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Questa prospettiva filosofica chiamata ‘filosofia del turismo’ offre una riflessione su cosa sia il turismo e il turista, stabilendo una collocazione appropriata nella costruzione teorica del mondo. L'analisi concettuale può essere una caratterizzazione teorica, come stabilire che cosa sia il turismo. In questo testo si distinguevano quattro epoche del turismo: epoca del prototurismo, epoca del turismo moderno, epoca del turismo di massa e epoca della turistofobia. La turistofobia può essere la paura dei turisti o la resistenza al turismo. Vengono discusse etiche individuali e pubbliche, codici morali e giuridici, e la relazione tra il turismo e la comprensione reciproca tra popoli e società.
Tipologia: Appunti
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1.1 INTRODUZIONE La filosofia viene spesso vista come una materia che affronta le “grandi domande” (qual è il senso della vita?) o che va alla “ricerca delle verità ultime” (esiste una realtà oltre i fenomeni empirici?). Permette di guardare in maniera distaccata le cose del mondo e che cosa accade , anche cose spiacevoli. 1.2 UN APPROCCIO FILOSOFICO DEL TURISMO La filosofia è innanzitutto analisi concettuale, ovvero il tentativo di chiarire che cosa davvero significhino le parole che usiamo. Per parlare di qualcosa occorre prima di tutto intendersi sul significato delle parole che usiamo per descriverlo. Fare una buona analisi concettuale Costruire una significa qualcosa in più: buona mappa concettuale del mondo che ci consenta di orientarci nei discorsi in cui esprimiamo la nostra comprensione teorica della realtà. In questa prospettiva la “filosofia del turismo” è un ambito della riflessione filosofica in cui troviamo domande centrali del tipo “che cos’è il turismo” o “chi è il turista”. Se non si da lo stesso significato alla parola difficilmente si realizza una comunicazione efficace, perciò stabilire che cosa sia il turismo e chi sia il turista, consente una collocazione appropriata nella “costruzione teorica del mondo”.
L’analisi concettuale può anche essere una caratterizzazione teorica, per esempio, stabilire che cosa sia il turismo. “che cos’è x” essa diventa l’oggetto principale del dialogo. C’è molto di platonico in questo, se prendiamo in mano i dialoghi di Platone notiamo che tutto parte da una domande, ad esempio Dalla definizione di “x” si parte per sviluppare una teoria su “x” e sull’ambito in cui è rilevante “x”. Uno dei dialoghi più celebri, la repubblica, parte dalla domanda “che cos’è la giustizia” e la risposta da modo a Platone di sviluppare una teoria riguardo l’organizzazione politica migliore. L’analisi concettuale Essa non è l’unico modo per fare filosofia , ci sono altri modi di intendere la filosofia e ciascuno di essi finisce per attribuire compiti e non sempre viene utilizzata in modo appropriato, è frutto di speculazioni fini a se stesse. funzioni diverse.
Wiliams (2013) la filosofia è una “disciplina umanistica”, vale a dire un’area di indagine dove si cerca di comprendere il senso che hanno per noi le cose del mondo e le nostre attività intellettuali e comprendere noi stessi come esseri umani. Da questo punto di vista il turismo è un’attività umana, e realizzare un’analisi filosofica condotta secondo la prospettiva della filosofia come disciplina umanistica non e altro che il tentativo di restituirci il senso che questa attività ha, o può avere per noi. Possiamo concludere che l’analisi concettuale si integra con l’approccio “umanista ”: la prima definisce a livello teorico ciò su cui il secondo svolge un’interrogazione, non sono sul turismo ma anche su noi stessi. 1.3 TURISMO COME FENOMENO STORICO Il turista deriva da Il chiaro riferimento è del tour-ist , la cui esistenza linguistica è stata attesta dal XIX secolo. grand tour , il viaggio di formazione che dalla metà del XVI secolo iniziarono a compiere i figli maschi della nobiltà inglese, inaugurando una tradizione che ben presto si estese ai grandi proprietari terrieri e all’alta borghesia europea e che nel XIX secolo avrebbe riguardato anche rappresentanti del ceto medio ( e anche gli americani che venivano in Europa per riscoprire le proprie radici culturali. La durata del gran tour si modificò nel corso del tempo e anche la sua finalità, mentre rimase più o meno costante la centralità dell’italia come meta e luogo di soggiorno. Il gran tour poteva essere compiuto soltanto da una cerchia ristretta elitè, quella che aveva mezzi economici che le assicuravano la possibilità di non dover lavorare per vivere, questa percentuale era 1%. Il restante 99% era impegnato per tutti i 365 giorni dell’anno, si trattava di lavoratori agricoli vincolati ai ritmi della natura, o di quelli dell’industria, che esercitavano il loro mestiere 12 ore al giorno per 300 giorni all’anno e che comunque non di rado si dedicavano anche ad altre attività per provvedere alla necessità proprie e delle famiglie. La situazione inizia a cambiare quando le industrie inglese, metà XIX secolo, concessero un giorno libero ai propri operai, il reverendo Tomas Cook decise di organizzare per le famiglie dite in treno fuori città, così avviando un’attività che nel giro di pochi decenni divenne commerciale e si diffuse in tutto il mondo. La vera svolta si ebbe però tra la fine del 800 e l’inizio del 900, quando iniziò un processo che avrebbe determinato l’affermarsi di una serie di condizioni (economiche,sociali,tecnologiche,culturali) per cui il turismo poteva essere un’attività alla portata di tutti ( nella parte ricca massimizzazione del profitto, e sarebbe stata definitivamente presidiata da professionisti del settore ( tour operator). del mondo) e trasformarsi in una vera e propria industria e si sarebbe strutturata secondo principi di efficienza e di Divenne possibile compiere viaggi comodi, rapidi e sicuri grazie a mappe precise e conoscenze sempre più dettagliate, oltre che i mezzi di trasporto sempre più veloci e affidabili. Era insomma finita l’epoca del gran tour. Inoltre a cavallo tra le due guerre mondiali, si diffusero nei paesi europei legislazioni che limitavano l’orario di lavoro giornaliero e allo stesso tempo introducevano un periodo di vacanza annuale retribuito, dalla durata di più giorni. La nascita del tempo libero, inteso non semplicemente come tempo non occupato dal lavoro ( free time ) ma anche come tempo che ciascuno poteva destinare ad attività liberamente scelte ( La settimana venne divisa in giorni feriali e giorni festivi, prima uno e poi due, l’anno lavorativo iniziò a essere interrotto da alcune leisure ). settimane di vacanza, con una tendenza a crescere Possiamo distinguere quattro epoche di turismo
1.4 CONCETTUALIZZARE IL TURISMO Ciò che oggi definiamo turismo e qualcosa che è emerso da altri fenomeni congiunti, che hanno somiglianze significative col “nostro” turismo, ma anche alcuni elementi di differenza. Sono turistici i fenomeni che caratterizzano tutte e quattro le epoche oppure solamente quelli che caratterizzano alcune di questi. L’OMT organizzazione mondiale del turismo ha fatto una scelta filosofica. Definizione: Infatti il turista è chiunque viaggi in paesi diversi da di residenza, al di fuori del proprio ambiente quotidiano, per un periodo di almeno una notte ma non superiore a un anno e lo scopo deve essere diverso da quello abituale.I motivi per cui si viaggia possono essere: per svago, riposo, vacanza, per vistare amici e parenti, per motivi d’affari personali e professionali, per motivi di salute, religiosi/pellegrinaggio o altro. E’ compreso chi fa turismo residenziale, itinerante o chi è
Si tratta di una definizione generale perché non c’è riferimento:^ un habituè. In sostanza comprende tutti questi tipi di turisti, senza lasciarne fuori qualcuno. Ai luoghi dove si fa a fare turismo AlAlla periodo frequenza dell’anno in cui ci si muove in cui si va in un certo posto AllaAl mezzo di trasporto distanza che si percorre che si utilizza AllaAi canali compagnia tramite i quali si comprano i servizi turistici con cui si va All’ età dei partecipanti. Individua 5 tipi di turismi categorizzandoli dentro l’attività turista: 1. Svago, riposo, vacanza.
1.5 I CASI INCERTI: IL TURISMO RELIGIOSO E IL TURISMO SESSUALE Il turismo religioso dipende da qualche forma di costrizione, che può essere estrna (es. d’affari o sanitario) oppure interna per quello affettivo, mentre il turismo sessuale si pone su un piano diverso da turismo comunemente inteso. Il turismo religioso è un turismo “spuria”, costrizione è di tipo interno, è infatti l’obbligazione verso Dio o qualche santo che fa spostare le persone verso un luogo di devozione religiosa che fa compiere pellegrinaggio. Ci si sposta per onorare Dio o un altro santo, l’adempimento di un dovere verso Dio, non è un dialetto,è lo scopo dello spostamento. Ciò non implica che non si possa fare turismo nei luoghi della devozione religiosa. si va a lourde o a san giovanni non solo per ringraziare dio ma anche per vedre il luogo. Ci si sposta per scopo i quali possono essere: Artistico (visitare firenze) Storico (recarsi a sant’anna stazzema)Enogastronomico (giro osterie toscane)
“Turismo sessuale” si scontra con gli fondamentali del turismo e costituisce la negazione dello stesso, ovvero non è turismo. Può essere moralmente sbagliato considerare ciò turismo, ma rimane comunque turism I turisti sono anche alla ricerca di sesso mentre fanno turismo, una scelta delle mete turistiche può essere fondata sulle opportunità susseuali.
L’etica ha dunque a che fare con il come dobbiamo agire e dà indicazioni su ciò che va fatto, perché giusto o buono, e su ciò che non va fatto, perchè sbagliato o cattivo, indipendentemente dal fatto che le azioni possano essere svantaggioso dal punto di vista economico, politico, sociale. 2.2 L’ETICA COME TEORIA L’etica riguarda l’ambito dell’agire e del discorso in particolare quello filosofico, è anche una riflessione teorica finalizzata a individuare, precisare e chiarire quando e perché una condotta possa essere considerata corretta. Intesa in questo secondo modo, come Etica pratica risponde a domande del tipo: etica pratica, l’etica si differenzia dalla cosiddetta metaetica.
Etica metaetica 1. Che cos’è l’etica’ risponde a domande del tipo:
Queste due aree della riflessione etica chiamano in causa due tipi diversi di competenza. La prima più tradizionale impegna lo studioso nell’indagine della struttura del discorso etico e dei concetti che esso
impiega.La seconda rende lo studioso, di questi temi, una specie di “esperto morale” cioè una persona in grado di dare una risposta fondata e persuasiva a problemi che coinvolgono tutti in prima persona. All’etica pratica appartengono l’etica normativa e l’etica applicata. Etica normativa comportamento alle persone. È dunque prescrittiva, detta criteri morali per l’azione, anche se lo fa da una prospettiva molto generale. riguarda l’individuazione dei principi dell’agire morale e l’elaborazione di teoria etiche in grado di offrire criteri di Etica applicata Organizza le intuizioni morali in schemi di pensiero e suggerisce certe linee di azione in virtù di argomenti prodotti attraverso il è più vicina alla nostra esperienza quotidiana, con carattere principalmente teorico. ragionamento astratto. L’etica applicata dipende, almeno in parte dall’etica normativa. Nella sua dimensione normativa e applicata, la a sostegno di certi criteri di scelta tra diverse linee di azione. riflessione etica è innanzitutto una richiesta di giustificazione , ovvero di offerta di ragione Giustificare un’azione non equivale evidentemente a spiegare perché le persone siano motivate a compierla: - la giustificazione spiega perchè un’azione debba essere compiuta la giustificazione è una tecnica argomentativa e non garantisce certezza come le scientifici. dimostrazioni matematiche o gli esperti
Le etiche possono essere Etiche generali , quando riguardano tutti gli essere umani, senza distinzioni. generali oppure di ruolo. Etiche di ruolo, Ad esse appartengono le quando rigurdano specifici individui in quanto titolari di un particolare ruolo (di genitore, coniuge, parlamentare ecc..) morali professioni, persone che esercitano una determinata professione ad esempio le morali professioni degli avvocati , magistrati, medici. Per via della loro particolare professione che svolgono, sono vincolati a certi tipi di comportamento, da cui invece sono esentati chi non la esercita. Tutto questo si traduce nella creazione di un giudicata da organi interni alla professione. codice deontologico vale a dire un insieme di regolore di autodisciplina la cui violazione è
2.3 I CODICI MORALI E I CODICI GIURIDICI L’etica è un fenomeno intersoggettivo le cui coordinate generali sono definite da quello che possiamo chiamare il codice morale di una società, ovvero quell’insieme di regole morali comunemente accettate all’interno di un dato contesto, e la deviazione che solitamente è oggetto di biasimo, che costituiscono dunque la cosiddetta moralità positiva o moralità convenzionale di quella società. Ai codici morali si può aderire oppure no, dunque si po' non accettare un certo codice morale ( in toto) ponendosi fuori di esso o in Parte, in questo caso si svolge una critica morale finalizzata a modificare singoli punti di quel codice. L’adesione è un fenomeno individuale proprio perché esiste l’etica, cioè uno specifico codice morale, come fenomeno intersoggettivo. I codici morali possono cambiare a seconda del tempo e del luogo. sono diverse le regole morali che ci sono oggi in italia e che cerano prima, ci sono differenze nelle regole morali in francia rispetto a quelle in altri paesi e così via.
I codici morali non sono codici formalizzati nello stesso senso in cui lo sono, per esempio il codice civile o il codice penale: non possiamo acquistare il codice morale della nostra società in libreria e appenderne il contenuto a casa nostra. Questo dipende dalla differenza tra contrario, possa abrogarla nello stesso senso in cui esistono autorità giuridiche che possano compiere queste azioni in relazione alle diritto e morale : non esiste un’autorità morale che possa creare una norma morale o che, al norme giuridiche. La produzione delle regole morali non segue il percorso della produzione delle regole giuridiche, in cui basta l’azione dell’autorità competente perché esse entrino in vigore. Le differenze tra diritto e morale non si riducono però alle modalità della loro produzione, ma al tipo di sanzione per la violazione delle rispettive regole. Nel diritto il comportamento illecito ha come conseguenza una sanzione giuridica, che restringe la libertà o che comporta un esborso di denaro per chi agisce in modo illecitamente. Nella morale comportamento illecito è invece di biasimo o di critica, e benchè possa avere conseguenze sociali importanti (minore stima, considerazione ecc.) Che possono tradursi anche in svantaggi materiali. La diversa natura di diritto e morale genera la distinzione tra ciò che è morale ( immorale) e ciò che è legale (o illegale). Le norme morali vengono dagli ordinamenti diventando cosi norme giuridiche, spesso la moralità/immoralità di un comportamento coincide con la sua legalità/illegalità. 2.4 FA’ LA COSA GIUSTA Agire in maniera eticamente corretta non è sempre agevole, ci sono regole alle quali non c’è controversia come “non uccidere e non rubare” ma ci possono essere delle eccezioni: per esempio non bisogna uccidere, ma la libera difesa è ammessa, non bisogna rubare ma posiamo accettare che si rubi se qualcuno sta morendo di fame. Altre situazioni invece sono più problematiche, o perché non è subito chiaro quale sia la cosa migliore o la “ meno costosa” in termini morali. Per chi ritiene che la valutazione morale debba dipendere, prevalentemente o esclusivamente, dalle conseguenze delle azioni nono sarebbe soddisfatto da questa soluzione e continuerebbe ad affermare che è sempre meglio salvare piu vite anzichè meno. Abbiamo 2 teorie etiche: - Etiche consequenzialiste : la valutazione morale deve avvenire sulla base della bontà delle conseguenze che producono: se le
-una via d’uscita sarebbe abbandonare la variante dell’utilità attesa dei singoli atti e per questo è anche nota come bentham dell’utilitarismo, che giudica le opzioni disponibili sulla base utilitarismo dell’atto per abbracciare una versione diversa di utilitarismo, il cosiddetto dal punto di vista utilitarista, vanno individuate le regole che massimizzano l’utilità sociale e a queste occorre confrontarle utilitarismo della regola,sostiene che il calcolo di utilità debba riguardare le regole. con atti.
- Un’altra strada è abbandonare il paradigma utilitarista e abbracciare una variante di etica deontologica/dei principi, pone al centro della valutazione morale l’idea di Diritto in ambito morale significa godere di una posizione moralmente tutelata, obbliga le altre persone ad agire in certi modi e diritti individuali e cosi immaginare quale alternativa un’etica dei diritti. vieta loro di agire in altri. esistono teorie di diritti che affermano che l’utilitarismo non è incompatibile con una forte tutela dei diritti. Fare la cosa giusta non è facile, soprattutto perché esistono una pluralità di fattori che diventano fonti di valore e che possono produrre disaccordo ragionevole: ma questo non implica che la riflessione etica sia inutile e consente di delineare al meglio i suoi contorni.
2.5 L’ETICA DEL TURISMO E IL SUO CODICE L'etica del turismo è dotata di un codice di riferimento, il codice mondiale di etica del turismo. È stato adottato nel 1999 dalla united nations world tourism organization ( unwto: in italiano, organizzazione mondiale del turismo), un'agenzia specializzata delle nazioni unite, alla quale partecipano 157 stati membri è più di 480 membri affiliati in rappresentanza del settore privato, del turismo scolastico educativo e delle istituzioni locali di promozione turistica. Il codice mondiale di etica del turismo è un documento di soft law virgola che non vincola gli stati membri dell'organizzazione, ma raccomanda loro certi comportamenti. I comportamenti sono indicati nei singoli articoli, l'unico effetto giuridico di una raccomandazione di un'organizzazione internazionale è il cosiddetto " effetto di leicita", in base al quale si è uno stato viola un obbligo di diritto internazionale il suo comportamento non può essere considerato un illecito. Il codice è composto di un lungo preambolo al termine del quale vengono proclamati: -il diritto al turismo e alla libertà di spostamento per motivi turistici.
responsabile è chi agisce in maniera eticamente corretta, chi persegue obiettivi lodevoli, si colloca anche il codice mondiale di etica del turismo, che menziona più volte il turismo responsabile in un significato che molto si avvicina a quel di "turismo etico.
3.2 L’IDEA DI RESPONSABILITA’ Il termine responsabilità evoca molte cose diverse, anche se in parte collegate tra loro. Il grande giurista e filosofo del diritto h.l.a hart nei identifico alcune distinguendo: a) la come quando diciamo che il comandante al responsabile della sicurezza dei passeggeri. responsabilità per ruolo , ovvero la responsabilità derivante l'assegnazione di un compito, in genere in virtù di una norma, B) la C) la responsabilità causaleresponsabilità come soggezione giuridica ovvero l'attribuzione di un nesso causale tra due eventi., ovvero l'essere assoggettabili a certe condizioni che, assieme ad altre, determinano conseguenze giuridiche ad esempio punizione risarcimento ec. D) la responsabilità come capacità , ovvero il riconoscimento della capacità di comprensione e ragionamento. Idea di turismo responsabile non presuppone alcuna di queste nozioni di responsabilità, salvo in parte la prima. Nel codice compaiono numerosi riferimenti a una responsabilità di questo tipo, per esempio gli articoli 3, 6 e 10. Al fondo di questa idea di responsabilità ci sono almeno due autori del 900 max weber che fa riferimento alla dimensione politica tra un etica dell'intenzione è un etica della responsabilità. Un altro autore è hans jonas, che nel suo libro il principio responsabilità si interrogava sul rischio che la capacità tecnologica degli esseri umani potresti avere effetti devastanti sulla biosfera e in ultima analisi dunque anche sugli esseri umani, e per questo giunse a formulare un nuovo imperativo, appropriato per la civiltà tecnologica. In anni più recenti il richiamo della responsabilità è stato riavviato è arricchito dal dibattito sulla corporate social responsabilità o " responsabilità sociale d'impresa" punto tale dibattito ha avuto il merito di porre l'attenzione sulle imprese, non sono soggetti economici interessati esclusivamente a generare profitti per proprietari e azionisti ma sono organizzazioni che si devono fare carico di pluralità, e devono tenere conto degli interessi dei cosiddetti influenzati dalle, conseguimento degli obiettivi dell'organizzazione. stakeholders vale a dire quei gruppi o individui che possono influenzare il, o che sono Nel corso del tempo il dibattito ha trovato un importante sponda istituzionale nella commissione europea (2001, 2011) e ha subito almeno un paio di importanti evoluzioni teoriche. 1) la prima gli stakeholders si è passati da un modello che si concentrava sulla responsabilità delle imprese verso gli hanno delle responsabilità sia verso l'impresa sia verso gli altri stakeholders. stakeholders a un modello in cui 2) la seconda , il concetto di responsabilità è stato declinato non solamente in una richiesta di astensione dei comportamenti dannosi, ma anche in una richiesta di messa in pratica di comportamenti virtuosi, capace di produrre ricadute positive sugli stakeholders. Da questo punto di vista l'impresa agisce responsabilmente non soltanto se previene o evita danni, ma anche se prova a migliorare facendosi carico dei problemi e risolvendo lì. Ciò avviene coinvolgendo l'intera filiera produttiva per cui le imprese non devono limitarsi a mettere in atto comportamenti responsabili, ma devono anche scegliere fornitore e subfornitore che operino in modo analogo, la responsabilità diventa una sorta di catena.
Danni da turismo sono quattro:^ 3.3^ DANNI DA TURISMO
La natura di questi quattro tipi di danni e ovviamente diversa e diverse sono le risposte che è necessario fornire quando si ritiene di fare turismo responsabile.
3.4 DISONORARE l’umanità: turismo sessuale La scelta di una meta turistica anche sulla base della disponibilità di una buona offerta di servizi sessuali, è definita turismo. Se siamo resti a considerarlo tale è perché lo giudichiamo negativamente sul piano morale e concerti modalità con le quali viene esercitato.
Come bisogna valutare queste scelte turistiche? Il sesso a pagamento è da un punto di vista strettamente economico, l'accordo per uno scambio di servizi tra turista e persona del luogo è uno scambio che realizza gli interessi di entrambi sulla base del giudizio che ciascuno da dei propri interessi. Esiste del resto un'ampia lettura di ciò che cerca di dimostrare che non c'è nulla di sbagliato in una situazione in cui adulti consenzienti effetto liberamente volontariamente uno scambio economico tra loro, guadagnandoci alla fine entrambi. Dopo tutto il turista sarebbe rimasto senza soddisfazione sessuale la persona del posto senza guadagno economico. ci sono però almeno 1. La prima afferma che i danni a medio e lungo periodo sulle persone che si prostituiscono, sono maggiori rispetto ai vantaggi tre possibili linee su questa teoria. di breve periodo. Ma naturalmente sembra non interessare a queste persone, la prostituzione rimane l'unica alternativa alla disoccupazione secondo loro.
2. La seconda persone non hanno alternative alla prostituzione, perciò non si può parlare di una scelta volontaria: invece sostiene che in realtà quel che noi definiamo qui volontario non esiste realmente. Dal momento che le volontaria sono solamente quelle scelte che si possono compiere in alternativa ad opzioni reali e accettabili. Oppure, questa obiezione segnala che in realtà le persone che si prostituiscono sono vittima di sfruttamento, perché qualcuno trae un ingiusto vantaggio da una situazione di debolezza contrattuale altrui. Se comunque l'esito finale è più vantaggioso è di una situazione in assenza di sfruttamento, diventa difficile chiedere alle persone di non farsi sfruttare. 3. La terza linea si basa sulla qualità delle azioni stesse punto a capo l'idea che certe azioni, come ricorrere a prestazioni sessuali fornite da persone che non sono realmente liberi di decidere, disonorano l'umanità si sa di chi le chiede si sa di chi le concede. L'idea per cui gli esseri umani vanno trattati non come semplici mezzi ma come finì in se risale a immanuel kant( 1994), ed è oggi declinata nella forma di una richiesta di è uguale rispetto per gli esseri umani, che riconosce loro la pari appartenenza l'umanità, cioè in un ultima analisi la loro pari dignità. La nozione di dignità è filosoficamente assai complicata, le persone non devono essere considerate solamente per quanto possano esserci utili e né se possono e se sacrificate per fini altrui. Anche se il turismo sessuale produce effetti materialmente positivi, ha come effetto una violazione del rispetto dovuto alle persone della loro dignità. 3.5 IL BUONO, IL BRUTTO E IL CATTIVO La difesa del bello e la correlata protezione del brutto, in relazione ai luoghi di interesse turistico, è davvero solamente una questione C'è una moralità nel rispetto di certe esigenze estetiche quando queste riguardano siti o monumenti di interesse turistico?^ estetica oppure è una questione morale? Tutto dipende da quale significato diamo al patrimonio storico artistico e ai valori che riteniamo possa veicolare se correttamente tutelato e valorizzato. Il patrimonio storico artistico serve a ricordarci chi siamo e da dove veniamo e a suggerirci dove potremmo andare. In altre parole il patrimonio storico-artistico aiuta gli essere umani ad auto comprendersi. Da questo punto di vista, esempio c'è una moralità nel bello , che consiste appunto nella capacità del bello di veicolare la nostra umanità ad l'indecisione di levare o no i lucchetti da ponte milvio, poiché entrambe le opzioni potrebbero servire per realizzare valori umani importanti, però bisogna ricordare che depurare un luogo è uccidere un pezzettino della nostra umanità 3.5 BOICCOTARE I CATTIVI? Perché quando andiamo in un luogo, in una struttura o utilizziamo un certo tipo di tour operator, ci troviamo male? Potrebbe essere per le condizioni inappropriate di lavoro per i dipendenti, di una struttura turistica (che lavorando troppo, o sono pagati poco o vengono fatti lavorare in luoghi malsani, o un insieme di questi elementi o di altri analoghi), oppure potrebbe essere spropositato il consumo (di risorse idriche o energetiche) necessario al funzionamento di quella struttura. Ma se bisogna fare turismo responsabile, la conseguenza diretta di queste considerazioni non può che essere il boicottaggio dobbiamo come minimo smettere di andarci e forse anche provare a dissuadere altri dal farlo. Per quanto riguarda il boicottaggio di intere località o di interi paesi la questione diventa più complicata. Ad esempio il caso della birmania di alcuni anni fa. Dal 1962 la birmania è stata letta da una dittatura sanguinaria che le primeva il dissenso e controllava ogni forma di opposizione e, fino alle prime aperture dal 2010 culminate infine nel libere elezioni del 2016, esisteva un vasto consenso sull'opportunità di boicottare il paese come metà turistica, sostanzialmente sulla base di due ragioni. La prima era anche andare a visitare la birmania avrebbe significato dare i soldi alla dittatura e non alle popolazioni locali, perché il denaro che entrava nel paese finiva nelle loro mani. La seconda, molte infrastrutture turistiche necessarie per accogliere i visitatori erano, state costruite in luoghi dove in origine risiedeva la popolazione. E queste infrastrutture sono state costruite da persone costrette a lavorare in condizione di semischiavitù. Chiunque visitava la Birmania era, o doveva essere, consapevole di tutto ciò. Nel primo caso non andare significava evitare di finanziare la dittatura e di favorirne dunque il perpetuamento. La seconda casa significava e vi invece evitare di utilizzare strutture costruite in maniera moralmente spregevole e dunque indirettamente disincentivare a costruirne altre allo stesso modo. Da questo punto di vista, essere o voler essere turisti responsabili implica fare di tutto per non dare il nostro contributo al perpetuarsi di crimini morali.
realizzata. Un conto è preoccuparsi che i consumi della popolazione di una certa area non oltrepassano le risorse disponibili in quell'area, alla luce anche della capacità di riassorbimento degli scarti e di riproduzione delle risorse; un altro è guardare anche agli esiti dei processi di produzione, distribuzione e redistribuzione delle risorse disponibile e agli effetti sociali di questi processi.
Nel concetto di sostenibilità troviamo un secondo problema. Come ricorda SAVOJA Possiamo interpretare la sostenibilità in due modi differenti:
A. Lo sviluppo del turismo deve essere basato sul criterio della sostenibilità, ciò significa che deve essere ecologicamente sostenibile nel lungo periodo, economicamente conveniente, eticamente e socialmente equo nei riguardi delle comunità locali. Lo sviluppo sostenibile è un processo guidato che prevede una gestione globale delle risorse per assicurarne la redditività, consentendo la salvaguardia del nostro capitale naturale e culturale. Il turismo come potente strumento di sviluppo, può e dovrebbe partecipare attivamente alla strategia di sviluppo sostenibile. La caratteristica di una corretta gestione del turismo è che sia garantita la sostenibilità delle risorse delle quali esso dipende. B. La sostenibilità del turismo richiede per definizione che esso integri l'ambiente naturale, culturale e umana. Che rispetti il fragile equilibrio che caratterizza molte località turistiche, in particolare le piccole isole e aree ambientali a rischio. Il turismo dovrebbe assicurare un'evoluzione accettabile per quanto riguarda l'influenza dell'attività delle risorse naturali, sulla biodiversità e sulla capacità di assorbimento dell'impatto e dei residui prodotti. C. Il turismo deve valutare i propri effetti sul patrimonio culturale sugli elementi, le attività e le dinamiche tradizionali di ogni comunità locale. Il riconoscimento degli elementi e delle attività tradizionali di ogni comunità locale, il rispetto e il sostegno alla loro identità, alla loro cultura e ai loro interessi devono sempre avere un ruolo centrale nella formazione L'elaborazione del concerto di^ delle strategie turistiche, particolarmente nei paesi in via di sviluppo. capacità di carico turistica negli anni 70 e 80 del xx secolo serve in un certo senso a rassicurare tutto questo punto seguendo la definizione dell' OMT, possiamo affermare che la capacità di carico turistica è: il numero massimo di persone che può visitare una località, nello stesso periodo, senza compromettere le sue caratteristiche ambientali, fisiche, economiche e socio culturali e senza ridurre la soddisfazione dei turisti. Non è l'unica definizione disponibile in una lettura molto ampia ma ha il prestigio di fissare in modo chiaro tutti i vari aspetti comuni a tutte le definizioni di capacità di carico del turismo: la percezione della capacità capacità fisica vale a dire la quantità di turisti che possono essere accolti senza che si verificano impatti negativi, è la ovvero la quantità di turismo accettabile prima che cali la soddisfazione per esperienza turistica. Il turismo sostenibile ha finito per comprendere anche aspetti tradizionalmente di pertinenza del turismo sostenibile ad esempio le ricadute economiche e sociali del turismo sulle comunità, un altro. È l'impatto ambientale delle attività turistica. Il turismo responsabile fissa come dimensione morale pertinente quella delle conseguenze del proprio agire e definisce l'accettabilità di queste conseguenze sulla base di un criterio di sostenibilità, che è di tipo non solamente ambientale, ma anche socioeconomico.
Terremolinos^ 4.3^ EFFETTO TORREMOLINOS. IBIZZAZIONE RAPALLIZZAZIONE. è una cittadina spagnola sulla Costa del Sol sviluppatasi come buona parte del turismo balneare spagnolo e Mediterraneo a partire dagli anni 60 del XX secolo, negli studi sul turismo oggi ricorre l'espressione effetto "Terremolinos" con la quale si indica un circolo vizioso che si crea nelle dinamiche turistiche, soprattutto in relazione al turismo balneare per cui un certo luogo diventa popolari, Ma questa popolarità complici i mancati investimenti in Infrastrutture ( viabilistiche, idriche, fognarie) genera presto sovraffollamento, un traffico congestionato è un inquinamento delle spiagge ma anche dell'intera località, superato un certo limite, le persone lo abbandonano e vanno alla ricerca di un altro posto, dove si instaurerà il medesimo circolo vizioso. la prima conseguenza di carattere infrastrutturale, che va sotto il nome di RAPALLIZZAZIONE si collega un fenomeno più specifico tipico delle Coste italiane.La seconda di natura sociale crea invece la cosiddetta IBIZZAZIONE. Il termine rapallizzazione non è chiaro A chi si debba attribuire, mentre l'altro termine Ibizzazione, il termine si riferisce al isola spagnola di Ibiza e indica il fatto che certe località balneari di vengono metà di una clientela giovane alla ricerca di divertimento notturno è che scende in spiaggia solamente al pomeriggio. I servizi turistici si adeguano a questo tipo di richieste è tutto contribuisce ad allontanare la clientela anziana e le famiglie, le quali diversamente si troverebbero a stare in luoghi in cui i servizi turistici non sono più pensati per loro. Ma l'allontanamento di questo secondo tipo di clientela ha degli effetti collaterali negativi dal punto di vista della sicurezza e che finisce anche per abbassare l'attenzione verso il rispetto dei luoghi e la loro conservazione.
Dopo una prima fase di locali e turisti si spartiscono con difficoltà le infrastrutture, per giungere ha una terza fase di idillio, con pochi turisti perfettamente inseriti da società ospitante, si passa a una seconda fase di separazione con località e turistiche conflitto , in cui accedono a Infrastrutture distinte, e alla fine una quarta fase di finiscono per allontanarsi. assimilazione/ “genocidio” in cui i turisti prevalgono sui locali che
Un bene turistico è un bene idoneo a soddisfare il bisogno turistico.^ 4.4^ TUTELA DEI BENI DI INTERESSE TURISTICO: QUALE GIUSTIFICAZIONE? Le attività turistiche sono sostenibili quando si sviluppano in modo tale da mantenersi vitali in un'area turistica per un tempo illimitato, non alterano l'ambiente e non ostacolano o inibiscono lo sviluppo di altre attività sociali ed economiche. Le attività turistiche sono sostenibili quando si sviluppano illimitatamente nel tempo, cioè sono durevoli. Al contrario quando non si riesce a garantire questa continuità nel tempo delle attività turistiche, sembra che ci sia qualcosa di sbagliato. Anche l'attività turistiche possono avere una fine, e questo può aggiungere improvvisamente e repentinamente, per errori di valutazione o per avvenimenti imprevedibili per esempio una catastrofe naturale.
IN CHE COSA CONSISTE QUESTO QUALCOSA DI SBAGLIATO CHE SI DETERMINA OVE NON SI GARANTISCA LA CONTINUITÀ TURISTICA NEL TEMPO? PERCHÉ LA SOSTENIBILITÀ NEL TEMPO DI UN'ATTIVITÀ TURISTICA DOVREBBE ESSERE UN VALORE? Ci possono essere delle ragioni economiche che portano a mantenere vitale nel tempo l'attività turistica: il bene turistico che la sostiene, consente di garantire introiti costanti nel tempo. Da questo punto di vista, il bene turistico è visto come un investimento che garantisce dei ritorni economici per un tempo indefinito e distruggendolo significa rinunciare a quei ritorni. Ma questa è solo una parte. Il patrimonio storico artistico culturale e naturale ha un valore cresce per ragioni economiche o scientifiche: il patrimonio culturale è incluso nel modo in cui l'umanità ha percepito, descritto immaginato se stessa e di come vuole continuare a tramandarsi. La lista dei siti patrimonio dell'umanità, creata dall'UNESCO con la occasione della conferenza generale del 16 novembre 1972, così come le altre liste collegate a questa principale, segue questa convenzione sul patrimonio dell'umanità a sua volta adottata in filosofia, individuando una serie di luoghi, edifici, monumenti opere d'arte ecc.. Di cui abbiamo il dovere di prenderci cura. All'epoca della creazione di queste liste l'esigenza di protezione sembrava legata più che altro ai rischi di degrado causati dal passare del tempo e dal disinteresse istituzionale verso questi luoghi. Non c'era invece la percezione di un altro rischio: la demolizione internazionale Una robusta tutela dei monumenti non sarebbe un ribaltamento dalle priorità. Asservire alcune esigenze umane alla tutela dei di certi monumenti. monumenti diventa un modo per impedire di perdere un pezzo di comprensione di noi stessi e del mondo in cui intendiamo costruire il nostro futuro.
Parlare di "diritti delle generazioni future" portano le persone che vivono oggi, una serie di obblighi che dovrebbero vincolare il^ 4.5^ ABBIAMO DOVERE VERSO LE GENERAZIONI FUTURE? comportamento a beneficio di quelle che verranno domani. Uno dei principali problemi è collegato alla questione dei doveri che si deve avere verso le generazioni future: tra chi vive oggi e chi vivrà in futuro. La possibilità per le generazioni future di poter godere di un mondo di un certo tipo, fatto in un certo modo e con una certa disponibilità di risorse, dipende da come si sono comportate le generazioni che sono venute prima, ma il comportamento di queste non può in alcuna maniera essere influenzato dal comportamento di quelle alle generazioni precedenti. comportamento unilateralmente. È richiesto di vincolare il proprio
Si crea il problema di quali possano essere le basi motivazionali per rispettare questi obblighi. Accanto al problema motivazionale, esiste un problema di giustificazione morale , relativo al fondamento normativo da diritti delle generazioni future. Si possono dare almeno 2 risposte, che derivano da due modi standard e vengono rappresentati i doveri che abbiamo verso le generazioni future.
svantaggi. La valutazione etica di uno scambio di mercato non può non tenere conto delle condizioni all'interno delle quali si formano le volontà dei contraenti e non è detto che l'equità di uno scambio sia funzione della sua volontarietà. 5.3 IL TURISMO è DAVVERO UN VANTAGGIO PER TUTTI? Il turismo non è per tutti, Il turismo è uno spostamento dal proprio luogo abituale di residenza per dialetto, riguarda una porzione molto piccola degli abitanti del mondo: la parte rimanente, quando si sposta, lo fa sotto pressione di altre necessità. La distribuzione della libertà effettiva, e quindi una distribuzione diseguale e il fatto che il turismo sia ben lungi dall'essere un fenomeno universale e generalizzato, descrive una prima forma di iniquità.
Forme di iniquità del turismo: 1. La spartizione dei proventi del turismo. I flussi economici generati dal turismo sono interni al mondo sviluppato, in quanto i tour operator sono situati lì. Ma i pacchetti che vendono è che le persone si sfruttano riguardano paesi in via di sviluppo. Questi ultimi beneficiano dei proventi in maniera marginale devono subire la privatizzazione di porzioni più o meno ampi di territorio. L'immagine dei viaggi turistici come enclave di benessere in mezzo alla povertà, fotografo solo una condizione del turismo globale, nascondendo l'iniquità della distribuzione dei vantaggi del turismo.
Ci sono due punti interrogativi. 1. Il primo, diritti fondamentali dei lavoratori. Solleva una questione di scalatore e Sherpa. Presenta moralmente dei dubbi puoi che non è un rapporto realmente bilanciato. equità interna, riguarda il contenuto economico del rapporto di lavoro che si instaura tra
Differenze economiche che ci sono tra turisti e le popolazioni locali. Facendo turismo si mostra la ricchezza e il benessere ai nativi, in questo modo ricordiamo loro lo stato di privatizzazione a cui il nascere in quei luoghi li ha condannati 5.4 LA CONGESTIONE DEI LUOGHI 5.5 SELEZIONE ALL’INGRESSO: PREZZI,LOTTERIE,CODE,BAGARINI. È emerso che la congestione è un problema per un soddisfacente godimento di un bene turistico ma bisogna essere cauti quando si ricorre al denaro per la sua soluzione, essendo iniquo che l'elemento economico possa essere dirimente per l'eccesso, o per di più facile accesso ai beni turistici.
Il problema della congestione è evidente per i singoli monumenti o per le opere d'arte, si sono pensate a varie soluzioni con le quali disciplinare i flussi turistici. Le strategie sono stato essenzialmente di due tipi: può ridurre il numero dei turisti, ho diluirli nel tempo.
6.1 INTRODUZIONE Il codice mondiale di etica del turismo afferma che i responsabili dello sviluppo turistico e i turisti stessi devono rispettare le tradizioni e le pratiche sociali e culturali di tutti i popoli, comprese quelle delle minoranze e delle popolazioni autonome, riconoscendo il loro valore. Ci deve essere un atteggiamento di tolleranza reciproca e di apprendimento delle differenze tra i popoli e le culture, così come delle loro diversità. La preoccupazione inerente al rispetto del prossimo, si ha in quanto l'incontro con l'altro appare un tratto tipico del turismo contemporaneo, che si svolge in località lontane culturalmente, antropologicamente, economicamente e socialmente.
6.2 L’IDEA DI DIFFEREZA CULTURALE E LA il problema della varietà del genere umano non è sorto negli ultimi decenni, ma risale indietro nel tempo. QUERELLE SUL RELATIVISMO Fu l'incontro con le popolazioni indigene del nuovo mondo a stimolare le prime riflessioni etnografiche, che avrebbero dato vita a una vera e propria disciplina accademica, antropologia culturale. L'antropologia culturale assume l'idea di relativismo culturale, con questa espressione si riconosce l'esistenza di "altre" società e culture, che funzionano con criteri diversi dei nostri. Boas suggerisce un metodo di analisi alternativo incentrato sul particolarismo storico e sulla necessità che l'indagine, lo studio e la comprensione delle altre società e dei loro meccanismi venissero realizzati all'interno e che possono essere diversi da quelli della nostra società. Il relativismo culturale è una variante di una teoria filosofica più generale, il relativismo. Secondo il termine relativismo non esistono criteri di valutazioni invariabili e indipendenti dal contesto, tipicamente storico e socio culturale, all'interno del quale sono formulati e applicati. Il relativismo si contrappone all'assolutismo, afferma che i criteri di valutazione non sono soggetti a variazioni ed è caratterizzato da altre tre diverse teorie filosofica:
IlIl pluralismosoggettivismo , non esiste un unico criterio di valutazione , non esistono criteri di valutazione indipendenti dal corretto. soggetto. Il particolarismo , non esistono criteri di valutazione su cui c'è accordo universale.
di disaccordo morale, cioè situazione in cui soggetti diversi valutano diversamente una certa linea d'azione o consigliano due^ Per l'analisi è pertinente il relativismo morale che pone la questione della definizione dei corretti criteri d'azione in situazioni differenti modi di agire in presenza di una pluralità di opzioni. Il disaccordo è quello inter-societario e riguarda l'incommensurabilità dei diversi codici morali delle diverse società e culture. Quindi i giudizi morali sono relativi al sistema morale, proprio della società e della cultura in cui si sono fermati.
Il termine voyeurismo, ottenere eccitazione e piacere sessuale guardando o spiando persone nude, intente a spogliarsi o anche impegnate in un rapporto sessuale. Il termine viene impiegato per identificare tutti quei comportamenti che traggono piacere (non necessariamente sessuale) dal “vedere” cose. Il turismo è motivato dal desiderio si spostarsi per dialetto allo scopo di vedere cose, essere turisti significa essere un po' voyeur. Voyeurismo viene visto con una sfumatura negativa. 7.2 IL TURISMO DEL MACABRO TRA STORIA E CRONACA Il turismo macabro o turismo dell'orrore consiste nel vedere un determinato luogo perché è stato teatro di una tragedia ( assassinio, catastrofe naturale, disastro causato da mano umana ecc.) colui che va a visitare luoghi dove si sono verificati fatti orribili, non come una persona che trae piacere nel vedere le e possiamo considerare turista dell'orrore, vestigia del d'orrore. Ad esempio il delitto scazzi di Avetrana, il paese è stato oggetto di numerosi lussi turistici, stessa cosa per il delitto di Cogne, i paesi dell'appennino colpiti dal terremoto oppure l'isola del Giglio per la costa concordia. Gli spostamenti furono motivati dal desiderio di vedere quei luoghi perché erano stati teatro di una tragedia. Questi comportamenti sono chiamati turismo del macabro o dell'orrore. Ad esempio un conto è andare ad Auschwitz per imparare di più su vicende storiche, un altro è andare per osservare i luoghi dove si sono consumate tragedie di cui ha ripetutamente dato conto la cronaca e hanno ricevuto grande esposizione mediatica. Nel primo caso, siamo in presenza di un all'interno di un particolare patrimonio storico-culturale in un senso ampio inteso. heritage tourism , turismo che va alla ricerca di qualcosa che pacificamente collocato Nel secondo caso, Quando un avvenimento non ha alcun impatto sul presente e lo scorrere del tempo lo ha fatto uscire dalla cronaca, lo ha collegato nella dark tourism , rilievo mediatico della tragedia e genera lussi turistici. storia e in questo modo lo ha emotivamente neutralizzato. In questo modo non urta la sensibilità delle persone, e viceversa. Quando gli avvenimenti sono freschi si può urtare la sensibilità di persone specifiche 7.3 VOYETURISMO E ANTIVOYETURISMO La distanza temporale sembra dunque issare un altro criterio utile che può contribuire a distinguere tra turismo moralmente lecito e turismo moralmente illecito. Anche se non esiste un limite temporale oggettivo, si può sostenere che una volta che si è compiuto questo passaggio non ci sono più persone la cui sensibilità possa essere urtata, costruire percorsi turistici sopra certi fatti di sangue appare moralmente meno problematico di quanto non lo fosse poco tempo prima. Il nostro errore morale sarebbe nel fare della sofferenza delle persone, vittime della tragedia, oggetto e motivo del nostro agire turistico. La loro sofferenza diventa nostro svago. Il movente della nostra azione potrebbe consistere nell’esserci messi nei panni di queste persone e andare a visitare luoghi di tragedie ci può sembrare in modo per esprimere questa empatia. Ma se ci mettessimo davvero nei panni emotivi degli altri, difficilmente potremmo accettare che qualcuno ci sta manifestando empatia facendo il turista, proprio perché il turismo è svago. In conclusione c'è qualcosa di disumano nel fare turismo in mezzo alla morte, ma lo stesso tempo non possiamo farci carico dei mali del mondo smettendo di svagarci. Lo svago non ci è proibito perché nel mondo succedono tragedie, ma ci è solo proibito svagarsi dove vediamo con i nostri occhi che ci stanno consumando tragedie.
7.4 TURISMO E I villaggi turistici sono aree completamente isolate, le persone del luogo non entrano mentre i turisti riproducono le POVERTA’ medesime abitudini dei loro luoghi abituali di residenza. A volte sono situati in caratterizzate da grandi rischi per la sicurezza, e ci possono essere guardie armate e ilo spinato. Si disinteressano di questo contesto senza beneficiario in alcun modo, e si pongono come enclave di ricchezza e di benessere all'interno di un'area che è perlopiù indigenza. Ne emerge una differenza morale, poiché un mescolamento strutturale tra un attività ludica e la povertà potrebbe essere valutato come una sorta di coazione a ripetere del nostro
disinteresse morale per quest'ultima. A partire dagli anni 80, si è diffuso il poorism , turismo della povertà con tour operator che organizzano visite nelle favelas e negli il nostro svago. Ma occorre tener presente che quando il tour operator è composto da abitanti dei quartieri poveri, le visite a slums. Con questo turismo emerge il rischio di alimentare pulsioni voyeuriste, con la sofferenza di altrui che diventa pagamento possono essere un modo per distribuire reddito tra questi stessi abitanti. Il nelle quali si realizza. poorism è un problema morale complesso e non è detto che sia possibile dare una risposta unica per tutte le forme
6.1 Non c'è una spiegazione univoca che spinge le persone a visitare le tombe delle persone celebri. In alcuni casi la visita è TOMBE E FOTOGRAFIE mossa da motivi di affetto in senso ampio, come nel caso dei fan o in altri casi lo stimolo arriva dalla storia oppure la visita è motivata dalla volontà di rendere omaggio a una persona che riteniamo abbia avuto un importante ruolo. Il problema è legato agli affetti pubblici delle scelte individuali. Ad esempio la tomba di mussolini a Predappio. La dava fontogrti aaf unaia sito accmbao.m Faparegna le allfotoogr svilafuipepo e fadersil t urfoitosmgro,afa lere fo sonotograf diuee dsiveitunazitaonino mcheor almeocconrtree dduisbbtinieg (^) useer (^) eve.ngono scattate
Nel primo caso immortaliamo una tomba che può avere o ha qualche rilievo storico, e questo può esimerci da colpe morali: fotografare il luogo dove sono sepolte le spoglie mortali di grandi persone stabilisce una sorta di vicinanza fisica
eNel secondo caso, immortalando anche noi stessi nella foto di una tomba, sembra che stiamo^ morale^ con^ loro. compiono qualcosa di moralmente sbagliato. La nostra presenza sulla scena fa dimenticare che accanto a noi ci sono i resti di una persona morta e ci porta a spettacolizzare sulla morte di quella persona. A maggior ragione in situazioni in cui non c'è solamente la morte ma anche la morte tragica. Le fotograf consumate tragedie.ie coprono un'area più problematica, più ampia dalle tombe, coinvolgono tutti quei luoghi in cui si sono Ad esempio frasi fotografare all'ingresso di Auschwitz sotto la scritta “il lavoro rende liberi”, mantenendo un certo contegno può essere un modo per esprimere la nostra riconoscenza per quelle persone che le ricordiamo come vittime di una tragedia, causa di morte per loro e sofferenza per i loro cari. Ma nessuno oggi si fa problemi a farsi fotografare davanti al Colosseo sorridente, inconsci del fatto che è stato un luogo di tragedie. Il passare del tempo ha anestetizzato i gravi mali morali di cui è cosparsa la storia umana. Ciò potrebbe però non essere sufficiente per concludere che tra un secolo farsi fotografare all'ingresso di Auschwitz sarà una pratica accettabile moralmente. Questo dipenderà dal tipo di rapporto che la società avrà con il campo di concentramento e se continuerà a considerarlo un suo contemporaneo. Quando ciò non andrà più quella società avrà spezzato i propri legami avrà desacralizzato Auschwitz.
Gli inf video. La tipologia più coinvolta all’interno dei social network sono sicuramente i millenials, i quali possonoluencer hanno perso potere a favore dei social network, dove si trovano contenuti, commenti, foto, conoscere e studiare sul web le varie destinazioni. Di fondamentale importanza anche per molte imprese e operatori turistici, con la possibilità di trasferire sul web servizi a pagamento che prima erano disponibili solo recandosi nell’agenzia viaggi o tour operator. Nell’ambito del turismo enogastronomico, quando si intendono acquistare prodotti non reperibili sul proprio territorio e che si sono apprezzati visitando altre città (birra, vino, olio). Una forma di comunicazione è costituita da Blog (spazi di opinione promossi dagli utenti), Vlog e Audioblog. Il marketing ha colto rapidamente questo fenomeno e sta incentivando questa forma di comunicazione. Naturalmente vi possono essere anche racconti di esperienze negative. Altro strumento utilizzato è il Buzz Marketing, che cerca di alimentare le conversazioni delle persone intorno ad una marca o prodotto. Si fonda sulla capacità persuasiva degli opinion leader, i quali sono in grado di stimolare molte persone. Negli ultimi tempi anche Facebook si è sviluppato molto come social media utilizzato per il marketing turistico ed economico.
UNO STUDIO NAZIONALE COMPARATO (2002-2015) “DI MARIO BOFFI E MATTEO COLLEONI” 1. ATTRATTIVITA’ DELLE DESTINAZIONI E CONSUMI TURISTICI La capacità di attrarre, rappresenta una condizione importante per la competitività delle destinazioni, può essere definita come: il risultato della presenza di beni artistici e culturali di eccellenza e della qualità dei servizi che ne consentono l’accesso e la fruizione. L’aumento dell’attrattività delle destinazioni è l’esito della combinazione di una pluralità di fattori tra i quali, la cultura. Attrarre ingenti lussi di turisti internazionali, permette poi alle destinazioni di migliorare la loro posizione nella graduatoria delle località più visitate al mondo.
TURISTICA “DI MASSIMO FERUZZI” Come tutti i prodotti turistici, anche quelli legati all’enogastronomia necessitano di tre condizioni imprescindibili per ottenere successo: la fruizione, l’unicità dei prodotti e l’organizzazione. Questo settore è considerato da ormai un decennio in “fase di esplosione”, non vi è stato ancora lo sviluppo definitivo per la mancata esperienza del personale, alla quale si è preferita la formazione. L’interesse del turismo enogastronomico si riscontra nella ricerca di un sentimento opposto alla globalizzazione. Inoltre i turisti, hanno un alto grado di scolarizzazione. Alcune problematiche sono ad esempio: la disaggregazione dell’offerta, la molteplicità dei soggetti, l’ospitalità al centro, abbiamo una promozione ma non un controllo, la valorizzazione del mono prodotto, la promozione degli eventi, l’escursionismo più che il turismo. Vi abbiamo anche dei fattori critici anche all’interno del Wine tour: gli organizzatori hanno bisogno di una ricevuta, l’enologo riceve i visitatori di persona, necessità di apertura sia il sabato che la domenica, mancanza di segnalazione stradale. L’errore principale è quello che: si vuol vendere un’offerta basandosi solo sul prodotto materiale e non sul valore che i territorio è in grado di offrire. Emerge quindi che l’unica modalità di successo per vendere un prodotto enogastronomico sia quella legata all’esperienza multitasking. Il nuovo prodotto dovrà avere quindi una logica basata sul valore dell’identità territoriale dei prodotti enogastronomici e un metodo basato sulla selezione delle eccellenze. Oltretutto bisogna fare in modo che il sistema territoriale risponda ad una serie di punti cardine come: la filiera dell’accoglienza, il linguaggio relazionale, la conoscenza e il controllo qualità. Il mercato turistico è ancora def decisamente acculturato rispetto le produzioni e vi è uno scarso livello di concorrenza. inito di nicchia, il target del turista è Il taste tourism è la capacità dei territori di valorizzare e far esplodere i valori dell’autenticità ai turisti. Mentre il termine di cooking class, sono corsi rivolti ai residenti all’estero che non si accontentano di gustare i prodotti tipici italiani ma bensì vogliono imparare a cucinarli. Vi sono due tipologie di corsi: quelli organizzati direttamente presso le aziende di produzione e quelle organizzati presso ville o casali, aittati da ospiti stranieri. LE POTENZIALITÀ DEL TURISMO ENOGASTRONOMICO SUL LAGO DI GARDA “DI VALERIO CORRADI E ILARIA MAZZACANI