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Traduzione e commento della tragedia di Antigone: personaggi e ruoli principali.
Tipologia: Sbobinature
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Cadaveri lasciati ovunque, i cadaveri dei ribelli che l'autorità ha ordinato di lasciare sul luogo della loro brutale esecuzione. La morte ostentata per evitare altre morti e altre stragi. Ma c'è un Antigone che non vuole lasciare suo fratello per strada, un Antigone della più conformista borghesia, fidanzata con il figlio del primo ministro. Al suo fianco ella trova una sorta di stralunato Tiresia, un giovane capellone arrivato dal mare: uno straniero. Una sorta di Mowgli uscito dalla giungla ed estraneo alla cosiddetta civiltà. Scappando dall'inseguimento della polizia, Antigone e lo straniero portano il cadavere del fratello verso la campagna: il bordo di un fiume, la terra madre, i simboli dell'acqua e della vite come recupero di una ritualità antiche insieme di una natura altra della città. Ma lei e lo straniero, sempre più legati da un reciproco affetto, si accingono a recuperare altri corpi fino a formare una sorta di necropoli agreste. Dopo il rituale pestaggio della polizia e l'internamento nell'orrore di un manicomio pre-basagliano, si consuma il tragico epilogo. Antigone e Mowgli vengono fucilati in una pubblica piazza. Ma si tratta di un'illusione. Quella duplice morte innesca un sommovimento positivo. Altri giovani seguiranno l'esempio dei due giustiziati e cominceranno a raccogliere i cadaveri. E’ la speranza di un nuovo inizio. Il sogno di una rigenerazione che nella fine di Antigone trova il proprio motore e il proprio simbolo. Il coraggio della disobbedienza come valore. Il risveglio di una coscienza etica e politica che si desta da un sonno mostruoso. Questa Antigone si ribella e viola l'ordine costruito senza compiere violenze materiali, con il proprio esclusivo sacrificio. Questi non sono gli unici volti di Antigone. A distanza di pochi anni, avviene in Germania ove opera la Rote armee Fraktion, lotta totale contro il sistema, una mattina, Ulrike Meinhof viene trovata impiccata nella sua cella, come era accaduto all'Antigone antica dopo la reclusione e la prigione sotterranea. Sembra uno spontaneo suicidio ma molti dubbi si addensano su questa morte.
Il presunto terrorismo della tragedia Antica, la sua suggestione e il suo ricordo si riverberano anche sulle vicende italiane. Il 1978 è l'anno del rapimento di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse. Al termine di quei 55 giorni il cadavere dello statista viene ritrovato in via Caetani nel bagaglio di una macchina. Moro come Antigone diviene l'oggetto sacrificale dei suoi compagni di partito così come Antigone era stata mandata a morte da Creonte, lo stesso zio che l'aveva cresciuta nella propria casa: un gioco al massacro all'interno di una stessa famiglia. Ha alle spalle gli orrori del nazismo, le carneficine del secondo conflitto mondiale, l'olocausto, la lotta partigiana, la guerra civile, i sopravvissuti e i testimoni dell'uno e dell'altro fronte. E’ il caso dell' Antigone di Brecht ove la figlia di Edipo e i vecchi della città si ribellano al loro Fuhrer Creonte, alla guerra ad oltranza e alle vite umane che vi vengono sacrificate con durezza e con cinismo. Ma coloro che decidono di contestare e prendere le distanze erano stati fiancheggiatori di quella stessa politica, senza voler vedere quel che accadeva, al pari della grande borghesia industriale tedesca che aveva appoggiato l’espansionismo hitleriano. La rivolta di Antigone e la dissociazione dei notabili accompagnano la caduta di una regime, ma né l'una né l'altra derivano da un passato esente da ombre. Antigone è uno dei luoghi simbolici ove si scompagina il sistema hegeliano e il suo cammino verso la progressiva autotrasparenza e autorealizzazione dello Spirito che dovrebbe condurre alla fine della storia e al superamento definitivo dei conflitti. Nella lettura di Hegel, Antigone e Creonte sarebbero incarnazioni di un’autocoscienza ancora aurorale, di una coscienza che si pone solo per se è in se, radicalizzandosì nella vita dell'esclusivo principio etico in cui rispettivamente si identificano. Si potrebbe allora scoprire che Antigone non è così innocente né così altra rispetto al suo antagonista. Antigone si lascia cogliere come il manifestarsi di un sintomo e il sintomo si può persistere Al di là delle circoscritte esperienze storiche. Antigone è l'inconscio del potere stesso, l'ombra e la parte inseparabile di una caverna da cui nessuno ha la reale possibilità di evadere: la tomba del padre in cui si è da sempre sepolti, la tomba ove i cittadini rimangono prigionieri con lo sguardo fisso ad un gioco illusorio di ombre. TOMBA A CIELO APERTO: LA CITTA’ DI CREONTE TRA OBLIO E MANIPOLAZIONE Dionisio, il Dio che scioglie ogni angoscia, che dissolve il peso della realtà, che amministra il dono della catarsi. Poco importa interrogarsi sulle ragioni di quella guerra tra città, di quello
accanto al trono, dentro quella Reggia. Il regno passa nelle sue mani proprio perché è Il parente più prossimo dei defunti. Inscritto nella rete del sangue Creonte sceglie di dimostrarsi diverso dalla sua storia, di attestarsi come una novità che disconosce ogni pregressa compromissione e memoria. La fine di Edipo e dei nipoti spiana la strada all’ascesa di Creonte: è la sua grande occasione e al contempo la ragione di una debolezza a cui porre rimedio. Creonte ha convocato un'assemblea straordinaria degli anziani di Tebe ed ha fatto tutto da solo ed ora vuole assaggiare il terreno e assicurarsi un orizzonte di condivisione e di appoggio. Anche gli anziani appartengono al passato regime e ne hanno visto da vicino le diverse fasi. Creonte sembra voler inaugurare una stagione diversa della storia cittadina ma deve cercare l'appoggio di coloro che sono iscritti nella dimensione di una sostanziale continuità. Gli anziani si limitano a riconoscere la legittimità del suo agire e approverebbero le ragioni della figlia di Edipo. Creonte vorrebbe che gli anziani si facessero custodi delle parole da lui appena pronunciate, guardiani di una intesa e di una linea di governo. Gli anziani sembrano comprendere tale richiesta come un invito a sorvegliare il cadavere insepolto e chiedono che ad altri, persone più giovani, si affidano questo compito. L'anarchia è il peggiore dei mali: distrugge le città. Per vincere ci vuole la disciplina a allora quante vite si salvano. Rispetto del potere legittimo e della disciplina, rispetto delle decisioni di colui che la polis ha scelto e collocato al proprio governo, rispetto di uno stesso criterio di giustizia nel perimetro della casa e nel cerchio allargato della comunità. I suoi passi in politica sono stati guidati e proporzionati dall'indovino Tiresia di cui egli ha saputo ascoltare il parere e rispettare le autorità. L'impunità del cadavere insepolto è questione che si pone nello scontro delle forze e dei poteri, è scandalo che acquista importanza in rapporto a chi ha ragioni soggettive per rivendicare la sepoltura o denunciare la profanazione. LO SPETTRO DELLA CITTA’ Il suo percorso si concluderà nel buio di una prigione, in un antro sotterraneo in cui sarà sepolta viva. Ma da quel buio non era mai davvero uscita: prigioniera dalla nascita. Il dramma, da questo punto di vista, esibisce la chiusura inevitabile di un cerchio, realizzando per Antigone e il suo antagonista all'inevitabile eredità che li contrassegna. Antigone e Ismene sono le uniche superstiti della famiglia di Edipo. Antigone non è disposta a piegarsi all'editto di Creonte. Obbedire significherebbe tradire Polinice, tradire i legami del sangue. In quel cadavere che Creonte definisce politicamente nemico, Antigone possa vedere solo il
philos, l'amico rappresentato dal fratello: il philos che divide le stesse viscere, che è uscito dal medesimo utero materno. La figlia di Edipo vuole compiere a ogni costo il rituale funebre. Il Dio dei morti esige questi riti e non fa differenze: nomoi, leggi uguali devono essere applicate a Eteocle e Polinice, senza distinzione tra chi ha aggredito la città e chi l’ha difesa. Agli occhi della sorella Ismene Antigone è segnata dall'Eros dell'impossibile, dalla ricerca dell'eccesso. Antigone è un cuore caldo, un cuore che arde per propositi e pensieri agghiaccianti. Antigone può essere definita gloriosa e degna di lode, ma ciò non toglie che il suo gesto sia una violazione rispetto al cosmo della città. I venerabili anziani sottolineano la trasgressione di cui la vergine è colpevole. Antigone non costituisce la radice estrema da cui può effondersi la luce di una speranza e di una rinascita. Antigone è l'incarnazione dell'errore e delle impurità della sua famiglia. Figlia esemplare per la sua devozione e per il suo sacrificio così come è lodevole ed esemplare il suo essere sorella del fratello morto. Antigone rappresenta e riproduce La maledizione di Edipo: ne è il supremo complimento perché ella opera nel nome del Padre. Antigone diviene figura orrenda di una polis prigione, di una polis tomba, che si nutre di un linguaggio politico mortifero. E’ la figura del tragico sofocleo che chiude ogni possibilità di fuga e ogni spinta centrifuga nel perimetro asfittico ove ciò che lascia è sempre un aborto. Antigone è il femminile che si identifica con il pianto è con il cordoglio, con le mani che lavano e ricompongono i defunti della casa. Ma la figlia del padre, la sorella devota è anche il femminile che porta disordine e rovina nell'universo androcratico. Nelle parole della figlia di Edipo si è voluta vedere la contrapposizione tra un diritto orale di tradizione aristocratica e le leggi scritte proprie della città democratica che si riconosce nell’eguaglianza e nella coesione dei suoi membri. Lo scontro tra Antigone e Creonte è il punto di arrivo e insieme il retaggio dell'incesto politico che la storia della Tebe mitica rappresenta. La famiglia malata dove padri, figli e fratelli si confondono in un solo mostruoso intreccio è la controfigura della città democratica o della fratellanza dei cittadini affoga nella disputa senza fine delle fazioni politiche e dei processi, nelle accuse strumentali e nelle delegittimazione reciproche. La collera di Creonte e l'indignazione di Antigone continuano ad alimentarli in un cerchio ove la politica si riproduce come imprecazione, strage cruenta, scambio avvelenato, retorica, opacità dei significanti, infedeltà reciproche e manipolazione fraudolenta. Quando la sua condanna è ormai pronunciata, Antigone fa risuonare le note di una voce addolorata. Questa volta per il proprio destino incompiuto di vergine che muore senza nozze, di fanciulla che andrà in sposa ad Ade. Anziché lapidarla, Creonte ha deciso di chiuderla sottoterra: evitando la contaminazione e la
Davanti alla Reggia, intanto, Euridice, la moglie di Creonte, apprende gli eventi appena accaduti e in silenzio si ritira all'interno. Aveva già perduto un figlio ed ora decide di uccidersi. Creonte, tenendo tra le braccia il cadavere di Emone, fa appena in tempo ad arrivare al palazzo per apprendere da un messo questa ulteriore disgrazia. IL CERCHIO DELLA ROVINA FATALE: IL TEATRO DEI VECCHI Il teatro eschileo era stato un teatro di giganti e di mostri, di grandi eroi e di imponenti armature, in una sperimentazione che coincideva con l'ascesa di un’Atene Democratica, quando la città consolidava l’egemonia e i rapporti di forza di una politica interna ed estera. La drammaturgia di Eschilo ritraeva il declino dei gene, delle stirpi contaminate e abnormi, delle case abitate dal sangue dal delitto.
Ambito letterario, Sofocle è un commediografo. Atene del V secolo → pensiero tragico (Eschilo, Euripide, Sofocle che visse dal 496-406) specifico della città. Nasce la tragedia: fenomeno tipico di Atene. Era la manifestazione globale in onore di Dioniso (durante le festività religiose); era un momento culturale per la formazione ed era svolta all’aperto. Di Sofocle ci rimangono solo alcuni frammenti, è quello che ci rimane è l’Antigone. Antigone era la figlia di Edipo (re di Tebe che voleva liberare la città dalla pestilenza). Edipo si rivolge a un indovino che gli dice che l’assassino del re precedente è ancora vivo (è proprio Edipo). Ha 4 figli: Antigone e Ismene sono le due femmine, Eteocle (Tebe) e Polinice (attacca Tebe) che sono i due maschi. Vi è una guerra fra questi due per la successione al trono, ma vi è una lotta e muoiono entrambi. Creonte nega la sepoltura di Polinice (nemico della patria). Antigone si rifiuta di questo perché secondo lei è più importante la legge religiosa. L’atto di Antigone provoca cambiamento. Presentazione personaggi:
Monologo di Creonte → si seguono le azioni della città (priorità alla città). Dice che la patria è più importante degli affetti. Patria-città: la legge della polis vale su tutto. Primo stasimo (vv. 332-375): Il coro si lancia in un elogio dell'ingegno umano: molte sono le cose mirabili al mondo, ma nessuna è come l'uomo, che ha saputo sottomettere la terra e gli animali alla propria creatività, ha organizzato la propria vita in maniera civile tramite le leggi e ha trovato la cura a molte malattie. Tuttavia, l'ingegno umano può volgersi anche al male, e distruggere quelle cose che esso stesso ha costruito. Secondo episodio (vv. 376-581): Appare nuovamente la guardia, recando con sé Antigone. Racconta che, dopo aver tolto la sabbia sopra il corpo di Polinice ed essere rimasto in attesa, ha visto la ragazza che tornava a seppellire nuovamente il corpo. Antigone non nega di aver commesso il fatto, anzi afferma che la sepoltura di un cadavere è un rito voluto dagli dei, potenze molto superiori a Creonte. Il re reagisce furiosamente rinfacciandole il mancato rispetto dei suoi ordini (soprattutto lei che è una donna) e confermando la sua condanna a morte. Antigone è sua nipote, ma le questioni di Stato prevalgono sugli affetti. Appare Ismene, ora desiderosa di morire insieme alla sorella, ma Antigone rifiuta il suo appoggio, dopo che nel momento del bisogno era stata lasciata sola. Alla fine, Creonte fa portare via in catene entrambe le donne (ma la sola Antigone è condannata). Leggi scritte (fatte dagli uomini e possono cambiare) e leggi non scritte (ci sono da moltissimi anni e sono quelle degli dei). Scelta fra la vita (Ismene ha paura) e la morte (Antigone e Socrate). Secondo stasimo (vv. 582-625): Il coro riflette in maniera sconsolata su quanto effimera sia la vita umana, colpita da sventure continue e senza un comprensibile disegno. Terzo episodio (vv. 626-780): Appare Emone, figlio di Creonte, molto preoccupato perché Antigone è la sua promessa sposa, ma il re si mostra risoluto: Emone non potrà che sottostare al volere di suo padre. Il figlio ribatte che la popolazione parteggia per Antigone e spera che sia salvata, ma Creonte è assolutamente irremovibile, anzi minaccia il figlio di far uccidere Antigone sotto i suoi occhi. Disperato e sdegnato, Emone corre via. Monologo cruciale di Emone, figlio di Creonte e fidanzato di Antigone (devozione filiale vs. amore). La città è dalla parte di Antigone (ribellione è un atto eroico). Emone si ribella all’autorità politica e paterna (riflette la voce del popolo, l’opinione comune). Terzo stasimo (vv. 781-801): Il coro canta di Eros, la cui forza è invincibile nel rendere folli tutti coloro che ne sono colpiti. Quarto episodio (vv. 802-943): Antigone lamenta, insieme al coro solidale con lei, la propria triste sorte di fanciulla destinata a morire prima ancora di conoscere il matrimonio, quando
appare Creonte. Egli afferma che, per non contaminarsi di un crimine odioso agli dei (uccidere una propria consanguinea), si limiterà a gettarla in una grotta, perché lei lì muoia, o viva nella sua prigione lontana da tutti. Antigone non è certo risollevata, immaginandosi sola e disperata per il resto dei suoi giorni, mentre le guardie la portano via. Il coro patteggia per Antigone (il suo atto ha avuto effetto, realizzazione). Il coro parla di autonomia (lessico che caratterizza l’epoca moderna/Kant), perché ha deciso lei di morire. Antigone spera che il suo sacrificio porti a una riunione delle due leggi. Quarto stasimo (vv. 944-987): Il coro ricorda alcuni personaggi mitologici la cui sorte fu quella di essere imprigionati: Danae, Licurgo e i figli di Cleopatra. Quinto episodio (vv. 988-1114): Appare Tiresia, indovino cieco, che si rivolge a Creonte affermando che la città è impura a causa della mancata sepoltura di Polinice (del resto anche Polinice, come Antigone, era nipote di Creonte, che quindi compiva tale sfregio verso un consanguineo). Creonte dovrebbe quindi abbandonare le proprie posizioni inflessibili. Il re accusa Tiresia di fare tali affermazioni per tornaconto personale e riafferma il proprio primato di sovrano, contro i poteri dell'indovino. Andandosene, Tiresia gli dà un ultimo avvertimento: stia attento Creonte perché le Erinni stanno per muoversi contro di lui. Il re resta profondamente turbato dalle parole dell'indovino, e discutendo con il coro degli anziani decide infine di dare sepoltura a Polinice e liberare Antigone. L’indovino dice che la città sta soffrendo a causa di Creonte. Il re dovrebbe imparare ad ascoltare i consigli altrui. Ha invertito l’ordine vita-morte (empietà). Creonte è sconvolto dalle profezie di Tiresia (la ribellione ha provocato cambiamento). Cede, non bisogna opporsi al destino. Quinto stasimo (vv. 1115-1152): Il coro è contento per il ravvedimento di Creonte, e invoca il dio Dioniso perché guardi benevolo alla città a lui prediletta. Esodo (vv. 1153-1353): Arriva un messaggero, che informa il coro e la moglie di Creonte Euridice degli ultimi avvenimenti: il re, una volta seppellito Polinice, udì il lamento del figlio Emone provenire dalla grotta di Antigone. Lì vide Antigone, che si era impiccata per non voler passare il resto della sua vita imprigionata: l'ordine del re di liberarla era arrivato troppo tardi. Emone, che ne piangeva la perdita, nel vedere il re tentò di colpirlo con la spada, ma, mancatolo, rivolse l'arma contro se stesso, uccidendosi. Di fronte a queste notizie, ammutolita, Euridice rientra nel palazzo. Arriva Creonte con il cadavere di Emone, rimpiangendo la propria stoltezza che ha portato il figlio alla morte, quando si presenta un secondo messaggero, che riferisce che anche la moglie Euridice si è tolta la vita. A questo