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Appunti arte india, Appunti di Storia Dell'arte

Appunti dal libro Storia dell'arte dell'India di Cinzia Pieruccini

Tipologia: Appunti

2015/2016

Caricato il 06/09/2016

ilariadiluca
ilariadiluca 🇮🇹

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STORIA DELL'ARTE DELL'INDIA CENTRALE
Lezione 3 - 23 febbraio
La valle dell'Indo
busto del “sacerdote” da Mohenjo Daro (Pakistan), 2600-1900 a.c.
Un altro manufatto, oggetto famoso, busto, che ci dice qualcosa su quella che era la classe sacerdotale.
Frammento di statuetta, meno di 20 cm. Personaggio che ha delle caratteristiche tra la Mesopotamia e
l'India storica. Di mesopotamico, cioè non indiano, viso, volumi, fronte basso, molto carnoso, trattamento
barba, per linee parallelo. Occhi socchiusi ci fanno pensare a tutta la serie di personaggi che stanno
meditando. Atteggiamento meditativo è molto diuso, sguardo rivolto verso il basso. Buddha inizia
guardando il visitatore per poi passare all'interiorità guardando verso il basso. Aspetto tipicamente
indiano, veste che lascia scoperta la spalla destra. Nella tradizione gli abiti non sono cuciti, abiti cuciti
sono tutti portati da altri popoli. Abito femminile, la shaari, tra i primi esempi, abito che lascia libero la
parte superiore, adesso accompagnato da corsetto. Si trattava di un pezzo di stoa rettangolare avvolto
intorno al corpo. Abito maschile è normale ancora oggi, che lascia spalla destra scoperta. Curiosità è il
disegno della veste, serie di dischetti o quadrifogli, che lasciano intravvedere dei colori.
Come nell'antichità greca, i monumenti erano colorati, infatti rimangono tracce di policromia, i pigmenti
che si usavano, cioè pigmenti minerali, sono ormai perduti.
Disegno a trifogli, tentativo di riprodurre le macchie di una pelle animale, come un felino. Si può pensare,
che le pelli di certi animali, sono elementi che sono attribuiti agli asceti. Asceti, abiti sono pelli di animali
o corteccia d'alberi.
Pettinatura del busto, capigliatura lunga a chignon. Ci sono altri ritrovamenti di questo genere, che
rappresenta una classe sacerdotale. Viso che si trova al museo di Delhi. Ma con caratteristiche dierenti.
statuetta della danzatrice, da Mohenjo daro (Pakistan), 2600-1900 a.c.
Altro manufatto, statuetta, fa parte di un gruppo di statuette di metallo scuro, che è stata ritrovato in
uno scavo. Trovata da John Marshall, il primo esploratore, l'ha battezzata come la "danzatrice di Mohenjo -
daro". La posizione ha fatto pensare a una posizione di danza, ma non si Sto arrivando! Con certezza. La
danza è importante nelle arti dell'India. Serie di divinità sono raguranti danzanti e di conseguenza ha dei
signicati. Danzanti anche serie di ninfee celesti, che accompagnano gli dei nelle corti del re. Avviene lo
stesso le ninfee celesti apsara.
Un'altra statuetta, si tratta chiaramente di un passo di danza. Braccia e testa erano inlate in un perno,
ora non più esistenti. Osservando la postura di Shiva danzante, "re della danza". Si tratta della stessa
posizione, quindi non abbiamo dubbi. Ci dice che c'erano delle iconograe danzanti in quest'epoca.
Tornando all'apsara, dai lineamenti marcati, messi in relazione a un appartenenza etnica pre indoeuropea,
come tratti ricorda che noi chiamiamo tribali (popolazioni di vari etnie presenti in India). Statua che ha un
collana con tre pendenti che ricordano i frutti di mango, collana matrimoniale thali, dai 3 elementi, come
questa. Un altro elemento sono le le di bracciali che orna tutto il braccio sinistro, bracciali che vediamo
ancora oggi. Una cosa che stupisce molto, ragazza nuda, dagli organi genitali messi in risalto. La nudità
però non è normale. Spesso altri esempi ci risulteranno nude ma non lo saranno davvero. Hanno sempre
degli abiti trattati come trasparenti. Abiti sottili e fatti per mettere in risalto le forme, ma non sono mai
nude. Nude sono solo alcune divinità tantriche minori (jain). Anche il corpo maschile non è ragurato
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STORIA DELL'ARTE DELL'INDIA CENTRALE

Lezione 3 - 23 febbraio La valle dell'Indo

busto del “sacerdote” da Mohenjo Daro (Pakistan), 2600-1900 a.c. Un altro manufatto, oggetto famoso, busto , che ci dice qualcosa su quella che era la classe sacerdotale. Frammento di statuetta, meno di 20 cm. Personaggio che ha delle caratteristiche tra la Mesopotamia e l'India storica. Di mesopotamico, cioè non indiano, viso, volumi, fronte basso, molto carnoso, trattamento barba, per linee parallelo. Occhi socchiusi ci fanno pensare a tutta la serie di personaggi che stanno meditando. Atteggiamento meditativo è molto diffuso, sguardo rivolto verso il basso. Buddha inizia guardando il visitatore per poi passare all'interiorità guardando verso il basso. Aspetto tipicamente indiano, veste che lascia scoperta la spalla destra. Nella tradizione gli abiti non sono cuciti, abiti cuciti sono tutti portati da altri popoli. Abito femminile, la shaari, tra i primi esempi, abito che lascia libero la parte superiore, adesso accompagnato da corsetto. Si trattava di un pezzo di stoffa rettangolare avvolto intorno al corpo. Abito maschile è normale ancora oggi, che lascia spalla destra scoperta. Curiosità è il disegno della veste, serie di dischetti o quadrifogli, che lasciano intravvedere dei colori. Come nell'antichità greca, i monumenti erano colorati, infatti rimangono tracce di policromia, i pigmenti che si usavano, cioè pigmenti minerali, sono ormai perduti. Disegno a trifogli, tentativo di riprodurre le macchie di una pelle animale, come un felino. Si può pensare, che le pelli di certi animali, sono elementi che sono attribuiti agli asceti. Asceti, abiti sono pelli di animali o corteccia d'alberi. Pettinatura del busto, capigliatura lunga a chignon. Ci sono altri ritrovamenti di questo genere, che rappresenta una classe sacerdotale. Viso che si trova al museo di Delhi. Ma con caratteristiche differenti.

statuetta della danzatrice, da Mohenjo daro (Pakistan), 2600-1900 a.c. Altro manufatto, statuetta , fa parte di un gruppo di statuette di metallo scuro, che è stata ritrovato in uno scavo. Trovata da John Marshall, il primo esploratore, l'ha battezzata come la "danzatrice di Mohenjo - daro". La posizione ha fatto pensare a una posizione di danza, ma non si Sto arrivando! Con certezza. La danza è importante nelle arti dell'India. Serie di divinità sono raffiguranti danzanti e di conseguenza ha dei significati. Danzanti anche serie di ninfee celesti, che accompagnano gli dei nelle corti del re. Avviene lo stesso le ninfee celesti apsara. Un'altra statuetta, si tratta chiaramente di un passo di danza. Braccia e testa erano infilate in un perno, ora non più esistenti. Osservando la postura di Shiva danzante, "re della danza". Si tratta della stessa posizione, quindi non abbiamo dubbi. Ci dice che c'erano delle iconografie danzanti in quest'epoca. Tornando all'apsara, dai lineamenti marcati, messi in relazione a un appartenenza etnica pre indoeuropea, come tratti ricorda che noi chiamiamo tribali (popolazioni di vari etnie presenti in India). Statua che ha un collana con tre pendenti che ricordano i frutti di mango, collana matrimoniale thali, dai 3 elementi, come questa. Un altro elemento sono le file di bracciali che orna tutto il braccio sinistro, bracciali che vediamo ancora oggi. Una cosa che stupisce molto, ragazza nuda, dagli organi genitali messi in risalto. La nudità però non è normale. Spesso altri esempi ci risulteranno nude ma non lo saranno davvero. Hanno sempre degli abiti trattati come trasparenti. Abiti sottili e fatti per mettere in risalto le forme, ma non sono mai nude. Nude sono solo alcune divinità tantriche minori (jain). Anche il corpo maschile non è raffigurato

nudo, ma con abiti aderenti e/o trasparenti. Nudità riguarda asceti di una certa religione. Solo in questo caso. La nudità maschile significa rinuncia. Altro fattore, modo normale di raffigurare la donna indiana è diverso, dal busto nudo, gambe coperte, dalle forme prosperose, corpo femminile prevede forme accentuate, vita stretta, fianchi larghi. Immagine che evocano prosperità. Questa statuetta, è differente, forse ritrarre immagine giovanile diversa. Serie di immagini del National Museum di Dehli

  • Sigilli
  • Piccolo manufatto, di una pietra rossa, che non è originaria del luogo, osservando, perni sula testa e delle braccia, presumibilmente 4. Braccia in più perché le divinità dell'induismo hanno tante braccia. Questi indizi ci fanno pensare una continuità tra i 3 secolo e il periodo dopo.
  • (^) Serie di statuette di argilla che raffigurano personaggi femminili, tipo di manufatto più comune ritrovato nella valle dell'Indo. Tipo di manufatto che continuerà per tutta la storia indiana, è a buon mercato produrre qualcosa in argilla, acconciatura a ventaglio elaborato, dal corpo esile, collane applicate, forme piuttosto buffe. Statuine semplici e dalle forme più svariate. È abbastanza normale che questi manufatti della valle dell'Indo, sono interpretati secondo il culto per la venerazione della dea madre. È un dato di fatto, che la divinità femminile ha grande importanza, divinità che viene dal basso, è il culto delle divinità femminili è qualcosa che c'è in India ancor prima dei documenti scritti. Ci sarà un filone dell'induismo, della divinità femminile, un unica Dea, che è divinità suprema. Per una parte Dio è femmina. Che mette al vertice del pantheon una divinità femminile. Dea che diventa sempre madre. Anche se non c'è all'origine l'idea di madre. Immagini di un unica idea madre. Queste statuette però possono essere anche altre cose, come dei giocattoli. Sono tutte ipotesi, nulla di sicuro. Possono essere anche statuette votive, anche omaggi fatti per le divinità anche femminili. Nella tradizione indiana le divinità femminili non diventano mai madri , questo è un dato di fatto. Con il testo del 6 secolo, tutte le immagini di divinità femminili sono immagini di un'unica dea. Il fedele si rivolge come un figlio alla madre. Si forma il concetto di unica dea madre. È un affidarsi del fedele alla divinità.
  • Abitanti della valle dell'Indo seppellivano i morti non gli cremavano, mentre nell'india storica vige il rogo funebre, con la dispersione nel Gange. Per l'India storica non abbiamo corredi funebri. Mentre nella valle dell'Indo gli abbiamo, ma non gli seppellivano le cose più preziose con i defunti. Sono stati trovati molti gioielli, sono stati più comunemente trovati in depositi. C'erano tra i preziosi metalli, ori e pietre dure, i depositi erano in luoghi che potevano essere laboratori di gioielleri. Potevano rappresentare tesori, che vennero anche trovati in abitazioni. Esempi di vasellame con decorazioni di grande modernità. In India non c'è vasellame di pregio, ma solo di metallo. Di pregio si trovano solo in alcune aree, nel Bengala.

Come finisce la civiltà della valle dell'Indo. Non ci sono segni di guerre, o distruzioni, come si pensava finito a non molto tempo fa. Però si pensava così, la civiltà indiana era fatta cominciare nel 1500 a.c., prima di scoprire la civiltà dell'indo. Intorno al 1500 a.c, in poi, genti di lingue di indoeuropee proveniente dall'occidente, si pensa che si siano stabilite portando lingua e cultura. Cultura fondamentale, portati corpus di testi, chiamati veda Dal 1500 a.c in poi abbiamo l'avvento della religiosità vedi a e brahmanica. Letteratura veda, testi tra cui "rgveda " , serie di testi in sanscrito, veda è una parola che vuol dire "vedere e sapere" , sapere corredato con il sapere. Veda =scienza sacra. Questi popoli che parlavano lingue indoeuropee (lingue imparentate che comprendono le lingue antiche dell'Europa, apparentate fra loro, lingue che formano un unica famiglia linguistica) gente che portava con se la letteratura vedica che poi si sviluppò su suolo indiano. La civiltà della valle dell'Indo è stata scoperta, arrivati i vedici. Si parla di aria (nobili) o ariani. Scoperta la civiltà della valle dell'Indo, il discorso della letteratura vedica era

vedico non sono rimasti monumenti, non vuol dire che non è religiosa. Sarà tutta religiosa grazie alla destinazione dei mezzi, si avrà però dopo.

Nel 3 secolo in avanti, inizia l'Arte dell'India Nel mentre la religiosità vedica si è modificata e si sono formate altre forme di religioni. Rgveda, tra i più importanti racconti di testi vedici. Racconti di inni, tra cui"rgveda", "samaveda", "vajurveda", "atharvaveda". Testi di inni magici. A questi si allacciano serie di testi successivi, testi su, brahman, cioè il potere del sacrificio, ha il potere di tenere in mano il mondo, mantiene le cose ordinate nel mondo, serve anche per chiedere benefici agli dei. La religione induista è molto concreta. I benefici chiesti sono molto materiali. Con gli inni i sacerdoti vedici chiedono benefici molto concreti e legati a quella terra. Non ci sono cose che si considerano tipiche o essenza. Non c'è il karma o il ciclo della rinascita. Una volta defunti si va in paradiso non c'è reincarnazione. Religione con il passare del tempo cambia, non rinnegando quello che c'era prima, si riallaccia a quello che viene prima. Si adoperava testo di basa per poi piegarlo a nuove concezioni. Autorità che non si può negare, ma la prendo e la piego ai miei scopi. Molti testi dell'India storica sono commenti di testi ancora più antichi. A un certo punto, con i testi definiti upanisad, sorge religiosità del tutto diversa. Che può essere interpretato in diversi modi. La religione vedica non è di tutti gli indiani, è quella che ha la letteratura che poi è tramandata fino a noi, nel frattempo altre popolazioni veneravano altre divinità. Avvenimento con upanisad, può essere intrepretato come una religiosità più autoctona, il pensiero di quello che già in india c'erano. Il pensiero di questi di substrato venne accettano dai vedica. Upanisad , "dottrina riservata". Sostanzialmente è la posizione del discepolo che si siede più in basso del maestro. Dottrine queste che vengono trasmesse da maestro al discepolo. Sono in forma di dialogo. Traduzione di Carlo della casa. Traduzioni di questi testi Concetti fondamentali: nell'upanisad succede che il sacrificio perde importanza, perché quella che era interpretata come l'essenza del sacrificio, brahman , viene reinterpretata come essenza unica, viene postulato il fatto che tutto l'esistente, in realtà noi non cogliamo la vera essenza, quella che rimane che è la vera essenza di quello che esiste è qualcosa che unifica tutta l'esistenza, si chiama brahman, la vera essenza. Al fondo di ognuno di noi, ha ne, fondo un essenza immutabile, non veramente toccata dalle esperienze. Non è la mente, per la concezione indiana, fanno parte del corpo, come il pensiero. È materia più sottile rispetto al fisico. Lo spirito è beatitudine, non è toccato da eventi che lo fanno muovere, non ha dolori, è immutabile. È beatitudine. Corrispettivo di brahman ( è concetto generale) in ognuno di noi, Atman , cioè spirito di beatitudine che c'è nel cuore di ognuno di noi. Fine, scoprire l'atman che c'è in noi. Tutto ciò non è descritto. Fine ultimo è la conoscenza mistica del l'atman, tutto ciò coincide con la liberazione. Per l'induismo questa illuminazione viene definita moksha o mukti. Nel frattempo, in questo periodo, nell'upanisad, sorgono cose che rimarranno fondanti per sempre nella cultura indiana. Cioè contemporaneamente al suo sviluppo sorgono religiosità che rifiutano la religiosità vedica, come il buddismo, Atman e brahman, concetti di base della religiosità indiana sono: Samsara, vuol dire scorrimento. Il karman determina le modalità della reincarnazione futura. Karman (o karma), radice vuol dire fare, karman vuol dire azione. L'azione per eccellenza è quella sacrificale. Il concetto si evolve. Karman è diventa l'azione che genera un frutto. Principio di base, impossibile vivere senza agire. Ogni azione che compiamo non va perduta, resta lì. L'azione non è mai senza risultato. Noi possiamo compiere azione moralmente buona, cattiva o neutra. In generale azione forma un piccolo patrimonio che accumuliamo nella vita. Specie di retaggio che deve avere una maturazione, come frutto, azione genera un frutto. Questo frutto verrà e giungerà a maturazione nella nostra vita futura. A partire da questo periodo, cioè del 6-7 secolo, i

testi ci dicono, che non c'è vita unica, uomini si rincarnano e uomini rinascono a dipendenza delle azioni che hai compiuto in precedenza, che viene chiamato samsara. Raggiungere stato di beatitudine. Idea della buona rinascita (o incarnazione futura), qualità della rinascita determina il modo in cui rinasco. Tutto ciò spiega le ingiustizie del mondo. La dottrina del karman le spiega. Ti sei comportato in modo cattivo, nasci di nuovo ma in modo svantaggiato. Questo è perché è come ti sei comportato nel,a vita precedente. Questo vuole spiegare quello che succede ad ognuno di noi in base a quello che abbiamo fatto precedentemente. Idee entrano con l'upanisad e diventano base per l'induismo. Siamo nel 5/6/7 secolo, quello che succede in India, eresie che nascono innovano e si affidano a questi concetti. Sostrato che affiora. Fino dal 1000 a.c, a partire dal rgveda, la società appare divisa in 4 classi sociali chiamate varna (vuol dire colore) ciascuna classe ha un suo colore, non dipende però dal colore della pelle. È il colore distintivo. Salta fuori il colore della pelle, perché queste classi sociali, sono riflesse dalle divinità indoeuropee.

  1. brahmana (brahmani), classe sociale più alta, cioè sono la classe sacerdotale. Per nascita sono quelli che possono ufficiale i riti fino ad oggi. Riti di derivazioni vedica è quello brahmanico, storicamente sono sacerdoti ma anche intellettuali, studiosi dell'India. Ancora oggi sono i depositari della scrittura sanscrita. Sono quelli che scrivono i testi, gli compongono, sono i redattori, sono quelli che hanno il potere ideologico, scrivono anche testi di legge. Nella gerarchia sociale sono quelli più puri, che devono conservare per officiare i sacrifici. Stanno lontano da ciò che è contaminante, sporcizia, morte,... Colore bianco
  2. Kshatriya , vuol dire territorio, classe sociale dei guerrieri e dei regnati. Colore rosso, energia e sangue.
  3. Vaishya , sono i mercanti, allevatori, cioè le classi produttive. Quelli che fanno girare l'economia. Colore giallo più ocra, colore della terra.
  4. Shudra, rappresentano i non aari, non hanno accesso ai culti vedici. Sono la popolazione che gli aari trovano in loco. Sono numerosamente più numerosi. Colore nero. Meno puri.

Le prime classi sono considerati appartenenti alle popolazioni degli aari, hanno accesso ai culti vedici. Casta non è classe. Da non confondere. Caste affioreranno in India più tardi, si chiameranno jati, cioè nascita. Documentati nell'india medievale. Le jati si sviluppano nei corsi di millenni, sono centinaia. Jati ci sono in certi posti dell'India. Sono legati a comunità sociali che aderiscono all'induismo.

Lezione 5 - 25 febbraio

del Buddha, regina Maya. Fa un sogno che un elefante bianco da sei zanne le entra nel fianco destro. La madre sogna questa cosa e ci racconta la bio del Buddha, padre e madre fanno venire a corte gli astrologi, per interpretare il sogno, gli dicono, al padre, che il figlio sarà un grande re del mondo (sovrano terreno) o grande sovrano dello spirito. Re, non è molto felice, perché diventerebbe asceta e non avrebbe figli. La gravidanza prosegue e lo partorisce dal fianco. Lo partorisce aggrappata ad un albero. La nascita di Siddhartha. Dal gandhara del 2 secolo. Perché aggrappata un albero? La postura di Maya è come quella delle ninfe della vegetazione. Figure di ninfee che abitano gli alberi. Che sono raffigurate mentre tengono un ramo dell'altro, e con una gamba calciano. Sono divinità minori, popolari, fatte dal buddismo e dell'induismo. Sono divinità spiriti deglia alberi. Nella posizione che assume Maya che partorisce. La nascita dell'uomo superiore non avviene per vie naturali.

Donna con l’albero, Grande Stupa, portale est, Sanchi, inizio del 1 secolo. (pag 59) L' elefante , animale tipicamente indiano. Scena mostrata sul rilievo. Elefante molto raffigurato. Non è solo animale della quotidianità. È anche animale da lavoro nella tradizione. Animale dalle molte valenze simboliche, elefante bianco è quello albino, considerato grande portafortuna. Elefante è la cavalcatura dei re. Secondo la tradizione anche il re degli dei lo cavalca ma è anche simbolo di fecondità. Nella tradizione ci sarà spesso il connubio fecondità e buona fortuna. Il discorso della fertilità , è concetto importante anche dell'India di oggi. Come nascita ma anche per i campi. Un monsone fa dipendere la vita di milioni di persone, nell'antichità si trattata a questione di vita o di morte, ricchezza o carestia. Fertilità umana, avere tanti figli, nell'ambito agricolo, permetteva il mantenimento delle terre. Avere figli voleva dire continuità della famiglia ma anche c'è forza lavoro. Preoccupazione della feriti lita è continuamente ribadita nell'arte indiana. Elefante è simbolo di fertilità, animale legato all'acqua. Sta molto nell'acqua e la spruzza dalla proboscide.

Shri-Lakshmi con gli elefanti, Grande Stupa, dado fra gli architravi inferiori della facciata interna del portale nord , Sanchi, 1 secolo. (pag. 51)

Tra le prime dee, quella della buona fortuna ( shri-lakshmi ) divinità della ricchezza materiale. Nell'iconografia raffigurata con gli elefanti. Collegata al benessere economico. Iconografia che continua fino a d oggi. Elefanti tengono un vaso da cui viene versata l'acqua sulla testa di lakshmi, immagine legata alla fecondità. Fiore di loto , sempre da piedistallo, la sua prima associazione è con la fertilità. Fiore enorme, dai molti petali. Classico quello dei mille petali. Pianta però invasiva, veloce a riempire tutto. Emblema di crescita che si coniuga con il fatto che è una pianta bellissima. Il Loto non è solo emblema di bella crescita ma anche emblema di purezza. Loto pianta acquatica, dove cresce e poi sale. Fiore non si appoggia sulla superficie dell'acqua, non come la ninfea. Pianta vista come pianta che attraversa gli elementi, Loto tra l'altro nasce dal fango. Il fiore e la foglia sono perfettamente immacolati, non si sporcano e non si bagnano.

Tornando agli elefanti e il perché il Buddha nasce come tale. Associazione dell'elefante e fecondità, anche con le nuvole del monsone, perché è dello stesso colore e quando barrisce fa lo stesso rumore del monsone. Questo è raccontato nei purana. Leggenda che dice che gli elefanti volavano. Elefanti volanti voglio sentire quello che diceva l'asceta. Appollaiati su un ramo lo rompono e finiscono sopra asceta e discepolo. Così vengono privati delle ali.

Gandhara, oggi zona fuori dall'India. Nei primi secoli si forma arte buddista, con forme di derivazione ellenistica, sorta di zona d'incontro di civiltà. Scuola artistica dell'India studiata maggiormente dagli italiani. Grande produzione di arte. La fuga della casa paterna. Dal Gandhara del 2 secolo. Arte con caratteristiche che sono in parte occidentali. Padre del Buddha gli fa vivere una vita di piacere, gli dà bella moglie e concubine. Gli offre questi piaceri ma lo rinchiude in una cella dorata, finché non gli viene voglia di andare a fare una gita in un parco. Il padre deve acconsentire è da ordine che per la strada vengono tolti gli elementi di disturbo, cioè che la vita non è solo piacere. Secondo la tradizione, gli dei fanno comparire dei personaggi che incontrano Siddhartha. Per primo incontro con Vecchio, poi un malato e incrociano processione funebre. Così chiede spiegazioni. Infine al parco non arriva in altre tradizioni si dice che arriva. Siddhartha ultimo incontro che fa è con un asceta. A questo punto, il Buddha ha 29 anni, a cui è appena nato un figlio, fugge di casa una notte. Questa sopra è la fuga.

Il digiuno di Shakyamuni. Da sikri (Pakistan) scisto, 3- secolo. (pag. 111) Immagine del Buddha sfinito dall'ascesi. Non c'è ricerca di anatomia. La precisione anatomica non è mai cercata veramente. All'artista indiano interessa veicolare un pensiero, un messaggio, fare un impressione forte. Il Buddha sfinisce se stesso e si dice alla fine che non serve niente, che con un corpo sfinito la mente non è lucida per raggiungere qualcosa di superiore. Quello che farò dopo, sarà un insegnamento attraverso un percorso medico per togliere la sofferenza dalla vita. Buddha trova una via diversa dall'ascesi. Tutto parte dalla sofferenza e così la vuole superare. Messaggio

tutta la comunità compresi i laici) é importante capire che il Buddha istituisce già una comunità di monaci tanto che abbiamo i primi monasteri solo qualche secolo dopo, compreso le sale di culto, cosa che non abbiamo sul versante Hindu perché non esiste una comunità comasca Hindu. In questo momento si può parlare di arte dell’india Storica. Sulla base di questa urbanizzazione e creazione di piccoli regni , di cui uno prevale sugli altri e da questi regni minori nasce il primo grande impero dell’india. Storicamente vediamo il formarsi di grossi regni che non durano tantissimo , in quanto è difficile controllare un territorio così vasto. La prima dinastia che viene a formarsi dei grandi regni è quella dei Maurya e nasce intorno al 320 a.C. e il sovrano più importante di questa dinastia che ci lascia le prime testimonianze artistiche si chiama Ashoka e regna dal 269 al 232, un personaggio databile perché nei suoi editti nomina una serie di donasti occidentali come i seleuci che ha permesso di datarlo. Ashoka è una parola che significa da a privativo e shoka dolore, quindi senza dolore e questo sovrano secondo la tradizione Buddista si converte al buddismo e diventa il grande propugnatore del buddismo e il primo ad esportare il buddismo fuori dall’india., portando monaci in birmania e figli in Sri Lanka. Non è sicuro che Ashoka sia stato Buddista, nei suoi editti parla del Dhamma ma nei suoi editti si dichiara anche un protettore di tutte le religioni ma sicuramente è uno dei sovrani più importanti della storia dell’india e durante il suo regno la dinastia Maurya riesce a governare quasi tutta l’india. La dinastia Maurya nasce nella regione attuale del Bihar e Patna che è la capitale attuale si chiamava Pataliputra ed era la capitale del regno antico Magadha. Pataliputra resta per molti seco i la capitale dell’india fino al V secolo d.C quindi per circa 800 anni. Forse l’estrema cuspide meridionale dell’india è l’unica zona non conquistata da Ashoka e sappiamo che Ashoka ha conquistato quasi tutta l’india, perché il re spalma una trentina di editti in tutto il territorio e in questi editti si sente la voce in prima persona di Ashoka. Questi editti sono considerati una tappa fondamentale nella storia indiana perché sono le prime testimonianze scritte dell’india antica, e l’invenzione delle prime testimonianze scritte dell’india viene fatta risalire a questi editti e questa scrittura si chiamava la brahmi di cui vediamo la foto di un editto sulla colonna portata a Dheli. La Brahmi è la scrittura progenitrice di tutte le scritture indiane , una scrittura sillabica e da questa scrittura derivano non solo le scritture attuali dell’india ma anche le scritture di Sri Lanka, del Tibet che l’ha inventata su modello indiano, Cambogia, Thailandia e (Mihamar?) , ma noi non sappiamo nulla dia susta genesi linguistica ma viene generalmente accettata ma abbiamo una riflessione sulla lingua e grammatica che ci mostra quasi un obbligo della presenza di testi scritti. Su quale supporto sono scritti questi editti? Questi editti vengono incisi su rocce o su colonne monumentali, che sono i primi monumenti che ci vengono dall’india antica, essendo fatti di pietra si sono conservati. Ci sono 11 colonne con editti e sono sparsi per tutto il territorio indiano,cosa che ha mostrato l’estensione del regno di ashoka e scritti in Pracrito. Il sanscrito è la lingua classica dell’india dopo l’origine vendica e nasce verso il V secolo a.C e resta una lingua codificata , non parlata ma usata per la letteratura, parlata forse in epoca vedica. Samskrta deriva da fare e possiamo paragonarlo al latino Perfectus ed è una lingua raffinata e confezionata, considerata una lingua ricchissima e la lingua della perfezione in quanto lingua artefatta e artificiale, che si codifica ad un certo punto,e permette di creare nuove parole. Prakrta significa naturale e si applica alle lingue parlate. Capitello di Sarnath Le colonne sono colonne monumentali, non sono parte di un monumento ma sono colonne indipendenti che derivano forse da prototipi di legno,forse quelli usati per i sacrifici vedici. Abbiamo 8 editti di cui si sono conservati i capitelli, le prime sculture dell’india che possediamo e sono vari animali, 5 con leoni, 2 con tori e uno con elefante. Il capitello più famoso di tutti è il capitello che si trovava a Sarnath un paese fuori da Varanasi ed è il luogo dove il buddha ha tenuto il suo primo fondamentale sermone, in un luogo chiamato parco delle gazzelle, un luogo molto importante per il buddismo ed è il simbolo della repubblica dell’india oggi ed è stato perché Asoka è stato legato al buddismo. al centro della bandiera indiana vediamo la ruota che è il simbolo del Dhamma buddista. Qui non vediamo solo un animale ma fa parte di un gruppo con 4

animali addossati e sono leoni nei 4 punti cardinali.Queste colonne esprimono un dominio sul territorio in quanto alte e forse pilastro del centro cosmico , La posizione degli animali che guardano ai quattro punti cardinali è lo stesso di dire che il dominio riguarda tutto lo spazio, e i quattro punti cardinali sono molto presenti nei testi antichi. Poi abbiamo una simbologia della sovranità, il leone come simbolo della sovranità ma il leone è simbolo di sovranità ovunque e potremmo domandarci di quanti leoni ci fossero in india, ci sono ma sono pochi, un animale noto che tende ad estinguersi nelle rappresentazioni artistiche e nell’indi meridionale il leone non c’è mai stato. Probabilmente sopra ai leoni dove a esserci una grande ruota ora persa, che ritroviamo sotto i leoni, il simbolo del Dhamma buddista ma anche il simbolo e i testi dicono che la ruota viene messa in moto e porta la legge, ma è anche la simbologia dell’imperatore universale, idea importante e comune della storia dell’india perché il benessere dei sudditi dipende dal comportamento del sovrano ed è anche un comportamento morale ed etico e il sovrano universale si chiama chakravartin ( ruota, come Kalachakra) ed è quello che fa muovere la ruota, quale ruota mette in moto? il carro da guerra contro i nemici. Quindi nella ruota non c’è solo Il Dhamma buddista ma anche la simbologia imperiale. sul tamburo della colonna sono raffigurati anche altri quattro animali, il toro , l’elefante, il cavallo e il leone. Cosa significano questi animali? la teoria più convincente è che simboleggino delle virtù. La parte inferiore di questo capitello , non abbiamo degli ordini come nell’arte greca , è interpretato come un fiore di loto rovesciato,Questo è il primo monumento che studiamo. L’editto su questo capitello non è molto interessante. Gli editti non sono tutti scritti nello stesso modo ma quelli del nord ovest sono scritti in kharoshthi, cosa che mostra una grande multietnicità, tanto che abbiamo editti in aramaico e greco. Leggiamo gli editti che sono stati pubblicati da Giovanni Caratelli. L’editto fondamentale che leggiamo è RE XIII , il pentimento del re Ashoka dopo una guerra di conquiste dove compie una strage e poi si pente, quando conquista il Kalinga , il nome antico di Orissa, una regione dell’india centrale , dove si pente di una strage , in altri editti invece parla di tolleranza e vegetarianismo RE XII dove si può nuotare un passaggio dal periodo violento vedico verso una concezione di non violenza e rispetto per le religioni Ahimsa ( deriva da uccidere , assenza del desiderio di uccidere ), il Jainismo è la religione per definizione della non violenza nei confronti di tutti gli esseri viventi che si connette al vegetarianesimo.

non sono solo un attributo femminile ma anche gli uomini e le divinità portano gioielli a differenza degli asceti che non portano gioielli. Un principio fondamentale per la cultura insista che troviamo nella letteratura , nelle arti figurative e nella vita di tutti i giorni che sta nel fatto che quello che è naturale non è abbastanza bello e va adornato. Per tutta la storia dell’Arte indiana ala decorazione è fondamentale per vedere le cose belle, riflesso del lessico della parola decorazione in sanscrito Alamkara che indica gli ornamenti in generale ed è anche la teoria poetica , quindi gli ornamenti letterari, le figure retoriche, abbellimenti di suono e significato ( paragoni e metafore) che rendono davvero bello un teso poetico ma la parola viene da fare / sufficiente , quindi ciò che rende sufficiente, senza la Alamkara i testi e le figure non sono sufficienti. Quindi la decorazione o non decorazione del corpo umano non è mai casuale, ma non solo bisogna pensare anche quella che è la valenza originaria dei girelli , raffigurati con precisione. I gioielli sono espressione di ricchezza e buona fortuna, concetto fondamentale dell’arte indiana dove la figura evoca la prosperità , la buona fortuna, la evoca e la attira. Il Gioiello nasce originariamente come talismano, importanti fino ad oggi, e sono molto usati, quindi non solo un emblema di porta fortuna ma anche come qualcosa che protegge noi stessi dagli influssi maligni, per esempio le donne indiane nelle feste si vestono in maniera molto più adornata rispetto a come facciamo noi perché sono fondamentali per far capire lo status della donna come donna felice, sposata e con figli e con marito vivente, perché una vedova toglie i gioielli e secondo la norma mette una sari bianco. Ora vediamo le forme , seno prosperoso, vita stretta e fianchi larghi, immagine identica che troviamo nella letteratura dove abbiamo descritte queste donne con i seni grandi paragonati a due giare d’acqua o una coppia di uccelli molto pennuti e tra i seni non passa un filo d’erba,mentre la vita è sempre sottile e questo ideale della vita sottile è un ideale maschile, messo in relazione in ambito antropologico con la giovane età e la verginità. I fianchi sono larghi e prosperosi per mostrare fertilità, tipico per tutte le civiltà antiche , un idea molto importante per l’arte indiana , nella letteratura sono segni di bellezza il fatto di avere il collo con tre pieghe, cosa che risulta evidente anche nel ventre con tre pieghe, considerato ideale di bellezza. Le gambe invece nella letteratura sono paragonate alla proboscide delle elefanti o i fusti della pianta banano circolare e molto turgida, quindi gambe “ meno muscolose” rotonde, tornite e turgide. i fianchi o natiche le si trovano nella letteratura paragonate alla ruota del carro e l’incedere come quella dell’elefante, immaginando l’andatura dell’elefante che è considerato elegante. Per quanto riguarda l’abbigliamento vediamo un drappo di stoffa , la sari che oggi viene accompagnato da un corpetto cucito. L’abbigliamento tradizionale pre islamico sono abiti di stoffa non cuciti, mentre La nudità del busto è normale e in alcuni casi la vediamo e in altri leggermente velato. Non esiste un vero desiderio di riprodurre l’anatomia in senso naturalistico, cosa che vedremo più avanti nei corpi maschili. Tutti questi principi anatomici sono validi per tutta l’arte indiana. Anche in questo caso come nel pensiero classico ciò che è bello deve essere anche buono e il contrario ma bisogna ricordare che anche l’aspetto fisico è un risultato del karman. Altra cosa particolare è che nell’arte indiana l’ideale dell’atleta non esiste, come non esiste il corpo muscoloso. Lo stupa di Sanchi i primi monumenti che abbiamo dell’arte indiana sono monumenti legati al buddismo e sono i primi monumenti arrivati a noi in quanto costruiti con la pietra, ma c’è tutta una fase precedente che non usa la pietra. I primi monumenti conservati sono del II-I secolo a.C e sono buddisti in quanto il buddismo in questi periodo diventa la religione dominante e quella che ha i mezzi per far costruire. Nei secoli precedenti si usava soprattutto legno. se guardiamo la recinzione vediamo che la recinzione di pietra è fatta come uno steccato di legno e questo e altre tracce ci fanno capire che i primi monumenti forse erano in legno. Questi primi monumenti giunti fino a noi sonagli stupa , che viene dal sanscrito e significa tumulo e il suo nome deriva da una leggenda buddista dalla ciotola rovesciata delle ceneri di Buddha che alla sua morte viene cremato ed i resti del suo corpo vengono considerati da conservare e la leggenda narra che i sovrani dei regni circostanti ( capi tribù) fanno una guerra tra di loro per le

ceneri e alla fine le ceneri vengono divise tra gli 8 sovrani ( simbologia spaziale dei punti cardinali) e ognuno di questi 8 resti vengono messi in un urna e fanno costruire un tumulo funebre. Ashoka ad un certo punto avrebbe fatto riaprire gli 8 stupa originari ed avverrebbe fatto costruire 84.000 tumuli ( leggenda) e questa è l’origine leggendaria dello stupa e all’interno dello stupa stanno e stavano delle reliquie. Sanchi si trova nell’india centrale dove si trova un grande insediamento buddista dove si trovano 3 stupa di cui uno maggiore e due minori e la fondazione di altri edifici ( ora scomparsi) e ben conservato è il grande stupa. All’interno del tumulo c’è uno stanzino non accessibile in cui c’è un urna che contiene delle reliquie, dove potrebbero esserci quelle del Buddha. In altri stupa sono state collocate le reliquie di due dei suoi primi seguaci , ma nei vari stupa sparsi per l’india le reliquie possono essere anche resti di ceneri di monaci importanti o oggetti porta fortuna ed appartenuti a qualche santo buddista. Non sono reliquie visibili ma nascoste nel monumento e l’onore alle reliquie viene reso andando a visitare gli stupa e compiendo un rito che rimane fondamentale per il buddismo contemporaneo simile nel buddismo e induismo, rendendo onore all’oggetto sacro girandogli intorno in senso orario e questo rito si chiama pradakshina ( la parte destra è sempre di buon auspicio e la parte sinistra è cattiva).

Lezione 8 - 4 marzo Idea dell'abbigliamento della donna indiana è più ricco, ornato e colorato soprattutto durante gli eventi festivi. Indossano sahri di seta, così ornate sono donne sposate e fertili quindi sono donne di buon auspicio. Alcune donne sono rasate, altre donne portano i capelli sciolti o raccolti. Donne rasate, fanno parte di una pratica diffusa nell'india meridionale, come offerta ai tempi. Capelli offerti ai tempi sono venduti per fare parrucche. In India il matrimonio è un evento molto complesso ma è anche di buon auspicio. Opposto, l'espressione del cattivo auspicio è legata alla figura della vedova. Come la donna fertile e del marito vivente, è l'idea della ricchezza della famiglia e la sua felicità. Così la vedova è l'opposta. Idea è che, se un marito muore, si crea che sotto sotto è colpa della donna. Sorta di colpevolezza della donna per la morte del marito. Nei contesti tradizionali, le vedove rimangono deboli nei confronti della famiglia. Quando le donne si sposano, vanno a vivere nella famiglia dello sposo, dove ci sono genitori, nonni, e figli maschi con le nuore. Così la donna vedova diventa figura debole nella famiglia di accoglienza. Fisicamente la tradizione, la vedova deve rasarsi i capelli, si tolga i gioielli soprattutto quelli legati al matrimoni, collana, o anche i bracciali

Caratt di questo stupa, ingressi fatti a "L". Alcuni hanno visto nella pianta, un mandala , un diagramma, immagini grafiche dell'universo, che servono al meditante, sotto una guida, per arrivare al divino. Mandala vuol dire cerchio. I mandala vengono sviluppati in Tibet. In tibetano chiamati tanka. Idea, che il meditante sotto la guida del maestro, arriva dall'esterno e fa tutto un percorso per arrivare al centro, cioè all'essenza. Yantra vuol dire strumento. Nella pianta dello Stupa, è stato visto qualcosa di simile a un mandala. C'è un centro, un quadrato e 4 porte nel punti cardinali. Qualcuno ha visto, con questi braccia, lo svasti ka , simbolo rovinato dal nazismo, in realtà è simbolo antico, si trova su molti tempi indiani e su molte case, interpretato come simbolo solare, perché i bracci vanno da sx a dx, é il giro ideale del sole. Svasti ka vuol dire la bene augurante. Lo svasti ka in origine simbolo solare. Nella pianta dello stupa sono state viste diverse immagini. Ingressi che non portano direttamente all'interno, richiamano quelli della città o di certi monumenti, per una questione difensiva. Compie una sorta di curva, per mette di controllare meglio chi entra. Pianta dello stupa, con tutti i suoi elementi, vogliono essere immagini del mondo.

Nella decorazione, Scultura buddista Scultura indiana è sempre parte integrante di un monumento. La scultura indiana sono rari qualcosa che prescinde dal monumento, soltanto per vicende legate al ritrovamento. Qui abbiamo, sul monumento, abbiamo la prima scultura buddista. Sui pilastri, architravi, abbiamo prima scultura buddista. Dobbiamo presupporre di un esperienza precedenza di altri materiali, come il legno. Sui torana, cosa c'è di scolpito? Nello stupa numero 2 scultura sulle arcate. Torana numero 1, scultura del torana a nord, stesse caratteristiche anche le altri. Cosa c'è in generale? Ci sono vicende legate alla vita del Buddha. Anche visite di sovrani al buddha, momenti come l'illuminazione. Insieme troviamo narrazioni delle vite precedenti del Buddha, jataka, corpus letterario antico, in lingua pali, unico canone buddista conservato originario è tutto. Continente i jataka, cioè le storpie precedenti prima di diventare buddha. Comprende più di 500. Molte di queste storie fanno parte e adattate al buddismo, soprattuto quelle animali, sono state adattate, sono di animali buoni. Alcuni jataka, sono sentiti più importanti, e quindi raffigurati. Altri elementi che vengono raffigurati sui portali, abbiamo una serie di pannelli con varie narrazioni, capitelli che possono essere animali (es elefanti, che sono tipico sostegno), in altre colonne nani panciuti, cioè geni della fertilità. Poi abbiamo negli architravi narrazioni. Poi serie di animali immaginari o compositi. Sorta di divertimento degli artisti nel creare animali immaginari, animali compositi continuano nella tradizione indiana. Es cavalli con teste di capra, nello stupa. Figure accessorie, per quanto riguarda i rilievi della vita del Buddha. In questa fase dell'arte indiana, i, buddha non è raffigurato in forma umano, ma tramite i suoi simboli, come il parasole. Figure accessorie dello stupa: animali immaginari, soprattutto quello che colpisce che c'è una coppia. Uomo e donna sul monumento buddista, coppia umana, sono immagini di buon auspicio e di fertilità. Coppia la troviamo raffigurata in tutta l'arte indiana, umana e non. Coppia, è la completezza, la fecondità. Immagine della coppia. Sempre alla fecondità rimanda la dea Lakshmi Shri, divinità che compare sui primi monumenti dell'India. Divinità non legata in origina all'induismo. Si tratta di una divinità popolare prebuddista. Culto della gente comune. Loto simbolo di fertilità e trascendenza. Altro elemento legato alla fecondità, e ai culti ore buddisti, immagine delle ninfee della vegetazione, sempre raffigurate abbracciate ad un albero. Figure mai nude, hanno cintura con qualcosa che le vela. Sono in evidenza gli organi sessuali. Donna avvinghiata ad un albero di mango. La tradizione indiana non raffigura alberi generici, ma gli alberi fondamentali in India. Qui un gruppo di piante indigene dell'India su cui è improntata una simbologia. Albero di mango, importante, simbolo di amore.

Un altro albero molto raffigurato e dalla forte simbologia, è l'albero di asoca. Uno degli alberi più rappresentati e cantati dalla tradizione. Albero dalla fioritura rossa, è raffigurato con queste donne abbracciate. Asoca si lega una leggenda che si trova esemplificata nell'opera del più grande poeta dell'India antica, Kalidasa. Mette in scena in ambito teatrale. Parla di queste piante, che sono vittime della voglia di gravidanza, chiamata dohada, la pianta vorrebbe fiorire ma da sola non riesce, serve aiuto, deve essere toccata con un tocco del piede da una giovane donna fertile. Legame che diventa leggenda, tra le donne fertili e l'albero, simbolo di fertilità, in cui è la donna che deve far fiorire l'albero. Leggenda popolare, che alla base, noi vediamo una concezione antica, secondo cui gli alberi sono vissute da dee femminili. Queste divinità sono divinità del popolo accolte dalle religioni dell'India. Tutt'ora in India, alla base degli alberi, messe immagini di divinità o che la evocano però dietro c'è un'idea antichissima. Alberi sedi di divinità, idea tradizionale. Culto presso un albero. Chamba, Himachal Pradesh (1993).

Lezione 9 - 9 marzo Ricordiamo che nella prima fase buddista non viene mai rappresentato il buddha. Su questi stupa vengono raffigurati scene che fanno quasi sicuramente risalire alle storie delle vite precedenti del buddha. Esistono diverse polemiche tra le studiose sulle rappresentazioni dello stupa come Susan Huntington e Vidya Dehejia ( Discorsi nella prima arte buddista: narrative visuali dell’india)che insegnano in america, Susan contesta questa iconografia iniziale ed è l’autrice del manuale più completo esistente dell’arte Buddista e Hindu, un manuale del 1985 ma un manuale importante, mentre Vidya ha uno sguardo particolare sull’arte indiana e lei ha contestato l’aniconismo di Susan e soprattutto è l’autrice di un testo molto importante del 1997 sulla narrativa nell’arte buddista ed è utile per decifrare alcuni dei modi che ha di narrarare questa prima fase buddista. L’arte buddista antica ama raccontare delle storie, poi vedremo un icona, una devozione per il culto dell’immagine, cosa che non troviamo qui. Le storie raccontate sono ,episodi della vita del Budddha dove troviamo le incisioni , e poi i Jataka o le nascite che narrano le storie della vita del Buddha precedenti, ricordando che sono più di 500 e che derivano da leggende tradizionali. Se analizziamo le raffigurazioni che troviamo sullo stupa n.1 di Sanchi , vediamo che lo stesso jataka viene rappresentato anche in diversi luoghi e, se nel tempio Hindu viene patrocinato da re , nobili o corporazioni di mercanti, in questi monumenti buddisti vediamo che ogni singolo pezzo è patrocinato da qualcuno della comunità buddista , quindi uno sforzo corale, laici o monaci e monache, che a differenza di quanto si crede possedevano probabilmente proprietà personali. Ci sono vari modi di narrare per immagini che vengono lette in diversi modi e ora ne vediamo qualcuno con il Torana dello stupa di Sanchi. I torana ricordiamo che sono ai quattro punti cardinali a Sanci e presentato tutti i rilievi fronte e retro e il torana nord è quello meglio conservato e che mostra meglio questo percorso narrativo, ma non è un panorama completo sui Torana di Sanchi e di tutta l’arte Buddista narrativa. Tutti i rilievi nell’arte indiana sono fatti a seconda della direzione ( non necessariamante da sinistra a destra ) ma seguendo la lettura della Pradakshina. In questo Tornana vediamo le figure accessorie viste sui medaglioni, come la triratna il Buddha la legge buddista e la comunità, cavalieri , yakshi , altri motivi con animali sempre in coppia e altri motivi molto proposti come una sorta di vaso dell’abbondanza , emblema di buona fortuna e dei disegni a palmetta identici a quelli dell’arte della grecia arcaica. All’interno di questo tornana cosa troviamo sugli architravi? vediamo dall’alto verso il basso dove vediamo un albero centrale , ficus, e un branco di elefanti e in basso sono raffigurati dei fiori di loto, dove vediamo il modo normale per raffiguarare uno stagno. Alcune immagini sono fatte sulla base di iscrizioni decifrate e qui vediamo la rappresentazione di un Jataka Chaddanta Jataka ( con sei zanne ) ed è il Jataka dell’elefante con sei zanne. L’elefante è uno dei simboli del Buddha nella sua vita terrena, il sogno di Maya, ma qui vediamo che esiste anche un carattere di soprannaturalità. Questi jataka sono simili alle fiabe, e Chaddantaca è il capo degli elefanti dove viene citata Varanasi, città

o Yaksha Kubera , e queste figure in realtà non centrano nulla con il buddismo, ma sono presenti nelle storie buddiste. cosa significa? che sono figure pre esistenti al buddismo, divinità popolari, perchè il buddismo non vuole cancellare i culti pre esistenti, soprattutto i culti legati alla fertilità come il il culto del serpente e quindi queste figure sono rappresentate nelle parti esterne. Le figure femminili mostrano l’ideale di bellezza canonico, con un volto severo, la postura mostra il collegamento con l’albero ( ninfa della vegetazione ) in questo cao di Asoka e la raffigurazione dei gioielli che identificano la moda del tempo e si capisce anche il tipo di lavorazione.

Lezione 10 - 10 marzo Visione collezione del British Museum (Londra). Amaravati , nome storico di un sito diverso alle zone dell'India che abbiamo trattato, discesa del buddismo sempre più a sud. Zona a sud dalle caratteristiche diverse. Fioritura di un'arte diversa dalla precedente.

Stupa che analizziamo, resti di un monumento precedente è andato distrutto. Con la sua pietra, scaldata si otteneva la calce per usi quotidiani. Stupa di amaravati , aveva un diametro di 50 metri e aveva una grandiosa decorazione. Visione della ricostruzione dello Stupa che è conservato al British, lastre che ricoprivano lo stupa. Osservando la decorazione, era ricchissima e il processo di deco avviene per diversi secoli. Risale all'epoca di Ascoca. Probabilmente il nucleo è risalente al 3 secolo, frutto

di diversi ampliamenti. Costruzione continua fino al 3 secolo d.c. Molte lastre messe lungo il tamburo, sono riutilizzate, dietro si trova una scultura più antica. Questo stupa passa di fatta dalla fase aniconica a quella iconica, con la rappresentazione del buddha. La cancellata è la più elaborata che si conosca. Medaglioni scolpiti. il messaggio religioso è concentrato verso il nucleo, mentre all'esterno solo decorazione. La pietra utilizzata è un tipo di marmo bianco, chiaro, con delle sfumature verdi, con decorazione nella parte superiore probabilmente di stucco. Questo monumento è chiuso, si girava intorno e alludeva ad essere una gemma. Molte lastre hanno permesso di ricostruire questo stupa. Nei piani alti delle sculture buddhiste, c'è sempre tripudio di esseri celesti. Tutto questo viene raccontato nei testi. Miracoli che avvengono sono sempre raffigurati. Osservando, ci sono figure più tridimensionale, escono di più. Caratteristica della scultura di amaravati; data la profondità dell'intaglio, non si può parlare di alto o basso rilievo, invece si utilizza il termine rilievo, per esempio un medaglione. I corpi sono più allungati, caratteristica per sempre nell'arte del sud dell'India, ideale estetico diverso, corpi più snelli, più alti. Corpi più allungati e dati dal movimento. Immagine di un principe, centrale, che indossa un cappuccio, non aureola, si tratta di un cappuccio serpentino. Questo cappuccio, é multiplo, perché composto da più teste di un cobra (nagha), in India i cobra sono sacri, molto velenosi con il cappuccio. I cobra sono divinità per l'India, sono divinità molto antiche, non sono popolari che vengono integrate nel pantheon delle divinità superiori. Sono divinità molto venerate anche oggi. Cobra, si ritiene, che vivono vicino all'acqua. Venerati vicino a laghetti e pozzi, e per questo legati anche alla fertilità. A luglio c'è la festa dei nagha a cui si chiedono figli. Nagha sono raffigurati in forma antropomorfa, parte del corpo umana è una serpentina. Cappuccio non naturale, si basa sulla moltiplicazione delle teste del cobra. Principe nagha rende omaggio a uno stupa. Da reliquiario lo stupa diventa simbolo di per se, anche se non contiene nulla legato al Buddha. Lo stupa diventa simbolo della buddità del nirvana. Stile, una scena di adorazione é una scena per eccellenza statica. A parte il nagha che è fermo e composto, gli altri personaggi si muovono. Scena piena di personaggi che si muovono. Arte di amaravati caratterizzata da taglio profondo, corpi allungati e grande movimento.

. Rilievo del 7 secolo, a sud di Amaravati, corpo allungato. Naghini, cioè le femmine e il principe nagha. Principe e principesse perché hanno la corona. In molte storie si parla di questi principi che governano un regno sotterraneo, questi nagha conservano ori e tesori preziosi. La moltiplicazione dei cappucci, è un altro tipo di iconografia, la potenza si esprime nella moltiplicazione. . Altro rilievo più antico, risalente dalla fase aniconica, buddha non ancora raffigurato in forma umana. Immagine della fuga della casa paterna del buddha. Momento in cui il buddha ha una crisi. In cui capisce che la vita non è fatta solo delle gioie, e fugge. Buddha non c'è perché siamo ancora nella fase aniconica. Ma sappiamo che il buddha c'è, attraverso es il cavallo o il suo simbolo, cioè il parasole. Questo è segno della presenza del Buddha. Torana, fa parte del portale decorativo, dello stupa di Sanchi. E li troviamo raffigurati così. L'architettura profana dell'India antica è di legno e non di pietra. . Altro rilievo di amaravati, che riguarda la nascita del Buddha. Siamo sempre nelle fase aniconica, possiamo considerarlo come una specie di vignetta, come se fosse divisa da mura. Ci sono 4 scene, dx in alto, Maya che sogna il concepimento, poi a sx in alto, abbiamo il padre e Maya che interpellano i veggenti sul destino del figlio. Osservando c'è una sorta di composizione circolare, altra caratteristica di amaravati, sorta di prospettiva. In basso a dx, abbiamo Maya aggrappata all'albero, divinità che porgono un panno per accogliere il neonato, anche se non è rappresentato, infine basso a sx, presenta di un albero e altare di pietra, busto a mani giunte che esce dall'albero e Figura femminile con panno. Cioè divinità dell'albero rende omaggio al Buddha. Divinità rende omaggio all'essere superiore storicamente.