcola come rapporto tra la differenza tra il fatturato previsto e il fatturato di equilibrio e il fatturato previsto. E’ inoltre l’inverso della leva operativa. Al crescere della rigidità dei costi cresce infatti il fatturato di equilibrio e diminuisce quindi il margine di sicurezza.