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Diritto e letteratura. Antigone, Dispense di Diritto Greco

Diritto e letteratura per Antigone

Tipologia: Dispense

2019/2020

Caricato il 19/12/2020

simona.rus
simona.rus 🇮🇹

4.4

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144 documenti

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DIRITTO E LETTERATURA
“Antigone” di Sofocle
Sofocle, figlio di Sofilio, un ricco imprenditore, nacque a Colono nel 496 a.c. (morto nel 405
a.c.); la prima parte della sua vita coincise, dal punto di vista storico, con l’espansionismo di
Atene, l’ultima con la rovina della città della quale, egli, fu parte politica attiva. Oltre ai legami
politici, lo intrattenevano anche numerose amicizie nonchè doveri religiosi e di culto, fu infatti
sacerdote di una divinità della salute: fece della sua casa un santuario provvisorio di Asclepio
in attesa che vi fosse completato il tempio. Dopo la morte gli ateniesi lo venerarono come eroe
con il nome di Dexion ossia “colui che accoglie”.
Si dice che Sofocle, abbia scritto 123 drammi, compresi i 25 satireschi e escluse le 7
tragedie dichiarate spurie, ci rimangono 7 tragedie, buona parte su papiro. Plutarco ci
dice che Sofocle distingueva 3 periodi nella propria evoluzione artistica:
Prima avrebbe seguito Eschilo, per poi passare ad una propria concezione del dolore, poi
fase più perfetta, avrebbe mirato a dare espressione adeguata al carattere. Il segreto del
suo successo è e resta certamente il linguaggio duttile e suadente, dall’influsso del suo
prestigioso pubblico. Definito “uomo del suo tempo” ma insieme geloso custode della polis
antica.
IL TEATRO SOFOCLEO:
Pone al centro della sua indagine il tema dell’uomo e di Dio, del loro reciproco rapporto,
il tema del dolore dell’uomo e della giustizia divina infatti, Antigone Creonte
sfuggono ad un destino di dolore: chiusi entrambi nell’eticità delle proprie convinzioni sono
simbolo di un’umanità sofferente e fragile.
L’ANTIGONE:
Dell’Antigone di Sofocle, a differenza dell’Edipo re, si conosce la data esatta della prima
rappresentazione, che avvenne nel 442 a.C., ad Atene, durante la celebrazione delle Grandi
Dionisie (una cerimonia in onore di Dioniso durante la quale era consuetudine svolgere agoni
tragici). L’Antigone, con l’Edipo re e l’Edipo a Colono, fa parte del Ciclo tebano.
La tragedia narra la vicenda che conduce alla morte Antigone, nata dall’incesto tra Edipo e
sua madre Giocasta e discendente del fondatore di Tebe, Cadmo. Antigone, frutto di un’unione
contro natura, è destinata a soccombere al medesimo destino avverso che ha toccato i suoi
genitori; ma a differenza di Edipo, profondamente inserito nel contesto sociale di cui resta
succube, Antigone è un personaggio emancipato, che si oppone a delle leggi
arcaiche fondate sull’onore in nome di un sentimento morale estremamente
moderno.
ANTEFATTO
Lo troviamo nell’Edipo Re dove Edipo, sposa, ignaro, la madre Giocastra dalla quale sono
nati
nati quattro figli: due maschi, Eteocle e Polinice, e due femmine, Antigone e Ismene.
Eteocle e Polinice , a seguito dell’esilio del padre, avrebbero dovuto dividersi la reggenza di
Tebe, istituire quindi una diarchia in cui avrebbero governato entrambi ad anni alterni. Il
primo a ricoprire la carica di sovrano è Eteocle , che abusa del suo potere bandendo
Polinice da Tebe. Polinice, rifugiatosi ad Argo, allestisce una spedizione contro il fratello,
durante la battaglia moriranno entrambi.
Creonte , Re di Tebe e fratello di Giocastra, ordina però tramite l’emozione di un decreto,
che solo Eteocle venga seppellito, e che quindi sia onorato con il rito funebre,
indicando Polinice come traditore della patria nemico di Tebe. Decide inoltre di punire
con la morte chiunque disubbidisca al suo volere e seppellisca il corpo. Antigone in un
colloquio con la sorella Ismene si dichiara contraria alla disparit à di trattamento dei
corpi dei due fratelli e decide di assumersi la responsabilit à di seppellire Polinice .
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DIRITTO E LETTERATURA

“Antigone” di Sofocle Sofocle, figlio di Sofilio , un ricco imprenditore, nacque a Colono nel 496 a.c. (morto nel 405 a.c.) ; la prima parte della sua vita coincise, dal punto di vista storico, con l’espansionismo di Atene, l’ultima con la rovina della città della quale, egli, fu parte politica attiva. Oltre ai legami politici, lo intrattenevano anche numerose amicizie nonchè doveri religiosi e di culto , fu infatti sacerdote di una divinità della salute: fece della sua casa un santuario provvisorio di Asclepio in attesa che vi fosse completato il tempio. Dopo la morte gli ateniesi lo venerarono come eroe con il nome di Dexion ossia “colui che accoglie”. Si dice che Sofocle, abbia scritto 123 drammi , compresi i 25 satireschi e escluse le 7 tragedie dichiarate spurie , ci rimangono 7 tragedie , buona parte su papiro. Plutarco ci dice che Sofocle distingueva 3 periodi nella propria evoluzione artistica: Prima avrebbe seguito Eschilo , per poi passare ad una propria concezione del dolore , poi fase più perfetta, avrebbe mirato a dare espressione adeguata al carattere. Il segreto del suo successo è e resta certamente il linguaggio duttile e suadente, dall’influsso del suo prestigioso pubblico. Definito “uomo del suo tempo” ma insieme geloso custode della polis antica. IL TEATRO SOFOCLEO: Pone al centro della sua indagine il tema dell’uomo e di Dio, del loro reciproco rapporto, il tema del dolore dell’uomo e della giustizia divina infatti, né AntigoneCreonte sfuggono ad un destino di dolore: chiusi entrambi nell’eticità delle proprie convinzioni sono simbolo di un’umanità sofferente e fragile. L’ANTIGONE: Dell’Antigone di Sofocle, a differenza dell’Edipo re, si conosce la data esatta della prima rappresentazione, che avvenne nel 442 a.C., ad Atene , durante la celebrazione delle Grandi Dionisie (una cerimonia in onore di Dioniso durante la quale era consuetudine svolgere agoni tragici). L’Antigone, con l’Edipo re e l’Edipo a Colono, fa parte del Ciclo tebano. La tragedia narra la vicenda che conduce alla morte Antigone , nata dall’incesto tra Edipo e sua madre Giocasta e discendente del fondatore di Tebe, Cadmo. Antigone, frutto di un’unione contro natura, è destinata a soccombere al medesimo destino avverso che ha toccato i suoi genitori; ma a differenza di Edipo, profondamente inserito nel contesto sociale di cui resta succube, Antigone è un personaggio emancipato, che si oppone a delle leggi arcaiche fondate sull’onore in nome di un sentimento morale estremamente moderno. ANTEFATTO Lo troviamo nell’ Edipo Re dove Edipo, sposa, ignaro, la madre Giocastra dalla quale sono nati nati quattro figli: due maschi, Eteocle e Polinice , e due femmine, Antigone e Ismene. Eteocle e Polinice , a seguito dell’esilio del padre, avrebbero dovuto dividersi la reggenza di Tebe , istituire quindi una diarchia in cui avrebbero governato entrambi ad anni alterni. Il primo a ricoprire la carica di sovrano è Eteocle , che abusa del suo potere bandendo Polinice da Tebe. Polinice, rifugiatosi ad Argo, allestisce una spedizione contro il fratello, durante la battaglia moriranno entrambi. Creonte, Re di Tebe e fratello di Giocastra , ordina però tramite l’emozione di un decreto, che solo Eteocle venga seppellito, e che quindi sia onorato con il rito funebre, indicando Polinice come traditore della patria nemico di Tebe. Decide inoltre di punire con la morte chiunque disubbidisca al suo volere e seppellisca il corpo. Antigone in un colloquio con la sorella Ismene si dichiara contraria alla disparità di trattamento dei corpi dei due fratelli e decide di assumersi la responsabilità di seppellire Polinice.

Ismene, che al contrario di Antigone è freddamente razionale e rispettosa dell’autorità, cerca di dissuadere la sorella e si rifiuta di partecipare alle esequie del fratello. La scena si sposta quindi presso Creonte, a cui una guardia riferisce che il corpo di Polinice è stato ricoperto di sabbia. Creonte è molto irato ed è convinto che il misfatto sia stato commesso da qualche oppositore, che va rintracciato e condannato. La guardia per scoprire il colpevole disseppellisce il corpo di Polinice e si nasconde per aspettare che qualcuno si faccia avanti a ricoprirlo: si tratta della nipote del sovrano, Antigone. Quando viene portata al cospetto di Creonte, Antigone accusa lo zio di essersi posto con la sua decisione al di sopra degli dei, infatti il rito funebre va concesso a tutti gli uomini per volere delle divinità, neppure un re può opporsi al suo svolgimento. Chiaramente le accuse di Antigone inaspriscono ulteriormente la reazione di Creonte, già furioso per l’affronto subito, che condanna a morte la nipote. Sopraggiunge quindi Ismene, che dichiara di voler condividere il destino di Antigone, la quale reagisce però duramente in quanto ha dovuto compiere le esequie funebri senza nessun sostegno. Le due sorelle vengono quindi arrestate. La popolazione si mostra solidale con la giovane e il figlio di Creonte, Emone, innamorato e promesso sposo di Antigone, prova ad intercedere presso il padre. Il colloquio si conclude in un disastro, Creonte è crudele e irremovibile e Emone, privato di qualsiasi possibilità di azione, non sa come aiutare l’amata. Creonte si reca quindi da Antigone per comunicarle di aver modificato la sua decisione: uccidere un membro della propria famiglia è un atto contronatura che potrebbe suscitare l’ira delle divinità, quindi il suo destino sarà quello di venir imprigionata in una grotta dove resterà tanto a lungo quanto vivrà. Creonte però si è già macchiato di un crimine contro gli dei: il rifiuto di dare esequie funebri a Polinice. La sua colpa gli viene ricordata dall’indovino Tiresia, che Creonte caccia imputandogli di voler volgere la situazione in suo favore. Ma le parole di Tiresia hanno lasciato il segno nell’animo di Creonte che si rende conto dei crimini contro la famiglia che sta perpetrando. In scena entrano quindi Euridice , moglie di Creonte, e un messo che la mette a conoscenza dei tragici eventi che hanno sconvolto Tebe: Emone si era recato a liberare Antigone, ma la giovane, non immaginando che Creonte potesse ricredersi, si era già impiccata. Creonte, che ha appena dato sepoltura a Polinice, sente le grida del figlio e sopraggiunto nella grotta manca appena l’aggressione di Emone che, folle di dolore, si scaglia contro il padre. Emone così decide di uccidersi e, di fronte a Creonte, si trafigge con la spada. Euridice alla fine del resoconto esce di scena e sopraggiunge Creonte, con le spoglie del figlio. Dopo poco viene a sapere che Euridice, dopo aver saputo della morte di Emone, si è uccisa a sua volta. Il sipario cala così su Creonte che, consapevole delle sue responsabilità nella tragica fine della sua famiglia, supplica gli dei di dargli la morte. PROLOGO VERSI 1 - 99 Dialogo tra Antigone e Ismene nel momento che precede l’alba. Antigone chiede alla sorella se ha sentito parlare della nuova ordinanza di Creonte, Ismene dichiara di non sapere nulla e Antigone le riferisce dell’editto e della necessità che la spinge a lottare contro questo divieto di sepoltura al corpo del fratello. Ismene tenta di dissuadere la sorella dicendo: siamo donne non nate a combattere contro gli uomini, ma preordinate dalla natura a obbedire alla volontà maschile”. Antigone prende le distanze dalla sorella, intenzionata a compiere una “santa colpa” difronte alle disposizioni di Creonte, ma una “santa opera” davanti alle leggi divine. Ismene chiarisce la sua debolezza: non ha la forza di agire contro le disposizioni di Creonte ma Antigone, sola e determinata, ribadisce la sua volontà e dice di voler: “innalzare un tumulo sull’amato fratello”. Ismene le chiede di tenere almeno segreta la cosa, ma Antigone risponde invitandola a proclamare a tutti la decisione maturata. Il male peggiore non è la morte, ma il disonore.

linguaggio, la vita associata, il pensiero, ed è pronto a vincere le insidie della sorte della natura. Cittadino eccelso è colui che onora la sua città, è colui che accordi le leggi umani e divine, falso è colui che per ardimento si associa al male. Al v. 176 il coro si interrompe ed entra Antigone accompagnata dalla guardia. Analisti del testo: Molti critici hanno ritenuto che questo canto non avesse nulla a che fare con la tragedia. Ma a ben vedere trae motivazione dal contesto dell’azione, in cui è inserito. L’inno esprime l’ammirazione della vittoria dell’uomo sulla natura. Potere conferito all’uomo dagli Dei, il quale l’ha conquistato basandosi solo sulle proprie forse. Anche la connotazione generica di uomo, essere terribile e straordinario, è divenuta uomo ricco d’ingegno, capace di mediare e riflettere. La riflessione del doro si orienta sul cittadino che rispetta la legge e chi invece la disattende: l’uomo cerca sempre il bene ma cade in errore quando il suo intelletto si prefigge come buono e giusto ciò che invece è sbagliato. E Creonte ritiene che il bene sommo sia il bene Comune, quello della Città e per assicurarlo esige l’incondizionata obbedienza dei sudditi agli ordino del capo e la condanna di ogni nemico. Molte sono le cose mirabili.. traduzione di “deinon”, molto forzata, poiché tale aggettivo è ambivalente, da deido: paura timore, temere, è un aggettivo a cui accedono due significati molto diversi. SECONDO EPISODIO VERSI 384 - 581 Si apre con “l’agon” lo scontro tra Creonte e Antigone, il primo disposta assoluto e intollerante, la seconda inflessibile nella propria fierezza. Nella prima parte è presente anche la Guardia alla quale Creonte chiede di esporre i fatti. Terminato il racconto ha inizio lo scontro con Creonte il quale interroga la fanciulla che ammette fiera di aver commesso il fatto e di aver agito nella consapevolezza della trasgressione dice: “non pensavo che i tuoi editti avessero tanta forza, che un mortale potesse trasgredire le leggi non scritte e incrollabili degli dei”. Antigone sa che per aver infranto una legge divina e che le spetta la pena capitale, ma non teme la vita anzi, dovendo vivere tra tali sventure, per essa la morte non è un dolore, ma lo sarebbe stata se avesse lasciato insepolto il fratello infatti dice: “ se a te sembra che io ora agisca da folle, questa follia la devo, forse, a un folle”. Il coro nota in Antigone la stessa fiera indole del padre Edipo. Segue la replica di Creonte, con toni sempre più minatori, ma Antigone per nulla spaventata invita il sovrano ad affrettarsi a dar luogo all’esecuzione, inoltre aggiunge che tutti, se non avessero paura di parlare, approverebbero il suo gesto di pietà. Annunciata dal coro entra in scena Ismene, il cui volto è alterato dal pianto e dal dolore, Creonte l’accusa di complicità con la sorella e infatti le dice: “ tu scegliesti di vivere o di morire? In questo episodio si concentra il nucleo del dramma sofocleo, che non è semplicemente lo scontro tra due personaggi, ma tra due volontà, due concezioni del mondo: quella di Antigone, di rispettare le leggi non scritte della natura e quella di Creonte tesa a imporre la forza dello Stato e della legge (nomos). Da parte sua Creonte adduce la ragione del diritto positivo, della disposizione di legge infatti dice ad Antigone: “E’ l’anarchia il pessimo dei mali, distrugge le città e sconvolge le cose mette in fuga e fa a pezzi gli eserciti in battaglia. Ma è l’ubbidienza, l’ubbidienza ai capi la fonte di salvezza e di vittoria, noi dobbiamo ubbidire alle leggi, alle leggi scritte”. Sono entrambi difensori di un causa legittima: lo scrupolo religioso, l’amore verso il fratello e la difesa del ghenos in Antigone, e l’odine e lo Stato in Creonte, la sua è la “ragion di stato” dei sofisti, che Sofocle stresso condanna e da come perdente; infatti alla fine sarà creante lo sconfitto Il comportamento di Antigone, che decide di violare le leggi umani in nome delle leggi del sangue, più antiche e sacre di quelle scritte, mette in discussione l’autorità di Creonte il quale non potendo accettare la ribellione deve punirla, poiché ne va della sua stessa credibilità. SECONDO STASIMO VERSI 582 - 630

Si apre con il coro che intona un desolato combinato sulla sventura che sconvolge i mortali, sul destino delle famiglie che non trovano pace i “Labdacidi”. E’ in totale contrasto con il primo stasimo che celebrava con orgoglio la fiducia nell’ingenuo umano alle cose mirabili (intese anche come negative). Qui, vi è una constatazione sulla sventura come connaturata alla condizione dell’uomo. Il peso della sventura non può non gravare su Antigone che appartiene alla stirpe di Edipo e quindi porta con sé il peso di una colpa insolvibile. TERZO EPISODIO VERSI 632 - 780 Presenta l’agon tra il giovane Emone e il tiranno Creonte in un dialogo solo inizialmente pacato. Creonte, rivolgendosi al figlio gli chiede se giunge adirato contro di lui per la sentenza pronunciata oppure continua a mostrargli devozione come un figlio dovrebbe fare verso il padre. Così è, allora Creonte gli indica i consigli per un corretto agire di figlio: essere obbedienti al padre, ricambiare il male al nemico e onorare l’amico, di non perdere la regione a causa di una donna (Antigone), che bisogna obbedire solo a colui che la città ha scelto come capo e anche la città gli sarà riconoscente. Emone invece gli replica facendo appello alla ragione, supremo bene dell’uomo. Ma Creonte, rifiutando di apprendere saggezza da uno più giovane trasforma il dialogo in uno scontro, ma Emone, dalla validità delle proprie posizioni non cede. Creonte crede che il figlio prende posizione in favore di chi viola le leggi dello Stato, ma Emone continua a sostenere che Antigone non ha agito empiamente. Creonte accusa il figlio di scelleratezza e di parteggiare per una donna, ma Emone replica di comportarsi così perché si preoccupa del padre che viola le leggi sacre degli inferi. Così l’ira di Creonte esplode, da ordine alla guardia di condurre subito Antigone perché muoia sotto gli occhi di Emone il quale si allontana di corsa preso dalla disperazione rivolgendo al padre amare parole: “non mi vedrai più guardandomi negli occhi”. Creonte poi descrive il supplizio di Antigone che verrà sepolta viva in un antro di pietra con accanto solo un pò di cibo come espiazione per allontanare dalla città la contaminazione. Analisti del testo: nella prima parte Emone dimostra al padre la filias paterna che significa consenso qualunque sia l’agire del genitore; ed è emblematico che si alo stesso Creonte a chiamare in causa in vincoli di quella devozione alla famiglia; ma egli vuole persuadere il figlio chela condanna di Antigone è giusta e che ha come fine il bene della città: l’anarchia è il peggiore di tutti i mali, l’ordine è il massimo bene; compito del re è di debellare il disordine e preservare la disciplina. Il principio di Creonte è che la Patria debba stare al di sopra di ogni affetto, dimenticando così la pietosa religiosa e la sacralità delle leggi immutabili degli dei. Dalle parole di Emone invece si evince il ritratto tirannico di Creonte : il timore, il dissenso che l città non osa manifestare e che solo nascostamente il giovane riesce a cogliere, cercando di convincere il padre a mutare l’animo. Ma lo scontro si infiamma e Creonte accusa Emone di di presunzione della sua giovane età e la sua sottomissione ad una donna. Emone accusa il padre di ottusità e di tirannica violenza, fino a che il giovane si ribella e si dichiara pronto a condividere la sorte di Antigone. TERZO STASIMO VERSI 781 - 800 Il coro intona un breve canto che celebra la potenza indomabile e crudele di Erosa: invincibile in battaglia, che è invaso dal suo tormento subisce un tale sconvolgimento nell’animo che impazzisce, nessuno degli Dei e dei mortali può sfuggirgli QUARTO EPISODIO VERSI 801 - 943 Il coro annuncia l’ingresso in scena di Antigone che le guardie conducono fuori dalla reggia verso il “talamo che tutto addormenta” , dove ella sarà murata viva. Inizia così il dialogo lirico tra Antigone e il Coro. L’episodio presenta l’estremo lamento di Antigone che, mentre sta per essere condotta al sepolcro, esprime il proprio addio alla vita, il cui tono è ben diverso rispetto a quello fermo e risoluto che l’aveva contraddistinta nei primi episodi in cui diceva: “morirò prima del tempo e questo lo ritengo un guadagno”. Essa invita i notabili di Tebe ad essere testimoni della sua sciagura. Il legame con la famiglia di origine è ribadito in modo totale ed assoluto al di sopra di qualsiasi altro affetto, tanto che Antigone arriva ad affermare che un figlio o un marito si possono sostituire, un fratello non più una volta che i genitori sono morti. Nel recare al fratello i dovuti onori funebri, Antigone si è comportata